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Mariano Sabatini (Roma, 18 marzo 1971) è un giornalista, conduttore radiofonico e scrittore. Ha iniziato a lavorare nel 1992 come cronista per una testata romana. Due anni dopo viene chiamato da Luciano Rispoli a sostituire un autore del Tappeto Volante su Telemontecarlo. Da allora ha proseguito parallelamente l'attività giornalistica e quella di autore televisivo. I suoi ultimi romanzi sono: L'inganno dell'ippocastano e Primo venne Caino, con protagonista il giornalista investigatore Leo Maliverno.
Mauro Santomauro è nato nel 1949 ed è stato farmacista della Serenissima, salendo alla ribalta delle cronache quando rinunciò a trasferire la sua farmacia in terraferma. Nella sua vita è stato chimico, distillatore, imprenditore e contadino. Si è divertito come giocatore e poi allenatore di baseball, ma è stato anche batterista in un settetto jazz. Ha pilotato aerei da turismo e ha praticato immersioni subacquee. La sua vera passione è il buon cibo. Vive con la moglie e i due figli a Treviso.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d'inverno, Il purgatorio dell'angelo e Il pianto dell'alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero).
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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Mai voltare le spalle al passato
Genere Thriller
Lettori 216 1 1
Mai voltare le spalle al passato
- Non mi aspettavo che mi chiedessi la rivincita così presto – dice Marlon Butler; poi si concentra e colpisce, con ponderata decisione, la pallina che vola veloce in alto nel cielo.
- È una questione di principio – risponde Amos Torres.
- Già! – i due giocatori si incamminano insieme, scortati a debita distanza da quattro uomini. - Qualcosa mi fa pensare che hai voluto vedermi per parlarmi in privato, e non per una semplice partita di golf.
- Hai fiuto. –
- Non sono talmente ingenuo da non riuscire a interpretare determinate situazioni. –
- La cosa mi fa piacere.
- Non per questo ti concederò dei vantaggi – replica col ghigno sorridente Butler.
- Ne sono convinto; lo stesso dicasi per me. –
- Si respira un'aria leggera; immagino che la nostra conversazione sia improntata sul buon umore. –
- Di solito sei tu a darmi le liete notizie ... - dice Torres.
- Non sempre, e mi dispiace –
- Be', in qualche modo vorrei ricambiare. –
- Cosa c'è? Vuoi regalarmi un bel viaggio? –
- Niente viaggi di piacere; mi servi qui. –
- Forse un bel gruzzolo di soldi ... -
- Non te ne do abbastanza? –
- Già; scusami! –
- Hai ragione, i soldi non sono mai abbastanza – replica Torres. - Ma ho qualcosa di più importante da darti ... anzi, da dirti. –
- Non avrai intenzione di tenermi sulle spine? – dice Butler.
- Mi sembra inopportuno distrarti nel momento di massima concentrazione. –
- Ormai sono concentrato sulla bella notizia che stai per darmi. –
- Sicuro che non vuoi aspettare la fine della partita?
- Sicuro! –
- Ok. Abbiamo sempre sostenuto che non fosse stato Singh ad uccidere in carcere Moss; per lui un omicidio in più non avrebbe cambiato il suo futuro, visto che in cella doveva in ogni caso rimanerci fino al suo ultimo respiro. –
- Mai avuto dubbi. –
- Bene; ti avevo promesso che avrei fatto il possibile per individuare chi avesse veramente impugnato il coltello con il quale ha infranto la giovane vita di tuo figlio. –
- Se l'avessi fra le mani gli strapperei il cuore. –
- Ne saresti capace? Non è facile fare certe cose se non si è abituati; potrebbe segnare indelebilmente la tua vita. –
- La mia vita? È andata via insieme a quella di Moss. Stai cercando di mettermi alla prova? –
- Dipende da te. –
- Dammi il quadro completo e ti saprò rispondere. –
- So chi è stato – dice Torres.
- Hai la mia riconoscenza – replica Butler, fermatosi a guardare fisso negli occhi il suo interlocutore- Aspettavo questo momento. –
- È stato più semplice di quanto pensassi. –
- Perché l'ha fatto? –
- Sembrerebbe per banali motivi; Moss ha risposto a tono ad un suo atteggiamento autoritario. –
- Già, era nel suo carattere. –
- Mi dispiace. Il carcere è un brutto ambiente. –
- Che ci marcisca dentro! –
- Non sarà così – dice Torres, attirandosi lo sguardo perplesso di Butler.

