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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Writer Officina
Autore: Holmer Sheratan
Titolo: Irreale E illusione
Genere Letteratura e Narrativa
Lettori 453 6 5
Irreale E illusione
Se si vuole è storia. È una storia che risale nella notte dei tempi. È storia di metamorfosi in metamorfosi per 3.5 milioni di anni. È la storia dell'individuo umano. Sì, l'individuo umano. Pur se la Grande Nonna ha permesso a più di cento miliardi di esseri di calpestare il suolo; ognuno nella sua peculiarità è unico. Non c'è un naso, bocca, capelli, struttura fisica eccetera identico a un altro.
Per non parlare poi del cervello: cento miliardi di neuroni – tanti quanto, le stelle che brillano nel nostro sistema solare – tutti concentrati in una piccola testa “ognuno un piccolo mondo”. Ognuno una sua storia.
Ma quando “Madre Natura” ci richiama all'interno della Grande Nonna – dove nulla si crea e nulla si distrugge – che tu sia stato un piccolo, un medio, o grande “dizionario” il lascito è vitale per la mente del futuro.
Se si vuole è storia: il male e il bene; il bello e il brutto; il buono e il cattivo. Forse, ma forse è già insito e in commistione con l'individuo. Che con ” “gli Eoni,(11) deve imparare a gestire. Per un mondo migliore.

Ma come ebbe inizio tutto? Un uomo e sulla banchina di una piccola stazione Calabra. Visto dall'alto: un calzone molto largo, tenuto alla vita da una cintura, di spago intrecciato, sproporzionata nella sua lunghezza, una camicia e scarpe lise e un cappello nero calato sugli occhi. Probabilmente a coprire due grosse gocce, che gli riempiono gli occhi. Sotto il braccio, un pacco in carta da macellaio, legato a croce, con una corda da pescatori che si trova in spiaggia, dopo una mareggiata. Lascia la moglie incinta per andare a lavorare al Nord. A Milano l'aspettano altri paesani. Gli hanno trovato un lavoro, come muratore, e si stringeranno per dormire. In sette in una camera 4x5.

Agli inizi degli anni Cinquanta, tranne la zona, all'interno della cerchia dei Navigli e poche eccezioni, per il resto nelle periferie, Milano poteva essere ribattezzata “La Città Ferrigna”. Nel circondario della stazione Centrale e nelle sue diramazioni, la desolazione la faceva da padrone. Treni che sputavano fuliggine al nero di seppia; ciminiere di acciaierie che emettevano scie inquinanti, che il vento provvedeva a spargere per l'intera città. Strade dissestate in terra battuta con grosse buche. Il gruppo si avviò a piedi, avevano tre chilometri da percorrere. La Bicocca: portava ancora i segni dei bombardamenti della guerra. C'erano cinque o sei case, qualche stalla, fienili, muri di cemento crollati e con i segni delle sventagliate dei mitra e... Era il 1951, quando Vincenzo Riccio vide quel luogo cupo, pieno di polvere e fuliggine, ripensando alla luce che irradiava la spiaggia del suo paese, pensò che: da lì a poco, sarebbe morto... Solo il pensiero di Lidia e della creatura che portava in grembo gli dava la forza di resistere. Parlava pochissimo, in parte, si vergognava per il suo lessico italo-calabro, difficile da decifrare. In parte perché era uno di quei calabresi, testa dura, che quando cominciava a lavorare non vedeva altro. Era sempre il primo ad arrivare sul cantiere e l'ultimo ad andare via. Questo gli aveva attirato l'odio dei bresciani, veneti, bergamaschi che sottovoce lo apostrofavano: “Terrone di merda”... era doloroso, altro che se era doloroso! Ma lui, imperterrito, schiena dritta; tirava dritto per la sua strada. Per un anno a pranzo, Vincenzo mangiò una scatoletta di sgombro (il tonno era troppo caro) e mezzo chilo di pane. Beveva l'acqua che attingeva direttamente dalla lunga canna che si usava nel cantiere. A cena una scatoletta di scombro e un chilo di pane e l'acqua del comune.
Il pane era tanto, a volte lo inzuppava, in quello che forse, era uno sproposito chiamarlo olio. E, gli veniva nostalgia della Calabria, gli occhi si inumidivano, al ricordo dell'olio della sua terra profumato e leggermente acidulo.

Ma come ebbe inizio tutto: un uomo e una donna con in braccio un piccolo fagotto, sono sulla banchina di una piccola stazione calabra. Visto dall'alto: sono vestiti decentemente, due cappelli in testa abbassati sugli occhi, forse a coprire le lacrime di chi lascia la terra natia. Hanno un paio di valigie strapiene, legate a doppia croce con la corda dei marinai che si trova in spiaggia dopo una mareggiata. Vincenzo, era tornato al paese a prendere moglie e figlio. Era nato Gianni. Lidia, negli anni successivi tentò di mettere al mondo altre due creature. Chi sa, quel cambiamento cosi traumatico, radicale e repentino: vivere in due locali con il riscaldamento a legna e il rischio che il tetto cadesse in testa al bambino... il mattino spalancava le finestre e nella stagione invernale, a volte, in un mese non c'era verso di vedere il cielo per la nebbia. A nord anziché il mare svettavano le ciminiere della Breda Acciai; sputavano zolfo e altra merda a getto continuo. Prima di abituarsi al ciuf ciuf e allo sferragliare, del continuo passare dei treni. Ci mise un anno. Poi, il ciuf ciuf diminuì e comparirono i primi treni a fischio a sirena.
Un altro anno per abituarsi. Andò in depressione. Al terzo tentativo il medico disse basta. Gianni, restò figlio unico. Emigrati a Milano Nel periodo delle vacanze estive, finite le scuole, a metà luglio in poi, Gianni andava spesso a raccogliere i pomodori. Lidia e Vincenzo erano d'accordo. Piuttosto di lasciarlo per strada con dubbie compagnie. Il punto per Gianni era guadagnare qualcosa da dare alla mamma. Spesso la sentiva litigare con il papà. Lei, provvedeva all'economia della casa, e spesso non aveva un centesimo nel portafoglio e niente nel frigorifero e mancavano, ancora, due giorni allo stipendio di Vincenzo. La penuria era dovuto ai soldi spesi per restaurare l'appartamento. Vincenzo, non se ne preoccupava e incitava Lidia ad andare dal panettiere e dal droghiere a far mettere di conto. Ma lei si vergognava e sbraitava e metteva il muso. La scuola era un guaio. A fatica era arrivato alla seconda media, più delle volte, per la benevolenza dei maestri. Una sera, era super agitato e quando la famigliola si mise a tavola per cenare. Euforico, tutto di un fiato: - Alla chiusura delle scuole andiamo ad aiutare il papà del mio compagno di banco. Restaura mobili antichi - . Gianni, si presentò presso il piccolissimo laboratorio di restauro di Franco, papà del suo amico. Che, nel frattempo, aveva deciso che era meglio godersi le vacanze. Franco, capì immediatamente, che il ragazzo aveva stoffa, arrivava, vestiva il grembiule e con una passione e un amore non comune faceva quei piccoli lavoretti di riempimento là dove necessitavano. Gianni era felice. Ma il fatto che lo “sconvolse” e lo fece innamorare alla follia di quel lavoro; accadde quando Franco gli disse: - Togli il grembiule andiamo a valutare un restauro in centro - .
Arrivarono a piazza San Babila, Gianni, non era mai stato in centro. Enormi palazzi, vetrine illuminate, dappertutto tanta gente. Gli sembrava di essere in una magia. Anche l'ascensore per lui era una novità. La porta era già aperta. Franco, chiede permesso, e una signora sulla cinquantina li accompagnò. La seguirono, attraversando una dozzina di stanze; tutte arredate con mobili antichi e quadri grandi, piccoli, medi. A Gianni gira la testa. Non pensava, neanche lontanamente, che potessero esistere siffatte case. - Ecco e' questo - disse la signora. Franco, passò un braccio sopra le spalle di Gianni: - Questo è un Barocco fine Cinquecento inizio Seicento, si vede dal fatto che all'epoca tutto ciò che veniva costruito era basato su uno stile di vita sfarzosa e tendente all'esagerazione. Certo. Di lavoro c'è ne tanto per riportarlo alle origini - . Non molti giorni dopo, Franco riferì al ragazzo che aveva ottenuto l'incarico di restaurare il mobile. Fu una esperienza unica, bellissima: sverniciatura, antitarlo, piccoli lavori in laboratorio di falegnameria, preparazione del fondo, lucidatura, patinatura. Il mobile tornò al vecchio splendore. Tutte le sere a casa, entusiasticamente, riferiva nei minimi particolari, cosa Franco compieva al mobile. Una sera disse ai genitori: - Cesso di frequentare la scuola. Voglio fare il restauratore - . Ci vollero tutta la pazienza e volontà della mamma, che grazie all'aiuto di Franco lo convinsero a tornare a scuola. Pose una condizione: se fosse stato promosso, Franco lo prendeva a lavorare nel suo laboratorio.

Alla soglia dei trent'anni, Gianni, nella Milano che “contava”, era conosciuto come uno dei migliori restauratori su piazza. E dava lustro al laboratorio di Franco. La madre e il padre, a furia di ripetere la litania che: - Mogli e buoi dei paesi tuoi - . Lo convinsero a prendere moglie, c'era una “brava” ragazza, a Custernitto(12) in Calabria. Maria Concetta Immacolata era carina; come la maggior parte delle donne mediterranee; dotata di un fondo schiena abbondante, compensato da un viso bellissimo e seni prosperosi, duri, con due capezzoli che assomigliavano più al clitoride. Bee... vuoi mettere? Inoltre sapeva, benissimo, di non essere un adone. Con il sostegno dei genitori comprarono un appartamento di centoventi metri in via Friuli. Vicino al laboratorio: e convolarono a nozze. Guadagnava bene. Le controfferte non mancavano. Franco invecchiava; e di tanto in tanto chiedeva: - Sei contento? Guadagni abbastanza? - . E lui di rimando: - Sto benissimo, e considerando cosa mi hai insegnato, starò con te fine alla morte - . Franco, non dimenticò mai quelle parole e alla soglia dei suoi ottant'anni disse a Gianni: - Il laboratorio è tuo. Se vuoi passami un piccolo vitalizio fino a che crepo! - . Franco, con la stessa perizia di come restaurava quadri e mobili antichi, obbligò i figli a Laurearsi e dotato di tutto per affrontare il futuro. Acclarato, che nulla importava del restauro.

Intanto nella “Capitale morale” ne era passata di acqua sotto i ponti: l'inizio della contestazione giovanile; nasce il movimento studentesco: si chiude a tempo indeterminato la Cattolica; la strage di piazza Fontana; la persecuzione degli anarchici; l'omicidio Calabresi; il tentativo da parte della P2 di impossessarsi del Corriere della Sera; l'uccisione di Emilio Alessandrini; il caso Sindona e l'eroe Ambrosoli; l'omicidio del giornalista Walter Tobagi; la gambizzazione di Montanelli; il movimento della liberazione femminile, il coprifuoco.
Non passano inosservati una nuova classe imprenditoriale. “Imprenditori”, se così vogliamo chiamarli, acchiappa soldi statali; e denaro a pioggia “dirotto” dalle mafie; ingenti somme di “pecunia non olet” mai giustificati. la Milano da “bere!” La Milano degli “Yuppie”, fino al Pio Albergo Trivulzio: scoppia tangentopoli, il Millenium Bag e via dicendo.
Gianni, era troppo giovane e dopo, in età adulta, troppo impegnato dal restauro. Tutto gli passo accanto, lo sfiorò come una presenza che si percepisce ma non se ne vedono i contorni. L'unico crucio era che, malgrado, chiavasse Maria Immacolata Concezione tutte le sere, compreso il sabato e la domenica: pure al mattino, in tutte le posizioni (aveva il Kamasutra sul comodino), niente... Immacolata Concezione non si ingravidava. Sia Vincenzo che Lidia, sia i genitori di lei dalla Calabria rompevano i coglioni, come un Fal() a mitraglia inceppato: - Quando fate un bambino? Non è ora di darci un nipotino? Volete, farci morire senza un picciuliddru? - . E loro di rimando: - C'è la mettiamo tutta... c'è la mettiamo tutta... a volte andiamo a lavorare a quattro zampe - . La madre di Immacolata, dalla Calabria, dispensava rimedi tramandati nel tempo: erbe, fattucchiere... chi più ne ha più ne metta.
Maria Immacolata Concezione, prima di maritarsi, lavorava come impiegata alle Poste Italiane del suo paesino. Appena diplomata, il padre si recò da un influente e rinomato politico della sua circoscrizione. Un democristiano che aveva contribuito a infoltire i guardia boschi al fine che ogni pianta, Calabra, avesse il suo angelo custode. Infine decaduto e arrestato per connivenza con la ‘Ndrangheta. Ogni fine settimana tornava da Roma e riceveva i “sudditi” per esaudirne i bisogni. Il bravo uomo, si presentò con due polli, un coniglio, trenta uova fresche e una bottiglia di olio. Dato i doni al segretario personale. Che provvedeva alla cambusa(14). Si presentò al cospetto; baciato la mano. Chiese: - Se eccellenza, potesse, mia figlia se diplomata. Adesso vorrebbe un lavoro. Sul mio onore, mi impegno, già da adesso nei confronti di vossia, con tutta la mia famiglia e magari, pure con qualche parente, e non è detto che non faccio qualche altro figlio! Vi voteremo a vita! - . Pochi giorni dopo, in paese, uscì un bando “regolare”, per un concorso di impiegata alle Poste. Il paesino mormorava: - Chissà chi sta male! In quello sgabuzzino ci sono già quattro impiegate, e noi siamo solo quattro gatti! - . Maria Immacolata Concezione, diventò la quinta impiegata del paesino di cinquecento anime. Al mattino, mettevano in atto una gara a chi entrava ultima in ufficio; quindi scarseggiando una sedia, per l'ultima era lecito girare; fare spesa, manicure, pedicure. Naturalmente, nel periodo della raccolta delle ulive e della vendemmia, la posta rimaneva aperta, ma senza personale e servizi. Dopo il matrimonio, il papà, tornò dal politico, aggiunse un tacchino gigante ai doni... Fu trasferita. Oggi, Maria Immacolata Concezione, lavora a poche centinaia di metri da via Friuli. Un facoltoso cliente, che abitava di fronte a piazza del Duomo, al piano sopra, dove un tempo aveva gli uffici il “Cinghialone”(15), lo erudì sui progressi della progettazione in ingegneria e architettura. La tecnologia compiva passi da gigante a miglioramento del CAD già esistente. Gli consigliò di non dormire sugli allori ma di stare al passo con i tempi. Gianni, immediatamente, si informò. Fece dei corsi di aggiornamento, principiò l'uso del computer e fu amore a prima vista. E come si dice: da cosa... nasce cosa. Scatto il relè, una idea! Con il CAD e dei software adeguati era in grado di riprodurre mobili antichi. Commerciare a prezzi molto bassi.
Da qualche mese, di tanto in tanto, veniva colto da una fastidiosa tosse, aveva ciucciato caramelle balsamiche, ingurgitato sciroppi di tutti i tipi... ma il fastidio non si acuiva. Pensò di andare dal medico. Ma solo, dopo essersi recato a Parigi a l'esposizione, più grande al mondo, di mobili antichi e riproduzioni. Prendeva, per la prima volta l'aereo, non una parola di francese e questo lo metteva in agitazione. Qualche piccola difficoltà per farsi capire, ma niente di che. Felice come un bambino, aveva visto il mondo. Ripartì. La hostess annunciava che entro venti minuti si atterrava. La giornata era bellissima, Gianni si godette il panorama sottostante, neanche una scia per l'intero viaggio. L'aereo virò, fece la manovra di assestamento e si mise in posizione di atterraggio. - Porca vacca! - esclamò Gianni - Guarda lì - . Poi, sopra pensiero, involontariamente, alza la voce: - Non c'è una nuvola per tutta l'Europa, solo su Milano? Cos'è la nuvoletta di Fantozzi? - . Sente una voce alle sue spalle: - E no, caro signore, non è la nuvoletta di Fantozzi, ma un agglomerato di smog. Sono le famose “polveri sottili” e tanti altri inquinanti - . E Gianni prese coscienza che Milano era malata.

