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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Maurizio Antenore
Titolo: Jjafeh - Overture sulla Terrra
Genere Fantascienza
Lettori 446 1
Jjafeh - Overture sulla Terrra
Prologo
5... 4... 3... 2... 1... Verifica completata.
Tirò un profondo sospiro di sollievo, concentrando l'attenzione sulla tastiera e accingendosi a digitare le consuete istruzioni per riattivare manualmente i singoli apparati vitali e di navigazione ma inaspettatamente, il monitor si offuscò dopo un breve lampo, lasciandola interdetta. Continuò a fissare inebetita l'inutile schermo scuro, mentre un ticchettio regolare scandiva lo scorrere del tempo con snervante lentezza; con un moto di stizza rabbiosa, strinse i pugni nervosamente nel tentativo di quietare l'angoscia crescente, quando all'improvviso un breve lampeggiare la fece sussultare:
“Finalmente! Ci siamo...”
purtroppo una gioia passeggera, interrotta da quel freddo meccanismo con il ripetersi del countdown:
INIZIO VERIFICA SISTEMI. TEMPO STIMATO 30 JARD. INIZIO CONTEGGIO: 299... 298...
Jjafeh cominciò a digitare nervosamente un'infinità di codici e comandi ma l'elaboratore aveva impietosamente ricominciato il suo anacronistico conteggio a ritroso, isolando tutti i comandi manuali. Spazientita, batté furiosamente i pugni sulla tastiera rischiando di fracassarla.
“Non è possibile! Non funziona più niente! Anche i contatti radio con le altre Arche si sono interrotti e adesso? Che cosa faccio? Calmati e pensa, Jjafeh... pensa...”
Formule, dati, diagrammi vorticarono freneticamente nella sua mente, analizzando le possibili variabili e configurazioni ma giungendo, con un senso di nauseante affanno, a scartare tutte le possibili soluzioni, una per una; infine il buio e la confusione totale sbaragliarono la sua logica. Avrebbe voluto urlare la sua disperazione, quando sul monitor i numeri del countdown accelerarono con decisione; un breve ticchettio e il conteggio s'interruppe con il finale, rassicurante messaggio:
VERIFICA COMPLETATA.
Jjafeh deglutì, fissando quella scritta con la vista annebbiata da lacrime di rabbia e riprendendo a digitare i vari comandi.
“Dai... non interromperti... continua così. Ce la puoi fare!”
Sul monitor iniziarono a comparire i dati, inizialmente rassicuranti, poi sempre più disastrosi:
- ANALISI 164: PROPULSORI 2 E 4 IN FASE CRITICA; OPERABILITA' 83%
- ANALISI 165: SISTEMI VITALI PRODUZIONE OSSIGENO AL 47% IN DIMINUZIONE. NECESSARIO IMMEDIATA SOSTITUZIONE FILTRI.
- ANALISI 166: SISTEMA DI NAVIGAZIONE AL 72%. NECESSARIO SOSTITUZIONE SCHEDE CODICI: AH764/2X, SK9003, TT99/INH
- ANALISI 167: SISTEMI VITALI CRIOGENICI 84% IN DIMINUZIONE ...
Pervasa da un senso di crescente apprensione, si trasferì verso un altra postazione, avviando un test per analizzare lo stato esterno dell'Arca; i dati raccolti non evidenziarono situazioni di particolare gravità, in linea di massima ancora tollerabili e infrastrutture ripristinabili almeno nella maggior parte dei casi, tra cui alcuni pannelli antiradiazioni danneggiati per l'impatto di micro meteoriti. Questi non costituivano un problema impellente ma le antenne per le comunicazioni fra Arche non erano più funzionanti, un'ulteriore problematica che si sommava alla corposa lista delle priorità. La soluzione più efficiente, già attuata in passato per accelerare i tempi di ristrutturazione, era nel prelevare l'indispensabile fra le altre Arche ancora intatte, in attesa di realizzare i nuovi ricambi, ma l'elenco che scorreva sul monitor la depresse ulteriormente:
- ARCA 1975: DANNI IRREPARABILI AGLI SCHERMI CORAZZATI ANTI METEORA
- ARCA 2164: POTENZIALITA' FONDERIE AL 37%, MAGAZZINI MATERIALE BASE AL 18% ...
“Al 18%? Le riserve sono così agli sgoccioli? Oh, no! Alcuni magazzini sono completamente vuoti! I settori produzione ricambi elettronici... all'11%? Questo vuol dire che non saranno più in grado di produrre ricambi se non per se stessi.
Le schede per i sistemi di navigazione da sostituire! Siamo fermi, FERMI! Siamo morti!”.
Jjafeh aveva perso ogni speranza. Si alzò tremante dirigendosi verso il monitor principale di navigazione, una mappa spaziale tridimensionale precisa in ogni dettaglio su tutti i sistemi solari attraversati nel lungo viaggio: mondi inabilitabili e freddi, stelle morenti o collassati e giganti inavvicinabili. Seguì con lo sguardo il tracciato di navigazione, percorrendolo a ritroso dal puntino lampeggiante raffigurante la corrente posizione del gruppo Arche, l'ultima àncora di salvezza della loro specie, giungendo infine al punto d'origine: il suo mondo. Qualcosa sullo schermo era mutato dall'ultima osservazione: la loro stella si era ingrandita, l'inizio della formazione di una Gigante Rossa, un segnale decretante la morte del suo pianeta e delle forme di vita che non trovarono scampo dalla fuga entro le Arche, uno splendido pianeta divenuto un banale sasso desertificato con temperature superficiali prossime alla fusione del piombo, i mari ribollenti e l'azzurra atmosfera tramutata in gas venefico.
Jjafeh non aveva mai visto quello che caparbiamente chiamava “il suo pianeta”, utopie poetiche che si affollavano confusamente con brevi flash d'immagini nella mente, create attraverso i racconti dei genitori e filmati di repertorio che amava rivedere quando si risvegliava dal sonno criogenico.
Era nata dentro quell'involucro tecnologico di metallo chiamata pomposamente “Arca”, un'odiosa scatola di metallo che doveva sì, condurli verso un pianeta primitivo e prospero, ma detestata con tutto il suo essere. Era stanca di respirare quella gelida aria riciclata, mangiare un cibo abominevole e insapore, infine ricadere nel sonno criogenico, una sorta di premorte per annegamento che la faceva sprofondare in un oceano d'incubi inquietanti, strazianti.
“Chi fu quello scienziato pazzo che definì questo sonno una panacea universale, utile per dimenticare il passato e risvegliarsi raggianti in un paradisiaco futuro? Quanta superficialità e stupidità! E adesso? Meno della metà del viaggio percorso verso la nuova destinazione, un pianeta quasi certamente abitabile secondo le teorie degli astronomi, ma tutte le navi sono oramai a pezzi.
Già; probabilmente abitabile... e le ultime osservazioni non hanno rivelato alcuna certezza. Solo teorie, miserabili teorie e false speranze.”