***

- Non fatti più vedere. –
- Ci puoi contare. Sentirete di sicuro la mia mancanza. –
- Non parlerai sul serio? – risponde il secondino, chiudendo il portone.
- L'uomo, col capo rasato, accenna ad un sorriso sornione, per poi salire su una macchina, lì ad aspettarlo, e allontanarsi dalla struttura penitenziaria.

***

- Davvero sorprendente! – esclama Butler.
- A volte il destino ci dà una mano – replica Torres.
- Mi sento rigenerato – dice l'amico, spingendo col bastone la pallina dentro la buca.
- Sono contento per te. –
- Volevi mettermi alla prova? Ci sto! –
- Non te l'ho chiesto. –
- Tu cosa faresti al mio posto? – gli chiede Butler.
- Andrei a dargli il benvenuto. –
- L'idea mi affascina! –

***

- È un piacere rivederti! – dice Cora.
- Mi hai tolto le parole di bocca – risponde Parker.
- Cosa fai, non entri? Non ti capisco, ogni volta ti comporti come se fossimo estranei, tranne, quando sento il tuo respiro sulla mia pelle ... -
- Perdonami. –
- Per cosa? Per le tue piacevoli attenzioni? –
- No; per la mia discrezione – risponde il detective, chiudendo la porta alle sue spalle - Riconosco che in certe situazioni è inopportuno. –
- Potrei aver mentito ... sì, in fondo mi piace la tua discrezione, ti rende ancora più affascinante. -
- Se continui rischi di sciogliermi troppo in fretta. –
- Corro il rischio. Preparo un caffè? –
- Sì, grazie. –
- Fai come se fosse casa tua. –

