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Margherita Giacobino, scrittrice, saggista, giornalista e traduttrice, si è laureata in Lettere Moderne e vive a Torino. Dopo la pubblicazione nel 1993 del suo primo romanzo Un'americana a Parigi, edito con lo pseudonimo di Elinor Rigby, ha abbandonato il proprio lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Nel 2015 comincia la collaborazione con Mondadori, col romanzo Ritratto di famiglia con bambina grassa, per poi continuare con Il prezzo del sogno, L'Età ridicola e Il tuo sguardo su di me.
Mariano Sabatini (Roma, 18 marzo 1971) è un giornalista, conduttore radiofonico e scrittore. Ha iniziato a lavorare nel 1992 come cronista per una testata romana. Due anni dopo viene chiamato da Luciano Rispoli a sostituire un autore del Tappeto Volante su Telemontecarlo. Da allora ha proseguito parallelamente l'attività giornalistica e quella di autore televisivo. I suoi ultimi romanzi sono: L'inganno dell'ippocastano e Primo venne Caino, con protagonista il giornalista investigatore Leo Maliverno.
Mauro Santomauro è nato nel 1949 ed è stato farmacista della Serenissima, salendo alla ribalta delle cronache quando rinunciò a trasferire la sua farmacia in terraferma. Nella sua vita è stato chimico, distillatore, imprenditore e contadino. Si è divertito come giocatore e poi allenatore di baseball, ma è stato anche batterista in un settetto jazz. Ha pilotato aerei da turismo e ha praticato immersioni subacquee. La sua vera passione è il buon cibo. Vive con la moglie e i due figli a Treviso.
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Autore: Marcella Nardi
Titolo: Sarai Solo Mia
Genere Giallo Thriller
Lettori 247 1 2
Sarai Solo Mia
Le indagini del detective Lynda Brown.

Prologo - Io, Lynda Brown.
Roma, 2020.
Mi chiamo Lynda Brown e sono americana, del Massachusetts. La mia famiglia vanta di discendere dai Padri Pellegrini che giunsero nel Nuovo Mondo a bordo della Mayflower, l'11 novembre del 1620. Che sia una leggenda o la verità, sta di fatto che tutti i nostri antenati sono nati e morti a Provincetown, dove quei primi Puritani inglesi si stabilirono definitivamente, dopo aver attraccato a Cape Cod. Fatto ancor più importante, che avvalora la tesi sui miei avi, è un vecchio libro che, da bambina, trovai in un baule della casa dove abitava la mia bisnonna paterna. Era una specie di diario di bordo, scritto non dal capitano della nave, ma da un uomo che, insieme a tante altre persone, il 6 settembre del 1620 s'imbarcò sulla Mayflower da Plymouth, in Inghilterra. Chiesi, e ottenni, di poter avere quel libro per me. Fu il più bel dono ricevuto durante la mia infanzia.

Differentemente dalla mia famiglia, Provincetown non era destinata a rimanere la mia casa per sempre. Il fato mi portò prima a Manhattan, dove studiai per poi entrare in polizia, poi a Seattle, grazie a una promozione e, dulcis in fundo in Italia, dove risiedo da vent'anni. Sono appena andata in pensione, dopo aver lavorato per l'AISI (Servizi Segreti italiani).
Una parte di quei Padri Pellegrini era rientrata nel Vecchio Mondo.

