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Autore: Virgillito Maria
Tra aree archeologiche classiche e medievali
Narrativa/Saggistica
Lettori 49
Tra aree archeologiche classiche e medievali

Un viaggio tra aree archeologiche di epoca classica, medievali, siti rupestri e Solatia Normanni
“Perché la Sicilia ha tutto, è il resto che ci manca”
Teresa Mannino (da: Il giaguaro mi guarda storto)
Morgantina, Palikè, Solunto, le Concerie di Noto Antica, la storia di Ducezio furono scritte più di dieci anni fa e da tanto tempo aspettano di esser tirate fuori dal famoso cassetto.
Per esigenze di pubblicazione si è scelto, d'accordo con l'editore, di pubblicarle successivamente per dar loro lo spazio che meritano. Sono quindi particolarmente emozionata della pubblicazione di questo terzo volume, forse più che dei precedenti.
Palikè, il Colle Casale di San Basilio, o il Calathamet (la cui ricerca è stata una vera e propria avventura, raggiunto su suggerimento di Giuseppe che coinvolse il Professore Internicola che ci accompagnò sul luogo, altrimenti impossibile da trovare), sono solo alcuni esempi di un patrimonio perduto, riservato a pochi eletti (quelli che non si arrendono neanche davanti a sentieri impraticabili), o accessibili tramite pro-loco, enti turistici, associazioni, totalmente abbandonati a sé stessi, dopo che si sono concluse le ultime campagne di studio e/o di scavo ad opera di università italiane o straniere.
Niente da dire sui volontari che si prodigano per la loro fruizione (quando la gestione è affidata ad associazioni o appassionati), ma una tale conduzione è l'antitesi del turismo, si pone all'opposto della cultura e rappresenta tutt'altro che ricchezza e opportunità per il territorio. È clientelismo e nepotismo piuttosto che una rinomata gestione del patrimonio culturale in cui turismo e cultura costituiscano un binomio inscindibile.
Di seguito, quindi, una serie di luoghi il cui filo conduttore potrebbe essere a pensarci bene la pietra che si racconta e che ci racconta di epoche lontane, di storie antiche e delle ennesime occasioni perdute per una terra vilipesa per primo da chi la abita.
Premessa
Durante il mio girovagare per l'Europa musei ed aree archeologiche sono [per me] tappe obbligate assolutamente imperdibili. Tra le varie aree archeologiche e musei visitati recentemente, due mi hanno colpito particolarmente, il Museo Archeologico di Francoforte, ed il S.A.S.S di Trento. Si apre questo nuovo volume con una breve descrizione di entrambi perché, anche se in maniera differente, hanno realizzato ciò che da 20 anni si vagheggia per la Sicilia, nella speranza che queste, come strutture simili possano servire da stimolo ed esempio.
Nel caso dell'Archeologische Museum Frankfurt sono stati realizzati dei modelli fisici dei luoghi studiati e dei resti in esposizione, l'installazione inoltre è stata curata da un architetto di fama mondiale, noto per la ricostruzione della Berlino edificata all'indomani della caduta del muro; Il SASS di Trento, invece propone un itinerario sotterraneo che si svolge nel cuore del centro storico, preceduto da una ricostruzione in realtà aumentata della città romana di Tridentum. Esempi di valorizzazione dei beni culturali e dell'impatto che hanno sui visitatori e su come possa influire positivamente su un incremento delle visite. Entrambi dimostrazioni di ciò che da 20 anni almeno, viene immaginato per l'immenso patrimonio culturale dell'isola e non ancora realizzato.
Si spera che queste pagine possano servire a far riflettere chi ha potere decisionale affinché una simile gestione prenda piede anche in Sicilia.
Un esempio di valorizzazione di beni culturali ed archeologici:
1. Archaologisches Museum Frankfurt (Museo Archeologico di Francoforte), realizzato all'interno dell'ex Monastero Carmelitano, con annessa chiesa e convento
2. S.A.S.S. (Spazio Archeologico Sotterraneo del SAS), sotto l'attuale Piazza Cesare Battisti, nel cuore della città di Trento.
