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La coppia cammina sul marciapiede, quando si ferma davanti a una piazza. - Cosa c'è? – chiede la donna, cinquantenne. - Nulla; perché? – risponde l'uomo, qualche anno in più. - Ogni volta che passiamo da qui ... volgi lo sguardo alla piazza e rimani sovrappensiero. – - Questo posto mi fa venire in mente vecchi ricordi. – - Vecchi quanto? Scusami se te lo chiedo, non sono affari miei. È come se non volessi aprirti con me, parli poco del tuo passato; mi sento come un'estranea. – - Sono io a dovermi scusare, è che ... per me non è facile. – - Avrai i tuoi motivi. – - Sì. – - Va bene, se non ti va non sei costretto a farlo. – - Qui ... portavo spesso i miei figli. A loro piaceva parecchio, amavano divertirsi. Tutto è rimasto come allora, l'altalena, lo scivolo ... - dice l'uomo indirizzando lo sguardo verso il piccolo parco giochi. – Provo la sensazione come se fossero lì. – - Capisco. E questo ti mette tristezza? – - Non lo so. – - Sei molto legato a loro. – - Sì. – - In questi cinque anni che stiamo insieme ho conosciuto tuo figlio ma non tua figlia, se non casualmente di vista. – - Lei ha un carattere particolare ... è un po' difficile. – - Anche con te? – - Con tutti. – - Vive con la tua ex moglie, giusto? – - Sì. – - Vi parlate? – - Con mia figlia? – - Sì. – - Non molto. – - Lo sospettavo. Questo ti fa stare male. – - Già. – - Spero che tutto questo si sistemi; non vorrei che fossi io la causa. – - No, ti ho detto che lei è così. – - Ha un carattere difficile. – - Esatto! – - Sistemerai tutto, ne sono convinta. – - È quello che desidero. – - Anche tu hai un bel carattere, riesci sempre a raggiungere i tuoi obiettivi; me ne hai dato una prova. – - Ti riferisci a te? – - Sì. – - Non avrei mollato per nessun motivo al mondo. – - Lo stesso farai con tua figlia. – - È un caso complicato, ma ce la metterò tutta. –
Il turno di lavoro per alcuni operai è finito, e i dipendenti escono dall'azienda per far ritorno a casa. - Quello, non so come riesca a stare in piedi - dice un uomo, quarantacinquenne. - Ti riferisci a Giulio? – chiede Roberto, osservando un collega più giovane che si appresta a salire sulla sua macchina. - Sì, proprio lui. È uno che fa uso di droghe, e non mi riferisco alla semplice erba. - Può darsi che gli piaccia bere. – - Anche, ma non solo, ci scommetterei sulla paga di un anno. Qui si parla di droghe pesanti. So che è sposato, e ha pure un figlio. Cristo! È come vendere l'anima al diavolo. – - Può darsi che ti sbagli. – - No, conosco bene quest'ambiente. – - Non mi dirai ... - - Che abbia fatto uso di droghe? Sì, lo ammetto, tanti anni fa, e fortunatamente me ne sono uscito ... con l'aiuto di Dio. – - Non è facile. – - No. E ogni volta che ti risollevi, c'è il rischio che ci ricadi di nuovo. – - Ti è andata bene. – - Sì, lo posso dire a voce alta. Spero che Dio lo assista. - - Non è stato Dio ad aiutarti a uscirne, ma la tua determinazione. Sì, bisogna armarsi di buona volontà. -
L'uomo sale in macchina quando suono il telefonino. Guarda sul display prima di rispondere. - Ciao Marta. – - Ciao Roberto. Disturbo? – - No, sono appena uscito dal lavoro. Mi trovo in macchina. – - Allora è meglio che ci sentiamo dopo. – - No, sono fermo, puoi parlare. – - Ti chiamo per dirti sempre le stesse cose. – - Ti riferisci a Marisa? – - Sì. – - È anche mia figlia, è giusto che ne parli con me. Cosa è successo? - - La stiamo perdendo, farà una brutta fine se non si tirerà fuori dal quell'inferno. Non è più la stessa. – - Lo so. – - Non vuole farsi aiutare, e le persone che frequenta mi mettono paura, a iniziare dal suo fidanzato. Io ... vorrei rivolgermi alla polizia. – - L'hai fatto in passato, cosa è cambiato? No, dobbiamo pensarci noi, costi quel che costi. – - E in che modo? Più quel che abbiamo fatto, cosa dovremmo fare? – - Il punto è questo, bisogna studiare un piano appropriato. – - E cosa? – - Ci penserò su, molto presto. – - Stai attento. – - Perché? – - Non mi piace quell'ambiente, è gente pericolosa. – - Stanno portando alla rovina nostra figlia, e mi chiedi di stare attento? Farò quello che è necessario. – - Cos'hai in mente? – - Ancora nulla; non me ne starò con le mani in mano, l'ho fatto per molto tempo, ora basta! È arrivato il momento di agire con determinazione. – - Qualsiasi cosa tu abbia in mente, desidero essere informata. – - Certo! – - Sicuro? – - Sì, è interesse comune risolvere il problema. – - Ok. Come sta la tua compagna? – - Irene sta bene, grazie. – - Sono contenta per voi. Io desidero solo un po' di serenità. – - L'avrai, te lo prometto. – - Sì, è quello che mi ripeto continuamente. – - Bisogna essere ottimisti. – - Sì. Be', ora ti lascio. Ci sentiamo. - - Sì, a presto. – Roberto chiude la conversazione mentre nella sua mente affiorano scene del passato: - Papà, spingimi forte – dice la bimba sopra l'altalena. - Certo, piccola, ti farò volare. Ma tieniti forte, mi raccomando. – - Che si sbrighi, vorrei salirci anch'io – interviene il fratello della bambina, di qualche anno più grande. - Le donne hanno la priorità, non dimenticarlo – gli rammenta il papà.
