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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Giuseppe Bottigliero
Titolo: La Grande Opera - Volume 1
Genere Horror Fantasy
Lettori 370 1 5
La Grande Opera - Volume 1
Introduzione.
Vi è un giorno - il 15 Marzo 1998 - del quale non vi è memoria.
Cancellato dalla coscienza collettiva, svanito dai ricordi.
Come se quel dì tutta l'umanità avesse dormito ogni traccia d'esso è scomparsa dalla mente di ognuno, nonostante giornali o simili pubblicati quel mattino esistano.
Eppure nessuno ricorda come lo abbia passato, dagli impegni importanti alle abitudini quotidiane.
“Com'è possibile un qualcosa di simile?” vi chiederete.
Ad oggi non esiste una risposta certa e vi posso garantire - come ex agente dei servizi governativi quale ero - che non si tratta d'un affare di stato.
Dunque a che pro scrivere simili righe?
Nel mestiere da me interpretato e citato poc'anzi fui coinvolto nella ricerca di una risposta a tale mistero, dovendo partire dall'unica pista esistente.
Il 16 Marzo dello stesso anno, galleggianti su assi di legno, furono rinvenuti tre uomini in condizioni critiche, nel bel mezzo del Mar Glaciale Artico.
Essi sono gli unici uomini al mondo i quali conservano ricordi di quel fatidico giorno.
Nonostante il loro racconto non abbia convinto gli inquirenti volli offrire anima e corpo all'ottenimento di eventuali prove a conferma di ciò.
Incredibilmente - e a dispetto delle aspettative dei colleghi - le reperii in due testi con cui venni a contatto solo per mera fortuna.
Assieme alla confessione scritta dei tre naufraghi si aggiunsero ulteriori due elaborati, formando il misterioso trio di cui presto leggerete.
“Nella casa di ferro'', spedito in busta alla BBC sul finire degli anni 50 e a lungo creduto unicamente uno scherzo o un racconto di fantasia;
“Il gelo all'origine del mondo'', ovvero la confessione prima accennata;
“Re dei vermi'', un'ammissione ottenuta dalla Santa Inquisizione attraverso tortura da un apostata nel XVI secolo.
I titoli furono scelti dagli investigatori stessi, selezionandoli in base ai contenuti e, seppur non posizionati cronologicamente, l'ordine da me utilizzato non è affatto casuale.
All'apparenza potrebbero non avere nulla in comune, ma leggendoli vi accorgerete da soli di ciò che, fosse solo finzione, ha dell'incredibile considerando le coincidenze.
La mia identità rimarrà nell'anonimato, essendo fuggito affinché all'opinione pubblica giungesse questo pezzo del puzzle definito verità.
Dedicherò senz'altro i miei rimanenti anni di vita alla ricerca d'ulteriori scritti ad avvalorare quanto narrato, nella speranza che con la vostra lettura possiate arrivare a nuove ipotesi su questi testi occulti ed enigmatici.

Nella casa di ferro

- Il regno dei morti si è aperto bramoso, ed ha spalancata fuor di modo la gola; e laggiù scende lo splendore di Sion: la sua folla, il suo chiasso, e colui che in mezzo ad essa festeggia -
(Isaia 5:14)