Si vuole dedicare qualche riga al museo di Francoforte ed all'area archeologica di Trento sia perché foto, video e parte del materiale ricavato in loco sono serviti per capire e meglio descrivere le aree archeologiche di cui si parlerà in seguito, sia perché, per riprendere una frase letta a proposito del Museo di Francoforte, “si auspica che la diffusione e la valorizzazione del patrimonio culturale si svolgano all'insegna della comparazione e dello scambio culturale”.
L'intento sarebbe quello che queste, come altre strutture simili, possano fungere da volano per un miglioramento delle realtà archeologiche e museali locali affinché vengano valorizzate, restaurate e rese accessibili a chiunque lo desideri e non solo ad un pubblico di appassionati o esperti del settore, nell'ottica di una libera circolazione della cultura e dei principi su cui essa si basa.
Si vuole precisare che questi sono solo due esempi scelti tra i numerosi che avrebbero potuto essere citati (il Teatro Nord di Jerash, in Giordania, per esempio, è stato portato a modello per meglio descrivere la scena del teatro di Morgantina; l'area archeologica di Lucca che si estende al di sotto del piano di calpestio della Cattedrale e del Battistero, è un interessante
esempio di percorso sotterraneo, come quello del S.A.S.S., realizzati senza stravolgere il centro storico, [a fronte di un'apertura della Catania sotterranea, di cui si parla da più di 50 anni, ancora
lungi da venire i cui luoghi appaiono abbandonati, ricoperti dopo scavi e studi, inaccessibili e gli enti preposti alla loro tutela, assenti, sordi e totalmente disinteressati ad una loro possibile, futura fruizione]).
Questo paragrafetto può sembrare banale, ma si vuole sottolineare quanto sorprendente possa essere l'effetto di trovarsi davanti agli occhi un modellino di capanna preistorica, o un edificio termale romano ricreato con tanto di affreschi e decori murari o una ricostruzione in realtà aumentata (o 3D o altro tipo di tecnologia) che riproponga, senza troppi sforzi di immaginazione, sotto ai nostri occhi una città romana, o un castello medievale, una fortezza, o un mercato medievale (solo per citare alcuni esempi) reali “vivi e vegeti”, in cui la storia prende vita e, di cui il visitatore, per un attimo si sente parte integrante, e non solo spettatore passivo.
Museo archeologico di Francoforte – Arkeologishe Museum Frankfurt
Per quanto riguarda Francoforte si è preso in esame: il Museo Archeologico ricavato all'interno del dismesso convento carmelitano, con annessa chiesa e chiostro [... ed anche qui si potrebbe aprire un mondo se si pensa alle condizioni in cui vertono alcune chiese e chiostri presenti in Sicilia, in totale stato di abbandono, in pericolo di crollo e con affreschi quasi completamente cancellati dalle muffe che hanno invaso le strutture] ed, in minima parte anche il Kaiserpfalz Franconofurd, area archeologica vicina al Museo che ospita resti di un impianto termale romano, resti delle mura medievali ed un modellino del palazzo carolingio, non più esistente .
Il Monastero Carmelitano è il monumento, giunto sino a noi, nel migliore stato di conservazione dell'intera città di Francoforte, tra i pochi edifici di epoca medievale sopravvissuti ai bombardamenti che hanno raso al suolo la città durante la II guerra mondiale.
Qui confluirono le collezioni dei precedenti musei archeologici che, attraverso alterne vicende, che andarono dalla chiusura del primitivo museo (ospitato nel monastero domenicano, da fine ‘800 sino al 1942) alla distruzione, durante il II conflitto mondiale, di buona parte del materiale ospitato, vide la nascita nel 1989, all'interno della chiesa e del convento carmelitano a seguito di ricostruzione effettuata su progetto dell'architetto Josef Paul Kleihues (sostenitore della Critical Reconstruction, teoria applicata per la prima volta nella ricostruzione della città di Berlino, dopo la caduta del muro) che ha fatto del Museo Archeologico di Francoforte non solo un museo, ma un'opera d'arte moderna nella ricostruzione effettuata.
Il museo illustra la storia dei ritrovamenti archeologici avvenuti nel cuore della città tedesca, dalla preistoria alla prima età moderna, studiati e descritti all'insegna del buon caro vecchio metodo comparativo e dello scambio culturale.
