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Autore: Cristiano Rosari
Titolo: Provos!
Genere Romanzo di formazione
Lettori 650 49 9
Provos!
Cari amici di Writer Officina, oggi vorrei inaugurare una nuova modalità di pubblicizzazione dei romanzi: il “book tour”.
Non un semplice estratto ma un vero e proprio viaggio all'interno del libro in compagnia dell'autore.
Iniziamo dal mio romanzo “Provos!” che potrete acquistare tramite il link in descrizione.
Protagonista è il giovane Max, un diciottenne del millenovecento ottantacinque del quartiere Stella di Milano, che conosciamo proprio durante i giorni che precedono il capodanno di quell'anno cruciale per quel decennio.
Ecco come lo conosciamo all'inizio del libro, siamo al capitolo 1.


*****

I. LE OMBRE E GLI ALBERI ALTI

Non succede niente.
Niente.
Guardo il telefono, il telefono guarda me.
Come tutti i normali telefoni è grigio bachelite con un disco al centro; nel mio apparecchio quel cerchio sembra l'occhio di un ciclope che mi osserva come a dire: embè che ti aspettavi? Che io non smettessi un attimo di squillare per tutte le vacanze? Mica sei Simon Le Bon!
In effetti un po' ci speravo.
Insomma, non proprio di ricevere telefonate a raffica ma, come minimo, di avere una vita sociale che mi facesse sentire meglio rispetto agli ultimi mesi di quest'anno.
Tra due giorni questo benedetto millenovecento ottantaquattro finirà (con buona pace di Orwell e di tutti i menagrami che presagivano chissà quale anno catastrofico) obbligandomi a prendere atto che non sta succedendo nulla.
Dove sono le ragazze, esotiche e affascinanti, che dovevano sbucare dal gelo meneghino per ammaliarmi con la loro bellezza?
E i concerti memorabili da raccontare ai nipotini?
I grandi libri che dovevano cambiarmi la vita?
Okay, okay, senza esagerazioni: non che mi aspettassi chissà che cosa ma una piccola scossa, qualche piccola variazione alla mia quotidianità così piatta, pensavo di meritarmela.
Volevo solo far sparire tutti gli altri e godermi un paio di settimane a Milano senza parenti, professori, amici e rotture varie; tutto solo alla ricerca di qualche novità emozionante.
Quando i miei genitori mi hanno comunicato che avrebbero passato le vacanze in montagna e che mia sorella se ne sarebbe andata via con il fidanzato ho capito di essere già a metà dell'opera; da lì in poi ho rifiutato ogni invito paventando qualche vago impegno e facendo capire di voler lasciare aperte tutte le porte. Porte che sono rimaste belle spalancate, peccato che nessuno ci voglia entrare.
Mi domando dove diavolo sia andato a incagliarsi il mio piano.

Osservo ancora una volta il telefono muto e mi rendo conto che anche la prospettiva, tanto allettante fino a qualche giorno fa, di passare il Capodanno da solo in casa elevandomi rispetto alla mediocrità consumistica di questa epoca, risulta quasi angosciante.
Lo devo ammettere: sento il bisogno di avere un contatto con un altro essere umano.
Telefonerò a Patty!

*****
Purtroppo non basta la telefonata all'amica Patrizia; anche il ritorno degli altri amici (l'irrequieto Bissio, il filosofo Kirk, il musicista Jimi, l'asceta Zen, il dongiovanni Miki e il paninaro Pado) serve a sollevare solo un pochino l'umore del nostro Max. A cambiare radicalmente la situazione è l'arrivo, all'istituto tecnico per Geometri Lagrange di Milano, del nuovo professore di matematica: Fabrizio Floris, che i ragazzi soprannomineranno “October” in onore a una canzone degli U2. Ecco come si presenta Fabrizio alla classe nel dodicesimo capitolo:
*****

