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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Writer Officina
Autore: Stella Conte
Titolo: Oltre il mio cuore
Genere Romance
Lettori 451 43 13
Oltre il mio cuore
Sto litigando con il mio fidanzato David, è ubriaco e dopo essere stati a cena dai nostri amici Greta e George, stiamo rientrando a casa, non so per quale motivo ha iniziato a guidare come un pazzo.
- David per favore lascia guidare me, sei ubriaco e stai correndo troppo - . - Smettila Sam! Non sono ubriaco, ho bevuto solo due bicchieri di vino, sto benissimo rilassati! - Lo guardo perché non mi piace il modo in cui si sta rivolgendo a me, sto tremando e non capisco perché corre in questo modo, non è da lui, è sempre così premuroso nei miei confronti e da quando abbiamo scoperto che presto avremo un bambino non fa che preoccuparsi per noi. Perché adesso ci sta esponendo a questo rischio guidando come un pazzo e per giunta ubriaco?
- Fermati David! Ho paura! - Non faccio in tempo a finire la frase, David inizia a perdere il controllo dell'auto, cerco di tenermi più che posso ma urlo quando due fari mi accecano. Il suono di un clacson che si avvicina mi fa temere il peggio, poi lo schianto e in un attimo il buio più totale. Mi sento confusa e ho male ovunque, non posso muovermi. Quando riesco ad aprire appena gli occhi, David è davanti a me, ha una ferita alla testa.
- Sam guardami! Ti prego non lasciarmi, ora verrà qualcuno ad aiutarci ma non chiudere gli occhi, ti scongiuro - .
- Io... sono stanca David, il nostro bambino, Mi fa malissimo, oh mio Dio...mi dispiace così tanto amore, ma non ci riesco - . Mi sento debole e le forze mi stanno abbandonando. - No no no starai bene, tu il nostro bambino starete bene. Ho fatto un casino Sam, avrei dovuto darti ascolto, ma tu resta con me, non andare via, ti prego, ti prego! - Le ultime parole che sento sono un “ti amo” appena sussurrato da David prima di sprofondare nel buio. - Signorina Parker! Signorina Parker! Riesce a sentirmi? - Sento qualcuno chiamarmi, vorrei aprire gli occhi ma li sento pesanti e non capisco perché, mi sforzo con tutta me stessa e dopo non so quanto, davanti a me appare un uomo sulla cinquantina credo, indossa un camice mi guarda con occhi dolci, la sua voce gentile.
- Signorina Parker mi sente? - Mi guardo intorno spaesata, sono in una camera, sdraiata su un letto dalle lenzuola bianche.
- Dove mi trovo? - Non ricordo nulla, ho un gran mal di testa, mi tocco con la mano il punto in cui ho dolore. - Signorina lei è in ospedale, ha avuto un incidente, non ricorda? Ci stiamo occupando di lei - . Un incidente? Continua a sentirlo nella mia testa, poi ad un tratto ricordi ritornano come un fulmine che squarcia il cielo a metà. Eravamo in macchina, David era ubriaco e stavo discutendo con lui quando ha perso il controllo dell'auto.
- Si ricordo tutto, il mio fidanzato dove si trova? Voglio vederlo. Ho bisogno di parlare con lui - . Il dottore mi guarda e abbassa gli occhi come se fosse mortificato.
- Signorina Parker, Samantha, mi ascolti, lei ha perso conoscenza, è qui da due giorni, adesso ha bisogno di riposare - . Due giorni? Ripeto le sue parole nella mia testa.
- Dottore, io non ho bisogno di riposare, ho solo bisogno di vedere il mio fidanzato e sapere che sta bene, lui era ferito, ma mi ha parlato, stava bene - . Involontariamente metto la mano sulla pancia e ricordo di essere incinta, il mio cuore inizia a battere forte, perché sono sicura di aver sentito delle fitte appena subito l'incidente, sento che qualcosa è andato storto.
- Sono incinta, la prego mi dica che non è successo niente al mio bambino. Mi dica che va tutto bene, che staremo bene - . Le lacrime iniziano a scorrere sulle mie guance e l'espressione sul viso del dottore che ho davanti mi fa crollare del tutto perché non serve che lui dica qualcosa, il mio bambino non c'è più e la disperazione che sento e devastante, non ho mai provato così tanto dolore in vita mia.
- Mi dispiace tanto, abbiamo fatto il possibile, mi creda. Avete avuto davvero un brutto incidente, è stato difficile tirarvi fuori dall'auto - . Sono irrequieta, devo assolutamente vedere David, se sa già cosa è successo al nostro bambino, sarà distrutto e si sentirà in colpa. Dobbiamo affrontare questa cosa insieme. Mi asciugo le guance con il dorso della mano.
