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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Joseph R. Meister
Titolo: Rovina - Saga Arcangelo (vol.2)
Genere Urban Fantasy YA
Lettori 611 4 3
Rovina - Saga Arcangelo (vol.2)
Quella notte gli incubi non mi diedero tregua. Eppure, non era il solito sogno angosciante e sempre uguale. Era diverso. Questa volta il fuoco che mi circondava non bruciava, non mi faceva tossire né boccheggiare in preda alla fame d'aria. Le fiamme danzavano intorno a me, gioiose; erano calde e protettive, portavano la luce in un pozzo di tenebre. Nel mio sogno potei vedere Uriel sporco di sangue e con il terrore negli occhi. Accanto a lui, disteso a terra e gravemente ferito, c'era Iago. Contratto per il dolore sul nero lago formato dal suo stesso sangue, stringeva ancora in mano la katana, spezzata a metà. Gridai fino a perdere la voce, ma nessuno mi sentì. Le fiamme si stringevano intorno a me come uno scudo protettivo e l'eco delle mie urla si rifletteva su di esse. Avrei voluto correre verso di loro, ma qualcosa mi tratteneva e m'impediva di avanzare. Un'oscurità viva e palpabile si precipitò su entrambi, fluttuando.
Il fuoco si estinse e mi svegliai. Domenica, esausta e indolenzita, decisi di dedicare la giornata a riposare, a meditare e a pensare a tutto ciò che mi era successo ultimamente dando una svolta alla mia vita, prima anodina e rutinaria e ora preda del caos più assoluto. Elisa e Gabriel avrebbero trascorso la giornata fuori e avevo la casa tutta per me. Dopo essermi allungata sul divano di velluto con in mano un libro, le cui pagine si rifiutavano di girare, pensai a Saray che non si era lasciata intimorire dal demone che pochi istanti prima la stava baciando e a cui aveva dovuto lanciare in faccia una fialetta d'acqua benedetta per riuscire a fuggire, e non contenta aveva fermato la pioggia per evitare che il livello dell'acqua salisse a riempire il vecchio lago artificiale, cosa che avrebbe condannato a morte certa molti dei partecipanti alla festa; ad Anna, che ci aveva guidati alla caverna e aveva usato la magnetite per affrontare tre creature diaboliche mandate dagli Elohim, ansiosi di privarci della vita; a Victor, che malgrado la sua avversione per la violenza non aveva esitato neanche un attimo prima di dare battaglia al potente demone che lanciava sfere di fuoco, pensando anche a chiudere il circolo per metterci in salvo al suo interno, disposto a sacrificare la vita per noi.
Pensai anche a Iago, al suo dolore e ai suoi segreti, al suo modo di impugnare la spada contro gli esseri oscuri che ci davano la caccia, alla freddezza dei suoi occhi burrascosi quando gli avevo parlato di Mila e al suo silenzio, che mi aveva fatto addirittura più male del suo rifiuto.
In ultimo pensai ad Uriel, al mistero che avvolgeva quel ragazzo silenzioso, tenero, dolce oltre ogni termine di paragone terreno, che alla fine si era rivelato. Perché per me era così difficile accettarlo? Perché ammettevo senza problemi di essere una strega, di poter controllare il fuoco, l'esistenza dei demoni che cercavano di fuggire dall'abisso mentre facevo così fatica ad ammettere la possibilità dell'esistenza di Dio e dei suoi angeli?
La ragione era molto semplice. Ammettendo che Uriel fosse un angelo di natura divina, avrei dovuto accettare come diretta conseguenza che fosse fuori dalla mia portata, e che i sentimenti nati dentro di me fossero destinati a prosciugarsi ed estinguersi prima ancora di fiorire; che il mio amore non sarebbe mai stato ricambiato.
Era possibile amare due persone alla volta? E se la paura, il fatto di sentirmi indifesa e la solitudine mi avessero accecato? In ogni caso non valeva la pena di continuare a rimuginare. Prima avevo perso Iago che si rifiutava di dimenticare il suo passato, e poi avevo perso Uriel, con cui non avevo un futuro.
Sospirai, esalai tutta l'aria che avevo nei polmoni nel tentativo di alleggerire il peso delle emozioni che sentivo gravare sul petto e allontanai i pensieri negativi. Avrei dovuto essere forte e lasciarmi tutto alle spalle. Se avessi voluto continuare a vivere, avrei dovuto imitare l'atteggiamento, la determinazione e la forza di volontà dei miei compagni. Avrei dovuto controllare e padroneggiare i miei poteri, imparare ad usarli e non esitare mai.