XII. OCTOBER

Sì, okay, vanno bene tutti i buoni propositi nati dopo una bella serata passata con gli amici, ma stamattina è il sette gennaio, è un lunedì e fa un freddo cane. Altro che voglia di andare a scuola: appena metto il naso fuori di casa mi pento e rimpiango le mie calde coperte. Tocca farmi tutta la strada a piedi e, una volta arrivato a scuola, quello che vedo mi lascia quantomeno perplesso: all'ingresso dell'istituto tecnico per geometri Lagrange è parcheggiata una bici completamente bianca!
Con completamente bianca intendo tutta la bici; non solo il telaio ma anche il manubrio, le ruote, i pedali, la sella e così via.
Chi è quel pazzo che viene in bici con ‘sto freddo?, mi domando.
La risposta attende all'interno della mia classe: un tizio alto, magro, con un accenno di barba e i capelli ricci brizzolati che gli scendono lungo le spalle entra poco dopo di me.
Sembra uscito dritto dritto dagli anni Sessanta: indossa un giubbotto di renna, una camicia nera a pallini bianchi, jeans e occhialini rotondi dorati; non dice nulla ma va alla lavagna e comincia a disegnare.
Un sottile profumo d'incenso s'impadronisce dell'aula.
- E chi cazzo è questo? - , mi domanda Miki mentre si siede al mio fianco.
La maggior parte dei miei compagni di classe osserva la scena per qualche secondo, poi continua con le solite attività che precedono le lezioni; racconto brevemente a Miki della morte di Vittorio e dell'assenza della prof Settembre.
- Ah, bene. Così ci hanno mandato qualcuno direttamente dal Drive in - , commenta lui sottovoce facendo riferimento alla famosa trasmissione comica.
Dopo aver finto il disegno, il tizio si siede sulla cattedra e noi guardiamo con curiosità la lavagna: ci saremmo aspettati qualche grafico o qualche funzione matematica invece sono stati riprodotti due personaggi tipo fumetto. Uno ha capelli lunghi, barba da eremita, è trasandato e ha una sigaretta tra le labbra; l'altro è uno yuppie ordinatissimo in giacca e cravatta.
Al lato del disegno, una scritta in stampatello: FABRIZIO FLORIS.

