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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti ben 23 libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega. Tra i suoi libri più conosciuti Figlio del lupo e l'ultimo uscito: La Rappresentazione.
Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Passione fatale
Genere Thriller
Lettori 246
Passione fatale
Prende respiro e s'immerge. Si guarda freneticamente intorno nel tentativo di scorgere la sua amata Cheryl, mentre continua a scendere nelle profondità del mare. È un mondo cristallino, sconosciuto, dentro il quale Parker si sente impotente e avvilito. A un tratto, vede la figura della donna inabissarsi nell'oscurità; allora dimena gli arti e fa di tutto per raggiungerla. Nulla lo può ostacolare, o far paura, se non il fatto di poter esaurire quanto prima le minime risorse d'ossigeno di cui dispone, ma al momento non avverte nessun problema. Gli sembra quasi di essere un pesce; i polmoni reagiscono bene, nessun affanno. Certo, non è come trovarsi sulla terra ferma, a ricordarglielo è uno squalo di grandi dimensioni, proprio dietro di lui. L'enorme predatore non è lì per accoglierlo con tutti gli onori di casa, ne è dimostrazione il suo aspetto poco rassicurante. Parker se ne avvede, si gira, lo aspetta, è sicuro che non gli darà pace, tanto vale affrontarlo subito. Lo squalo mostra le sue mostruose fauci, un modo come un altro per far capire chi è il più forte, chi comanda. Ma non ha fatto i conti con il detective, il quale, stringe forte il coltello che tiene in mano e, non appena il nemico si avvicina, con astuzia riesce a schivarlo, andando a porsi sotto la sua pancia, che infilza con la lunga lama, per poi afferrare il manico del coltello con entrambi le mani e squarciare il ventre del minaccioso predatore. L'imprevisto gli ha fatto perdere tempo prezioso; Cheryl non riesce più a vederla. L'uomo ha perso la bussola, non sa più quale direzione prendere. D'altronde, nelle profondità del mare non ci sono punti di riferimento per orientarsi, a meno che non si hanno gli strumenti specifici. Non è il caso di scendere nei dettagli, così il detective si dà una mossa, nuotando come un disperato alla ricerca della sua amata Cheryl ...

***

Disteso sul letto, abbracciato a un morbido cuscino, Parker apre lentamente gli occhi. Gira la testa sul fianco incrociando il delizioso sguardo di Norah.
- Ciao. -
- ... ciao. Che ore sono? -
- È ora di alzarsi dal letto. -
- Da quando tempo sei sveglia? -
- Pochi minuti. -
- Hai notato in me qualcosa di strano? -
- In che senso? -
- Se mi agitavo, parlavo nel sonno. -
- No. Ma come ti ho detto mi sono svegliata da poco. Hai fatto un brutto sogno? -
- Ho sognato Cheryl ... -

- Immagino che tu l'abbia sognata altre volte - dice Norah, seduta al tavolo a fare colazione.
- Sì - risponde Parker, sorseggiando un caffè.
- Ma è la prima volta da quando hai ripreso a dormire in questa casa. -
- Già. -
- Ti ha fatto male? -
- No. Non è proprio così, forse avrei preferito andare fino in fondo, poterla raggiungere. Sì, lo so, è un'idiozia. -
- Non ci trovo nulla di idiota in quello che dici, è quello che avresti voluto fare quel tragico giorno. -
- Mi è difficile dimenticare ... -
- Non potevi farci nulla, non devi sentirti in colpa. -
- Bastava che me ne accorgessi prima ... - replica, con lo sguardo assorto, Parker.
- Non potevi sapere - prova a confortarlo la donna.
- Scusami, ti sto intristendo. -
- No. Ti capisco; è stato duro per te. Non mangi? -
- Sì, hai ragione; l'ho quasi dimenticato - risponde il detective, prendendo una fetta di pane su cui spalma della marmellata.
- Ti attende una dura giornata? -
- Come al solito; inizierò un nuovo caso, sperando di portarlo a termine. -
- Sei bravo - dice, con tono compiaciuto, Norah.
- E' il mio lavoro; con l'aiuto dei miei validi collaboratori, riesco a farlo bene. Tu vai in ufficio? -
- Sì, dovrei. -
- Non mi sembri molto convinta? -
- Di andare al lavoro? Non sbagli di sicuro. Sono sempre tentata a lasciarlo, lo sai. Vorrei poter fare di più, ma è come se avessi le mani legate. -
- Esiste un sistema gerarchico in tutto - osserva il detective.
- Ogni giorno che passa divento sempre più intollerante. -
- Mi piaci. -
- Sicuro? -
- Sì, ci somigliamo sempre di più - risponde col sorriso sulle labbra il detective.