- Dottore io ho bisogno di vedere David, adesso! - Non accetto più che mi si dica di no, non possono negarmi di vedere il mio fidanzato. - Non le fa bene agitarsi, deve riposare - .
- Non voglio riposare! Lo farò dopo aver parlato con il mio fidanzato! - Urlo e lui è visibilmente a disagio. - Samantha non so come dirglielo, ma il suo fidanzato non ce l'ha fatta - . - Che cosa!?!? - Non riesco a crederci, ho smesso di ascoltare il dottore. - Mi dispiace cosi tanto - . Il mio mondo è letteralmente crollato, il rumore che fa il mio cuore definitivamente spezzato è l'unica cosa che sento in questo momento. Mi sento morta dentro.

Sono seduta sulla veranda della mia casa, sulla spiaggia, con una tazza di caffè fumante tra le mani, una giacca di lana sulle spalle. Davanti a me il mare agitato, le nuvole nel cielo sono il segno di un imminente temporale, l'aria dell'autunno alle porte inizia ad essere pungente. Rifletto su ciò che la vita mi ha dato e su ciò che mi ha tolto. Non so se permetterò al mio cuore di trovare la felicità e ricominciare a battere come una volta. Ho trovato il mio giusto equilibrio, certo, la felicità è un'altra cosa, ma sto bene e grazie al mio lavoro e ai miei amici se sono ancora qui a combattere contro il mio passato. E ora di mettere da parte i miei pensieri negativi, devo uscire da qui, andare al lavoro, o non la smetterò di tormentarmi chiedendomi continuamente come sarebbe la mia vita se non fosse accaduto nulla. Se tutto sarebbe stato bello come desideravo? Finisco il mio caffè e rientro in soggiorno, metto la tazza in lavastoviglie e vado a prepararmi. Mi guardo allo specchio, quello che vedo, non è il massimo passo le mie giornate, circondata da gente sorridente, ma le occhiaie della mattina, sono il segno di una notte trascorsa a piangere da sola per quello che ho perso. Finisco di prepararmi in fretta, un colpo di correttore e tutto torna alla perfezione. Sono una donna semplice, ho 30 anni e la maggior parte delle volte indosso jeans e t-shirt. I miei genitori vivono Los Angeles da anni e io non potrei pensare di vivere altrove se non qui, nella casa in cui sono nata, nel vero senso della parola. Raccolgo il cellulare sul bancone della cucina, lo getto in borsa, mi infilo la giacca ed esco per andare al lavoro. Oggi dovevo stare a casa e andare alla tavola calda per l'ora di cena, ma non riesco a starmene rinchiusa tutto il giorno da sola. Io e la mia amica Maggie abbiamo preso in gestione la G&G, quando i signori Anderson hanno deciso che era arrivato il momento per loro di ritirarsi. Lavoriamo lì dall'età di 16 anni, frequentavamo il locale appena uscivamo da scuola, ci mettevamo al tavolo all'angolo, i giovani ancora fanno a gara per accaparrarsi quel posto. Passavamo le nostre giornate a bere bibite analcoliche e mangiare le cose speciali che cucinava Greta. Un giorno proprio lei si avvicinò e ci propose di dare una mano a lei e George, anziché oziare tutto il tempo come due fannullone. Sorrido al ricordo di quei momenti felici e spensierati. Abbiamo lavorato part-time fino a che non abbiamo raggiunto la maggiore età. I nostri genitori non ci avrebbero mai permesso di tornare a casa a notte fonda. Mi piaceva tantissimo passare le mie giornate li, e ancora adesso, mi fa sempre lo stesso effetto. L'odore del legno consumato dagli anni, la luce soffusa sul bancone, l'affetto incondizionato dei signori Anderson. Era la mia seconda casa, il mio posto del cuore. Greta e George un paio di anni fa ci invitarono a cena a casa loro, in quell'occasione, George ci propose di gestire la tavola calda per due anni. Allo scadere di tale periodo io e Maggie saremmo diventate le titolari della G&G al cinquanta per cento. Ricordo ancora che le lacrime rigarono le mie guance e senza dire una parola, saltai tra le braccia del mio caro amico. Era impensabile che due anziani e gentili signori potessero regalare a me e Maggie, un pezzo della loro vita. Io e la mia amica ce la stiamo mettendo tutta per mantenere la parola data, con l'impegno, l'amore, la passione e l'anima, fino ad ora non abbiamo avuto mai problemi. Siamo soddisfatte e felici di sapere che la G&G sia in cima ai locali più frequentati della città, non che ci sia molta scelta, però sono orgogliosa lo stesso perché la gente è soddisfatta e ritorna sempre. Di giorno la nostra clientela è formata da uomini e donne che magari passano per una colazione prima di andare al lavoro, di sera invece si trasforma in un ritrovo per giovani che si vogliono concedere una birra in compagnia di buona musica dal vivo. Quando arrivo il parcheggio inizia pian piano a riempirsi di macchine, è quasi ora di pranzo, tra poco ci sarà il via vai. - Buongiorno Sam - . Maggie mi saluta sorridendo non appena mi vede entrare. Sta strofinando energicamente un panno umido sul bancone.