Il grafico della sua vita continuava al rialzo, senza sosta. L'idea di riprodurre mobili antichi, ben presto ebbe successo. Il conto corrente di Gianni si rimpinguava. Preso a elaborare al computer. Sceglieva alcuni mobili antichi, tra i più ricercati e li riproduceva pari, pari. Si era assuefatto alla tosse. Ormai ci dava meno peso. In centro città era di casa. E a differenza della prima volta, quando rimase basito da tanta bellezza e tanta opulenza, adesso gli sembrava che tutto intorno le cose fossero immobili, distaccate. Troppa ostentazione. Troppa sicumera. Troppo sfregio a ciò che non gli apparteneva. In fondo in fondo, visto le sue umili origini: quel mondo “estremo”, non gli garbava. Ma ora gli si prospettava di acquistare un appartamento a due passi dal Duomo. Che fare? Tutto era cominciato a casa di Alexander. Un tedesco da tanti anni in Italia. Gli offri di comprare un mobile dell'epoca del Re Sole, a prezzo stracciato. E, due giorni dopo, gli confessò che era un “Giocatore”. Ormai è nella fase che la roulette l'ha drogato. La pallina che gira e i numeri sono un'ossessione. Non riesce a smettere. Ormai aveva messo in secondo piano tutto: la famiglia, il lavoro, la donna che amava. - Amico - gli disse - questa casa a un valore di un milione di euro. Dammi trecentomila in contanti ed è tua - . Gianni, senza parole lo guardò incredulo. - Non ci sono problemi - prosegui Alexander - la casa è intestata a mia mamma, ha novantaquattro anni e vive a Bonn. Questa è la delega a vendere. Se vuoi ti do la fotocopia. Unica condizione: hai quarantotto ore di tempo per decidere a partire da adesso - . Il direttore della filiale di banca, dove Gianni aveva aperto i conti correnti; sia quello personale che aziendale. Era lo stesso, di tanti anni prima. Aprì il primo conto corrente a Vincenzo, una persona a modo e serio. Aveva sempre consigliato il papà in modo ineccepibile. Mise a disposizione tutta la sua esperienza. Concluse l'operazione in pochissimo tempo. Agevolato dal fatto che la somma era disponibile sul conto di Gianni. Unica condizione non derogabile: che divenuto proprietario, accendesse un mutuo fondiario sull'immobile. Le condizioni erano incredibili: copertura del 100% del valore dell'immobile, spese di arredamento e ristrutturazione; spese Notarile. Pensò che meglio di così! Dopo due mesi venne erogato il mutuo. Il conto corrente era in attivo di ottocentomila euro. Era iniziata l'epoca dei Sub-Prime(16).

Ci sono giorni, non so se è capitato anche a voi, si ha la sensazione che qualcosa di invisibile ci giri attorno, ci fa sentire stralunati, opachi, scontrosi e come se il visibile, si percepisse da tutto il resto soltanto perché illusorio. Gianni, stranamente, quel mattino si sente bolso, avulso, stranamente avvolto da una nebbia irreale, che solo un impegno con un cliente fa diradare. Non può minimante e lontanamente immaginare, che dall'altra parte dell'oceano una insignificante onda ha preso forma e diventerà “un'onda anomala”. Ma l'estraneità e il rumore di fondo, di una presenza impercettibile, l'accompagnerà in tutti i momenti, fino al termine della sua vita.
Quel giorno, aveva tossito quasi ininterrottamente, pensò che un po' era dovuto al fatto della tensione che l'aveva attanagliato in prima mattinata e un po' al fatto dell'inquinamento atmosferico che impregnava Milano. A tavola, quella sera, Maria Immacolata Concezione era particolarmente taciturna. A fine cena, apre la borsa da lavoro e butta sul tavolo quattro fogli. Sono gli esami a cui ambedue si sono sottoposti un paio di settimane prima da uno specialista della fertilità.
- Lo sapevo - esordì - sei tu lo sterile. Guarda tu stesso! - Il mondo gli cadde addosso. Non riusciva più connettere i neuroni. Con voce tremula, traballante riuscì solo a dire non sto bene. Si ritirò in camera da letto. Si ranocchio in posizione fetale e restò con gli occhi aperti per tutta la notte. Passato i primi giorni di smarrimento. Tento un approccio costruttivo con Maria: - Che dici, potremmo adottare uno o due bambini - . Lei non proferiva parola. - Tentiamo la procreazione assistita? L'inseminazione artificiale? I soldi non ci mancano - .
Niente, Maria si era chiusa a riccio e in fondo non capiva bene il perché. Poi, l'Immacolata, d'acchito, partì per una settimana in Calabria dai suoi.
Intanto Gianni, finalmente andò dal medico. Dai primi accertamenti, era un mistero, la provenienza di quella insistente tosse. Ma quello che preoccupava il suo medico di famiglia era una pressione dei battiti del cuore che a volte superava addirittura i duecento cinquanta battiti al minuto. Analisi contro analisi. Visite da specialisti di cardiologia. Niente, l'anomalia era un mistero. Non si riscontravano- nella letteratura- casi simili.
Poi, Maria Immacolata Concezione tornò. Si aspettava un bacio un ciao. Invece era infuriata: - Stronzi, stronzi, stronzi! Genitori di merda: “se lasci Gianni non metterai più piede in questa casa”... capito! - .
- come, se lasci Gianni? - ribatte.
- Guarda che cazzo di nome mi hanno rifilato! Maria Immacolata Concezione! Ti sembra normale? - .
- Calmati, parliamone - .
- Vai affanculo pure tu - . E poi a ruota libera: - Cornuto, cornuto! Lo sai da quanto tempo sei cornuto? Non te lo puoi neanche immaginare - . Gianni, non reagisce. E questo le faceva montare la rabbia in modo esponenziale. Mancava solo la bava alla bocca: - Cornutone: il mio capo ufficio è divorziato e a due figli... la prima volta che mi lascio riempire di sperma la vagina invece che il culo rimango incinta - . Gianni, si sente mancare, esce, ha bisogno di aria. Quella notte dorme sul divano dell'ufficio.
“Una quindicina di giorni dopo, riceve una raccomandata di un avvocato. Maria Immacolata Concezione chiedeva il divorzio. La femmina era una combattente.
Gli ultimi esami erano ancora negativi. Ma al Monzino, una delle eccellenze a livello europeo per la cardiologia. Hanno un sospetto. Chiedono a Gianni di non recarsi per quindici giorni nel laboratorio e a contatto con i mobili.
E recarsi in una località di mare, lontano dalle piante. Ucciderlo, non sarebbe stato peggio.
Sposta gli impegni, e va per quindici giorni a Milano Marittima.

Maria Immacolata Concezione, tornava a casa tutte le sere. Il sabato e la domenica non usciva. Il suo avvocato gli raccomandò di non farsi trovare in flagranza di reato, tantomeno di abbandono del letto coniugale, prima degli accordi sulla separazione dei beni.

Tornato a Milano Gianni, si rifece tutti gli esami. La sera a casa l'aria era irrespirabile. Maria Immacolata Concezione non muoveva un dito, mangiava qualcosa in piedi e si sedeva davanti alla TV. Gianni, perlopiù, mangiava fuori.
Gli esami, erano molto migliorati, ma bisognava approfondire: quale fosse il componente patogeno che provocava l'allergia; ma ancora, maggiore importanza: quell'anomalia al cuore di duecento cinquanta battiti al minuto. Decine di controlli e esami.
Gianni, non sopportava più, la situazione famigliare e disse a Maria di provvedere all'incontro tra avvocati prima possibile. Seduti, a distanza, separati dai rispettivi legali. Cominciò la “Disfida di Barletta”.
Il legale di Gianni, riteneva ingiusto dividere il laboratorio di falegnameria e la disponibilità economica sul conto corrente dell'attività. Apriti cielo: il legale di Maria aveva appena fatto in tempo a prendere la parola che Immacolata Concezione lo interruppe mettendo subito in chiaro, che le spettava il 50% di tutto e così doveva essere.
Gianni e il suo legale cercarono in tutti i modi di replicare. Ma non c'era verso. Maria Immacolata Concezione, imbufalita, cocciuta peggio di un mulo, copriva con il tono della voce tutto, anche gli interventi del suo avvocato che cercava di calmarla.
La Madonna Del Sasso, che guardava dall'alto, si sentì una nullità davanti a tanta durezza. Non rimase che aspettare una sentenza di un giudice terzo.
C'è un vecchio detto che recita: - La fortuna e cieca, ma la sfiga ci vede benissimo - .
Bene, anzi male, per Gianni in quel momento la sfiga aveva undici diottrie. Dopo un lungo lavoro di accertamenti, finalmente, la medicina aveva accertato che: - Il paziente soffre di Abekus Cocobitao Asseleuma Tiensomorso allergie multiple - .
L'infettivologo aveva poi chiarito a Gianni che in parole semplici si trattava di: agenti patogeni, che nel suo caso si riscontravano sia nelle vernici e stucchi sia nei funghi del legno. Molto probabilmente, mettevano in difficoltà i polmoni, che a caduta si ripercuoteva sul cuore. Provocando, un'aritmia pericolosissima. Chiariva con una certa brutalità: - A Lei signor Gianni, il cuore potrebbe esplodere anche in questo momento. Dimentichi il suo lavoro - .
Dopo i primi giorni di smarrimento, prese l'unica decisione di buon senso. Vendette l'attività. Per l'occasione ebbe bisogno della firma dell'Immacolata, che firmò solo a patto di essere liquidata con il 50% del valore dei due appartamenti di loro proprietà.
Si trovò un accordo: Gianni fu costretto a liberarsi dell'appartamento comprato da Alexander. Fu fatta una stima sull'appartamento di via Friuli. Diede a Maria Immacolata concezione il 50% del tutto. E l'Immacolata non andò mai più a casa, neppure a prendere tutto ciò che gli apparteneva. Sparì, uscì completamente dalla vita di Gianni.
A lui, avanzava una cospicua cifra sul conto corrente, la casa di via Friuli e auspicando al più tardi possibile la casa della Bicocca. Quella di papà della mamma e della sua infanzia. Decise di viaggiare e i fine settimana andò a visitare: Londra, Parigi, Praga, Mosca, Gerusalemme, New York. Su internet carpì la notizia che uno degli Stati degli Emirati Arabi Uniti aveva costruito una città ecologica tutta con energia rinnovabile.
Nonostante, che i soldi non scarseggiavano. I biglietti aerei li acquistava tutti sui siti web e tutti low cost. Fra sei mesi, sarebbe volato negli Emirati Arabi Uniti. Per ore, tutti i giorni, navigava su Internet. Si era appassionato a tutto ciò che riguardava l'ambiente, gli animali, gli oceani e primario il problema del surriscaldamento globale. Aveva letto: Trattati, Revisioni, Articoli sui media, importanti riviste specializzate sulle nuove tecnologie. Si era iscritto alle Newsletter di Greenpeace, Bird Life e altre associazioni. Firmava tutte le petizioni.
Si diceva: - Cazzo di Budda! Questo pianeta va tutelato - . Aveva qualcosa da fare. Ogni tanto partecipava a dei convegni organizzate dalle università. Gli argomenti: le nuove tecnologie e gli sviluppi immediate e future.

Era alla Statale c'era un break di quindici minuti. Riattivò il cellulare... c'erano svariate chiamate della mamma. Dall'altra parte un pianto dirotto, intercalato da enormi, singhiozzi al limite del soffocamento. Vincenzo era morto. Era caduto da un'asse da ponte. Marcio!
Il giorno dei funerali il prete, nella sua omelia ripeté quello che ormai era una tradizione: - Nessuno deve morire sul lavoro - . E gli dava manforte il sindacalista di zona: - Basta “morti bianche” - . Ma l'unico che disse una cosa seria, un muratore siciliano, dietro le spalle di Gianni, a bassa voce: - Farabotti, cornutoni, tutte le volte che muore uno de noi, le solite minghiate. Due giorni dopo tutto come prima! Ah... - . Mordendosi la mano. Lidia, aveva perso la voglia di vivere. Gianni, faceva di tutto pur di tenersi stretta l'unica persona cara che gli era rimasta, oltretutto, la mamma. La porto nel paesino natio. Niente... lei volle tornare a Milano, dove c'era il suo bel Vincenzo. Sei mesi dopo, spirò tra le braccia di Gianni.

La metamorfosi... sì la metamorfosi, che altro si può pretendere da un individuo colpito così duramente dagli eventi? Il modo di vivere di Gianni, cambiò. Anzi non cambio, ma divenne una sopravvivenza trascinata dalla corrente della vita. La decadenza del suo spirito era palese nei suoi gesti. Contraeva i muscoli del viso. Camminava assente, senza consapevolezza, faceva “gesti” infantili. E la gente intorno rideva. Tornò a vivere nella casa dei genitori e giorno dopo giorno si rintanò, come fosse un animale ferito, nella camera di Vincenzo e Lidia. Trasandato, capelli e barba lunga. Usciva solo per andare a comprare il necessario per sopravvivere. Dopo alcuni mesi. Esausto, cadde sul pianerottolo. La signora, che abitava proprio sotto di lui, chiamò l'autoambulanza. Fu trattenuto, per accertamenti, due giorni in ospedale. Nessuno capì che era in depressione.
Sbarbato, pettinato e con gli indumenti che portava al momento del malore, lavati e stirati. Gianni tornò a casa.

Quando la mente, si rintana nel buio, dimostra disprezzo per tutto. La sua parte tenebrosa prende il sopravvento. Smettendo di creare, agire, inerme, finisce per viziarsi all'irresponsabilità. E vengono annacquati razionalità, significati, ricordi. A volte, lucidissimo, va per i fatti suoi.

Non sappiamo cosa Gianni abbia fatto uscendo di casa speditamente. Sappiamo che la madre ha bussato alla porta per tre volte. Poi non ricorda nulla di preciso. Quando torna, con lui c'è una cagnolina al guinzaglio. Nell'altra mano un libretto. La carta d'identità. Null'altro si ha da sapere.

Vista da vicino: non certo un cane da esposizione. Nera striata bianca, pelo ispido e ruvido. Una testolina incastrata in un corpo, che dal collo sale a cono, fino al sedere che è due volte la testa, una coda a formare un ricciolo perfetto. Un musino medio, due orecchie a cascata che incorniciano due grossi e stupendi occhi da foca triste.
Vista la carta d'identità: meticcio, circa due anni, quindici chili, al terzo abbandono. Vaccinata. Nome: Pallina.
Gianni non può, minimamente, immaginare, che Pallina sarà la goccia che farà traboccare il vaso. Intanto, l'onda è a metà Oceano si è ingigantita, ma non ha ancora raggiunto l'istmo.
È un po' in difficoltà, non ha mai avuto, in vita sua, un cane da accudire. Si deve organizzare e non sa da dove iniziare. E già la mente, ricomincia a elaborare. Va al piano di sotto, bussa alla signora, che ne ha due, la stessa che aveva chiamato l'autoambulanza. Si scusa per il disturbo e ringrazia per il suo intervento.
Gianni: - Ho una cagnolina e non so da dove cominciare - .
La vicina: - Bene... entri e si accomodi - . Le siede di fronte. - Prima cosa riempi una ciottola d'acqua e se ci arriva riempia il bidè. Non dimentichi mai l'acqua. Le compri una cuccia adeguata alla sua taglia e l'abitui a non andare sulle poltrone e sul letto - .
- Mi scusi, ma i suoi due sono sulle poltrone - osservò.
Sorrise e ribatté: - Non ci faccia caso. Gli dia da mangiare due volte al giorno. La prima al mattino e a distanza di dodici ore la seconda... se proprio, proprio un biscottino all'ora di pranzo. Quanto pesa? - .
- Quindici chili - rispose Gianni.
La vicina: - Dunque, se gli dà i croccantini, cento grammi a pasto. Eh... io però glielo sconsiglio - .
- In che senso? - chiese Gianni.
- I croccantini, sono comodi, ma fanno schifo, non si sa con che cosa sono fatti, sembra che ci cacciano dentro di più e di tutto, carne e pesce avariato, carcasse di animali, conservanti e a lungo andare gli rovina la salute - .
- E lei cosa dà ai suoi? - .
Guardò e mandò due baci ai suoi bassotti: - La mia vita - . Poi, un po' a disagio si grattò la testa e ricominciò: - Ai miei due bassotti, le mie gioie, compro carne trita di seconda scelta e spesso quella di tacchino perché dicono che non ha estrogeni. Sa, la povera gente compra polli provenienti dalla Cina. Una volta ho provato, per l'amore del cielo, quando bollì il brodo si gonfio formando una schiuma nera come il carbone e puzzava di conservanti, estrogeni, antibiotici. Io sono sola con una piccola pensione ma mai e poi mai mangerò quella roba lì e non la do neanche ai miei cagnolini. Poco ma buono. Ma andiamo avanti, ottantacinque grammi di trita, cinquanta sessanta grammi di riso, meglio integrale, bolla delle carote e zucchine. Le schiaccia, e la pappa è pronta. Le raccomando niente sale! Non dimentichi che sono esseri viventi e hanno necessità fisiologiche. Se può, la porti fuori tre volte al giorno. Al mattino, mezzogiorno e sera.
Ah... compri dei sacchetti per raccogliere la cacca... di zozzoni c'è ne sono già tanti. E non sanno che ad andarci di mezzo sono i nostri cani. C'è sempre qualche essere mostruoso, che per vendetta, sparge bocconi avvelenati - .
Tornato a casa, Gianni, rimase di stucco quando vide Pallina, solo un'ora dopo che era con lui, ululava e scodinzolava freneticamente, era felicissima. Ma non si avvicinava presumibilmente la vita, fino ad allora, era stata un'illusione crudele. Come si sa, tra perdenti ci si capisce al volo.
A mille cinquecento metri da casa c'era un grandissimo supermercato.
Di quelli che si vedono alle uscite della tangenziale. Gianni andò al Mondo Cane e acquistò una pettorina, un guinzaglio da cinque metri; una bellissima cuccia tutta colorata e soffice, ciottola rossa, sciampo e deodorante. Entrò all'Iper, nel reparto alimentari: 1 chilo di carne trita di tacchino, due chili di riso integrale, il più caro, un chilo di zucchine e uno di carote.
Quando tornò a casa senza che se ne accorgesse cominciò a parlarle: - Guarda cosa ti ho comprato eh... tutta roba di prima qualità - . Con qualche difficoltà cominciò a mettere in pratica tutti i consigli della signora dei bassotti.
La sera, allorché andava a letto, la salutava e la chiudeva in sala.
Gianni, faceva dei progressi, ma i danni erano tuttora tanti. Tutte le notti, si svegliava di soprassalto tutto madido di sudore, in preda a un respiro affannoso, incontrollabile. Un giorno già di prima mattina sentiva un mormorio intorno, si sentiva strano, perso, i neuroni, erano in preda a una giornata no. Non trasmettevano tra di loro, risultato: la mente era spenta. Gianni, appena sceso il buio, dato da mangiare e fatta fare la pipì e la cacca a Pallina, chiuse la porta e andò a letto. Prestissimo.
Non si può stabilire l'ora. Ma un urlo angosciante riempì la casa e la notte. Pallina, alzatasi sulle zampe posteriori, aprì la porta, andò vicino al letto di Gianni, e a mo' di “pantera rosa”, intimorita ma decisa, pose sul letto la zampa destra seguita, a rallentatore, da quella sinistra e visto “che Gianni non reagiva, piano piano appoggio la zampa posteriore destra e poi la sinistra.
Gianni, era in una pozza di sudore, il cuore batteva a velocità pazzesca, le braccia abbandonate a se stesse e il viso stravolto. Pallina si accucciò a suo fianco e iniziò a leccargli il collo. Gianni, esausto, allungo il braccio e pose la mano sul pelo della cagnolina, e adagio, adagio si calmò. Da quella notte, Pallina dormirà sul letto. E quando, Gianni, cominciava ad agitarsi nel sonno, lei poneva il suo musino o sul braccio o sulla coscia e lui si calmava. Più di una volta, l'ha trovata, semi sdraiata e con la testolina riversa sul lato sinistro con l'orecchio aperto, ad ascoltare l'andamento del cuore.

