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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: La mansarda
Genere Thriller
Lettori 258 1
La mansarda
Ottavo episodio – John Parker.

Dopo le sue ultime fatiche di lavoro e, soprattutto, dopo essersi scrollato di dosso quell'opprimente incubo, popolato da orripilanti mostri che hanno minato per diverse notti la sua quiete notturna, Parker, senza concedersi il meritato riposo, ritorna sul campo di battaglia. Jennie, conoscendolo bene, non fa una piega, ma tuttavia non riesce ad esimersi nello stuzzicarlo.
- Il buon esempio del titolare: essere puntale sul posto di lavoro - dice la donna, accennando un sorriso.
- Di chi stai parlando? - replica, sulla stessa falsariga, il detective, accomodato dietro alla sua scrivania.
- Prova a indovinare? -
- Nemmeno ci provo. E non insinuare che posa esserlo io, perché non ne ho la stoffa. Me lo devi concedere. -
- ... ok. -
- Piuttosto, se proprio dovremo trovarne uno ... - Parker, viene interrotto dall'entrata nell'ufficio di Ted.
- Salve! - saluta l'amico.
- Buongiorno - replica Parker.
- Ciao - dice Jennie.
- Bene, di cosa parlavate? - chiede Ted, sedendosi.
- L'argomento del giorno è una semplice parola: titolare - risponde il detective.
- Che significa? -
- Con Jennie c'è una diversità di opinioni ... su chi possa occupare il ruolo di titolare in questa agenzia. -
- Cos'è un gioco? -
- No, un modo come un altro per discutere tra vecchi amici ... -
- Fino a prova contraria sappiamo che il titolare sei tu - afferma, con un'aria sorridente, Ted.
- Esatto, fino a prova contraria. -
- Ehi, cos'è questa storia? - sul volto di Ted traspare un'espressione dubbiosa. - Spero ... -
- Cosa? -
- Non starai pensando a me? -
- A cosa ti riferisci? -
- Al ruolo di titolare dell'agenzia. -
- Perché dovrei? -
- Perché ti conosco ... e so dove vuoi arrivare - dice Ted, mostrandosi alquanto convinto di quanto ha elaborato.
- Sarebbe? - chiede Parker.
- Non ci sono dubbi che qui dentro il titolare sei tu - risponde Ted.
- Davvero? interessante! - osserva, tra il serio e il faceto, Parker.
- Be', certi privilegi, come essere irrispettoso nei confronti degli orari, andare in ufficio quando te la senti, possono permetterselo solo i titolari. Dico giusto? -
- Guarda caso è proprio quello che pensavo anch'io - risponde, col ghigno sorridente, il detective.
- Io vorrei tanto essere puntuale, ma è più forte di me ... -
- Capisco, gli impegni familiari e tutto il resto ... -
- Cerco sempre di migliorarmi ... -
- Si fa quello che si può - dice Parker, con velata ironia. -
- Ottima conversazione - interviene Jennie. - Meno male che non ho di queste pretese e lascio a voi la competizione. So cosa ci vuole per mettere tutti d'accordo! -
- L'unica persona saggia di tutti noi - osserva Parker.
- Sì, è proprio così - si unisce Ted.
- Adulatori! - replica la donna, alzandosi dalla sedia. - Vado a preparare il caffè. -
- Non si poteva prendere migliore decisione! -

