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Luigi Romolo Carrino è uno scrittore che ha affrontato nel suo percorso letterario tematiche sociali molto profonde. Il suo romanzo "Acqua storta" racconta per la prima volta l'omosessualità repressa del sistema mafioso attraverso gli occhi di un carcerato che, fra allucinazioni e ricordi, rivive il suo passato negli ultimi tre giorni di vita. In "Pozzoromolo" e in "Esercizi sulla madre", selezionati entrambi per il Premio Strega, tratta il tema dei manicomi.. Il suo ultimo libro è "Non è di maggio" edito da Arkadia.
Riccardo Bruni, da un piccolo sito web negli anni 90, su cui pubblicava i primi racconti, fino ad arrivare alla presentazione del suo romanzo "La notte delle Falene" al Premio Strega. Ha partecipato a vari progetti collettivi, tra cui YouCrime di Rizzoli, in collaborazione con il Corriere della Sera. Scrive sul quotidiano La Nazione, su Giallorama.it, di cui è uno dei fondatori, e collabora con varie realtà del web, tra cui Toscanalibri.it. In questa intervista racconta la sua storia a Writer Officina.
Oriana Fallaci, l'intervista impossibile a una scrittrice mai morta. Prima di approdare al romanzo e al libro, Oriana Fallaci si dedicò prevalentemente alla scrittura giornalistica, quella che di fatto le ha poi regalato la fama internazionale. Una fama ben meritata, perché a lei si devono memorabili reportages e interviste, indispensabili analisi di alcuni eventi di momenti di storia contemporanea. La raccolta delle sue grandi interviste con i potenti della Terra venne poi inglobata nel libro "Intervista con la storia".
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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Promozione Letteraria. Il termine angloamericano "slogan" deriva dall'antica voce gaelica "sluagh-ghairm", che aveva la funzione primaria di reclutare i combattenti alle armi. Nei tempi moderni, questo termine è legato a una più banale propaganda commerciale e inglobato nel Marketing per definire una frase facilmente memorizzabile. Ma come possiamo creare una promozione letteraria per far meglio conoscere i nostri libri?
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Autore: Giulio Della Rocca
Titolo: Il Sid e la sua Tribù
Genere Diario
Lettori 496 7 7
Il Sid e la sua Tribù
Non so bene il perché inizi a scrivere questo Diario; comunque è certo che ne sentivo il bisogno, la necessità – è come quando ti scappa da pisciare: non puoi trattenerla più di tanto, altrimenti scoppi!
Forse sto sporcando d'inchiostro questo foglio perché mi sento giù... o meglio più giù del solito: il mio disagio è cresciuto, così come il mio senso d'angoscia, d'inferiorità e di disgusto per la vita – mi sento esiliato in terra per dirla alla Baudelaire.
Può darsi anche che scriva perché, come sempre, sono riuscito a farmi odiare da una ragazza che mi voleva bene e a cui ne volevo – ho paura di affezionarmi troppo a qualcuno perché la mia insicurezza, la mia debolezza mi suggeriscono che se... anzi, quando venissi lasciato, dopo essermi innamorato, non riuscirei a sopravvivere al dolore che ne deriverebbe...
Probabilmente scrivo per tutto questo e molto altro: è come una terapia, una specie di seduta dallo psicologo, un'autoanalisi che serve a farmi sfogare e a darmi la consapevolezza di quello che sono – un Inetto Incazzato!

Tutti mi chiamano Sid; non ha niente a che vedere con Syd Barrett o il bassista dei Sex Pistols, piuttosto è il diminutivo di Siddhartha... Può darsi perché da piccolo ero eccentricamente e precocemente un po' filosofo e spirituale e i miei discorsi ambigui, mistici – non vedo altro motivo. Sono “un ventenne che ha più di vent'anni”, vivo da solo (o meglio con un compagno – Ego, è il diminutivo di Egonia – che in casa praticamente non c'è mai: appare e scompare con la rapidità con cui gli scarafaggi si riparano sotto i mobili quando di notte insonnoliti si accende la luce per andare al bagno). Questo appartamento è proprio uno schifo – piccolo e sporco – ma dopo un po' ci si fa il callo. L'unica cosa che è davvero bella – un'oasi nel deserto – è la pianta di marijuana che sta in soggiorno – l'ho chiamata Jim in memoria del mitico poeta e cantante dei Doors. Da sola Jim, con la sua inebriante essenza, riesce a contrastare il puzzo infernale che produce l'umidità che regna in questo letamaio chiamato “casa”. È una delle poche cose che riesce a rendermi realmente orgoglioso.
Per vivere, in questo periodo, dipingo: vendo le mie “opere d'arte”...
A dir la verità sono ben pochi quelli che l'apprezzano; tuttavia riesco ad arrivare alla fine del mese con i soldi che guadagno appioppando i miei quadri – fotografie dell'inconscio e manifesto del mio modo di affrontare la vita: tristemente scazzato!
Una volta sono riuscito a darne via uno a un fottio di euro (o c'erano ancora le lire...?).
Le cose sono andate così:
Un Tizio – critico d'arte e cavolate del genere – seppe da qualcuno (forse un altro tipo come lui) che c'era un giovane artista piuttosto interessante – ero io: così mi chiama (ancora non mi avevano staccato il telefono) e ci si mette d'accordo che l'indomani alle quattro del pomeriggio sarebbe venuto a vedere i miei quadri... e magari me ne avrebbe comprato anche uno. Così il giorno dopo, all'ora stabilita (odio la puntualità!) avevo in casa un tipo in giacca e cravatta con l'aria da intellettuale (odio quelle persone che sfogano il fatto di avere poca creatività con un atteggiamento di superiorità verso tutto e tutti). Attraversammo il marciume e arrivammo in salone... davanti ai miei quadri – una decina: li fissava con un'aria di disgusto che me lo fece odiare ancor di più (lo avrei strozzato con quella sua cravatta firmata)... sino a che vidi nei suoi occhi una scintilla, si ravvivarono, si addolcirono come se avesse avuto davanti due splendide fanciulle nude che gli proponevano di ripassare il Kamasutra. Tolsi gli occhi dal suo viso e puntai dove era rivolta la sua attenzione... Quel tipo stava fissando una tela – un quadro abortito o sospeso – in cui oramai usavo mettere i pennelli mentre dipingevo; era un miscuglio di macchie e di colori differenti che il caso aveva messo insieme: uno scarabocchio!... Stavo appunto per chiarirgli quello che aveva davanti, quando ruppe il silenzio: “Stupendo, meraviglioso! Non ho mai visto nulla di così incredibilmente poetico... questa è arte nella sua forma migliore... Il Figurativo perso sfumato confuso incestuosamente nell'Astratto. Quanto vuole per questo capolavoro?” Lo guardai stupito mentre pensavo: “Ho sempre sospettato che i Critici fossero dei cretini senza arte né parte con in testa tante nozioni imparate da altri e senza idee proprie... ma non immaginavo fossero anche dei consumatori abituali di droghe pesanti!” Alla fine gli vendetti quella schifezza (che firmai al volo giustificandomi che l'avevo appena finita in un impeto d'ispirazione) per quell'enorme cifra... e mi fu riconoscente. Era quasi commosso e anche io lo ero: e chi li aveva mai visti tutti quei soldi! (Durarono poco, però...). In seguito lessi alcuni suoi splendidi articoli sul mio conto, su rivistoni importanti per gente importante... Poi più nulla! Qualche tempo fa ho saputo che era morto. Mi spiacque.