Ora realizzava, che vive con un essere speciale. Un segno l'aveva avuto quando gli fece capire che: a lei di stare sola un'ora, mezza giornata, una giornata non importava nulla. Ma prima di uscire doveva parlargli. Più di una volta era già sulle scale quando sentiva guaire. Tornava su la sgridava, ma niente da fare, ricominciava. Poi, gli parlò con dolcezza, gli spiegò dove andava... e tutto si normalizzò.

“Bambina col pelo” a tutti quelli che gli chiedevano come si chiamava rispondeva “non importa è la mia bambina col pelo”. In privato: amore, patatina, tatina e tutto quello che di più dolce si può dire. Addirittura, vide in TV il musical Notre Dame de Paris e fece sua una strofa. E spesso le cantava: - Bella! la parola bella è nata insieme a te - . Anche se, in fondo, bella non era. Lei si girava e scodinzolava. Tutte le mattine, compreso il sabato e la domenica. Si alzavano alle sei e trenta, andavano giù, repentinamente, faceva pipì e cacca. Poi, su di corsa, gli preparava la pappa, lavava le stoviglie, rifaceva il letto. Metteva la pettorina a Pallina e, via per un chilometro e mezzo al centro commerciale. Giusto il tempo per l'apertura. Gianni faceva colazione, di solito: brioche e caffè. Pallina non chiedeva mai nulla, lei era fatta così. Di tanto in tanto – sapendo che non era salutare – gli allungava il cornettino iniziale. Sostavano un'oretta e tornavano a casa.
Con il tempo, Gianni, capì tante cose di Pallina. Non aveva bisogno del guinzaglio e, innanzitutto, la poteva portare dappertutto. Camminava sempre al suo fianco e non si faceva distrarre da niente. Sul lungo marcia piede che portava al supermercato; la conoscevano tutti: la salutano e carezzano, ma lei tirava dritto – senza neppure un cenno di coda – quando gli altri cani, non importava, se maschi o femmine si avvicinano per annusarla: lei mostrava i denti. Chissà cosa diceva loro. Sta di fatto, che si allontanavano di corsa. Le proprietarie degli altri cani la soprannominarono: la superba, la zitella, la regina, la scontrosa.
Davanti al reparto alimentare, dove non poteva entrare, Gianni, come di prassi, gli prendeva, tra le mani, la testolina gli baciava prima un occhio poi l'altro e infine il nasino e le diceva: - Patata, aspettami qui, torno subito, vado a fare la spesa - .
Seduta, ma con le zampine anteriori dritte come un fuso, non staccava la vista dalla zona dove lui, la sua unica passione, si era allontanato.
E quando, riceveva carezze e elogi dai passanti, stupite dalla gentilezza del suo contegno. Lei, era come se fosse assente. Gianni e poi solo Gianni.
Erano decorsi cinque anni dalla morte di Lidia e Vincenzo, e poco più di quattro anni dalla comparsa di Pallina. Gianni, tra molte difficoltà, ritrovò buona parte del suo equilibrio mentale. Gli era tornata la voglia di navigare, aggiornarsi su tutti gli eventi nel frattempo accaduti. Meditava spesso sulla sua condizione di uomo al di sopra dei cinquant'anni. Alla possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro. Ma si poneva il problema del cosa fare. A cosa poteva approcciare? Se non poteva tornare nel mondo del restauro?
Indifferenza, pressoché, totale verso la possibilità di farsi una vita di coppia. Dopo l'esperimento burrascoso con Maria Immacolata Concezione gli venivano i brividi solo a pensarci. E poi, c'era Pallina... no, no, proprio no!
Lo cercò l'amministratore del condominio di via Friuli. Gli propose la vendita del suo appartamento a una famiglia che abitava nella scala B. Si sposava la figlia. Gianni, dopo avere ponderato attentamente. Ritenne che, fatti i conti, era conveniente liberarsi di un cespite che a lui dava solo costi. L'incasso li depositò presso la banca di fiducia e lo stesso funzionario di sempre. Investi in buoni del tesoro.
Passò qualche anno senza scosse. Il primo giorno dell'anno lavorativo. Gianni venne convocato in Banca. Entrò nell'ufficio del direttore di filiale, e con sua sorpresa, al posto del bravo uomo, sedeva un giovane. Impeccabile sotto tutti gli aspetti: scarpe nere tirate a lucido, da specchiarsi; un completo blu elettrico, ultimo grido, e sotto la giacca una camicia candida come un narciso; cravatta di un rosa pallido che faceva pendant con il fazzoletto, integrato nel taschino della giacca. Taglio alla moda, viso sorridente il resto indecifrabile. Si alza e si presentò con un bigliettino da visita: - Sono “Lucifero” il nuovo direttore della filiale. Con la fine dell'anno il vecchio è andato in pensione. Prego si accomodi! - .
- Dica - ribatte Gianni.
- Venendo immediatamente al dunque, signor Gianni. Lei ha presso di noi all'incirca un Milione di Euro. Tutti in CCT e BOT di Stato. Lei sa bene che questi soldi, nella situazione odierna gli rendono un misero 0.5% che detratto le spese, praticamente a fine anno ci rimette qualcosa - .
- Cosa propone? - chiese Gianni.
- Considerando che suo padre prima, poi lei, siete clienti fedeli e affidabili di lungo corso. La direzione ha deciso di premiare la vostra fedeltà, e vi propone di sostituire i titoli di stato con altrettante obbligazioni emesse da noi. Siamo una banca fondata più di centocinquanta anni fa. Senza rischi, siamo più affidabili dello Stato. Dia un'occhiata qui: rating AAB - .
Fa una pausa voluta: - Il tasso riservato è del 6% al netto delle spese. Al conto della serva sessanta mila euro all'anno! Puliti... puliti. Può dormire tranquillo sui proverbiali sette cuscini - .
- Ci penso - rispose Gianni e uscì.
Di tanto in tanto ci ragionava: In effetti la proposta era molto allettante. Fuori di dubbio la banca fino a quel momento era stata affidabile e trasparente. E poi, con quegli interessi? Lui e la sua “bambina col pelo” ci avrebbero vissuto un anno alla grande, senza intaccare il capitale che serviva per la vecchiaia. Spesso, il nuovo direttore, telefonava e rompeva le palle: - Allora, signor Gianni ha deciso? Non so per quanto tempo ancora posso tenere ferma questa meravigliosa offerta - .
Arrivò all'appuntamento non ancora pienamente convinto. Il direttore, con un sorriso, più che altro, per mostrare i trentadue denti, perfetti e di un bianco inverosimile. Probabilmente da poco impiantati. Lo aspettava davanti a una pigna di contratti di almeno cinquanta centimetri.
Sicuro di sé: - Prego prenda un contratto e lo legga! - .
Ma cosa doveva leggere? Un contratto era costituito da almeno cinquanta pagine. Zeppo di articoli, sotto articoli e poi comma, sotto comma e ter1, ter2, ter3 e quater... e al solito in fondo scritte talmente minuscole da farsi venire il mal di testa. E la sintassi? La decifrazione avrebbe messo in difficoltà, perfino, un cinque volte laureato in tutte le materie più ostici.
Il nuovo direttore si alzò, girò intorno al tavolo, pure, per mettere in mostra la sua figura, elegante e scultorea. Appoggia una mano sulla spalla e recita: - Si è fidato per tanti anni si fidi anche adesso, apponga la sua sigla su tutte le pagine al centro del margine destro e le tre sull'ultima pagina per esteso - .
“Scappa Gianni... scappa Gianni, ti prego scappa, questo è demoniaco e un viscido... non fidarti. Oltre a impiantare denti finti al posto di quelli naturali si è rifatto anche le chiappe del culo o, come minimo, tutte le mattine si mette le protesi di caucciù”.
Dopo mezzora la pila era tutta firmata e contrassegnata dal direttore.

Passò qualche anno, senza che Gianni, trovasse uno sputo di lavoro. Ma aveva le spalle coperte e lui e Pallina si godevano la reciproca compagnia.
A fine ottobre 2008 tutte le gru metalliche che dominavano dall'alto le città congelarono: Dubai, Sidney, Tokyo, Mosca, Bonn, Londra, Parigi, Roma, Madrid, New York, San Paolo, Johannesburg e via cantando. Tutti sulla stessa barca.

Ma come ebbe inizio tutto? La voracità e l'avidità di alcuni uomini, sempre affamati e mai sazi di denaro. Trampolino poi, di lancio per l'obiettivo finale: il potere e l'elisir di lunga vita. Stroliccarono i “Titoli Spazzatura”, ribattezzati per la comunità mondiale: Sub Prime e altre diavolerie incomprensibili. Quindi, all'inizio del 2008, fallì una delle banche d'affari, tra le più grandi al mondo, negli Stati Uniti d'America. La finanza mondiale andò in panico. Ebbe inizio una crisi economica che dura ancora oggi. Quando quella del 1929 seppe che stava perdendo il record detenuto per un secolo. Curiosa, uscì dalla cassa da morto: impallidì.
Tutti gli Stati hanno preso i provvedimenti che ritenevano necessari... ma questa è tutta un'altra storia.
Gianni, non era molto preoccupato, la banca era una banca solida e poi vuoi mettere? Tutte le sere, si sentiva rassicurato, quando a reti unificate sia dalla radio sia dalla tv. Il primo ministro di allora, rassicurava: - State tranquilli, le nostre banche sono sicure... viva la fica... le vostre Lire? Non corrono rischi... viva la fica; un'altra volta, e quando vi viene qualche dubbio: pensate alla fica - .
Il ministro delle finanze dalla “R” moscia: - La nostaa finanza è sana. La ciisi Bancaia? Un'invenzione. Le banche sono piene di liquidità da faee schifo. In questo momento il mondo ci invidia - .
E l'esperto finanziario di fama mondiale: - In un contesto internazionale di generale difficoltà, il nostro sistema bancario non è stato minimamente intaccato dalla crisi. I sistemi di controllo, invidiatoci da tutto il mondo, ha retto alle grandi scosse di terremoto finanziario. Il Macro e il Micro e... bla... bla... - .
Arrivò il presidente in Loden... bla... bla... bla. Il flemmatico e...bla... bla.... bla. Il rottamatore... bla... bla... bla.
Il gentleman... e Pantalone paga... paga! E nel paese di Arlecchino e Pulcinella, potevano mancare i politici di lungo corso che da cinquanta anni ci perseguitano, perfino sul water? Lingue consumate e bacia pile, normalizzati in tutto. Come il prezzemolo erano dappertutto. Catafalchi(17) imbiancati, con mezzo chilo di cerone sul viso, truccati fino al buco del culo, a volte, non si capiva se erano loro o il loro simulacro(18). Interviste a destra e a manca. Capitava di vederli alla stessa ora su due canali televisivi ripetevano come replicanti telecomandati le stesse identiche cose dei loro capi. Non un pensiero proprio. Ma che cazzo: dite qualcosa di vostro.
Gianni ebbe un sobbalzo. Era davanti al computer, arrivò un banner di una piccola agenzia di informazioni locali: “Ennesimo suicidio di un piccolo risparmiatore che ha perso tutti i risparmi di una vita di sacrifici. Truffato dalla sua banca di fiducia”.
Comincia a sudare freddo: - Come ennesimo suicidio? Banca di fiducia! - .
E sì cari normalizzatori, il web, con tutte le sue problematiche, non si può taroccare. Nonostante tutti i tentativi di metterlo a tacere... col cazzo che ci riuscirete. Inserì una parola chiave sui motori di ricerca... rimase impietrito. Tra suicidi e tentati suicidi erano decine. Persone disperate che minacciavano di tutto: dal darsi fuoco, a buttarsi dal balcone, dai ponti. Omertà assoluta di tutti i tipi di media, tutti controllati da una classe di imprenditori predatori che mettono il bavaglio.
Gli sorse un dubbio. Parlò a Pallina: - Stai in casa, patata, faccio un salto in banca - . Il demoniaco non c'era. Era stato trasferito. Una signora sulla quarantina, con un, vistoso, tic al lato sinistro della bocca che, involontariamente, si intercalava a ripetizione ogni pochi secondi.
- Come posso aiutarla? - chiese.
- Sono Gianni Riccio, vorrei vendere i miei titoli. -
La signora: - Prego, si accomodi - . Digita il nome e cognome sul computer e dice tra sé e sé: - Lo sapevo - . Tace qualche secondo. Trattiene il respiro e: - Signor Riccio i suoi titoli sono invendibili, sono spazzatura - .
Gianni, incredulo: - Cosa significa invendibili? Casa significa spazzatura? - .
- Vede signor Riccio, sono mesi e mesi che la direzione mi ha dato questo ingrato compito. E come avrà già capito sono sull'orlo della depressione. È un anno a questa parte che decine di clienti sono nelle sue condizioni. Qualcuno mi ha, oltretutto, minacciato di morte. Ma, io cosa c'entro? - . Prende un fazzoletto e si asciuga il sudore: - I titoli spazzatura sono obbligazionari, danno alto rendimento ma sono ad “alto rischio” per l'investitore. La banca, prima della crisi ha gestito in male modo le obbligazioni emesse da società nostre clienti ⎯ con un elevato indebitamento ⎯ disposti a pagare un alto interesse pur di ottenere liquidità immediata. Una buona quota servivano a ripianare parte del debito contratte con la banca stessa. Con la crisi del 2008 tutte queste società sono fallite, e in pratica le obbligazioni sono diventate “spazzatura” - .
- Con questo mi sta dicendo... - .
La signora, con le lacrime agli occhi lo interruppe: - Si, ha perso il milione di euro - .
- Ma Lucifero, aveva detto... - . La donna in preda allo sconforto uscì non avendo, neanche, la forza di salutare.
Gianni rimase immobile, con lo sguardo rivolto verso il vuoto. Poi, barcollando uscì. I neuroni non si connettevano più tra loro per poi dare gli impulsi. Prese a destra invece che a sinistra e solo dopo molto tempo, si rese conto che stava andando verso il centro, invece che a casa. Nel fare dietro fronte, diede una forte capocciata a un palo della luce. Sentì ridere intorno... “Lascia perdere Gianni cosa ne sanno loro”.
Quando rientrò, Pallina capì immediatamente lo scoramento di Gianni e evitò di saltargli addosso, come al solito, quando non lo vedeva da un po'.
Gianni si lasciò cadere a gambe e braccia larghe sul divano e restò lì, immobile, con gli occhi aperti per tutto il resto della giornata e tutta la notte. Come immobile restò Pallina. Accucciata ai suoi piedi.
Quando l'aurora cominciò a illuminare la stanza. Gianni si scosse e rivolta a Pallina: - Amore, da quanto tempo non fai la pipì e cacca - . La portò giù. Poi gli preparò la pappa, ma lei non mangiò.
Passarono diversi giorni prima che realizzasse che era diventato povero. Di notte erano tornati i mostri, ma stavolta di natura diversa. Non era più il buio totale legato al dolore della perdita della mamma e il papà in pochi mesi. Ma il fatto che a qualunque ora andasse a letto: alle tre di notte, la parte razionale del cervello, lo svegliava, madido di sudore e l'incubo del futuro. Accarezzava la testa di Pallina, spaventato al solo pensiero di non potergli più comprare il cibo e di portarla dal veterinario. Solo alle prime luci dell'alba si tranquillizzava.
Ci furono cambiamenti drastici nel vivere quotidiano.
Tutte le mattine continuarono a recarsi al centro commerciale, solo per fare una passeggiata. Gianni, rinunciò al caffè e alla brioche, due euro occorrevano per la pappa di Pallina. Sostavano un'oretta e poi a casa. Aveva ridotto all'osso la spesa alimentare; pranzava e cenava a pastasciutta; a pranzo spaghetti aglio olio e peperoncino piccante. Cena penne al sugo semplice. Il giorno dopo capovolgeva l'ordine.
Vestiva sempre gli stessi jeans e magliette. Vendette l'Audi Quattro a una concessionaria in cambio di ventimila mila euro e una Multipla Ibrida di otto anni di vita. Affidò a un'agenzia immobiliare l'appartamentino in cui aveva vissuto la sua adolescenza con i genitori e adesso con Pallina. Ambiva a un bel gruzzolo e trasferirsi in affitto. Ma erano passati due anni e l'agenzia continuava a ripetergli che in quel momento le vendite di immobili erano praticamente zero. Nessuno comprava, neanche a tirargliela dietro. Cercava disperatamente un lavoro, di qualsiasi tipo, per un ultra cinquantenne era dura. Dopo la passeggiata apriva il suo computer e spulciava tutte le pagine web dedicate alle offerte di lavoro. Si era iscritto alle newsletter. L'unica opportunità, che colse al volo, venne dal Verziere.(19) Bisognava presentarsi al mattino presto e mettersi in fila. Se rientravi nei primi cinquanta lavoravi per due o tre ore a scaricare cassette di frutta e verdura e pesce. Poi passava un signore con “la coppola “e ti pagava dieci euro ora. Gianni era sempre il primo. Alle due di notte, puntuale come un orologio, era davanti ai cancelli. I primi giorni, furono durissimi. Tornava a case e si sentiva tutto sderenato. Poi con il passare del tempo ci fece l'abitudine. Pallina capì che poteva andare con lui e mentre si preparava per uscire, cominciò a emettere piccoli guaiti.
- Ma sì che male c'è pensò Gianni. Starà in macchina - .
Così, arrivavano ai cancelli, scendevano e facevano un bel giro nelle vicinanze. Quando aprivano, Gianni parcheggiava la macchina, dava un bacio sugli occhi e al nasino di Pallina, chiudeva la porta con le chiavi, per non fare scattare l'allarme appena lei si fosse mossa; e si avviava verso i grandi cluster di cemento. Pallina si spostava repentinamente al posto di guida; ritta sulle zampe anteriori, appoggiava la testolina sul sedile e lo seguiva con lo sguardo fino a che non spariva all'orizzonte. Non importava quanto tempo stava via. Tornava e la ritrovava nella stessa e identica posizione. Fissa, ad aspettare il suo arrivo.