In fondo, ero una strega.
Avrei studiato, mi sarei esercitata, avrei imparato. Avrei smesso di avere paura, di appoggiarmi sugli altri, di rimanere passiva e paralizzata dal terrore mentre i miei amici mettevano a rischio le loro vite e si sforzavano di proteggermi. Era ormai vicino il giorno in cui le strigi, i demoni e gli stessi Elohim avrebbero imparato a temermi.
Il lunedì successivo, al nostro rientro a scuola, tutto era cambiato. Uriel non mi stava aspettando in cortile per augurarmi il buongiorno con uno dei suoi sorrisi, e non era nemmeno in classe. Iago arrivò in ritardo e si sedette accanto a me senza dire una parola, più freddo e distante che mai. Dal banco che condivideva con Alice, Mila si girò per regalarmi uno sguardo viperino mentre i suoi occhi esultavano, tradendo una gioia appena contenuta.
Nel suo angolino, lontana da tutti, Suzie si leccava i baffi come un gatto che si è appena mangiato un grosso topo. Diede uno sguardo alla sedia vuota di Uriel e si strinse nelle spalle con aria falsamente afflitta.
'Stai bene, Lilith?' mi chiese Victor telepaticamente.
'Sì', gli risposi automaticamente. 'Dobbiamo parlare.'
La mattinata trascorse normalmente tra letture obbligatorie, commento dei testi e difficili operazioni matematiche tra le quali mi persi completamente. Ricordavo appena come eravamo usciti dalla caverna, non prima che Zabulón scrutasse il terreno con quei suoi strani occhi e stabilisse che era libero e che non correvamo pericoli inoltrandoci nella notte; ancora meno ricordavo come fossimo ritornati alla festa, dove nessuno aveva notato niente di strano. Uriel si era asciugato le lacrime ed era sparito senza salutare; come Iago, che si era allontanato con Mila e Alice. Gli amici di Saray ci avevano riaccompagnato a casa in auto. Non ricordavo più neanche il momento in cui il vitriolico Zabulón, alla fine, aveva cessato di proferire invettive ed era sparito in una folata di fumo nero.
Al suono della campanella che dava inizio all'intervallo del pranzo, riposi frettolosamente la mia roba nello zaino e mi alzai.
- Aspetta, Lilith. - Anche Iago si era alzato e mi guardava con quei suoi occhi blu tempesta. La sua voce era vellutata, come una carezza.
- Non posso - gli dissi, - ho fretta. - Non so proprio come riuscii a resistere al suo magnetismo perché tutto il mio corpo era attratto da lui, come se Iago fosse il sole intorno al quale ero costretta a rimanere in orbita. Gli diedi le spalle ed uscii dall'aula con Victor.
Anna e Saray ci aspettavano fuori.
- Facciamo in fretta, se vogliamo trovare un tavolo libero al bar - disse Anna, recisa, - fa troppo freddo per rimanere seduti su una panchina in cortile. -
- E se andassimo in un posto più tranquillo? - le chiese Victor come per caso. - Dovremmo parlare di certe... cose. -
- E chi vuoi che abbia voglia di ascoltarvi? - Proprio in quel momento Alice e Mila stavano passando di fianco a noi, dopo essere uscite dalla classe. Mila si girò e aggiunse sprezzante: - Perdenti. -
Un attimo dopo, fu la volta di Suzie di uscire dall'aula. Sentì Mila che ci insultava e scoppiò a ridere fragorosamente.
- E tu che cos'hai da ridere? - la sfidò Saray. - Non sarà forse perché con tutto quel trucco sembri un pagliaccio? - Il riso sparì di colpo dalle labbra di Suzie, che adesso si storcevano in una smorfia dettata dall'odio.
- Sparisci - le ordinò Anna, con un'implicita minaccia scolpita negli occhi scuri.
Suzie serrò i pugni con forza ma non proferì parola e si allontanò lungo il corridoio, sulla scia di Mila e Alice.
- Lui viene con noi? - chiese Saray.
Mi girai e vidi che Iago era lì e ci osservava indeciso; non osava neanche fare un passo nella nostra direzione. Quella sua indecisione, come tante altre volte era successo, mi spinse a parlare al suo posto.