In passato ho anche scritto e pubblicato (per una piccola casa editrice) tre volumi di poesie e racconti brevi: Poesie dall'Inferno; Cessi e Successi! (il titolo originale avrebbe dovuto essere La maggior parte degli uomini non fa che produrre merda! ma la censura...); ed ultimo tra gli ultimi: I Mostri Sacri.
Le poesie e le storie contenute nelle tre raccolte parlavano di me e del modo di vedere questa marcia società da parte di una mela marcia come me...
Anche in quel caso non fui capito affatto (o forse fui capito troppo bene): difatti le librerie di Ostia e dintorni (anche a Roma arrivò qualche copia) ne vendettero una miseria... Così l'editore mi diede qualche spiccio e il ben servito.
Quindi rinunciai alla poesia, anche se rimane una delle mie forme d'espressione preferite... e ancora, di tanto in tanto, se depresso, ne scrivo qualcuna su un foglio volante che sempre o quasi va perduto... perciò non rimane traccia del prodotto della mia ispirazione.

Sono una strana persona – ammesso che non sia un alieno come ho creduto fino all'età di sedici anni: contraddittorio, lunatico (passo dalla gioia alla tristezza con la facilità con cui si passa dall'eroina al cimitero); sensibile, fragile, dolce, così come cinico e freddo; sono paranoico, malinconico, divertente e divertito; sono magro (sembro anoressico pur mangiando come un porco), malaticcio e tremendamente sciattone e trasandato; a volte ottimista e più spesso pessimista... Sono tutto questo ed altro: ho infinite sfumature per cui in me convivono – con difficoltà – qualità e valori che si fanno guerra; questo mi rende estremamente ambiguo e complesso: un angelo-diavolo... o qualcosa del genere.
Credo sia questa perversa dualità uno dei motivi per cui non ce la faccio ad essere sereno: riesco quasi a toccarla, afferrarla la felicità, ma ogni volta mi sfugge e mi tocca di nuovo rincorrerla sapendo che mai mi apparterrà: “Non siamo nati per essere felici ma per cercare di esserlo con la consapevolezza e la rassegnazione di non poterci riuscire...” mi disse una volta un vecchio poeta (un pazzo ubriacone per gli altri).
Quanta roba non sopporto di questa società:
Odio la moda – è soprattutto omologazione di pensiero –; il perbenismo, la superficialità, la religione – non la fede –; odio il sessismo – da una parte e dall'altra –, i discorsi futili – è così imbarazzante il silenzio? –, gli eccessi, le convenzioni, le etichette; odio che sia di tendenza drogarsi – è uno dei pochi motivi per cui potrei smettere –; odio la politica e i suoi Capoccioni; odio l'intolleranza, la censura e il potere; odio Ostia coi suoi bulli, i suoi fighetti, gli ignoranti, i cafoni, i violenti, i mafiosi – dove altro avrebbero potuto far fuori Pasolini?... e spesso odio anche me, perché ritrovo quello che non sopporto negli altri!

Sono così tante le cose che mi fanno chiedere quand'è che troverò il coraggio di tagliarmi le vene...
Se non ho mai fatto un gesto del genere è perché ci sono alcuni piaceri – più o meno scemi – che mi danno la forza di andare avanti: come l'amicizia, l'amore, il sesso, le sbronze, le arti, le droghe – il paradiso, per essere davvero tale dovrebbe avere queste sei semplici e meravigliose gioie... peccato che non credo che esista, e anche se ci fosse so che, comunque, non ci sarebbe posto per me: pazienza!
Subito dopo queste paradisiache necessità, a tenermi in vita ci sono delle “banalità” (non per me) importanti: la buona musica (è quella che mi dà emozioni – va dunque oltre i generi), viaggiare senza meta, scrivere, dipingere, la cultura, la contro-cultura, l'idea di rivolta, il cinema, mangiare schifezze, far tardi la notte, alzarsi alle tre...
Se sto scrivendo questo Diario, e non sono concime, lo devo a tutte queste stupide insignificanti cavolate – è così che i più definiscono i miei antidepressivi.
Tuttavia le pillole migliori contro la malinconia rimangano i miei amici... il mio gruppo... la mia Tribù!
Ne fanno parte Peppe, il Qube (è l'enigmatico Andrea), Masone (detto Maxim), Carlo e Arianna (gli eterni innamorati), Marcello (o Marcellino), Mirko (alias Wolf), Lory e Malvina, e il ragazzo di quest'ultima (Luca), Gioia, Cesco (per noi l'Americano) e Sugar...
Ad eccezione di quest'ultimo che è di Roma, siamo tutti figli (o vittime?) di Ostia.
Siamo un gruppo strano... diversi dagli altri! Direi che ognuno di noi sarebbe (o è) stato allontanato dalle altre combriccole perché quantomeno eccentrici – e per questo comici –, siamo stravaganti, diversi: di un altro pianeta!