Verso l'inizio del 1999, capii che la mia vita a Seattle era giunta a un punto morto. Se avessi scritto la mia biografia, avrei potuto intitolarla proprio come il thriller che state per iniziare a leggere: Sarai solo mia.
Ero come intrappolata nella tela di un ragno, quella del mio fidanzato. Gli ultimi tre anni erano stati un tormento, ma non riuscivo ad allontanarmi da lui. Come tutti i narcisisti psicopatici, era in grado di manipolarmi a suo piacimento.
Quell'uomo mi aveva stregata, disponendo della mia vita, trattandomi come un oggetto di poco valore.
Un giorno scoprii che altre due donne erano cadute nella sua stessa ragnatela, in contemporanea: eravamo il suo harem personale.
Finalmente, verso l'inizio del 1999, dopo cinque mesi di terapia psicologica, e dopo tante difficoltà nel riuscire a mantenere la giusta lucidità per portare avanti il mio lavoro in polizia, una mattina mi svegliai rinata.
Compresi che non avrei mai permesso a quella storia d'amore, durata oltre ogni limite del ragionevole, di distruggere per sempre il mio spirito, la mia voglia di vivere e il mio sorriso.
Capii cosa fare: fuggire.
Dovevo andare lontano. Molto lontano...
A quel punto il problema era dove andare e che scusa inventare per chiedere un trasferimento, all'interno degli Stati Uniti.
Fui fortunata: il fato mi venne incontro.
Il mio diretto superiore mi coinvolse, in qualità di responsabile, in un'operazione congiunta tra la polizia di Seattle e quella di Roma, per un losco traffico d'importazioni illegali che portò all'arresto di una ventina di persone a Seattle, e altrettante in Italia.
Non fu un caso rapido e nemmeno semplice. Come capo della squadra di Seattle, lavorai a stretto contatto con Stefano Floriani, il mio alter ego italiano.
A fine operazione, dopo la conferenza stampa, la cena fu un vero trionfo.
Prima che tutti lasciassero il salone, Floriani mi chiamò in disparte.
- Lynda, è da un po' che ti osservo. Qualcosa ti tormenta l'anima. Ho ragione? -
- Hai ragione. Non ti posso nascondere nulla. Lo sai che il tuo team ti ha soprannominato lo strizzacervelli? In effetti, sto passando un brutto momento, ma ce la farò. Grazie - .
- Non voglio cavarti le parole di bocca con le tenaglie, quindi, se non ti va di parlarmene, va bene, ma sappi una cosa... -
- Sì? -
- Ci sarebbe un posto per te in un gruppo dell'AISI... -
- I Servizi Segreti? Proprio io che sono americana? -
- Lynda, ti hanno notato tutti, persino nelle alte sfere. Gandolfi, che collabora spesso con l'Interpol, e che hai conosciuto in questo periodo, andrà in pensione tra due mesi. Io ho fatto il tuo nome, ma mi hanno detto che solo una folle avrebbe lasciato la bella Seattle per la caotica Roma. Pensaci - .
- Non sapevo che Gandolfi andasse in pensione - .
- E invece sì. In effetti, mostra meno dei suoi anni - .
- Infatti, e comunque accetto. Ne sono felice - .
Non potrò mai dimenticare quel momento.
Floriani spalancò gli occhi e la bocca per lo stupore. - Stai fuggendo da qualcosa o da qualcuno, vero? -
- Da qualcuno - , mi limitai a dirgli.

Le pratiche d'immigrazione furono accelerate. Pochi mesi dopo presi in affitto una porzione di un appartamento che guardava la stupenda Piazza di Spagna.
Ero nella bellissima Italia e mi sentivo rinata.
Di sera frequentavo un corso accelerato di italiano e di giorno lavoravo sodo. I colleghi erano simpatici e si sforzavano di parlare in inglese mentre io mi sforzavo di fare il contrario.
Due anni dopo, Floriani andò in pensione anticipata, per gravi problemi di salute.
Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti...
Sono diventata famosa per la mia velocità d'azione, il pensiero rapido e spesso affilato come un rasoio, almeno questo è quello che dicono di me.
Floriani è ancora vivo e siamo spesso in contatto. Io da neo pensionata, ho sessant'anni, e lui da pensionato forzato, per motivi di salute.
Da poco ho iniziato un lavoro part-time che mi piace tanto: tengo corsi di fotografia amatoriale per neo pensionati.