Si diresse verso la sua postazione per intavolare le procedure di memorizzazione dati e scrivere un rapporto dettagliato da presentare al Consiglio ma arrivato a un certo punto del testo, s'interruppe con un'idea che le frullava in testa. Tornò al monitor principale e la sua attenzione s'inchiodò verso un settore relativamente lontano dalla rotta. Un mondo abitabile, ricco di vita, materiali utili e preziosi per riparare le Arche era lì, ammaliante e leggiadro pianetino ma potenzialmente pericoloso per la presenza di una specie dominante veramente temibile.
“Un sistema solare e un mondo paragonabile al nostro ma rapidamente scartato dal Consiglio già prima della partenza e confermata tale opzione in seguito a ulteriori accertamenti. Non accetteranno mai una simile opportunità, eppure è l'unica speranza. Ci devo provare, costi quello che costi!”.
Ritornò alla postazione con rinnovata vigoria, cancellando con un colpo di spugna preoccupazioni e titubanze, accingendosi a completare il rapporto e avviare le operazioni di risveglio per tutti i Membri del Consiglio dal sonno criogenico. 
Il processo
- Comandate Jjafeh! Si rende conto di ciò che ha proposto? Lei ha la responsabilità di far proseguire il viaggio senza interruzioni, programmando e risolvendo tutte le possibili avversità, prima... e pongo l'accento su “prima”, di risvegliare tutti i Membri del Consiglio. Il suo comportamento è stato ritenuto all'unanimità intollerante, controproducente e... -
- La prego Ministro Haikin; non voglio mancarle di rispetto ma la situazione è veramente critica. Tutte le Arche presentano danni di cui, almeno il 40%, sono irreversibili. Il controllo di navigazione fra breve non sarà più operativo; il materiale scarseggia, non vi sono pezzi di ricambio sufficienti neppure per le riparazioni di routine e in alcuni casi è praticamente azzerato. I motori... -
- Guardi che sappiamo leggere ma il suo dovere era interrompere il sonno criogenico ESCLUSIVAMENTE delle squadre tecniche e procedere alle riparazioni, PRIMA di risvegliarci! -
- I magazzini sono quasi vuoti e abbiamo percorso meno della metà del tragitto. In quel sistema non ci arriveremo mai! -
- Tutti forse no; qualcuno andrà sacrificato. Lo riconosco, è una situazione incresciosa, ma già prevista e tutti gli Eletti ne furono consapevoli prima della partenza. Fu una clausola, se così vogliamo intenderla, accettata da tutti, lei compresa. Le navi giunte a destinazione avranno sufficienti individui per colonizzare quel pianeta. Le ordino, in nome del Consiglio, di riprendere il Comando e procedere alle riparazioni. -
- Le ricordo che non sono solo il Comandante ma anche il Capo dei servizi Tecnici; ho sufficienti conoscenze per riconoscere l'assurdità nel proseguire oltre. Abbiamo comunque il dovere di portare in salvo tutti i civili; tra loro vi sono molti giovani e... -
- BASTA! La sua arroganza è un insulto diretto a me e a tutti i Membri del Consiglio! Sono costretta a rimuoverla dall'incarico! -
- Dopo il vaglio della mia posizione di fronte ai Membri del Consiglio; questo è ciò che mi da diritto la legge! -
Haikin la fulminò con lo sguardo ma consapevole della sua posizione giuridica, che imponeva l'applicazione dei protocolli, non poté fare altro nel prendere atto della richiesta.
- Le ricordo solo un dettaglio: si renda consapevole che l'opposizione diretta a una decisione, già approvata all'unanimità dai Membri, senza che lei fornisca nuove prove o argomenti avallanti la sua posizione è punibile, non solo con la perdita della propria autorità, ma sarà reclusa nel suo tubo criogenico sino alla fine del viaggio... comunque si concluda! -
Con un fruscio l'anta scorrevole si richiuse alle spalle di Haikin e Jjafeh rimase impietrita sull'attenti trasalendo in seguito alla chiusura della porta, un lieve scatto che risuonò come una martellata inferta alla testa.
“Così è finita! Quali altri argomenti poter proporre? È tutto scritto nero su bianco!”
Aveva desiderio di sedersi ma non riusciva a muovere un solo muscolo e una crisi di disperazione iniziava a manifestarsi, un crollo emotivo che saliva lentamente dallo stomaco sino a soffocarle il respiro. Doveva ritrovare la serenità, l'auto controllo prima dell'apertura di quella maledetta porta ed essere condotta, da due guardiani, nella Sala Udienze. Si passò le dita sulle tempie, massaggiandole delicatamente per alleviare lo stordimento cominciando a riflettere su come esordire, ma il tempo era ormai scaduto, prima di quanto avesse previsto. La porta si aprì e due guardie entrarono senza proferire parola; solo un rapido gesto, gentile ma da cui traspariva un obbligo perentorio, formale e tassativo di uscire dalla stanza.
“È già l'ora di conferire? Neppure un minimo di tempo per raccogliere le idee e pianificare un banale discorso introduttivo? Era già tutto programmato, compresa la mia condanna, ma non sperate mi dia per vinta!”.
***
Jjafeh varcò l'accesso della Sala Udienze per la seconda volta in vita sua ma in un ambiente radicalmente mutato, inquietante.
Ricordava con rammarico il suo primo ingresso, un evento memorabile e festoso, dove fu premiata per la sua caparbietà e risolutezza nell'affrontare il difficile percorso didattico, riposando poche ore per notte sino a completare gli studi con il massimo dei punteggi; una gioventù non scevra da sacrifici ma consacrata al massimo livello: la promozione a Comandante e Capo Tecnico della flotta Arche.
Ora aveva paura. Si sentiva in trappola al centro dell'aula, sommersa da un permeabile, innaturale e angoscioso silenzio.
L'ambiente non aveva perso da allora quell'aura di onnipotenza, una riproduzione di una reliquia del loro mondo perduto: il Centro del Governo e della Magistratura. Edificata a livelli a scalare e semicircolare, ogni singolo Membro trovava posto in una cabina attrezzata con computer e microfono, permeata da una costante e soffusa luce azzurra, aumentata d'intensità solo quando prendeva la parola e per tutto il tempo utile relativo al suo intervento. L'effetto visivo nel tracciare delle siluette in ombra, nascondendo l'identità del Membro, assumeva qualcosa di soverchiante nei confronti dell'imputato, amplificando la percezione di autorità di ogni singolo Elemento della Giuria.
Jjafeh avviò il suo esordio ma già dalla prima esposizione dei fatti, un brusio di dissenso evidenziò lo stato d'animo dei Membri, oramai evidentemente spazientiti, giungendo infine nel subissarla di domande.