Ne aveva fatti di danni la crisi del 2008... eccome!!! Tra i primi ad arrivare ai cancelli c'era un uomo alto sulla sessantina, distinto, ben curato. Ogni mattina alternava giacca e cravatta, scarpe di cuoio nere tirate a lucido e uno sguardo velato di amarezza. Prima di iniziare a scaricare, vestiva un ampio grembiule blu.
- La incuriosisco vero? - disse una mattina, rivolto a Gianni. Timido di natura. Non rispose. Il signore: - Non si preoccupi, non sono matto. È goffo, vero, che venga a scaricare vestito così! È più forte di me. Per quarantacinque anni – si ha capito bene – per quarantacinque anni se al mattino non faccio la doccia, la barba e non vesto così non ho il coraggio di uscire.
Sa, ero un manager di successo di una grande multinazionale americana. Ricoprivo il ruolo di direttore del personale per tutta Europa, controllavo più di duemila dipendenti. Guadagnavo molto. Infine, da un giorno all'altro la crisi, e che crisi. La multinazionale, ne approfitto come al solito, ridusse all'osso tutto il personale e lasciò aperto solo un piccolo ufficio a Bonn - .
- Ma non poteva vivere di rendita? - chiese Gianni.
- Altroché - rispose desolato. E proseguì: - Con altri cinque “sconsiderati” mi lasciai abbagliare dal mega business del fotovoltaico, tutti gli impianti usufruivano di incentivi statali. Perciò denaro contante. Nell'arco di otto anni ammortizzavi il capitale, che per lo più prendevi in prestito dalle banche, e poi anno dopo anno incassavi, incassavi, incassavi. Come fanno oggi i più fortunati, quelli che investirono un paio di anni prima di noi. Pensioni galattiche a vita - .
Gianni: - E cosa è successo? - . Semplicemente: sviluppammo un grosso impianto di 55Mw in Sud Africa e dieci campi da 1Mw nell'Italia del Sud. Abbiamo investito tra autorizzazioni, pannelli solari, inverter più di cinquanta milioni di euro. Tutto procedeva per il meglio; avevamo aperto uno stabilimento alle porte di Milano e assunto più di trecento persone. Quando una mattina ci svegliammo sia il governo di Johannesburg(20) che quello di Roma – sembrava che avessero concordato tutto! – All'unisono cambiarono le leggi, riducendo gli incentivi e modificando in modo assurdo le autorizzazioni. Tutti sul lastrico. Tutto ciò che avevo costruito nella vita furono inghiottite dalle ipoteche - .
- Non sei l'unico - pensò Gianni tra sé e sé. In quel momento passò “coppola”, il pagatore.
- Eh... questi hanno capito tutto, caro mio... - abbozzò Il signore.
- Cosa intende? - interrogò Gianni.
Il signore, scuotendo la testa in segno di diniego: - Ma come. Non sa? Qui non si muove foglia che ‘Ndrangheta non vuole - .
Gianni: - Ma come? Solo un paio d'anni fa, la sindaca disse: - Nella capitale morale la mafia non esiste!” - .
- Chi? “La cotonata?” Ma lei è proprio ingenuo. Crede ancora a questi coglioni che ci governano? Sappi caro signore, che il pentito Saverio Morabito da Platì trent'anni fa dichiarò che la sua famiglia controllava il Verziere dalla fine degli anni Quaranta, finita la guerra - .
Gianni: - Allora “coppola”? - .
- E già - .
Da quando intraprese il lavoro da scaricatore, dopo pranzo schiacciava una pennichella. Ma la sera, dopo avere cenato con duecento grammi di pasta e magari fatto anche la scarpetta, sopraggiungeva l'abbiocco. A fatica riusciva ad assistere fino al termine al TG3: il telegiornale regionale della Lombardia. Fatto fare i bisogni corporali a Pallina, massimo alle otto e un quarto, di corsa tutti e due a letto. Solo al sabato, visto che la domenica mattina, non si scaricava. Poteva tirare la mezzanotte.
Un sabato stava visitando alcuni siti web; quando una notizia lo divertì e vista la lunga astinenza... sentì un insolito prurito tra le gambe. Il più letto tra i giornali a livello nazionale; aveva commissionato a una società di sondaggi il quesito: quale gruppo sociale aveva più rapporti sessuali?
Al primo posto risultarono gli idraulici; al secondo gli elettricisti e al terzo gli assicuratori. Più tardi, si venne a sapere che la classifica era falsata. A tutti gli effetti, al primo posto risultarono i preti.
Diciamola tutta: in effetti quale alibi migliore per una donna che va in chiesa un paio di giorni alla settimana?
Tutti a mormorare: - Che santa donna! Tutta casa e chiesa! - . E i vantaggi non sono finiti qui! Va al confessionale: - Padre ho peccato! - . E il santo uomo: - Lo so... lo so. Reciti un Ave Maria e un Pater Noster - . E tutto è perdonato. Il marito o il fidanzato? È d'accordo? È locco? È cornuto? Ma! vacci a capire qualcosa.
Una ventina di anni prima a livello di massoneria si vociferava che il 5% degli esseri che sono vissuti e vivono sulla Grande Nonna sono figli illegittimi di preti. Sta di fatto che un manager assunto dal giornale dietro le pressioni del Vaticano; messo lì di proposito per controllare le notizie “scomode”; chiamò immediatamente la Conferenza Episcopale Italiana, l'assemblea dei Vescovi, in seduta plenaria decisero all'unisono di fare pressione sull'editore del giornale; che a sua volta fece pressione sul direttore; che fece pressione sul capo redattore...e la notizia sparì. Meglio così. Altrimenti povero papa Francesco ci mancava anche questa: dopo lo scandalo pedofili; e si vocifera di festini in Vaticano a base di droga e sesso. E senz'altro avrà pensato: - Futuro incerto e chissà ancora cosa ci riserverà? - .

Gianni non era sorpreso per la classifica. Gli idraulici, gli elettricisti, gli assicuratori: entrano nelle case negli orari più propizi; quando i mariti sono a lavoro. La memoria torna indietro, a quando giovane e pieno di vita, spesso si ritrovava a restaurare in lussuose case. Nella Milano bene. Gianni è nato timido, e non essendo sciocco ne era consapevole; ma era più forte di lui. Bastava un sorriso femminile che avvampava, come una fiamma. Non c'è nella sua vita un episodio dove abbia preso l'iniziativa con il sesso femminile. Ma tra le mura di casa si celano tanti segreti. Qualche episodio se lo ricordava bene... Nadia, bella donna sulla quarantina; elegante, sobria nel vestire. Una donna si direbbe senza grilli nella testa. Pacata, posata, comportamento serio e morigerato; quando il marito rientrava un casto bacio: caro di qua, amore di là – non dava nessun segno di velleità sessuali – insomma più vicina alla Maria Goretti che alla Cicciolina.
Gianni con lei si sente a suo agio. Lui che un super timido. Un pomeriggio Nadia chiamò la donna di servizio e le ordinò di andare casa: - Per oggi basta - .
Stava tirando di gomito un'anta del mobile quando si sentì strattonato a forza nella camera da letto. Un televisore trasmetteva un'ammucchiata porno; sul letto un vibratore enorme e uno ridotto. Fece tutto lei. A un certo punto non aveva più un buco libero. Fu un'ora di follia. La soprannominò “la dea del letto”.
In via Washington, Marta – la moglie di un ex mega magnate delle calze di nylon; poi fuggito in Libano per bancarotta fraudolenta. Apre la porta al suo assicuratore.
Passa una buona mezzora si presenta a Gianni nudo con un accappatoio legato in vita che a stento riesce a contenere la bestia in assetto di guerra. Era un super dotato: minimo ventisette ventotto centimetri.
- Per favore. - Chiese: - Vuole una doppia penetrazione. Alla signora tra un po' non basteranno neanche più due! - . Ce ne volle per domarla.
Serena: non un saluto; mai un sorriso. Portamento hitleriano. Gianni e disteso per terra sta sistemando un chiodo. Minigonna di jeans senza mutande, pugni sui fianchi in posizione marziale. Lo guarda fisso negli occhi; poi, con prepotenza, sposta Gianni dal mobile; tira su la minigonna e gli schiaccia la fica contro la bocca.
Lecca, lecca, gli ordina con voce perentoria, comincia a godere e perdere il controllo si schiaccia sempre di più; finché Gianni si ritrova con bocca e naso in vagina. È in apnea; gli prende le chiappe e la alza. Incazzata nera, con un'espressione da odio estremo gli molla due ceffoni; gli slaccia la cintura e sfila i calzoni e mutande fino al ginocchio. Raddrizza il pene e scende a smorza candela. La cavalcata dura un dieci minuti; Gianni la riempie. Porco, porco, peggio di un coniglio: l'apostrofò; poi mette una mano sulla passera e se ne va. Gianni lavorerà in quella casa per un'altra settimana. Non ti vedo. Non ti sento. Non ti parlo.
Quella notte, Gianni, fece un sogno fantastico, irreale. In lontananza un enorme aureola, di un bianco sfavillante, lentamente si avvicinava. Dall'alto un amorino scese, come ambasciatore disse a Gianni: - Tra non molto, Dioniso dio dell'estasi, dell'ebrezza e della liberazione dei sensi, ti apparirà con a seguito le baccanti e le ninfe sue amanti e guardia del corpo. Ascolta! - . E come arrivò, se ne andò.
Fiorente di giovinezza Dioniso, avanzava con il suo corteo di baccanti e ninfe. Ora si distingueva: era vestito di bianco come tutto il suo seguito: - Oh! Gianni, Gianni, non hai rimorso nei confronti di tuo fratellino? Ti ricordi, solo, di fargli prendere un po' d'aria per pisciare e poi subito in gabbia! Il sesso sa risvegliare, addormentare e sciogliere i dolori che affliggono l'anima. Non c'è un rimedio migliore come anti stress, contro il logorio della vita - .
Intanto il corteo passava senza fermarsi. La voce di Dioniso si allontanava: - Fallo per la causa, siamo in un periodo di narcisismo sfrenato. Tutti amano se stessi più di altra cosa e poi lo fanno solo virtuale. Diventa uno di noi che: sappiamo far vibrare la vulva con la lingua, come le stringhe musicali che si espandono inebriate. Ora prendi una delle mie amanti e soddisfa “Giannino” - .
Gianni afferrò una bellissima ninfa... ma sul più bello si svegliò.
Nel buio sorrise, era da quando aveva trent'anni che non faceva un sogno rilassante. Però quell'apparenza onirica lo fece riflettere: era giusto mortificare “Giannino” fino a quel punto?
Un sabato sera. Mise trenta euro nel portafoglio. La cifra massima che voleva spendere non un centesimo di più.
Decise di farsi un giro su un viale alberato. Si giustificò con Pallina: - Torno a breve, controllo la macchina - . Si vergognava. Mentì.
Ogni cinquanta metri c'era una prostituta –a volte la timidezza sfiora la stupidità – Gianni in prossimità di una “signora”, faceva finta di guardare per aria in cerca della via; e quando abbozzavano un'offerta: - Sa dov'è via vatte... la pesca? - chiedeva alzando gli occhi a cercare qualcosa di inesistente. Per due sabati di fila tornò a casa con un nulla di fatto. Poi al terzo, una romena scaltra gli si parò davanti e sedette sul cofano della macchina: - Belo volere fica? - . Gianni avvampò. Era paralizzato. - Non preocupi tuto fare io - .
Gianni preso in castagna: - Ho solo trenta euro nel portafoglio. Vado a casa a prenderne altri e... - .
Anca, replicò: - No preocupi facio te popino - . Gianni, da allora, una volta al mese andava da Anca. Ma rigorosamente solo da lei. Un anno dopo Anca gli disse: - Gianni, metere venti euro, io dare te fica - . Allora, gli raccontò tutte le sue vicissitudini e la mala sorte che ancora lo perseguitava, e poi: - Se tu sapessi, a volte, immagino il tuo stupendo sedere e ti penso intensamente! Ma non potrei spendere neanche questi trenta euro - . Anca intenerita: gli mise il preservativo e lo fece penetrare. Da allora, per trenta euro, una volta al mese, Gianni, chiavava.

