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Ariase Barretta. È nato in un quartiere popolare di Napoli. Si è laureato all’Istituto Orientale, per poi proseguire gli studi presso le università di Modena, Barcellona e Madrid. Alla passione per la scrittura ha sempre affiancato quella per la musica, dedicandosi allo studio della teoria musicale, del pianoforte e della composizione corale presso i conservatori di Salerno e Benevento. Ha lavorato come redattore e traduttore per numerosi network televisivi italiani e internazionali e per varie case editrici. Il suo ultimo romanzo è Cantico dell'Abisso.
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Autore: Betty Esse
Titolo: Clara
Genere Romanzo Rosa
Lettori 416 3 2
Clara
Clara è una donna giovane che fin da bambina ha dovuto trovare modi e maniere per cavarsela da sola, ma nonostante tutto non perde mai la fede e la gioia di vivere. E' sempre stata una piccola donna forte, ed è proprio così, con l'unica arma che ha " Se stessa" che cerca di trovare l'ennesima soluzione per andare avanti ma mai avrebbe immaginato che il destino oltre ai tanti ostacoli da superare le avrebbe riservato l'amore.

Clara è una ragazza di ventitré anni nata e cresciuta a Denver, rimasta orfana di entrambi i genitori quando era ancora una bambina, ha sempre vissuto con la zia, che trascorre l'ultimo anno a lottare contro il cancro. A quel punto Clara rinuncia all'università per dedicarsi alle cure della sua povera zia malata,che nel giro di poco tempo muore lasciandola completamente sola e senza più neanche un tetto, il piccolo appartamento dove alloggiava era in affitto e veniva pagato con i pochi risparmi che avevano.
Clara è stata abituata fin da bambina a trovare il modo di cavarsela nonostante tutto, così senza perdersi d'animo chiede aiuto al reverendo della parrocchia che spesso frequentava con la zia.
Quando entra in parrocchia, Clara, nonostante la vita le abbia messo davanti l'ennesimo ostacolo si sente fiduciosa, si accomoda nella saletta del reverendo sorridente tenendo tra le mani la sua piccola valigia con i suoi pochi averi all'interno, compreso il romanzo che la mamma le regalò quando aveva solo cinque anni “A Christmas Carol” un romanzo che lei tendeva a leggere ogni qual volta si sentiva triste dandole speranza e la forza di rialzarsi dopo ogni caduta.
E' sempre stata una piccola donna forte nonostante il suo aspetto esile, gracile dalla pelle bianchissima, il viso piccolo,dolce, con due occhi del colore dell'ambra che mostrano in tutto il loro essere la sua purezza d'animo ed è proprio così,con l'unica arma che ha
“Se stessa” che cerca di trovare l'ennesima soluzione per sopravvivere, convinta che prima o poi dall'aldilà qualcuno le mostrerà la strada giusta da intraprendere.

CLARA

Dai Clara basta compiangersi, non serve a nulla! Ripeto a me stessa, adesso vedrai che il reverendo ti troverà un lavoro e tu potrai affittare una piccola stanza tutta tua.
Resto ancora seduta in attesa mentre penso che tutto sommato c'è sempre la mensa dei poveri, potrei dare una mano lì e chiedere in cambio un letto per dormire, mentre continuo a pensare a delle possibili soluzioni il reverendo apre la porta e mi accoglie
- Ciao Clara! Allora come stai? -
- Salve reverendo James! Io, bene grazie...lei? I suoi dolori si sono alleviati con l'ultima cura che le ha prescritto il dottore? -
- Clara...Clara... sempre in pensiero per il prossimo, se tutti fossero come te vivremmo in un mondo perfetto figlia mia - dice sorridendo di cuore, poi vedo la sua espressione cambiare quando vede la valigia - Cosa fai con quella valigia? Non vorrai mica andare via proprio adesso, i bambini hanno bisogno di te per la recita di Natale e mancano solo sei settimane -