- È tutto, Comandante Jjafeh? Siamo riuniti da almeno quindici jard, ascoltando esclusivamente ciò che ha sciorinato nella sua relazione: nessun argomento aggiuntivo, nessuna giustificazione al suo comportamento, me lo lasci dire, dettato esclusivamente dalla sua emotività fuori luogo. Lo chiedo per l'ultima volta: perché non ha iniziato le procedure di riparazione almeno per le parti vitali? -
- Perché non c'è sufficiente materiale a disposizione per tutte le Arche e... -
- Ne siamo consapevoli! La soluzione è lo smantellamento e il recupero di tutto il materiale disponibile dalle navi ormai perse e proseguire il viaggio. -
- E gli equipaggi? I civili? Che fine faranno? Demoliti anch'essi? -
- Sa benissimo che molti, trasferendo opportunamente i tubi criogenici, saranno ripartiti fra le Arche rimaste; forse non tutti. È increscioso; ne siamo consapevoli ma era prevista una simile eventualità. -
- Sarò, dal vostro punto di vista, stupidamente emotiva ma i dati tecnici sono inequivocabili; la battaglia per salvarci dall'estinzione è persa. Siamo quasi tutte femmine e i maschi rimasti in vita sono pochi, la maggioranza deceduta per cause inspiegabili dentro i tubi criogenici... inspiegabili per modo di dire; i processi di malfunzionamento colpirono in passato le strutture vitali e le condizioni avverse continua a peggiorare. Lo ribadisco ancora: abbiamo un'unica speranza; deviare dalla rotta attuale e dirigersi verso quel mondo... -
- Se lo scordi! Si rende conto chi ci troveremo di fronte? -
- Ho compiuto altre analisi e stimato vi siano... - .
- ...i presupposti per un'evoluzione retta e pacifica? La specie dominante e carnivora; per giunta utilizzano la loro tecnologia per fini anacronistici, di pura dominanza e sfruttamento di tutte le specie viventi, compresi i loro simili. In una parola “si ammazzano a vicenda”. -
- Sono onnivori e ritengo che la maggioranza non sia così auto distruttiva... -
Jjafeh s'interruppe, sommersa da un coro di risate.
- Lei ha voglia di scherzare; onnivori? In altri termini si cibano di tutto. Ha forse la velleità di divenire il loro “piatto forte”? -
- Affermo non vi siano altre possibilità. Vorrei fare appello alla vostra sensibilità: abbiamo abbandonato sul pianeta morente il 70% e forse più a perire con esso; abbiamo il dovere di salvare ciò che è rimasto e... -
Haikin, primo e indiscusso capo dei Membri del Consiglio, si alzò con un cipiglio deciso, sentenziando la fine del processo.
- Basta così! Abbiamo sentito abbastanza! Questa riunione è solo una perdita di tempo. Comandante Jjafeh; le concedo un'ultima possibilità e le consiglio di coglierla al volo: riprendere il comando e procedere alle riparazioni. Che cosa risponde? -
Jjafeh sospirò, puntando lo sguardo su ogni singolo Membro del Consiglio; chiuse gli occhi e prese fiato per dare una risposta decisa a Haikin e a tutti i Membri. Aveva preso l'estrema decisione e la sua voce non doveva vacillare.
- No. Non sarò complice di uno sterminio; ci sono anche i miei genitori, fratelli e sorelle in una di quelle Arche, la più disastrata. Sono pronta a morire con loro. -
- Pertanto la sua è una valutazione dettata esclusivamente da motivi personali. Comprendiamo il suo punto di vista ma non è nostra intenzione uccidere impunemente e tanto meno sacrificare la spedizione. Sono più che sicura non sia necessaria alcuna operazione... correttiva. Tutti, almeno in questo frangente, si salveranno; di questo sono fermamente convinta. Procediamo con la votazione. -
Jjafeh era sul punto di scoppiare; chiuse gli occhi e un'interminabile sequenza di emozioni devastanti si sovrapposero l'una sull'altra: dolore, rabbia, paura di essere infilata a forza nel cilindro criogenico, sentirsi annegare per poi essere risucchiata in un vortice d'incubi senza fine. Cos'altro avrebbe dovuto sopportare, con il dubbio di non risvegliarsi mai più o peggio, ritrovarsi come l'unica superstite della sua famiglia, sola... spaventosamente sola.
“Quanto tempo occorre per una votazione? Solo premere un banale pulsante; devo farmi forza, riaprire gli occhi e guardarli in faccia... ma che succede? Perché si sono accalcati in quell'angolo? Non c'è la maggioranza? Non c'è la maggioranza!”
Tese i sensi al massimo per cercare di comprendere in quella sussurrata cacofonia su cosa e con chi stessero confabulando. Si voltò verso il visore dei voti: 49 “si” su cinquanta, un solo voto non ancora espresso. Riconobbe fra la calca la più anziana del gruppo sbracciarsi freneticamente verso l'una e l'altra dei Membri che la circondavano. Non riusciva a comprendere quali critiche o dubbi si scambiassero ma l'agitazione era palese. D'incanto la calca si chetò e i vari Adepti si scostarono dal riottoso Consigliere, voltandosi verso di lei; Jjafeh risentì ancora i loro freddi sguardi puntati addosso, mentre l'anziano Membro premette, con evidente riluttanza, un pulsante. Il breve squillo di una campanella la fece trasalire; non aveva necessità di guardare quel tabellone, la maggioranza era assoluta. Come avevano fatto a convincerla? Quali erano i suoi dubbi? Perché negarle un ultimo contraddittorio?
Si sentì afferrata dalle guardie mentre Haikin pronunciava la sentenza. Avrebbe voluto sputare tutto il suo livore a quegli stupidi burocrati, ma ciò che avrebbe desiderato urlare con tutte le sue forze, si spense in gola mentre era trascinata a forza verso quell'ultima, odiata destinazione.
***
“Quanto è lungo questo corridoio; non lo ricordavo così, oppure sono già nel tubo criogenico e questo non è altro che un terribile incubo? Purtroppo no... sono sveglia in mezzo tra due guardiani che mi sorreggono, strattonandomi ad ogni passo; sto già farneticando, la vista mi si sta appannando e sono certa di svenire alla vista del tubo. Una porta? Ma certo; dobbiamo attraversare la sala di comando e la rivedrò per l'ultima volta.”
Si guardò intorno smarrita cercando di cogliere ogni singolo dettaglio, anche il più banale per avere un sogno sereno da ricreare in quel sonno coatto. Poi qualcosa di nuovo attirò la sua attenzione: una pulsante luce rossa di preallarme.
- Aspettate... aspettate! C'è qualcosa che non va. Lasciatemi andare alla consolle; è importante! -
- La preghiamo di collaborare e non tenti inutili scappatoie. Abbiamo degli ordini e fra poco dormirà; non avrà più nulla di cui preoccuparsi. -
- Non capite! Due motori erano già in fase critica e... -
Le luci principali si spensero all'improvviso e la luce rossastra di emergenza invase lampeggiando la sala di comando, seguita dall'ululare acuto dell'allarme.
- Un motore è in fase di stallo. Devo spegnerlo al più presto! -
- Ma cosa dice? I sistemi automatici... -
- Non c'è più alcun sistema automatico funzionante! Devo farlo manualmente! -
Jjafeh si liberò dalla stretta di una delle guardie sbattendola a terra e dirigendosi il più in fretta possibile alla consolle. Cominciò a digitare i vari comandi quando si sentì ancora strattonata; stava già per girarsi furente quando si rese conto che l'altra guardia aveva bloccato l'impeto della sua collega, urlandole di calmarsi:
- Smettila, lasciala fare... lasciala fare! -
Riprese freneticamente a digitare le sequenze di comando per lo spegnimento ma tutto sembrava inutile.
“Che cosa sto sbagliando? Perché il conteggio non si ferma?”
Poi la quiete.
