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Autore: Abel Wakaam
Titolo: L'Equilibrio di Nash
Genere Fantascienza
Lettori 648
L'Equilibrio di Nash

Uppsala University - Svezia

C'era silenzio nell'aula, un silenzio intenso e profondo, fatto di occhi attenti ai gesti e alle parole della dottoressa Linda Sydow che illustrava, giocando coi termini e coi paragoni, quale voce avessero i pianeti e le stelle. - Il Sole ci parla, - affermò, avvicinandosi alla finestra - non ci trasmette solo luce e calore. Il Sole emette onde radio sia per meccanismi termici, a causa dalla sua elevata temperatura, che per quelli non termici... ad esempio per radiazione di sincrotrone, quando gli elettroni vengono forzati in movimenti a spirale attorno alle linee del campo magnetico. Su lunghezze d'onda superiori a 1 cm, cioè inferiori a circa 30 GHz, l'emissione radio del Sole presenta due singoli componenti: una costante detta "Sole calmo - dovuta al calore della nostra stella e una variabile, detta - Sole disturbato - che varia nel tempo e che dipende dalla presenza di macchie solari o flares.

Ad interrompere la sua lezione fu l'impercettibile rumore della porta d'accesso all'aula, e subito lei rivolse lo sguardo verso la direzione del disturbo, assumendo una smorfia di disappunto. Nello stesso istante, tutti gli studenti si alzarono in piedi.

- Scusate l'interruzione, - esclamò Karl Akesson, richiamando a sé la dottoressa - ma devo privarvi della vostra insegnante. Vi terrà compagnia il professor Nilsson fino al termine della lezione.

Era inusuale che il rettore in persona si assumesse il compito di entrare in un'aula per chiamare un insegnante e subito l'intera classe si preoccupò che non fosse accaduto qualcosa di preoccupante. Nilsson impiegò diversi minuti per imporre il silenzio, poi cercò di distrarre gli studenti, rubando qualche appunto dai quaderni della dottoressa.

Nel frattempo, Linda cercò di farsi spiegare il motivo di tanta urgenza, ma ottenne soltanto qualche risposta di circostanza. Una volta raggiunto lo studio del rettore, si trovò di fronte a due sconosciuti che conversavano tra loro con chiare inflessioni americane. - Questi signori vengono da Monte Palomar - li presentò Karl - ed hanno assoluta necessità di parlare con te.

- Così urgente da interrompere una lezione?

- Abbiamo letto attentamente il suo trattato sulle voci dell'universo, - la affrontò immediatamente il più anziano dei due - ed in particolare il concetto che lei propone alla pagina centodiciassette.

- Quello che mi ha messo in ridicolo presso la Comunità Scientifica Internazionale e mi ha indotta a tornare all'insegnamento? Credo che sia un discorso chiuso. Non ho più nulla da dire al proposito.

Ad un cenno dello straniero, il rettore lasciò immediatamente la stanza.

- Preferirei evitare di perdere tempo in inutili polemiche, - continuò l'uomo - lei ha una registrazione di quel segnale anomalo, corredata di precisi dettagli temporali?

Linda scoppiò a ridere: - Non siete astronomi vero? - li incalzò - Altrimenti sapreste che ogni forma di appunto dev'essere annotato con tutti i dettami imposti dalla scienza seguendo un preciso protocollo. Non c'è un altro modo di archiviare un contatto.

- Ci serve quella registrazione. - tagliò corto il misterioso interlocutore.

- E questo cancellerebbe l'opinione sbagliata che si sono fatti di me le teste pensanti di Monte Palomar? Non ho nessuna intenzione di riaprire questa diatriba.

- Ha ragione, non siamo scienziati, facciamo parte dell'Agenzia Di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti e questo dovrebbe bastare a farle comprendere quanto è importante la sua collaborazione nei nostri confronti.

- L'emissione radio di cui parlo alla pagina centodiciassette del libro non è di mia esclusiva proprietà. E' molto instabile e l'ho potuta monitorare solo per un breve periodo. Coi vostri mezzi potreste rintracciarla molto meglio di me, quindi mi chiedo a cosa vi servano i miei dati.

