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Autore: Salvatore Scalisi
Athena - La vendetta
Giallo Fantapolitico
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Athena - La vendetta

Il meraviglioso paese, incastonato come un gioiello tra le sinuose colline, si sveglia da un incubo. Per i suoi abitanti è stata una notte terribile, rintanati in casa, come se fuori ci fosse il coprifuoco. Quando, timidamente, alle prime luci dell'alba decidono di uscire per capire cosa avesse disturbato la loro quiete, rimangono esterrefatti.
- ... no, non è possibile! – esclama una donna. – È tutto tranquillo, come se non fosse successo nulla; eppure, abbiamo sentito tutti gli spari, l'esplosione, gli elicotteri sorvolare la zona ... -
- Già! – replica un uomo. – È davvero molto strano. –
- Non è possibile che siamo andati tutti fuori di testa – interviene un altro abitante del paese. – Non ce lo siamo sognato, questo è poco ma sicuro. –
- Mia figlia non è rientrata a casa ... - dice una donna. – Sì, non ho notizie di Laura da ieri sera, prima che succedessero i fatti. Mi aveva chiamato dicendomi che lei e la sua amica Francesca stavano allontanandosi per una breve vacanza e che sarebbero ritornate presto. Mi ha detto che dovevamo stare tranquilli, ma dopo quello che ho sentito stanotte, non lo siamo affatto. Non vorrei che le fosse successo qualcosa ... -
- Io, non ho notizie di mia figlia – dice un uomo anziano, appena sopraggiunto. – Francesca non si sarebbe mai comportata così; le è successo sicuramente qualcosa, ne sono più che convinto. –
- Quindi, sappiamo che entrambe le due amiche si sono allontanate poco prima che si scatenasse l'inferno ... inferno di cui non è rimasta nessuna traccia – commenta un giovane uomo.
- So che la mia ragazza aveva deciso di aiutare quell'uomo ... mi riferisco allo straniero. - dice il papà di Francesca. – Sì, come collaboratrice domestica. Solo il tempo di mettere un po' d'ordine in quella casa, è quello che mi aveva assicurato. –
- Laura era andata a darle una mano – fa sapere la mamma dell'amica.
- Be', allora cosa aspettiamo?! Andiamo in quella benedetta casa – dice l'uomo.

***

Un nutrito gruppo di persone raggiungono a piedi l'abitazione dello straniero, Francesco per le due amiche, situata appena fuori dal paese. L'uscio è socchiuso; bussano, ma non risponde nessuno. Sei di loro entrano nell'appartamento, tra questi, i genitori delle due giovani donne scomparse. Tutto sembra in ordine, grazie anche al lavoro delle due collaboratrici domestiche. Dopo aver perlustrato la casa, l'attenzione viene rivolta su un borsone aperto appoggiato sul tavolo del soggiorno. Un uomo gli si avvicina con un certo timore, come se al suo interno ci fosse una bomba pronta a esplodere da un momento all'altro. Presosi di coraggio, va a sbirciare dentro, constatando, con un sospiro di sollievo, che è vuoto.
- ... qui non c'è nessuno – dice uno del gruppo.
- È scomparso anche lui – replica un uomo. – E non c'è nessuna traccia delle due ragazze. Che si siano allontanati insieme ... -
- Lo escludo – risponde il papà di Francesca. – Me ne avrebbe parlato; e poi, per lei era un perfetto sconosciuto. Mia figlia non era il tipo di avventurarsi in simili situazioni. –
- Sarà pure così, fatto sta che sono scomparsi tutti e tre; non possiamo definirla una pura coincidenza. –
- Sì, sono d'accordo – interviene un altro del gruppo. – Penso anche che abbiano a che fare col casino di stanotte. –
- Cosa vuoi dire?! – risponde con tono duro il papà di Francesca.
- Che nulla succede per caso. Il casino di stanotte, l'allontanamento simultaneo, aggiungerei forzato, delle due ragazze e dell'uomo. Il quadro è fin troppo chiaro; qui c'è sotto qualcosa ... di estremamente pericoloso. Mi dispiace ... -
- Ho paura per mia figlia – dice con aria affranta la mamma di Laura.
- Cosa dobbiamo fare? – chiede un uomo.
- Intanto, denunciare la loro scomparsa, mi sembra la cosa più ovvia, e sperare che alle due ragazze non sia successo nulla di brutto. –
- Io pregherei anche per l'uomo. –
- Ognuno è libero di fare quello che vuole; per me è lui la causa di tutto e ha coinvolto, seppur involontariamente, anche le due ragazze. Ecco, perché se ne stava da solo, senza dare confidenza a nessuno. Uno che si comporta così ci sarà pure un motivo. –
- Ok. In questi casi il tempo è prezioso, perciò sbrighiamoci a informare gli organi competenti. –
- Che Dio li aiuti – commenta una donna del gruppo.