- Buongiorno Maggie, com'è andata stamattina? - Chiedo mentre mi avvicino per andare nel retro a cambiarmi.
- Alla grande come sempre. Ma che ci fai qui? Ti avevo detto di stare a casa e riposarti, ricordi che stasera dovrai fare tutto da sola? - Le sorrido. - Certo che lo ricordo e devi stare tranquilla, ce la faccio. Non avevo voglia di starmene a casa tutto il giorno. E poi stasera ci saranno Kimberly e Jackson ad aiutarmi, vai a divertirti, staremo bene. - Le faccio l'occhiolino e raggiungo il retro del locale, dove c'è un enorme cucina, lo spogliatoio, per cambiarci prima e dopo il lavoro. Mi avvicino in silenzio al frigo, mi nascondo dietro l'anta aperta. Max il nostro cuoco sta cercando qualcosa all'interno, nel momento esatto in cui chiude il frigo, io sbuco fuori urlando “bù” e non posso evitare di scoppiare a ridere quando Max, per lo spavento, fa un salto facendo cadere la ciotola con non so cosa sul pavimento.
- Per tutti i santi Samantha! Vuoi uccidermi per caso? - Mi urla contro mentre si china a raccogliere ciò che gli era caduto dalle mani.
- Ma dai Max, come sei melodrammatico - .
- Si scherza pure piccola impertinente, ma riderò quando dall'aldilà vi guarderò selezionare nuovi cuochi per rimpiazzarmi - . Lo guardo mentre si mette al lavoro davanti ai fornelli, mi avvicino, gli avvolgo le braccia intorno al collo e gli stampo un sonoro bacio sulla guancia paffuta e mi accorgo che sorride.
- Sei indispensabile per me Max, ti voglio bene - . Ecco che torna serio e il solito orso
- Smettila con queste smancerie e vai a cambiarti che la giornata è appena cominciata. - . Entro nello spogliatoio. - Sei sempre il solito insensibile - . Borbotto ma lo vedo che ride sotto i baffi. Max è uno dei componenti fondamentali della grande famiglia e per quanto possa essere burbero e severo, gli vogliamo tutti bene e sappiamo che anche lui a suo modo ne vuole ad ognuno di noi. Dopo essermi cambiata e aver indossato la mia divisa esco in sala per aiutare Maggie. Il locale si sta riempiendo di gente pronta a consumare il suo pranzo. È stancante e a volte la sera non vedo l'ora di rientrare a casa per riposarmi, però stare in mezzo alla gente mi rende serena e piena di vita.

Sto per uscire dall'ufficio, quando il mio migliore amico nonché mio braccio destro mi blocca non appena arrivo davanti alle porte dell' ascensore. Sono presidente dell'azienda che un tempo era di mio padre, qui alla "Madison publishing" ci occupiamo di editoria, diamo la possibilità a chi ha la passione per la scrittura di emergere ed essere notato. La mia casa editrice è molto importante e ha varie sedi in tutti gli States, la sede principale è a New York dove a gestire il tutto c'è mia sorella Phoebe. Io mi sono trasferito qui da poco, ho acquistato uno stabile dismesso, l'ho valorizzato con dei lavori che sono stati lunghi e estenuanti.
- Hey amico, dove vai così di fretta? - Michael si avvicina mentre spingo il pulsante del'ascensore
- Ciao Michael, corro a casa, oggi è stata una giornata lunga e non vedo l'ora di rintanarmi tra le mie quattro mura, bere un buon whisky e andare a letto. - Entriamo in ascensore
- Non fai altro che lavorare, dovresti venire con me. Per certe serate a volte basta una buona birra e un pò di musica dal vivo - ha un sorriso da ebete stampato sulle labbra
- Non ne ho voglia, già è difficile per me ambientarmi in questo posto dopo aver vissuto tutta la vita a New York. Voglio andare a casa e chiudere con questa giornata. - Guardo l'ora sul mio Rolex nuovo di zecca, regalatomi da mio padre oltre a tutta l'azienda di famiglia. Si lo so sono ricco da far schifo, ma ho lavorato sodo per arrivare dove sono e non me ne frega niente di ciò che pensa la gente sui ricchi figli di papà. Mi sono fatto il culo perché per quanto mio padre fosse ricco grazie al suo di padre ha sempre lavorato e mi ha insegnato il valore di ciò che abbiamo, mi ha sempre spinto a migliorarmi per arrivare più in alto. Oggi sono un uomo di successo grazie proprio a lui e mia madre che mi stanno sempre vicini anche se si sono ritirati nella villa di famiglia a New York a godersi un pò di sano riposo.