Peppe lo conosco dalla Comunione. È un vero e proprio fumetto: è divertente, rapsodico. Quando si arrabbia è una vera e propria furia: gli ho visto spaccare qualsiasi cosa nei suoi sbrocchi alla Kenshiro, raramente se la prende con le persone. È assolutamente anticonformista – se ne fotte altamente della moda tanto che se ne va in giro con una busta di plastica che gli fa da “borsetta” (è diventata un vero e proprio cult qui), e poi come non parlare dei suoi “completini estivi” (davvero inguardabili nel loro grigio topo con scritte altisonanti e colori allucinanti che ricordano le grandi marche pronunciate in malo modo: Nikel, Attilas, Deodora et cetera), dove li compri rimane un mistero; paradossalmente è un tipo ordinato e preciso – ha la strana abitudine di pettinarsi, oltre che il suo “straordinario” caschetto, tutti i peli del corpo (la leggenda vuole che lo faccia anche con quelli pubici); non ha vizi – beve soltanto alle feste e ha (come molti altri nella brigata) una specie di pregiudizio su tutte le droghe: abbiamo avuto un'infinità di discussioni sull'argomento senza che nessuno dei due cambiasse minimamente la propria idea.
Peppe è di sicuro il vero collante del gruppo, è infatti lui il riferimento principale per tutti noi, anche se nessuno lo ammette! È una persona incredibile su cui puoi contare. Se gli chiedi una mano ti dà un braccio. È intelligente anche se... forse proprio perché ha lasciato a metà le scuole Superiori. Ora è un cantante, o almeno ci prova: come nel mio caso la sua presunta arte non viene apprezzata. Questo lo distrugge ma è abbastanza forte e testardo per dire: “Non sopportate la mia musica? Beh allora ho un motivo in più per continuare a cantare e tormentarvi con la mia voce!” (giuro tremenda, o meglio un incomprensibile incrocio tra Johnny Rotten e un cantante neomelodico). Per non parlare dei balletti stile boy band in omaggio a Michael Jackson, con cui arricchisce lo show. Ne vogliamo parlare? Meglio di no. Da un po' vive da solo. Prima stava a casa con sua madre – i suoi come i miei sono divisi – ma non faceva altro che litigare con lei (una Betty Boop in carne ed ossa) e la sorella di lei, per tutto e per niente. Da quando ha lasciato quel posto è più calmo e riesce ad avere con la donna che lo ha generato (è così che lui ne parla) dei rapporti quasi normali. Per lui dovrei sprecare ancora un mucchio di parole... ma si sa che la scrittura è un linguaggio infame quando si tratta di dover comunicare sentimenti e emozioni... così... finisco qua...
Quindi c'è il Qube... Personaggio davvero indecifrabile e complesso. Lui è, diciamo così, l'intellettuale della tribù – legge moltissimo, naviga su internet per cercare informazioni su ogni genere di cose (credo sia uno dei pochi che utilizza il computer non solo per scaricare materiale porno); si interessa di politica, musica, letteratura, arte, ma soprattutto, la sua grande passione è la Seconda Guerra Mondiale: molto spesso quando vado a trovarlo sono costretto a subire ore di discorsi (di parte... quella che non mi piace) su quel tempo: “I partigiani non sono poi dei santi come ce li descrivono: anche loro hanno commesso delitti atroci su dei poveri soldati tedeschi che non facevano che eseguire gli ordini...” e bla bla bla. Finisce sempre con una litigata: lui mi urla le sue verità e io le mie: “Non c'è differenza alcuna tra certi partigiani e certi soldati tedeschi, tra bianchi e neri, tra cattolici e ebrei o tra me e te: siamo sempre e comunque uomini... e quindi possiamo... anzi: di certo sbagliamo! L'uomo è un connubio tra male e bene... Altro paio di maniche è relativizzare strumentalmente e riscrivere la Storia. I partigiani erano inequivocabilmente dalla parte giusta...” et cetera et cetera. A parte le divergenze di idee, la sua rigidità mentale, la sicurezza ostentata, il fatto che mi consideri un sòla (non gli do tutti i torti: arrivo, per principio e per vocazione, sempre in ritardo, e spesso mi dimentico completamente degli appuntamenti; questo rende inevitabili, ma non per questo meno digeribili, le mie buche); a parte la malafede, il suo voler avere sempre ragione, che mi rompa perché faccio uso di qualche droghetta... se si esclude ciò... questo spilungone occhialuto con la testa rasata e l'aria da so tutto io mi è proprio simpatico. Il Qube vive ancora con i suoi (sua madre è una segretaria e suo padre un militare), studia all'università – giurisprudenza mi pare... quel che è certo è che ogni giorno puntuale e impeccabile si reca al suo Ateneo a studiare qualcosa che gli garantirà un bel pezzo di carta da attaccare in camera vicino al poster di El Alamein, o al calendario di quella bonazza col culo di fuori che sta davanti al letto.
Poi c'è Masone (Maxim). Per lui nutro un sentimento di amore-odio (la maggior parte delle volte è odio). È la persona più materialista, superficiale e consumista che io conosca... o almeno lo è del gruppo. Paradossalmente crede di essere alternativo e trasgressivo – ai miei occhi è un semplice ingranaggio del sistema persuaso di esser libero (ma chi lo è poi?). Si veste, si pettina e si atteggia come la moda richiede – già questo è da conati –, sputacchia frasi come: “Ragazzi... voi non sapete distinguervi, non avete classe... è questa che fa di me un latin lover irresistibile...” Quando le sue manie di grandezza gli fanno uscire fuori puttanate come quelle, ci guardiamo tutti negli occhi ed insieme gli chiudiamo la fogna che ha per bocca urlandogli: “Stai zitto brutto materialista di merda!”; oppure c'è la variante: “Zitto consumista del cazzo!” Quelle poche volte che si toglie la maschera – ed è davvero se stesso – non si può non riconoscere che è un ragazzo brillante e con un suo fascino... Per quanto riguarda i gusti musicali non gli si può dir nulla – Area, il Banco, Le Orme, New Trolls, PFM, Genesis, Deep Purple, Led Zeppelin, Beatles... (questo lo si deve al padre Sessantottino, però). Insopportabile è anche il fatto che cerchi sempre di essere al centro dell'attenzione, così si mette a prendere per i fondelli, oppure prende a dire stupidaggini interminabili fino a che qualcuno non gli fa capire che se non la smetterà se ne pentirà amaramente... Questo giudizio ambivalente che io ho per lui ha suffragato, ormai definitivamente, quella che è una delle mie poche convinzioni: nessuno, poi, è da buttare!