***

Superato il magico momento in compagnia della bevanda scura, i tre amici ritornano con i piedi per terra per organizzare al meglio gli impegni lavorativi.
- È ora di rimboccarci le maniche - dice Parker.
- Abbiamo l'imbarazzo della scelta - replica Jennie.
- Cosa ci consigli? -
- Riprendere il caso dei due fidanzatini. -
- Me l'aspettavo. So che ci lavori da un po' di tempo. -
- Te ne sei accorto? -
- Certo! -
- Ho voluto approfondire alcune cose ... -
- Tipo? -
- L'intera vicenda non mi convince del tutto e sono stati tralasciati a mio avviso diversi aspetti importanti ... - dice Jennie.
- Del patrigno, della mamma e via discorrendo. Insomma, di tutti i componenti della famiglia. Anzi, delle due famiglie. Abbiamo fatto un pessimo lavoro, è questo il nocciolo del discorso - dice Parker.
- Non proprio ... forse, è come se fossimo stati un po' troppo indulgenti - replica la donna.
- Ma noi non siamo indulgenti con la feccia della terra. -
- Sì, lo so. -
- Se devo esprimere il mio giudizio, be', qualcosa non quadra nemmeno a me - interviene Ted.
- Bene, vince la maggioranza - osserva il detective.
- Non vorrai farci credere che tu ne sia fuori? - dice l'amico. - Anche tu ci stai lavorando sotto. -
- Cosa? -
- Credi che non me ne sia accorto che da un po' di tempo hai ripreso ad esaminare tutti i dati riguardanti la triste fine che hanno quei due ragazzi. Sono un investigatore, o l'hai dimenticato? -
- Come potrei, sei un valido investigatore. Sì, è vero, ho voluto dargli un'occhiata ... - ammette Parker.
- Abbiamo avuto tutti lo stesso pensiero - dice Jennie. - Siamo un'ottima squadra. -
- Ma perché ce ne siamo stati zitti? -
- Forse perché volevamo prima delle certezze. -
- Ok, mettiamola così. Le vostre conclusioni? -
- Uguali alle tue - risponde la donna.
- Ok, riapriremo il caso, non fosse altro, per quei poveri ragazzi ... e per noi, aggiungerei. -
- Hai in mente qualcosa? - chiede Ted.
- No, nulla di decisivo, ma so che saremo costretti a intrufolarci nella routine della famiglia e qualcuno di loro non sarà affatto contento. -
- Questo è sicuro - osserva Jennie.
- Potrebbero anche non essere più disposti a collaborare, per loro il caso è chiuso e riaprirlo significherebbe ripercorrere strade intrise di dolore. Useremo la massima discrezione. Ognuno di noi porterà avanti le proprie indagini, che confronteremo giornalmente. Nessuno prenderà iniziative solitarie, quindi, ogni idea verrà esaminata e discussa in gruppo. -
- Quest'aspetto mi piace - dice Jennie.
- Non è escluso che potremmo trovarci la polizia contro. Il caso è chiuso e loro, i poliziotti, sono i primi a non tollerare chi si ridicolizza il loro operato; tanto meno dagli investigatori privati. -
- Stai pensando a Golden? - domanda Ted.
- Lui sta dalla nostra parte, fin quando gli è possibile, il problema riguarda le sfere più alte, e lì il nostro amico, anche volendo, non può ripararci dai duri attacchi. -
- Faremo di tutto per non creargli troppi guai. -
- Questo glielo dobbiamo. Avete qualcosa da dire? -
- Per quel che riguarda me, è tutto chiaro -
- Anche per me - dice Jennie.
- Ottimo! Possiamo iniziare. -
- Con vero piacere! -
- Non vedevo l'ora - dice Ted

***

È bello trovarsi d'accordo su un argomento così delicato, ma Parker sa benissimo che ritornare sui propri passi richiede coraggio e grande forza d'animo. In verità ha sempre pensato, appena subito dopo che la polizia e lo stesso investigatore privato avevano chiuso il caso, che la storia del suicidio di Chloe e Jose non andava chiusa. Ricorda benissimo che la vicenda presentava diversi punti oscuri, anche se la scena del triste epilogo sembrava che non lasciasse dubbi sulla dinamica della morte dei due ragazzi. Ma ha un senso ritornare sui propri passi?
- Sì, per me ha un senso. Sembrerebbe strano, ma il pensiero che il caso mi possa essere sfuggito di mano, a tal punto di aver emesso un giudizio sbagliato, mi perseguiterebbe per tutta la vita - dice Parker, seduto su una poltrona nell'accogliente soggiorno.
- Io non so cosa dirle ... sono passati ... -
- Due anni. -
- Il tempo dovrebbe lenire la sofferenza, ma non è così, è come se fosse successo ieri - afferma la donna, accomodata sul divano con accanto a lei il compagno.
- Ha degli indizi che approvano la sua tesi? - chiede il patrigno di Chloe.
- È tutto il quadro in sé che non mi è chiaro - risponde il detective. - Certo, potrei anche sbagliarmi, e in questo caso saremmo in tre, visto che sono appoggiato dai miei collaboratori. -
- La polizia ... -
- Sì, lo so, non hanno avuto dubbi su tutta la dinamica del caso, come noi d'altronde. Ma, dopo varie riflessioni, siamo giunti alla conclusione che forse le cose sono andate diversamente.
- Diversamente ... cosa significa? - dice la donna.
- È quello che intendiamo scoprire. -
- Mia figlia Chloe aveva diciotto anni, compiuti da poco ... io non vedo cos'altro ci sia da scoprire ... -
- Capisco cosa prova, e se non vuole che io non vada avanti nelle indagini, le chiederò scusa per averla disturbata. -
- Ha parlato ... -
- Con la famiglia di Jose? No, non ancora. Ma basta che una delle due parti non sia d'accordo, ed io proverò a dimenticare tutto. -
- Crede di farcela? -
- La vita continua. -
- Se dovesse sbagliarsi, non avrà fatto altro che riaprire le nostre ferite - dice l'uomo.
- Sì, è così. Potete decidere serenamente; mi darete la risposta quando lo riterrete più opportuno. -