- Dai Andrew, solo una birra e poi ti lascerò andare a casa, promesso. - Insiste il mio amico e non posso fare altro che accettare il suo invito o non mi lascerà più in pace.
- Okay verrò con te, ma solo una birra e poi vado a casa. Ma dove andiamo? -
- Vedrai che ti piacerà, ho scovato questa tavola calda molto carina, che di sera si trasforma in una specie di Irish pub, è accogliente, le ragazze che ci lavorano sono delle fighe pazzesche e hanno una birra da sballo. - Mi racconta del locale che ha trovato ed è così entusiasta che istintivamente alzo gli occhi al cielo, perché già immagino che ha individuato qualche povera ragazza a cui dare il tormento. Il mio migliore amico è come un fratello per me, siamo cresciuti insieme perché i nostri genitori per tanto tempo sono stati soci in affari, gli voglio un gran bene davvero, ma quando trova una donna che gli piace è la fine per quella ragazza. Lui a differenza mia crede nell'amore e spera un giorno di trovare la sua anima gemella e arrivare all'altare, lui sogna una moglie da amare, bambini, tanti bambini, e una vita felice. Io sono l'esatto contrario, mi piace divertirmi e pensare al lavoro. In questo momento della mia vita sono così concentrato su quello che sto facendo, che non ho tempo per stupide storie d'amore. Mi basta avere una donna ogni tanto che scaldi il mio letto quando ho bisogno di distrarmi e devo dire che mi viene abbastanza facile rimorchiare. Le donne praticamente cadono ai miei piedi, a volte sembra che mi vedano come un Dio ma in realtà mirano tutte al mio conto in banca e un contratto prematrimoniale che consenta loro di vivere il resto della propria vita alle mie spalle. Ma non mi lascio abbindolare dalle smancerie con il quale cercano di circuirmi. Le donne hanno un potere assurdo, ma questo può funzionare con uno come Michael, non con me. Difficilmente concedo una seconda occasione ad una donna che è entrata nel mio letto. Per fortuna il posto in cui si trova la tavola calda non è molto distante dalla Madison publishing ed è strano trovare il parcheggio pieno di macchine, sembra di tornare indietro nel tempo quando ero uno studente alla NYU e la sera andavo in giro per i locali più in voga della città a rimorchiare le figlie dell'alta società.
- Entriamo e proviamo a trovare un posto decente per goderci una birra in santa pace. - La scritta G&G lampeggia luminosa sulla grande porta in legno, ha ragione lui, sembra un vecchio pub. Quando entriamo mi colpisce in pieno l'odore del legno, e l'atmosfera mi lascia sbalordito. Un ragazzo suona una versione interessante di "Just breathe" di Eddie Wedder. È seduto con una chitarra in grembo, su una sedia posizionata al centro di un piccolo palco in legno, sotto un cono di luce. È pieno di ragazzi per lo più sotto i trenta. Io e il mio amico riusciamo a scovare un gruppo di giovani che sta per lasciare un tavolo.
- Vieni il posto migliore si sta liberando, sbrighiamoci o lo perderemo alla velocità della luce - Lo seguo verso il tavolo in questione, ci sediamo e mi rendo conto che è in una posizione strategica. Da questa angolazione si riesce a vedere bene il palco, tutta la sala, il bancone dove due ragazzi stanno servendo birra a volontà, e la porta d'ingresso. - Andava bene anche una birra al bancone. - dico mentre sistemo la mia giacca su una sedia.
- Oh Andrew rilassati! Ti ho portato in un locale tranquillo, abbiamo trovato il tavolo migliore e quando assaggerai la birra che servono qui non potrai fare a meno di venirci tutte le sere dopo il lavoro. - Nell'attimo esatto in cui lui finisce la frase, una donna si avvicina, in mano porta un piccolo block notes dove segnare le ordinazioni, le sue gambe sono fasciate da jeans attillati e un po' consumati, una t-shirt nera semplice con la scritta G&G sul lato sinistro del petto, e ha i capelli castani tenuti su da una matita. È intenta a sbrigarsi e prendere le nostre ordinazioni.