- PROPULSORE 2 SPENTO
- PROPULSORE 3 AL 67% STAZIONARIO
- PROPULSORE 1 AL 93% IN RAPIDA DIMINUZIONE
- PROPULSORE 4 AL 60% IN DIMINUZIONE
Jjafeh si sentì mancare; il buio la avvolse mentre il mondo le cadde addosso, seguito da un gelido fremito.

Shesjnaka
- Jjafeh... Jjafeh... si svegli! Come si sente? -
Una figura indistinta con il volto celato da una mascherina, si materializzò come un fantasma, percependo nello stesso istante una mano delicata accarezzarle gentilmente la fronte. Sembrava sua madre mentre la coccolava amorevolmente, un gesto ormai retaggio di chissà quanto tempo, un ricordo ancora seducente affiorante tra un risveglio e l'altro nel lungo viaggio; si sentiva finalmente appagata e desiderava solo tornare a dormire. Qualche istante dopo riprese il contatto con la realtà: non la madre ma un medico, anzi il solito medico che si occupava delle necessità di chi era risvegliato dal sonno criogenico.
- Sono a pezzi ma finalmente uscita da un terribile incubo; ho ancora la nausea. Mi sembrava di essere sotto processo, poi l'allarme e tutto ruotava incessantemente. Quanto tempo sono rimasto nel tubo? -
- C'è qualcuno che desidera conferire; vuole rimandare o posso farla entrare? -
- Come dice? Ma sì, certamente... chi vuole vedermi? -
Il dottore non rispose, limitandosi a riporre la siringa in un contenitore sul tavolino per poi aprire la porta dell'infermeria, scostandosi per far entrare il visitatore e uscendo a sua volta lasciandoli soli. La visuale era ancora annebbiata ma riconobbe un volto incanutito dalla vecchiaia: l'anziana Membro del Consiglio; a quella vista, si riattizzò il suo incubo mentre una soffocata risata le irruppe dal petto, seguita da alcuni colpi di tosse.
- Così mi avete risvegliata; dove siamo? E in quanti siamo rimasti Ministro Shesjnaka? -
- Niente tubo criogenico; ha salvato la nave e ci siamo resi conto dell'errore bestiale che stavamo compiendo. In effetti, non ero d'accordo con il resto del Consiglio; stavo per votare contro ma... beh, forse sono invecchiata, troppo per continuare con questo incarico e mi hanno facilmente convinta... stupidamente convinta ad avallare la sua destituzione. Mi parli delle sue osservazioni su quel mondo. -
- Furono un passatempo nell'attesa di ritornare allo stato criogenico; ho sempre odiato quel salto nel buio e attardavo le procedure. È un mondo splendido, quasi tutto coperto dall'acqua. I sensori segnalano moltissime forme di vita ma i soggetti più interessanti sono rappresentati dalla specie dominante. -
- Bene; lasciamo stare le caratteristiche del pianeta, già note sin prima della partenza e m'illustri su questa “specie dominante”. Non avevamo né la possibilità né il tempo di investigare dal nostro pianeta; troppo distante e i radi segnali radio, rilevati a un certo punto del viaggio, li interpretammo negativamente, giungendo a un'ovvia conclusione: evitare qualsiasi contatto. Cosa ne pensa adesso? -
- Tecnologia avanzata, anche se non al nostro livello, guerre limitate a poche zone e un intenso desiderio di unificazione globale anche se le difficoltà, per un tale obiettivo, sembrano molteplici e di difficile interpretazione, ma ritengo principalmente ostacolata da diversità razziali, sociali e culturali. Anche gli svariati linguaggi sono un elemento di disturbo. -
- Come fa ad affermare che ci possano aiutare in qualche modo? -
- E quali altre possibilità abbiamo? Lo so, è arduo da accettare ma nutro una speranza. Ho individuato dei segnali provenienti da una specie di nave in orbita intorno al pianeta. Entro quella struttura sembrano svolgersi alcuni esperimenti a gravità zero, tutti destinati a nuovi medicinali e leghe metalliche. Non sono indirizzate per qualche conflitto ma a tutta la loro specie per scopi benefici o almeno è quello che ho interpretato dagli scambi di messaggi tra velivolo e basi a terra. Si può tentare di comunicare con loro; sono sicuramente ricercatori, scienziati... -
- Parliamo dei loro conflitti, guerre e stermini. -
- Direi che questo periodo transitorio sia in una fase decrescente, però... non mi guardi con quell'aria interrogativa! Lo so; non è molto ma confido in un successo. -
- Insomma sa poco o niente; è un salto nel buio che propone? -
Jjafeh la fissò a lungo negli occhi per poi scostarsi da quello sguardo inquisitorio. Si girò di lato verso un punto indistinto della stanza.
- Sì, sarà un salto nel buio e se vogliamo un aiuto, dobbiamo dare qualcosa in cambio. -
- La nostra tecnologia? Questa è una pazzia! Non abbiamo armi, nessuna difesa e consegnare la nostra scienza a una razza così letale... cosa ne faranno? -
- Ha importanza? Ci arriveranno comunque; il fatto è che non abbiamo più un luogo dove dirigerci. Potremo iniziare, con il loro aiuto, le riparazioni più importanti ma mantenendoci sempre distaccati. La nostra forza è la distanza e velocità di spostamento anche con i motori in condizioni critiche. Le loro sonde non sono andate oltre il nono pianeta se non un paio di giocattoli utilizzati come osservatori. Saremo al sicuro in ogni caso. -
- È del parere sia necessario comunque uno scambio; quando avranno la nostra tecnologia, in quanto tempo la renderanno applicabile per i loro scopi? Avremo dei nemici? Ha confermato siano simili ma invisi l'uno dall'altro per diversità marginali e inconsistenti, elementi sufficienti, dal loro punto di vista, atti a vanificare una coesistenza serena, sempre in perenne lotta; la diversità fra loro e noi, immagino sia più che palese e questo potrebbe renderli ulteriormente temibili, agguerriti. -
- Non lo so; non so più niente. -
- Inoltre qualcuno dovrà scendere su quel pianeta. Ha qualche proposta? -
- Da quello che ho compreso, sono cinque macroregioni, pertanto consiglierei cinque navi, una per ogni regione con un certo numero di scienziati e tecnici... -
- ...e medici. Saranno terrorizzati forse più di noi. 6174 Arche in orbita intorno al loro sistema; impazziranno! I medici saranno fondamentali per capire se possiamo avere un contatto diretto: confronti genetici, analisi sull'aria respirabile, malattie trasmissibili e via discorrendo. Dobbiamo temere questi ultimi più di qualsiasi conflitto, sia per noi sia per loro. -
- È del parere vi siano presupposti sufficienti per procedere al primo contatto? Adesso, Ministro Shesjnaka? -
- Non ho detto questo; mi devo prima consultare. Adesso riposi; presto ci risentiremo. Ah, un'ultima domanda: il linguaggio? -
- In effetti, hanno un linguaggio comune nelle comunicazioni, ma io mi sono soffermata su un idioma dal lessico morbido, come il nostro. Mi piaceva e presumo abbia sufficienti basi linguistiche, in linea di massima, da poter utilizzare per scambiare un minimo di comunicazione, almeno al momento. Sembra che in tutto il pianeta abbiano un certo rispetto e ammirazione per quel popolo; proverei con questo. D'altronde... -
- Certo, capisco. -
Shesjnaka uscì stanza con passo svelto, nonostante l'età avanzata, senza comunicarle alcuna informazione sulle sue intenzioni. Jjafeh si sentì comunque più serena, rassicurata e convinta di non finire più imprigionata a forza entro un tubo criogenico.