- Ciao a tutti - , esordisce quando nella classe c'è abbastanza silenzio, - come i pochi di voi ancora in grado di leggere avranno capito, io mi chiamo Fabrizio Floris. Sono il sostituto della professoressa Settembre e, di conseguenza, da qui alla fine dell'anno dovremo sopportarci a vicenda.
Facciamo un accordo non belligerante: io non vi rompo le scatole oltre il necessario e voi mi ricompensate con il silenzio che c'è in questo momento; per il resto fate quello che vi pare, basta non ci sia casino - .
- Prof possiamo leggere anche la rosea? - , chiede Miki intendendo la Gazzetta dello Sport.
- Potete leggere quello che vi pare, sempre che abbiate almeno un paio di neuroni funzionanti - .
- E lei intanto cosa fa, ci insegna a disegnare i fumetti? - , continua Miki scatenando le risatine sarcastiche della classe.
Anche il professore si unisce alla risata; io e il mio compagno di banco ci scambiamo uno sguardo perplesso.
- Come ti chiami? - , domanda.
- Michele Bercia - .
- Bene Michele - .
- Oh, mi chiami pure Miki - .
- Miki - , sorride ancora il prof, - vedi: il vostro preside stamattina ha convocato tutti gli insegnanti molto presto e ci ha raccontato della morte del povero figlio della professoressa Settembre. Si è tanto raccomandato di iniziare le lezioni facendo un discorso a voi ragazzi sulla droga e sui pericoli connessi. Così ho deciso di farvi conoscere questi due amici: il primo - , indica il viso meno raccomandabile tra i due, - che fa di mestiere secondo voi? -
- Lo spacciatore - , risponde Bissio dal fondo della classe.
- Tu chi sei? - , chiede il professore.
- Bissio - .
- Bravo Bissio, finalmente qualcuno sveglio. Dovendo parlare di droga mi sembra giusto cominciare da uno spacciatore. E come potremmo chiamarlo? -
- Rufus - , dice il mio amico.
- Dai, mi piace - , esclama il prof scrivendo le parole Rufus e spacciatore sotto il primo disegno.
- E il secondo? Che mestiere può fare? -
- Manager - , è la risposta.
- Nome? -
- John J. Mc Kaine - , dico sparando il primo nome che mi viene in mente.
- Perfetto - , anche il secondo personaggio si ritrova le scritte John J. Mc Kaine e manager della Kocca Kola company.
Poi il professor Floris inizia a parlare abbracciando con lo sguardo tutta la classe.
- Ora ragazzi dobbiamo domandarci: che cosa vuole Rufus da noi? -
- Venderci droga - , risponde qualcuno.
- Sì, ma perché? -
- Per i soldi - .
- Bene, e cosa farà Rufus quando diventeremo suoi clienti? -
- Cercherà di venderci più roba - .
- Fantastico - , esclama il prof scrivendo più droga = più soldi.
- Occupiamoci ora di John J. Che vuole da noi? -
- Venderci Kocca Kola - .
- Perché? -
- Per i soldi, così diventeremo suoi clienti e guadagnerà ancora di più - .
Sotto il secondo personaggio compare la scritta più Kocca = più soldi.
- Ora la domanda più difficile: che differenza c'è tra questi due? -
- Rufus ci vende qualcosa che farà male - , risponde Nico.
- Perché: la Kocca Kola fa bene? - , chiede il professore con aria stupita.
Scende un silenzio insolito sulla classe. Ci saremmo aspettati un discorso sugli effetti negativi della droga, la solita retorica degli adulti in questi casi; invece ci troviamo di fronte questo tipo che paragona la droga a una bevanda gassata di cui non ha nemmeno il coraggio di scrivere il vero nome.
La cosa m'irrita parecchio.
- Ma dai - , sbotto, - non vorrà farci credere che la droga fa lo stesso effetto di una bevanda analcolica? -
- Io non voglio farvi credere proprio niente ragazzi - , risponde, - è ovvio che bersi una lattina non è minimamente paragonabile al farsi una pera. È altrettanto ovvio che farsi una sola canna non lo è al bersi una cassa di quella schifezza ogni giorno.
Il punto non è cosa faccia bene o cosa faccia male; il punto è che, alla vostra età, siete circondati da personaggi che farebbero di tutto pur di svuotare le tasche dai vostri risparmi e, per riuscire a fare ciò, sono pronti a costruire delle trappole mentali in cui farvi cadere. Bevi la Kocca kola che ti fa bene, fatti una bella canna che sarai un figo. Sta a voi non farvi rinchiudere in queste gabbie.
Io posso dirvi tutto e il contrario di tutto ma se non siete abbastanza svegli da riconoscere un Rufus o uno John J. quando lo incontrate allora siete fottuti - .
- Bell'affare prof E lei ci lascia così, in mutande, dopo questa lezioncina? Nemmeno un consiglio? - , chiede Miki.
Il professore sorride: - va bene Miki, se proprio posso darvi un consiglio è questo: leggete, viaggiate per il mondo, riflettete, usate la materia grigia contenuta nelle vostre scatole craniche. E ricordate che qualunque cosa fatta e curata da voi non vi può fare male: la conoscenza e la cultura sono le vostre armi migliori per difendervi dai Rufus e dai John J. - .
- E vai - , urla Bissio, - da domani tutti a coltivare marihuana - .
La classe esplode in una risata collettiva e il prof commenta: - Bene, io il mio compito l'ho fatto. Adesso sapete tutto quello che c'è da sapere e il preside sarà molto felice. Ora potete tornare alle vostre occupazioni ed io alle mie - .
Così dicendo si siede alla cattedra, tira fuori un libro da una vecchissima borsa di cuoio e inizia a leggerlo.

*****
A scuola succedono ancora tante altre cose, ad esempio l'arrivo di Cristina. Una ragazza inchiodata su una sedia a rotelle dopo un brutto incidente d'auto. Negli anni '80 non c'era ancora una sensibilità elevata circa le barriere architettoniche, ecco come conosciamo Cristina nel quindicesimo capitolo.
*****

XV. STRANIERO IN TERRA STRANIERA

La ragazza sale le scale con gli occhi che scintillano.
Che nessuno osi alzare lo sguardo su di me, sembra voler dire.
Oggi è il ventuno gennaio e nessuno, tra i presenti che stanno assistendo alla scena dall'atrio della scuola, ha il coraggio di guardare apertamente la piccola ragazza che sta raggiungendo la sua classe su di una sedia a rotelle portata a braccio da due bidelli lungo la scalinata del Lagrange.

