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Autore: Monika Venusia
Broken Promises
Giallo Romance Spicy
Lettori 5
Broken Promises

Erano trascorsi quattro giorni e leiera a casaa spolverare, dilaniata dal pensiero che non era un tipo risoluto, soprattutto verso quella brama famelica che aveva cercato di bloccare.
Mauro non sarebbe mai andato via dal suo cuore e dalla sua anima, per cui posò lo strofinaccio e preseil telefono che aveva nella tasca, sbloccòil numero sentendosicol cuore meno pesante e sperando che la chiamasse.
Dopo averlo osservatoper un po' di tempo, sentìil cuore battere forte e il solitotormento che ben conosceva, pensando a come tutto era iniziato.
Anni prima aveva risposto su Messenger a un uomo molto affascinante. Sapeva di non doverlo fare, perché era sposata e amava ilmarito – un avvocatomolto affascinante –, ma lo fece ugualmente.
Da quello a incontrarsi e diventare amanti, il passo fu breve. Mauro era Comandante della Polizia e rischiava spesso la vita nelle missioni, agendo come infiltrato. Quel poco che sapeva della sua vita, glielo aveva raccontato luiun giorno mentre erano insieme. Averlo incontrato le aveva dato una nuova vita, che nemmeno col marito aveva mai provato. Dopo otto mesi di relazione clandestina, lei aveva deciso di troncare, con un semplice messaggio a seguito di una scoperta sconvolgente.
Un giorno mentre facevano l'amore gli aveva confessato di non potere avere dei figli, scoprendo poi di essere rimasta incinta.

***

Dopo numerose visite e avuta la conferma, aveva deciso di lasciarlo, anche se con molta sofferenza, perché la nuova vita dentro di lei doveva crescerla col marito, il loro matrimonio lo meritava.
Dopo sei anni aveva incontrato Mauro al supermercato insieme al figlio Andrea, e l'associazione era stata immediata, si somigliavano in maniera impressionante e non serviva certo il test del DNA per averne una conferma.
Avevano così iniziato a rivedersi di nuovo e la brama degli anni prima, era tornata in superfice, più potente di prima.

***

E adesso dopo tanti mesi era nuovamente lì ad aspettare. Il frammento si era sviluppato ancora di più, divenendo addirittura angoscia,ansia e paura, un desiderio quasi disperato di vederlo anche per pochi minuti, un misto di tante sensazioni che non riusciva ad affrontare. A volte cercava di lavorare ancora di più per non pensare. Era stanca ma ormai non poteva farne a meno, non più, soprattutto dopo il weekend bellissimo che avevano trascorso assieme: tre giorni interi per loro, per conoscersi meglio sotto parecchi punti di vista nella casa al mare di Mauro. Però era così strano. Come si faceva ad amare due uomini? Lei era gelosa se ilmarito veniva guardato da altre donne, soprattutto dalle colleghe di lavoro, e allora perché sentire il bisogno di farlo? Pensava ai tanti momenti vissuti insieme, a come si erano conosciuti anni prima e si erano innamorati, al loro primo appuntamento e a come si era sviluppato il loro rapporto,così in fretta. Alla decisione poi di sposarsi, per cercare di costruire un futuro migliore, a quando avevano cominciato a creare la loro casa e a come si erano dovuti abituare a vivere insieme. Alle risate e ai viaggi, alle cene. Al suo romanticismo e alla convinzione che fosse bellissima in ogni occasione. Perché esisteva la tentazione? Non lo sapeva nemmeno lei, però tutto questo era diventato indispensabile.
Neanche a farlo apposta, mentre era ancora intenta in quelle riflessioni suonò il cellulare.
Andò a vedere e sorrise. Era Mauro, non avrebbe dovuto rispondere, dopo che era scomparso per così tanto tempo, però il cuore batteva forte e desiderava sentirlo, così accetto la chiamata.
“Angi ciao, ti ho chiamata per spiegarti.”
“Ciao! Dimmi! Sei sparito in questi giorni. Ero preoccupata.”
“Sono andato in missione, non posso dirti molto, però sono stato ferito, non è grave, ma non ho potuto chiamare primaper avvertirti. Sono stato in ospedale per alcuni giorni e poi appena tornato non ho avuto la possibilità di mandare nemmeno un messaggio. Volevo dirti che la settimana prossima dovrei tornare. Mi manchi così tanto, ormai da quant'è che non ci vediamo, un mese? Ti desidero. Vorrei che il tempo si fosse fermato a quando eravamo a casa insieme. Dove potevo fare l'amore con te o solo baciarti o stringerti a me.”
“Mi sei mancato molto anchetu. Mi dispiace che tu sia stato ferito, ma sono sollevata di sentire che va meglio. Tra quanto pensi di venire?”
“Ti faccio sapere, tesoro. Mi manchi così tanto che è un'agonia.”
“Anche per me lo è.”
“Amore,cosa stai facendo adesso?”
“Guardo la TV,ma a breve vado a prendere Andre a basket.”
Lei immaginava che si stesse passando la mano tra i capelli.
“Okay, tesoro, ti lascio. Purtroppo devo continuare e i messaggi non mi bastano più. Devo vederti. Non resisto.”
“Nemmeno io.”
Era triste ma aveva una consapevolezza profonda. Gli era mancato molto, anche se i giorni col marito erano stati perfetti. La sola voce di quell'uomo la faceva bagnare così tanto da vergognarsi ogni volta.
“Ciao piccola, a presto, ti voglio.”
“Anche io, ciao.”
Si sentiva così eccitata, che dopo aver chiuso la telefonata, aveva spento la TVe si era avviata inbagno per darsi piacere. Non poteva farne a meno. Anche se prima impostò la sveglia per ricordarsi di scendere dopo venti minuti.
Era pazzesco, mentre metteva le dita dentro di sé, aveva notato che era bagnatissima. Eppure in vacanza, lei e il marito avevano fatto l'amore per molto tempo, ma il suo corpo era come una miccia accesa. Più lo pensava e più continuava a bagnarsi. Cominciò a gemere immaginandoche fossero le mani di Mauroche la toccavano, che la carezzavano, che la lingua le titillasse il clitoride, che la bocca la massaggiasse, non riusciva a pensare ad altro, così chiuse anche gli occhi, per immergersi ancora di piùin quella fantasia.