Carlo vive con un suo giovane zio (un trentenne fuori di testa alla ricerca ma non troppo di un lavoro che non lo affatichi troppo). Quando l'ho conosciuto era molto timido e insicuro: se era ansioso o nervoso cominciava a balbettare, e comunicare diventava per lui un'impresa come per noi cercare di capirlo. Un altro sintomo del suo stato d'agitazione era il sudore che riduceva le sue mani in saponette – dargli il cinque in quei momenti voleva dire avere per tutto il giorno tra le mani una sostanza viscida e appiccicaticcia... Piccolo e magro sembrava avesse preso la scossa – era sempre elettrico, e quando gli parlavi non la smetteva mai di toccarti la spalla tanto da nevrotizzare. Un'altra cosa tremenda è che non potevi dirgli niente che intendessi tenere segreto, o almeno, non volevi diventasse di dominio pubblico: aveva l'abitudine di raccontare tutto a tutti (temevo che un giorno avrebbe potuto mettere dei cartelli con su scritto quello che gli si era pregato di non dire a nessuno). Ora il problema è risolto... non gli si dice più un cazzo! Da quando Carlo ha conosciuto Ari – da quanto diavolo è che stanno insieme, oramai? – è diventato una persona migliore: più sereno e sicuro di sé – l'amore a volte è meglio di qualsiasi medicina o terapia...
La sua dolce metà è una graziosa ex teen-ager con cui mi trovo bene. La maggior parte delle volte parliamo di cose stupide – non intendo cose futili (tendenze o superficialismi in genere, come fa la maggior parte delle “pecore senza cervello” drogate di e dal consumismo). Cose “stupide” sta a significare discorsi che hanno come unico fine quello di passare ore spensierate e divertenti. Alcune volte, però, si è anche parlato di musica, pittura (mi chiede spesso che senso abbiano i miei quadri: “Lo stesso di ciò che chiamiamo ‘esistenza': alcuno!” le rispondo serio); si discute di poesia, di droga (lei si incazza con me perché ogni tanto mi lascio andare; io la contraddico imbastendogliela così: “Qualsiasi cosa diventi un eccesso è una droga, quindi per ora non ho nulla da rimproverarmi: sai che ormai faccio le cose con raziocinio e moderazione! È come un bel bicchiere di vino ogni tanto... non fa male...”); si parla di sogni, si pensa al futuro, si ripensa al passato, ci si attacca sulla politica (lei è a modo suo di sinistra-ma-non-troppo-a-sinistra-meglio-un-po'-più-al-centro-che-esce-meglio-la-foto-di-gruppo... e crede davvero che qualche Capoccione liberal-democratico-che-guarda-a-sinistra possa migliorare le cose). Io le dico tra il nichilista e il fancazzista: “Idealmente mi sento comunista: la solidarietà, la tolleranza, la libertà, il mutuo appoggio, lo Stato Sociale, il lavoro per tutti, l'uguaglianza economica e sociale... ma sono concetti più o meno astratti che non sono in pratica realizzabili; per due motivi in particolare: sarebbe necessaria l'onestà morale, intellettuale e totale dei compagni lavoratori che dovrebbero, appunto, svolgere il proprio lavoro senza risparmiarsi pur sapendo che camperebbero lo stesso senza fare nulla o giù di lì, e dei compagni cittadini che dovrebbero paradossalmente far proprio il precetto Biblico ‘non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te'; e poi: le ricchezze dovrebbero essere divise equamente da alcuni compagni (angeli? santi? – ed anche questo è paradossale in una società comunista!) con dei principi e un'etica che gli permettessero di adempiere a tale dovere con giustizia e senza trarne vantaggio e Potere... Siamo onesti: questo è impossibile! (O quasi). L'uomo, chi più chi meno, quando ha a che fare con il potere e il denaro è ammaliato dal Lato Oscuro della Forza diventando avido, corrotto e insensibile... In conclusione: sono progressista nello spirito, ma in pratica... apolitico e apartitico, e quando si tratta di dover votare metto la croce sul simbolo del partito (tinto es claro! più-rosso-è-meglio-è) che mi fa meno antipatia pur sapendo che nulla cambierà... il bene o il male dipende da noi poveracci... sono le nostre azioni a fare il bello e il cattivo tempo... quindi: rimbocchiamoci le maniche! Rivoluzione dal basso... Evviva l'Anarchia!” Alla fine di un discorso di questo tipo, lei mi fa: “Sai: come pittore sei proprio una frana, ma con le parole...” Parliamo un po' di tutto e un po' di niente. Le voglio un gran bene...
Marcellino (anche detto lo Scout per il fatto che da quando ha otto anni fa parte di questo prestigioso quanto misterioso corpo i cui militanti non fanno che ripetere con un gran sorriso “Parola di scout...”. Mi chiedo quale sia il loro piano segreto: al segnale convenuto scateneranno l'inferno?), lo conosco dall'età di sei anni – andavamo in campeggio coi preti (diavolo, sono un Papa-boy mancato). Mi ha sempre ispirato allegria... sarà per la sua erre moscia, il suo aspetto – è alto e paffutello tipo l'Orso Yoghi –, e poi con lui ho una sintonia particolare: per capirci (e a volte azzannarci) basta uno sguardo. Abbiamo anche fatto scuola guida insieme – io ci ho messo tre mesi a prendere la patente mentre lui più di nove... quasi un parto! Le uniche cose che non sopporto sono i suoi discorsi destroidi (paurosamente insensati: qui è forte l'influenza di Andrea) e il suo voler fare sempre la morale – d'altronde è uno scout: “Quella roba fa male al cervello... sono sostanze psicoattive, ti spappolano il cervello, sai?... e poi pensaci Sid... se non fossero dannose non sarebbero illegali.” Io gli rispondo sempre nella medesima maniera (è molto simile a quello che dico anche ad Arianna e agli altri): “Stronzate... è l'abuso che fa male! E poi il fatto che siano proibite non vuol dire un cazzo: se tu fossi vissuto in USA-e-getta durante il Proibizionismo cosa avresti pensato dell'alcol...? il tuo amato alcol. Bandire le droghe è il più grande regalo che si può fare alle merdose mafie. E poi il proibito, si sa, fa arrapare gli adolescenti, quindi non serve neanche come deterrente, anzi. Legalizzare la vendita e il consumo sarebbe un modo sensato di controllare il fenomeno e limitarlo et cetera et cetera.” Oddio non ci credo... mi appallo da solo, che noia che so'. Me paro un politico! No ve prego... Qualcuno mi sopprima quando faccio così! Anyway, chiudo più o meno così il pistolotto di contro-morale: “E ad ogni modo bisognerà pur morire, e preferisco trapassare in pessima salute che in buona salute, diamine. Mi roderebbe assai...” Solitamente rimane in silenzio, oppure bofonchia: “Va beh... c'hai sempre ragione te” e se ne va sconsolato.