Sul TG3, una notizia attirò la sua attenzione: “Tassisti in rivolta contro la multinazionale Uber. Scontri alla Stazione Centrale, un paio di feriti lievi. Accuse di trasporto abusivo e via cantando”. All'indomani curioso, prese con sé il computer, e al centro commerciale cominciò a navigare. Digitò il nome Uber sul motore di ricerca, apparve la home page dove si leggeva: “Società nata a San Francisco, Multinazionale presente in più di seicento città nel mondo”. Viaggia con Noi... come altri svariati milioni di clienti. Sulla barra del menù in fondo a destra: “Diventa Autista”. Gianni clicca: “Uber ha bisogno di partner come te. Guida con Uber e incrementa i tuoi guadagni come libero professionista. Riceverai pagamenti settimanali aiutando la nostra community di utenti a muoversi per la città. Aiuta le città a ridurre l'inquinamento e diventare più a dimensione uomo. Diventa capo di te stesso e scegli tu liberamente quando guidare e quanto guadagnare senza vincoli né orari. Crea un account e sarai al più presto contattato”.
Dopo un paio di giorni una voce maschile, invitava Gianni a un primo appuntamento. Uffici scarni, al centro un lungo tavolo da riunione con dieci computer della Apple e dieci giovanotti che smanettavano a velocità supersonica. Tutti al di sotto dei venticinque anni. Subito dopo la porta di entrata, una scrivania, munita di due sedie. A un paio di metri dei divani di cotone chiaro, disposti a ferro di cavallo; al centro un tavolino nano a uso appoggio. Sei persone lo avevano anticipato. Era palese che avevano un estremo bisogno di lavoro. Ci venne incontro un giovane, fece un giro di consultazioni veloci, veloci.
Dunque: - Ci rivediamo qui, alla stessa ora tra una settimana, portate l'autovettura e munitevi di: casellario giudiziario generale, verifica punti patente, assicurazione - .
Gianni, oramai, non era più avvezzo all'entusiasmo. Ma desiderava pensare di potere smettere di fare lo scaricatore e guadagnare qualche soldo in più. Pulì la Multipla ibrida in modo maniacale, lavò e aspirò l'interno per ore. Poi andò all'auto lavaggio e fece tornare come nuovi i cerchioni e la parte esterna dei copertoni, passò la cera alla vernice grigio metallizzato. Comprò dei deodoranti a forma di alberelli al profumo di lavanda. Uno spettacolo.
Il giovanotto li ricevette tutti nel cortile adiacente gli uffici. Valutò le auto e per sei, tutto filò liscio tra cui la Multipla. Ritirò e controllò i documenti e tutti sui divani.
Alle spalle del fresco e abile uomo c'era uno scaffale con un centinaio di iPhone4. Ne distribuì uno a testa.
E poi esplicitò: - Ci sono due servizi: UberBlak e UberPop. Per la prima ci vogliono la licenza, dunque voi siete UberPop. Nulla è richiesto - . Rispose a un paio di domande. E entrò nel merito: - Come funziona? Partiamo dalla nostra vastissima community. Sono dappertutto e si incrementano di giorno in giorno. Basta avere uno smartphone, registrarsi creando l'account personale e scaricare la nostra app. In pochi minuti possono richiedere una corsa, semplicemente inserendo la destinazione “Dove si va?” Dopo avere verificato che gli indirizzi di partenza e arrivo sono corretti, selezionano UberPop, nella parte inferiore della schermata, quindi toccano “Richiedi”. Se è curioso potrà vedere i dettagli del veicolo, monitorare il suo arrivo sulla mappa e la foto dell'autista. Se non gli garba, cambiare auto e autista. Quando sale a bordo l'autista – voi – conoscete già la destinazione e l'itinerario più breve per raggiungerla, e può controllare se l'autista – voi – fate i furbi allungando il percorso. Tipico nei tassisti nostrani. Altro grande vantaggio per il trasportato e che conosce in anticipo il costo della corsa che verrà poi addebitato, a secondo del pagamento impostato e concordato. Ferma la macchina può scendere e andare per i fatti suoi - .
Il solito pirla: - E noi come facciamo a controllare? - .
- Calma, calma - disse il giovanotto sorridendo - adesso stiamo affrontando la parte del trasportato, poi quella dell'autista, orecchie ben aperte, perché potrebbe capitare anche a voi di usare un'autista Uber. Non so... per esempio, se lasciate la macchina a fare un tagliando. Per di più c'è anche uno sconto. A stavo per dimenticare. A fine corsa il compagno di viaggio valuterà l'autista in base alle famose cinque stelle. Se scendete sotto le quattro resterete disoccupati - . “Prese un iPhone4 nuovo di zecca lo scartò e l'aprì: - Andiamo tocca a voi. Come accendete iPhone vi comparirà l'icona di Uber. Non cercate di usarlo per altro perché non è possibile quindi, ogni volta che volete attivarvi, apri l'app e tocca “Vai online”. Inizierete a ricevere richieste di corsa nella zona in cui ti trovi. L'iPhone squillerà e lo schermo si illuminerà. Toccatelo per accettare, altrimenti se lo ritieni troppo lontano passerà a un altro autista. Ha un servizio GPS per raggiungere il punto di partenza corsa; verrete informati quando sarete nei paraggi. Cliccate “Inizio Corsa” e verrete guidati per raggiungere la meta. A fine di ogni corsa, potrete visualizzare quanto avete guadagnato e il riepilogo complessivo e il totale importo della giornata. I vostri guadagni verranno automaticamente trasferiti sul vostro conto bancario ogni settimana. Vi ricordate la valutazione che il trasportato vi dà? Bene, una valutazione spetta anche a voi a ogni fine corsa. Perché Uber accoglie solo persone rispettose e educate. Un consiglio: per il momento, non operate di giorno ci sono pochi passeggeri. Rischiate di stare in macchina e di non fare nessuna corsa. Solo durante le grandi manifestazioni: la settimana della moda donna e uomo o la fiera del mobile. Milano è piena di stranieri che chiedono condivisione. Anche a Milano come in tutte le altre città, la stragrande maggioranza degli iscritti, hanno una età al di sotto dei trenta cinque anni e vivono la città la sera e la notte. L'ideale e iniziare alle ore venti e posizionarsi dentro la cerchia dei Navigli. Domande? - .
Un autista, chiede: - Quanto si guadagna? - .
Risposta: - 80% della tariffa e il 20% resta a Uber per l'app - .
- Senta? - intervenne Gianni - Con i tassisti, come la mettiamo? - .
- Non ci preoccupiamo più di tanto. Milano come tutte le altre, grandi, città ha il problema dell'inquinamento atmosferico. Per la maggior parte dell'anno e sotto una coltre di smog. Sono aumentate le malattie e i morti per danni alle vie respiratorie. I bambini si ammalano di asma. Il futuro premierà iniziative come la nostra, il car sharing, il car pooling. Sono una forma innovativa di mobilità sostenibile che ha avuto uno sviluppo notevole, grazie alle nuove tecnologie delle piattaforme di Internet. In parole povere, siamo di fronte a una forma di uso condiviso delle auto. Oltre che ridurre i costi della gestione della propria auto, riduce sensibilmente la quantità di auto in circolazione riducendo le polveri sottile. Peraltro, queste forme di mobilità sono incentivate, sia a livello nazionale, sia dalle leggi regionali della Lombardia che promuove l'uso collettivo delle vetture e favorisce forme di multiproprietà e noleggio disciplinando il settore dei trasporti, al fine di ridurre l'inquinamento e il traffico. Come vede facciamo un lavoro altamente sociale - .
- Alla faccia del cazzo - pensò Gianni - preparato il ragazzo - .

Ma faceva i conti senza l'oste. L'ostinazione delle posizioni acquisiti anche la più misera; genera una resistenza al cambiamento e ai comportamenti. Ne sa qualcosa Socrate che fu costretto a bere la cicuta.
L'indomani, Gianni, uscì di casa, saltò in macchina, e si portò a cavallo della cerchia dei Navigli. Accese l'iPhone4 e cliccò su “Vai online”. Fu l'origine di una nuova esperienza. Anche se in teoria era molto semplice. La prima richiesta l'aveva persa cliccando su “Rifiuta”, invece che “Accetta”.
La seconda non cliccando, con il cliente in macchina “Inizio Corsa”.
Qualche svarione ci fu, ma tutto si normalizzò.
Un ritornello, si sentì ripetere in continuazione; erano le forti critiche ai tassisti: una lobby, di pressione potentissima. Perlopiù, le osservazioni erano belle pepate. E non vi era differenza tra donne e uomini.
In generale: - Sai Gianni, non sai mai quanto devi pagare a fine corsa. Capita che lo stesso percorso che sto facendo con te con loro: una volta dieci euro, un'altra quindici e di notte anche fino a venti. Con Uber spendo cinque o dieci ma lo so da quando richiedo il passaggio - .
A volte era Gianni che chiedeva: - È vero che applicano tariffe molto differenziate? - .
- Al cento per cento. Ero sempre agitata perché: cosa chiederanno a fine corsa? - .
Altro: - Sono figli di puttana, se gli fai notare che sta allungando il percorso. Ti fulminano a morte - . Altro ancora: - Non parliamo di igiene. Capitano macchine sporche e puzzolenti - . E ancora: - Capita che puzzano di sudore come caproni; non vedi l'ora di scendere - .
Il paradosso: - So per certo che in aeroporto sono successe cose che neanche nel quarto mondo avvengono - .
Gianni: - Cosa? - .
- Lo straniero usa, solo, carta di credito. Una parte dei tassisti non accettano. E prima che il cliente salga, gli chiedono come paga? Se la risposta è con carta di credito. Gli sbattono la portiera in faccia. Che immagine di merda diamo come paese? - .
Il secondo trasportato: - A me è successo di peggio: una domenica alle quattro di mattina, uscito dalla discoteca; ho chiamato una macchina, oltre che a metterci un sacco di tempo per arrivare; al momento di pagare gli ho dato la carta di credito. Cazzo, non l'avessi mai fatto. Mi minacciò. Allora gli dissi che avevo cinquanta euro. Non aveva il resto; cominciò a girare finché trovammo un bar aperto, cambia e disse: - Sono cinque euro in più. Pezzo di merda - . Ad un tratto a un semaforo vengono affiancati da un taxi. Partì un coro: - Pezzi di merda Oh! Oh! Oh! Pezzi di merda! Pezzi di merda!!! Oh! Oh! Pezzi di merda! Bastardi non si contano le volte che vi abbiamo chiamato a notte fonda e non siete venuti - .
Un'impiegata: - Porge il pagamento: ho bisogno della ricevuta fiscale; devo giustificare la corsa per il rimborso - .
A muso duro: - Scenda! Doveva chiederla prima - .
E quasi la trascinava via. Ma tutti, indifferentemente, denunciavano poca trasparenza nel costo della corsa e la mancanza di ricevute.
Non c'è scampo. La mancanza di concorrenza fa diventare pigri e avidi. I tassisti che sono nati col tassametro cento cinquanta anni fa; non vogliono abdicare.
Alcuni di loro, i più violenti, sono stati denunciati perché trovati a distruggere le autovetture del car sharing con mazze da baseball. Ragionano solo con la pancia. Ma il mondo cambia e rischiano di essere spazzati via.
Più passavano le settimane, e più si rendeva conto di quanto beneficio la tecnologia stava apportando alla comunità e all'ambiente.

La maggior parte dei trasportati erano chini sul cellulare; ma capitava che spronati da una domanda partiva un dialogo pieno di significato.
Gianni: - Usi spesso Uber? - .
Trasportato: - Molto e anche Enjoy e Car2Go. Durante il giorno preferisco guidare uso le car sharing; posso spostarmi rapidamente in città e anche fuori. La sera preferisco avere chi guida per me; mi rilasso e posso bere qualcosa in più. Senza rischi. Grazie alle piattaforme su internet ho venduto la macchina. A conti fatti mi sono reso conto che con lo stesso importo: circa quattromila € l'anno mi sposto dappertutto - .
- E quando vai in ferie, il weekend eccetera? - .
- Nei quattromila è comprensivo di tutto. Nelle stazioni e negli aeroporti affitto una macchina. Vuoi mettere: niente assicurazioni, bolli auto, tagliandi, manutenzione, multe, lavaggio. E poi, che non ti capitasse un incidente con responsabilità, dove la tua macchina ha avuto la peggio; oppure un guasto al motore molto grave. Mi vengono i brividi solo a pensarci... carroattrezzi, meccanico, carrozziere... -
Richiesta in periferia est.
Sono quattro amici di Bergamo e spesso vengono a Milano il sabato sera.
- Tutto bene ragazzi? - .
Uno di loro: - Be... vediamo a fine nottata. Dipende dalla fica... -
- E come siete arrivati fino a qua? - .
Un altro: - Abbiamo lasciato la macchina in una via limitrofa e abbiamo cliccato - .
Un altro ancora: - Per noi il tuo servizio è veramente il massimo. Pensa che prima entravamo in città; immagina che disastro trovare parcheggio nei pressi di Brera e in zona Navigli: gira, gira, gira, consumavamo benzina. Niente. Poi trovavi un buco a cinquecento metri sul marciapiede. Al ritorno c'era la multa. Una sera che venimmo con la mia; oltre a ottanta euro per sosta vietata; due mesi dopo ne arrivò un'altra perché ero entrato in una strada che dopo le venti c'era il divieto di transito. Totale centonovanta euro. Cazzo lavoriamo tutti in fabbrica - .
E Gianni: - E l'inquinamento dove lo mettiamo? - .
Il quarto: - Con voi giriamo tutta notte per trenta euro da dividere in quattro - .

Gianni, aveva toccato con mano, che dalle diciotto alle venti; si operava molto bene con imprenditori che andavano in centrale o all'aeroporto; studenti, pendolari e impiegate che uscivano da lavoro. Però, era anche l'ora più trafficata. E quanta pazienza e quanta merda dai tubi di scarico.
Richiesta: Gianna da via F. Turati.
- Buona sera, Gianna, dove andiamo? - .
- Oh, scusi ho dimenticato di inserire la destinazione: Porta Genova - .
- Sono scomodi da qui i mezzi di trasporto? - .
- Lasci perdere! Da incubo - .
- Cosa intende? - .
- Il fatto che a questa ora tutti i mezzi pubblici sono stracolmi. Mi sono stufata di essere toccata, palpata. Sa cosa mi è capitato una sera? - .
- No. Dica? - .
- Eravamo tutti stretti come sardine; quando ho cominciato a sentire qualcosa di duro contro una
chiappa del sedere e con il dondolio del bus a volte sembrava che riuscisse a penetrarmi anche oltre la gonna e la mutanda. Quando fui a casa e tolsi la gonna, nella parte posteriore era tutta bagnata di sperma. Che schifo! Ora preferisco privarmi di cento euro al mese; ma su un mezzo pubblico non ci metterò più piede - .

Capitava di sentire discorsi, tra i trasportati, tipo: - Hai notizie del portafoglio e del cellulare? - .
- Ancora niente. Porco... ti rendi conto che casino! La patente, la carta d'identità, la carta di credito, la sanitaria. Mi hanno, pure, fottuto cinquanta euro e devo ricomprare lo smartphone. Metropolitane del cazzo! Nelle ore di punta strapiene come le uova. La pacchia dei borseggiatori e non un pirla di poliziotto - .
Marco. Una di notte:
- Portaci velocemente in Fatebenefratelli al comando di Polizia. Mi hanno detto che è l'unico posto dove si possa fare una denuncia dopo la mezzanotte - .
All'amico: - Porco di qua... porco di là: ma come cazzo mi è venuto in mente di uscire con la Smart nuova di zecca. Gran cornuto che non sono altro... a ma senz'altro mi hanno seguito. Ma porca troia, bastava che chiamavano loro e ci scorrazzavano in giro tutta notte senza problemi. Ora sono senza macchina fai la denuncia e l'assicurazione... - .
L'amico:
- Gianni lavorate tutta notte? - .
- Di solito chiudo l'applicazione alle tre, ma so di colleghi che vanno avanti fino alle sei. Ragazzi lasciate a casa le macchine ci guadagnate in stress, salute, soldi e lasciamo disoccupati i ladri - .

Per stanotte basta: “torno dalla mia bambina col pelo”.
Nel suo subconscio, Gianni era provato. Sapeva della fatica delle proprie membra; sapeva con il dolore della propria esistenza; che la vita è effimera e la notte, la stessa degli incubi e dei mostri dell'incertezza del futuro: la conosceva bene.
Ora, che da mesi, la notte sgobbava “on the road”. L'affrontava in modo professionale.
Poteva succedere e vedere di tutto; per lui era un normale corso dell'esistenza. Disincantato, tutto gli passava accanto senza sfiorarlo. E tutti quelli che trasportava era una parte della fauna umana.
Che interpretano come disse Honorè De Balzac: - La commedia umana - .
E Gianni ci mise del suo: - Che spesso si tramuta nella “miseriaccia umana” - .
Con le loro pene, tormenti, limitazioni. Il bisogno di evadere; di pensieri sensuali; di forme estremo di sesso; di spacconate oltre i limiti del possibile, di alcool, Gianni era diventato anche un po' filosofo: pensava che di fronte a certi comportamenti a certe ansie c'era la consapevolezza di sé e delle poche speranze riposte nelle istituzioni; che non permettono di vivere in modo compiuto il lavoro, le ore, i giorni, quegli anni che vengono sciupati nelle banalità quotidiane d'una esistenza di “ordinaria amministrazione” e “ordinaria follia”. E che i veri eroi sono quelli che sputano sangue in fonderia per mantenere la famiglia.
La fauna dal lunedì al mercoledì sera, era gente, perlopiù, indaffarata in problemi di lavoro; organizzazioni di eventi; incontri culturali; la mamma, il papà, la nonna, il nonno il fratello, i nipoti eccetera eccetera...
La fauna del giovedì e del venerdì: incontri al ristorante, teatro, discoteca, baccarà, Rolex, Ferrari, Champagne e Dior, Ferragamo. Quelli che non scoreggiano mai, tutt'al più fanno un peto “profumato.”
Poi c'era, la calata, in massa, dei barbari. La fauna del sabato sera. Quelli che credono ancora alle caste li definiscono: buzzurri, giovani maleducati e senza cultura; di tutti a Brera, sui Navigli, Colonne di San Lorenzo, In discoteca. Una massa indistinta di beoni, drogati e buoni a nulla.
La domenica tutti tranquilli “la quiete dopo la tempesta”.
C'era poi, la fauna che usciva tutte le sere, dopo avere fatto l'happy hour si facevano accompagnare a casa. Fatto un paio di ore di sonno. Belli freschi ripartivano. Dal pour parler in macchina si trattava più che altro di anime ferite sentimentalmente, che piuttosto di stare a rimuginare in casa; preferivano stordirsi in giro tra locali e balere. E c'è ne sono... altro che; se ce ne sono!
Lesbiche e omosessuali non facevano distinzione di fauna.

Richiesta: Armando.
È sul marciapiede con due scatoloni pieni zeppi confezioni di KFC pollo fritto.
- Posso metterli sul sedile posteriore - .
- Sì, come no! Dove andiamo? Ha dimenticato la meta? - .
Armando: - No. E che dobbiamo recarci in dodici siti. Faccio strada - .
Gianni era curioso.
- Fermi qui, cinque minuti e sono indietro - .
Prende tre confezioni e sparisce.
- Possiamo andare: Stazione centrale - .
Prende cinque confezioni e sparisce.
- Ripartiamo: stazione Garibaldi - .
Prende due confezioni e sparisce.
Duomo, Cordusio, Cadorna, Porta Genova e via...
Lo lasciò dove lo prese. Grazie mille e sparì.

Richiesta. Remo-via Vigevano.
Si dà il caso che in fondo a via Vigevano c'è la stazione di Porta Genova. Gianni scese e entrò. Sulla banchina adiacente i binari c'era un clochard con a fianco una confezione di KFC.

Richiesta: Aubin.
Un giovane non più di vent'anni. Francese.
- Scusi Aubin, ha dimenticato la meta? - .
Aubin, in discreto italiano: - Gianni possiamo darci del tu? - .
- Come no! -
- Portami dove vuoi sono così annoiato che... - .
- Siccome penso che Milano l'avrai girata tutta; andiamo all'Idroscalo. Va bene? - .
- Molto bene - .
Girano tutti i locali che circondano il lago artificiale, voluto da Mussolini perché potesse atterrarci con l'idrovolante. Il giovane francese in ogni sosta si “ciucciava” due caipirinha bei robusti. Cominciò a raccontargli della sua esistenza. In breve aveva il problema di come trascorrere le ore, i minuti, i giorni. Nipote di una delle catene di hotel più grande al mondo. Girovagava nelle città. La mamma visto che non voleva studiare, lavorare e forse, era d'impiccio. Se lo tolse dalle palle.
Gianni domandò: - Hai una donna? - .
- No - .
- Un ragazzo? - .
“No. Non mi piacciono né la fica né il culo - .
Rimase zitto fino all'hotel. Poi scese ringraziò, gli porse cinquanta euro, e disse: - Pensi anche tu che l'unica cosa che mi rimane da fare e spararmi un colpo in testa? - .