I reperti di epoca classica esposti nel museo di Francoforte derivano dalla città romana di Nida (considerata la capitale dell'Assia), sorta lungo le rive del fiume Nidda. I reperti dell'antico centro romano sono oggi visibili in diverse zone di Francoforte che vanno dal distretto di Heddernheim, al centro storico della città attuale, sotto la Borneplatz, (in corrispondenza di quello che fu lo Juden Markt, il vecchio mercato ebraico), sino al bosco cittadino e alla vicina Wiesbaden.
Tra gli oggetti in esposizione [n.d.a. ci si scusa per eventuali inesattezze, dovute alla limitata conoscenza del tedesco] sono presenti reperti provenienti dal sito a palafitte rinvenuto sul Lago di Ledro, in Trentino, resti trovati nelle zone circostanti il Lago di Garda, la Corsica e varie altre stazioni distribuite nell'Europa centrale.
In origine il museo era situato nel monastero domenicano ed era dedicato a preistoria e protostoria, spostato nel sito attuale sono state introdotte anche la sezione romana, medievale e i reperti esibiti si estendono sino alla prima età moderna. Le collezioni e i reperti preistorici e romani esposti danno il meglio di sé grazie alla presenza di modelli che cercano di rendere le ricostruzioni realizzate quanto più possibile fedeli agli originali.
Tanto per fare qualche esempio è possibile osservare modellini di capanne preistoriche, la ricostruzione 3D del volto degli ominidi i cui resti si trovano esposti nelle bacheche circostanti o la perfetta riproduzione di un ambiente di bagno romano realizzato grazie ai pochissimi frammenti di affreschi murari recuperati ed alla maestria di Kleihues che ha allestito l'ambiente in cui è stata realizzato il modello di bagno romano che, permettono di comprendere, semplicemente guardando, più di migliaia di parole spese, come dovevano essere in origine i luoghi di cui si parla a fronte dal poco materiale recuperato e studiato dagli archeologi. Nessuno sforzo di immaginazione: ecco che una città romana, o un sito preistorico o il culto di Mitra, una strada romana, un mercato medievale o un convento carmelitano prendono vita e ci appaiono come dovevano essere nel loro periodo di massimo splendore.
S.A.S.S. (Spazio Archeologico Sotterraneo del SAS – Trento)
Per quanto riguarda la Tridentum romana, è un esempio di valorizzazione di un'area archeologica realizzando un percorso che si estende sotto la città moderna ricorrendo (anche) alla realtà aumentata.
La città di Tridentum (diverse interpretazioni legate all'origine del nome che potrebbe derivare o dai 3 fiumi sul cui alveo sorge: l'Adige, il Fersina ed il Vela; oppure, più verosimilmente, ai tre colli che la circondano il colle Sant'Agata, il San Rocco e il Verruca) fu fondata dai romani nel I sec a.C. (su probabile, preesistente insediamento retico) quale presidio a controllo della valle dell'Adige (uno dei principali assi viari di collegamento tra l'Europa centrale ed il Mediterraneo, motivo per cui verrà scelta come sede del Concilio della Controriforma Cattolica, tra il 1545 e il 1563). La città romana aveva un'estensione di circa 13 ettari (poteva quindi contenere tra i 10 e i 13 campi da calcio). Era organizzata secondo uno schema ippodameo (come la città di Solunto) suddivisa in un impianto di strade ortogonali che disegnavano isolati di uguale misura, all'interno dei quali venivano realizzate abitazioni e botteghe secondo le diverse possibilità dei proprietari, circondata da una cinta muraria su cui si aprivano porte d'accesso con torri e fossato.
All'interno del S.A.S.S. (che racchiude la parte Nord Orientale dell'antica Tridentum, per un'estensione di circa 1.300 mq) è possibile assistere ad una proiezione in realtà aumentata dell'antica Tridentum che illustra a cosa corrispondevano i resti giunti sino a noi, le tracce di abitazioni e botteghe presenti in loco: parte del muro di cinta e una torre trasformata in porta urbica, un tratto del decumano maggiore (circa 50 mt), una domus romana, botteghe e tracce di impianto fognario che si aprivano lungo la via (altri resti sono visibili sotto il Duomo e sotto la torre civica dislocati in 4 diverse zone dall'attuale centro storico).
