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"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Maria Novella Giorli
Titolo: La maledizione di Goldwing Abbey
Genere Fantasy Paranormale
Lettori 1754 14 20
La maledizione di Goldwing Abbey
Il piano di Joy.

Sul vagone, silenzioso e dondolante, c'erano poche persone quel giorno. Il paesaggio, zuccherato dalla neve, correva rapido dietro i finestrini del treno in corsa, mentre il vento fischiava forte nell'aria gelida della sera. Becca, avvolta nella sua calda sciarpa di lana, era totalmente sprofondata nella soffice poltroncina grigia del treno e si lasciava cullare dal dondolio. Guardava fuori dalla finestra, mentre con le dita si arricciava i morbidi boccoli castani. Stava tornando dal college e si dirigeva a casa, a Thunderbay, per le vacanze invernali.
Non vedeva l'ora di festeggiare il Natale con la sorella e la famiglia e di partecipare al Golden Ruby Festival, il Festival del Rubino Dorato.
Pur essendo un borgo molto piccolo, Thunderbay era famosa per questo particolare evento invernale. Accorrevano visitatori da tutta la contea per assistere e partecipare ai festeggiamenti e alla caratteristica sfilata in costume, che ogni anno era più ricca e variopinta.
In palio c'era sempre un premio ambitissimo per il miglior abito.
Stavolta il vincitore si sarebbe aggiudicato un viaggio per quattro persone nella capitale dell'amore: Parigi.
Becca era elettrizzata al solo pensiero di volare in Francia, fantasticava di trovarsi già in vetta alla Tour Eiffel e godersi da lassù un magico tramonto sulla Senna. Sia lei che la sua sorellina partecipavano al festival fin da bambine, ma purtroppo non avevano mai vinto. Entrambe avevano sempre utilizzato vecchi costumi riadattati dalla nonna e ne erano rimaste deluse ogni volta. La loro famiglia non era molto agiata e, fin da piccole, avevano imparato ad arrangiarsi con quello che riuscivano
a trovare.
Ma quell'anno Becca aveva le idee chiare, voleva far coppia con la sorella e battere tutti con degli abiti specialissimi. In realtà era un progetto che le due avevano in mente da anni e che magari, finalmente, si sarebbe realizzato. Con questo turbinio di pensieri in testa la ragazza infine si assopì, mentre il vecchio treno blu, che collegava Promisville alla sua amata città, caracollava sbuffante verso Thunderbay.
Quell'anno faceva davvero un gran freddo, nevicava di continuo. Le vallate erano bianche e soffici, il mare era spesso agitato e i cottage sembravano tanti piccoli fiocchi di neve caduti a terra.
Joy era in ginocchio sul divanetto davanti alla finestra, in attesa che la sorella maggiore tornasse a casa: - Chissà se riusciremo a preparare tutto in tempo per il festival! È freddissimo e la neve non ci aiuterà - pensò la piccola Joy sorseggiando del buon cioccolato caldo, mentre il vecchio micio di casa, Cliff, faceva le fusa lì accanto.
Elaine e Jonathan, i genitori delle ragazze, erano molto felici ogni volta che Becca tornava a casa e condivideva con la famiglia le sue esperienze al college. Entrambi erano in cucina e stavano preparando una bella cenetta per accoglierla e dare una bellissima notizia alle loro figlie. L'orologio scoccò le sei del pomeriggio, era ormai buio da un pezzo, quando Joy finalmente avvistò Becca.
Era ancora più slanciata nel suo lungo e grazioso soprabito verde acqua, con la morbida sciarpa rosa ciclamino che ondeggiava sotto la gran massa di riccioli luminosi.
Joy si tolse Cliff dai piedi insieme a una vecchia coperta di lana gialla. Posò la tazza di cioccolato sul tavolo e corse incontro a Becca, proprio come faceva da bambina. Non appena la sorella aprì la porta, Joy le saltò in braccio come un piccolo koala.
- Sono a casa! - disse Becca trafelata e, con la sorellina avvinghiata addosso, chiuse la porta.
Quando Joy si staccò dall'abbraccio, prese subito la valigia di Becca che, arruffandole i capelli dorati, esclamò: - Sei sempre la solita scimmietta! - .
Becca aveva diciotto anni, era alta e snella con lunghi capelli castani e ricci che le incorniciavano due grandi occhi neri. Il suo nome era stato il frutto di una lunga battaglia fra i genitori, suo padre voleva chiamarla Rebecca a tutti i costi, mentre sua madre aveva scelto il nome di Betty.