La stanchezza la colse come una panacea e lentamente si lasciò scivolare in un sonno profondo.

Primo contatto
Igor era preoccupato.
Le comunicazioni tra lo Shuttle e le basi a terra si erano incomprensibilmente e bruscamente interrotte e il silenzio radio si stava protraendo oltre ogni logica. Avevano urgenza di comunicare i dati degli esperimenti e quella spiritosamente soprannominata: ”La lista della spesa”, tra cui pezzi di ricambio e acqua, quest'ultima fondamentale per il proseguimento degli esperimenti e la produzione di ossigeno.
- Cape Canaveral, rispondete. Passo. -
S'interruppe avvertendo lo scivolare di una mano sulla sua spalla; sentendosi afferrare, si voltò incrociando il volto angelico di Melissa nel trattenersi alla sua tuta per non volteggiare oltre.
- Come procede, Igor? -
- Male. Non capisco; ho avviato dei test sulle apparecchiature, compreso la radio di riserva ma è tutto regolare. Ritengo che l'interruzione sia partita dalla base; deve essere accaduto qualche imprevisto di particolare gravità. Siamo anche transitati sopra l'America e il tempo è splendido; niente nuvole sopra la base o previsioni di maltempo. Anche da Houston silenzio assoluto. -
- Beh; non è neppure scoppiata la terza guerra mondiale. Hai per caso visto qualche fungo atomico dai finestrini? -
- Non sei spiritosa, Melissa. L'idea di una simile guerra mi fa rabbrividire; ci mancavano, tra mille problemi di terrorismo internazionale e pseudo religioso, anche la presenza di un dittatore della Corea del Nord che si crede una divinità. -
- Hanno interrotto i lanci missilistici sperimentali e in vista alle prossime Olimpiadi, le relazioni con l'America si stanno ammorbidendo. Non ci saranno guerre mondiali; tranquillizzati! Piuttosto vediamo di riacquistare i contatti radio; Momoko non vede l'ora di parlare con la sua famiglia. Un'ora di ritardo e si sta agitando, peggio di te. -
- E Madison? Dov'è adesso? -
- Sai com'è; è talmente indaffarato tanto da aver perso il computo del tempo. Il suo ultimo esperimento è fallito e non se né da pace. Doveva valutare la dose massima di esposizione alla radiazione cosmica galattica su vari campioni, ma qualcosa è andato storto. Ha necessità di altri campioni e li abbiamo aggiunti alla “Lista della spesa” ma chissà, se mai li invieranno. La nostra permanenza nell'ISS sta superando i limiti massimi previsti. -
- E Houston non risponde... -
- Tranquillo! Si faranno vivi presto; non vorranno lasciare i rappresentanti della scienza mondiale persa nel Cosmo. Qui c'è mezzo pianeta: America, Russia, Giappone e Italia. -
- Vorrai dire la più bella tra le Italiane, cara Melissa! Rientrati alla base, una serata fra noi due nel più bel bistrot... perché storti la bocca, principessa? -
- Mah... Ci devo pensare; adesso vado a vedere a che punto è Madison con i suoi intrugli. -
Melissa si avviò volteggiando verso l'altro settore, dove operava Madison, ma era solo una scusa per assentarsi e ritrovare la calma. Faceva la ritrosa con Igor esternando ottimismo da tutti i pori ma in realtà, l'apprensione si faceva sempre più cocente. Un'ora e più di ritardo nelle comunicazioni non si era mai verificata, neppure nelle peggiori condizioni atmosferiche o tempesta solare. Momoko poi aveva perso il controllo, cosa inopportuna e deleteria per un astronauta e scienziata del suo livello; sembrava che i suoi anni di addestramento fossero finiti nella pattumiera e questo non migliorava la situazione complessiva; inoltre l'eventualità di rientrare senza l'appoggio della base a terra e bruciare vivi al rientro, la faceva tremare come una foglia. Non riusciva a cancellare il ricordo dell'incidente sopra i cieli del Texas il primo febbraio del 2003 per una perdita della mattonella in un'ala e il mal funzionamento del carrello di atterraggio, mentre s'immetteva nell'atmosfera a Mach 19.5 disintegrandosi all'istante.
“Tutti i sette membri perirono nel disastro nonostante l'appoggio da terra; figuriamoci atterrare alla cieca!”
Melissa era completamente distratta, tanto da andare a sbattere la testa contro il bordo del portello; imprecò per la sua sbadataggine quando un eco sembrò materializzarsi dietro di lei. Igor era al settimo cielo e urlava dalla gioia: Houston finalmente rispondeva alla chiamata. Poi la sua gioia si spense.
- Ho compreso; eseguo il cambio di frequenza. Melissa! Chiama gli altri; apri lo sportello dell'equipaggiamento no. 3 e prendi la busta gialla, quello per eseguire le procedure per il cambio di frequenza radio crittografata. -
- Oddio, Igor! Questa è una procedura militare. Che diavolo sta accadendo? -
- Lo sapremo presto e mi auguro non siano notizie di chissà quale conflitto in corso; laggiù sembrano tutti sull'agitato. -
- Trovata! Siamo tutti qui e... Madison! Che diavolo combini? Molla quegli esperimenti e vieni qua! Ci siamo; apri quella maledetta busta! -
Igor, dopo aver letto attentamente il documento, premette alcuni pulsati e il suono di fondo della radio sembrò temporaneamente svanire; poi dall'altoparlante, una voce sconosciuta e imperiosa proruppe nell'abitacolo.
“È il Generale Mike Anderson che vi parla; siete tutti in ascolto?”
- Addirittura un Generale dell'esercito... la ascoltiamo; proceda pure. -
“Questa è una linea sicura e quello che vi esporrò dovrà rimanere assolutamente segreto; non potrete comunicare alcunché neppure ai vostri familiari. Sono stato chiaro?”
- Cristallino, Generale. Io sono Igor Vorobyov, Capitano dello Space Shuttle Promise... o sono destituito? Guerra con la Russia? -
“Niente di tutto questo, non si preoccupi. Comunque la particolare situazione è già a conoscenza dei massimi vertici mondiali: Russia, Europa, Cina...”
- Alla faccia della segretezza! Qualunque cosa sia, lo sa tutto il pianeta, Generale, ma qual è la notizia? -
“Dobbiamo prima avere una conferma e, data la vostra posizione in orbita, siete in una condizione favorevole; mentre stiamo parlando, dovreste aver ricevuto delle coordinate per riorientare l'antenna e nuove frequenze di ricetrasmissione. Avete eseguito?”
- Stiamo procedendo. Interessante; volete sia puntata verso l'orbita esterna, direzione... Plutone? -
Si guardarono esterrefatti e smaniosi di sapere; quell'ordine aveva solo un preciso significato, previsto dalle norme UFO. Madison era quello che non stava più nella pelle.