La storia del SASS è in divenire. Le prime tracce della città romana comparvero nel 1923, in occasione della realizzazione del cinematografo all'interno del Teatro Sociale, ma fu solo tra il 1999 e il 2000, in occasione del restauro del Teatro Sociale, che venne alla luce la gran parte dei reperti oggi visibili.
Lo Spazio Archeologico Sotterraneo del SAS (ove il SAS, era un vecchio quartiere di Trento distrutto per far posto all'attuale Piazza Cesare Battisti), era situato in corrispondenza dell'antico quartiere ebraico, (tristemente noto per l'omicidio rituale del piccolo San Simonino, avvenuto nella Pasqua del 1475, a seguito del quale l'intera comunità ebraica fu perseguitata e scacciata). Solo nel 1965 la verità storica fu rispristinata e l'appellativo di santo tolto anche dal nome della via. Una storia dentro la storia.
Come è facile notare, tutti le notizie si incastrano tra loro come pezzi di un puzzle ed è impossibile, per un visitatore curioso, non lasciarsi condurre per mano alla scoperta di tutti gli elementi che convergono in una storia così profonda e affascinante.
Metodo Comparativo, opportunità e conclusioni
Questi siti ed aree archeologiche vengono citate per comprendere cosa è stato fatto nel settore della fruizione dei beni culturali in altre parti d'Italia e d'Europa e cosa potrebbe e dovrebbe essere fatto per valorizzare e rendere al meglio l'enorme patrimonio culturale ed archeologico di cui disponiamo.
Lo studio del SASS (cosi come del Museo e l'area Archeologica di Francoforte) mostra ciò che può essere realizzato prendendosi cura del patrimonio a disposizione, pensarlo come un'opportunità di crescita, di ricerca, di scambio culturale, di occupazione. Tante le figure coinvolte nella realizzazione di questo progetto, dagli studiosi, ai tecnici, ai semplici manovali. Ognuno fondamentale perché una tale realtà prenda vita e si trasformi in un punto di forza e di richiamo per il territorio, creando percorsi che si snodino lungo le viscere delle città, esaltandone il fascino.
“Il centro storico di Trento permette di calarsi in un'atmosfera assolutamente originale in cui, elementi architettonici contemporanei e tecnologie innovative convivono con i segni della storia più antica della città”. “Archeologia e tecnologia, due settori apparentemente agli antipodi, hanno reso possibile tutto ciò”.
Nella nostra isola si guarda al patrimonio culturale e/o naturalistico come qualcosa di sacro, da tutelare e proteggere, da non toccare e non vivere, perché qualsiasi alterazione potrebbe essere una profanazione dei luoghi.... ma l'abbandono e l'incuria sono la massima forma di profanazione possibile...
La scusa che sono troppi i siti di interesse storico ed archeologico presenti e che sia impossibile recuperarli tutti, non regge più. Nel lontano 2002, ormai più di 20 anni fa, fondi europei furono destinati alla digitalizzazione di aree archeologiche e museali presenti nell'isola .... 20 anni dopo nulla è stato fatto. Sarebbe interessante conoscerne le motivazioni.
Si auspica che cambi il modo di gestire e pensare il patrimonio culturale. Un reperto prezioso non deve essere lasciato abbandonato, isolato, a cuocere sotto il sole. La cultura va divulgata e pensata per essere diffusa presso tutti gli individui, indipendentemente da età e formazione culturale. Più è semplice, più è d'impatto visivo più circoleranno informazioni e l'immenso patrimonio di cui si dispone smetterà di essere un costo per trasformarsi in un'opportunità.
- si ringrazia per la gentile concessione di immagini del video in realtà aumentata Tridentum: Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, l'Ufficio Cultura e Turismo della Città di Trento, Ufficio Beni Archeologici della città pronti nel rispondere alla mail (in pieno agosto) e disponibili alla divulgazione del materiale utilizzato, e l'esperto di computer grafica Stefano Benedetti, che ha gentilmente inviato le foto inserite in queste pagine tratte dal video in realtà aumentata.  