Alla fine si accordarono per Becca proprio il giorno in cui nacque la piccola.
La ragazza aveva iniziato da poco gli studi universitari nella vicina Promisville e adorava passare le vacanze e i fine settimana a casa insieme alla sorella.
Joy era piccola e paffuta, aveva tredici anni, ma ne dimostrava molti meno. I suoi capelli erano corti e lisci, colore del grano e gli occhi erano azzurri e profondi, punteggiati d'oro. Le due erano grandi amiche oltre che sorelle, condividevano le stesse passioni e si spedivano sempre un sacco di lettere quando erano lontane.
Entrambe preferivano di gran lunga la carta ai messaggi digitali. Si consideravano due ragazze all'antica.
Ma, soprattutto, tutte e due amavano il Golden Ruby Festival.
Quella sera la cena fu un tripudio di patate e merluzzo fritto a volontà, uno dei piatti preferiti delle ragazze. Era, infatti, una serata speciale, perché i genitori festeggiavano il loro anniversario di matrimonio e l'avanzamento di carriera di Jonathan.
Jonathan era un uomo alto e atletico, di bell'aspetto. I suoi capelli erano biondi e ondulati, mentre gli occhi erano blu come il mare di Thunderbay. Ogni volta che tornava a casa da lavoro il suo profumo era inconfondibile, acqua di colonia alla lavanda. Fin da bambine, le sue figlie, appena varcava la soglia di casa, gli correvano sempre incontro dicendogli: - Papà, profumi più di un fiore! - .
Jonathan era un graphic designer che, dopo aver lavorato in giro per la contea per diversi anni, era approdato all'ufficio turistico di Thunderbay.
Grazie ai suoi bellissimi disegni e ai suoi originali progetti, il settore turistico della cittadina era cresciuto sempre più, acquisendo importanza e prestigio. Durante la cena la famiglia festeggiò anche la promozione di Jonathan che finalmente era stato nominato dirigente delle attività turistiche del paese che era sì piccolo, ma florido come una pepita d'oro.
- Certo, dobbiamo ringraziare il monastero di Goldwing se abbiamo gente in visita tutto l'anno a Thunderbay. Ultimamente la sua leggenda è divenuta così popolare in Inghilterra che non ci mancano mai i turisti! E, devo dire, che è anche un ottimo soggetto grafico. Nei miei storyboard fa quasi sempre capolino quella decadente costruzione sullo sfondo - disse Jonathan con l'aria fiera e soddisfatta di chi ama il proprio lavoro.
Elaine intravide uno strano sguardo d'intesa tra le sue figlie quando il marito toccò l'argomento e la cosa non le piacque per niente.
Elaine era una graziosa signora, minuta e gentile, ma molto autoritaria.
Portava i capelli a caschetto. Erano color nero corvino esattamente come i suoi occhi.
Jonathan, dopo aver visto aria di tempesta nelle pupille dardeggianti della moglie, cercò di sviare l'argomento prendendo di nuovo la parola.
Si alzò, quindi, dalla sedia con un bel calice di pinot in mano: - Ragazze, ho una bellissima notizia anche per voi, quest'anno io e la mamma, visti i vostri risultati brillanti a scuola e il vostro comportamento così responsabile, abbiamo deciso di comprarvi dei bei costumi per il Golden Ruby Festival! - .
L'uomo guardava soddisfatto le figlie aspettando di essere letteralmente travolto da un abbraccio di gruppo. Ma le ragazze rimasero composte, quasi rattristate da quella notizia che, in verità, avevano atteso per anni.
Joy si morse il labbro inferiore, Becca invece addentò l'ultima patatina che aveva nel piatto, deglutì e, con tutta calma, disse: - Mamma, papà, quest'anno con Joy abbiamo deciso di fare le cose in grande, i costumi li prendiamo alla camera delle meraviglie di Goldwing Abbey - .
L'idea delle due ragazze non era arrivata certo come un fulmine a ciel sereno, ma era maturata in anni di estrema curiosità.
Becca e Joy avevano trascorso un'infanzia serena fra i giochi e i racconti dei nonni. Quegli anni meravigliosi erano passati veloci, ma le due sorelle erano ancora sognatrici e spensierate proprio come da bambine.
Entrambe erano cresciute ascoltando le favolose storie di nonna Milly, piene di misteri e avventure. Protagonista indiscussa di quasi tutte le fiabe era sempre Goldwing Abbey e la sua camera delle meraviglie.
Maria Novella Giorli
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