- Un contatto alieno? Ragazzi, ma vi rendete conto? -
- Non saltiamo ad affrettate conclusioni; fra qualche istante la Stazione Spaziale sarà nella posizione prevista, pochi minuti ma sufficienti per comprendere cosa sta accedendo... e interpretare se dobbiamo telefonare a E.T. oppure ascoltare l'ennesima Pulsar, magari terminando l'avvenimento con una sana risata. Ecco; ci siamo quasi. -
“Richiesta... aiut... rispondete... chiediamo aiuto...”
- E.T. ha risposto! Oddio! È una voce, un segnale radio preciso! Incredibile! Ditemi che il messaggio è stato registrato: è da analizzare al più presto! Quando avremo eseguito le necessarie operazioni per tradurre, interpretare ciò che ha detto, si potrà avviare un dialogo... -
Melissa afferrò il braccio di Madison strattonandolo, interrompendo le sue disquisizioni.
- Non è possibile! Assolutamente impossibile e penso di essere l'unica ad averlo compreso. È in Italiano! Una richiesta di aiuto formulata nella mia lingua! Questo è uno scherzo! Igor...! -
- Un momento, sto triangolando... no, direi proprio non sia uno scherzo! Il segnale proviene da almeno duecentomila km oltre l'orbita di Plutone. Ha udito Generale? -
“Si; quindi è confermato un contatto, ma presumo vi sia qualcos'altro di preoccupante, molto preoccupante. Le basi radioastronomiche nel Kansas e alcune Europee hanno rilevato una grande massa metallica. È stazionaria ma per estrema sicurezza si è convenuto di porre le forze armate in allarme giallo, DEFCON3. Potrebbe essere un inizio d'invasione.”
- Signore, sono Melissa Franzini, astrofisica. Il messaggio è frammentato ma ritengo sia una precisa richiesta di aiuto. Per giunta... -
“Lo sappiamo; è in lingua italica. Sarà sicuramente fiera che il primo contatto sia stato espresso nel suo idioma ma mi permetta di dissentire, spegnere la sua gioia: ho molti dubbi. Le lingue di comunicazioni internazionali non prevedono l'italiano; perché questa scelta? E se fosse un trucco? Dobbiamo essere pronti a tutto.”
- Signore, vorrei esporle una possibilità; le sembrerà banale ma, con tutto il rispetto, le ricordo che la Radio è un'invenzione italiana. Forse hanno raccolto le prime trasmissioni e presumono che l'Italia sia una potenza mondiale. -
“Ottima idea; la approvo. Sa perché? Perché i primi segnali radio erano... fascisti, quindi è ammissibile supporre di trovarci faccia a faccia con una forza militare e non di poco conto; possono aver colto le prime informazioni dai discorsi del Duce e se ci trovassimo ad affrontare un possente esercito con le medesime velleità dittatoriali? Ecco perché dobbiamo essere prudenti.”
- Ammesso e non concesso che la sua teoria abbia qualche fondamento, pochi anni dopo seguì una guerra mondiale e le comunicazioni furono espresse in tutte le lingue. Inoltre questo è un segnale di S.O.S.; non possiamo perdere quest'occasione! È nostro dovere rispondere. -
“Le Organizzazioni Internazionali decideranno il da farsi; non prendete alcuna iniziativa.”
- Almeno diamo un accenno di assenso; facciamoli avvicinare in modo da garantire un dialogo! Pensi alle sonde su Marte; per ogni segnale è necessaria un'attesa di almeno cinque minuti e altrettanto per avere una risposta, quando il pianeta orbita a una distanza minima dalla Terra. Questi sono stazionati a una distanza immensa, oltre l'orbita di Plutone. Ci vorranno ore di attesa, almeno cinque e più ore in condizioni favorevoli, solo per comprendere se hanno ricevuto il nostro “ciao” e altrettanto per ricevere un: “Non ho capito un c...”! -
“Uhm... Molto scientifica la sua analisi, dottoressa. Estremamente semplice e chiarificatrice; ne prendo atto. Ci risentiremo domani entro le 18:00 salvo imprevisti. Passo e chiudo.”
- Passo e chiudo? Generale! Generale Anderson! Non chiuda la comunicazione! -
- Ha chiuso e ora siamo isolati, Melissa. Che cosa t'aspettavi da un militare? -
- Igor! È la più importante notizia della storia mondiale e questo... quest'ometto ci chiude la porta in faccia? Ma hai udito le banalità che andava farneticando? Gli eventi storici dove li avrà appresi? Nei fumetti? Lo odio! -
- Sono solo poche ore, una giornata al massimo; aspettiamo. D'altronde chiunque essi siano, hanno fatto qualche miliardo di miglia in chissà quanti anni; ora più... ora meno. -
*** 
Jjafeh si destò con un sussulto, storcendo la bocca per un crampo alla gamba; faticava a rizzarsi in piedi dopo una lunga immobilità forzata di fronte alla console di bordo. Non si era nemmeno resa conto della presenza di Shesjnaka alle sue spalle nel tentativo di sorreggerla, forse ancora più in apprensione per l'attesa e la sconcertante assenza di risultati.
- Ancora nulla, mia cara? -
Non l'aveva chiamata per nome o con il suo grado di Comandante; un rapporto amichevole che le infuse piacere, ma chiedendosi se poteva concedersi altrettanto nei suoi confronti.
- No; siamo troppo lontani dal pianeta, Ministro... -
- Chiamami per nome, ti prego. -
- Oh... sì... Shesjnaka... grazie per avermi sorretto e per la sua... tua cordialità; ora la gamba non mi fa più male. Come dicevo siamo eccessivamente lontani e per ogni segnale ci vuole troppo tempo. Dobbiamo riaccendere i motori e avvicinarci al loro mondo, almeno in prossimità del quarto pianeta dalla loro stella. È una distanza di sicurezza più che accettabile e le comunicazioni saranno limpide, quasi prive di disturbi provocate dalla radiazione cosmica. -
- Ritengo tu possa procedere, Jjafeh. Invia l'ordine al resto della flotta e avviciniamoci. -
- Senza il consenso del Consiglio? Ma Haikin... -
- Haikin è stata destituita; il Consiglio ha radicalmente mutato il suo orientamento e lasciato a me qualunque decisione. -
- Haikin sarà alquanto sdegnata. -
- Diciamo completamente adirata; ha addossato la sua sventura su di te. Meglio in futuro che le vostre strade non s'incrocino. -
- La violenza è un'inclinazione primordiale; la nostra società è, in ogni singolo soggetto, ben lontano da certi istinti. -
- Jjafeh; questo è un retaggio del passato. La tragedia che ha colpito il nostro mondo e quest'orribile viaggio, ha cambiato radicalmente i nostri temperamenti. Ti assicuro che è divenuta isterica, violenta; quando l'abbiamo allontanata dalla Sala Udienze, la sentii proferire parole non molto lusinghiere nei tuoi confronti e un desiderio di... strangolarti. -
- In senso letterale... -
- Non ci contare. Ora è esiliata nei suoi alloggi; ti consiglio di non avvicinarla almeno sino a quando non si dimostri più calma e accomodante. Adesso lasciamo stare questa parentesi e procediamo con le fasi di avvicinamento. Poi provvedi a far allestire i vascelli; ne hai proposti cinque se ricordo bene, ma lascio a te carta bianca per qualunque alternativa si prospetti e ovviamente la scelta del personale ritenuto più opportuno. -
Jjafeh non credeva alle sue orecchie; promossa al massimo di autorità su tutta la flotta con il nullaosta e la protezione amichevole dell'attuale Primo Ministro, se non addirittura fraterna, un onore ben oltre le sue attese. Non restava nel procedere al più presto verso la nuova destinazione.