- Reverendo mi creda desidero restare quì più di ogni altra cosa al mondo ma non saprei come fare, la signora Faith dopo la morte della zia mi ha dato lo sfratto e da oggi sono senza casa -
- Come? Chi mai può avere il coraggio di fare una cosa del genere? -
- Non dica così,io la capisco, chi mai darebbe una casa in affitto a una ragazza così giovane senza neanche un lavoro,ecco...è proprio per questo che sono venuta quì,se lei conoscesse qualche signora che ha bisogno.Lei sa reverendo che pur non avendo mai studiato medicina so occuparmi di una persona malata meglio di tanti infermieri laureati e io lo farei soltanto in cambio di una stanza e qualcosa da mangiare -
- Clara mi dispiace vederti in difficoltà ancora una volta,la vita per te non è mai stata semplice e vedere anche in un momento così difficile la tua profonda fede mi da enorme gioia.
Ora...detto questo, forse una soluzione c'è, parlavo l'altro giorno con la signora Field che poverina si tormenta per la sorte di suo nipote.
Il nipote abita in una tenuta ad Aspen,è rimasto vedovo tre anni fa, dopo un po si è ammalato, soffre di una malattia sottovalutata e poco conosciuta, la fibromialgia, il tutto accompagnato da una forte depressione, sta talmente male che non riesce neanche a lavorare, per fortuna ha alle spalle una famiglia nobile da generazioni e quindi si può permettere di vivere di rendita, ma...ad ogni modo non è per lui che avrebbero bisogno, ma per la bambina, ha una figlia di sei anni e la sua tata l'ha lasciata il mese scorso per ragioni familiari avverse, e adesso sono in difficoltà a trovare una degna sostituta.
Il lavoro consisterebbe nel badare alla bambina, il padre non è in grado di farlo purtroppo -
Sentendo la storia di questa famiglia mi commuovo, le lacrime riempiono i miei occhi, nessuna bambina merita di stare senza l'amore dei genitori, così senza neanche pensarci due volte - Accetto! -
- Non credere sia una situazione semplice ma confido in te perché ti conosco e so che potresti portare in quella casa una ventata di allegria e fiducia. Ho un favore da chiederti però -
- Ma certo! Cosa posso fare per lei reverendo? -
- Prometti di raggiungerci ogni sabato per continuare a seguire i bambini della parrocchia e la loro recita di Natale, non saprei proprio come fare senza il tuo aiuto -
- Certo che ci sarò! - e così saluto e ringrazio il reverendo poi mi avvio verso casa della signora Field per discutere le ultime cose prima della partenza.

