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Autore: Teodoro Lorenzo
Campus Marie Curie - Ricordi di scuola
Narrativa Umoristica
Lettori 343
Campus Marie Curie - Ricordi di scuola

I compagni di scuola sono come i parenti: come loro non li scegli ma te li ritrovi. Finisci in una classe, così, per le imponderabili macchinazioni del destino e da quel giorno, per una lunga catena di giorni, i loro nomi e i loro volti vivranno con te. Non li dimenticherai mai più.
Buoni, cattivi, simpatici, antipatici tutti alla fine ti rimarranno nel cuore.
Presi dagli infiniti garbugli della vita passeranno magari anni senza che uno dei nostri pensieri li sfiori ma loro sono ancora lì, appena sotto la sabbia delle nostre impellenze quotidiane. Non sono scomparsi, anzi basterà un tocco della mano per spostare un po' di sabbia ed essi riemergeranno in tutto il loro nitore.
E ci ritroveremo a scandire i loro nomi, in ordine alfabetico, rifacendo l'appello come all'inizio di tutte quelle lontane mattine.
Così è successo a me.
Un giorno mi sono comparsi all'improvviso i loro volti e tirandoli su ho visto che a ciascuno di essi erano legati luoghi e vicende, lunghe sonagliere che cozzavano e si intrecciavano tra loro, risuonando nella mia mente con un gioioso trambusto. In qualche modo mi chiamavano, e ho voluto seguirle fino in fondo.
Ciò che hanno prodotto le loro evocazioni è contenuto nel libro che state tenendo in mano.
Potrei definirlo l'anti-Cuore ( non è una medicina, mi riferisco a De Amicis). Anche il mio parla dell'ultimo anno di liceo ma mentre lì si spremevano lacrime, qui si vuole suscitare qualche sorriso; mentre lì il tono era aulico e severo qui diventa ilare e dissacrante.
Non ci sono messaggi sociologici né insegnamenti morali; ho voluto solo intrattenere e divertire.
Adesso la sabbia coprirà di nuovo nomi e volti. Episodi che non ho riportato alla luce rimarranno sotterrati chissà per quanti anni ancora, forse per sempre.
Come l'esame di maturità. Ed allora ne parlo adesso, perché scampi all'oblio.
Sulla maturità hanno fatto film a profusione, ed ognuno di noi ne conserva un ricordo indelebile.
Il mio parte dalla notte della seconda prova, il mai abbastanza vituperato compito di matematica: una notte passata quasi completamente in bianco.
Mellano Riccardo, detto Melo, noto per essere il meno coraggioso della classe e portatore sano, si fa per dire, di tutte le ansie possibili e immaginabili - figuratevi in quale stato dovesse trovarsi nell'imminenza dell'esame - attraverso un canale a suo dire assolutamente segreto e garantito, addirittura ministeriale, ma shh, silenzio! perché si può andare nel penale, ci rivelò di essere entrato in possesso della traccia del problema dell'indomani.
Alla luce della lampada da tavolo, fino a notte fonda, io lui e Pinotti, eccelso inventore e disegnatore di fumetti ma assai meno talentuoso in fatto di diagrammi e trigonometria, sudammo più delle proverbiali sette camicie per venire a capo di quel contorcimento matematico.
Con la salvifica soluzione in tasca ci presentammo a scuola, mezzi rintronati, qualche ora dopo.
Sarà stato per le ore di sonno perdute, che mi hanno privato di quella poca lucidità che avevo di mio in fatto di numeri, sarà stato, molto più probabilmente, per il passaggio dei diversi Cerberi lungo i camminamenti tra i banchi, che hanno impedito il solito provvidenziale trasvolo dei bigliettini, fatto sta che quando all'orale il presidente della commissione mi mostrò il protocollo che avevo consegnato, feci fatica a distinguere la mia scrittura, tanto era coperta da sottolineature, segni di croce e punti interrogativi rossi e blu.
Mi pare superfluo sottolineare che la traccia proveniente dal canale sicuro e garantito di Melo, addirittura ministeriale, si era rivelata la solita bufala invereconda, che aveva preso al gancio noi e lo farà con altri (una bella percentuale) in tutti gli esami di maturità dei secoli futuri.
