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Autore: Maria Virgillito
Catania e dintorni
Narrativa/Saggistica
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Catania e dintorni

Catania: brevi cenni storici.

La città di Catania è nota per il suo barocco (riconosciuto patrimonio dell'UNESCO dal 2002) nel cui stile fu ricostruito l'intero Val di Noto, dopo che un violento sisma, la notte dell'11 marzo 1693, devastò l'intera Sicilia orientale. La risistemazione urbanistica, che caratterizza oggi il centro storico, è dovuta al piano di ricostruzione dettato dal Duca di Camastra (anche se, come vedremo in seguito, alcuni quartieri restarono tagliati fuori da tale riassetto urbanistico).
La città vanta però origini molto più antiche. È nota a tutti la colonizzazione greca e romana; meno noti sono i resti preistorici rinvenuti sulla cima della collina di Montevergine. Resti rinvenuti durante lavori di scavo effettuati all'interno del monastero benedettino, in seguito ai quali la tomba eneolitica (oggi non visibile) rinvenuta all'interno del monastero risulterebbe ascrivibile allo stesso villaggio capannicolo rinvenuto sotto via Teatro Greco (nello stesso luogo in cui è stato scavato un Riparo sotto Roccia datato al carbonio 14 al VI millennio a.C., nda).
I pochi resti rinvenuti dell'Età del Ferro e del Bronzo lasciano presupporre che la collina di Montevergine (dove oggi sorge il complesso dei Benedettini) fosse disabitata quando, nel 729 a.C. (stando a quanto riporta lo storico greco Tucidide) la città fu fondata da coloni calcidesi, provenienti da Naxos. I reperti rinvenuti sotto i Benedettini, e sotto il Castello Ursino, sono riconducibili alla prima fase di vita della colonia greca, databili tra la fine dell'VIII secolo ed il VII a.C.
La città, facente capo alla madrepatria ateniese (da cui l'eterna rivalità con la dorica Siracusa, facente capo a Corinto e quindi legata alla madre patria Sparta, nda) ha dato i natali ad alcuni personaggi greci, tuttora presenti nella toponomastica catanese, dal poeta Stesicoro al legislatore Caronda.
La Katane greca (dal greco grattuggia, forse riferito all'aspro suolo vulcanico che la caratterizza) fu conquistata una prima volta nel 476 a.C. dal tiranno Gelone di Siracusa, che la rinominò Aitna (la Fornace). Pindaro definì tale periodo florido: durò 15 anni.
Ma i Calcidesi non si arresero. Riconquistarono la loro città, e si schierarono con Atene nella Guerra del Peloponneso, da cui Catania uscì sconfitta. A seguito di ciò, la città fu saccheggiata dal tiranno siracusano Dionisio il Grande, spopolata e, affinchè non potesse più ribellarsi, ripopolata con mercenari campani. Seguì un periodo di declino, terminato con la colonizzazione romana, sotto cui divenne Catina (di etimo incerto, forse dovuto alla forma del suo territorio a conca). In epoca augustea, Catania acquistò anche i fertili territori della piana del Simeto.
L'attuale piazza Stesicoro, il cuore del centro storico catanese, era, in epoca romana, il Pomerio, ovvero il recinto sacro che definiva l'Urbes: la città sorgeva all'interno del suo perimetro.
Le mura della città medievale furono edificate sull'originale Pomerio romano; la chiesa di San Biagio alla Fornace era infatti extra moenia e il limite nord dell'Urbe romana era rappresentato dall'Anfiteatro romano. Intorno all'attuale cortile San Pantaleone era collocata l'area forense, mentre a sud era il circo per le corse dei carri. Piazza Stesicoro e la sua attuale configurazione risalgono ai lavori di riammodernamento realizzati nel 1904, ad opera dell'architetto Fichera e per volere del sindaco De Felice Giuffrida (quello stesso primo sindaco di sinistra della città legato ai Fasci Siciliani, ed alla repressione che ne seguì la notte di Natale del 1902 tra Assoro e Valguarnera).