VINCE

Mio Dio anche oggi un'altra giornata fatta di dolore, ormai non riesco neanche a stare in piedi, cammino aiutandomi con un maledetto bastone a soli trent'anni per riuscire a fare al massimo dieci passi e ricominciare a sentire i dolori lancinanti alle gambe, mi mancano le forze per fare ogni cosa.
A volte penso sia meglio morire e medito sul modo migliore per farlo poi guardo la foto che ho sul comodino e mi ricordo di avere ancora tanti motivi per vivere, uno di questi è mia figlia Emily, lei non merita un padre così, uno che sa solo commiserarsi, uno che si fa abbattere da una malattia che se proprio dobbiamo dirlo non mostra nulla di clinico, che da anni non si ha neanche la certezza sull'origine di essa e che i migliori ricercatori della medicina ancora oggi basano il tutto su delle semplici supposizioni. Come risultato, mia figlia, si trova un padre che quando sveglio risulta nervoso, burbero e dolorante, quando invece non ho dolori è solo perchè il medico ha ben pensato di rimpinzarmi di medicine come antinfiammatori, ansiolitici e miorilassanti con il risultato di avere un padre calmo ma nullo che non fa altro che dormire. Ecco,è in questi momenti in cui ho la lucidità di pensare a come sto vivendo e alle persone che rendo infelici che prenderei tutto il barattolo di pillole per poi addormentarmi senza più aprire gli occhi.
D'improvviso mi rendo conto che nel trafiggermi i pensieri ho stretto talmente tanto i pugni da aver dolore ai palmi delle mani, cerco di massaggiare la zona per riattivare la circolazione quando sento bussare alla porta della mia camera
- Avanti! - vedo entrare la signora Smith, lei è quella che si può definire la mia governante, è al nostro servizio da quando io avevo solo dieci anni, forse è l'unica persona che riesce a comprendermi da quando i miei genitori sono morti, avanza fino ad accomodarsi nella poltrona di fronte alla mia, segno che si sente in difficoltà così cerco di farle coraggio - Dionne dimmi che c'è? Hai una faccia... -
- Vince ascoltami! Tra meno di un'ora arriverà la nuova tata per la piccola Emily, la manda tua zia, dice che è una brava ragazza di cui potersi fidare e potrebbe essere un toccasana per lei, non ha più la madre, ha bisogno di una figura materna accanto a lei, ecco...io...ti chiedo solo di non farla scappare come hai fatto con le altre -
- Una ragazza? Quanti anni ha? -
- Ventitre -
- E quindi una ragazza appena maggiorenne dovrebbe prendersi cura di mia figlia? Cos'è uno scherzo? -
- Avanti Vince diamole una possibilità -
- E va bene! Ma alla prima che combina la manderò via, sia ben chiaro! -
- Come vuoi Vince! C'è un'altra questione poi di cui vorrei parlarti - ancora?
- Avanti Dionne sputa il rospo -
- Manca soltanto un mese a Natale cosa ne diresti di invitare almeno tua zia per le feste sono sicura che a Emily farebbe molto piacere - non posso crederci, io ho perso mia moglie, in più passo le mie giornate per lo più steso in un letto e lei mi parla di festeggiare il Natale - Dionne apprezzo le tue intenzioni ma non dimenticare mai che in questa casa portiamo un lutto - e tronco la discussione
- Certo Vince, comprendo! - e con aria sfiduciata fa per andarsene, io innervosito dalla richiesta la fermo - Dionne dov'è l'infermiere, ho bisogno di un antidolorifico -
- Sta nevicando forte così abbiamo pensato di mandarlo con l'auto a prendere la signorina Williams - ed io sempre più spazientito
- La prossima volta prima di prendere un'iniziativa del genere vorrei essere informato grazie! - e la liquido, so che non se lo merita e che in fondo parla solo in fin di bene ma delle volte esce fuori la rabbia incontrollata ed io mi odio ancora di più per questo.

Clara

Sono appena arrivata nella strada principale di Aspen,ci sono decorazioni ovunque, luci, ghirlande, alberi addobbati sembra di essere in un piccolo villaggio del Natale, non so cosa mi attende, ma... sono sicura che andrà bene, deve andare bene! Resto seduta alla fermata visto che la zia del signor Field mi ha appena informata che dovrebbe arrivare qualcuno a prendermi, si congela dal freddo oggi e in più sta venendo giù tantissima neve ma non mi disturba affatto anzi rende il paesaggio ancora più bello.
Dopo un po vedo un fuoristrada bianco accostarsi alla fermata con un ragazzo che fa cenno di entrare, non credo si tratti del famoso Vince ma nel dubbio...
- Salve signor Field! Sono Clara Williams piacere di conoscerla - e accenno a un timido sorriso
- Molto piacere Clara! Mi dispiace deluderti ma io non sono il signor Field, sono soltanto il suo infermiere personale, piacere il mio nome e Call -
- Oh... chiedo scusa non immaginavo -
- Allora Clara, ti aspetta un bel da fare, la situazione a casa non è semplice,ti avranno di sicuro parlato del padre di Emily -
- Sì, la zia mi ha messo al corrente, ma è sicuro che non si possa fare nulla per farlo stare meglio? -
- Vedi, la fibromialgia è una malattia che se predisposti si riesce a contenerla e fare una vita normale,Vince purtroppo soffre di una brutta depressione da quando ha perso la moglie e questo non lo aiuta, anzi va ad intensificare tutti i suoi dolori costringendolo a letto per la maggior parte del tempo -
- Che sventura! Anche se... ha la sua bambina e questo dovrebbe aiutarlo a guarire no? -
- Purtroppo nel suo stato odia farsi vedere da Emily, così molto spesso evita proprio di uscire dalla sua camera, e la bambina è abituata a non vederlo anche per giorni interi -
- Capisco... - Che brutta situazione, povera bambina deve essere difficile per lei non essere presa in considerazione, mi si stringe il cuore solo a pensarci, comprendo che il padre non sia in salute ma nulla lo vieta di essere comunque presente nella vita di sua figlia.
- Vedrai che Emily ti piacerà! Nonostante tutto è una bambina sempre sorridente e piena di vita -
- Ne sono sicura! - mi limito a rispondere con un pochino di insicurezza.