Del resto, c'è un'atmosfera strana: una Milano ormai stremata è reduce da quella che è stata definita la nevicata del secolo. Dopo il freddo polare dei primi giorni di gennaio la neve ha iniziato a colpire il centro-sud Italia: Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Campania.
I milanesi hanno sorriso sornioni all'idea di Roma paralizzata per pochi centimetri di neve e così il dio del meteo ha deciso di punirli. A partire dal tredici gennaio una tempesta ha colpito la città: per quattro giorni e tre notti ha nevicato senza tregua paralizzando Milano. Crollato il tetto del velodromo Vigorelli, raso al suolo il nuovo palazzetto dello sport, diversi edifici hanno subito forti danni; più che una nevicata sembra un bollettino di guerra.
Alla fine, il manto nevoso ha raggiunto i novanta centimetri. Molte scuole, tra cui la nostra, sono state chiuse per il timore di crolli o di malfunzionamento degli impianti di riscaldamento. Abbiamo visto l'esercito per le strade e i milanesi più burloni spostarsi con gli sci di fondo.
Il Lagrange riapre proprio oggi, di lunedì, perché sembra che le cose stiano tornando alla normalità. In ogni caso circa la metà degli allievi e dei professori, October compreso, non sono riusciti ad arrivare.
Anche per questo la comparsa di una ragazza su una sedia a rotelle desta tanto scalpore.

Durante l'intervallo, ancora incuriosito dalla scena, vado da Tarcisio.
- Chi era la tipa sulla sedia a rotelle? -
- Chi? Quella lì? - , Tarcisio muove la mano verso la classe della nuova arrivata.
- Quante ragazze con la sedia a rotelle sono entrate oggi al Lagrange, Tarcisio? -
- Una di troppo - , Roberto, l'altro bidello, risponde ridendo come un cretino.
Considero Roberto un vero idiota: fa sempre battute senza senso, spesso è offensivo e volgare; grande, grosso e stupido, ha ventisette anni ed è l'ombra di Tarcisio che, al contrario, sa benissimo come stare al mondo e trattare le persone.
I due bidelli sghignazzano insieme.
- Ha la puzza sotto il naso, te lo dico io - , dice Tarcisio.
- È arrivata in Mercedes la signorina, un bel W123 nuovo di pacca con tanto di autista, mi sa che ha i soldi che le escono dalle orecchie - , continua Roberto.
- Con l'autista? - , chiedo incuriosito; per il Lagrange una macchina con autista è una vera novità.
- Sì, c'era anche il padre - , risponde Tarcisio, - un ingegnere a quanto ho capito. Un signore distinto lui; el ghà i dané! -
- Non come la figlia che ci ha trattati come due schiavetti - , aggiunge Roberto.
- Perché, che vi ha fatto? - , domando.
- Non ci ha degnati di uno sguardo - , dice Tarcisio, - credi che sia semplice trasportarla per due piani? Anche se è leggera per noi è comunque una faticaccia. E lei? Pensi che ci abbia detto almeno un grazie? Macché - .
- Dai, Tarcisio, aveva gli occhi di tutta la scuola piantati addosso. Come credi che si sentisse? Piuttosto da dove arriva? -
- Da uno sprofondo nel mantovano, un paesino di quelle zone. Il padre ci ha detto che erano stufi di portare lei a scuola e poi dover venire a Milano per lavorare, così si sono trasferiti qui - .
- Ehi come mai tutte queste domande? - , chiede Roberto con un ghigno, - non ti sarai mica innamorato di Ironside? -
I due continuano a spassarsela.
- Ironside! Questa è bella - , continua Tarcisio ridendo del paragone con il telefilm che vede protagonista un detective costretto sulla sedia a rotelle.
- Non dite coglionate - , replico, - ero solo curioso. Figurati se m'innamoro di una che ho visto appena - .