- No - risposi a voce alta, in modo che sentisse, - avrà sicuramente qualcosa di meglio da fare. - E mi avviai lungo il corridoio senza voltarmi indietro. Essere così dura con lui mi costava uno sforzo immenso: era un atteggiamento in aperto contrasto con i miei sentimenti ma non potevo accettare che Iago non si fidasse di me, che continuasse a celare i suoi segreti anche dopo aver condiviso i nostri.
- Bisticcio tra innamorati? - sussurrò Saray accanto a me. Giurerei che non avesse mosso le labbra. Alle sue molte virtù, tra le quali spiccava il sarcasmo, bisognava ora aggiungere il ventrilòquio.
- Taci! - grugnii. Subito dopo, un cestino metallico fissato alla parete del corridoio cominciò a fumare.
Saray prese la sempiterna bottiglietta piena d'acqua che non l'abbandonava mai e la svuotò dentro il cestino. Si udì un leggero crepitio.
- Attenzione - disse non senza una certa dose d'ironia, - la nostra Lilith sprizza fumo da tutti i pori. - Non potei continuare a tenere il broncio. Saray era capace di strappare un sorriso a chiunque, se lo voleva, anche se la maggior parte delle sue battute erano sardoniche e pungenti.
Uscimmo in cortile: era vuoto, spento e senza vita a causa dell'assenza di Uriel, nonché coperto da un cielo plumbeo e deprimente. Da lì, una volta in strada, ci mettemmo in cerca di un locale che non fosse pieno zeppo di studenti, sperando di poter parlare con tranquillità.
- Perderemo la prossima ora - ci fece notare Victor.
- Che tragedia! - esclamò Anna fingendo sconforto. - Chissà se potrò mai riprendermi. -
Arrivati davanti ad una caffetteria chiamata “Dolce Vita”, provammo ad entrare. Un paio di tavolini erano occupati ma il soppalco, fornito di divanetti e tavolini bassi, era deserto: e così ci sistemammo lì, dopo aver ordinato la colazione per tutti. Il colore delle pareti, rosso intenso, l'illuminazione scarsa proveniente da alcune candele accese dentro lanterne in stile marocchino e il discreto sottofondo musicale chill out contribuivano a creare un'atmosfera di rilassante intimità. Il cameriere arrivò con il vassoio carico, distribuì tazze e brioche e se ne andò silenziosamente.
- Carino questo posto - dissi, tanto per rompere il ghiaccio.
- Veniamo qui, ogni tanto... - cominciò Victor.
- Va bene, Lilith - lo interruppe Anna, - allora puoi dirci cosa succede? -
- Da dove vuoi che cominci? - chiese Saray con ironia. - Questa cosa ci è sfuggita di mano. Era divertente essere una strega. Avere poteri soprannaturali e tutto il resto. Ma adesso è diventato un incubo. -
- Voglio... - avevo iniziato con il piede sbagliato. - Cioè, mi piacerebbe studiare il grimorio, mi piacerebbe imparare, vorrei saper usare i miei poteri come fate voi. Non voglio rimanere per sempre una bambina spaventata che si nasconde dietro i suoi amici quando la situazione precipita. -
- Esercitarsi sarebbe importante - asserì Victor, gli occhi vivaci che brillavano per l'emozione - nonché mettere in pratica la sapienza contenuta nel grimorio. Ho scoperto cose interessanti. Ma prima dobbiamo avere con noi le gemme. Dovrebbero potenziare le nostre abilità ed è evidente che ne abbiamo un gran bisogno. -
- Questo pomeriggio devo andare in gioielleria a ritirarle. - Anna fece cenno di sì con la testa. - Domani stesso potremo cominciare ad esercitarci con il loro aiuto. Victor ci insegnerà, vero? -
- Certo - confermò l'interpellato. Poi fece una pausa per mettere in ordine le idee. - Eppure, Zabulón aveva ragione almeno in una cosa. Siamo stati goffi e imprudenti. Abbiamo investito tutte le nostre energie in un unico attacco disperdendole senza alcun controllo, avrebbe potuto rivelarsi un errore fatale. -
- Il bibliotecario ci ha già fatto questo discorsetto - sbottò Saray infastidita. - Mi sa che cominci a parlare come lui. -
- Io credo che sia un ragionamento molto sensato - opinai prudentemente.