SICILIA – La Pietra si Racconta
Rocchicella, Palikè, Mofeta dei Palici
La zona degli Erei, la catena montuosa che attraversa il Calatino (da Caltagierone, a Mineo, a Palagonia, a Vizzini, in provincia di Catania), a cavallo con la catena montuosa degli Iblei (che invece interessano le province di Siracusa e Ragusa) è un'area storicamente e geologicamente dotata di indubbio fascino. Fu interessata da un vulcanismo antico, sottomarino dovuto a fenomeni di subduzione (scivolamento della placca africana sotto quella euro asiatica) iniziato circa 80 milioni di anni fa, nella zona di Capo Passero, arrestatosi per un lungo periodo, per poi riprendere tra 10 e 2 milioni di anni fa proprio nella zona del Calatino (da Sigea, Società Italiana di Geoarcheologia - convegno Aidone 2014).
Nonostante l'assenza di vulcani veri e propri, formazioni basaltiche, simili alla lava etnea (il magma risale da una profondità di circa 10mila mt sotto la crosta terreste, povero di silicio - l'elemento principale che lo contraddistingue - perciò basico) sono visibili tra Palagonia e Grammichele, tra Vizzini (le famose vulcaniti) e Mineo, Lentini e addirittura lungo il fiume Oxena, in Militello Val di Catania in cui, non di rado, si incontrano rari esempi di formazioni submarine unite a fossili (prova della loro origine sottomarina).
In realtà non si tratta di vere e proprie eruzioni, ma di fuoriuscita di materiale magmatico da fratture originatesi in ambiente marino poco profondo con modeste emissioni sub-aeree.
Si formano così lave pillow (le famose lave a cuscino) che caratterizzano la zona di Palikè-Rocchicella (negli Erei, in provincia CT). I pillow, colocati alla sommità di basalti colonnari, le ialoclastiti (o palagoniti, di cui diremo in seguito) sono tutti elementi che caratteruizzano le eruzioni sottomarine (i basalti colonnari si raffreddano lentamente all'interno dei condotti eruttivi, i pillow, invece, formati dalla lava fuoriuscita dal condotto, si raffreddano rapidamente, a contatto con l'acqua fredda, assumendo una consistenza vetrosa, come pure le ialoclastiti o palagoniti). Sulle lave a cuscino di Rocchicella, in seguito ad attività esplosiva, si è depositato uno strato di ialoclastiti. La presenza di questa superfice permeabile, unita alla natura impermeabile del sottosuolo sedimentario ha permesso l'accumulo delle acque meteoriche, creando la più grande Mofeta d'Europa, il lago di Naftia.
Le mofete (dal latino odore malsano) sono fenomeni di vulcanismo secondario, costituite da un bacino magmatico esaurito in cui il gas (anidride carbonica e/o idrogeno residui del vulcanismo ibleo, o metano, dovuto alla presenza di sostanze organiche in decomposizione sul fondo), risalnedo dal terreno provoca turbolenze che si manifestano agitando la superficie dell'acqua.
Il lago di Naftia - Divinità Ctnoie
Il lago di Naftia, dal greco bitume (altro nome con cui è nota la Mofeta dei Palici, a causa delle sostanze oleose che il gas trascina con sè durante la risalita), così erano chiamati i due laghetti gemelli sotto Rocchicella, era noto sin da epoche remote tanto che gli furono tributati onorati e vennero adorati come divinità. Sulle loro sponde fu eretto il Tempio dei Palici, intitolato ai due gemelli nati, secondo la mitologia greca, dalla Ninfa Talia (non altri che l'Etna) e da Zeus che, per salvarla dalle ire di Era (la moglie gelosa) la nascose sotto terra. Dall'amore adulterino del padre degli dei nacquero due gemelli, in forma di laghi, i Palici, divinità ctonie, legate cioè alla terra, dal mito di Ctonie. Ctonie era colei che esisteva prima di tutto, la Terra Sotterranea (dal greco χϑόνιος) prima delle nozze con Zeus. Al momento delle nozze sacre (lo ἱερὸς γάμος) Zeus le dona un mantello con cui coprire le sembianze infernali, costituito dalla vegetazione e dalle terre emerse. Ctonia diventa così Gea, la Terra emersa.