*****
Ma è sempre il professor Floris ad affascinare i ragazzi. È un uomo sfuggente e misterioso; Max e i suoi amici iniziano a investigare su di lui per scoprire qualcosa del suo passato. Grazie a Frank, ex tossico e fricchettone che gestisce un pub e conosce tutti nel quartiere iniziano a conoscere qualcosa di October, un giovane genio matematico che ha lasciato la carriera per unirsi ai “Provos”.
I Provos sono stati unno dei primi movimenti controculturali europei; nati ad Amsterdam a metà degli anni '60 erano anarchici, pacifisti, provocatori, goliardici, pazzi e strampalati. I ragazzi del 1985 incominciano a ispirarsi a loro per compiere una serie di “azioni” nella scuola (firmandosi col nome collettivo “Provos!” oppure “Jack il vecchio provolone” per farsi beffe delle autorità scolastiche). Ecco ad esempio cosa succede nel capitolo ventiquattro quando il preside Falcetti (detto Falchetto) cerca di riprendere in mano la situazione.

*****

XXIV. COME UN CANTO
[...]
Come preannunciato da tutti i professori, dopo l'intervallo del venerdì si tiene la riunione per discutere dei deplorevoli fatti accaduti nel nostro istituto; l'atmosfera in aula magna è elettrica: i ragazzi si aspettano una delle famosissime sfuriate del Falchetto, qualche buontempone scommette sulle minacce che farà a noi studenti.
I posti a sedere sono esauriti e molti se ne stanno in piedi nei corridoi laterali dell'aula; noi Provos! sediamo tra le prime file chiedendoci se tutto filerà liscio; come sempre il più teso è Jimi che continua a esternare il timore di essere scoperto, Miki e Pado lo prendono in giro prevedendo pubblici castighi e umiliazioni di fronte alla sua amata mamma.
Il Falchetto fa il suo ingresso trionfale scortato da due professori come fossero guardie del corpo.
Alla sua destra cammina Torrisi con sguardo torvo e sprizzante lampi di puro odio, alla sinistra Ghiera il giovane professore d'italiano della sezione A; secondo quanto raccontato dalla mamma di Jimi, ha approfittato del momento di tensione per scalare posizioni agli occhi del preside appoggiando senza esitazioni i deliri autoritari di quest'ultimo e, da bravo leccaculo, cammina impettito come un tacchino guardando i suoi colleghi con aria tipo: avete visto fin dove sono arrivato?