***

Che non sarebbe stato un compito facile ne era convinto, ora non gli rimane che attendere la loro decisione; e qualsiasi essa sia, dovrà rispettarla fino in fondo. L'uomo ha voglia di concedersi una pausa, prima di continuare le sue visite. Ma soprattutto ha desiderio di vedere una persona: Norah. Magari sarà impegnata; e l'unico modo per accettarsene e chiamarla al cellulare. I due si danno appuntamento in una via del centro della città.
- Sicuro che non ti ho disturbata? - dice Parker.
- Figurati! Speravo che qualcuno mi invitasse a fare due passi - risponde Norah.
- Uno qualsiasi? - replica col ghigno sorridente il detective.
- Naturalmente io avrei le mie preferenze ... -
- Ti è andata bene? Sì, intendo la mia chiamata, è stata quella giusta? -
- Tu cosa ne pensi? -
- Be', come faccio a dirlo ... -
- Sì, è stata quella giusta. -
- Mi sento sollevato. -
- Se non fosse stata quella giusta, ti assicuro che in questo momento non sarei qui con te. Ti è chiaro? -
- Sì, ora mi è molto chiaro. -
- Cosa avevi in mente di fare? -
- Vederti ... avevo voglia di vederti. -
- Ok. Siamo qui. -
- Come va? -
- Bene. -
- La mamma? -
- Dopo le ultime vicende, ci penserà su due volte prima di far entrare delle persone in casa, compresi i vecchi amici. -
- Già. Il lavoro? -
- Non ho più l'entusiasmo che avevo all'inizio, pian piano va scemando; te ne avrò parlato. Non lo so, non si è mai contenti di quello che si fa ... è una cosa che vado ripetendo da un po' di tempo, rischiando di rendermi noiosa. -
- Ti capisco perfettamente. -
- Sono tentata continuamente di lasciar perdere tutto; poi, mi rendo conto che non serve a nulla, sarebbe una resa inutile; ma, ti assicuro, la tentazione è forte. -
- Se molliamo noi è la fine - dice, con un velato sorriso, Parker. - Il dipartimento dei servizi sociali un giorno ti sarà riconoscente. -
- Magari ai posteri sarà possibile vedere una mia foto nell'ufficio dove ho prestato per lunghi anni il mio onorato servizio. Dovrei esserne fiera. Perché non mi parli di te? Hai voluto staccare la spina? - gli chiede Norah.
- Mi sono concesso una pausa, ed ho subito pensato a te. -
- Carino da parte tua; hai tra le mani un caso difficile? -
- In verità credevo di averlo chiuso due anni fa, ed invece, mi ritrovo a rivedere tutto daccapo. -
- Avrai i tuoi buoni motivi. -
- Sì, più che buoni, altrimenti l'avrei già rimosso dalla mia mente. -
- Riuscirai a venirne a capo? -
- È quello che desidero. -
- Sei abbastanza tosto da riuscire in tutto ciò che desideri, o sbaglio? -
- Incominci a conoscermi bene. -
- Già. -