I
Esistono abominazioni in questo mondo, e probabilmente anche al di fuori di esso, a cui solo dare uno sguardo porterebbe alla follia; vi sono cose che dovrebbero rimanere lì dove sono e che non andrebbero per alcun motivo risvegliate.
Questa è la mia storia, che non va presa come esempio, ma come avvertimento; Ciò che vidi quelle notti - gli orrori primordiali a cui assistei - nuocerebbero alla salute mentale di qualsiasi individuo del pianeta, dai più scettici ai più avventurosi. E queste, più di ogni altra cosa, non devono essere riportate alla luce in alcun modo. La concezione che noi uomini abbiamo della realtà sarebbe totalmente stravolta.
Cominciamo dunque dal principio:
Col passare degli anni mi sono sempre più reso conto di quante cose esistano a cui tutt'oggi non riusciamo a darci spiegazione: di leggende, miti e racconti al limite dell'immaginario comune.
Storie che alle volte ci lasciano affascinati e incuriositi, altre che parlano di tali inconcepibili mostruosità le quali speriamo rimangano nell'immaginario di pochi.
Da giovane però anche le più inquietanti mi affascinavano, spingendomi a volerne sapere sempre maggiormente.
Il più delle volte non credevo a queste, ne ero solo eccessivamente incuriosito. E, come ben si sa, la curiosità uccide. Non era raro che immaginassi di indagare di persona.
Due luoghi mi attrassero in modo smisurato, similmente a come avviene ad una falena con una fiamma: L'Antartide e la Siberia.
Locazioni che, oltre ad avere in comune il gelo, la natura incontaminata e la posizione remota, posseggono anche un numero eccessivamente elevato di fatti bizzarri.
Mai la società vide di buon occhio tali passioni per l'occulto, tacciandomi spesso dello squilibrato e depravato. L'adolescenza non fu affatto un periodo semplice, ritrovandomi ad essere isolato per via di tali dicerie sul mio conto.
Giungiamo dunque quasi agli avvenimenti i quali mi costringono a scrivere di questi avvertimenti:
Ormai adulto udii per alcuni mesi la notizia riguardante numerose ed enormi voragini circolari comparse misteriosamente in varie parti della Siberia; a ciò successivamente si aggiunse - avvenimento ovviamente reputato falso - di infinite urla disperate provenienti da quelle mostruose cavità.
Non molto tempo dopo pervenne la spiegazione scientifica a giustificarne l'esistenza: Il tutto, a detta degli studiosi, era legato ad effetti dovuti al cambiamento climatico.
Inizialmente tutto ciò non mi coinvolse più di tanto; seppur incuriosito dalla vicenda erano ormai anni che non svolgevo ricerche in merito.
I cambiamenti avvennero il 30 Giugno: alla radio parlarono dell'Evento di Tunguska, avvenuto nel 1908 - era infatti il suo anniversario. Questo consistette in una grande esplosione di potenza pari a migliaia delle bombe utilizzate ad Hiroshima e Nagasaki; ciò lungo il corso del fiume “Tunguska'', in Siberia, da cui appunto questo evento prese il nome. L'origine della detonazione rimase fino ad allora sconosciuta.
Nonostante ne fossi già a conoscenza non mi dispiacque riascoltarne, ciò infatti in qualche modo mi riportò ai vecchi tempi.
Proseguirono poi parlando anche di alcune teorie in merito, dalle più moderne e scientifiche alle più fantasiose e incredibili.
Le più probabili descrivevano di un meteorite o di una cometa, per poi passare ad esperimenti segreti di Nikola Tesla o, addirittura, allo schianto di una nave aliena.
Qualcosa si riaccese in me, supposi il sentimento di curiosità di un tempo. Decisi di investigare personalmente al riguardo e mi diressi in biblioteca, leggendo ogni libro o giornale sull'argomento.
Un articolo mi attrasse più di tutti, intitolato semplicemente “Olgius'', parola che fino ad allora per me non possedeva alcun significato. Presi in prestito il giornale e, fatto ritorno a casa, ne proseguii la lettura. Ad oggi mi pento amaramente di tale scelta.
Appresi di centinaia di storie e leggende ma mai qualcosa mi lasciò tanto incuriosito ed esterrefatto quanto quello che lessi quel giorno.
Trascorsi le successive settimane a reperire qualsiasi informazione al riguardo.
Le mie ricerche ebbero un discreto successo e riuscii ad ottenere, anche in più lingue, tutto ciò che mi potesse servire per raggiungere il mio scopo.
Mi resi conto che infatti, al contrario di un tempo, possedevo ormai l'effettiva possibilità di recarmi ad indagare di persona.
Cosa mi spinse ad andare tanto oltre? La monotonia della città mi stava uccidendo e, oltre a sopprimere la curiosità, con un viaggio nelle verdi e sconfinate foreste russe avrei potuto riprendermi da una vita estenuante e insoddisfacente.
Chiesi a diversi conoscenti se volessero partecipare ma, una volta elencati i vari rischi, tutti rifiutarono. Ad oggi non li biasimo.
Diversi mesi dopo fu ormai tutto pronto: la Siberia, o meglio, la valle della morte, mi attendeva.
La “valle della morte'', in lingua locale “Uliuiu Cherkechekh'' - da un estensione di circa 100.000 chilometri quadrati - era ubicata nella zona siberiana della Jacuzia nord-occidentale, nel bacino del Viljuj superiore. Tutt'oggi mostra i segni di un devastante cataclisma avvenuto migliaia di anni fa, secondo gli indigeni una sorta di guerra fra dei.
Questi consigliano inoltre di starne alla larga, avvertendo che la maggior parte dei forestieri che si avventura in essa non ne fa poi ritorno.
Non fu ciò, seppur interessante, a spingermi fin laggiù. L'articolo citato poc'anzi descriveva infatti di curiose strutture, le cosiddette Olgius appunto, che sarebbero disseminate per tale locazione; enormi costruzioni di ferro la cui esistenza non ha alcun senso.
Diversi esploratori fin dal 1853 le avvistarono, recatisi lì con la guida dei nativi. Sono descritte come edifici metallici circolari di cui solo una parte sarebbe esposta alla superficie.
Nei racconti il materiale del quale sono costituite, basandosi sul colore, sembrerebbe rame o bronzo. Si parla inoltre di torrenti che le attraversano, alberi che crescono al loro interno, scale che portano nel sottosuolo e, nella storia più assurda, del ritrovamento di alcuni cadaveri indescrivibili.
Gli avvenimenti bizzarri però non terminarono certo qui: cacciatori che passarono la notte al loro interno subirono effetti devastanti, i quali arrivarono fino alla morte. Questi apparirebbero molto simili a quelli dell'esposizione prolungata a radiazioni.
Escludendo le fonti europee è innegabile di come queste strutture siano ricorrenti nelle leggende delle popolazioni locali, secondo le quali queste furono costruite dai demoni della taiga.
Infine anche due fiumi della zona, attraverso i loro nomi, ne confermerebbero l'esistenza: Olguidakh, ovvero “il luogo del calderone''; Kheldyu, “casa di ferro''.
Vi erano quindi fin troppe prove e, la mancanza di conferme, mi portarono a pensare che non vi fosse nulla da perderci nell'indagare di persona.
Giuseppe Bottigliero
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