***

- Mi piace il tuo nuovo look. –
- Intendi i capelli? –
- Già. –
- Sono ritornata quasi al naturale; quel rosso acceso mi aveva stancata; credo che il castano chiaro sia più rilassante – dice la donna, seduta sulla poltrona del soggiorno.
- Mi ritornano in mente vecchi ricordi – replica Parker, sorseggiando il suo caffè.
- Dici bene: “vecchi ricordi”. Sono in commercio delle tinte magiche che riescono a dare al capello quell'aria sbarazzina di gioventù. Rivedrai nei miei capelli il colore di tanti anni fa. –
- La cosa dovrebbe mettermi paura? –
- Chi può dirlo. –
- Hai il senso dell'umorismo. Perché invece non continui a raccontarmi quell'interessante storia accennatami al telefono. –
- Con il lavoro che faccio non dovrei sorprendermi di nulla. –
- Evidentemente non è così. –
- Forse per la prima volta ho provato veramente paura – afferma Cora- Ho avuto a che fare con i tipi più strani; ma questo mi è sembrato fuori di testa. –
- Be', a me capitano spesso – osserva Parker.
- Una volta in camera, ha tirato fuori delle manette, una pistola col silenziatore inserito e un grosso coltello a serramanico e, poggiandoli sul comodino, pretendeva che io rimanessi impassibile. Gli dissi che non me la sentivo, in quella situazione, di avere una prestazione sessuale. Ci rimase male. –
- Capirai. –
- Mi rispose che mi conveniva accettare senza fiatare, e che tutto sarebbe finito nel giro di pochi minuti.
- Aveva le idee chiare. –
- Ci puoi giurare. –
- Solo uno sprovveduto può credere di avere vita facile con la bella Cora. –
- È quello che avrà pensato, prima di lanciarmi un'occhiataccia da far tremare un bisonte. Lì per lì non ero sicura di potercela fare; di questa gente non puoi mai fidarti. –
- Questo è poco ma sicuro. –
- Non disse una parola continuando a fissarmi negli occhi come a voler leggere nei miei pensieri, ed io nei suoi. All'improvviso si alza dalla sedia e si mette a camminare avanti e indietro nella stanza, come fanno certi inquilini negli ospedali psichiatrici. Non ti nascondo che mi veniva voglia di urlare; ma a cosa sarebbe servito. I pazzi, per quanto ne so, bisogna assecondarli, pensavo. –
- Sì, a volte funziona; ma è sempre meglio andarci cauti. –
- Poi si sedette nuovamente, e con un sorriso a metà strada fra il beffardo e diabolico, mi dice: “pensi di cavartela?”, non lo so, gli risposi. Non mi faccio queste domande, continuai. Avresti dovuto vedere la sua faccia, colma di rabbia. Ho pensato, questa volta ci siamo, mi squarterà come un animale. Ero pronta ad alzarmi e tentare una via di fuga. –
- Lui non aspettava altro che sfogare la sua frustrazione. –
- Cercai in tutti i modi di rimanere calma, per quanto mi era possibile, sperando nel buon Dio. –
- Ti ha ascoltato. –
- Già. Come se non fosse successo nulla, raccolse quanto aveva posto sul comodino, infilandoseli all'interno della giacca, e avvicinando il suo viso ad un palmo dal mio naso, tanto da sentirne il suo alito puzzolente, dice: “so a cosa stai pensando, che ti è andata bene. Giusto? Ti sbagli di grosso! È una mia scelta, e questo non è detto che per te sia una fortuna. Non finisce qui! È una promessa!” Intanto pregavo che andasse via, e così è stato. Me la sono vista brutta. –
- Mi dispiace. –
- Non sapevo a chi rivolgermi ... -
- Hai fatto bene. Fin quando non scoverò il gradasso, d'ora in avanti dovrai tenere gli occhi ben aperti. –
- Ok. –
- Sai darmi delle indicazioni sul losco individuo? –
- È alto e di grossa corporatura, credo, sulla trentina, portati male ... -
- Nessun altro particolare? –
- A parte il fiato puzzolente? Fammi pensare ... sì, aveva una macchia scura sulla mano destra, come un grosso neo sotto pelle, nella parte tra il pollice e l'indice; non posso sbagliarmi perché seguivo ogni suo movimento. –
- Niente male come indizio. –
- Davvero? -
- Certo! – esclama Parker, bevendo l'ultimo sorso di caffè - Ha le ore, al massimo i giorni contati, se non provvederà a farsi cancellare quel marchio di fabbrica sulla pelle. Ti prometto che lo troverò e gli farò ingoiare la sua lurida lingua. –
- Non voglio che tu corra dei rischi, probabilmente non si farà più vedere ... è semplicemente un gradasso, come hai detto tu. –
- I rischi li corri tu e non io; e non voglio che questo succeda. –
- Sei tu l'esperto – replica Cora.
- Esatto! Non voglio spaventarti, ma quello ritornerà sui suoi passi, fin quando non avrà portato a termine il suo piano. –
- Per quale motivo? È una mente malata? –
- Le rotelle non le ha tutte a posto; su questo non ci sono dubbi. Beh, proverò a sistemargliele un po'.
- Grazie per essere venuto – dice la donna con un sorriso liberatorio.
- È un piacere! Mi dispiace che le circostanze non siano favorevoli ... -
- In che senso? – replica sorniona Cora.
- Pensavo ... -
- Sì? –
- ... di trattenermi un po'. –
- Io non ho impegni, puoi rimanere se vuoi. Ho bisogno che qualcuno mi faccia sentire bene. –
- Spero di essere all'altezza. –
- Sei perfetto!

***

Dalle parole di reciproco affetto a ritrovarsi avvinghiati corpo a corpo su un comodo letto a due piazze, il passo è breve. Alla fine sono esausti ma felicemente appagati.
- Mi è sembrato di toccare il cielo con dito – dice Parker, disteso supino.
- È sempre meraviglioso averti vicino – replica Cora. - Sai, ti penso spesso. –
- Davvero? –
- Sì. –
- Anch'io. –
- Dai, non ci credo! –
- Invece sì. Lo sai che non mento. –
- Già. Hai ragione. Sei un tesoro. Il giorno che non sarai più solo, questi favolosi momenti rimarranno nei miei ricordi. –
- Non ti abbandonerò mai. –
- La nostra amicizia rimarrà eterna – dice la donna, abbracciandosi al detective- Cosa mi racconti di te? –
- Niente di nuovo. La solita vita. –
- Priorità al lavoro. –
- Mi conosci. Ogni volta che faccio per prendermi una pausa mi assale un forte senso di rimorso. È terribile! –
- Il mondo ha bisogno di uomini come te – commenta compiaciuta Cora.
- Non lo so. Di sicuro ha bisogno di tanta pulizia. –
- Il tuo contributo è encomiabile. –
- Non mi tiro indietro. –
- Non vorrei caricarti troppo di lavoro – dice la donna.
- Il tuo caso mi sarà utile per sgranchirmi i muscoli – risponde con un sorriso Parker.

