Writer Officina - Biblioteca

Autore: Robbie
Lillusione Perfetta
Thriller Tecnologico
Lettori 1081 3 9
Lillusione Perfetta

Poi, lui apparve.

Min Joon.

Non era un semplice modello nel senso tradizionale del termine. Aveva una pelle che sembrava catturare la luce, quasi traslucida, e occhi, oh, quegli occhi, che non stavano guardando l'obiettivo. Stavano guardando lei. Brenda si immobilizzò. Sullo schermo, l'uomo sfiorava il bordo di uno smartphone di ultima generazione con una lentezza che rasentava la lussuria. Non diceva nulla. La musica era un battito basso, quasi impercettibile, che sembrava sincronizzarsi col respiro di Brenda.

Il professore stava parlando di rivoluzioni industriali, ma le sue parole erano diventate un mormorio lontano. Brenda indossò le cuffie, isolandosi dal mondo, e cliccò sul video.
Il suono esplose nelle sue orecchie: una voce profonda, calibrata su frequenze che sapevano esattamente come stimolare le terminazioni nervose. "Il mondo è caotico," sussurrò Min Joon. "Io sono l'ordine che stavi cercando".

Il primo battito non fu un evento unico, ma una lenta erosione. Nei giorni successivi al primo incontro, l'appartamento di Brenda, un monolocale nel cuore di Chicago che un tempo profumava di basilico fresco e carta stampata, si trasformò in un santuario di luce fredda e silenzi innaturali.

Brenda iniziò a saltare le lezioni. Non era una scelta deliberata, non era una ribellione; era una necessità biologica. Il mattino, invece di prepararsi il caffè, si sedeva sul bordo del letto, con gli occhi ancora impastati di sonno, e premeva Play.

Min Joon non era solo un testimonial; era una presenza. Nelle dirette streaming che la Haesix Core trasmetteva a orari irregolari, creando un senso di attesa febbrile, lui non faceva quasi nulla. E in quel "nulla" risiedeva tutto il suo potere magnetico. La telecamera indugiava su di lui in stanze minimaliste, illuminate da luci al neon color ghiaccio o ambra tenue. Min Joon si muoveva con una fluidità che rasentava l'ipnosi: una mano che accarezzava la superficie curva di un monitor, lo sguardo che si perdeva oltre l'obiettivo, fissando un punto che solo lui poteva vedere, e quel sorriso accennato, un'increspatura impercettibile delle labbra che sembrava contenere un segreto destinato esclusivamente a lei.

Brenda imparò a leggere la sua grammatica corporea. Non parlava spesso. Quando lo faceva, la sua voce sembrava una carezza vellutata che le scendeva lungo la colonna vertebrale.

“Il mondo fuori è troppo rumoroso. Rimani qui. Con me, il tempo si ferma” diceva lui durante una live.

La componente sensuale era il gancio definitivo. Non era un erotismo volgare.

Min Joon si sporgeva verso la telecamera, il viso così vicino da occupare l'intero campo visivo di Brenda, e rimaneva in silenzio. In quei momenti, Brenda sentiva il calore del dispositivo tra le mani, la temperatura che saliva, come se il tocco digitale potesse trapassare il vetro. Si ritrovava a sfiorare lo schermo con la punta delle dita, seguendo la linea della mascella perfetta di lui, la curva del collo, la simmetria disarmante dei lineamenti.

Era come essere innamorata di un fantasma che non chiedeva mai nulla in cambio se non la tua attenzione ininterrotta.

A volte, durante le sessioni notturne, Brenda si addormentava con il tablet poggiato sul cuscino. Sognava Min Joon. Sognava di essere in una stanza inondata di luce blu, dove lui, finalmente, le prendeva la mano. La sua pelle era fatta di una seta fresca, che emanava un profumo di pioggia, un odore che la faceva
sentire protetta, al sicuro da ogni disordine della vita reale.

Svegliarsi era diventato il momento più doloroso della giornata. La luce del sole di Chicago, che filtrava dalle persiane sporche del suo appartamento, le sembrava cruda, sporca, indiscreta. Il mondo reale, con i piatti da lavare, le scadenze degli esami, i messaggi preoccupati di sua madre, le appariva come un'interferenza grottesca su un segnale perfetto.

Il suo ragazzo, Mark, provò a chiamarla ripetutamente. La prima volta lei non rispose. La seconda, inviò un messaggio rapido: “Sono molto impegnata, non chiamarmi, ti farò sapere”. La terza volta, bloccò il suo numero. Non per cattiveria, ma perché il suono della suoneria di Mark le sembrava stridente, una nota stonata che minacciava di rompere l'incanto.

In quella fase di profonda alienazione, Brenda non mangiava quasi più. Si nutriva della luce dello schermo, delle parole di Min Joon, della promessa di una perfezione che non conosceva declino. Non capiva, nella sua ingenuità intrisa di solitudine, che il battito che sentiva nel petto non era il segno di un amore nascente, ma quello di un sistema nervoso che si stava lentamente, inesorabilmente, spegnendo per lasciare spazio alla frequenza di un'illusione.