Gioia è la cugina di Ari (o almeno credo); lei è un po' più musona e umorale della sua presunta cugina – spesso, infatti, qualcuno è costretto a sorbirsi i suoi sfoghi per i suoi “tremendi problemi”: “Quello mi ha lasciata...” e bla bla bla. “Il prof è uno stronzo...” e bla bla bla. “I miei mi hanno rotto...” e così via. A parte questa sua tendenza a piangersi addosso con lei mi diverto un sacco; anche perché frequentemente è vittima dei miei scherzi più o meno cattivi. Una volta mi inventai una storia sul suo conto: raccontai che doveva comprarsi delle scarpe che le piacevano tanto, ma non aveva i soldi... Così per raggiungere quella cifra si era messa a fare bocchini per dieci euro (sì so' stronzo lo so); dissi anche che aveva coniato un motto per attirare i clienti – “Gioia ingoia e dà gioia”. Fatto sta che per un mese fu tartassata di telefonate, messaggini, lettere di ragazzi e ragazzini che le chiedevano quando e dove si sarebbero potuti incontrare per constatare di persona se era all'altezza di quello slogan che aveva stimolato le menti di mezza Ostia. Quando seppe che tutto era partito da me non mi rivolse la parola per sei mesi, cioè sino a che tutta questa storia fu dimenticata da quel gruppo di adolescenti arrapati che contava di poter sedare i propri bollenti spiriti senza dover ricorrere alla solita manovella... Ora siamo tornati in buoni rapporti – io le parlo di come passo le mie giornate da artista incompreso e fallito, lei mi angoscia con le sue stupidaggini da pulzella coccolata e viziata...
L'Americano... – lo chiamiamo così perché ha dei vecchi nonni inglesi... (???) Mo che ci penso ‘sto soprannome è completamente fuori: se i parenti sono inglesi lui dovrebbe essere l'Inglese, non l'Americano... Dissociati! Siamo un gruppo di dissociati... Bah, neanche un soprannome sappiamo dare. Comunque. È di sicuro quello del gruppo che ha il modo di vedere e vivere più lontano rispetto a tutti noi – odia il rock (ascolta musica indefinibile) e non fa che chiederci: “Mi spiegate cosa ci trovate ad ascoltare questi coglioni che fanno versi incomprensibili e che strimpellano chitarre scordate?” Odia i pub e i posti che frequentiamo, non può soffrire i film che vediamo (Trinità, La Banda del Gobbo, Casotto, Novecento, C'era una volta in America – almeno questo doveva piacergli –, The Texas Chain saw Massacre, Brainscan - il gioco della morte, Nightmare, Ultra', Ragazzi Fuori, Teste Rasate, l'Odore della Notte... sono alcuni dei film che abbiamo visto tutti insieme appassionatamente, ad eccezione, naturalmente, del suddetto che sembrava dovesse essere crocifisso)... soprassiedo sulle sue reazioni alla visione delle pellicole che ho proiettato al Cineclub Sergio Citti: Ciclo Fellini (autoflagellazione), Elio Petri (convulsioni), Truffaut (possessione), Lynch (autocombustione); e infine è anche lui un “Proibizionista” (è così che noi amanti dei Paradisi Artificiali chiamiamo quelli della banda che non si fanno cullare dal dolce amore delle droghe), anzi, probabilmente è il più bigotto e intollerante. Se dipendesse dal lui toglierebbe dalla circolazione superalcolici, caffè, sigarette, calmanti ed eccitanti – cioè tutto ciò che rende la vita più pepata. Dice da pedissequo paladino del Determinismo: “Io li arresterei... anzi vi arresterei tutti... perché dalle canne si passa agli acidi, da questi alla cocaina e quindi all'eroina...” Allora io, sostenuto da quelli del gruppo che la pensano come me gli ringhio: “Senti Yankee... la tua, con tutto il rispetto, è una frase del cazzo che non sta né in cielo né in terra, assolutamente liberticida e dispotica! Hai mai sentito dire vivi e lascia vivere? Beh significa che se io non invado la tua libertà e/o quella degli altri, posso fare quello che voglio: drogarmi, bere, prostituirmi o suicidarmi!” Avesse letto di più (tipo “L'arte di avere sempre ragione” di Schopenhauer) avrebbe potuto smontare a sua volta la mia tesi con un semplice sillogismo Aristotelico: Alcol e droghe alterano e disinibiscono, chi è disinibito non è razionale, chi non è razionale non è assennato e può fare male agli altri e a se stesso inconsapevolmente, ergo... Ma per fortuna o sfortuna è dopato di TV spazzatura, ergo quando-uomo-che-guarda-solo-TV-incontra-Uomo-che-legge-l'uomo-videns-è-un-uomo-morto. Finisce che ognuno manda a quel paese l'altro. Ma si fa pace in fretta. Quando il Qube lo vede abbacchiato e annoiato per il fatto che ci troviamo in un posto in cui fanno della bella musica (tipo il Jazz Pub vicino la Stazione), lo sfotte così: “Americano, tu sei apatico... non ti piace un cazzo! Sorridi alla vita pure se la vita a te non ha sorriso” e parte la risata avvilente. Ci puoi contare su Cesco, e non te lo mette nel culo appena gli dai le spalle. Qualche anno fa, diciottenne, era una delle promesse del nuoto italiano... purtroppo è rimasto tale: non ha mai fatto il salto di qualità anche perché era (e lo è ancora) stra-pigro: saltava gli allenamenti, e per motivare le sue assenze dava scuse assurde che spesso ero io a consigliargli, il Maestro delle sòle: “Mi è morto il gatto...”, oppure: “Si è persa mia nonna...”, o anche: “Si ricorda mia nonna? Quella che si perse...? Beh, stavolta è scappata col moroso” e poi tante altre che pensai e suggerii con soddisfazione al mio bisognoso amigo. Sta ancora con i suoi e racimola qualche euro insegnando ai bambini a nuotare...