***
L'orologio dello Shuttle segnava le 19:23 ora di Greenwich.
Dalla base non era arrivata alcuna comunicazione e il morale dell'equipaggio era a terra, una situazione resa permeabile dal silenzio, rotto solo dal rumore di fondo delle apparecchiature. Nessuno parlava o proseguiva la routine degli esperimenti e le varie osservazioni previste in origine dal programma che portava il nome della navicella: Promise.
- Melissa, hai finito di succhiare quel sacchetto? È vuoto oramai. -
- Non è fame, Igor, ma quando sono agitata, devo mettere qualcosa sotto i denti. -
- Di che cosa ti stai abbuffando, oltre all‘aria nel sacchetto? -
- Non lo so; una specie di frullato di chissà quale carne, insapore e insipido come tutte queste squisite prelibatezze ultratecnologiche. Ma li assaggiano questi gourmet da strapazzo prima di infilarli in questi sacchetti? -
- Non sono tutti così; abbiamo una vasta scelta di cibi solidi in scatola e nelle vaschette preconfezionate, da cuocere nella cucina di bordo e alcuni sono veramente ottimi. Leggi l'etichetta, fai prima di interpretarne il sapore. -
- Non m'interessa, anzi preferisco non sapere cosa sto ingoiando. Intanto sono quasi le diciannove e trenta e questo silenzio mi fa ulteriormente innervosire. Prova a chiamarli. -
- Veramente ci ho già provato un quarto d'ora fa, senza risultato. -
- Chiamali! Usufruisci della frequenza standard, ti prego! -
- Non posso farlo, se non per le normali procedure. La sicurezza militare ci impone tassativamente di tacere, o anche solo accennare... -
“Sono Anderson; mi ricevete?”
- Aaah... accidenti! -
- Melissa! Un altro urlo così e mi farai venire un colpo apoplettico! Hanno risposto finalmente; sei contenta?... Generale Anderson; la riceviamo. Novità? -
“Purtroppo non buone; abbiamo perso i contatti radio e la massa metallica sembra scomparsa da poco meno di cinque ore.”
- Lo sapevo maledizione! Dovevamo rispondere! -
“Immagino sia la voce della dottoressa Franzini.”
- Infatti, Generale! Avevo consigliato, pregato di inviare una risposta ma il suo punto di vista è infantilmente scontato; secondo lei gli scienziati sono l'ultima ruota del carro. -
- Melissa, ti prego; mantieni la calma. Stai parlando a un ufficiale. -
- Non sono il suo soldatino cui può trastullarsi tirando i fili come fossi una marionetta! Eravamo a un passo da cambiare la storia dell'Umanità! -
“Un momento... lei mi sta dicendo...”
- Generale... Generale Anderson; cosa accade? Non la sento più. -
- Forse si è offeso. -
- Non stava parlando a noi, Melissa. C'è qualcun altro con lui e si stanno scambiando un botta e risposta così frammezzato che non sono riuscito a comprendere un accidente. Hai detto che potevamo cambiare la storia dell'Umanità? Speriamo non in peggio. Non hanno troncato le comunicazioni; la linea è ancora aperta. Li senti? Chiama anche gli altri mentre io aumento il volume. -
“La sua teoria è assurda... sono in prossimità di Urano... viaggiano a...”
- Le voci che ascoltiamo sono di più persone; mi sembra di aver capito che gli alieni, o comunque le loro astronavi, sono vicini all'orbita di Urano; Melissa, ricordami qual è la distanza tra le due orbite. -
- Beh... la massa metallica era nelle vicinanze di Plutone e all'incirca la posizione media del pianeta è di 6 miliardi di km dalla Terra, poco meno di 39 UA, mentre l'orbita di Urano, sempre arrotondando tra afelio e perielio, dista dalla Terra circa tre miliardi di km, più o meno 21 UA. -
- Morale della storia, tre miliardi di km percorsi... in quante ore? Cinque o poco meno? Banalizzando i calcoli sono in media 170.000 km al secondo, all'incirca poco più della metà della velocità luce, ma se consideriamo l'iniziale accelerazione... -
- Sono calcoli campati in aria, Igor. Non sappiamo nulla della loro tecnologia e un oggetto che dovesse viaggiare di questo ritmo, spazio e tempo si deformano di conseguenza, inoltre la massa dell'oggetto aumenta enormemente. Dovranno anche rallentare prima o poi. -
- New Horizons, la sonda inviata su Plutone, impiegò dieci anni per arrivare a destinazione e questi stanno percorrendo una distanza enorme in poche ore. Speriamo di non fare la fine degli Aztechi quando incontrarono gli Spagnoli; ti ricordi l'ammonimento di Stephen Hawking? Non cercate di prendere contatto con altre forme di vita altrimenti potremo fare la stessa fine. -
- Ci hanno contattato loro, Igor e con uno S.O.S. -
- Hai ragione, ma il succo non cambia. Provo di nuovo a rimettermi in contatto con la base a terra... Generale... Generale Anderson; mi riceve? -
“Vi riceviamo; v'illustro le ultime notizie: l'oggetto ha superato l'orbita di Urano e sta rallentando. I calcoli confermano la velocità media di crociera, pari a poco più della metà della velocità luce con una breve punta estrema di 2/3. Non mi dilungherò tra i calcoli dei nostri tecnici, ma teoricamente dovrebbero, entro un paio d'ore, giungere in prossimità di Marte o comunque a una distanza dalla Terra di circa 55-56 milioni di km.”
- Esattamente la soluzione più logica; sono abbastanza distanti da mantenersi al sicuro e sufficientemente vicini per i contatti radio. -
“Al sicuro? Vorrebbe affermare, dottoressa, che non si fidano di noi e ci temono? Oppure è la distanza ottimale per un bombardamento a tappeto? Una qualunque difesa o rispondere al fuoco sarà impensabile.”
- Hanno chiesto aiuto. Forse la prima ipotesi è quella corretta. -
“Già... forse... e comunque siamo a DEFCON 2, massima allerta e il NORAD è già attivo ma riconosco sia tutto un palliativo; abbiamo persino sconsigliato al Presidente di inviare un messaggio alla Nazione perché siamo completamente inermi contro questo potenziale nemico. I capi e i massimi esponenti di Stato di tutto il mondo sono già nei rifugi antiatomici...”
- ... se potranno servire ancora a qualcosa, ma non fasciamoci la testa prima del tempo. Aspettiamo che arrivino a destinazione e poi riattiviamo i contatti. -
“Mi auguro di avere torto, dottoressa. Ci risentiremo non più tardi delle 22:00 oppure dopo un eventuale contatto radio alieno.”