Il preside Falcetti pare un gladiatore mentre sale i gradini del palco: i professori a lui fedeli seduti in prima fila, i dissenzienti sono sul fondo dell'aula. October se ne sta rilassato in piedi vicino all'uscita chiacchierando con un paio di ragazze della quinta B follemente innamorate di lui.
Torrisi prova il microfono come si fa prima dei concerti, di fronte ai mormorii della folla si mette quasi a urlare: - Silenzio cammellanza! -
Tra gli studenti esplode un boato.
- L'atmosfera è quella giusta - , commenta Kirk con aria soddisfatta.
- Vi conviene stare zitti e ascoltare per bene quello che il preside ha da dirvi - , sbraita Torrisi.
La frase sortisce l'effetto voluto: cala il silenzio.
Il Falchetto prende il microfono e si schiarisce la voce.
- Allora ragazzi saprete ormai tutti quello che è accaduto: ignoti si sono introdotti nel nostro istituto e hanno compiuto degli atti vandalici gravissimi - .
Noi tratteniamo il respiro: fin dall'ingresso dei professori e del preside abbiamo lanciato occhiate furtive al soffitto e agli adulti nella speranza che nessuno si accorga di niente. In effetti, sono tutti talmente presi da questa pagliacciata da scongiurare il rischio che qualcosa possa andare storto, sappiamo che basterebbe un attimo per mandare tutto in fumo.
Ormai è Miki al centro dei nostri pensieri: lui è stato incaricato di far partire l'azione, deve cercare l'attimo giusto per mettere in movimento il semplice meccanismo inventato da Pado.
Come sempre il buon vecchio Bercia non delude le aspettative.
Quando il Falchetto, dopo aver fatto una pausa piena di pathos, dice: - Quindi ascoltate bene quello che ho da dirvi perché non lo ripeterò due volte - , parte il primo MUUU sonoro e tonante.
La pessima acustica dell'aula magna del Lagrange è di grande aiuto, non solo amplifica il suono ma rende pressoché impossibile capirne la provenienza.
Nasce un momento surreale: il preside si ferma sbalordito dall'insubordinazione, gli alunni rimangono in silenzio non meno stupefatti, a quel primo muggito ne seguono, a brevissima distanza, un'altra decina.
Ancora un silenzio incredulo e poi succede il finimondo.
L'aula esplode in una risata sguaiata e irrefrenabile mentre il Falchetto viene preso da una ridicola crisi isterica: - Chi è stato, chi è stato? Fuori il colpevole - , grida con una voce quasi da operetta.
La sua scenata non fa altro che agitare ancora di più i ragazzi che rispondono con sberleffi e schiamazzi fragorosi.
Qualcuno inizia a fare il verso di una mucca, gli scagnozzi del preside si precipitano tra le file delle poltroncine in legno per tranquillizzare, con minacce o preghiere, gli alunni più esagitati. Ci vogliono almeno dieci minuti buoni per riportare la calma.
Non appena c'è una parvenza di silenzio il preside tenta di riprendere le fila del discorso: - ebbene voglio sapere chi è stato l'autore della bravata, SUBITO!! -
La risposta è un nuovo coro di mucche e un nuovo pandemonio in aula magna.
I professori riprovano a prendere il controllo ma, ormai, i ragazzi sono scatenati: - chi è stato? Chi è stato? - , ripete il preside Falcetti ormai impanicato per aver perso il controllo della situazione.
- JACK IL VECCHIO PROVOLONE! - , urla Kirk tra la folla di ragazzi sghignazzanti.
Parte un'altra selva di muggiti mischiati al vociare dei ragazzi, poi gli studenti iniziano a inneggiare al Vecchio Provolone; la situazione per il preside e i suoi sgherri è compromessa, non hanno più la credibilità necessaria a intimorire noi alunni così ripiegano su una poco dignitosa ma assai pratica ritirata.
Le sorprese per il Falchetto non sono finite: all'uscita, dopo aver annunciato ai presenti che la riunione è finita e che, chiunque sia il colpevole, la pagherà cara, il preside si ritrova dinanzi il nuovo manifesto del Vecchio Provolone.
Il Lagrange è in visibilio, i professori più distanti dalle posizioni del preside si rendono conto di non poter lasciare tutti in quel caos generale e si danno da fare per calmare noi ragazzi.
In fin dei conti, sono i professori più amati e riescono a convincere tutti a far ritorno in classe. Noi siamo al settimo cielo: non solo l'azione è riuscita perfettamente ma il Vecchio Provolone è ormai una star.
Ci scambiamo di nascosto occhiate soddisfatte pregustando il momento in cui potremo parlare con tranquillità di quello che è successo.

*****
I “Provos!” diventano sempre più popolari; Max riesce addirittura a far colpo sulla bellissima e inarrivabile Barbara Bellini. Tutto sembra filare alla perfezione (popolarità, divertimento, amore) ma il nostro protagonista non ha fatto i conti con l'invidia e la rabbia di chi è infastidito dal suo successo. Quando i ragazzi cercano di organizzare una festa in un parco abbandonato del quartiere Stella alcuni “rivali” organizzano un complotto che causerà l'irruzione della celere e l'arresto di Max. Ecco come lo ritroviamo nel carcere di Cassina Granda:
*****

