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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Writer Officina
Autore: Jordi Díez Rojas
Titolo: Il pendolo di Dio
Genere Thriller Storico
Lettori 862 17 40
Il pendolo di Dio
Finalmente, alle prime luci dell'alba, tutto era pronto per dare inizio all'asta.
Arrivai per primo all'Hotel Arts, mi registrai alla reception con un nome scelto per l'occasione e salii in camera, da solo. Avevano prenotato una suite in un hotel così rinomato per rendere più difficile l'identificazione nel caso in cui qualcosa non andasse come previsto.
Verificai il numero della camera sulla targhetta accanto alla porta, diedi uno sguardo in direzione dei corridoi e, quando fui sicuro che nessuno mi aveva seguito, introdussi la scheda magnetica nell'apposita fessura. Dopo aver sentito un leggero "click", spinsi la pesante porta ed entrai. Una fredda lampada di design illuminò il corridoio fino al locale principale, lo attraversai e appoggiai le due valigette con le apparecchiature sul pavimento di legno. Osservai la stanza dove mi trovavo: era spaziosa, con due porte accostate (immaginai fossero quelle della stanza da bagno e della camera da letto), e una grande vetrata frontale celata da una tenda coprente. La scostai, e la vista a perdita d'occhio sul Mar Mediterraneo mi calmò un poco, per la prima volta nelle ultime quarantotto ore.
Estrassi il personal computer dalla sua valigetta, lo sistemai su uno dei tavolini ed eseguii le operazioni necessarie per collegarmi alla rete wi-fi dell'hotel. Dopo aver digitato le password, la comparsa dell'icona di un minuscolo lucchetto sullo schermo del pc mi confermò la connessione protetta; a quel punto, estrassi un secondo monitor dall'altra valigetta, lo collegai come "periferica" al mio pc e lo collocai su un tavolo laterale davanti al quale sistemai due poltrone, in modo che i due ospiti, che mi avevano promesso di essere presenti, potessero seguire l'asta senza dovermi salire sulle spalle.
Avevo passato quasi tutta la notte a linkare le fotografie, i testi e i prezzi del catalogo alla banca dati che mi aveva fatto avere Martí in un file a parte, ma adesso era tutto pronto.
Dato che avevo un paio d'ore libere prima di mezzogiorno, quando tutto sarebbe iniziato sul serio, ne approfittai per fare una colazione leggera, servendomi dal generoso minibar. Mentre finivo l'ultimo sorso di spremuta, suonarono alla porta. Aprii, ed entrarono padre Carles, che forse non era né padre né Carles, e il signor Navarro, del quale ero sicuro che il nome fosse falso. Diedi loro il benvenuto. Mancava poco più di un'ora all'inizio dell'asta, e non ne facemmo cenno fino a trenta minuti prima dell'apertura. A quel punto, risposi ad alcune loro domande relative alla fase preparatoria, spiegando loro per sommi capi le procedure di pagamento, e le modalità delle offerte e delle rinunce, se ce ne fossero state. Gli oggetti all'asta erano predisposti, una volta chiuse le offerte e verificati i pagamenti, per essere associati ad un numero segreto che sarebbe stato consegnato al compratore, il quale se ne sarebbe servito per farsi recapitare l'ordine in qualche luogo sicuro. Mi garantirono che tutti i compratori erano già stati avvisati.
