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Autore: Sara Brillante
Una voce in condominio
Romanzo Contemporaneo
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Una voce in condominio

Il campanello muto.

Il Polo Nord è uno spettro di ghiaccio immerso nel silenzio, sotto un cielo illuminato dall'aurora boreale, che si riflette in forme irreali grazie a un seducente gioco di luci proiettate da una lanterna magica artificiale. Entro pareti di gelo si estende un regno nascosto, la valle che un tempo fu di Babbo Natale. Era il luogo incantato per eccellenza, deliziato da secolari abeti innevati e costellato di tradizionali casette in legno naturale, addobbate a festa ogni singolo giorno dell'anno. Un microcosmo animato da dispettosi folletti, allegramente impegnati a smistare le letterine giunte al fiammante ufficio postale e a realizzare i doni da recapitare, nella notte di Natale, ai bimbi buoni. Tutto questo non esiste più. È stato sostituito da un enorme fabbricato in cemento armato, piantonato da truppe di militari robot e circondato da filo spinato, per giunta elettrificato. Al suo interno, nella zona centrale, discende dall'alto del soffitto un apparecchio sospeso, simile a un comune lampadario, che in realtà si rivela essere un monitor a doppio schermo ultrapiatto, sul quale scorrono foto digitali di bambini, accompagnate dai rispettivi nomi e dalle strenne richieste. L'indirizzo di consegna non viene menzionato, poiché ritenuto del tutto superfluo nell'era in cui la tecnologia impone applicativi software sempre più innovativi in materia di tracciabilità e localizzazione delle persone, in tal caso, dei fanciulli in questione. Perpendicolari al computer, si diramano due catene di montaggio robotizzate: una destinata alla produzione di giocattoli prettamente maschili, l'altra votata a quelli femminili. A ogni stazione lungo la linea vengono eseguite le lavorazioni dedicate all'assemblaggio degli oggetti, finché il nastro trasportatore non mette in evidenza i regali, tutti perfettamente uguali; l'omologazione la fa da padrona tra automobiline blu e bamboline in carriera con l'aspetto d'influencer. Le confezioni stesse sono prive di ogni originalità, ridotte ad anonime scatole quadrate a incastro in cartone, impacchettate, a seconda dei generi, con carta azzurra oppure rosa, che non concede nulla all'immaginazione. A processo ultimato, un tappeto mobile ascende verso immaginarie stelle; scie luminose artefatte prodotte da squadriglie di droni cargo, progettati per carichi e consegne a lunga distanza, voli predisposti a rispettare le tempistiche nella notte del 24 dicembre, “proprio mentre nasce un bimbo a Betlemme”. Babbo Natale non vive più qui. È stato bandito dalla propria casa d'origine da una compagnia mondiale che si occupa di intelligenza artificiale ad alto livello, sopprimendo così il tradizionale fascino che da sempre ha contraddistinto e alimentato la felicità nei cuori dei bambini. Ma lui tutto vede, dalla sua nuova dimora, la stella polare, luminosa fata guardiana del firmamento, in grado di riportare sulla giusta rotta i viandanti erranti, al di là dello spazio e del tempo, che hanno smarrito l'orientamento. Santa Claus osserva ogni singolo accadimento dalla lente del suo antico cannocchiale in ottone; solo così riesce a scorgere ciò che è sfuggito al sistema globale di fallibili cloni. Si tratta di un semplice foglio di carta a quadretti, abbandonato all'addiaccio, il quale, seppur calpestato da suole in titanio, ancora mette in luce un messaggio, coronato da un'ornamentale cornicetta. Bacche di vischio rosse baciano lettere sbiadite, vergate dall'incerta mano di una bambina, che si firma Lucri, e un campanellino augurale è la richiesta andata dispersa. L'anziano uomo non può restare indifferente all'unica preghiera proveniente da una vita non alterata dalla simulazione virtuale.
Richiama le renne all'appello, adorna la slitta con ogni sorta di orpello e, con Rudolph al comando, accende la via. Il vento del nord interviene propizio; al primo refolo, il biglietto si solleva dal manto innevato e, volteggiando nell'aria sotto false sembianze di foglia, improvvisa una danza sul dolce trillo di campanelli che si fanno via via più vicini. Eolo placa il suo soffio soltanto quando la missiva raggiunge la slitta e s'infila tra le dita della mano paffuta di Santa, il quale, senza ulteriori perdite di tempo, legge l'indirizzo con destinazione l'Italia. Nell'annunciarlo alle renne ode un fragore di applausi provenienti dalla foresta boreale, composta da una massa consistente di conifere a protezione degli amici folletti, contro l'abominio di quell'essere umano che non implora e disconosce la parola perdono. La slitta, unita alle renne che ne fanno da traino, al lieve colpo di frusta supera la velocità del suono, identificandosi in un unico corpo. Valica cristallini fiordi norvegesi, fiabeschi paesaggi svedesi, nonché la scintillante Foresta Nera cosparsa di neve, ed è proprio, sul confine tra la Svizzera e l'Italia, che si congiunge alla flotta di droni, silenziosi come metallici pipistrelli. Viaggiano sincronizzati e organizzati in perfetta formazione aerea, quando d'un tratto il computer di bordo comunica loro un nuovo programma di volo. La grafica cambia, dando origine a una nuova immagine che mette in atto un'originale coreografia, allo scopo di simulare non solo il mezzo, ma anche il tiro da nove di Babbo Natale! L'impatto visivo risulta decisamente coinvolgente, ma Santa fa finta di niente; allunga il passo e si proietta verso il raggiungimento dell'obiettivo. Sorvola il massiccio del Monte Bianco, affiancando l'imponente Cervino; abbraccia il vasto territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, fino a spingersi nei pressi di una ridente cittadina in provincia di Torino.