E non perché eravamo, sono e saranno tutti un branco di allocchi decerebrati, ma solo perché prima dell'inizio delle prove gli studenti non sono che ragazzi spaventati che si aggrapperebbero a qualsiasi cosa pur di alleggerire la loro ansia. Anche ad una traccia fasulla.
Il famigerato presidente mi risparmiò la lettura del voto che mi era stato assegnato. Ma non lo fece per pietà.
Tenendo con due dita il mio compito, come disgustato da un insetto che sta per schiacciare e lasciar cadere nel water, commentò così la mia performance:
“Mi dice il membro interno che lei gioca a pallone. Ecco, continui a giocare”, come a dire, lascia perdere lo studio perché non fa per te; e mi lasciò alla grinfie degli altri membri per essere sottoposto al rituale interrogatorio.
Con qualche risposta ben azzeccata mi stavo risollevando dall'asfalto sul quale mi ero schiantato; il famigerato, che evidentemente non aveva gradito questo colpo d'ala, per lui imprevisto e sorprendente, osservava in silenzio e intanto prendeva la mira. Chissà per quali imperscrutabili motivi, tra i tanti aveva scelto me come bersaglio del suo umano livore.
Quando mi ebbe ben inquadrato nel suo mirino, al termine dell'interrogatorio, premette il grilletto:
“Prima di andare via, ci dica ancora una cosa: qual è la differenza tra mito e leggenda?”
Naturalmente si trattava di una domanda fatta per puro sadismo, fuori da ogni programma scolastico.
Mentre perdevo vertiginosamente quota, balbettando qualcosa a proposito di uomini e dei, società e religione, feci in tempo ad osservare il suo ghigno di soddisfazione prima di sfracellarmi al suolo. Ho ancora una buona mira, deve aver pensato.
A tutti gli studenti che leggeranno questo libro rivolgo allora una raccomandazione e una preghiera.
Come diceva giustamente qualcuno: ride bene chi ride ultimo.
All'ineffabile Presidente Grande Uff. Lup. Man. che sfoderando sapienza e pochezza d'animo mi suggerì quella lontana mattina di pensare ad altro e non agli studi ( lasciate ogni speranza voi che entrate – pensava forse di essere Dante) vorrei in qualche modo far sapere che mi sono laureato, ho preso due Master e ho fatto l'avvocato per quasi tutta la mia vita professionale.
Quindi, ed ecco la raccomandazione: attenzione ai falsi profeti (soprattutto di sventure), ai falsi sapienti, e più in generale ai falsi. Teneteli lontano, e ricordate: la vera intelligenza sta nel cuore.
E adesso la preghiera. Dopo più di quarant'anni vi confesso che non ho ancora capito esattamente la differenza tra mito e leggenda.
Qualcuno me la può spiegare?


Ringrazio le autorità del Liceo Scientifico Marie Curie di Grugliasco che mi hanno messo a disposizione i locali in cui si svolgono le azioni di questo libro.


Due vecchi compagni di scuola si incontrano un giorno imprecisato in un luogo indefinito. Sono dieci anni che non si vedono. Scegliete voi il giorno, scegliete voi il luogo e le modalità dell'incontro; lascio che la vostra fantasia si sbizzarrisca alla ricerca della soluzione più originale
Fateli trovare faccia a faccia mentre stanno svoltando il medesimo angolo di una strada di Nuova Delhi o mentre raccolgono conchiglie sulla spiaggia di Otranto o facendo pesca subacquea nei fondali del Po.
Insomma, decidete un po' voi, ma fateli incontrare, perché altrimenti il libro non può andare avanti.
Dopo che i due si sono scambiati le prime occhiate il resto viene da sé: indecisione (che sia proprio lui?), veloce retromarcia (no, non può essere, dopo tutti questi anni chissà che fine ha fatto), felice sicurezza alla vista del particolare decisivo (ma sì, è proprio lui! Conosco una sola persona che porta l'orologio da polso alla caviglia. Sai che contorsioni ogni volta che doveva leggere l'ora.)
Poi tutto si svolge ad un ritmo accelerato, come nelle comiche: rapido avvicinamento, abbracci, pacche sulle spalle. Ritorniamo pure a velocità normale.