- E' un'emissione monodirezionale. - intervenne il secondo uomo.

- Se fosse davvero unidirezionale, allora avrebbe un andamento temporale.

- Per questo abbiamo bisogno della registrazioni in suo possesso.

- Dunque... vediamo, - sospirò Linda - per una delle tante casualità dell'universo io intercetto una trasmissione radio, diciamo di natura sconosciuta, che poi sparisce, o meglio, viene diretta verso altre coordinate. La Comunità scientifica si prende gioco della mia scoperta, lasciando intendere che ho registrato la televisione del vicino di casa ed ora voi venite a chiedermi i dati di riscontro. Questo può significare soltanto una cosa: avete ascoltato la mia stessa fonte radio, probabilmente per la stessa breve unità di tempo e adesso avete bisogno di me per imbastire un avventato calcolo di tracciamento. Due punti non bastano, dovreste saperlo.

- Abbiamo già due posizioni ed insieme alla sua telemetria possiamo provare a calcolare la curva di trasmissione ricevibile dal nostro pianeta.

- Non vi darò proprio niente se non mi farete partecipe del progetto. - sentenziò Linda - Quindi potete tornarvene a casa e riferire ai capoccioni di Monte Palomar che se le devono cercare da sole le prossime coordinate di ricezione.

I due uomini si consultarono brevemente tra loro, poi chiesero alla dottoressa il tempo per confrontarsi coi loro superiori: - Se ci lascia un contatto diretto, - aggiunse - le faremo sapere.

- Volete farmi credere che l'Agenzia Di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti non sa dove abito e quale sia il mio numero di cellulare o il mio indirizzo email? Allora capisco anche perché non riusciate a rintracciare una trasmissione radio anomala la cui fonte arriva da una distanza inferiore da quella che ci separa dalla Luna.

- Da questo breve colloquio informativo, - ammise Norman Key, presentandosi, - ho l'impressione che lei voglia farci credere che ha molte più informazioni di quelle che sarebbe lecito aspettarsi.

- Le avrei condivise con tutta la Comunità Scientifica Internazionale se non mi avessero fatta passare per una cretina visionaria alle prime armi. Molte delle informazioni in mio possesso nascono dall'esperienza diretta di mio padre.

- Non sempre i figli di un genio sono grandi quanto i propri padri.

- La verità è che, a capo di ogni istituzione, c'è sempre un vecchio parruccone che disdegna di concedere credibilità ai nuovi arrivati.

- Se siamo arrivati fin qui, non è per disquisire in modo polemico su questo argomento. Personalmente ritengo che lei sarebbe un'ottima partner per questa ricerca, ma non sono soltanto io a decidere.

- Non voglio essere una partner, - tagliò corto Linda - se ritenete di aver davvero bisogno di me, voglio essere parte integrante del team...

- ...oppure? - la interruppe Norman - Oppure se ne resterà in disparte senza difendere le sue teorie contro i parrucconi di Monte Palomar?

- Vede, caro mister Key - gli ribadì a muso duro - il piccolo particolare che sfugge a tutti quanti per pura presunzione personale, è che la mia non è una semplice teoria basata su chissà quale entusiasmo giovanile, ma uno studio accurato che prende in considerazione migliaia di emissioni radio che provengono dalle stelle e dai pianeti che ci circondano. Tutte... e con tutte non intendo la maggior parte ma proprio tutte, trasmettono emissioni radio con andamento periodico e ridondante.

- Da quel che mi è concesso di sapere, anche questa strana trasmissione, seppur con le sue anomalie, presenta queste caratteristiche basilari, sono un classico dell'universo.

- E allora perché tanto interesse? - lo interrogò - Perché scomodare l'Agenzia Di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti? No, non risponda, glielo dico io. Quel che preoccupa i cervelloni di Monte Palomar non è la trasmissione in se stessa, ma le pause che contiene e, naturalmente, la sua inaspettata unidirezionalità.

Norman restò in silenzio a guardarla, al pari degli studenti, incantati dalla sua concretezza. - Non accetteranno di accoglierla a pari gradi nel team, - affermò - dovremo trovare un altro modo per introdurla nel gruppo di studio.