Quando arriviamo alla villa, vengo presa da uno stato di ansia, ho il cuore a mille, cerco di calmarmi ammirando la bellezza del posto. La casa è un enorme edificio in stile montano da cui intorno partono vari percorsi da trekking, al momento ogni cosa è ricoperto da uno spesso strato di neve candida, tutto immerso in un silenzio surreale rotto solo da i nostri passi per raggiungere l'ingresso.
Noto con tristezza che all'esterno della villa nonostante si avvicini il Natale non ci siano decorazioni, nulla che possa dare quel tocco di luce e gioia che questa festa rappresenta e proprio mentre il mio sguardo vaga tra le finestre dell'edificio per scorgere anche soltanto una ghirlanda natalizia i miei occhi si incrociano con uno sguardo che anche se a metri di distanza riflettono tutta la loro ostilità, sarà lui, il signor Field, ma nonostante tutto non mi faccio intimorire così sostengo lo sguardo finchè è lui a cedere e a ritrarsi.
Call nota subito il mio disappunto - Tutto bene? - mi chiede
- Sì, certo! - rispondo ma non ne sono poi tanto sicura, così lui - Ah... Non farci caso, can che abbaia non morde! - e detto questo raggiungiamo l'ingresso.
Quando suoniamo alla porta ci apre una donna da un aspetto molto dolce con tutti i capelli grigi, la pelle del viso ormai segnata dal tempo e dalla stanchezza, ma nonostante tutto mi sorride dandomi un caloroso benvenuto.
- Buongiorno Clara, io sono Dionne, accomodati, è freddissimo fuori avrai preso molto freddo -
- Salve Dionne, grazie mille! - proprio mentre mi accingo ad entrare Dionne viene praticamente scaraventata quasi per terra da quella che credo essere Emily, e dico quasi perchè per fortuna Call ha impedito il peggio, Dionne come se nulla fosse successo sempre di buon umore si rivolge alla bambina - Oh... Emily quante volte ti ho detto di non correre, stavi quasi per abbattermi, non è il giusto comportamento per una signorina -
- Scusa! - adesso la piccola si ferma e abbassa la testa come se si vergognasse, allora senza aspettare i convenevoli mi inginocchio avvicinandomi, è una bambina bellissima con un viso paffutello bianco, con le guanciotte arrossate probabilmente dalla corsa appena fatta, due occhioni grandi e azzurri, capelli biondi e lucenti come l'oro lunghi fino alle spalle con dei riccioli perfetti, con un sorriso birichino e timido al tempo stesso - Ciao! Tu devi essere Emily - lei senza rispondere mantenendo quel sorriso trattenuto fa cenno di sì col capo - Io sono Clara, molto piacere Emily! - e tendo la mano per stringergliela, ho a che fare con molti bambini alla chiesa di Denver e so come trattare con loro,infatti Emily non perde tempo e ricambia la stretta di mano con molta decisione direi e la cosa mi piace vuol dire che ha carattere da vendere la piccola, infatti non perde tempo - Clara vuoi vedere la mia camera? ci sono tantissimi giochi - ma Dionne la interrompe - Emily, Clara è appena arrivata diamole tempo di sistemarsi poi vi rivedrete - ma in realtà per me non è un problema, mi piace stare con i bambini sono la parte più sincera del mondo così rispondo io - Dionne ti ringrazio! Ma...non è un problema se mi mostrate la camera vado a sistemare le mie cose e nel frattempo Emily potrebbe darmi una mano -
- Certo Clara, va benissimo se per te non è un problema... -