***

- Aspetta qui, ora vengo - dice la donna, un'affascinante cinquantenne, capelli tinti color castano chiaro, con indosso un paio di jeans e un pullover avana.
- Va bene - risponde il giovane.
L'appartamento è elegante, così come il luminoso soggiorno, in cui il giovane, immobile, osserva meravigliato. Dopo alcuni minuti sopraggiunge la donna, presentandosi con addosso una delicata e trasparente vestaglia color bianco, sotto la quale si può ammirare il suo formoso e seducente corpo.
- Ho fatto una doccia, ne avevo bisogno. Sei rimasto lì fermo; mettiti comodo, fai come se fosse casa tua. -
- Ma non è casa mia - risponde con un simpatico sorriso il giovane.
- In ogni caso, non sentirti a disagio. -
- Ok. -
- Accomodati. Prendi qualcosa da bere? -
- Be', non saprei ... -
- Che significa? Immagino che sei maggiorenne. -
- Sì. -
- Allora, ci penso io, ok? -
- Va bene. -
Il giovane si siede su una poltrona, mentre la donna dal carrello porta liquori tira fuori una bottiglia di Martini e ne versa un po' in due bicchieri. Ne porge uno al suo ospite e si siede sul divano.
- Ho preferito darti qualcosa di leggero; spero che vada bene lo stesso. -
- Sì - annuisce il giovane, dopo aver sorseggiato la bevanda.
- Come ti chiami? -
- Clem. -
- Io sono Delma. Sembri un bravo ragazzo; sono convinta che andremo d'accordo. Sai perché sei qui? -
- Suo marito mi ha detto che devo farle compagnia, accompagnarla con la macchina dove desidera ... insomma, un tuttofare. -
- Esatto! Lui va spesso fuori per lavoro e manca per diversi giorni; è triste non avere nessuno accanto che si prenda cura di te. So che vivi con la mamma. -
- Sì. -
- Hai parlato a lei del tuo nuovo lavoro? -
- No, perché prima volevo esserne sicuro. -
- Giusto. Alcune notti potresti dormire qui. -
- Non ci sono problemi. -
- Sicuro? -
- Sì. Mia madre sta bene di salute, non ha bisogno che la accudisca. E poi c'è mia sorella. -
- Bene. Per quanto riguarda la paga te la sbrigherai con mio marito. -
- Ne abbiamo già parlato; a me sta bene. -
- Ottimo! - la donna ostenta un vivo piacere nell'osservare il giovane. - Mio marito ti ha detto qualcos'altro? -
- Che non devo sentirmi in imbarazzo ... -
- Sì, continua. -
- Se lei dovesse girare in casa in piena libertà ... -
- La cosa ti dà fastidio? -
- No, tutt'altro! - risponde con un sorriso di compiacimento, Clem.
- Tutto qua? Voglio dire, il mio dolce marito non ti ha detto più nulla? -
- Sì ... -
- Dai, sciogliti! -
- ... che ama farsi massaggiare. -
- Lo trovo incredibilmente rilassante! L'hai mai provato? -
- Farmi massaggiare? -
- Sì; o magari far lavorare le tue mani sul corpo di altri. -
- No, nulla di impegnativo - risponde il giovane, pregustando l'inizio del suo nuovo lavoro.
- Te la senti? - gli chiede la donna.
- Farò qualsiasi cosa mi verrà chiesta - replica sornione il giovane.
- E lo farai bene, ne sono convinta. Vieni, siediti accanto a me. -
Clem, non si fa pregare due volte, poggia il bicchiere sul tavolino, si alza dalla poltrona e va a sedersi sul divano, accanto a Delma.
- Ancora da bere? -
- No. -
- Vuoi rimanere sobrio, non è così? -
- Sì. -
- Ti va di iniziare a lavorare? -
- Sì, per me va bene; sono pronto. -
- Vediamo cosa sai fare! -
Clem ha un'espressione attonita.
- Cosa c'è? - gli chiede la donna.
- Cosa dovrei fare? - replica il giovane, avendo le idee più chiare su quello che gli viene proposto.
La donna, senza mezzi termini, gli prende la mano e la poggia sulla sua gamba.
- Te la senti di provarci? -
- Intende ... -
- Voglio sentire le tue mani sul mio corpo. -
- Se dovesse venire suo marito? Mi ha detto che avrebbe fatto di tutto per essere presente al colloquio. -
- Sì, verrà a momenti; non preoccuparti. È stato lui a dirti che amo farmi massaggiare, l'hai dimenticato? -
- No. -
Delma si alza dal divano, si toglie la vestaglia, lasciandola cadere sul parquet in noce chiaro, e si distende nuda prona sul divano, con il capo a sfiorare le gambe del giovane, il quale, timidamente, allunga la mano per sfiorarle la schiena.