- Non potendo indire un concorso pubblico, considerata la riservatezza dell'argomento, potreste istituire un gruppo di lavoro che produca una relazione individuale atta a scoprire le capacità dei vari componenti. Non penso che esistano troppi cervelli che sappiano digerire queste nozioni. In questo caso, potrei fornirvi la mia personale idea sull'argomento.

- Lo ha già fatto alla pagina centodiciassette del suo libro, ma poi ha evitato il confronto.

- In quella pagina ho pubblicato meno del dieci per cento di quello che ho scoperto, - obiettò - e subito sono stata massacrata sulla pubblica piazza, trattata come la figlia pazza di un genio che stava cercando un modo per brillare di luce propria con ogni mezzo lecito o illecito. Mio padre non era amato, ma con lui vivo nessuno dei suoi esimi colleghi avrebbe osato tanto. Non darò le mie preziose informazioni alla stessa gente che mi ha additata come un'eretica del mondo dell'astrofisica!

- La faremo sapere, - continuò Norman - ci lasci consultare coi collaboratori del Presidente ed entro poche ore le comunicheremo cosa possiamo offrirle.

Osservatorio Monte Palomar - Stati Uniti

Una settimana dopo, Linda Sydow si presentò all'osservatorio di Monte Palomar in compagnia di Norman Key e fu presentata agli altri astrofisici presenti in quella che sembrava un'arena. Lei, al centro della stanza, si trovava finalmente faccia a faccia con alcuni dei suoi peggiori denigratori e non aveva nessuna riverenza nei loro confronti.

Fu Albert Hughes ad intavolare la discussione e non fu certo tenero nel suo approccio: - Per far parte di un team, - esordì - bisogna condividere l'idea di base che questo team si prefigge. Lei crede di poter accettare questa semplice osservazione?

- Se tutti la pensassimo allo stesso modo, - rispose in modo calmo ma deciso - questo non sarebbe un team scientifico, ma un gruppo di pensionati in vacanza... e molti di voi, probabilmente hanno già pensato di esserlo.

- Lei non può permettersi di...

- ...mi lasci finire, - lo interruppe, alzando semplicemente il tono della voce - poi se lo riterrà opportuno potrà cacciarmi a pedate da questo posto! Sono venuta sin qui per dirvi che, a differenza di altre volte, questa non sarà una riunione di circostanza. Quello che abbiamo davanti non è una semplice anomalia, ma una trasmissione radio che, definire intelligente, potrebbe essere riduttivo. Personalmente non so quale considerazione abbiate fatto, ma io posso provarvi su base scientifica che nessun corpo celeste può emettere un segnale con pause cicliche su una banda stretta che viene diretta in modo tracciante sulla superficie terrestre.

- Ci può spiegare in modo semplice cosa intende con questa affermazione? - intervenne Norman Key, mettendo a tacere il brusio che si era levato.

- Dodici treni di bit al secondo separate da dodici pause, perfettamente identiche. - continuò Linda - Questo dato l'ho ottenuto rallentando la registrazione di centinaia di volte.

Il silenzio in sala si fece profondo.

- Dalle vostre espressioni mi par di capire che non abbiate mai fatto altrettanto! - commentò la dottoressa, catturando immediatamente l'attenzione generale - Ora, facendo una semplice riflessione e prendendo come certa la provenienza esterna al ciclo orbitale Terra/Luna di questa fonte radio, l'unica considerazione che posso fare è che si tratti di una sorgente di natura meccanica. E se non è un vostro satellite in avaria...

Albert Hughes si alzò faticosamente dalla sua poltrona: - Se lei fosse venuta da noi invece di pubblicare quel libro, ci saremmo potuti confrontare su una base scientifica.

- Vi ho scritto decine di email a cui avete risposto con una frase di circostanza, Cosa avrei dovuto fare per attirare la vostra attenzione?

- Prendere un aereo e raggiungerci qui dopo aver ottenuto un appuntamento.

- E' un po' come chiedere udienza al papa la domenica di Pasqua! - obiettò - Non sarebbe cambiato nulla. Voi sapete per certo che non si tratta di un satellite terrestre vero?

Lo scienziato scosse ripetutamente il capo.