- È normale che la tua ex moglie sia preoccupata, visto che è sua figlia e vivono pure insieme – dice Irene, mentre riordina la cucina. - Sì – replica Roberto, anche lui intento a mettere in ordine. – Questa situazione non può più continuare. – - Già. Capisco il dolore che provi; vorrei tanto poter esservi d'aiuto. – - Ho deciso che prenderò alcuni giorni di ferie dal lavoro. – - Quando? – - Spero da domani; ho già fatto richiesta. – - Non me ne avevi parlato. – - Scusami, l'avrei fatto non appena me l'avessero accordate. – - A cosa ti servono? – - Be', non posso più attendere. – - Per tua figlia? – - Sì. – - E cosa pensi di fare? – - Qualsiasi cosa sia utile; è mia figlia, e poi glielo devo. – - Pensi che ti ascolterà? – - Non credo. – - E allora? – - Non lo so, ma voglio tentarci con tutte le mie forze. Io ... - - Di tutto questo ti senti responsabile. – - Sì. – - Non ne abbiamo mai parlato, ma l'ho capito dal tormento che ti rode l'anima. – - Sì. – - Io non posso fare nulla. – - No, nessuno può aiutarmi. – - Ok. Però promettimi una cosa, che non farai stronzate. – - Non so cosa farò, ma ti prometto che ogni decisione verrà presa con accurata ponderazione. – - Accurata ponderazione. – - Sì. – - Suona bene. – - Già. – - Cosa devo dire? Speriamo bene. – - Grazie. –
Le ferie, una settimana, vengono accordate. Non è molto, ma devono bastare a portare a termine il programma che Roberto si è prefissato: togliere la figlia dall'ambiente tossico in cui si è infilata e allo stesso tempo acquietare il suo tormento.
- Papà! – - Ciao Sergio. – - Hai voluto vedermi e mi ha fatto molto piacere, ma ti sei tenuto sulle tue su quello che hai da dirmi. – - Preferisco parlarne di persona e non al telefono. – - È qualcosa di grave? – - No, tranquillo. Andiamo a sederci in un bar? – - Sì. –
Padre e figlio entrano nel locale e siedono al tavolino. Ordinano due caffè che gli vengono portati di lì a poco. - Come stai? – chiede Roberto. - Bene – risponde Sergio. - Il tuo rapporto con Angela? – - Non potrebbe andare meglio. – - Sono contento. Hai sentito o visto Marisa? – - No, lo sai, non comunichiamo più. È come se avesse chiuso i ponti con tutto ciò che aveva di più caro. – - Già. – - L'abbiamo tentate tutte, ma niente, è come se ce l'avesse a morte con noi. – - È proprio così. – - Ma cosa le abbiamo fatto? – - Voi nulla. – - Cosa vuoi dire? – - No, niente, penso a tante cose. Mi sono preso alcuni giorni dal lavoro e voglio dedicarli a lei. – - Ci vuoi riprovare ancora? Pensi di convincerla? – - Non possiamo permetterci che faccia una brutta fine, perché è così che si chiuderà questa vicenda. – - Non vorrà ascoltarti. – - Questa volta lo deve, a costo di prenderla a schiaffi. – - E non pensi ... - - A quello che le sta attorno? Certo che ci penso, per questo ho voluto vederti. Tu quella gentaglia la conosci, giusto? –
Salvatore Scalisi
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