Richiesta: Giuseppe.
Entrò parlando al cellulare: - Sarà una notte lunga, speriamo che non stiano male. Ci vediamo in mattinata - .
Chiese se alle tre era ancora in servizio.
- Non penso, ma senza dubbio ci sarà un collega - .
Giuseppe: - Ottimo il vostro servizio, tutta gente con le palle, macchine pulite e puntuali e innanzitutto trasparenza nel prezzo e poi posso pagare il mese dopo - .
- Di cosa ti occupi Giuseppe? - .
- Di giorno sono operaio in una logistica, smisto i pacchi in uscita. Il venerdì notte e il sabato faccio volontariato. Sto andando in casa di una famiglia super sfortunata. I vecchi genitori sono tutti e due invalidi. La figlia e il marito li accudiscono con amore. Noi una volta al mese li sostituiamo così possono uscire - . “Che bel gesto! - .
- È noioso ma normale, non ti dico! quando insieme ai colleghi portiamo a spasso dieci esseri umani down. Quello sì che è impegnativo! - .

Richesta: Jasmin.
Da lontano Gianni: - Che Sberla! - .
Con vocione maschile: - Portami a casa via... oh! Ma che bello questo servizio, so già cosa pago. Se sapessi i tassisti, con noi ne approfittano. É stato un mio cliente che mi ha scaricato l'app. - .
Gianni la scruta dal retrovisore.
Jasmin: - Sei curioso? Ebbene sì sono una viados! - .
- Sei brasiliano? - .
- Certo, quasi tutte siamo brasiliane. Vengo dal comune di Lagoa Grande dello Stato del Pernambuco. Non ti dico la povertà. Ancora oggi strade sterrate e ore e ore di viaggio
per arrivare alla capitale Recife. Ma lasciamo perdere - .
- Ma tu sei venuto qui per prostituirti? - .
- Certo che no. Ma, una volta qui, ti rendi conto che farai la fame. E allora ti lasci trasportare dagli
eventi. Ma sai ho le idee chiare! - .
- In che senso? - .
- Sono dieci anni che sono qui. Da quando sono riuscito a liberarmi da quel sanguisuga di pappone; metto via un bel po' di euro e sto costruendo una casa in periferia di Recife. Altri cinque anni e torno definitivamente in Brasile e faccio il signore a vita. Sai! So amministrarmi, non come tante mie colleghe ignoranti come le capre che diventeranno vecchie sulle strade - .
- Perché ignoranti? - .
In primo luogo si fanno mangiare i guadagni dal loro pappone. Poi spendono e spandono; si vantano tutti di essere di Rio De Jainero; sono pochissime qui quelle di Rio; si prostituiscono in loco. Ignoranti, stupide! Vanno con tutti e primo o poi si ammalano - .
Gianni chiede: - Si ammalano? - .
- Senti caro, ogni notte potrei guadagnare molto di più. Ma mi rifiuto di accoppiarmi con gli sporcaccioni che vogliono fare tutto senza preservativo. Mentre altre colleghe lo fanno, alcune poverine, perché lavorano poco - .
Gianni abbozza: - E accettano di essere incul... -
- Mi sa che tu non sappia come funziona! I nostri clienti sono tutti uomini sposati – una volta uno se innamorato di me e passava e ripassava e a volte portava in macchina ⎯ a loro insaputa ⎯ la moglie e le figlie. Il 95% di clienti arrivano si mettono a quadrupede e si fanno inculare a sangue: “Fottimi! Fottimi! Prendimi come una puttana...” e via discorrendo. Alcuni hanno la pretesa di essere riempiti di sperma, niente preservativo. E io questo non lo farò mai. Ci tengo alla pellaccia - .
- Scusa Jasmin, perché usi il femminile non siete tutti maschi? - .
- Dal momento che decidiamo di fare il “mestiere” la nostra parte femminile ha il sopravvento su quella maschile. Non pensare cocco mio, anche tu hai una parte da puttano. Alcuni si fanno operare. Ci sentiamo più a nostro agio e ti sembrerà strano ma i vigili, poliziotti, carabinieri e l'autorità in genere ci trattano, un pochino, meglio. In più, non hai notato che ho detto: quando torno in Brasile faccio il signore. E si, caro mio, sul mio passaporto c'è scritto Jesus non Jasmin - .

Richiesta: Nika.
Via della Spiga? - conferma Gianni.
Nika: - Sì, e poi, via Monte Napoleone - .
Gianni: - Che bel nome! - .
- Piacere nome mio? Lei Feona - .
- Russe? - .
- Sì, fare shopping - .
Nel triangolo della moda.
Nika: - Stop, stop aspettare qui! - .
Dopo una buona mezzora tornano con due sacchetti a testa.
Nika: - Belo... belisimo. Avere speso ventimila euro... - .
- Stop, stop fermare qui! Lasciare sacheti sì? - .
- Certo - .
Nika: - Bello... belissimo. Avere speso Quindicimila euro - .
- Fermare qui! - .
- Avere speso trenta mila euro - .
“I nuovi ricchi” pensa Gianni.

Richiesta: Katia.
Sono in sei cinque maschi e una donna. Come vedono la multipla esultano.
Un maschio: - Cazzo che culo, Katia, proprio una macchina a sei posti. Oh... avremmo dovuto richiederne un'altra - .
- Dove vi porto? - .
Dopo una disputa tra le parti, Katia: - Alla discoteca Byblos - .
Katia sedeva a fianco a Gianni. Chiese se poteva manomettere lo specchietto retrovisore per dare un'ultima sistemata al trucco. Gianni acconsentì.
Katia: - Sai Gianni, stasera mi faccio una trombata che tu non hai neanche idea - .
- E ci credo ne hai cinque! - .
Katia all'orecchio di Gianni: - A chiavare zero. Sono cinque bambocci. Ne ho avvistato uno la settimana scorsa... o ne troverò uno in discoteca e mi farò sfondare tutta notte - .

Richiesta: Silvio alla Bocconi.
- Ciao Silvio, come va? Questa è la seconda volta che ti vengo a prendere alle ventitré e trenta. Ti porto a casa? - .
Silvio: - No lasciami svagare un po'. Raggiungo i miei amici alle Colonne Di San Lorenzo. Porcaccia miseria se è dura prepararsi quando sei indietro - .

Richiesta: Gilda alla Cattolica.
- Lo so non ho inserito la destinazione. Ho bisogno di fare la spesa. In questo periodo sono rinchiusa all'università. Voglio ottenere quarantacinque nello scritto e trenta nell'orale. Ma devo anche mangiare se non sto più in piedi - .
Gianni: - È mezzanotte, sai dove andare a fare la spesa? - .
- No e tu? - .
- Una sera ho portato una studentessa della Bocconi in via Bergamo c'è un super-mercato aperto ventiquattro ore su ventiquattro. Va bene? - .
Gilda: - Sì, grazie mille - .

Richiesta: Federica, piazza Diaz.
È sul marciapiede con sette vasi di fuori e un mazzo in mano: - Per favore, voglio portare tutto a casa: non mi dire di no! - .
- C'è la faremo a non rovinarli? Vediamo un po'. Ma sembra il giardino dei conti Finzi Contini! Fai gli anni? - . “Federica: - No. Sono stata festeggiata per l'avanzamento di carriera - .
- Di cosa ti occupi? - .
- Di sondaggi. Tra i nostri clienti c'è anche Google. E adesso sono la responsabile di cento venti giovani tutti sotto i venticinque anni - .
- E tu quanti anni hai? - .
- Tra due mesi ventisette - .
- Poi dicono che i giovani... - .


Richiesta: Elena
Sono cinque studentesse della Bocconi.
- Dove vi porto? -
Elena: - Prima passiamo a prelevare Rita alla Cattolica, e poi decidiamo dove andare - .
- Come vanno gli studi? - .
Elena: - Siamo tutte laureande - .
- Bene! Tra un po' si entra nella vita reale! - .
Giovanna: - Però siamo molto preoccupate per il futuro. Trovare un lavoro non sarà facile - .
Le fa eco Stefania: - Pensare che fino a qualche anno addietro bastava il nome Bocconi e il giorno dopo eri già assunta - .
Federica: - Che ne dite se andiamo sui Navigli? - .
Gianni sospirando: - Che nostalgia ragazze! - .
Giovanna: - Scusi Gianni di cosa? - .
- Del Naviglio Grande, che nuotate e quanti tuffi! - .
Elena: - Ma davvero facevi i bagni nel Naviglio? Racconta dai! Non ci posso credere - .
Gianni: - Adesso qui è un ritrovo mondano. Tanti ristoranti, gelaterie, birreria, musica e tanta, tanta gente da tutto il mondo. Insomma quello che in gergo moderno chiamate: la movida - .
Le studentesse: - Ah! Non era come oggi? - .
- Ragazze non scherziamo. Porta Cicca o Porta Ticinese, era un posto “malfamato” pieno di delinquenti comuni, papponi, puttane e povera gente. A pochi chilometri c'è Corsico, qui alle porte di Milano. Cinquant'anni fa era un piccolo centro abitato; tutto intorno: campi, campi e poi campi; attraversato dal Naviglio Grande. Ci abitava una famiglia, Calabra, paesani dei miei genitori. I loro figli avevano all'incirca la mia età, undici e dodici anni. All'inizio di luglio andavamo a fargli visita e mi lasciavano da loro quindici giorni. Poi andavo a cogliere pomodori.
Insieme ad altri cinque o sei ragazzi, tutti della stessa età e tutti meridionali. Scalmanati nati. Lo smartphone, tablet e computer erano ancora nella testa degli ingegneri e scienziati; il più fortunato di noi aveva una radiolina a transistor a batterie. Appena i genitori si recavano al lavoro. Scattava la pacchia. Giocavamo a fare “Tarzan” saltando da una pianta all'altra; imitavamo gli spadaccini e tiravamo sassate agli omosessuali, quando tentavano un approccio. Infine, accaldati: via scarpe, calzoncini corti, maglietta e in mutande tutti a bagno nel Naviglio. L'acqua era limpida e cristallina; a volte, ci tuffavamo, nel vano tentativo di acciuffare le trote che risalivano la corrente. È un pesce che può sopravvivere solo in acque incontaminate. Traversate da una sponda all'altra; tuffi a bomba, i più bravi a “volo d'angelo”, gare, scherzi. Purtroppo a fine anni Sessanta, riportava la cronaca: divieto assoluto di balneazione; con il boom economico; le acque del Naviglio diventarono bianche, rosse, blu, verde. Puzzolente e schiumosa. Le responsabilità maggior erano da attribuirsi all'industria conciaria. Scaricava le acque reflue, servita alla concia e alla tintura, nel corso d'acqua. Altre industrie fecero la loro parte, a un certo punto il Naviglio diventò una cloaca a cielo aperto. Addio Trote.
Al grido: “Arriva! Arriva!” tutti sull'alzaia a correre incontro al barcone, che lentamente, trasportato dalla sola corrente, si dirigeva verso la Darsena. Dove tra un po' vi lascio - .
Caricammo Rita, che a differenza delle altre cinque studiava alla Cattolica.
- E poi e poi... - in Coro.
- Poi cosa? - chiese Rita.
E le altre ridendo di gusto: - Ci sta raccontando una storia da troglodita - .
Gianni: - Affiancato il barcone, che era carico di sabbia e ghiaia e un unico uomo che manovrava il timone; ci tuffavamo ai lati e non curanti delle invettive e le minacce della guida; con uno sforzo enorme, per noi ragazzini, riuscivamo a sedere sui bordi; lasciandosi trasportare fino alla nostra destinazione. Finché, un giorno l'uomo che governava il barcone, invece di inveirci contro ci invitò a sederci intorno a lui. Prima ci rimproverò del pericolo che correvamo. Poi rispose ad alcune domande: “Ma cosa ci fa il motorino qui è suo?”. “Si” rispose la guida. Uno di noi: “E a cosa gli serve?”. L'uomo alla guida: “A tornare a casa per poi essere pronto domani mattina per un altro barcone”. Uno di noi: “E quel tetto in metallo?”. La guida: “È la botola dove teniamo il necessario per mangiare, la cerata se piove... un po' tutto l'occorrente e i bisogni corporali”.
Ricordo ancora il suo nome: Erminio. Disse che anche lui alla nostra età era un piccolo delinquente. Ma fin dal 1930 quando aveva solo dodici anni dovette cominciare a lavorare nella ditta di trasporto. Era sveglio, così pochi anni dopo era un Padrone Del Fosso cioè la guida dei Cagnoni cosi si chiamavano i barconi. “Dovete sapere” ci disse “un cagnone è lungo ventitré metri di lunghezza e quasi cinque di larghezza e carica fino quaranta tonnellate di sabbia e ghiaia. Inerti per i palazzi e le strade di Milano, all'epoca non bastavano mai. Lentamente, al ritmo della corrente percorrevamo cinquanta chilometri al giorno e ci impiegavamo otto ore. L'aveva percorso migliaia e migliaia di volte. Ci erudì sul fatto che poi i cagnoni a sera dovevano essere riportati al punto di partenza per essere nuovamente caricati. Vedete quella stradina sulla sinistra – ci mostrò con il dito – si chiama Alzaia, è stata costruita appositamente per le cobbie.
Le cobbie, erano un convoglio di dodici cagnoni legati tra di loro e trainati da altrettanti cavalli; il viaggio di ritorno necessitava quindici giorni. Solo dopo la guerra i “poveri” cavalli verranno affiancati da i trattori - . Gianni, pensa in silenzio: “Poteva mancare la fica?”.
- A Erminio gli si illuminarono gli occhi quando parlò delle lavandaie. Erano disseminate lungo il viaggio ma quelle più importanti si trovavano da San Cristoforo alla Darsena. Le vedeva nel passare: lavare, strizzare e sbattere i panni, tra loro c'era di tutto giovanissime, giovani, sposate e anziane, le mani gonfie e inginocchiate sul “brellin” per ore, intonavano canti di malinconica dolcezza e poche speranze di un futuro migliore. Non lesinavano un sorriso per i “padroni del fosso” e ogni tanto ci scappava anche un bacio e qualcosa di più.
Bene ragazze, siamo arrivate. -
Rotto il silenzio, in coro: - Forse è un peccato che ci lamentiamo - .
- Grazie Gianni - disse Elena.
- Da stasera guarderò il naviglio con altri occhi. -
Gianni: - Sì, guardalo anche per me, chiudi gli occhi, e immagina il vocio di tutte quelle lavandaie che nonostante la fatica e l'artrosi, intonavano canti di dolcezza per non sentirsi sole - .

Richiesta: Alessandra.
Entrano in macchina. Alessandra è una cinquantenne insieme a una giovane ragazza, forse la figlia, la situazione è drammatica. La ragazza è chiaramente in astinenza. Fa molto caldo, suda, ma ha freddo.
Gianni, aspetta in silenzio.
- Andiamo al pronto soccorso - decide Alessandra.
La ragazza si ribella, urla cerca di liberarsi. - Mi aiuti... mi aiuti - chiede Alessandra.
Gianni si ferma. Entra in macchina dalla parte opposta di Alessandra e blocca la ragazza con tutta la forza che ha: - Chiami l'ambulanza. Non c'è alternativa - .
Arrivano, gli mettono la camicia da forza, e partono a sirene spiegate.
Quanta disperazione!

Richiesta: Nando.
Sul marciapiede c'erano due maschi e due femmine.
- Ciao, la prima fermata e per noi due in fondo a corso Buenos Aires; e poi porta loro in via Lomellina - .
Appena scesi i due ragazzi. Silvia rimproverava Ester: - Ester, mi hai fatto trovare due bambocci... con la voglia di cazzo che ho! - .
Ester: - Loro due ho trovato, sono due colleghi di lavoro. Potresti telefonare anche prima così organizzo - .
Silvia: - Gianni che fai dopo che hai lasciato noi? - .
- Continuo a lavorare - .
Silvia: - Dai vieni su da noi che ti offriamo un caffè - .
Gianni avvampò, per fortuna che era buio.
Scesi dalla macchina; le due femmine lo presero sotto braccio e si incamminarono.
Silvia: - Sai Gianni, vivo a Copenaghen e sono sposata con un danese. Ma mi manca molto l'Italia e minimo tre volte l'anno torno. Da sola naturalmente - .
- Se vuoi fare la doccia... - chiese Ester.
- A dire il vero l'ho fatta prima di uscire di casa - ribatté Gianni.
Ester: - Bene la facciamo noi - .
Poi si sentì lo scroscio dell'acqua e loro che ridevano di gusto. A un tratto le risate divennero mugolii e respiro affannoso.
Preoccupato dal fatto che una poteva stare male. Gianni mise la testa dentro il bagno.
Ester stava poggiata al muro che le gambe divaricate e le mani che premevano sulla testa di Silvia, che piegata all'altezza della vulva gliela strapazzava con la lingua. Ester era estasiata e il suo viso trasfigurata dal piacere. La scena aveva eccitato Gianni, ma al solo pensiero di essere visto scappò sul letto, facendo finta di niente.
Dopo dieci minuti arrivarono le due amiche e Silvia disse a Gianni: - Sai ti ho visto. Sei eccitato eh! A lei piacciono le donne. Devi soddisfare solo me fallo come dio comanda. Sono affamata di cazzo. Prendimi davanti allo specchio - .
Si sistemò a angolo retto; Gianni arrapato come un toro portato alla monta, cominciò a spingere imbestialito.
Ester, non sazia si pronò in mezzo alle gambe di Silvia carezzando anche il cazzo. Gianni si rese conto che così sarebbe eiaculato subito. Che figura? Allora distolse la mente, pensò a Anca e all'espressione di sorpresa della sua faccia! Che mai avrebbe potuto immaginare, il suo timidissimo, Gianni in quella situazione.