Fu tra le città in cui si sviluppò precocemente una delle prime comunità cristiane, il cui primo luogo d'incontro furono le catacombe della chiesa di San Gaetano alle Grotte (situata presso il mercato di Catania, a Fera o Luni). Alla nascente comunità cristiana ed alla persecuzione sotto l'imperatore Decio, si fa risalire il Martirio di Agata nel 250-251 d.C.
Alto e Basso Medioevo, dalle invasioni barbariche alla conquista normanna
Dal IV-V sec d.C. si hanno notizie più certe. Si sa che sotto Teodorico, re di Sicilia, il sovrano autorizzò l'utilizzo dei blocchi di pietra squadrati delle costruzioni romane per edificare le abitazioni e le mura della città. Conobbe la dominazione bizantina per tre secoli, tracce della quale sono giunte sino a noi (per esempio la Cappella Bonajuto, rappresentata finanche da J. Houel, uno dei viaggiatori europei del Gran Tour che percorse l'Isola sul finire del ‘700).
Nell'897, gli Arabi conquistarono Catania: la chiamarono Medinah-al-fil (città dell'elefante), con riferimento al simbolo in pietra lavica (forse di fattura bizantina) che ancora identifica la città etnea. Come Balad-al-Fil (stesso significato) viene ricordata da Idrisi, il geografo arabo inviato a censire e descrivere i possedimenti normanni in Sicilia, in quello che viene ricordato come il Libro di Ruggero.
Sotto i Normanni, il Gran Conte Ruggero decise di erigere una ecclesia munita (chiesa fortificata) per tenere sotto controllo la turbolenta popolazione, che più volte gli si era ribellata; e per controllare e difendere il tratto di costa antistante dai tentativi islamici di riconquistare la città etnea. Affidò questa importante struttura difensiva, ed il relativo feudo, al fidato Ansgerio, che chiamò dalla Calabria per amministrare, in qualità di vescovo, un territorio che si estendeva dal mare (Mascali) sino all'interno (comprendendo anche parte degli attuali comuni della provincia di Enna; solo nel XIX secolo Nicosia sarà eletta diocesi). Sino all'unità d'Italia, tutti i territori che andavano da Catania al cratere centrale, inclusi i comuni costieri, erano possedimento del vescovo, e ne costituivano la ricca mensa vescovile (anche se Catania sarà eletta sede di arcivescovado solamente nel 1898). Catania (come Messina, Palermo, e Nicosia) fu città demaniale (ossia non soggetta a feudatario) e facente parte del Regio Demanio: ovvero dei possedimenti sottoposti all'amministrazione reale.
Dalla dominazione sveva ai Vicerè
Fu scossa da un terribile terremoto nel 1169, ma 30 anni dopo Catania si era già ripresa e schierata con i Normanni contro gli Svevi: Enrico VI prima, Federico II dopo. Per tale motivo la città fu più volte sottoposta a saccheggi, incendi e violente repressioni. Anche a seguito di questi tumulti (oltre che per proteggere il tratto di mare antistante sguarnito di strutture difensive da Acicastello a Siracusa) tra il 1239 ed il 1242 Federico II fece costruire i tre più importanti castelli svevi della Sicilia orientale; castelli che integravano il sistema di fortificazioni già erette in epoca normanna: il Castello Ursino a Catania, il Castello di Augusta ed il Castello Maniace, sull'isola di Ortigia a Siracusa. Nel 1333 un'altra eruzione raggiunse Catania, sovrapponendosi per un tratto alle lave del Larmisi (lave preistoriche su cui sorge parte del centro storico catanese), creando il Porticciolo di Ulisse.
Fu tra i centri che presero parte alla rivolta dei Vespri (liberandosi del giogo angioino per finire sotto il dominio degli Aragonesi). Nel 1412 l'ultima regina di Sicilia, Bianca di Navarra, moglie del defunto re Martino I, abbandonò definitivamente il Castello di Acicastello e l'Isola. Iniziava l'epoca dei Viceré, durata ufficialmente per quasi 500 anni, ma forse mai realmente conclusa. Dal 1412 in poi, infatti, poche famiglie locali (a Catania, come nel resto dell'Isola) accentreranno nelle loro mani tutte le funzioni pubbliche, civili e religiose, che reggeranno la città nei secoli a venire (verrebbe da dire ... sino ad oggi ... nda) adeguandosi al sistema spagnolo.