“Caro Tirabassi, da quanto tempo! Ti ho riconosciuto subito sai (pietosa bugia), vecchio leone, come te la passi?”
“Caro Righetti, i tempi spensierati del liceo sono lontani ma non posso dire di passarmela male, anzi. Mi sono sposato con Ines, la ragazza della quinta C, te la ricordi? quella che era stata scelta per premiare il vincitore della gara giornale della scuola. Tengo ancora nel portafoglio la foto della premiazione; io e lei. Doveva essere un amore eterno, poi lei è scappata con un pompiere di Viggiù e mi sono rimasti quattro figli a cui badare. Lavoro come pelapatate e uomo di fatica...”
“...pelapatate? uomo di fatica? “
"Sì, ma nel più grande ristorante della città.”
"Ah, be', quand'è così Ti immaginavo comunque in qualche circo come contorsionista. Mi ricordo la tua grande abilità nel settore.”
” Niente circo per ora, ma non si sa mai. E tu Righetti, come stai?”
“Mah...anch'io ho passato le mie disavventure, caro Tirabassi. La mia fidanzata, quella con cui uscivo da dieci anni, decise il giorno prima delle nozze di prendere i voti e di chiudersi in convento, lontana dalle tentazioni terrene. Allora io per farle dispetto mi sono fatto prete. Ah, se vuoi una confessione a buon mercato approfittane senza complimenti. A te, in nome della nostra vecchia amicizia, posso fare uno sconto eccezionale. Cinque peccati al prezzo di uno e te ne vai con un'anima più linda di quella lavata con Dixan nuova formula. A proposito...sei poi riuscito a guarire dalla tua isteria? Ti informo che mi sono specializzato in esorcismi, arti magiche e vampirismi: quattro mesi di corso full immersion in Vaticano, non so se mi spiego. Se sospetti di essere ancora posseduto affidati a me senza riserve.”
“Lasciamo stare, non mettere il dito su vecchie piaghe. Così sei diventato un prete. Allora ti devo chiamare don Righetti. Ma, toglimi una curiosità: come hai fatto a risolvere la questione degli atti impuri, quei piaceri solitari ai quali indulgevi con frequenza giornaliera?”
“ Sei il solito bugiardo Tirabassi, dovevi chiamarti Tiraballe. Era una fandonia, e tu lo sai bene, una fandonia messa proditoriamente in giro da quel minchione di Mingone (Dio mi perdoni!); sempre negativo, incapace e invidioso, odiava chi, come me, aveva modestamente un certo seguito. Lui conosceva solo i cavalli, con le ragazze proprio non ci sapeva fare. Io non ho mai fatto quelle cose, come vedi non porto neanche gli occhiali. Ma se proprio si deve parlare di peccati scolastici, ebbene lo confesso: ho sempre copiato. Studiavo poco, lo ammetto, gli occhi non me li sono certo consumati.”
“Vedi, è solo per questo che non porti gli occhiali. Ma in compenso hai un collo molto lungo, direi giraffesco. Del resto, Darwin insegna, l'uso sviluppa l'organo, e tu il collo l'hai usato molto: per guardare sui compiti altrui. Ti chiamavamo carta carbone, ma si tratta di un peccato veniale, stai tranquillo , non ti impedirà di indossare la porpora cardinalizia; cardinale Biagio Righetti, dai, suona bene. E gli altri, hai notizie di qualche nostro vecchio compagno?"
“Da un pezzo non ho più notizie del mondo. Frequento solo luoghi di perdizione, per redimere gli spiriti dannati, e luoghi di espiazione, per confortare i reprobi. Due volta la settimana anche i luoghi di sofferenza: la domenica pomeriggio la curva del Torino, sono rimasto un acceso tifoso dei colori granata, e il giovedì mattina la RSA di Castiglione Torinese. È qui che ho incontrato Vaccarella.”
“Vaccarella? Il secchione del primo banco, il genio della matematica? Avesse mai passato un compito in classe. Ogni volta si rimpiattava dietro una muraglia di libri alta mezzo metro. Neanche un'occhiata di sguincio doveva arrivare sul suo foglio. Ma non doveva iscriversi alla Normale di Pisa?