L'anno scorso, durante un'indagine, ho conosciuto un gruppo di donne. Abbiamo legato subito. Come si dice in America... c'è del feeling tra di noi.
Tutte le mattine ci vediamo per colazione, prima di andare a lavorare.
Solito bar, solite leccornie, ma le chiacchiere cambiano ogni giorno, o quasi.
Di recente parliamo spesso di viaggi e di sogni, di quelli ancora chiusi nel cassetto.
Io, per esempio, vorrei iniziare a scrivere romanzi e girare il mondo, conoscere nuovi stili di vita, fotografare insetti rari con la mia Nikon digitale, e provare anche a mangiarli... perché no?
Devo ammettere che, seppur contenta di non dover vedere più morti ammazzati, mi manca la fase immediatamente successiva, cioè quella delle indagini. Non posso negare, nemmeno a me stessa, che la mia vera passione è sempre stata quella di scovare l'assassino di turno. Ho fatto la detective per oltre tre decadi.
Così, quando l'idea dei viaggi mi torna in mente, la mia parte razionale mi ricorda che per farli ci vorrebbe un bel gruzzolo di soldi in banca, cosa che non ho. Non me la passo male, ma al più posso fare un interessante viaggetto ad anni alterni, e per non più di una decina di giorni.

C'è un'altra cosa che dovete sapere di me.
La sera, prima di andare a dormire, fossero anche le tre di notte, mi siedo sempre alla scrivania del mio studiolo. Lì, su uno dei vari scaffali, c'è un album di fotografie, scattate con la mia vecchia, ma ancora ottima, Nikon FG. Puntualmente, i miei occhi si inumidiscono e mi impongo sempre di non piangere.
Due anni dopo il mio arrivo in Italia, conobbi Renato.
Era l'ultimo dell'anno, e alcuni colleghi mi avevano invitata a un veglione, di quelli fatti in famiglia, quelli che ho sempre amato di più.
Fu un vero amore a prima vista.
Renato era alto, bruno e con occhi di un colore tra il marrone e il verde. Un corpo statuario e un modo di gesticolare molto bello, accompagnato da un timbro di voce che difficilmente si dimentica.
Per l'intera serata ridemmo e parlammo di tutto e di più.
Era vedovo e senza figli suoi.
Ricordo che sottolineò come fosse simpatico il mio accento. Stentavo ancora a parlare bene l'italiano, anche se me la cavavo egregiamente.
La nostra fu una storia bellissima e travolgente, fino a quel giorno di otto anni fa, quando un TIR non vide la sua moto e tutta la mia felicità fu spazzata via in un istante.
Renato si prendeva cura della figlia della sua unica sorella, deceduta di cancro quando la bimba aveva appena tre anni.
Dopo essere entrata nella sua vita, quella ragazzina divenne la figlia che non ho mai avuto. Ora è una giovane donna, mi chiama mamma, oppure mamma Lynda e aspetta un bambino.
In quell'album, Stefano amava anche collezionare articoli che parlavano di me e delle mie imprese, come poliziotta modello. Alcuni mi definivano come una vera eroina, una stella nel campo delle investigazioni.

La storia che vi racconterò è molto cruda e triste.
Tutti i crimini sono tristi, mi direte.
È vero, ma questa storia mi ha particolarmente colpita.
Leggendo, capirete.
Ho pensato di narrarla non in prima, immaginando, a indagine terminata, tutto quello che poteva essere successo anche nei momenti in cui non ero presente: scene, dialoghi e descrizioni sono raccontati con lo stile del narratore onnisciente.
Lynda, ma non sei in pensione?
Certo, ma aspettate di leggere e poi vedrete...

Ora scappo.
È mattina e sto per andare a fare colazione con le mie amiche.