- Ma avete individuato la sua posizione nello spazio esterno?

- Quando ci siamo interessati all'emissione, è andata progressivamente a sparire.

- Mister Key mi ha informata che esiste un altro punto di tracciamento oltre a quelli del Monte Palomar e di Uppsala.

Albert si consultò rapidamente coi colleghi, poi continuò: - Jan Mayen, - disse - è un'isola che fa parte territorialmente della Norvegia. Il segnale lo ha captato una nave oceanografica canadese diretta al porto di Olonkinbyen. Il marconista stava giocando con la radio ed è rimasto incuriosito da questo ticchettio ritmico. Lo ha registrato ed inviato al Ministero delle Telecomunicazioni. Tracciando una linea immaginaria tra il luogo dove siamo ora e l'osservatorio di Uppsala, l'isolotto si trova lungo il percorso.

- Potrebbero essere molti i luoghi in cui era ricevibile ma nessuno era pronto ad ascoltarlo, - ribadì Linda - questa linea immaginaria è un buon punto di partenza e, se lo ha ricevuto una nave, significa che non servono grandi antenne.

- La Thunder non è una nave come tante altre, - spiegò Norman - dietro la sua facciata di nave oceanografica si cela un centro di ascolto per le trasmissioni straniere. Insomma, una nave spia per essere chiari!

Il resto della discussione avvenne fuori dall'arena perché, dopo le prime scaramucce, tutti si erano resi conto delle notevoli capacità della giovane dottoressa svedese. In un colloquio riservato, Albert Hughes le chiese a denti stretti quale ipotesi avesse davvero formulato e la sua risposta altrettanto diretta non si fece attendere: - Guardiamoci in faccia, - esclamò - se non si tratta di satelliti terrestri, non ci sono molte altre possibilità. Solo una macchina può inviare un segnale di questo genere.

- Quel che non capisco è perché lei continui a concedere tanta importanza alle pause.

- Perché stiamo zitti a turno quando uno dei due chiacchiera?

Albert la fissò con gli occhi interessati.

- La risposta è semplice, - continuò Linda - per ascoltare!

Quel che mi sta dicendo, - sussurrò - implica un colloquio verso qualcosa di indefinito, e noi non siamo pronti.

- Tanti anni di ricerca e di messaggi inviati nello spazio e mi vuol far credere che il Governo Americano non è preparato ad un'ipotesi come questa?

- Come reagirebbe se, dopo migliaia di sassi gettati a caso in mare, ne sortisse uno dalla superficie e cadesse sulla spiaggia?

- Mi avvicinerei e lo prenderei in mano!

- Beata gioventù... - commentò l'anziano scienziato - noi invece cominceremmo a chiederci chi e perché l'ha lanciato. Apriremmo un dibattito per comprendere se è amico o nemico e se, in qualche modo, possa rivelarsi un pericolo per la Terra.

- Se mai si trattasse di un pericolo, - obiettò Linda - è meglio scoprire cosa abbiamo davvero di fronte. Non ne conviene?

- Prima di dare un cenno della nostra esistenza, bisogna individuare la fonte della trasmissione. La sua distanza e posizione sono di primaria importanza per la sicurezza del nostro pianeta.

Di colpo, come se non ci fossero mai state, scomparvero tutte le preclusioni verso questa donna tenace, priva di ogni remora e pronta a confrontarsi sulla base di idee concrete.

- La dovremo tenere a freno. - spiegò la sera stessa Albert a Norman Key - corre ad una velocità al quadrato rispetto alla nostra e potrebbe trascinarci in guai seri.

- Da quello che ho potuto costatare, è l'unica che sa dove vuole arrivare e possiede il carattere e le capacità per farlo.

- A volte arrivare in fondo ad una nuova strada non conduce da nessuna parte perché si scopre che ancora non è stato costruito il ponte che oltrepassa il fiume. In questo caso non potremmo tornare indietro.

- Il Presidente non è tranquillo, - spiegò Norman - e nessun abitante di questo mondo lo sarebbe, se messo a conoscenza che c'è qualcosa di indefinito ad un passo da noi.

- Dodici treni di bit e dodici pause fanno così paura all'umanità?