Una nota positiva fu (paradossalmente) l'ambizione di nobili e clero: ambizione che diede vita all'Università degli Studi di Catania, nel 1434, a circa 400 anni di distanza dalla nascita dell'Alma Mater a Bologna. Neanche a dirlo, il controllo dell'università era nelle mani del vescovo, che svolgeva una funzione simile a quella dell'attuale Rettore. La Sicula Universitas Studiorum fu, per parecchio tempo, l'unica università in Sicilia, tanto da valere alla città, nel XVI secolo, il titolo di Atene Sicula, che tra tutti i nomi attribuiti alla città è sicuramente quello che le rende più giustizia, e di cui andare maggiormente fieri.
Nel XVI secolo, Catania visse un periodo di crisi. La città si ritrovò fra due fuochi: la Spagna di Carlo V da una parte, e l'impero turco dall'altra. Seguirono opere di rafforzamento della cinta muraria, dette le Mura di Carlo V: sia perché furono ultimate sotto il suo regno, sia perchè ricordano la visita del sovrano nell'Isola. Visita a seguito della vittoria sui Turchi - sconfitti a Tunisi - e in occasione della quale si deve l'edificazione di un arco trionfale erroneamente chiamato Porta del Fortino, sito nell'omonimo quartiere (delle 7 porte originali della città sopravvivono solo: Porta Uzeda, posta di fronte la cosiddetta Villa Varagghi, la Villa Pacini, all'inizio di via Etnea, e prospicente Piazza Duomo; e la vera Porta del Fortino sita in via Sacchero).
L'aspetto positivo del secolo fu un rinnovato fervore edilizio ed artistico, nato dal contatto con la cultura italiana ed europea, che porterà ad emergere figure come quelle del Laurana e del Gagini in ambito scultoreo, mentre in pittura si imporranno Pietro Novelli, maggior esponente della pittura barocca del XVII secolo, ed il catanese Olivio Sozzi, suocero del Vito d'Anna, attivi soprattutto nella Sicilia occidentale, rappresentanti di quella pittura barocca del sec. XVIII, erede della tradizione rinascimentale fiamminga.
La crisi del sec. XVI si riflettè anche sull'organizzazione sociale. Nel 1492, per volere dei sovrani spagnoli era stato firmato l'atto di espulsione degli Ebrei dalla Sicilia. Provvedimento con gravi ripercussioni sull'economia di tutta l'Isola, segnata anche dalla riforma religiosa imposta dal concilio di Trento.
XVII secolo, Catania tra eruzione e terremoto - la ricostruzione del Duca di Camastra
Seicento e Settecento sono due secoli difficili per la città di Catania (e per l'intera Sicilia). Carestie e pestilenze dilaniano l'Isola, conseguenze di una pessima gestione del governo spagnolo, che ha spremuto gli isolani e il loro territorio di tutte le risorse.
Come se non bastasse, Catania viene segnata da due eventi che ne disegneranno il volto nuovo: l'eruzione del 1669 ed il terremoto del 1693. La città non si era ancora risollevata dall'eruzione del ‘69 che, un terremoto di magnitudo 9, non di natura vulcanica, ma originato dalla faglia tettonica di subduzione tra Eurasia ed Africa, raderà al suolo la città, uccidendo un terzo della popolazione che contava all'epoca circa 30mila abitanti.
Le nuove disposizioni del Duca di Camastra stabiliranno di ricostruire la città nello stesso luogo in cui sorgeva, dividendo idealmente, secondo una linea che la attraversava da sud a nord, la zona est da quella ovest.