Le divinità ctonie, generalmente femminili, garantiscono l'immortalità dell'anima, la vita dopo la morte ed il ripetersi ciclico delle stagioni. Rappresentano la dualità del creato luce/buio, vita/morte, e sono legate agli dei sotterranei e/o a personificazioni di forze sismiche o vulcaniche. I più noti in Sicilia sono i Dioscuri (di cui si dirà più adanti, rappresentati nella casa di Leda a Solunto), Demetra e Kore (madre e figlia, dea delle messi l'una, del sottosuolo l'altra - venerate in tutta l'isola, in modo particolare nell'entroterra siculo) e i Palici.
Analisi del luogo
L'analisi del luogo ha messo in evidenza resti che provano la frequentazione dell'area sin dal Neolitico, anche se i ritrovamenti maggiori sono legati all'età del bronzo ed a quella siculo-ellenistica. Nell'età del bronzo, sembra che i siculi vi adorassero, due divinità gemelle, al pari dei Palici, figlie del dio Adranos, i Deli o Crateri. In epoca siculo-ellenistica, Ducezio, il ribelle principe siculo, fece di Palikè il centro della sua rivolta contro le colonie greche doriche di Siracusa ed Agrigento.
Il Santuario dei Palici era, inoltre, considerato un luogo inviolabile per gli schiavi perseguitati. Quando questi vi giungevano godevano di protezione assoluta ed erano intoccabili dai loro ex-padroni. Il culto dei Palici, in Sicilia, potrebbe essere paragonato solo con quello tributato ad Afrodite ad Erice, ed il luogo ritenuto ugualmente sacro ed inviolabile.
I Palici e L'Ordalia
Lungo la collina di Rocchicella - Palikè sono state rinvenute tracce di canalizzazione delle acque, di rifacimenti del manto stradale e di una via d'accesso alla parte alta della città. Canali di drenaggio sono stati scavati nell'area antistante la rocca, dove sorgeva il Santuario. Il Santuario era organizzato su terrazzamenti. I canali servivano oltre che per la canalizzazione, anche per il drenaggio delle acque. A valle dell'area esistevano dei serbatoi ed una cisterna per la raccolta delle acque.
Da sempre in Sicilia il controllo delle acque (ed in tutti quei luoghi in cui l'acqua scarseggia) è stato sinonimo di potere e ricchezza, soprattutto nel Tempio dei Palici, dove si svolgeva l'Ordalia, un giudizio divino cui, nei casi estremi (o quando i sacerdoti o i signori della città volevano liberarsi di qualcuno scomodo) sottoponevano l'imputato, interpellando i movimenti delle acque del lago. Erano stati proprio i movimenti delle mofete a far nascere il culto, quei rombi e tuoni che riempivano l'etere in prossimità della formazione dei geyser che tanto timore incutevano negli astanti.
Secondo alcune testimonianze, giunte sino a noi, il rituale si svolgeva con l'imputato che doveva stare in piedi sulle sponde del lago. Se fosse sopravvissuto (solitamente era ucciso dai vapori che esalavano dalle acque torbide, altrimenti veniva accecato dalle esalazioni mefitiche - pare che da ciò derivi il detto siciliano "che io possa diventare orbu di l'occhi [dal latino, privato della vista] se non era vero ciò che diceva), era ritenuto privo di colpa per ciò di cui era stato accusato. Secondo un'altra versione invece, venivano lanciate nelle acque del lago delle tavolette, erano queste a decretare l'innocenza o la colpevolezza dell'imputato. Se galleggiavano era salvo, altrimenti era la morte. Va da sè che i sacerdoti erano in grado di alterare il verdetto. Erano loro a scegliere il peso, le dimensioni e, soprattutto, il materiale delle tavolette ed è lecito supporre che, come esistono tracce di sistemi idrici, per la canalizzazione delle acque, fosse possibile, grazie agli stessi, influire sui livelli di regolazione dell'intero lago, aumentando il ribollire delle acque e, governando, di conseguenza gli esiti dell'ordalia.