***

Negli uffici della procura un uomo percorre il corridoio, per poi fermarsi davanti a una porta, sulla quale c'è una targhetta con su scritto: Procuratore capo.
- Sì? –
L'uomo, quarantenne, entra nella stanza.
- Posso? –
- Certo. Piero, accomodati – risponde il Procuratore capo, sulla sessantina d'anni, seduto dietro alla sua scrivania.
L'uomo si siede sulla poltrona.
- Hai chiesto di me? –
- C'è un nuovo caso e vorrei che fossi tu ad interessartene. –
- Va bene. Di cosa si tratta? –
- Di tre persone scomparse misteriosamente. –
- Ah, sì, mi è giunta notizia. –
- Ma immagino che non l'hai approfondita. –
- No, non ancora. –
- Già. Il luogo in cui sono scomparse è il tuo paese natio. –
- Davvero? –
- Già. Da quello che hanno raccontato i residenti, sembrerebbe che durante la notte in quell'angolo sperduto di mondo sia scoppiato il finimondo, con sparatorie, esplosioni e perfino elicotteri che sorvolavano la zona a bassa quota. La cosa più strana e che l'indomani mattina nulla di tutto questo è apparso ai loro occhi. A parte la scomparsa delle tre persone, ovviamente. –
- Molto strano. –
- Proprio così. So che sei molto legato a quel paese. –
- Sì. Lì ci sono le mie radici; ci sono nato e cresciuto in quel buco di paese, e devo dire, anche se in tanti non so cosa darebbero per scaparsene via, io l'adoro. –
- A tal punto di viverci? –
- ... forse. Non escludo che un giorno possa succedere; e chissà, magari non troppo tardi. –
- Ehi, non starai pensando di andare prematuramente in pensione? – gli chiede il Procuratore capo.
- E chi lo sa – risponde con il sorriso sulle labbra, Piero.
- Intanto, hai l'opportunità di fare una rimpatriata con parenti e amici che vedi di rado, anche se non si può considerare una vacanza. -
- Be', questo è sicuro. Spero che non sia successo nulla di brutto, sarebbe ingiusto ... è un luogo così tranquillo. –

***

- Sa, una volta se ne incontravano di più autostoppisti, si vede che i tempi cambiano – afferma l'uomo seduto al voltante di un tir, sul rettilineo dell'autostrada. – Ancor meno donne ... -
- La giovane donna seduta sul sedile a fianco gli rivolge lo sguardo.
- È di questa zona? – le chiede l'uomo.
- ... diciamo di sì – risponde lei.
- Io sono Francesco. –
La giovane accenna un sorriso.
- Be', lo so, non è un gran nome. –
- No, non è questo, e che mi suona molto familiare. –
- Capisco. Il suo nome? –
La giovane ha un attimo di esitazione.
- Be', non è obbligata a dirmelo. –
- ... Athena. Il mio nome è Athena. –
- Bello! È la prima volta che lo sento nominare. Da dove proviene? –
- È una divinità greca. –
- Infatti, sa di mitologia. Cos'è, una guerriera? –
- Esatto! –
- Interessante. Intende fare la guerra? – dice con tono ironico l'uomo.
- Sì, è proprio quello che intendo fare – risponde sulla stessa falsariga, Athena.
- Non vorrà incominciare adesso? –
- No, sono in un momento di relax. –
- Be', la ringrazio. –

- Grazie per il passaggio – dice Athena.
- Grazie a lei per la compagnia – risponde l'uomo. – Le auguro buona fortuna. Ci vada piano, mi raccomando ... -
- Sicuro. –

La giovane scende dal tir nella zona periferica della città. È stato sempre il suo sogno allontanarsi per un po' dal paese, staccare la spina, ma mai avrebbe pensato una simile avventura. Aver dovuto lasciare la sua famiglia in questo modo la fa stare male, ma non ha avuto altra scelta, l'avrebbero eliminata, come hanno fatto con Laura e Francesco. Sì, anche l'uomo, perché nonostante quando l'ha lasciato fosse ancora in vita, non crede che sia stato risparmiato. Da lui ha ricevuto un pesante fardello, simile a una bomba, che se dovesse esplodere porterebbe l'intera umanità alla perdita della propria identità, a non fidarsi l'uno dell'altro, sfociando in un clima di totale anarchia, le cui conseguenze condurrebbero all'inevitabile declino della razza umana.
- Perché proprio io? – dice tra sé e sé Athena, camminando verso l'ignoto. – Io non posso cambiare il mondo, è una responsabilità troppo grande per me ... non posso credere che sia stata scelta ... e da chi? Sono una donna fragile, non ho l'esperienza né la capacità ad affrontare un compito di questa portata ... questo non è uno dei miei giochi in cui mi divertivo da ragazzina, non è nemmeno un sogno, non sto fantasticando. Non saprei nemmeno da dove iniziare ... -

Salvatore Scalisi

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