- Sapevate benissimo quale fosse il contenuto della trasmissione, perché le avete fatto credere di cadere letteralmente dalle nuvole?

- Volevamo essere certi che ne fosse al corrente anche lei, - sorrise Albert Hughes - non siamo ancora convinti di aprirle completamente il nostro dossier.

- La dottoressa Sydow non è affatto stupida, farà altrettanto con noi. Io credo che non abbia mai smesso di fare ricerca su questo caso ed anche che si sia fatta un'idea precisa sulla posizione dell'intruso.

- La definizione di intruso mi sembra azzardata, - obiettò Albert - significa accettare di fatto che non faccia parte della specie umana.

- E non è così?

- Sa quante volte abbiamo inneggiato alla scoperta di chissà quali meraviglie scientifiche salvo poi doverci ricredere? Lo stesso hanno fatto i Sovietici ai tempi della guerra fredda... a volte anche col rischio che qualcuno spingesse quel maledetto bottone rosso. No, io crederò ad un intruso, come lo chiama lei, quando lo avrò davanti, magari smontato pezzo per pezzo e dopo avere ottenuto la conferma che la lega con cui è stato plasmato non sia di questo mondo. Abbiamo già perso troppo tempo coi rottami di qualche staterello asiatico che si è divertito a mettere in orbita il suo giocattolino di turno.

- La dottoressa è fermamente convinta che questa volta sia qualcosa di molto serio.

- E quante altre volte ha constatato il contrario? E' intelligente ma non ha nessuna esperienza e non conosce le trame sporche della politica internazionale, quindi cerchiamo di sfruttare le sue conoscenze e poi troveremo il modo per liquidarla.

- L'idea è quella di tenerla con noi, - sentenziò Norman - non possiamo permetterci di perdere una mente eccelsa come la sua.

- Allora auguri, - sorrise sarcasticamente Albert - state solo attenti che non provi da sola a contattare l'intruso senza prima aver creato un piano alternativo di difesa.

Nei giorni successivi, Linda cominciò a lavorare sulla localizzazione del segnale, basandosi sui tre punti certi dov'era stato possibile riceverlo. Se si fosse trattata di una semplice linea retta che aveva in qualche modo seguito la curvatura terrestre, era logico ipotizzare quali altri stati avrebbe potuto raggiungere nella sua traiettoria. - Potrebbe funzionare se l'emettitore si trovasse su un orbita stabile, - spiegò a Norman - ma, se così fosse, lo avremmo già tracciato da un pezzo.

- Nel suo libro, aveva ipotizzato una distanza superiore a quella della Luna.

- Sì... - spiegò - ma potrei aver sbagliato ed un oggetto non può starsene immobile in un punto qualsiasi dello spazio.

- Perché no? - domandò - Se resta fuori dall'attrazione gravitazionale della Terra, nessuna forza può spostarlo da lì.

- L'influenza gravitazionale non è mai assente nell'universo e nulla può restare in equilibrio per sempre, neppure nel vuoto assoluto. C'è sempre una forza che prevale sulle altre... a meno che...

- ...a meno che? - la interrogò Norman.

- E' incredibile come, a volte, chiacchierare con qualcuno che non sa niente di astrofisica, porti a trovare nuove spiegazioni ai problemi più complessi.

- Continuo a non capire. - insistette Norman, sorpreso dal suo entusiasmo.

- Non è vero che non esiste un luogo nell'universo che non venga influenzato dalle forze gravitazionali dei pianeti. - spiegò Linda - O meglio, ci sono luoghi dove queste forze si annullano.

- Non so se riuscirò a capirlo, ma provi lo stesso a spiegarmelo.

- Immagina un punto indefinito dove tutte le forze di attrazione si compensino. - passò ad un approccio più informale - E' come se tu mettessi una sfera metallica tra due calamite identiche. Se riuscissi a posizionarla proprio nel mezzo, la loro forza si compenserebbe. Lo stesso accadrebbe con magneti di diversa grandezza e punti intermedi differenti. Ora prova a sostituire mentalmente le calamite col sole e coi pianeti, e spostati dall'idea di un piano orizzontale ed uno su tre assi.

Abel Wakaam
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