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Autore: Patrizia Bettinelli
Titolo: Il bambino che vola
Genere Narrativa Ragazzi
Lettori 324 3 6
Il bambino che vola
Il sole era caldo e alto nel cielo, le piante aprivano i loro rami ad accogliere il calore, già sentivano fremere la vita che prepotente premeva dentro le gemme verdi e gonfie.
La primavera era arrivata e spargeva sulla terra i suoi profumi e i suoi colori.
Luigi passeggiava, gli faceva compagnia Rum il suo cane, suo, si fa per dire! Rum era il cane di tutti gli abitanti di Cerenova, una piccola frazione di Cerveteri, che si affaccia sul mare. Era di una razza non ben identificata. Aveva un pelo corto e ispido dal colore marrone, una macchia bianca sotto la pancia e una lunga coda che muoveva continuamente. Il suo sguardo era buono e aveva un carattere allegro.
Forse proprio per questo aveva trovato tanti amici che si occupavano di lui e non gli facevano mancare un pasto al giorno.
In quella magnifica giornata, Luigi allungava il passo nell'ansia di raggiungere la spiaggia .
Tutto sembrava più luminoso anche il viso dei pochi passanti era più disteso e sereno.
Rum correva avanti e indietro lungo il sentiero erboso, fermandosi ogni tanto ad annusare l'aria come per raccogliere notizie attraverso gli odori registrati dal suo sensibile olfatto.
Luigi camminava a passo svelto, aveva in mano un bastone raccolto nel prato e con questo sfiorava le piante basse che crescevano ai bordi del sentiero da lui ben conosciuto: lo percorreva quasi ogni giorno.
Camminava con quelle sue gambe lunghe e ossute come le braccia che faceva penzolare lungo il corpo.
Spesso imitava alla perfezione le scimmie e la loro camminata per far divertire i compagni e suscitare l'ilarità.
Non si poteva dire che fosse bello.
Aveva un viso a punta, due occhi piccoli e vivaci di un azzurro intenso che esprimevano curiosità e intelligenza.
I capelli rossicci erano come i peli dello spinone, sparavano verso l'alto e le orecchie leggermente a sventola, erano sempre rosse, dello stesso colore delle lentiggini che gli punteggiavano il viso.
Luigi era quel che si dice un ragazzo simpatico, piaceva a tutti, raccontava barzellette con abilità e quando vedeva il suo interlocutore che rideva soddisfatto, era contento.
Sembrava che la sua attività principale fosse lavorare di fantasia e lo faceva tanto bene da non lasciare dubbi nei suoi ascoltatori circa la verità delle sue parole.
Era molto amato dai compagni che vedevano in lui un ribelle, ma anche un bambino molto buono.
Sempre disponibile ad aiutare e a donare un sorriso: i sorrisi erano la sua specialità.
Nonostante il dolore per la morte del padre e per aver lasciato la sua terra, dolore che a tratti traspariva, quando parlava nostalgicamente dei tempi trascorsi in Polonia, dava l'impressione di essere un bambino, se non felice, almeno sereno.
Quel giorno, il più speciale della sua vita, sarebbe rimasto nella sua memoria per molto tempo.
Aveva già superato il cavalcavia ed il boschetto, quando all'orizzonte apparve il mare, azzurro tranquillo e splendido nella sua immensa forza.
Luigi ebbe un sussulto, il cuore sembrò saltargli in petto alla vista di tanta meraviglia, la gioia che provò gli procurò un'emozione così profonda da fargli sentire il desiderio di essere un gabbiano tra i gabbiani.
Improvvisamente si sentì sollevato da terra e si alzò sopra l'erba verde e le piante : stava volando.
Rum vedendolo allontanarsi dal suolo iniziò ad abbaiare col muso sollevato in alto verso il cielo e verso l'amico che volava come fosse un uccello.
Luigi dal canto suo era paralizzato dalla meraviglia e dalla paura di precipitare a terra violentemente.
Sentiva il vento sfiorargli le gote e i capelli svolazzare intorno al viso.
Cominciò a pizzicarsi le braccia, convinto di sognare, ma il dolore che provò gli fece capire di essere perfettamente sveglio: non stava sognando.
Guardò verso il basso e vide Rum fermo in attesa: aveva smesso d'abbaiare.
Cercò di chiamarlo, ma la voce non uscì.
Era immobile, sospeso nell'aria a circa trenta metri da terra.
Intorno nessuno, solo Rum, testimone dell'incredibile prodigio.
Luigi si sentì improvvisamente felice e leggero e per la prima volta, dopo tanto tempo, ebbe la sensazione che valesse la pena di vivere.
Era in cielo come gli uccelli, accanto agli uccelli che gli volavano intorno festosi urlando il loro stupore.
Un gabbiano, in particolare, sembrò attratto da quella strana situazione.