Richiesta: Andrea.
- Stazione Centrale, per cortesia. -
- L'ho vista uscire dal Politecnico... - .
Andrea: - Si, sono un ingegnere e ho partecipato a una conference sulle nuove energie - .
- Interessante, sa nel mio piccolo, di più non posso per via dei problemi di sopravvivenza, mi informo e cerco di fare tutti quei piccoli gesti che possono aiutare. E tempo fa partecipai a qualche conference, ma poi... - .
Andrea: - Bene è molto importante che le masse prendano consapevolezza, al più presto, che bisogna rimuovere le resistenze dei comportamenti al cambiamento - .
Gianni: - Peccato che tra un po' siamo in Centrale, questi discorsi mi appassionano - .
Andrea: - Molto interessante è stato l'intervento del regional manager UE, della Tesla. Sa il produttore di auto elettriche e delle batterie per l'accumulo. Nei prossimi cinque anni provvederanno a installare diverse colonnine di ricarica nelle grandi città e nelle stazioni di rifornimenti delle autostrade. Speriamo che nel giro di trent'anni anni le macchine elettriche gradatamente possono sostituire le tradizionali - .
Gianni: - Cosa possiamo fare per tutti quei bambini dai sette ai quattordici anni sfruttati e schiavizzati per i lavori a favore delle multinazionali? Sono in contatto con una piccola organizzazione no-profit del Centro Africa; mi hanno riferito cose indicibili: bambini di famiglie poverissime tra i sette e undici anni, tutti i giorni, comprese le festività, vanno ha lavorare in miniere di cobalto. Trasportano sacchetti da dieci chili sulla testa. Poi con le manine, secche e screpolate, fanno la cernita di materiali altamente corrosivi. Senza guanti e mascherine respirando polveri micidiali; sono scarni, occhietti arrossati, nasini che gocciolano e sguardi tristi persi nel vuoto. Appena si fermano per respirare vengono presi a scappellotti e pedate nel culo. Il tutto per otto centesimi al giorno - .
Si crea un attimo d'imbarazzo.
Poi Gianni continua: - I maggiori consumatori di cobalto e altri materiali pregiati servono per lo più ai produttori di cellulari, computer, tablet, batterie e perciò: Apple, Sansung, Hauwei, Tecla e tutti i soggetti delle nuove tecnologie. Come possibile, che con gli enormi fatturati che consentono enormi utili annuali. Si massacrano piccoli anime? Non potrebbero investire in loco, dare lavoro ai padri e madri dei bambini pagandoli adeguatamente? - . Andrea: - So che il monopolio di queste materie prime sono a vantaggio di tre colossi cinesi che provvedono a rifornire il mondo intero. La prima cosa da fare è stroncare il traffico di armi per fermare le guerre tra i dittatori e i ribelli che ambedue hanno l'unico scopo di chi controlla le risorse del paese - .
Gianni: - Ma se i primi trafficanti di armi sono gli stessi Stati produttori? - .
Fermi davanti alla Stazione. Andrea lo invita a prendere nota: - Legga: Il primo rapporto sul clima, che risale al 1972, The Limit To Growth di Alexander King. È ancora attualissimo, per capire perché per tanti anni, e ancora oggi, i politici pensano solo ai risultati a breve periodo per motivi elettorali. Ma all'epoca era necessario intervenire; figuriamoci oggi. Poi, Stern Review: The Economica of Climate Change; e guardi il video che trova su internet: Before The Flood o Punto Di Non Ritorno con Leonardo Di Caprio (ambasciatore ONU). Vedrà che ne saprà molto di più - .

Milano fashion Week la settimana della moda, la città brulica di gente sempre in giro, bar pieni, ristoranti pieni, hotel pieni, alberghi pieni. Signore ben vestite con la carta di credito sempre in mano. Limousine, Ferrari, Lamborghini. Modelle e modelli da capo giro. Una settimana piena di eventi scandite, ora dopo ora, da défilé, presentazioni, feste. Le maison nazionali e internazionali, svelano le loro ultime collezioni che si andranno a indossare durante la prossima stagione. E le Location: Palazzo Serbelloni, via Cermenate, via Besana, via Senato, via Solari, corso Venezia, via Fogazzaro, via Santa Lucia, via Turati, via Brera, piazza Affari, piazzetta Aulenti. Per una settimana c'è da girare come trottole per tutto il giorno e la notte.

Richiesta: Teresa.
- Sti pezzi di merda; se non pagano, col cazzo che gli faccio il servizio fotografico. Ah, scusi parlavo da sola. Sono incazzata nera - .
- Non si preoccupi. Ma cosa le succede? - .
- Mi devono ancora saldare la fattura della scorsa sfilata. Come avrà capito sono una fotografa professionista. È incredibile e mi hanno chiamata anche per questa - .
Si attacca al cellulare: - Fatemi trovare l'assegno, se no col cazzo che vi faccio il servizio! - .

Richiesta: Stefano.
Stefano giornalista, Marco buyer, Gino sociologo della moda.
Stefano rivolto a Gianni: - Di solito prendiamo UberBlack, ma non c'è una macchina a disposizione - .
- Mi spiace - .
Attacca Gino: - Voglio approfondire bene la connessione tra la moda e il mondo gay, che ai nostri giorni è notoria e conclamata - .
Risponde il giornalista: - Ma io che scrivo, nella rubrica di uno dei giornali più letti e tuttora definito nel suo aspetto più superficiale e parlerei di empirismo. Niente di approfondito - .
Il sociologo: - L'analisi va approfondita: quanti sono gli omosessuali presenti nella moda, dai fashion designer in giù? E sempre stato così? E quali sono gli intrecci della leggendaria “creatività” gay? - .
Ammette il giornalista: - Beh, certo con un po' meno di ipocrisia; di domande a cui rispondere c'è ne sarebbero tante: che ruolo ha avuto la moda nell'emancipazione omosessuale? Chi ha aperto la strada? Nell'immaginario gay, quali sono i brand più influenti? - .
Interviene Marco, il buyer: - Ah certo: Valentino, Alexander Mac Queen, Yves Saint Laurent, Cristian Dior, Gianni Versace, Jean Paul Gautier, Rudi Genreich. Questi, senz'altro, hanno contribuito in modo determinante - .
Chiede il sociologo: - Sei del nostro avviso! Dunque? - .
Il buyer: - Scusate eh... ma come diceva Mao: “Non importa se il gatto sia bianco o nero basta che prenda i topi”. Poi che siano lesbiche o culattoni...chi se frega. L'importante che si venda! - .

Richiesta: Angelo.
Tre ragazzi sul marciapiede e un appendino pieno di vestiti.
Angelo: - Scusa Gianni, siamo agli esordi e squattrinati. Possiamo tentare di portare tutto con la tua macchina? - .
Gianni si liscia la guancia e: - Vediamo! se uno di voi resta a piedi, due siedono davanti con me e sdraiando tutti i sedili magari... - .
Per strada.
Angelo: - Giuro se avessi potuto quella troia l'avrei ammazzata. Come possibile che una sarta, da anni e anni, nella moda abbia potuto attaccare i merletti in maniera così oscena? Ho preso l'ago e ho dovuto rimediare all'ultimo momento. Uffa! È proprio vero che donne come noi sono diventate rare! - .

Richiesta: Marina.
Marina insieme a un uomo: - Gianni la destinazione non è definitiva dobbiamo passare a prendere Anaîs e dopo procediamo fino a destinazione - .
Rivolta a l'uomo: - Troia e puttana ecco cos'è questa francese di merda. Prendi di qui metti di là. Non muove il culo nemmeno se l'ammazzi. Da quando è diventata l'amante dell'amante dello stilista... sembra diventata la regina sul pisello. Ma oggi c'è mancato poco che le spaccassi un manichino in testa - .
Arrivano non c'è. Marina scende dalla macchina e citofona: - Siamo arrivati!... Ecco, si fa sempre aspettare la troia una volta che fosse puntuale - .
Passa un quindici minuti si apre il portone. Marina gli va incontro: - Dio mio... come sei bella! Il completino ti sta che una meraviglia; non parliamo del... - .

Richiesta: Isabella.
- Dove andiamo? -
- Piazza Gaia Aulenti - .
Isabella: - Dear Katerine - .
- Dai Isa, parlare italiano io volere capire - .
Isabella: - Sì scusa. Ti rendi conto anche tu che noi modelle siamo solo carne da macello? Ma lo vedi come ci trattano... senza un minimo di rispetto. O sei richiesta o l'amante dei manager che oramai controllano tutte le case di moda. Altrimenti... sei troppo grassa, sei troppo lenta, muovi di più il culo e troppo di qui e troppo di là - .
Katerine annuisce.
Isabella: - Hai sentito cosa è successo alle nostre colleghe all'ultima sfilata di Parigi? Sono state chiuse al buio per ore. E le discriminazioni e abusi nei confronti di alcune a favore di altre? Magari, solo per il colore della pelle! E quante povere ragazze, sono alla mercé di sporcaccioni e viziati, colpevoli solo di sognare di entrare nel difficile mondo della moda! - .
”Scappate ragazze, scappate: un demone l'ho conosciuto anch'io. Non è tutto oro quella che luccica” pensava Gianni!

Richiesta: Lonny
- Dove andiamo? - .
Lonny: - Armani Privè - .
I due passeggeri dietro si erano attaccati come cozze agli scogli.
E Lonny, da Miami, in un buon italiano: - Loro due tra un po' scopano che dici se vai in un posto al buio ti faccio una cappella tanto! - .
Gianni: - No Lonny, sarà per la prossima volta - .
L'ultimo giorno di Milano Fashion Week.

Richiesta: Anna.
- Ciao, via... - .
- É già impostato. Grazie - .
Con Anna al cellulare c'è un uomo, appena mette giù: - Culattoni di merda, questa settimana siamo impegnatissimi con le sfilate. Parlo con l'amministrazione la settimana prossima e... vafaffanculo... vaffanculo ... - .
Interviene Anna: - Calma, calmati... - .
L'uomo: - Calmati un paio di coglioni; ti rendi conto, gli facciamo un sacco di servizi, sono pignoli fino all'esaurimento, alla fine il lavoro deve essere impeccabile... e adesso aspettiamo più di un milione di Euro da sei mesi, non un giorno, sei mesi cazzo! - .
Rivolto a Anna e Gianni: - La sapete l'ultima? Per agosto hanno noleggiato uno yacht da 50 metri a Porto Cervo, navigano un mese, per portare in giro i buyer più importanti - .
Anna, desolata: - E noi a fare fatica a pagare i dipendenti - .

Richiesta: Carlo.
Arriva a piazza Castello. In attesa ci saranno quindici persone. Carlo si avvicina al finestrino: - Gianni vero? - .
- Sì. -
- Siamo un gruppo di quindici persone, stiamo aspettando dei suoi colleghi. Vorremmo uscire a cenare fuori città. Sa indicarci un posto tranquillo dove si respira aria pulita? - .
- Un'idea ce l'avrei, e a solo due chilometri fuori Milano ma sembra di essere lontano cento chilometri - .
- Perfetto - .
Arrivano altre due macchine UberPop. Dice loro di seguire la Multipla. Carlo e altre cinque persone salgono da Gianni.
- Basta, basta, finalmente è finita - esclama.
- È stressante? - chiede Gianni.
Carlo, si gira, e rivolto agli altri: - Stressante? - .
In coro: - Iiiihhhh i-oh i-oh!!! - .
Carlo: - I muli ecco cosa siamo. Ci sobbarchiamo tutto il lavoro stando in ombra; senza di noi tutto quello che appare sarebbe impossibile; alcuni addirittura sono sotto pagati; corri di qua, corri di là; ci addossano la responsabilità di tutto. A volte ci umiliano in pubblico. La catena di
comando tutta in mano a gente sull'orlo di una crisi di nevrastenia e l'ambiente non può essere diverso - .
Interviene un trasportato: - Che possiamo fare è il nostro lavoro, ci manteniamo le famiglie, e stata una nostra libera scelta - .
Un altro: - Teniamo in piedi un sistema di miliardi di euro e ci lavorano svariati centinaia di milioni di persone nel mondo - .
Una signora: - E le grandi città? In questi giorni a Milano, tra tutte le attività collegate, sono corsi dollari ed euro a fiumi - .
Un tipo brizzolato, scendendo dalla macchina: - C'est la vie: tra un po', tutti a Parigi - .
Siamo arrivati scendono tutti, finalmente un po' di pace e tanto verde. Carlo dice a Gianni di aspettare va a controllare l'interno del ristorante. Esce esterrefatto: - Ma è stupendo!!! - .
Gianni: - Qui fuori c'è puzza di letame, ma dentro è un eden - .
Carlo di rimando: - Qui c'è profumo di letame, dove lavoriamo c'è puzza di profumi - .
“Da domani si ricomincia alle 18.00” pensò Gianni.

Richiesta: Rocco e Naira.
- Dove vi porto? - .
Rocco: - Non conosco la via tu sai dov'è “N'Ombra de vin” in Brera? - .
- Come no! Vuoi che non conosca l'enoteca più famosa di Milano? È in via San Marco 2 - .
Rocco: - Dicono che ci sono un sacco di vini italiani e francesi - .
- Non saprei. Sono astemio. Ci siamo e qui sulla destra e già pieno di avvinazzati - .
Lasciati, si ferma in un bar limitrofo a bere un caffè e una camminatina per sgranchirsi le gambe. Roba da un quindici minuti sì e no. Clicca “On-line.

Richiesta: Rocco e Naira.
“Ancora” pensa Gianni “dove vanno adesso”.
- Ancora tu! - esclama Rocco. - All'Hollywood. Abbiamo un party - .
- Un party? Cazzo, cosa gli hai fatto bere al sudamericano? Non vedi che sta in piedi, solo, perché non tira il vento! E lo porti, pure, in discoteca? - .
Rocco: - Non rolla niente e pensare che abbiamo bevuto le stesse cose - .
Non fa in tempo a finire la frase.
Rocco: - Vomita fermati! Questo vomita!!! - .
Gianni blocca, ma è troppo tardi. Naira rimette l'anima. In parte in macchina, in parte fuori.
La nottata è finita. Gianni va a un lavaggio automatico. Tira giù un po' di madonne e santi. Il puzzo è nauseabondo.
Al mattino, si reca in un lavaggio a mano.

Richiesta: Paolo e Dario.
Dario: - Paolo pensi veramente che riusciamo a farlo interdire in tempo? - .
Paolo: - Quel “cazzone” di avvocato dice che dobbiamo muoverci velocemente, rischiamo che svuoti tutte le casse. Non poca roba - .
Dario: - Sarà facile! Con uno che a settant'anni, in piena esaltazione neurologica, non molla l'osso neanche se l'ammazzi - .
Paolo: - Ma l'hai capito! Sto babbeo: a settant'anni crede che una ventenne si sia innamorato di lui! Hai capito Gianni? - .
- Ma chi è? - chiede Gianni.
In coro: - Nostro padre! - .
- Che dire... - rispose Gianni, allargando le braccia.
Dario: - Ma al rotto in culo faglielo capire; non si chiede perché un pezzo di fica di vent'anni sta con vecchio rimbambito e bavoso di settant'anni? Uno pieno di rughe; con lenti a contatto doppie e apparecchio per l'udito! Ha la testa che è una biglia stralucida! E forse non gli tira più neanche con un chilo di viagra... O per il portafoglio bello pieno? Proprio non vuol capire che le giovani e belle fiche stanno con chi possiede. Finché non hanno svuotato le casse! - .

Richiesta: Annette.
Arco della Pace.
Gianni, chiama Annette.
- Annette, qui Uber, non posso entrare per noi è vietato. Può venire in piazza Sempione sono trenta metri? - .
Annette: - Ci mancherebbe! - .
Inforcano corso Sempione e un tassista sorpassa e si pose davanti. Al primo semaforo rosso un secondo tassista si mise sulla sinistra imprigionando la Multipla.
Uno dei due: - Coglione, lavori per Uber eh... adesso sai cosa ti facciamo? Dopo averti spaccato la faccia per bene ti prendiamo a mazzate la macchina - .
Intanto la ragazza spaventata: - Oh Gianni ho paura - .
Gianni risoluto: - Non vedete che avete terrorizzato la ragazza, vergognatevi, vergognatevi. Sappiate che adesso la porto a casa e subito dopo vado immediatamente a denunciare l'accaduto - .
Il più agitato: - Vuoi proprio morire - .
Gianni, all'attacco: - Ma che cazzo, vi frulla in testa. La tecnologia va alla velocità della luce. Qui tra cinque anni vedremo in giro auto autonome che ci porteranno anche a cacare; e voi rompete i coglioni, oltretutto, con una ragazzina in macchina. Queste trasformazioni vi dovrebbero essere di stimolo sul cosa fare per assicurarvi il futuro! - .
Zitti come le mummie.
- Sveglia, sveglia. Altrimenti sarò qui a spanciarmi dalle risate quando le multinazionali vi raccatteranno anche l'ultimo cliente - .