***

Doveva tornare al lavoro. Invece sentiva il membro durissimo. Non appena aveva sentito la voce di Angela, si era eccitato moltissimo, non poteva aspettare oltre. Doveva organizzarsi per vederla. Non avrebbero avuto molto tempo, ma almeno due o tre ore sì. Però adesso doveva concentrarsi. Non poteva continuare a pensare a lei in ogni momento. Il sesso in sé non era più sufficiente.
Era lei, solo lei che voleva e nessun'altra. Era pazzesco, ma era così. La pura e semplice verità.

***

Avrebbe fatto tardi, non era mai capitato, si era persa così tanto nelle emozioni, che non aveva sentito la sveglia e così alla fine si era dovuta sbrigare. Adesso era in macchina che stava correndo per andare a prendere ilfiglio. Non era mai successo che lo avesse fatto aspettare. Per farsi perdonare gli avrebbe fatto una torta. Poco dopo l'ennesimo semaforo, parcheggiò. Trafelata scese chiudendo l'auto e correndo verso l'ingresso.
Il figlio stava parlando con l'allenatore e sembrava tranquillo. Non appena la vide, le sorrise e corse verso di lei, per abbracciarla. Poco dopo andarono via. Non desiderava soffermarsi sul figlio maggiore di Mauro, in quanto la somiglianza col padre, era spiazzante. Poteva perdersi a pensare a lui guardandolo, era meglio non farlo. A breve sarebbe tornato il marito e sarebbero stati assieme. Da quando erano partiti, era sparita anche l'ombra che per parecchio tempo aveva notato in lui e in quello sguardo sempre scrupoloso.
Aveva fatto del proprio meglio per farselo dire, ma non c'era riuscita. Se lui non aveva voluto parlare, potevano essere due le opzioni: era una questionedi lavoro, oppurequalsiasi cosa fosse stata l'aveva superata.
Non toccava a lei indagare.
Se fosse stata unadonna, la rivale, le avrebbe addirittura fatto del male. Non era da lei, ma bruciava dalla gelosia quando li vedeva vicini, così belli e perfetti. A volte era inconcepibile pensare che il marito stessecon lei, vivessecon lei e la amasse.
Per quale motivo siamava?
Da cosadipendeva se non dalla bellezza fisica?
Eppure il suocuore batteva per due uomini. Entrambi bellissimi, colti e sexy.
In fondo, chi era lei?
Non era nessuno.
Soltanto un'insipida donna che faceva la segretaria.
Anzi, era sempre a dieta perché prendeva peso facilmente ed era bassa.
Cosa vedevano in lei?
E lei cosa vedeva a parte la bellezza?
Era questo il punto.
A volte quando si diceva: sei bello dentro, era la verità. L'interiorità risplendeva così tanto da far sì che una persona qualunque diventasse bella.
Era una frase fatta, a volte brutta e non digeribile, ma vera. L'unica cosa che invece cambiava le carte in tavola era l'espressione degli occhi di Mauro,ogni volta, per lui era bellissima, e non aveva bisogno che glielo dicesse.
Come era possibile che una donna insipida potesse diventare agli occhi di un'altra persona, così bella e sensuale?
Dopo aver parcheggiato, smise di porsi domande e scese assieme al figlio per andare in casa.