- Buonasera ragazzi, cosa volete che vi... - lascia la frase in sospeso nell'attimo in cui alza gli occhi dal taccuino che porta tra le mani e i nostri sguardi si incontrano
- ...Cosa volete che vi porti? - Dice un attimo dopo, continuando a fissarmi, e giuro che non mi era mai capitato di incrociare due occhi come quelli che ho davanti in questo istante, sono blu come l'oceano in tempesta, ma nascondono nel profondo qualcosa di importante, di tormentato. La ragazza ha le guance appena arrossate, labbra piene ed è la donna più bella che io potessi incontrare in vita mia.
- Due delle vostre birre speciali, Sam - dice in mio aiuto Michael un attimo dopo, la ragazza si volta a guardarlo e sfoggia il suo sorriso.
- Ciao Michael scusa ma ero distratta e non ti avevo riconosciuto. Vi porto subito le vostre birre - Pare abbia visto il diavolo in persona perché mi da l'impressione che voglia dileguarsi in fretta, quando fa per girarsi e andar via, Michael la blocca.
- Sam. Non c'è Maggie? -
- No ha la serata libera - risponde in fretta.
- Un appuntamento galante? - Insiste Michael con il terzo grado alla ragazza riguardo la sua amica - so che andava fuori città con degli amici - risponde alzando appena le spalle e capisco che questa Maggie è la ragazza sotto attacco dal mio migliore amico.
- Vi porto subito le vostre ordinazioni - Lancia uno sguardo fugace verso la mia direzione poi si gira e si allontana dietro il bancone. Non riesco a smettere di guardarle il culo, piccolo e alto, sento un fremito al cavallo dei miei pantaloni. Mi sistemo a disagio sulla sedia e noto che il mio amico mi sta guardando con un sorriso idiota sulla faccia.
- Carina eh? - ma io non riesco a staccare gli occhi di dosso alla ragazza che ci sta preparando le birre dietro il bancone, sfoggia sorrisi cordiali e sinceri nei confronti della gente che continua ad entrare e uscire dal locale.
- Abbastanza nella norma - rispondo mentre sono intento a tirare fuori il portafogli dalla tasca interna della giacca.
- Si certo, come se non mi fossi accorto come la mangiavi con gli occhi. Ti conosco bene fratello - dice ridendo di me, io vorrei ignorarlo ma non ci riesco.
- Sta zitto, Michael! E non dire stronzate, io non sono come te. Non vedo una bella ragazza e le do il tormento, sai cosa penso delle donne. E questa qui non è differente dalle altre. Si ha un bel culo, ma no grazie non sono interessato, ho altro per la testa in questo momento. - Non appena finisco di rispondere al mio amico sulla ragazza in questione lei ritorna al nostro tavolo con le birre e un piatto con dentro del cibo dall'odore invitante. Faccio per porgerle la mia carta di credito, lei mi fa un sorriso che arriva fino agli occhi e rischio di svenire, poi allunga la sua mano, ma non prende la carta anzi spinge via la mia mano. Quando sento le sue dita che sfiorano le mie una scarica elettrica lungo la spina dorsale mi fa venire i brividi, è bella da togliere il fiato.
- No signore, per questa sera siete miei ospiti, offre la casa, spero che stiate bene - mi dice con la sua voce dolce e gentile, non smetto di guardarla come un'idiota, sono sicuro di avere la bava alla bocca. - Sono solo Andrew - dico con tono piatto, ma sto trattenendo il fiato.
- Ok “solo Andrew” , io sono Sam. - Mi sorride ed è come se il mondo girasse all'improvviso, ed è strano perché non ho ancora bevuto alcool. - Piacere di conoscerti Sam - Non capisco bene cosa stia succedendo, per me è una situazione nuova. Ho appena detto al mio amico che non sono interessato, ma non appena me la ritrovo davanti tutte le mie convinzioni spariscono, non voglio che si allontani da noi.
- Se avete bisogno di altro fate un cenno e qualcuno viene a servirvi. - Ci sorride gentile.
- Tu - . Dico non rendendomi conto di aver pensato ad alta voce, vedo le sue guance colorarsi di un rosso acceso ma non dice nulla, sembro uno stupido ragazzino arrapato.
- Grazie Sam - . Il mio amico interviene per salvare la ragazza dall'imbarazzo. Sam gira i tacchi e va verso il bancone dove per tutta la serata non facciamo altro che scambiarci sguardi intensi e sorrisi. Dopo quattro birre la mia testa è più leggera da tutto il peso della giornata appena passata e per la prima volta,
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