Richiesta: Maurizio e Mambo.
Maurizio ridendo saltò sulla Multipla seguito da Mambo che inveiva: - Troie! Le donne sono tutte troie! Troie, troie, troie - . Maurizio, si spanciava dalle risate: - Gianni scusa, quando è un po' brillo, sfoga tutta la sua rabbia contro le donne - .
Intanto Mambo con la testa appoggiato al finestrino continuava la sua litania.
- Cosa gli hanno fatto le donne? - chiede Gianni.
Maurizio: - Sua moglie, una colombiana, ha tentato di ucciderlo! Eh Mambo? - .
Mambo: - Troie! - .
Gianni: - Calmo Mambo! Calma, cosa dovrebbero dire le donne; non senti che un giorno sì e l'altro pure noi uomini ne secchiamo una? - .
Maurizio: - Non scherzava, gli ha messo uno scorpione velenoso nel letto a Bogotá, perché si rifiutava di concedergli il divorzio dopo tre mesi di matrimonio - .
Mambo: - Tre mesi? Dopo un mese non voleva più scopare! Troie, tutte troie! - .
Maurizio: - Era in Italia a fare compere. Bella, simpatica, divertente. Figlia di un ricco proprietario terriero per la maggior parte coltivato a caffè e forse altro... chissà. Pieno di soldi - .
Intanto Mambo assorto guardava fuori dal finestrino. Si era ammutolito.
Maurizio: - Cenavamo al Just Cavalli e dopo saremo entrati in discoteca. Sakura, entrò con un paio di amiche. Fulminata da sto pirla! Che in Italia non se la fila neanche la più racchia... e giù una risata. Passammo la serata insieme. Infine lui scopò e io dovetti tornarmene a casa a secco - .
Mambo: - Sì, proprio pirla, pirla... stavo morendo! - .
Gianni: - Ma era proprio velenoso? - .
Mambo: - Cazzo, la vedova nera ti secca in pochi minuti se non fosse intervenuta immediatamente la servitù, che mi videro strisciare per terra tutto sudato, e istantaneamente farmi l'antidoto. Ciao Mambo - . Maurizio: - In quattro e quattr'otto, euforico, mi disse: mi sposo, mi sposo. Quando il padre venne a sapere che la figlia voleva sposare un ferroviere andò su tutte le furie - .
Borbottò Mambo: - Ma Sakura, quando si metteva in testa una cosa! - .
Riattacco Maurizio: - Io l'ho avvisai! Mambo, non conosco un imprenditore, un politico, un medico, un dottore commercialista, un psicanalista, un ingegnere, un economista, un generale, un giudice, un intellettuale, il presidente del consiglio, il capo dello stato o una nipote di un cardinale... Farebbero sposare le loro figlie a un ferroviere? Prova a chiedere? E con il braccio a ombrello: col cazzo; col cazzo; col cazzo. E Sakura? Viziata, irascibile. Figurati che valore poteva dare al lavoro di un ferroviere? Un capriccio, Mambo, solo un capriccio - .

Richiesta: Antonio. Via Quaranta n° 40.
Mi aspetta con un pezzo di gnocca da novanta.
Scarpe nere minimo venti centimetri di tacco, mini gonna su calze a rete rosse, giarrettiera nera. Camicetta di seta trasparente senza reggiseno. È appoggiata sulla spalla di Antonio sembra dormire. Entrano in macchina e si abbandona sul le ginocchia del suo uomo.
Gianni: - Senta non è che vomita? Sa ogni tanto capita... e che casino pulire la macchina! - .
Antonio, divertito: - Ma lei non conosce il Quaranta? Sa dove è venuto a prenderci? - .
- Conosco la via ma al Quaranta non so proprio cosa c'è - .
Antonio: - Appena sopra il marciapiede c'è una porta nera mimetizzata. Entrano solo soci o presentati: è un club privè. Ti posso dare del tu? - .
- Senza problemi - .
- Vedi mia moglie è ubriaca – ma di cazzi. Penso che dalle ventitré quando siamo arrivati ne abbia presi una decina. Ripetutamente e anche due, tre, quattro alla volta - .
Gianni è ammutolito.
Antonio: - Pensare che è tutta colpa mia ogni tanto gli dicevo mi piacerebbe vederti scopare con un altro fare un'ammucchiata, una maialata e... e lei seria e incazzata “Smettila depravato mai e poi mai”. Poi i figli sono cresciuti e una sera mi si è presentata all'incirca vestita così. E disse: “Allora sei pronto. A furia di... adesso sono curiosa!” - . Antonio: - E iniziammo, una volta al mese, a frequentare i club privè di tutta l'Emilia e Romagna e Lombardia - .
- Ce ne sono tanti? - chiese Gianni.
- Tantissimi e nei posti più impensabili - .
- Sono frequentati? - .
- I giorni che andiamo noi venerdì, sabato e domenica sono zeppi - . Antonio, continuò: - All'inizio si accontentava di guardare e farsi toccare. Poi a toccare gli altri; in seguito a farsi leccare, infine tutto il resto. Non si è più fermata. È un mistero, e come tutti i misteri ha un certo fascino che travolge la psiche. Una volta che provi non ti fermi più è come la droga, con la variante che non ti uccide, anzi. Stanotte fatta la doccia mi dirà basta cazzi e domani mattina ribadirà. Fra venti giorni si riavvierà il richiamo dell'asso di bastone - .
- Ma non sei geloso? - .
- Prima di tutto me l'ha sono cercata, e mi eccita. Mia moglie, ha un pregio: mi è fedele - .
- Come... ti è fedele? - . Nella bolgia carnale, all'insaputa dei mariti o dei fidanzati, si scambiano i numeri dei cellulari con i più dotati; dando vita alle cornificazioni fuori dai club. Un sacco di cervi a primavera. È il decimo anno. Andiamo d'amore e d'accordo, anzi il legame si è addirittura fortificato. Sei scandalizzato? - .
- Per niente, non fate del male a nessuno, e se fosse lo fate solo a voi stessi. È questa la base della civile convivenza - .
Poi Gianni racconta a Antonio la morte “bianca” di suo padre e le conseguenze sulla mamma. La banca e i suoi demoni.
- Queste cose si che fanno male! - .
Interviene Antonio: - Hai sentito un altro suicidio! - .
Gianni: - Non sarà l'ultimo - .

Richiesta: Alessio.
Sono in quattro. Due donne e due maschi. Tutti infagottati da clown.
- Dove andiamo? In un circo? - .
In coro: - No, magari, al centro tumori di... - .
Interviene una ragazza: - Andiamo a dare un po' di serenità a dei bambini malati di tumore. A volte riusciamo a strappare un sorriso anche ai loro genitori - .
Cala il silenzio.
A fine corsa, Alessio, prima di scendere, mise un grande nasone rosso; picchio sulla spalla e quando Gianni si voltò: gli fece naso contro naso. E tutti risero.

Gianni da qualche giorno era abbacchiato per Pallina.
La “bambina col pelo” faticava a salire sul divano e sul letto. Nella solita camminata sul viale, per arrivare al supermercato, c'era una clinica veterinaria aperta ventiquattro ore su ventiquattro. Il medico riteneva che si fosse infiammato un tendine della zampa posteriore e gli comminò sei giorni di antibiotico.

Richiesta: Svetlana.
- Dove andiamo? - .
Svetlana: - Malpensa. Per favore un po' veloce alle venti e trenta l'aereo per Mosca decolla - .
Gianni: - Tutto il possibile - .
Intanto che Svetlana smanettava a tutto spiano, Gianni pensa che sarà una buona nottata. Iniziare, con un trasporto alla Malpensa, vuol dire in termini di soldoni settanta euro, e poi ci sono ancora sei sette ore di condivisione buone buone...
La mente, appena, si liberava dal presente, tornava a Pallina: “Cara la mia patata, soffrirà? Dopo tutto è vero che ha tredici anni; la barbetta è diventata bianca; gli occhietti un po' velati... però il veterinario ha detto che i meticci possono vivere tranquillamente diciassette anni. Cosa farei senza di lei? - .
Tornato a Milano.

Richiesta: Sergio.
Via Albrici, il trasportato si siede dietro.
In via Larga, nota, dallo specchietto retrovisore, due autovetture che poggiarono il lampeggiante sul tetto. Accelerarono, rapidamente superano la Multipla e si
mettono di traverso a bloccarne l'andatura.
Un tizio, in borghese, corre verso il finestrino e, con fare da arrogante, minaccia e intima a Gianni: - Dov'è la droga, dov'è? - .
Gli altri tre in divisa da polizia locale; fanno uscire il trasportato e dopo accertato che aveva richiesto Uber e controllato i documenti lo lasciarono andare.
Gianni: - Ma di cosa sta parlando di droga? Ma sta scherzando? Sto onestamente condividendo - .
Arriva un poliziotto in divisa: - Scusi, signor Gianni, ma lei sta violando l'art. 86 N.C.D.S. - .
- Scusi mi faccia capire? - .
Poliziotto: - Lei ha adibito il suo veicolo privato a taxi senza essere in possesso di relativa licenza - .
Interviene il cowboy: - Sequestriamo lo smartphone? - .
Poliziotto: - Non c'è una legge che permette di sequestrare il cellulare e poi, come ti ho spiegato più di una volta, come sequestriamo una tecnologia? L'unica cosa che possiamo fare e quello che stiamo mettendo in atto - .
Rivolto a Gianni: - Mi dispiace, dobbiamo ritirare la patente e sequestrare l'autovettura - .
Gli fanno firmare due verbali: uno per il ritiro della patente l'altro per il sequestro della multipla e infine: - Adesso può andare a casa con la sua macchina, ce l'ha in custodia. Ma si ricordi: da domani mattina non deve più spostarla e non guidi senza patente, altrimenti oltre alla sospensione per quattro mesi ci sarà la revoca definitiva - .
Gianni: - E per l'auto? - .
Poliziotto: - Lei ha trenta giorni per fare ricorso. Dalla nostra esperienza le sarà avversa al 100% e l'auto andrà all'asta. Ah! Vedo che la sua ha nove anni. Sarà rottamata - .
Gianni torna a casa, oramai, esausto dalle avversità si lascia andare sul divano con lo sguardo fisso e assente.
Pallina annusa la situazione, rimane accovacciata ai suoi piedi immobile. Non riesce a chiudere occhio tutta notte e senza patente senza macchina; pensa e ripensa... con quante persone a condiviso le serate e le nottate... duemila, tremila e forse più e cosa rimane? Al mattino lo scuote il pensiero che la “piccola” deve fare i bisogni. Adesso la cosa più importante è Pallina e decide: - Deve guarire e le starò vicino come ha fatto lei quando ad avere bisogno ero io - . L'antibiotico non portò a nessun risultato. E pallina era peggiorata, smisero di andare al supermercato a piedi.
Una mattina – piano, piano – si recarono ancora dal veterinario. Fecero tutte gli esami del caso, risultato: - Signor Gianni, Pallina ha un cancro interno alla pelle, sembra maligno - .
Gianni, disperato: - Cosa possiamo fare? - .
Veterinario: - Dobbiamo intervenire immediatamente. E sperare che la biopsia ci dia un risultato negativo - .
Aveva, anche, il problema del muoversi. Ripensando a cosa disse il giovanotto di Uber: scaricò l'app.
Il giorno dell'intervento: “Richiedo”. Arrivò un ex collega.
Gianni: - Scusa so che il trasporto è solo ottocento metri ma... - e raccontò che pure lui era stato un autista UberPop.
Furono tutti gentili e nessuno attaccò mai la corsa. Mentre la “patata” era sotto i ferri, Gianni non riusciva a stare fermo nel suo intimo c'era l'onda anomala che ormai era diventata enorme e inferocita e non smetteva di crescere e colpire le cose care. La portò a casa ancora sotto l'effetto dell'anestesia.
L'appoggiò nel suo lettino e sedette per terra a suo fianco per ore. Finché non riapri i suoi dolci e profondi occhi da cucciolo di foca.
Il veterinario, disse che nel giro di una settimana ci sarebbe stato il risultato della biopsia.
Gianni l'aiutava in tutto la portava a fare i bisogni in braccio la poneva delicatamente sul divano e sul letto. Una mattina si rese conto che perdeva un po' di pipì. Andò da Leroy Merlin e comprò le lenzuola in plastica che usano gli imbianchini per coprire mobili e pavimenti. Coprì letto, divano e cuccia. Dormiva poche ore a notte, la carezzava e gli teneva un piede a fare sentire la sua presenza. La viziava con pranzetti speciali e biscottini naturali.
Il terzo giorno sembrava molto migliorata e Gianni cominciò a nutrire qualche speranza. La speranza da conforto e coraggio nella sofferenza, ma quando crolla annichilisce tutto.
Positivo dice il veterinario. E aggiunge: - Purtroppo è tutto in metastasi, e operarla un'altra volta sarebbe un inutile accanimento - . Quando gli resta ancora da vivere? - .
- Vede Gianni, a differenza di noi umani per loro il decorso è molto più veloce sia in guarigione che nell'aggravarsi della malattia. Non so dire... ma non tanto - .
Col passare dei giorni, Gianni le pensava tutte: - E se il veterinario si sbagliasse? E se gli esami sono errati? E se la porto in montagna, al mare. Chissà in America fanno i miracoli o magari solo in Germania - .
A malavoglia apriva il computer e subito la sua ricerca andava sul tumore che aveva colpito Pallina. Zero possibilità.
Intanto la “bambina col pelo” cominciò a mangiare sempre meno e a dormire a tratti. E quando era sveglia si leccava in continuazione dove c'era il “MOSTRO”.
Era agosto, in una città spopolata, Gianni si recò dal veterinario e si fece dare dei sedativi che la tranquillizzasse. A cavallo tra il quattordici agosto e il quindici di agosto, Pallina volle scendere dal letto aiutata da Gianni. Andò presso il bidè e bevve e poi immediatamente cercò di uscire, ma vomitò. Lo guardò come a dire mi dispiace. Gianni: - Non ti preoccupare amore mio: ci penso io - .
Ogni quindici minuti beveva e vomitava e poi andava sul tappetino del bagno e rantolava. E la cosa si ripeté in continuazione. Finché, disperato di vederla in quelle condizioni, al sentire lo sferragliare e il fischio del treno; venne preso da un'idea malsana; la prese in braccio scese i tre piani e si avviò verso i binari.
I fatti, poi ci raccontano una storia diversa. Cosa abbia mutato l'evento non ci è modo di sapere.
Cominciò a percorrere quel viale che per tanti anni li aveva visti insieme per andare al centro commerciale.
Anche se Pallina aveva perso cinque chili negli ultimi mesi pesava pur sempre dieci chili. Ogni tanto si sedeva sul marciapiede la riempiva di baci. Giunti davanti alla porta della clinica; si sedette sui gradini si asciugò alla meglio gli occhi e suonò.
La poggiò delicatamente sul lettino di acciaio. Il veterinario la visitò e fece no con la testa. Gianni annuì. Il medico preparò due siringhe: una con il sedativo e l'altra con liquido letale. Quando il medico disse di essere pronto, riempi di baci il muso e gli occhi di Pallina, che a sua volta non distoglieva lo sguardo dal suo Gianni.
Dopo pochi minuti il sedativo fece effetto. Gianni, con gli occhi pieni di lacrime; disse che voleva farla cremare.
Il medico: - La mettiamo in cella frigo e tra una settimana può venire a ritirare le ceneri - .
Infilò l'altro ago e dopo pochi minuti fece sì con la testa. Sono trecento euro per la cremazione e ottanta per...
Le tonde lacrime gli impedivano di contare i soldi; prese il portafoglio e lo porse al medico.
- Erano quattrocento e andai a prendere venti di resto - racconterà dopo il veterinario. - Con la coda dell'occhio lo vidi con la bocca appiccicata a quella di Pallina. Quando tornai con il resto era andato via. Aprii la porta per... e un “NOOO!” Disumano e struggente squarciò la notte. Poi il silenzio - .
Tre giorni dopo la signora del pianerottolo di sotto, insospettita di non vedere Gianni: chiamò i vigili urbani. Bussarono alla porta, non ottennero nessuna risposta. Chiamarono i vigili del fuoco che con l'autoscala andarono al terzo piano. Da una finestra videro Gianni appoggiato al muro con le gambe divaricate; le braccia distese all'interno delle cosce e la testa ripiegata in avanti in una posizione innaturale. Intorno fotografie sparse qui e là. Bussano dal vetro... niente. Rompono il vetro e entrano. Gianni con due foto strette tra le mani: una in bianco e nero, sfuocata, di Vincenzo e Lidia, il giorno del loro matrimonio; dall'altra la foto di Pallina. La guardava con i suoi occhioni dolci e la coda a ricciolo: innamorata.
Il cuore di Gianni non aveva retto.

Si, anche così... si muore nella “Capitale Morale”. E se si vuole è storia. È storia di un microscopico granellino di sabbia che come altri cento miliardi hanno solcato la Grande Nonna in tutta la sua imperfezione.
Si, proprio: “la caotica imperfezione” che permette all'universo di esistere.

Holmer Sheratan
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