Le terre ad ovest, per intenderci quelle ricoperte dalle lave del ‘69, sulle quali era più difficile costruire (non disponendo allora di mezzi meccanici per spianare la lava) furono messe in vendita ad un prezzo scontato di 1/3 del loro valore (per tale motivo furono acquistate dalle classi popolari e seguirono uno sviluppo, diciamo, più disordinato, concentrandosi nel quartiere di San Cristoforo, che prima del terremoto era il quartiere della nascente borghesia; o nel quartiere di San Berillo, che diventerà una spina nel fianco di Catania, perchè posizionato proprio alle spalle della Catania bene, della zona nobiliare di via Etnea e della centrale piazza Stesicoro). Invece le terre ad est (libere dalle lave) furono acquistate a cifre più alte da nobili ed ecclesiastici (facendo anche la fortuna dei proprietari che si trovarono improvvisamente con terreni di nessun valore agricolo, ideali per ricostruire il volto nuovo della città in zone prive dalla lava).
Sulle lave del 1669 verrà ridisegnato il nuovo corso di via della Vittoria (che diverrà via del Plebiscito, nell''800) e riprogrammata la nuova festa di Sant'Agata.
La ricostruzione del duca di Camastra prevedeva un piano antisismico in cui strade lunghe, larghe ed ortogonali, fossero intervallate da piazze frequenti e regolari, fondamentali nel caso si fosse verificato un altro evento sismico di tale entità. Strade e piazze che, oltre ad assolvere ad una funzione urbanistica, divennero i salotti, come quinte teatrali, in cui la nobiltà e la nascente borghesia potevano esibirsi, dare sfoggio di sé e della propria ricchezza, conquistare nuovi mercati, attrarre possibili investitori.
La strada principale era il Corso (l'attuale via Vittorio Emanuele, con orientamento ovest-est) che collegava la città vecchia (a Civita) con i nuovi quartieri borghesi e popolari. Lungo i suoi lati sorgono i monumenti più prestigiosi, dalla Cattedrale, alla Badia di Sant'Agata, al Convento dei Domenicani (che ospita l'attuale archivio di Stato), al Palazzo del Vescovo, (oggi sede dell'archivio diocesano), alla Chiesa ed al convento di San Placido, intervallati da palazzi nobiliari, che culminano nel Convitto Cutelli (l'allora Collegio dei Nobili, riservato ai rampolli di famiglia aristocratica).
Fronte mare, di fronte alla passeggiata nobiliare troneggia Palazzo Biscari. Caratteristica e particolarità di questi nuovi palazzi il prospetto principale: che non è quello su cui spicca il portone d'accesso, ma quello fronte mare. In una società in cui inizia a prevalere l'elemento borghese su quello nobiliare, in cui si è ridotta la minaccia corsara, in cui dal mare giungono ora nuove prospettive di ricchezza e di affari e non i temuti attacchi corsari, sono i palazzi privati la miglior occasione per dar sfoggio delle proprie ricchezze, ed accaparrarsi gli affari migliori.
XVIII secolo, il secolo della rinascita e della ricostruzione barocca
Il potere dell'aristocrazia, della nascente borghesia e della Chiesa permise sia la rinascita della città, sia che Catania superasse indenne la crisi dei primi decenni del ‘700, causata da un passaggio di consegne dell'Isola ai Savoia (1713-1720) che, incapaci di governarla e capirla, la cedettero agli Austriaci (1720-1734), non senza prima aver portato con sè quel Filippo Juvara, messinese, che realizzerà quelle splendide Ville Sabaude, prima fra tutti Stupinigi, che caratterizzano l'architettura barocca e rococò piemontese.
Il XVIII secolo fu per la città un periodo di rinascita. Periodo segnato da un nuovo Palazzo dell'Università collocato fra il Palazzo comunale e la Chiesa dell'Elemosina (l'attuale Collegiata): grazie al lungimirante impegno del Principe di Biscari, Ignazio II Paternò Castello. Principe che avviò scavi e ricerche archeologiche; allestì il primo museo della città (le sue collezioni sono oggi esposte al Castello Ursino); intrattenne con interesse gli intellettuali del Gran Tour in visita nella città etnea; creò una Biblioteca, un Museo, avviò Centri di Ricerca ed Accademie privati. In città Proliferarono biblioteche e centri studi.

Maria Virgillito

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