Capitolo 1 - Di Nessun Altro

Roma, 2020. Il giorno prima

L'uomo si muoveva a passo felpato.
Era una notte buia, senza luna.
Nessuno in vista.
Un paio di anni prima, a sud della capitale, era sorta una zona residenziale di quelle dove facevano bella mostra di sé gente dagli abiti firmati, dalle costose macchine sportive e dal portamento altero.
Era un vero paradiso. Non mancava nulla.
D'estate e d'inverno, i residenti si potevano incontrare nelle due piscine, nei campi da tennis o nel campo da calcio. Una zona giochi, all'interno di un magnifico parco, era la gioia dei bambini: un paio di castelli in miniatura con tanto di ponte levatoio, un'astronave con una mini sala comandi e tanti altri divertimenti che permettevano alle mamme di leggersi un libro, mentre i loro cuccioletti giocavano.
L'intera area era recintata e videocamere di sorveglianza coprivano tutta la superficie.
Si sentono al sicuro, pensò l'uomo dal passo felpato.
Ma tutto è destinato a finire, ridacchiò in silenzio, sebbene anche lui non avesse mai disprezzato agi e benessere.
Aveva studiato la posizione di ogni videocamera, per poterle poi eludere.
In quella notte senza luna, l'uomo risalì un vialetto, certo che i due poliziotti privati, dinnanzi agli schermi, non lo potessero vedere.
So che sei lì, da sola, immaginò, sentendo il suo membro già in erezione.
Conosceva ogni centimetro di quella casa, e disinnescare l'allarme sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Indossava una tuta integrale nera.
Si spostò silenziosamente, tenendosi vicino al fianco della casa.
Giunto vicino alla porta sul retro, estrasse un piccolo marchingegno dallo zainetto. Si avvicinò ancora, tanto quanto sarebbe servito per intercettare e neutralizzare il codice d'allarme.
Fatto, sorrise dopo pochi minuti.
Via libera...
Entrò direttamente in un'ampia sala, attento a non farsi udire.
Si sentiva potente, ed era al massimo dell'eccitazione sessuale.
Sempre con passo felpato, percorse alcuni metri fino a raggiungere un corridoio su cui si affacciavano delle stanze e, al termine, una scala.
Iniziò a salire.
Giunto al primo piano, si fermò ed estrasse un coltello da una fondina attaccata alla cintura.
Si guardò attorno, con calma, eccitato per quello che sarebbe successo a breve.
Un profumo inebriante di fiori esotici permeava l'aria.
Stringendo il manico del coltello, si mosse verso la camera sul lato nord della casa.
Era sicuro di trovarla lì, distesa sul letto.
Sperando che l'ingranaggio fosse ben oleato, girò lentamente la maniglia ed entrò.
Eccola... proprio come aveva immaginato.
Pur essendo una notte senza luna, gli specchi dell'armadio riflettevano quel poco di luce che entrava dal corridoio.
La donna dormiva nuda.
Riusciva a sentirne il respiro, forte e regolare.
Lentamente si avvicinò.
Avrebbe voluto toccare quella pelle chiara e vellutata, avrebbe voluto sfiorarle le labbra... ma non lo fece.
Osservò la lama del coltello, che sembrava risplendere, pur nella quasi oscurità.
In quel momento si sentiva potente come un dio: la vita e la morte di quella donna dipendevano da lui.
Sollevò il coltello e si fermò un istante.
Fece un lungo respiro, osservando quei seni piccoli e sodi andare su e giù lentamente.
Sollevò ancor più il pugnale e poi, con precisione chirurgica, lo conficcò nel petto della donna.
Senza nemmeno avere il tempo di urlare, gli occhi della vittima si aprirono per guardare subito dentro quel lungo tunnel, da cui non c'è ritorno.
Ma l'uomo non aveva ancora terminato.
La colpì di nuovo...
E di nuovo ancora... come un amante che spinge e penetra fino all'orgasmo finale.
Gli occhi azzurri della donna guardavano ormai oltre la vita.
Sarai solo mia... disse l'uomo, dopo aver estratto il pugnale dal petto.
Rimise l'arma nella fondina, guardò per un'ultima volta il cadavere, si girò e andò via.
Marcella Nardi
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