***

Ogni volta che si trova al supermercato, non può fare a meno di pensare alla povera Elsa, alla sua voglia di vivere, ai suoi sogni, così difficili da raggiungere, ma impensabile che potessero esserle fatali. Chissà, forse basterebbe cambiare centro commerciale per non sentirsi risucchiati dai tristi ricordi, pensa Parker, con il carrello della spesa in fila aspettando il suo turno, mentre osserva la graziosa cassiera.
- Vedo che hai cambiato marca di birra. –
Il detective, voltatosi, rimane per un attimo senza parole, prima di rispondere.
- Probabilmente avrà un esercito di estimatori, visto la sua totale assenza dagli scaffali. Proviamo questa, se dovesse deludere dimenticherò in fretta di aver fatto la sua conoscenza. Entrato da poco? –
- Da un bel po'. Mi accingevo ad andarmene – risponde Ted.
- Non hai trovato nulla di quello che cercavi? –
- No, è andata bene. –
Parker guarda attonito l'amico e intorno a lui per capire cosa volesse dire “è andata bene”. - Dove sono i tuoi acquisti? –
- Poco fa erano qui ... ci siamo persi di vista. –
- Eccomi! Avevo dimenticato il vino; Eddie mi avrebbe strangolata. Ciao John. –
- Ciao Juana. –
- Ho voluto darle una mano – intende precisare Ted.
- Già. Poter contare sugli amici è una cosa meravigliosa – osserva sornione il detective.
- Sono stata io a dirgli se voleva farmi compagnia; spero che questo non abbia intaccato gli impegni di lavoro – dice Juana.
- Scherzi! È un libero professionista. Come sta la piccola? –
- Bene. È la bambola dei giochi di Eddie; li ho lasciati insieme abbracciati come due innamorati. –
- Vorrei proprio vedere quel vecchio marpione di Eddie; da quando i suoi occhi sono stati abbagliati da quella piccola luce splendente, sembra essere rinato. Chi può dargli torto. –
- Vorrebbe vederti – dice Ted.
- Sì, lo so; ci siamo sentiti per telefono. Bene, allora, buona passeggiata. –
- A presto – risponde la donna.
- A dopo – dice il suo amico e collaboratore.
- Certo – replica Parker.