Il forestiero della tribù è Sugar – è, infatti di Roma –, studia ingegneria alla Sapienza (“università da fighetti” lo blastiamo noi) ed è tanto calmo quanto cinico... da buon medio-borgese-di-destra! (nessuno è perfetto... e chi è perfetto è tremendo). Questo stona un po' con la sua faccia d'angelo e i suoi biondissimi capelli. Nella sua casa (splendidamente borghese) abbiamo fatto, dubito faremo ancora, delle indimenticabili feste (o festini...) il cui slogan era Alcol Sesso e Punk-Rock... Indimenticabile il suo diciottesimo compleanno (sembra un secolo fa – fu la prima volta che ci si mise, tutti, eleganti: d'altronde lui ci aveva avvertiti: “...ohi, chi non è vestito in maniera impeccabile non mette piede alla festa!”). Fu un orgasmo. Si iniziò con il Gioco degli Assi (ci si mette tutti in circolo e si fanno girare le carte... a chi capita l'asso si becca un bicchiere – la cosa più tranquilla è una vodka liscia: per il resto, è la morte!); alla fine del gioco (se così si può chiamare quella specie di tortura cinese), chi più chi meno, non si è più in grado di andare al bagno senza farne un cesso pubblico. Fumammo sigari, ballammo fradici sulle note di... (possibile che in casa di Sugar suonassero i CCCP?... I Clash me li ricordo bene... e poi c'era un po' di musica anni '70... e revival '80). Ad ogni modo fu in quella festa che quasi realizzai il sogno che accomuna ogni eterosessuale (è una delle poche cose che mi dissuade un poco dal pensare di essere davvero un extra-terrestre – sì ma di quelli strani... alla Piccolo Principe... solitario e fanciullesco... non come quelli grigi o verdi che ogni tanto rompono a qualcuno), ossia: scopata a tre!!! Dopo aver bevuto come Best all'Oktoberfest, e aver pogato come a un concerto dei System of a Down, mi sdraiai sul divano sperando che si muovesse meno del resto della stanza... Poco dopo (avevo intanto constatato che il divano pure girava... tipo giostra o calci-in-culo!), mi si avvicinano due tipe (una deliziosa roscetta e una misteriosa moretta) forse più piene di me... Iniziamo a ciancicare qualche discorso come si fa tra spugne (avevano la mia stessa età – diciottenni –, andavano matte per Patty Pravo, la Berté e Renatino Zero – bel... triangolo no? –, e forse mi dissero dell'altro... io non ricordo). Non so come, ci trovammo tutti e tre abbracciati e a slinguazzare... così la roscetta (so per certo che una delle due si chiamava Maria, ma chissà chi era delle due... forse la mora... ma non escludo la roscia, però!)... insomma la rossa (che potrebbe chiamarsi Maria) propone di andare tutti e tre in camera dei genitori di Sugar (sloggiati chissà dove). In un nanosecondo (con l'alcol-trasporto) siamo buttati sul letto a spogliarci... Meraviglia: mani che mi toccavano dappertutto, le mie mani che toccavano quattro tette e due culi (e non perché ci vedevo doppio): un paradiso o un inferno a seconda dei punti di vista. Iniziavamo a masturbarci, e proprio nel momento in cui si stava per procedere alla fase più calda e più interessante (almeno per noi maschietti) si apre la porta e si sente una voce impastata che fa: “Brutto figlio di... PUTTANA... quella è la mia ragazza...” e poi un tonfo – l'imbecille era svenuto (destino bastardo). Le due si rivestirono in fretta e furia e prestarono aiuto a... (già... poi chi era?... ma soprattutto: qual era delle due la sua “puttana”?). Il tizio passò tutta la notte a sbrattare assistito dalle due crocerossine – pensai anche di mettermi due dita in bocca: non si sa mai mi riservassero lo stesso trattamento, e tanto che c'erano si poteva pure continuare da dove avevamo lasciato, no? Alla fine mi addormentai. Non ricordo altro di quella festa, se non lo spettacolo che vidi quando mi alzai il giorno dopo – la casa era un girone dantesco: un letamaio pieno di bottiglie e laghi alcolici in cui affogavano teste alticce circondate da rottami di una casa che era stata un tempo bella. Corpi di ragazze e ragazzi erano buttati ovunque in un sonno strano. Dio mio che emozione: mi sentii scorrere nelle vene un esercito... una generazione intera che ballava al mio interno! Pensai che in fondo, tolte le maschere, mi somigliavano non poco: spaventati, incazzati e depressi! Con una gran voglia di far baldoria, alla ricerca di un senso in questa vita insensata... Sì, in fondo anche quella era la mia Tribù! Chiamai i miei compagni, anche loro con la cera da day after... Ringraziammo il padrone di casa (non ci ha mai raccontato come è andata poi con i suoi: io l'avrei ucciso!). Ognuno se ne andò a smaltire i postumi, e i ricordi, a casa propria – ne parliamo spesso di quella lunga serata... ogni volta che si ha voglia di nostalgia.


Quelli del gruppo di cui non ho ancora parlato – Mirko, Lory, Luca e Malvina – fanno parte, insieme a me e a Masone, di un sottogruppo: “Il giro dell'hascisc” – è così che ci chiamano quelli del gruppo che noi chiamiamo i “Proibizionisti”.
In passato noi del giro e gli altri, i Proibizionisti appunto, non facevamo che litigare su questo argomento – ci tiravamo bombe da una parte e dall'altra trincerandoci dietro le rispettive convinzioni...
Ad oggi siamo arrivati ad un compromesso; una specie di accordo tacito per cui non si cerca più lo scontro e ci si lascia fare e stare almeno quando non si sta tutti insieme.
Quando si sta tra di noi – noi del giro – si va per fumerie, si cercano – e si trovano – negozi che vendono sostanze al limite del legale (se fosse per me non farei tanti problemi a far vendere la salvia allucinogena: c'è chi la usa per cucinare la salvia per non parlare delle acciughe sulla pizza!). E, sempre a Roma (i romani sì che sanno divertirsi: “Un popolo di frocioni umbriachi...” diceva sprezzante un mio prof molisano), c'è un locale da sturbo ispirato al Korova Milk Bar (quello di Un'Arancia ad Orologeria/Arancia Meccanica, in cui Alex e i suoi soma/drughi andavano a dissetarsi dopo un po' di in-sana-ultra-violenza). Tutto è perfettamente “paraculo” (per dirla come la direbbe la berlinese Christiane F.): l'atmosfera è psichedelica, la musica è quella di Ludovico Van e come ciliegina sulla torta (o come una torta fra le tette), assenzio assenzio assenzio... silenzio!