***

Era partito di notte. Desiderava andare da Angela il prima possibile. Il capo gli aveva concesso per il giorno dopo una mezza giornata per lui, visto che non vedeva il figlio da un mese. Così ne aveva approfittato. Il medico gli aveva sconsigliato di viaggiare, in quanto era passato poco tempo dall'incidente, ma a lui non era importato. Avrebbe dormito col figlio a casa e poi avrebbe rivisto lei.
Intanto aveva saputo anche che Oscar era ritornato a casa dopo quello che era successo. Per fortuna era riuscito a mettere un microchip anche a quella macchina. Così sarebbe stato sempre sotto controllo.
Per avere compagnia durante il viaggio aveva acceso la radio. Premeva l'acceleratore al massimo, non voleva arrivare troppo tardi. Erano quasi le ventitré. Aveva avvisato il figlio il giorno prima e gli aveva risposto che lo avrebbe aspettato, per vedersi. Era molto contento.
Mentre guidava non poteva fare a meno di sentire il membro ingrossarsi, al solo pensiero che dopo qualche ora l'avrebbe di nuovo sfiorata. Le era mancata da morire. Gli dava fastidio mentre guidava, ma in quel momento la priorità era solo arrivare presto. Aveva poco tempo, e lo avrebbe sfruttato tutto fino alla fine, senza sprecarne nemmeno un po'. Non sapeva come sarebbe continuata la propria vita, con le indagini che a mano a mano andavano avanti, e sperava che ne sarebbe arrivato alla conclusione il prima possibile. Aveva parecchi tasselli, li doveva solo mettere assieme e cercare di capire il tutto. Mentre guidava non riusciva a pensare solo al lavoro, ma soprattutto a lei; sperava che a breve l'avrebbe potuta vedere nella loro casa, dove avrebbero potuto viversi davverosenza doversi accontentare delle briciole di tempo. Lei non avrebbe mai conosciuto il suo passato, perché non voleva farle capire che tipo violento era stato. Lo doveva conoscere così com'era adesso. Premette ancora di più il piede sull'acceleratore, quasi non sentendo la musica della radio. Era troppo preso da quello che dopo qualche ora sarebbe successo.
Era arrivato. Era davvero tardi, ma sentire l'aria della città natìa, gli procurava sempre un immenso piacere. Aprì la porta ed entrò. Vide la giacca del figlio sull'appendiabiti e lo zaino sulla poltrona. Sorrise, e dopo essersi tolto la giacca anche lui, salì avviandosi nella stanza, notando il silenzio in casa, sicuramente Ale si era addormentato aspettandolo. Si spogliò e si fece una doccia. Era molto stanco ma soprattutto eccitato. Il membro gli aveva dato un grande fastidio, e l'immagine di Angela in tutti i modi possibili, non se ne era mai andata via dal cuore. Decise di masturbarsi prima di andare a letto. Così mentre l'acqua gli scendeva addosso, lui con la mano destra si eccitava e con l'altra si reggeva alle piastrelle. Pensando a lei, sempre e solo a lei, senza nessuna tregua, continuò e continuò gemendo e mugolando il suo nome, finché venne. Aveva chiuso gli occhi per la potenza di quello che aveva sentito, ma poco dopo l'acqua aveva cancellato tutto. Così molto stanco, ma più tranquillo, si passò il sapone sul corpo e si sciacquò. Chiuse la manopola dell'acqua e uscì prendendo il telo e asciugandosi. Con l'asciugamano in vita, andò verso la stanza, dove decise di indossare il pigiama. Poi piano piano, uscì e andò verso la stanzadel figlio. Aprì la porta e notò Alessandro sotto le coperte, con un po' del corpo scoperto. Era un letto singolo ma largo. Era quasi tutto buio tranne che per una lucetta accesa. Dormiva sempre così. Una piccola abat-jour sulla scrivania. Sorrise. Dio quanto gli era mancato. Si avvicinòal letto e si stese dal lato sinistro dove c'era del posto. Tolse un po' della coperta aggrovigliata dal corpo del figlio e si coprì abbracciandolo. Così da sentirne il calore. Gli sembrava un'eternità che non lo stringeva e forse lo era. Si vedevano sempre poco, soprattutto adesso che di tempo non ne aveva. Sentirlo vicinofinché dormiva, era tutto ciò che voleva provareadesso.
Poco dopo si addormentò. Gli era sembrato di aver chiuso gli occhi pochi minuti prima, quando sentì suonare la sveglia. Il figlio si sarebbe alzato per andare a scuola, così decise di preparargli la colazione come capitava sempre quando era a casa. Seppur ancora stanco si sentiva meglio. Si alzò e andò nella stanza per vestirsi e sistemarsi, prima di fare il caffè, preparare il latte e mettere i croissant dal congelatore nel forno.
Alessandro dopo una quindicina di minuti era sceso. Gli sorrise. Era stato contento di aver dormito con lui anche se era stato stretto. Era da tempo che non stavano assieme.
«Quando pensi di poter tornare papà?»
«In che senso Ale?»
«Nel senso in maniera continuativa».
«Purtroppo non lo so, il mio lavoro è così, spero presto. Piuttosto, raccontami un po' di novità. Dopo se vuoi ti accompagno io a scuola».

Monika Venusia

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