***

Jennie poggia il vassoio con le tazze del caffè sulla scrivania e fa per andarsene, quando Parker la invita a rimanere. La segretaria si siede sulla poltrona a fianco di un giovane uomo.
- Continui pure – dice il detective.
- Non lo faccio per interesse economico, come potrebbe sembrare; è importante che questo concetto sia chiaro. –
- È il nipote; erediterà una fortuna quando sua zia lascerà questo mondo. –
- Gliel'ho detto, non mi interessa il suo patrimonio; ma non mi va che sia facile preda di avvoltoi senza scrupoli. –
- Beva il caffè che si raffredda. È il suo amministratore legale? –
- Sì, certo – risponde l'uomo, mentre prende la tazza e sorseggia la bevanda calda. - Un amministratore che consiglia alla sua cliente, una donna anziana e sola, di vendere tutti i suoi immobili; per quale motivo? Per intascare buona parte del ricavato attraverso operazioni sottobanco. A me non sta bene che si approfitti di una persona incapace di intendere e di volere. Preferisco che il suo patrimonio venga dato in beneficenza a chi veramente ne ha bisogno, piuttosto che regalarlo a questi individui. –
- È ammirevole! Ma il denaro è di sua zia, la quale può farne ciò che desidera. Si potrebbe farla interdire attraverso una visita psichiatrica ... mi perdoni se sono così duro. –
- No, non me la sento; magari non sarà del tutto incapace di intendere e di volere, ma è pur sempre una persona vulnerabile. –
- Beh, allora cosa vuole che facciamo? Persuadere l'avvocato, con le buone o con le cattive maniere, a togliersi dai piedi? –
Il giovane uomo guarda in silenzio negli occhi il detective; una risposta più che palese.
- È fuori strada. Se ha in mente di assoldare una squadra punitiva deve rivolgersi altrove – replica Parker. - Le sembriamo così cattivi? –
- Certo che no! – risponde il giovane uomo, incrociando l'espressione sorridente di Jennie.
- Quanto sento queste storie divento terribile! – dice la donna, tra il serio ed il faceto.
- Lei è la più imprevedibile dell'agenzia – afferma il detective.
- Conto su di lei, allora? – dice l'uomo, cercando di cogliere la palla in balzo.
- Il “boss” è lui, io sono una semplice impiegata. –
- La situazione si complica – osserva il detective. - Beh, cercherò di parlargli ... sì, al furbo avvocato. Sappi però che non le garantisco nulla. –
- Ok. –
- Il nostro onorario è tra i più alti che c'è sul mercato. –
- Lo so. Ha paura che non possa pagare? –
- No. Mi sembrava opportuno che lei ne fosse al corrente; tutto qui! –
Il giovane uomo accenna ad un sorriso. - Davvero? Non credo che sia il tipo che dà importanza a questi dettagli. Comunque, se dovessi trovare delle difficoltà, la pagherò a rate; se per lei non ci sono problemi. –
- L'ha detto; ha ragione, non sono il tipo che si attacca a questi dettagli. -
- È un piacere avervi conosciuto – l'uomo si alza dalla poltrona. Ottimo il caffè; grazie! –
- È il nostro biglietto da visita – replica compiaciuto il detective. - Le daremo notizie. –
- Aspetterò con ansia. –

***

- Un occhio all'amata zia e alla sua penosa fragilità e uno al cospicuo patrimonio; non c'è nulla di male, il mondo va così. –
- Sempre meglio che ad attingere dalla miniera d'oro siano sanguisughe senz'anima. Se fosse per me gli farei fare una brutta fine. –
- So che questi argomenti ti stanno a cuore – dice Parker.
- Perché, a te no? – replica Jennie.
- Sai perfettamente come la penso a riguardo. –
- Già. Andresti fino in fondo alla vicenda in qualsiasi caso. –
- Be', non esageriamo; se pensi che lavorerei gratis ... -
- L'abbiamo fatto. –
- Forse è successo qualche volta ... -
- Ed io e Ted abbiamo dato il nostro assenso – dice con un simpatico sorriso Jennie.
- È vero; siamo una squadra affiata. –
- A proposito di Ted, stamattina non ne ho notizie. Tu sai qualcosa? –
- Sì, ha dovuto assolvere ad un impegno delicato ... -
- Niente a che vedere con il lavoro? –
- Esatto! L'ho incontrato al supermercato mentre dava una mano a fare la spesa ad una donna giovane e carina. –
- Non mi dire? –
- E perché? È un uomo attraente, non trovi? –
- Certo, solo che ... chi è la fortunata? –
- Juana. –
- Intendi ... -
- Sì, proprio lei. –
- Questa sì che è una notizia eccezionale; sono contenta, Juana è una brava donna. –
- Ehi, non ho detto che si sono messi insieme. –
- Comunque è un bel passo, non credi? Sarebbe una bella coppia. –
- Era ora! –
- Anche tu ne sei convinto. –
- Quantomeno lo spero – dice il detective, visibilmente distratto.
- A cosa pensi? – gli chiede Jennie.
- Scusami ... sto facendo mente locale per capire se in passato ho conosciuto un certo individuo dal pessimo carattere. –
- Praticamente un esercito. –
- Già. Ma questo ha un segno che dovrebbe renderlo distinguibile dal resto della ciurma. –
- Sarebbe? –
- Un grosso neo nella mano destra, tra il pollice e l'indice. –
- Un bel marchio di fabbrica. Cosa ha fatto per attirare la tua attenzione? –
- Si è permesso di fare il “duro” con Cora. –
- Pessima iniziativa. Come sta lei? –
- Bene. Il merito è tutto suo, è stata in gamba; ma se l'è vista brutta. –
- Un malato di mente. –
- Probabile. –
- Credi che possa rifarsi vivo? –
- Escluderlo è rischioso. –
- Capisco. No, non mi viene in mente nessuno con questo segno sulla mano. Farò una ricerca nel nostro archivio, contatterò chiunque possa esserci utile. –
- Ok. –
- Il suo destino è segnato – afferma con tono compiaciuto la donna.
- Questo è sicuro. –
- Qualcuno nel frattempo dovrebbe sorvegliare Cora. –
- Ci penso io. –
- La bella Cora è in buone mani – replica sorniona Jennie.