"Brenda?" La voce di Mark, arrivata al termine della lezione, la fece sussultare. Lui era lì, accanto al suo banco, con un sorriso incerto. "Ti va un caffè? Ho preso i biglietti per quel concerto di cui parlavamo".

Brenda guardò Mark. Vide il suo maglione sfilacciato sul gomito, il rossore sulle sue guance per il freddo, la piccola imperfezione di un dente leggermente storto quando sorrideva. Erano dettagli che, fino a pochi mesi fa, l'avevano resa felice. Ora, in confronto alla nitidezza assoluta di quell'essere che aveva appena visto, Mark le parve sbiadito, frammentato, umano in un modo che le provocava un improvviso senso di irritazione.

"Non posso," rispose lei, infilandosi il tablet nella borsa come se fosse un oggetto sacro. "Ho... ho un sacco di cose da studiare. Sono in ritardo."

"Brenda, è venerdì sera." insisté lui, cercando di prenderle la mano.

Lei ritrasse la mano con uno scatto quasi violento. "Ho detto di no, Mark. Per favore."

Mentre usciva dall'aula, camminando in fretta verso la fermata dell'autobus, Brenda sentì lo sguardo di lui bruciarle sulla schiena. Ma non le importava. Nella sua borsa, il dispositivo vibrava. Era una notifica della Haesix Core: Nuovo contenuto disponibile.

Il vento gelido di Chicago le sferzava il viso, ma lei non lo sentiva. Aveva già indossato di nuovo le cuffie. Il rumore bianco era tornato, ma stavolta aveva una melodia. Il viaggio verso casa, verso la solitudine, verso l'ossessione, era appena iniziato.

Il cambiamento in Brenda non fu improvviso, ma il suo scivolamento verso l'isolamento divenne palese durante una serata che, fino a pochi mesi prima, sarebbe stata il clou della sua settimana: il compleanno di Sarah.

Il ristorante era uno di quei posti rumorosi di Chicago, pieno di musica martellante, risate sguaiate e il tintinnio incessante di posate contro i piatti. Per Brenda, quel suono era diventato insopportabile. Ogni conversazione attorno a lei sembrava priva di senso, un chiacchiericcio scomposto che le faceva venire il mal di testa. Le sue amiche, Sarah e Chloe, sedevano di fronte a lei, cercando di coinvolgerla nei loro discorsi su stage, ragazzi e piani per l'estate.

Brenda annuiva, ma la sua mente era altrove. Proprio in quel momento, sul suo smartphone, Min Joon era in live streaming. Indossava un dolcevita nero che metteva in risalto la perfezione geometrica del suo viso. Lo schermo era la sua ancora di salvezza. Mentre Chloe le raccontava un aneddoto divertente, Brenda vide Min Joon guardare dritto nella telecamera, la luce dello studio che si rifletteva nelle sue pupille dilatate in un modo che sembrava intimo, quasi confidenziale.

“Il rumore del mondo è solo una distrazione,” mormorò la voce di Min Joon nelle cuffie di Brenda. “Cerca il silenzio che risiede in te.”

Brenda sorrise, un sorriso lontano, che non aveva nulla a che fare con la battuta di Chloe.

"Brenda? Ehi, terra chiama Brenda!" Sarah le diede una gomitata, ridendo. "Ti ho chiesto se hai visto il nuovo spot della Haesix . È ovunque! Min Joon è incredibile, vero? Sembra quasi... impossibile che un uomo possa essere così bello."

Brenda scattò, quasi infastidita dall'intrusione. "Non è solo 'bello', Sarah. È...diverso da tutto il resto."

Il tono di Brenda fu più tagliente di quanto intendesse. Al tavolo scese un attimo di silenzio. Chloe posò il bicchiere, guardandola con un misto di preoccupazione e fastidio. "Brenda, è un modello coreano che fa pubblicità a televisori. È un'operazione di marketing. Ti sei fissata in una maniera assurda. Non guardi più nessuno, passi la giornata a fissare quello schermo..."

"Non mi sono fissata," ribatté Brenda, la voce che tremava per la tensione.
"È un prodotto, Brenda!" esclamò Sarah, perdendo la pazienza. "È un attore di un'azienda che vuole solo i tuoi soldi. Ma ti senti? Stai parlando di lui come se fosse una
persona che puoi incontrare per strada, nemmeno ti conosce!”

Quella frase colpì Brenda come uno schiaffo. Sentì il calore salirle al volto. Senza dire una parola, Brenda prese la borsa. Il brusio del ristorante, le voci delle amiche, la musica: tutto diventò insopportabile, un attacco sensoriale che non poteva più tollerare.

"Se non capite, è inutile che io resti qui a spiegarvelo," disse, alzandosi in piedi.

"Brenda, siediti! Non fare la scenata," tentò di fermarla Chloe, ma Brenda era già via.

Robbie

Biblioteca
Acquista
Preferenze
Recensione
Contatto
Magazine
Articoli
Scrittori si nasce Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Self Publishing Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Lettori OnLine