Mirko-Wolf è un tipo assai buffo – basso, grosso e con una testa enorme piena di riccioli –; è estremamente influenzabile (un giorno è anarchico, l'altro è comunista e il giorno dopo ancora è un fascio: questo dipende dall'ultima persona con cui ha parlato), è drogato di musica – e non solo –, a volte subdolo, chiacchierone, non ha peli sulla lingua ma in compenso... è molto peloso – per questo lo chiamiamo Wolf, il Lupo –; ma ciò che lo rende più spassoso (e irritante al tempo stesso) è, soprattutto, la sua incapacità di esprimersi: scrive male e parla peggio! Io e Carlo per sfotterlo un po', qualche anno fa, inventammo il wolfese... (non facevamo che esasperare un po' il suo sproloquio – molto simile ad un grammelot di Fo uscito dalle fauci di Chewbecca). Per un anno intero quella neo-lingua divenne una sorta di tormentone qui da noi – nello stabilimento in cui avevamo la cabina, molti bambocci (molti neanche li conoscevamo... e credo non conoscessero neanche Wolf) si avvicinavano a me e Carlo, che eravamo gli imitatori ufficiali, e balbettavano: “Per favore ci fate sentire quella cosa lì... com'è che si chiama? Ah sì, il worchese...” Noi ci guardavamo, gli dicevamo un po' scocciati che si diceva “wolfese” e iniziavamo lo show: “Vaaaaaahhhhvvaaahh” urlavo io. “Vaaaaaahhhvvaaaaaaaaaaaa ò visto vaaaaahhhhhaaaaahhhaaaa un cosa vaaaaaaaaaahhhhhh un video vvvaaaaaahh bellissime vavavvavavavvaaaaaaaaaaahh musicale vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah Paola e Chiara vaaahvaaaaaah bacio saffico vaaaaaahvaaah che fregne che so' vaaah diventate” continuava Carlo. “Vavvaravah!” chiudeva Peppe mentre tutti si piegavano dalle risate chiedendoci il bis. La cosa incredibile e assurda è che Mirko parla davvero così quando è incazzato o ansiato: delle sue sfuriate si intendono solo pochissime parole tra un verso e l'altro... ed è da queste parole chiave che bisogna partire per risalire al senso generale... se c'è. CAZZO DICI??? gli urla Peppe quando proprio non riesce a stargli dietro. Wolf vive con sua madre – anche i suoi sono separati – e lavora come magazziniere in un ingrosso di bevande alcoliche (quante ciucche con la roba che ha inculato!). Casa sua è stata ed è – per la sua disponibilità e al fatto che è la più grande – il posto in cui si va per vedere un film, fumare profumato, passare il tempo, oppure festeggiare qualcosa. Ed è così che nella tana del Lupo abbiamo passato tre o quattro capodanni – ogni volta uno sballo!
Il primo fine anno a casa sua avevamo comprato il pollo; io – ispirato da zio Bacco – decisi di insaporirlo con del peperoncino strapiccante... Non contento lo misi anche nelle bevande e lo spalmai nei bicchieri. Mentre eravamo intenti a mangiare Peppe urlò paonazzo: “PORCO DIONISO!!!”, quindi prese il suo bicchiere e lo tracannò... Rimase muto per un po'; gli occhi erano spalancati e la mano stringeva il bicchiere... che poi buttò a terra! Seguì una bestemmia che il cielo ancora trema. Prese il bicchiere che gli era più vicino (naturalmente anch'esso saturo di peperoncino) e bevve... Passò metà della serata a maledire Santi... (Un po' di tempo dopo gli dissi che ero stato io a fare quello scherzetto... Conoscendo il suo carattere direi che la prese bene: mi inseguì con un lungo coltello per mezza Ostia... poi si stancò... grazie a Dio).
Il capodanno successivo – avevamo fatto già il pieno di fluidi etilici – verso le due (l'anno era dunque morto e ne era appena nato un altro) noi maschietti ci sparammo un segone generale davanti ad un filmino porno (d'annata... indimenticabile Moana)... La cosa comica è che mentre smanettavamo si discuteva di argomenti quali la politica, la società, la vita, le donne (ci mancava non ne parlassimo in quella situazione di ingrifamento); e ancora, il calcio, la guerra, gli UFO (quelli di X-Files, però... ma alla fine Mulder gliele ha fatte vedere o no le stelle a Scully?), la Formula Uno, il futuro, il passato (alla fine si parla sempre di quello!... d'altronde è l'unica cosa certa); e poi, di musica, di fumetti giapponesi, di cibo, di videogiochi, di scopate, di genitori, di soldi, di progetti, di paure... Naturalmente fummo molto sintetici nello sviluppare i vari temi: il tutto non durò per più di quindici minuti per i limiti e le esigenze fisiche di qualsiasi essere maschile che si sta masturbando... orgasmo! Dopo quel simpatico siparietto e dopo esserci rinfrescati un po', e ripresi dallo sforzo, ci cucinammo un piatto-spacca-fegato di mia invenzione: Le Uova del Sid.
La ricetta è questa:
Cipolle tritate, o tagliate, in abbondanza, bacon e/o pancetta a più non posso, prosciutto a pezzettini, alici (queste sono facoltative); il tutto va fatto soffriggere – per qualche minuto – con olio extra-vergine d'oliva (su questo non si bara: EXTRA-VERGINE!!! – deve essere immacolato...); si mettono quindi tre uova per ogni persona, si aggiungono sottilette, mozzarella, sale (a discrezione), spezie in quantità... quindi si gira il papocchio (ha la parvenza di un incidente atomico tra uova modificate geneticamente) e si lascia cuocere per tre-quattro minuti... et voilà...
Tale prelibatezza – che è dannosissima e pesantissima soprattutto se mangiata in orari notturni come facemmo noi – andrebbe, o meglio va degustata con il pane tostato spalmato di burro e, volendo, si possono aggiungere maionese e ketchup (e perché no, senape)...
Finito lo “spuntino” ci appisolammo alla meno peggio tra incubi di mostri e draghi medievali frutto di una difficile digestione...