- Ad esempio - continuò Victor, incurante della reticenza di Saray come del pericoloso silenzio di Anna, - quello che ha fatto Saray al cimitero raccogliendo la pioggia e scagliandola come un'onda contro i demoni è stato incredibile, ma alla fine era completamente esausta. E quando Anna ha usato la magnetite nella caverna, ha messo in campo tutto il suo potere ma ha dato fondo a tutte le energie ed è rimasta completamente indifesa. -
Anna aprì la bocca per protestare, ma Victor alzò la mano e non lasciò che lo interrompesse.
- Io stesso ho commesso lo stesso errore - ammise, imbarazzato. - Quando il demone ci ha attaccati con le sfere di energia demoniaca, ho usato tutta la forza del vento per deviarle o arrestarle, e così alla fine sono crollato; mentre lui aveva usato solo una scintilla, una parte infinitesima del suo potere per generare quell'energia. -
- Abbiamo capito, non c'è bisogno di tirarla tanto in lungo - lo ammonì Saray. - Qual è la conclusione? -
- La magia è energia in movimento che possiamo attrarre e canalizzare, ma ha una portata limitata - disse facendo spallucce - quindi dobbiamo economizzarla al massimo, escogitare forme più complesse e sottili di attacco e di difesa, usare gli elementi a nostro favore. -
- Cosa vuoi dire? - Anna lo interrogò avidamente, inquieta per la curiosità che avevano suscitato in lei quelle parole.
- I quattro elementi formano due gruppi contrapposti - Victor sembrava aver assimilato molte informazioni dal grimorio, e voleva condividere con noi la sua conoscenza. - L'aria può ravvivare il fuoco, ma anche soffocarlo. Allo stesso modo, la terra può frenare l'acqua, ma se ne può anche nutrire. Ad esempio, se all'improvviso adesso ci attaccasse un altro demone lanciando sfere di fuoco, cosa dovremmo fare? -
- Andarcene senza pagare il conto - disse subito Saray, facendoci ridere tutti e allentando un po' la tensione degli ultimi giorni.
- Dai, seriamente - Victor si riprese per primo e rientrò subito nel suo personaggio. - Chi dovrebbe rispondere all'attacco? E in che modo? -
- Se ci fosse dell'acqua nei paraggi, potrei usarla contro il suo fuoco. - Saray immerse lo sguardo nella sua tazza di caffelatte e la superficie del liquido cominciò a incresparsi, si agitò e si sollevò in aria come una massa amorfa, cangiante, da cui cadde qualche gocciolina.
Anna poggiò una mano sull'avambraccio di Saray e il liquido scese lentamente fino a riempire di nuovo la tazza.
- Qui no - l'avvertì, - potrebbero vederci. -
- E se ci lanciasse un coltello? - continuò Victor.
- Io potrei bloccarlo a mezz'aria - gli assicurò Anna, e si girò verso di me: - ma non perché è fatto di metallo e il metallo appartiene alla terra. Prima di scoprire di essere una strega, mi ero già accorta che potevo muovere piccoli oggetti con la mente, soprattutto quando ero agitata o arrabbiata. -
- Hai il potere della telecinesi? -
Per tutta risposta, il mio cucchiaino da caffè saltò fuori dal piattino e si trascinò verso di lei sulla superficie di cristallo del tavolino.
- Come Victor che può ascoltare i pensieri della gente e comunicare con noi tramite la telepatia - aggiunse, - o Saray che può... insomma, vedere i fantasmi, comunicare con i morti. -
- A me tocca sempre la parte migliore - protestò Saray, alzando gli occhi al cielo.
- Io non ho nessun potere speciale - ammisi, abbassando lo sguardo.
- Può darsi che emerga più avanti - affermò Victor, con voce rassicurante.
- Se posso essere sincera - disse Anna con maggior tatto del solito - penso che tu sia bloccata. Qualcosa, in maniera inconscia, ti impedisce di usare i tuoi poteri, o almeno di farlo consapevolmente. Hai visto cos'è successo al cestino della carta straccia quando hai dato sfogo alle tue emozioni? - Accennai di sì con la testa. - È così le prime volte, di solito: le emozioni e i sentimenti fanno da detonatore per i nostri poteri. La paura ti blocca: come nella grotta, quando sono stata costretta a graffiarti. Il dolore ha fatto comparire il fuoco. Sembra quasi che tu consideri i nostri poteri qualcosa di brutto, di peccaminoso. E quel senso di colpa li soffoca e li trattiene. -
- I miei veri genitori sono morti in un incendio - dissi senza alzare gli occhi.