- Cosa ci fai per aria - gli chiese - tu che sei un umano?
- Non lo so - rispose Luigi incredulo di sentire un gabbiano parlare.
Rum sotto di loro aveva ripreso ad abbaiare.
Luigi gli urlò di stare zitto che sarebbero venuti tutti a vedere cosa stava accadendo.
Lentamente scese verso terra quasi senza rendersene conto e fu di nuovo accanto a Rum che, per esprimere la gioia di averlo ritrovato, gli saltò addosso facendolo cadere.
Il gabbiano aveva seguito Luigi nella sua discesa e si era fermato accanto ai due amici per capirci qualcosa di più.
- Io sono Tommi - disse il gabbiano,, con tono autoritario e impaziente. - Mi spieghi cosa sta succedendo?
- Non lo so te lo ripeto! Non ne so niente, mi sono trovato improvvisamente in aria senza sapere né come, né perché! A proposito perché parli?
- Tutti gli animali parlano il linguaggio degli uomini, ma gli uomini non hanno mai avuto il tempo di scoprirlo, presi come sono sempre stati ad affermare la propria superiorità su tutti e su tutto. Solo alcuni dal cuore aperto alla conoscenza della verità hanno scoperto che anche gli animali parlano. Tu sei uno dei pochi fortunati.
- E' vero il gabbiano ha ragione, é proprio così!
Luigi si girò di scatto, anche Rum aveva parlato.
- Non è possibile! Che cosa sta accadendo?
Il bambino cominciò a correre verso il mare che con la sua tranquillità pareva essere in quel momento l'unico punto fermo e reale della sua vita.
Arrivò sulla riva e si fermò ansante, il cuore gli batteva forte, si inginocchiò, poggiò le mani per terra a sfiorare la sabbia bagnata.
Rum lo raggiunse e anche il gabbiano.
- Perché scappi? - disse il volatile infastidito.- Tu non sai che questo per te è un giorno straordinario, il più straordinario della tua vita?
- Certo che lo so, non sono stupido... cosa credi?
Luigi camminava lungo la spiaggia spostando con le scarpe le conchiglie di tutti i colori e raccogliendo quelle che per le loro particolare sfumature attiravano la sua attenzione.
Cercava di non pensare a ciò che gli era appena accaduto, aveva paura e non sapeva a chi chiedere aiuto e consiglio.
Aveva passato in rassegna tutte le persone che conosceva e di cui aveva fiducia: la mamma, zia Alicia, Marta la sua compagna di scuola, la maestra Monica, la catechista, il parroco.
Nessuno gli sembrava adatto a serbare il suo segreto.
Chi gli avrebbe creduto veramente? Avrebbero pensato che era tutto frutto della sua fervida fantasia.
Tante volte la mamma lo aveva sgridato per le storie di fantasmi che raccontava.
Solo Marta lo aveva ascoltato con grande attenzione e gli aveva creduto; spesso le raccontava dei fantasmi e di quando lo andavano a trovare e dei dispetti più incredibili che gli facevano... ma questo nuovo fatto meraviglioso che gli era capitato Marta non avrebbe potuto tenerlo per sé.
Zia Alicia era troppo occupata e certamente l'avrebbe preso in giro per il resto dei suoi giorni.
La catechista era già abbastanza preoccupata per lui che era solo tutto il giorno per poterle dare altre preoccupazioni. E don Marco? Cosa avrebbe fatto se gli avesse detto che aveva volato? Certamente gli avrebbe poggiato la mano sulla testa e gli avrebbe scompigliato i capelli sorridendo, proprio come aveva fatto quando gli aveva raccontato dei fantasmi.
Luigi alzò gli occhi dalla sabbia e li lasciò correre sulla distesa azzurra che si stendeva come un immenso lenzuolo davanti ai suoi occhi.
Il sole si stava abbassando all'orizzonte.
Le giornate erano ancora brevi, la primavera da pochi giorni aveva salutato l'inverno. Un raggio entrò in una nuvola per farsi spazio e atterrò sul mare facendolo brillare come un diamante.
Che meraviglia!
Davanti ai giochi della natura Luigi non riusciva a restare insensibile.
Accadde di nuovo. Si sollevò da terra e questa volta così rapidamente che gli mancò il respiro.
Rum cominciò ad abbaiare e il gabbiano che non si era allontanato dai due riprese a svolazzare intorno al bambino.
- Evviva voli, voli! Sei proprio come noi! Ne ho trovato un altro, ne ho trovato un altro!
Il gabbiano continuava a strillare proprio dentro le orecchie di Luigi che impressionato cercava disperatamente di allontanarlo per evitare di diventare sordo.
- Perché strilli, non sono sordo!
- Sono felice, sono felice, ne ho trovato un altro!
- Un altro cosa?
- Un altro uomo che vola!
- Un altro uomo che vola?