XXXVII. MLK

Stanotte non riesco a dormire.
Rifletto sul fatto che, a differenza di quanto cantato da Bono in quel piccolo capolavoro che è MLK, nessuno dei miei sogni si sta avverando; solo i peggiori incubi trovano spazio nella mia vita.
L'inferno ha i pavimenti in linoleum rosso; mi hanno già spiegato che sono stati proprio i colori del pavimento a dare il nome ai tre bracci: azzurro per il paradiso, verde per il purgatorio e rosso per l'inferno.
Sono passate alcune settimane dal mio arrivo qui. Mi sembra di essere finito in un'allucinante versione di Alice nel paese delle meraviglie dove tutto viene distorto; altro che i sorrisi dello Stregatto, qui regnano i Cappellai Matti.
Come nel purgatorio e nel paradiso, la cella è stata progettata per contenere due persone; probabile che quest'assurda divisione dantesca non era nei pensieri dell'architetto il quale non avrebbe mai pensato di veder in realtà stipate nelle celle sei persone come, tanto per gradire, hanno fatto con noi. Avere lo spazio così risicato significa che, se quattro stanno in piedi, gli altri due devono stare in branda se no finisce a cazzotti.
Visto che passiamo minimo venti ore qua dentro si può immaginare in che condizioni siamo.
Osservo Matteo, detto Mitra, mio compagno di cella insieme con altri quattro, mentre ronfa serenamente; questo mi fa innervosire ancora di più.
Per distrarmi faccio un improbabile parallelismo tra il Lagrange e il carcere, in fin dei conti l'età media in questa prigione è molto bassa: in entrambi i casi si tratta di gruppi di ragazzi che cercano di coesistere.

*****
E Fabrizio? Il professore è scomparso proprio alla vigilia della festa nel parco lasciando solo e disperato il protagonista.
Max in carcere cercherà di riordinare le idee mettendo su carta tutto quello che ha scoperto sulla gioventù di October. È così che ci verrà raccontata la storia di quel giovane che ha lasciato la comoda carriera universitaria per diventare uno dei ribelli che hanno animato le vicende di Amsterdam negli anni Sessanta rendendola il luogo mitico di libertà e tolleranza che conosciamo ancora oggi.
Ecco come inizia la sua storia:

*****

PARTE PRIMA

La statua del monello esplose davanti agli occhi di Fabrizio accendendo di rosso la sua vista; all'inizio, pensando che fosse sangue, l'istinto lo fece arretrare. Furono la seconda esplosione, che colorò l'atmosfera di blu, e la terza, che la riempì di verde, ad accendere la curiosità del giovane matematico.
Era il millenovecento sessantacinque e, soprattutto ad Amsterdam, succedevano cose molto strane.
Fabrizio si voltò verso Jannes e mormorò: “Ma che diavolo?!”
“Aspetta, aspetta, a breve lo capirai”, rispose l'amico guardandolo di traverso.
Dopo pochi secondi, lo vide: era un mago, no era il cappellaio matto, no, pensò infine, era uno sciamano.
Lo sciamano indossava una giacca dai colori variopinti, la faccia pitturata con tinte sgargianti; un turbante fatto di carta e metallo cingeva la sua testa.
Erano soprattutto gli occhi della strana creatura ad attirare l'attenzione di Fabrizio: scuri, vibranti, ipnotici; osservavano la piccola folla radunata in piazza Spui, di fronte alla statua del monello, come se riuscissero a leggere nel più profondo dell'anima di tutti i presenti.
La piazza, usualmente dedicata alle passeggiate tra i caffè alla moda e ai negozi chic, era diventata il palcoscenico di quella bizzarra rappresentazione che vedeva al centro la statua raffigurante un ragazzino insolente con le mani piantate nei fianchi.
Lo sciamano iniziò a intonare la propria nenia quasi tossendo: “Ugge, Ugge, Ugge Ugge!!”
La folla rispose allo stesso modo: “UGGE, UGGE, UGGE, UGGE!!”
“Pubblicità”, riprese lo sciamano, “pubblicità, pubblicità, seeemprrreee più pubblicità!!”
”PUBBLICITA', PUBBLICITA', SEEEEEEMPRE PIU' PUBBLICITA'!!”
“kerk”.
“KERK!!”
“kapitaal”.
“KAPITAAL!!”
“Kroeg”.
“KROEG!!”
“kazerne”.
“KAZERNE!!”
“Kancer”.
“KANCER!!”
“KLAAS VERRA'!!”, urlò ancora lo stregone iniziando una danza grottesca e tribale.
“KLAAS VERRA'!!”, rispose la folla composta da qualche centinaio di persone.
La creatura colorata alzò le braccia al cielo e la piazza si azzittì di colpo.
“Questo monello”, disse indicando la statua, “questo Lieverdje, come lo chiamiamo qui ad Amsterdam, non è altro che un monumento all'insaziabile consumista di domani. Esso è stato donato dall'Hunter Tobacco Company, una vergognosa strategia per usare un innocente bambino e convincere le brave persone a cadere nel vizio del fumo. Così si alimenta la kerk, la chiesa, così cresce il kapitaal, il capitale, così si perde la propria vita al bar, al kroeg oppure in kazerne, nella caserma. UGGE UGGE UGGE!!”
“UGGE UGGE UGGE”, rispose la gente sempre più coinvolta.
“Ma noi, noi purificheremo questa povera vittima”, disse ancora il folletto accendendo una torcia e alzandola al cielo, poi l‘avvicinò al proprio turbante che prese fuoco in un istante. La folla lanciò un grido di stupore.
Rapido lo sciamano si sfilò il cappello e lo lanciò sulla statua del monello dove le ghirlande di carta, impregnate di vernice, sprigionarono delle fiamme alte e aggressive.
“SOSPENDETE IMMEDIATAMENTE LA MANIFESTAZIONE. RIPETO: LA MANIFESTAZIONE NON È AUTORIZZATA. SOSPENDETELA IMMEDIATAMENTE!”
L'altoparlante della polizia si mise a gracchiare mentre la statua del monello era completamente avvolta dalle fiamme; i manifestanti erano troppo immersi nel rito collettivo per dare retta all'annuncio. All'improvviso una quindicina di agenti si staccarono dalle auto e cominciarono a manganellare i presenti; Fabrizio si aspettava una reazione violenta da parte della folla ma le persone colpite, al contrario, cercavano di abbracciare gli sbirri rivolgendo loro parole d'amore.
“L'HAPPENING È STATO PROIBITO, RIPETO, STASERA NON CI SARA' NESSUN HAPPENING!”, intimava l'altoparlante.
I poliziotti, forse interpretando l'atteggiamento delle persone come un segnale di sfida, si fecero ancora più aggressivi. La situazione divenne incandescente e la violenza della polizia aumentò in modo esponenziale.
Quando vennero lanciati i primi lacrimogeni Jannes urlò: “Scappiamo che qui succede un macello!”, Fabrizio e l'amico individuarono una via di fuga e se la diedero a gambe mentre in piazza Spui riecheggiavano le grida delle persone colpite dai poliziotti.