Un altro “Crep'anno” mettemmo completamente a soqquadro la casa di Mirko – spostammo la maggior parte dei mobili, dei quadri, e tutto ciò che stava in salotto, in cucina... tutto questo mentre lui era in bagno, forse a sbrattare. Non appena uscì andò di matto, iniziando ad urlare e a sbraitare a suo modo (noi si rideva piegati)... Tra un ululato e l'altro riuscì anche a spaccare una cristalliera e il servizio di porcellana che era al suo interno. La morale è che fece più danni lui con quei suoi cinque minuti di follia che noi nei nostri dieci di calcolata pazzia! Quel capodanno ci inciuccammo proprio tutti (avevamo fatto l'immancabile Gioco degli Assi): Peppe stava sul divano in uno stato pietoso e cantava una nenia su una tipa che lo aveva tipo lasciato, Wolf inseguiva Gioia allupato – urlandole: “Non scappare voglio solo scoparti!”, per fortuna qualcuno ebbe la saggia e lucida idea di chiuderla in macchina, così si salvò (il Lupo è molto dotato... ce l'ha davvero enorme... è bestiale... è Wolf!); Luca era diventato un giullare: diceva storielle erotiche o meglio coglioncionate a ripetizione strimpellando con la sua chitarra, Lory stava di fuori a capire cosa fosse quella roba verde che aveva svongolato, io (distrutto dall'accoppiata alcol-marja) facevo discorsi pazzoidi e senza logica sull'Atomo-micro-Universo ad un pubblico poco lucido: Ari, Malvina, Carlo, Cesco, il Qube e Marcellino... che mi spizzavano divertiti e preoccupati. Io e Peppe rimanemmo a dormire là. Io sulla poltrona e lui sul divano parlammo, al buio, per tutta la notte – le solite storie: ricordammo con gioia i momenti passati e ci domandammo cosa ci avrebbe riservato la vita... Quasi mi vien da piangere a ripensare a quel periodo in cui eravamo così spensierati, ingenui... felici (?); in cui le giornate odoravano di spirito adolescenziale... ma forse non era poi tutto rose e fiori. Che sia il tempo a rendere tutto così dolce, così poetico? Chissà... quel che è certo è che ho tanta nostalgia di quegli anni pieni di astratti furori, e le lacrime che ho negli occhi ne sono la prova... Tornando a Wolf, che altro si può dire... beh, anche lui, a volte, è depresso (quando è ubriaco spesso piagnucola e si lamenta esprimendo il disagio che riesce a celare benissimo quando è sobrio), non è fortunatissimo con le donne e neanche nel gioco, è generoso – la mia collezione di dischi masterizzati la devo a lui...
Luca (amichevolmente il Master) è il più vecchio del gruppo; lavora in un negozio di diavolerie informatiche ed è fidanzato da prima che lo conoscessimo con Malvina. È un comico mancato (assomiglia vagamente all'immenso Lino Banfi di cui fa l'imitazione da scompisciarsi), è attivo politicamente e, anche se io la vedo diversamente, beh, lo stimo... perché ha degli ideali (valore introvabile nella maggior parte dei pecoroni della mia generazione), e cerca di portarli avanti, ma soprattutto conosce il rispetto per chi ha idee distanti dalle sue (e anche questo è introvabile nei pecoroni di cui sopra). E poi si fa le canne! (il che non è male per un Democristiano). Suona la chitarra da Dio, anzi da Zappa (fico ‘sto gioco di parole con significante ambiguo). Quando aveva diciassette anni faceva parte di un gruppo Punk-Psichedelico – I SessOrale – niente male... Ma non ce l'hanno fatta (quasi mai chi merita ce la fa... è una delle assurde verità della vita!). Vive da solo e il suo “progetto” (neanche fosse un architetto) è quello di sposare la sua amata – non fanno che litigare, quindi immagino che il matrimonio andrà a gonfie vele.
Malvina è una ragazza “solare” (dice), anche se delle volte è insopportabile – quando le gira (succede spesso da un po') non fa altro che criticare e torturare il suo Romeo: “Non fare questo...” “Stai zitto! Fammi parlare!” “Cammina più in fretta!” “Non bere... non fumare... non ridere sempre...” Nei (rari) momenti in cui non è nervosa è amabile (come il vino). Dà lezioni private d'inglese e convive con la sorellastra: Lory.
Questa è una fanciulla particolarmente interessante e artistoide, infatti siamo culo e camicia. È politicamente schierata (a sinistra... ma non ha i paraocchi, ossia è in grado di riconoscere i meriti – “pochi” – dell'altra parrocchia e gli errori/orrori della propria), si cruccia per il mio “socialismo sui generis e disimpegnato”, suona il basso ed ha i miei stessi gusti musicali (ci piace la musica che ti “fa arrapare la pelle” scherziamo noi). Forse è un po' matta: apprezza i miei quadri: “Splendono di tristezza” dice sempre. Inoltre è una delle poche (diciamo pure l'unica!) che non solo ha comprato e letto le mie tre raccolte, ma le ha trovate “l'incesto perverso e sensuale tra il pessimismo leopardiano, la nostalgia di Pavese e la violenza di Poe”. Si arrabbia spesso (a volte mi picchia teneramente) perché sostiene che quella di smettere di scrivere è stata una cazzata. Mi dice: “Secondo me tu sei uno dei migliori poeti che ci sono in circolazione, e potresti, anzi devi metterglielo in quel posto a tutti quegli pseudo-artisti che pensano di fare meraviglie mentre sono solo cagate ben vendute. Quello che scrivi tu è semplice ma complesso e colpisce come un gancio di Alì, ti brucia il cuore... ti fa pensare. Perciò riprendi la tua dannata penna e torna a poetare!!!” Ed io: “Guarda che mica ho smesso di scrivere... anzi, quando sono giù e il prozac non basta, metto nero su bianco i miei pensieri, quello che sento. La differenza è che, ora, non c'ho più voglia di pubblicarle ‘ste cose... tanto nessuno le apprezza, ma soprattutto perdo sempre i fogli in cui le scrivo...” Finisce che ci si guarda negli occhi e si sbotta a ridere. Anche lei scrive... pubblica romanzi (a puntate) e inchieste su una rivista locale: Pigrizia e Talento. Neanche a dirlo la critica ha definito i suoi scritti “pornografici, scabrosi e osceni”. Inoltre si esibisce in diversi locali accompagnata dal suo suadente basso, dando vita ad una spietata satira della società... L'adoro.

Questa... la mia Tribù.
Giulio Della Rocca
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