- Assolutamente! Nessun problema anzi mi farà compagnia - detto questo ci avviamo verso il piano superiore. La camera a me destinata si trova in mansarda, è arredata in stile alpino tutta in legno, ha il tetto spiovente con le travi a vista e proprio sul letto un grande lucernario, da un lato poi c'è una piccola scrivania e anche lì una finestra da cui si possono ammirare le vette innevate, è tutto molto accogliente così ringrazio Dionne e mi accomodo nel mio nuovo alloggio sperando che non sia troppo momentaneo.
Resto per un po seduta ai piedi del letto in sovrappensiero, oggi inizia un altro capitolo della mia vita, ormai sono abituata ai cambiamenti eppure ogni volta mi sento sopraffatta dagli eventi come se la vita corresse ed io faccio fatica a starci dietro. La zia è morta solo una settimana fa ed io non ho avuto neanche il tempo di realizzarlo o di piangere per la perdita perché ho dovuto subito trovare una soluzione per andare avanti e anche se cerco sempre di trovare il lato positivo delle cose delle volte mi sento come se non riuscissi a stare dietro al tempo che corre.
Emily interrompe i miei brutti pensieri e le sono grata per questo - Clara, Clara stai bene? -
- Sì, benissimo Emily! Cosa ne dici di aiutarmi a disfare le valige? - inizia a saltellare in tutta la stanza - Dici sul serio? - risponde continuando a saltellare dalla contentezza - Certo! dai iniziamo dalla valigia più grande, io apro armadio e cassettiera tu mi passi le cose che trovi all'interno, così lavoriamo a catena di montaggio -
- A catena di montaggio? - mi chiede guardandomi perplessa, è buffissima! - Sì, non farci caso è solo un modo di dire, come dire... ci si dividono le mansioni per finire prima -
- Capito! - dice un attimo dopo aprendo il primo bagaglio.
Mentre mi passa gli indumenti non perde occasione per fare dei complimenti sul mio gusto nel vestire e la cosa mi fa davvero sorridere dato che il novanta per cento dei miei vestiti sono acquistati al mercato, sono quì per lei ma sono sicura che sarà lei ad aiutare me,stare insieme a questa meravigliosa bambina mi farà solo del bene. E' una gran chiacchierona, pronta a fare domande su qualsiasi cosa ed io non esito a soddisfare la sua curiosità, poi cerco di concentrare la sua attenzione su altro - Emily sai che ho tanti piccoli amici a Denver, il sabato vado sempre in parrocchia e gioco con tanti bambini della tua età e qualcuno anche più grande, giochiamo, cantiamo e nel periodo natalizio ci prepariamo per la recita di Natale -
- Uauuuu...deve essere divertente,io ho delle amiche a scuola ma purtroppo per via della lontananza dal centro non riesco mai a vedermi con loro al di fuori dell'orario scolastico - il suo sguardo diventa triste, così per tirarla su di morale - Bhè adesso ci sono io! Vedrai che un modo lo troviamo -
- Dici sul serio? E mi porteresti anche nella tua parrocchia? Mi piacerebbe tantissimo! -
- Perchè no! - le rispondo ma mi rendo conto di essermi spinta un po troppo in là, prima di prendere qualsiasi iniziativa dovrò avere un colloquio con il signor Field e proprio a proposito di questo - Emily mi sono appena ricordata di dover fare una cosa molto importante, perchè non vai a preparare qualche gioco, io prometto che non appena finito ti raggiungo e giocheremo insieme -
- Ma manca un' altra valigia ancora -
- Giusta osservazione! La disferemo domani non c'è fretta -
- Ok...allora vado però non ci mettere tanto - dice mettendo il muso - Ti prometto che farò prestissimo - e dicendolo le dò il mignolino per suggellare la promessa appena fatta.
Betty Esse
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