***

Non è un quartiere di aristocratici e nemmeno di finti borghesi, ma poco importa quando la mente è assillata da un unico pensiero: la vendetta. La si può considerare una zona franca; persino il boss Amos Torres non sarebbe ben visto da queste parti. La vettura si accosta al marciapiede.
- Non vedo l'altra macchina – dice Marlon Butler, seduto sul sedile posteriore della vettura insieme ad un uomo di Torres.
- Ci segue a distanza; stai tranquillo – risponde il boss, accomodato davanti a fianco il guidatore.
- Questi posti mettono paura. –
- Non dirai sul serio? Non è il momento di farsi prendere dall'angoscia; e poi, mi fai sentire una nullità. –
- Scusami, ma so che non è zona di tua competenza. –
- Questo non significa che sto tremando come una foglia. –
- Hai ragione; il fatto è che non sono abituato a svolgere certe azioni ... -
- Fa un certo effetto trovarsi dall'altra parte della barricata, non è così? –
- Già, è così. –
- Sei ancora in tempo a ritornartene indietro; ci pensiamo noi. Verrà fatto un bel lavoro, te lo assicuro. –
- No, non ritorno indietro; non sai quanto ho desiderato questo mento. Non vedo l'ora di saldare il conto. –
- Ok. Allora si va avanti. Lui abita al settimo piano di quel palazzone di fronte; non ci rimane che andare a fargli visita – dice Amos Torres.
- Abita da solo? – chiede Butler.
- Sì, per quel che ne sappiamo. –
- Come entriamo a casa sua? –
- Non chiedermi cose che non so; al momento opportuno escogiteremo qualcosa. –
- Sono pronto. –
- C'è soltanto una cosa. –
- Vuota il sacco. –
- Dobbiamo salire otto piani a piedi; l'ascensore in questi palazzi è sempre guasto e mai che pensino a ripararlo. –
- Lo immaginavo. –