***

Parker, in macchina percorrendo la statale, osserva l'infinito mare. Non può fare a meno di pensare al sogno della notte precedente. Un desiderio irrefrenabile lo porta a svoltare e proseguire verso la costa. Avvicinatosi nei pressi di un promontorio, il detective scende dalla vettura e, col viso tirato, affonda il suo sguardo nei flutti schiumosi.
Ripreso il percorso in macchina, Parker riceve sul cellulare una chiamata di Ted, che lo invita a raggiungerlo immediatamente in una zona periferica della città.
Parker giunge sul luogo dell'appuntamento. Alcune macchine della polizia sostano dinanzi a un vecchio stabile di dieci piani. I curiosi vengono tenuti a bada dalle forze dell'ordine. Ted, non appena vede l'amico, gli va incontro.
- Non danno una festa. -
- L'avevo capito. Cos'è successo? - domanda il detective.
- Un efferato omicidio. -
- Fin qui nulla di nuovo. -
- Si tratta di una vecchia conoscenza. -
- Un cattivo, immagino. Come hai fatto ad avere il lasciapassare? -
- C'è Golden a coordinare le indagini. -
- Come ha accolto la tua presenza? - chiede Parker.
- Mi è sembrato di buon'umore - risponde Ted.
- Be', allora cerchiamo di approfittarne. -
- Mi chiedevo come mai non fossi presente - dice Golden, non appena vede avvicinarsi Parker, insieme a Ted.
- Scusa per il ritardo - risponde, con tono ironico, il detective.
- Sei venuto a goderti lo spettacolo? -
- Dipende cosa mi si offre. -
- Manchi di fantasia; ti piacciono le scene horror? -
Parker non ha più dubbi su quello che si presenterà ai suoi occhi, ma non intende dare segni di cedimento.
- Non ho vissuto in una specie di Eden, dovresti saperlo; so di cosa è capace l'uomo. Allora, volete tenermi nascosta la sorpresa ancora per molto tempo? -
- Credo che Brent abbia finito le vacanze e sia ritornato al lavoro - risponde Golden.
- Perché, pensavi che potesse rimanere a vita in quei luoghi incantati, ed abbandonare i suoi affari? -
- Questo no; ma non immaginavo una ripresa così eclatante. Vieni. -
I tre uomini percorrono alcuni metri ed entrano nello stabile. Sulla bussola dell'ascensore e per terra ci sono delle chiazze di sangue.
- Non è riuscito nemmeno a prenderlo; magari non sarebbe servito a nulla - dice Golden, avviandosi, insieme ai due investigatori privati, alla rampa di scale. Salgono i gradini, sul cui marmo bianco sono visibili altre macchie di sangue. Arrivati sul primo pianerottolo, sembra esserci stata una carneficina; si fa perfino fatica a scorgere il bianco del marmo, su cui domina il color rosso vivo del sangue
- Ne abbiamo ancora per molto? - dice Parker, contraddicendo quanto aveva detto in merito alle sue capacità di sopportabilità.
- Il bello deve ancora venire - risponde Golden.
Il detective lo guarda attonito. Prima di giungere al secondo pianerottolo il gruppo si ferma ostentando, ognuno a modo proprio, una reazione di raccapriccio, dinanzi ad una mano mozzata riversa sullo scalino.
- Probabilmente ha cercato di ripararsi dalla furia dell'assassino - prova a spiegare Golden.
- Vuoi dire del macellaio - osserva Parker.
- Già! -
Superato il secondo pianerottolo, il gruppo prosegue a salire gli scalini imbrattati di sangue, così come le pareti, quando a un certo punto, con ribrezzo, scorgono in prossimità del terzo pianerottolo la seconda mano, mozzata nella parte superiore del braccio.