Alla guida di una decappottabile blu notte e sotto lo sguardo attento di evoluti lumi a led, Lucrezia percorre l'ultimo tratto di strada che la conduce verso un nuovo presente, ha scelto di dare una svolta alla propria vita, a partire dall'abitazione che sta rapidamente raggiungendo; le aspettative sono alte, ma le si aggrottano le ciglia quando si ritrova nel bel mezzo di un parcheggio invaso da viscida fanghiglia, proprio innanzi a un castello dall'aspetto fatiscente. È così che appare ai suoi occhi il complesso condominiale alle prime ombre della sera, con unica sorgente di luce una pallida luna che riflette i suoi raggi sulle cupole di vetro poste sul tetto, rendendole oltremodo spettrali e incutendo in lei un brivido di timore. Prende coraggio, subito dopo aver improvvisato un parcheggio precario, spegne il motore e, con tutta la dovuta cautela, scende dall'auto, onde evitare di scivolare a terra dall'irragionevole altezza di un tacco dodici, infilato nella melma; con un rapido gesto apre il bagagliaio dal quale recupera a fatica il trolley fucsia, mentre dal sedile posteriore della vettura afferra una gotica gabbietta per volatili. Non vive sola bensì in compagnia dell'eterno amico Arsenico: un corvo nobile di spirito, degno del suo rango e dell'imperiale regno, di bell'aspetto e altamente fotogenico, perché altrimenti non verrebbe radiografato da curiosi sguardi, i quali da oltre le veneziane, apparentemente serrate, lo penetrano. Con un colpo secco richiude la portiera e, nello stesso istante, un refolo di vento solleva qualche ciocca di capelli biondo platino, facendoli danzare su due iridi cangianti dal grigio dell'acciaio al cobalto profondo dell'ignoto. Entrambi sono martiri di un iniziatico battesimo da parte di alcuni proprietari della verde residenza, del tutto priva di lussureggiante vegetazione; manca anche il guardiano, ma non certo il guardone, che si sporge oltremisura dal balcone. Raggiungono il portone d'ingresso, che non detiene le sembianze di un magico portale, ma in compenso è aperto – decisamente spalancato! – in modo tale che chiunque possa entrare, dai ladri di professione, ai lestofanti galantuomini, senza che alcuno possa porre obiezione; ma Lucrezia ha la matematica certezza che a questo piccolo segno di inciviltà si possa trovare un'adeguata soluzione, o per lo meno è ciò che pensa, entrando nell'androne e richiudendo alle sue spalle la porta principale. Ora, non ha che l'imbarazzo della scelta tra due ascensori laterali rosso fuoco oppure una grigia scalinata centrale, opta per il fiammante elevatore che la conduce al terzo piano, proprio di fronte al portoncino blindato del costoso appartamento; sì, perché, a causa di una cooperativa molto competente, nell'essere evanescente, il costo è raddoppiato a totale carico dell'acquirente. Il gracchiare di Arsenico la riporta a contatto con la realtà, in quanto il poverino anela di tutto cuore l'uscita dalla cella di tortura che prende il nome di voliera, così da potersi riprendere la giusta libertà, ed è ciò che si appresta a fare non appena la sua padroncina, con un doppio giro di chiave nella