- Lilith, non puoi sentirti responsabile di una cosa simile! - protestò Victor. - Eri molto piccola. -
- E se fossi stata io a provocare l'incendio? - domandai. Avevo gli occhi pieni di lacrime. - E se il fuoco fosse uscito da dentro di me? E se fossi stata io ad ucciderli? -
Sentii la mano calda di Victor sulla spalla e il suo sguardo compassionevole. Mi asciugai le lacrime e respirai profondamente.
- Non voglio essere debole. E neanche una sprovveduta. -
- E non lo sarai - asserì Anna, con grande convinzione. - Libera le tue emozioni, il tuo dolore, l'odio, la rabbia. A me è molto utile. -
- Ecco perché è sempre di cattivo umore - aggiunse Saray, che fumava in silenzio. Anna la ignorò.
- E dove potremmo esercitarci? - chiese Victor.
- Non possiamo esporci allo sguardo della gente, e all'interno di un edificio potremmo fare dei guai. Ma se cercassimo un luogo appartato potremmo essere attaccati di nuovo. -
- Potremmo andare nel giardino della casa di campagna di Anna - propose Saray. - La recinzione ci proteggerebbe da sguardi indiscreti e i suoi genitori sono spesso fuori per lavoro. -
- Ieri sera ho visto una donna - disse Anna, e fece una pausa per accendersi una sigaretta - o almeno mi è sembrato che fosse una donna. Era notte, prima di andare a letto. Ho avuto la strana sensazione di essere osservata e mi sono affacciata alla finestra. Laggiù, dietro un albero, nascosto tra le ombre della notte, c'era qualcuno. -
- Una delle strigi? - le chiesi. - Credi che ci stiano sorvegliando? -
- No, non ho sentito intorno a lei un'aura di magia maligna - rispose tranquilla e rilassata, come se non avesse paura di niente. - Per essere precisa, non ho sentito proprio alcuna traccia di magia. Quella donna, e si capiva da come si muoveva che era una donna, indossava una maschera metallica che ad un certo punto ha catturato un raggio di luna riflettendolo sulla superficie lucida. Non faceva altro che starsene lì ad osservare la casa. Nel momento in cui si è accorta della mia presenza si è messa a correre come una furia ed è saltata agilmente al di là della recinzione. -
- Evidentemente è qualcun altro coinvolto nel nostro stesso gioco - sospirò Victor. - La cosa non mi piace per niente, ma dato che siamo obbligati a partecipare, cerchiamo di essere dei buoni giocatori. -
- Siamo proprio una bella squadra - sbuffò Saray, sdegnosa. - Tre streghe e uno stregone secchione, un atleta gnocco che sa maneggiare la spada, un bibliotecario pazzo e un angelo di porcellana. -
- Uriel non è fragile come pensi - replicai, piccata. - Credo che viva per apprezzare la bellezza della creazione e la meraviglia della vita, ecco perché è capace di guarire, di preservare il dono dell'esistenza. Il male lo sconcerta, la sua mente non lo concepisce come fanno invece le nostre. -
- Allora dovrà svegliarsi, come abbiamo fatto tutti - decretò Anna, impassibile.
- A proposito, sapete dove abita? - chiesi. - Vorrei andare a trovarlo. -
- Io so dove abita - affermò Victor. - Ti accompagno, se vuoi. -
- Dicono che gli angeli siano asessuati. - Saray stava usando di nuovo la sua lingua affilata. - Invece a me sembra molto mascolino. Non è neanche lontanamente il mio tipo, ma bisognerebbe fargli qualche domandina. -
- Nella caverna disse che era nato qui, sempre ammesso che gli angeli nascano o assumano sembianze umane - mi strinsi nelle spalle - ma riconobbe Zabulón e gli chiese se si ricordasse di Gerico. - Anna tacque, e gli occhi di Victor furono sul punto di uscire dalle orbite.
- E allora? - chiese Saray.
- Ho fatto delle ricerche - dissi, dopo una pausa - e, secondo gli storici e gli archeologi, a parte il racconto biblico, la caduta delle mura di Gerico e la distruzione della città ebbero luogo nel 1403 AC... -
Ci fu un momento di silenzio durante il quale cercarono di assimilare l'informazione, arrivando infine alla stessa conclusione a cui ero arrivata io.
- Un angelo può essere eterno, ma ciò significa che Zabulón ha più di tremila anni. - Nessuno ribatté alle mie parole che riecheggiarono come all'interno di una vecchia tomba, simili ad una maledizione.
Joseph R. Meister
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