Situazione attuale e geologia del luogo
Del lago di Naftia oggi non restano che tracce. L'unico laghetto superstite è stato inglobato, dagli anni 60 del XX secolo, all'interno di un impianto per l'estrazione di anidride carbonica per usi alimentari. Finisce così tristemente la storia di uno dei luoghi più importanti della cultura Sicula in Sicilia e del tentativo di ribellarsi alla potenza greca.
La mole palagonitica di Rocchicella sovrasta l'area in cui un tempo sorgeva il Santuario, muta testimone di eventi passati.
Il sito, oltre ad avere un'importanza storica fondamentale è noto al pubblico degli amanti del trekking, per la particolarità geologica delle formazioni vulcaniche presenti proprio sulla collina di Rocchicella, nello specifico Ialoclastiti e/o Palagoniti, due termini sinonimi di eruzioni sottomarine coniate da due dei maggiori vulcanologi che hanno studiato i fenomeni etnei. Ialoclastite, coniato da Sartorius è un termine che deriva dal greco e significa letteralmente vetro rotto. La lava inizia lentamente a raffreddarsi all'interno dei condotti, vetrificandosi, quando altro magma proveniente dall'interno spacca la superficie già raffreddatasi. Il termine palagonite, creato da Rittman, indica lo stesso fenomeno geologico e prende il nome dal territorio di Palagonia, al cui interno ricade la collina di Rocchicella.
Ai due studiosi sono anche stati dedicati dei crateri sull'Etna: la bottoniera dei Sartorius, originatasi nell'eruzione del 1866, studiata dal fiorentino Silvestri (altro grande studioso che dedicò i nuovi vulcani al suo grande predecessore) e M.te Rittman, un cratere originatosi al confine tra la Valle del Bove, e la Valle del Leone, in una zona di rara e selvaggia bellezza sul versante Nord della montagna.
Per chi volesse recarsi a visitare l'area è d'uopo avvertire che il sito si presenta in condizioni di quasi totale abbandono. In primavera è invaso da specie vegetali abbastanza fastidiose che rendono difficile la visita del canale greco. Le indicazioni sono poche e carenti ed in alcuni casi illeggibili. Non è possibile distinguere con chiarezza l'area del Santuario e dell'Hestiatorion (termine inusuale per indicare la sala dei banchetti rituali) inglobate in una struttura di plexiglass e supporti metallici di copertura che rendono difficile la lettura dei singoli ambienti. È inoltre del tutto impossibile raggiungere la necropoli sicula situata nella rocca soprastante e i resti dell'abitato greco costruito nel V. a.C. dopo la distruzione del centro siculo a seguito della sconfitta di Ducezio, nonostante si intravedano scale intagliate nella roccia, resti di canali e percorsi che lasciano immaginare, nascosti recessi. Inoltre, il sito è protetto da cancello che rende l'area archeologica e l'Antiquarium chiusi al di fuori dei rari giorni di apertura.... Per chi volesse inoltrarsi il luogo emana comunque un indubbio fascino, e si può solo immaginare cosa dovesse essere nel momento di maggiore splendore.
Morgantina, città di origini sicule legata alla mitica figura del condottiero ribelle Ducezio, è situata sulla collina Cittadella (Sella d'Orlando per i Normanni). Deve la sua fortuna al Gornalunga, il fiume (oggi un torrente, immissario del Simeto che allora cingeva a destra e a sinistra la collina di Sella d'Orlando, disegnando i confini geografici della città e fornendo un'efficace barriera naturale contro le aggressioni esterne. Il terreno su cui sorge è di natura calcarea ed arenaria, "poggiato" su un vasto strato d'argilla che, trattenendo le acque piovane, funge da inesauribile serbatoio naturale. Le prime testimonianze risalgono al XV sec. a.C. e sono da ascriversi ai Sicani, a cui si mescolarono, pacificamente, un gruppo di Morgeti (popolo noto ai Siculi come i raccoglitori di covoni) cacciati dalla penisola italica a causa degli Enotri. Sicani e Morgeti furono attaccati dai Siculi che si insediarono nella zona intorno al 1200 a.C.