“Si è iscritto infatti, dopo un severissimo test di ingresso, altamente selettivo, ma di normale ormai non ha più nulla. Dopo due anni di frequenza è andato fuori di testa ed è stato ricoverato in una clinica svizzera dove gli hanno liberato la mente da ogni nozione matematica con un potente lavaggio del cervello. Poi l'hanno portato a Castiglione. Non socializza con gli altri ricoverati, sta sempre da solo, accucciato dietro una pila di libri, come nei giorni dei compiti in classe, e disegna. Un caso di regressione infantile, dicono i dottori.”
“E cosa disegna?”
“Donne nude. La chiamano fantasia compulsiva: desideri non realizzati, persistenti e pervasivi, sogni ad occhi aperti che sostituiscono la realtà.”
“Poveraccio. Vedi cosa succede a non passare i compiti in classe ai compagni? È la nemesi. Ti colpisce senza pietà. Dovrebbero esserne avvisati tutti gli studenti della Terra. Ricordati di farne cenno nella tua prossima omelia. Il castigo per i secchioni egoisti arriva, prima o poi. Devo dire comunque che mi dispiace aver perso i contatti con tutti ma purtroppo, con quattro figli sulla groppa, mi capisci Righetti, non mi resta molto tempo da dedicare alle pubbliche relazioni. Da quando è finita la scuola ho rivisto solo Leporatti, per caso. Mentre stavo lavorando, qualche mese fa, ho gettato uno sguardo distratto sul giornale aperto sotto di me sul quale facevo cadere le bucce. All'improvviso ho visto la sua fotografia, tra i necrologi...Leporatti Cosimo...per poco non mi amputavo un dito.”
“Non mi dire! E cosa gli è successo?”
“È stata tutta colpa di quel suo colorito giallognolo”
“Vuoi dire che si è accorto troppo tardi che il fegato non funzionava e che ormai non c'era più nulla da fare?”
“No, no...è stata una tragica fatalità. Era in vacanza in Kenya e durante un safari organizzato dal Villaggio si è perso tra le mangrovie. I compagni di caccia, intravisti tra l'ombra delle foglie lembi di pelle giallastra, gli hanno scaricato addosso i pallettoni dei loro fucili, scambiandolo per un leopardo. Sono andato al suo funerale e solo lì ho rivisto qualcuno dei nostri vecchi compagni.”
“Hai visto Pinotti, quello che inventava e disegnava fumetti?”
“Sì, si è trasferito in America, adesso abita a Disneyland.”
“E Salvati, il lungagnone altrimenti detto Cirano?”
"Sì, almeno credo. Nella penombra della chiesa ho intravisto una colonna con un naso lungo che sporgeva. Doveva essere lui.”
“E Martino, il flatulente? Secondo me era la colazione del mattino, doveva essere zuppa di fagioli. Lo sforzo che faceva per controllare il suo apparato viscerale impediva l'esplosione, ma non i prodotti olfattivi, che si spandevano subdolamente nell'aria. Martino era il principe delle loffe”
“C'era, c'era. Ho visto anche lui ma per precauzione l'hanno tenuto fuori dalla chiesa. So che lavora in una ditta specializzata in gadget di carnevale: reparto fialette puzzolenti”
“E Lorenzo, Lorenzo c'era?”
"No, lui no. Non si è scomodato neanche per un evento così triste. Ha scritto alla famiglia di Leporatti un biglietto di condoglianze scusandosi per l'assenza. Non aveva tempo, lui. Ha detto di essere troppo impegnato nella vendita porta a porta del suo libro, capirai...”
“Libro? Che libro?”
“Ma sì, qualche raccontino senza fantasia, buttato lì e scritto male sul nostro ultimo anno di liceo. Il furbone me ne ha spedito una copia con dedica sperando nell'appoggio della Chiesa, ma ho letto solo il titolo, e per quanto mi riguarda è già troppo. Eccolo qua, lo stavo giusto portando nel bidone dei rifiuti”
“Aspetta Righetti, non lo buttare. Dallo a me, se non altro lo uso per le bucce. Prima però voglio leggere un racconto, così, per curiosità”
“Come vuoi, ma mi raccomando: adesso che ci siamo rincontrati non perdiamoci di vista.

Teodoro Lorenzo

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