***

È una cosa meravigliosa vedere un uomo di una certa età giocare a gattoni per terra con una dolcissima bambina di appena quattro anni. Il suono del campanello si intromette bruscamente.
- Chi sarà? – si domanda infastidito Eddie. - Juana ci pensi tu? Già, non è ancora rientrata. Tua madre mi preoccupa, da un po' di tempo se ne sta più fuori che a casa – dice l'uomo, guardando amorevolmente la bambina, per poi alzarsi ed andare ad aprire la porta.
- Ciao John. –
- Disturbo? –
- Cosa dici? Dai entra. –
- Come va? –
- Non male; non mi lamento, lo sai. –
- Già. –
- Vieni, non ero da solo ... -
I due amici entrano nel soggiorno.
- Ehi, piccola! – Parker si abbassa e dà un bacio sulla guancia della bambina.
- Ci stavamo facendo compagnia – dice Eddie.
- Non ci si stanca mai in questi casi – osserva il detective.
- Ci puoi giurare. Sua madre ... -
- Scommetto che non è in casa. –
- È così. Ultimamente l'ho vista poco; è con la testa tra le nuvole; devo capire di cosa si tratta. –
- Lascia perdere. –
- Cosa vuoi dire? Ci pensi tu? –
- Non c'è bisogno che ci scomodiamo; la bella Juana è in buone mani. –
- Allora è come immaginavo. –
- Solo che non riuscivi ad ammetterlo – dice Parker, lasciando la bambina seduta sul tappeto a giocare con le sue adorate bamboline.
- È dura quando ci si affeziona ... -
- Già. –
- Qualcosa da bere? –
- Perché no! –
- Una birra? –
- Ottima! –
Eddie va a prendere le due bottiglie di bibita fresca e al suo ritorno si siede vicino all'amico sulla comoda poltrona del salotto.
- Chi è il fortunato? –
- Davvero non lo sai? –
- Certo che no! –
- Li ho incontrati al supermercato; non c'è nulla di male, voglio dire, non è detto che facciano coppia. –
- Di chi stai parlando? –
- Di Juana. –
- Questo lo so. –
- E di Ted. –
- Il nostro Ted? –
- Ne conosciamo altri? –
- Cristo! – esclama Eddie, bevendo dalla bottiglia un sorso di birra. - Non me la sarei mai aspettata. –
- Nemmeno io. Con tutto il rispetto per Ted – replica Parker, osservando la bambina intenta ad animare i suoi giocattoli.
- Ma perché si vedono di nascosto? –
- Non credo che le cose stiano così; magari saranno usciti insieme un paio di volte, senza particolari impegni, per farsi nel frattempo un'idea più chiara sul loro futuro. –
- Più di un paio di volte, te lo assicuro. –
- Non ho fatto indagini su questo – dice con un sorriso il detective - Dovresti essere contento, la famiglia si allarga. –
- Perché, pensi che vorranno avere fra i piedi un vecchio rimbambito come me? –
- Non lo so; di certo non svaniranno nel nulla; non glielo permetterei. –
- Questo sì che è parlare chiaro. –
- La bambolina ti ha stregato – dice Parker.
- Cosa vuoi farci, alla mia età ci si intenerisce – risponde Eddie, volgendo alla bambina il suo dolce sguardo.
- Hai trovato il tuo passatempo. –
- Cos'è un modo per scaricarmi? –
- Non ci penso nemmeno. –
- Sarò vecchio e rimbambito, ma ho una gran voglia di rimettermi in gioco. O forse credi che il lavoro di badante sia più che sufficiente per le mie residue forze? –
- Sciocchezze! Lo sai come la penso; per me rimani il migliore. –
- Già – replica l'amico con un amaro sorriso. - Dammene una prova! –
- Da dove vuoi che inizi? –
- Parlandomi della tua amica Cora. –
- Le notizie girano veloci. –
- Ho ancora i miei bravi informatori. –
- Bravi ... e belle, scommetto. –
- C'è ancora chi ha fiducia in me. Allora, cosa mi racconti? –
- Al momento nulla più di quanto il tuo prezioso collaboratore non ti abbia riferito; siamo appena agli inizi e ci vuole del tempo per rodare il meccanismo. –
- Il mio consiglio è di fare in fretta, prima che sia troppo tardi. –
- Hai le idee molto chiare in proposito – replica Parker. - Credi che si rifarà vivo? –
- Perché tu no? – risponde Eddie.
- Devo ammetterlo, i nostri pensieri coincidono. –
- Siamo dinanzi ad una mente malata, su questo non ci sono dubbi, ma l'uomo ha iniziato un progetto che, in un modo o nell'altro, porterà a termine. –
- Già, è quello che mi preoccupa. –
- La tua amica ha bisogno di protezione. –
- Certo – annuisce il detective.
- Non sarei così pessimista, abbiamo fra le mani un bell'indizio. –
- il grosso neo sulla mano. –
- Non è cosa di poco conto; chiederò in giro; se è dell'ambiente non sarà difficile rintracciarlo. In caso contrario, dovrai sudare sette camicie per venirne a capo. –
- Sono pronto. –
- Spero che Ted ti dia una mano; sai, quando ci sono donne nel mezzo ... -
- Non sarai geloso? –
- Juana è ormai per me come una figlia; un genitore non se ne stacca facilmente ... per te forse è ancora presto per provare queste sensazioni. –
- Non ricordarmelo. Kate la vedo ogni giorno più strana. –
- Dovrai abituarti. –
- Io cerco di immaginarmela sempre piccola – dice Parker.
- Chissà se lei ne è contenta – replica con un sorriso l'amico Eddie.
- A dire la verità, non ci penso –
- Non vuoi che cresca? –
- Non ci penso, tutto qui! –
- Hai sentito piccola? Perciò, non deludermi! – dice Eddie, rivolgendosi alla dolcissima bambina seduta sul morbido tappeto.
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