Resti della civiltà del Castelluccio (corrispondente alla prima fase dell'età del Bronzo [la civiltà castellucciana, per il Brea ebbe il suo centro nei pressi dell'odierna Noto, su Monte Alveria, con cui Morgantina è collegata per diversi aspetti, ivi inclusa la figura del condottiero netino, Ducezio, di cui si parlerà in seguito] permangono su Monte Cittadella e mostrano i primi tentativi di aggregazione urbana, circondati da rudimentali mura. Sicani-Siculi-Morgeti appaiono ben integrati nella Morgantina dell'età del ferro, ma in seguito alla colonizzazione greca dell'isola vengono a trovarsi, ancora una volta, nel mezzo di un conflitto (a causa della posizione strategica alla confluenza del Gornalunga e del Gela), tra Ionici e Dori.
La città fu occupata da Ducezio e dai suoi uomini, in seguito alla rivolta sicula, ed ellenizzata dopo la sua sconfitta. Si trovò in seguito nel mezzo della contesa tra cartaginesi e romani. Conquistata da questi ultimi, subì saccheggi e distruzioni che devastarono l'intero abitato (la zona residenziale restò disabitata per quasi due secoli).
I resti giunti sino a noi raccontano di tutti gli eventi e le dominazioni storiche succedutesi. Rimasta abbandonata e sconosciuta per secoli, l'area archeologica fu individuata e scavata nel 1955 da archeologi della Missione Americana dell'Università di Princeton e fu così che la sua storia fu riscoperta.
Percorso di visita
Il percorso inizia nei pressi del botteghino. Sulla sinistra la Plateia A che conduce verso l'Agorà, di fronte, a destra, si incontra la Plateia B. Proseguiamo lungo una delle direttrici principali. Scegliamo di procedere lungo la Plateia B, in direzione Nord, verso le Terme. Le plateiai, in epoca greca, erano le strade principali, che correvano parallele tra loro, attraversando la città da est ad ovest ed immettendo l'una all'area commerciale, l'altra a quella residenziale. Le due plateiae sono tagliate perpendicolarmente da strade minori, gli stenopoi (realizzati adattandosi alla morfologia del sito) che dividono la città in 3 file di isolati (attraversati da un canale di drenaggio centrale, l'ambitus) ricavando lotti di terreno di uguali dimensioni, all'interno dei quali sono state edificate le abitazioni.
La Plateia A, arteria principale della città, destinata al traffico commerciale che convergeva nell'Agorà era (ed è tuttora) pavimentata con grandi lastre di pietra; la Plateia B, riservata ai residenti, non è lastricata, per rendere più agevole la circolazione degli abitanti all'interno della città. I paletti in legno che si incontrano sono stati posizionati per evidenziare gli incroci delle strade.
Terme Nord
Le Terme Nord, in buono stato di conservazione, nonostante alcune infiltrazioni d'acqua sul soffitto, sono un buon esempio di edificio termale pubblico di epoca ellenistica, le uniche terme greche giunte sino a noi (tutte le altre presenti in Sicilia sono di epoca romana, riadattamenti o rifacimenti eseguiti successivamente, come le terme dell'Indirizzo, o Le terme di Santa Venera al Pozzo, o le Terme della Rotonda, solo per fare alcuni esempi). Erano dotate di acqua calda e fredda. Si procedeva da vasche a temperatura ambiente (poste alle spalle del Tholos) al sudatarium, riscaldato da un forno sottoerraneo, sino al Tholos, l'ambiente centrale di forma circolare, con cupola a volta, in cui era possibile immergersi nelle acque calde. Le volte a botte ed i tubi fittili, rivestiti di intonaco (sia all'interno che all'esterno) che percorrevano il soffitto, pare siano i migliori ed unici esempi conosciuti in epoca ellenistica. Si suppone fossero alimentate da un acquedotto sotterraneo (di cui non sono state rinvenute tracce) oltre che dall'unica fontana rinvenuta in loco. Dalla parte opposta della città, sulla collina che sormonta l'Agorà pare sorgesse un altro edificio termale, di cui però si ignora la copertura.

Virgillito Maria

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Scrittori si nasce Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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