- Perché ripeti le mie parole? Mi prendi in giro?- disse il gabbiano indispettito.
- No ! Figurati, ma mi sembra impossibile che tu conosca un altro uomo che vola!
- Vedi anche tu sei come tutti gli altri: un presuntuoso. Ancora non sai veramente volare e già pensi di essere l'unico che lo fa!
Il momento magico era finito, Luigi si trovò rapidamente a terra con suo grande rammarico. Il gabbiano gli fu subito accanto.
- Conosci altri uomini che volano? Chiese incuriosito Luigi.
- Certamente, ne ho conosciuti quattro. Ora ti devo lasciare!
- No ti prego, raccontami degli uomini che sanno volare.
- Non oggi, sono vecchio e stanco, questa é stata una giornata faticosa. Devo andare. Ti racconterò degli uomini che volavano un'altra volta.
- Ti prego racconta, non potrei dormire questa notte con la curiosità che mi tormenta.
Non ci volle molto per convincere Tommi a raccontare.
Quel bambino magro e spaurito in fondo gli piaceva e del resto era presto per andare a dormire.
I giovani gabbiani volavano in cielo strillando e si tuffavano ancora per pescare.
Avrebbe raccontato la sua storia.
- Devi sapere che io sono un vecchio gabbiano, ma quando dico vecchio non scherzo, ho la bellezza di trecento anni.
Gli occhi di Luigi si spalancarono increduli.
-Tu non mi credi, io lo leggo nei tuoi occhi, ma fai male. Io sono un gabbiano istruttore e come tutti quelli della mia specie sono destinato a vivere fino a quando non ho concluso il mio programma, istruire tutti i gabbiani a me assegnati.
Circa duecento anni fa queste terre non erano abitate, non esistevano le case e la terra che arrivava al mare era ricoperta di paludi.
Nessun uomo vi si avventurava per timore delle malattie, degli animali che la popolavano e delle leggende che si raccontavano.
Il mare era il nostro regno, l'acqua era pulita e popolata da un'infinita varietà di pesci .
Un bel giorno, era inverno, mentre volavo in addestramento con alcuni giovani gabbiani, vidi alzarsi del fumo sulla costa.
Mi avvicinai incuriosito e vidi con mia grande sorpresa un piccolo gruppo di uomini che avevano acceso un fuoco sulla riva del mare.
Mi posai su uno scoglio a pochi metri da loro per guardare meglio.
Erano quattro uomini vestiti di cenci, i loro volti, sfiniti dalle privazioni, non avevano età.
Cercavano di scaldarsi come potevano con il calore di quel piccolo fuoco che rischiava ad ogni soffio di vento di spegnersi. Erano proprio in cattive condizioni. Non parlavano e la cosa mi incuriosì non poco, comunicavano tra loro con i gesti.
Quello che sembrava, dei quattro, il più giovane, improvvisamente si alzò da terra e levando le braccia al cielo pronuncio delle parole incomprensibili.
Lentamente iniziò a sollevarsi dal suolo.
Gli altri tre restarono immobili, seduti sulla sabbia col viso e le braccia rivolte al cielo.
Il volto dell'uomo che volava era ora di una bellezza indescrivibile, illuminato dalla luce e le sue labbra erano aperte al sorriso.
I quattro sconosciuti, restarono alcuni giorni sulla riva del mare, senza mangiare, né dormire, solo alimentando senza mai fermarsi il fuoco.
Per tutto quel tempo restarono in cerchio intorno al fuoco e solo uno alla volta, a turno, se ne allontanavano per andare a cercare legna da bruciare.
Più volte in quei giorni li vidi sollevarsi da terra e volare verso l'alto del cielo, sempre sorridenti.
Tentai di parlare con loro, ma inutilmente, non mi risposero mai.
Non riuscii a sapere chi fossero e da dove venissero.
Una mattina se ne andarono così come erano venuti e non li vidi più.
Poco tempo dopo sentii parlare di loro da un pescatore.
I quattro andavano per le città a predicare l'amore e se anche venivano scacciati, picchiati e insultati se ne andavano pacificamente col sorriso sulle labbra.
Per molto tempo si parlò di loro, alcuni raccontarono che avevano commesso fatti delittuosi, altri fatti miracolosi.
Il tempo era volato e Luigi affascinato dal misterioso racconto di Tommi si rese conto che era tardi.
Il sole stava scendendo all'orizzonte e l'aria era diventata fredda.
Doveva sbrigarsi a tornare a casa o la mamma si sarebbe inquietata.
Senza dire una parola si girò verso il gabbiano e lo salutò con un cenno della mano.
Rum trotterellava al suo fianco e ogni tanto, guardandolo abbaiava.
Allungò il passo: non doveva farsi prendere dal buio fuori di casa. Gli ordini della mamma erano chiari!
Patrizia Bettinelli
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