***

La coppia di amici rimane ancora un po' insieme, poi si separano per raggiungere i propri impegni. Parker in un primo momento pensava di andar far visita ai familiari di Jose, quando decide di inserire un fuori programma: Cody. Si tratta di un giovane di ventidue anni, che all'epoca dei fatti si trovava in casa dell'amico Jose, quando lo stesso si tolse la vita impiccandosi. Il motivo del fuori programma è dovuto essenzialmente a due motivi: uno, l'abitazione non è distante da dove si trova il detective, due, il suo ruolo nell'intera vicenda è talmente ambiguo da meritare un trattamento prioritario. Parker è fortunato, lo trova a casa.
- Non ti ricordi di me? -
- Certo che mi ricordo. Come mai è venuto? -
- Bella domanda; se mi fai entrare, proverò a spiegartelo. -
Cody fa entrare Parker nell'appartamento.
- C'è qualcuno? -
- No, in questo momento sono solo. -
- Sono stato fortunato. Sì, è meglio essere da soli, non ti pare? -
- Non so cosa vuole ... -
- È così difficile da capire? -
- Chloe? -
- Esatto! -
- Non capisco ... -
- Ti comprendo, dopo due anni dovrebbe essere tutto morto e sepolto; la prassi è questa. Ma a volte le cose non vanno proprio così, ci si accorge che tutti gli elementi non quadrano, che i morti sono morti, ma, sembrano reclamare giustizia. -
- Continuo a non capire. -
- Giusto. È bene venire al nocciolo della questione; diciamo che ... stiamo riaprendo il caso. -
- E perché mai? - chiede, attonito, il giovane.
- Per scoprire la verità, è ovvio. -
- La verità ... quale verità? -
- - L'unica verità, che dia dignità ai morti. Sono stato chiaro? -
- Ma noi già sappiamo ... -
- Che si sono suicidati per semplici incomprensioni amorose? E tu ci credi veramente? O fai finta di crederci? -
- Lo pensavamo tutti, la polizia non ha avuto dubbi ... -
- Già, la dinamica dei fatti sembrava così evidente che non necessitava di approfondire le indagini. Noi esseri umani spesso prendiamo delle scorciatoie per alleggerire il peso del nostro lavoro, con tutte le conseguenze che possono esserci; è la nostra natura, non possiamo farci nulla. -
- Ed io cosa c'entro in queste vostre leggerezze? -
- Eri loro amico, eri presente quando Jose si tolse la vita, sei un testimone più che attendibile. -
- Non ho assistito al gesto, io mi trovavo sotto ... -
- Sì, lo so, è quanto hai ammesso - dice Parker, guardandosi intorno. - C'è qualcosa da bere in questa casa? -
- Sì, certo - risponde Cody. - Cosa desidera? -
- Qualsiasi cosa purché non sia acqua. -
- Una birra? -
- Sai leggere nel pensiero. -
Il giovane si allontana e ritorna poco dopo con due bottiglie di birra e due bicchieri.
- Niente bicchiere, grazie. -
Cody poggia entrambi i bicchieri vuoti su un ripiano di un mobile, ed inizia, insieme a Parker, a sorseggiare la birra dalla bottiglia.
- In cosa posso essere utile? - domanda il giovane.
- Ti chiedo di raccontarmi come sono andate veramente le cose. -
- Ho detto tutto quello che c'era da dire, non saprei cosa aggiungere ... -
- C'è sempre qualcosa da aggiungere, è inevitabile che nel momento concitato possano esserci delle amnesie. Vedrai che con un minimo di sforzo salteranno fuori delle novità. -
- Non credo proprio ... -
- Non essere prevenuto, ti chiedo un po' di impegno, lo devi ai tuoi amici. -
- Lo farò, ma se non dovesse saltare fuori nessuna novità ... -
- Quantomeno ci abbiamo tentato -
- È tempo sprecato. -
- Lo vedremo alla fine. Intanto pensaci su, io mi farò sentire presto. Chiamami per qualsiasi notizia urgente - il detective porge un bigliettino da visita al ragazzo.
- Va bene. Farò quel che posso. -
- Bravo! Ottima la birra! - Parker restituisce la bottiglia vuota al giovane. - Stammi bene. -
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