***
- Capitano Jjafeh; siamo in posizione come previsto. Quali sono i prossimi ordini? -
Jjafeh non si era mai sentita così indecisa ma non doveva dar adito all'equipaggio qualunque sospetto d'insicurezza, pena la perdita della fiducia; tutti i membri operativi dell'Arca erano stati svegliati dal sonno criogenico e messi al corrente della situazione. Inevitabilmente non erano mancati dubbi e proteste da parte di alcuni componenti dell'equipaggio ma era riuscita a sedare gli animi convincendo gli ultimi recalcitranti a seguire il suo progetto con la promessa che presto avrebbero intrapreso nuovamente il viaggio, dopo le riparazioni, verso la destinazione prefissata.
- Procediamo con un nuovo contatto radio; l'obiettivo è quella piccola struttura in orbita. Ci saranno sicuramente degli scienziati, comunque individui intelligenti e sicuramente inoffensivi, cui si possa iniziare un dialogo. -
“... o almeno spero. Ho lo stomaco in subbuglio! Calmati Jjafeh... calmati...”
- Sissignore! Abbiamo intercettato un debole segnale radio, sicuramente per prendere contatto con il personale di terra. Siamo in grado di coordinare le frequenze. -
- Bene; procediamo. Appena stabilito il contatto, avvertitemi; intanto mi ritiro momentaneamente nei miei alloggi. -
Jjafeh uscì dalla sala di pilotaggio; aveva voglia di correre ma si sforzò di mantenere un contegno accettabile, procedendo con imperturbabilità e determinazione, evitando gli sguardi di chiunque incrociasse. Entrata nell'alloggio chiuse con calma la porta dietro di se; poi si portò la mano alla bocca, serrandola con decisione e correndo verso il bagno in preda a conati di vomito, appena in tempo per non rigurgitare tutto sul pavimento.
“Non riesco neppure a piangere! Sono stanca, troppo sollecitata e snervata. Troppi, veramente troppi cambiamenti in così breve tempo: le navi a pezzi e non sapere cosa fare, il processo e la condanna, il rischio di esplodere e ora eccomi qua... per salvare gli ultimi componenti della mia razza dall'estinzione. È tutto sulle mie spalle e hanno riposto la massima fiducia in me... mal fiducia! Li sto conducendo verso un mondo completamente ignoto e forse alla volta della peggiore delle morti!”
- Ti vedo alquanto spossata, Jjafeh. -
- Shesjnaka... non ti sentito entrare; io... -
- Ti chiedo scusa; colpa mia e avrei dovuto bussare ma l'intuito mi suggeriva tutt'altro. Posso aiutarti magari raccontandoti la mia esperienza; anch'io mi sono trovata nella tua stessa situazione, quando mi fu imposto di scegliere chi salvare e chi abbandonare sul nostro pianeta. Non c'erano Arche sufficienti per tutti e molte di queste furono adibite come archivi viventi: semi, cellule, ovuli ed embrioni animali senza contare i pochi ma importanti manufatti della nostra storia, la scienza e l'arte. Quando siamo partiti, prima di entrare nel tubo criogenico, volli rivedere il nostro mondo per l'ultima volta, dai piccoli finestrini della nave. Non riuscivo ad accettare la tremenda sconfitta: abbandonare sette persone su dieci sopra un rogo inestinguibile... l'ultima immagine di cui non riuscirò mai a liberarmi è una madre abbracciata al suo neonato; non scorderò mai più i suoi occhi, così silenziosamente imploranti, supplicando di salvare la sua creatura. Quanti pavimenti ho lordato, vomitando la mia disperazione. -
- Sono solo una stupida, Shesjnaka e sicuramente non sono all'altezza del compito. -
- Sicuramente? Non c'è niente di sicuro in quest'Universo se non la personale determinazione per non soccombere. Tu sei la persona giusta, incredibilmente coraggiosa, combattiva e lo hai già ampiamente dimostrato. Ops... le luci della stanza lampeggiano; cos'è questo suono? -
- È il segnale; siamo sicuramente in contatto con la navicella. Ho fatto modificare l'impianto elettrico del locale, utile nel caso fossi addormentata. Ti assicuro che ci si sveglia di soprassalto. -
- Vedi che avevo ragione? Mai lasciarsi cogliere alla sprovvista! -
- Verrai anche tu, vero? -
- Jjafeh, mi stupisci! Questo momento non me lo voglio assolutamente perdere mentre parli agli alieni. -
- Spero solo mi comprendano; non sono poi così sicura del poco appreso. -
- Hai tutta la mia fiducia. Sono più che sincera: la meriti in toto. -
***
- Qui il Capitano Igor dallo Space Shuttle. Non ho compreso il messaggio e la trasmissione è disturbata; può ripetere? -
- Non sono ancora le ventidue; chi è alla radio? -
- Non lo so Melissa ma chiama gli altri; credo proprio nell'essere approdati al traguardo. Speriamo in bene... Generale Anderson, è lei in ascolto? -
- Prova a cambiare o correggere la frequenza. -
- Madison, sai che ho la massima stima della tua intelligenza, ma sono io alla radio e le procedure non vanno assolutamente cambiate, se non per ordine diretto della base. -
“Sono... dalla nave... rispondete...”
- Ma che succede? Si è inserito qualcuno nella linea privata. Mi sembra di aver capito la parola: nave? Probabilmente la radio di qualche mercantile di passaggio deve essere entrata casualmente nella frequenza militare. Momoko, ti vedo stralunata. -
- Stralunata è dir poco; le radio mercantili non hanno la possibilità di entrare nelle frequenze militari. Alza il volume e fammi risentire quella voce. -
“Richiesta di aiuto... rispondete... siamo più vicini...”
- Sono loro... sono loro! Melissa, ascolta: parlano la tua lingua! -
- Vieni alla radio, Melissa e cerca di capire dove sono, cosa vogliono e quali sono le loro intenzioni. Intanto cerco di mettermi in contatto con Anderson utilizzando la radio di riserva. Proverò con la frequenza standard e... al diavolo la segretezza! -
- Oddio, Igor; incrociamo le dita e che Dio me la mandi buona! È il momento atteso da tutta una vita... il mio nome e Melissa; sono sulla navicella in orbita intorno al nostro pianeta. Potete sentirmi? Dove siete adesso? -
- Non farle troppe domande; se sono nelle vicinanze dell'orbita di Marte, l'attesa tra un messaggio e l'altro e di circa cinque minuti. Ah! Il Generale mi ha risposto; stanno ascoltando anche loro e ti garantisco che l'agitazione è alle stelle. Si stanno chiedendo come si siano inseriti entro questa frequenza criptata con tanta facilità. Mi stanno confermando che la massa metallica è proprio nell'orbita del pianeta rosso alla distanza minima, esattamente come ipotizzato. -
- Cinque minuti... e cinque minuti per ricevere risposta; questi saranno i dieci minuti più lunghi della mia vita. Eccoli! -
“Chiediamo avvicinamento... contatto diretto... cinque componenti, una sola nave... nessuna arma; veniamo in pace...”
Maurizio Antenore
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