- Ci siamo quasi ... - cerca di confortarlo l'amico poliziotto.
- A meno che non abbia tre mani, credo proprio di sì. -
Ed infatti, giunti nel terzo pianerottolo, l'uomo mutilato, riverso supino per terra, pone fine alla sua atroce agonia. Su tutto il corpo dell'uomo sono presenti delle profonde ferite d'arma da taglio. Sul pomo d'Adamo, l'ultimo colpo inferto, quello mortale.
- Nonostante tutto, è riconoscibile - dice Golden.
- Che fortuna! - esclama con sarcasmo, Parker.
- Una nostra vecchia conoscenza. -
- Sì, è quel poco di buono di Kam - dice Parker.
- Non essere così irriverente, era sulla stessa stregua dei suoi amici. -
- Comunque, mi dispiace che abbia fatto questa fine - osserva il detective.
- Abitava da solo, al sesto piano di questa palazzina. Sperava di arrivarci ... -
- Sapeva in animo suo che gli sarebbe stato impossibile; a mio avviso sperava in una morte veloce, senza dover subire le pene dell'inferno.
- Sì, su questo sono d'accordo. -
- Ma perché tanta ferocia? - interviene Ted.
- Nel loro mondo basta poco per scatenarla - risponde Golden.
- Perché hai tirato in ballo Brent? - chiede Parker al poliziotto.
- Era un suo intimo amico, prima di volerlo abbandonare per curare i suoi affari in proprio. -
- E per questo pensi che sia stato lui? -
- Non abbiamo le prove, ma ci sono buone probabilità che il geniale Brent abbia voluto vendicarsi. -
- Hai detto bene: geniale. Non mi sembra il tipo che scenda a livelli così bassi, da mattatoio. Qui siamo dinanzi a una mente deviata. -
- Perché, Brent non lo è? Pensi che con la testa stia a posto? -
- Non ho detto questo; ma di certo non è un macellaio. -
- Ti stai affezionando troppo, rischi di perdere di vista il tuo vero obiettivo: acciuffarlo e consegnarlo alla giustizia. Se ti riesce. -
- Potrebbe trovarsi ancora negli angoli paradisiaci a godersi la vacanze. -
- No. In verità sappiamo che è ritornato. -
- Perché, non mi dire che l'avete visto? -
- Non lui, ma la sua nuova fiamma; si è incontrata con i suoi genitori, evidentemente per confortarli che sta bene. -
- Potrebbe essere ritornata da sola - replica il detective.
- Non ci credo nemmeno sotto tortura; senza contare le pizze ordinate due sere fa dal fratello; ne ha ordinate quattro. -
- Cosa c'è di strano, potrebbero aver avuto un ospite in casa. -
- Tra le pizze c'era quella tanto amata, strapiena di ingredienti, da Brent. Non credo che sia dovuto al caso. Avrà fatto una veloce rimpatriata con i suoi cari. -
- Può darsi che sia ritornato, ma da qui a dire che è il responsabile di questo macello, ce ne vuole. -
- Sì, la tua osservazione non fa una piega, ma è tutto da provare. -
- Esatto! -
- Nel frattempo, come al solito, ci masturberemo il cervello a cercare gli indizi che ci conducono alla risoluzione del caso. -
- Nulla di eccezionale! - replica Parker.
- Naturalmente il caso è nostro - tiene a precisare Golden.
- Certo. A dirti la verità, non ci interessa, nessuno ci ha affidato l'incarico; e poi, siamo stracolmi di impegni. -
- Ci avrei giurato - osserva Golden.
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