Per accedere al sito dell'asta non serviva alcuna password, come spiegai loro, in quanto l'indirizzo IP della pagina era noto solo a coloro a cui era stato comunicato; in seguito, sarebbe sparito per sempre. Il server di accesso si trovava ad Andorra, il data base era invece ospitato da un server canadese. Un lavoro eccellente, opera di Martí. Se si fosse trattato di qualcosa di permanente, le misure di sicurezza sarebbero state maggiori, ma trattandosi di un evento unico e di brevissima durata, non c'era bisogno d'altro. Sembrava che i miei ospiti fossero convinti, ma anche nervosi. Erano le dodici meno dieci: in quel momento sentii il desiderio di staccare tutto e sparire, ma ormai era troppo tardi, la prima richiesta di collegamento lampeggiava sui monitor. Ci guardammo tutti e tre, e io mi misi al mio posto, alla tastiera. Padre Carles e il signor Navarro si sistemarono davanti all'altro monitor. Per garantire la sicurezza e l'anonimato dei compratori, conoscevamo solo il loro nome in codice. Alla prima richiesta se ne aggiunsero altre dodici, e all'ora prevista, mezzogiorno in punto, tredici sconosciuti diedero inizio all'asta dei quarantasette oggetti rubati al passato. Per lo più si trattava di rotoli di pergamena o piccole effigi di vergini e santi, anche qualche dipinto di piccole dimensioni. Immaginai che gli articoli all'asta fossero stati selezionati più per la facilità di trasporto che per il loro presunto valore.
Quasi tutte le offerte vennero definite più o meno all'inizio. Immaginai che i collezionisti, di cui non conoscevo assolutamente nulla, sapessero già quale o quali dei pezzi fossero di loro interesse. In ogni modo, avevo previsto un protocollo nel caso che qualche pezzo fosse oggetto di più offerte durante gli ultimi due minuti dell'asta: semplicemente che questa venisse prolungata di due minuti per volta, finché la vendita fosse stata conclusa.
Se —con un po' di fortuna —questo non fosse successo, fra soli cinque minuti avrei verificato i pagamenti, il programma avrebbe inviato i codici necessari a ritirare la merce, e tanti saluti. Tutta la faccenda sarebbe finita nel cestino dei rifiuti della mia memoria. Mi sudavano le mani, e non vedevo l'ora che tutto fosse finito. Improvvisamente, un bagliore sullo schermo annunciò l'offerta quasi simultanea di due compratori per lo stesso articolo, un foglio di pergamena scritto su ambo i lati e tinto in color porpora. La fotografia, grande meno di un centimetro sullo schermo, lasciava intravedere una pagina antica con delle miniature disegnate sui margini.
Il primo compratore, che si presentò come [Capillus], fece una prima offerta di centomila euro. Guardai con la coda dell'occhio i miei due compagni di stanza e li vidi tesi: con le mani stringevano i braccioli delle loro sedie, le punte delle dita bianche per la pressione contro il legno imbottito, e la fronte imperlata di sudore. Degli altri pezzi all'asta, quello di maggior valore aveva raggiunto appena i quindicimila euro: una statua della Madonna con il Bambino in legno policromo, alta circa quaranta centimetri e datata 1566. Ma centomila euro era troppo. Stavamo ancora cercando di riprenderci dallo shock di quella cifra, che l'altro cliente, che si era presentato come [Conversum], fece l'offerta che poi sarebbe stata quella definitiva: un milione di euro.
Due minuti più tardi, la pagina si scollegò, e sia l'indirizzo IP che i dati di tutti i partecipanti si cancellarono automaticamente dal server. Solo la finestra collegata alla Svizzera rimase attiva, con un saldo lampeggiante di un milione e trecento trentasettemila euro.
Il signor Navarro si alzò, respirò profondamente e prima di uscire dalla stanza aveva già il cellulare attaccato all'orecchio. Aveva la camicia appiccicata alla schiena per il sudore e i pantaloni gli scendevano in modo ridicolo a metà delle natiche. Il padre lo seguì con lo sguardo, che poi rivolse verso di me; sembrava più sereno del suo compagno, e mi chiese se avevo bisogno di aiuto per scollegare e riporre tutte le apparecchiature. Lo ringraziai dell'offerta, ma declinai. Desideravo solo che se ne andassero al più presto. Mi strinse la mano ed uscì.
I raggi del sole che entravano dalle ampie vetrate attraversarono impunemente la tensione accumulata in due ore e mezza, ora tutta concentrata su un freddo monitor, segnato da una cifra scandalosa.
In quel momento, ricordai la copertina rossa e nera del vecchio libro di mio padre e capii, ormai definitivamente, che avevo commesso un grave errore accettando quel lavoro. Uno in più, da aggiungere alla lista della mia vita.
Jordi Díez Rojas
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