toppa, fa il suo ingresso nella nuova abitazione. Finalmente slegato dalle opprimenti inferriate, può dare degna mostra di sé stesso e della sua apertura alare, che supera di gran lunga il metro di larghezza, il piumaggio è nero, con riflessi che vanno dal viola al blu di Prussia, regale nel portamento e dotato di una potente vista infernale. È ancora intento a distendere le membra intorpidite dal lungo viaggio, quando Lucrezia sposta lo sguardo, inorridita, sul muro di scatoloni di cartone imballati e ben sigillati che occupano l'intero perimetro del locale adibito a soggiorno. L'impresa addetta al trasloco ha provveduto al montaggio dei mobili circostanti, tra i quali un'antica credenza ereditata dalla nonna materna e una libreria a parete d'arte moderna, anche la cucina è completamente arredata, così come il bagno, l'ufficio e la camera da letto; peccato per lo strato di polvere depositato in ogni dove e le ragnatele che discendono dal soffitto a testimoniare un abbandono protratto troppo a lungo. In effetti, avrebbe dovuto arrivare sul posto molto prima, se non si fosse verificato un manipolato imprevisto decretato dallo Stato, in merito a una vera o presunta pandemia sotto sembianze di arpia, che ha costretto l'intera popolazione al confinamento obbligato, non solo a livello regionale, ma anche sociale, con notevoli ripercussioni a livello psicologico e mentale. Quel lungo periodo di prigionia fa ormai parte del passato, anche se difficile da scordare; probabilmente, qualora iniziasse a liberarsi della sporcizia che la circonda, si disferebbe anche dell'improvvisa tristezza, ma ci vorrebbe una bacchetta magica o, meglio ancora, l'aiuto di un'azienda addetta al servizio di pulizie. È mera chimera sia la prima opzione quanto la seconda, perché niente e nessuno potrà giungere in suo soccorso la sera della vigilia di Natale. Lucrezia, alquanto sconsolata, si avvicina a una scatola di cartone alla sua portata, ne rimuove il nastro adesivo che la circonda e la apre, ansiosa di trovare al suo interno qualche addobbo natalizio dal quale poter respirare una parvenza di magica atmosfera, il pallido entusiasmo svanisce nel preciso istante in cui si ritrova tra le mani una bambola di pezza, un ricordo di bambina, il regalo di papà che via via, anno dopo anno gli appare sempre più distante e offuscato da un velo di nebbia. La appoggia sul davanzale interno della finestra, lasciandosi per un attimo cullare da due occhi azzurro mare, schiude il varco, rimuovendo così ogni impedimento al passaggio del suo caro amico corvo, felice di librarsi in un volo di perlustrazione, mentre a lei non rimane altro da fare che abbandonarsi sul materasso del letto in ferro battuto, vestita di tutto punto. È troppo stanca per disfare la valigia e indossare il caldo pigiama in pile. “Forse domani!” pensa e l'ultima cosa che vede sono i fosfori verdi del cellulare a indicare il sopraggiungere del miracolo di mezzanotte.

Sara Brillante

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Scrittori si nasce Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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