“Chi diavolo è quel tizio?”, chiese Fabrizio dopo che i due si furono rifugiati in un ristorantino nei pressi della stazione centrale.
“Mio caro, hai appena conosciuto il grande Robert Jasper Grootveld”, rispose Jannes.
“Cioè?”
“Cioè... come definire Robert? Uno sciamano come hai detto prima tu, ma anche un folletto, un mago, un brillante comunicatore. E chi più ne ha più ne metta. Ha circa trentacinque anni, nella sua vita è andato già in triciclo a Parigi e si è imbarcato come marinaio fino in Sud Africa, oggi vive su di un barcone che usa per spostarsi tra i canali di Amsterdam”.
“Lo conosci così bene?”
“Sì, qualche anno fa ha fondato il K-Temple una baracca nella quale officia ancora oggi riti contro le quattro K; Kerk la Chiesa, Kapitaal il capitale, Kroeg il bar e Kazerne la caserma”.
“Forte”.
“Soprattutto in una società come quella olandese che è ingessata peggio di un braccio rotto. Poi qualche mese fa, mentre Robert passeggiava per piazza Spui, si è accorto che la statua del monello di Amsterdam è stata donata alla città dalla Hunter Tobacco Company, una delle più grandi compagnie produttrici di sigarette; così il nostro folletto ha trovato il modo per combattere la K più pericolosa di tutte...”.
“Che sarebbe?”
“Kancer, il cancro, Robert era già famoso perché qualche anno fa girava per la città imbrattando tutti i manifesti che pubblicizzavano sigarette scrivendogli sopra un'enorme lettera K. Inoltre, aveva deciso di sconfiggere il cancro a modo suo: chiedendo incessantemente sigarette da fumare a chiunque; sostiene che se le fuma lui impedisce agli altri di ammalarsi”.
“E lui non si ammala?”
“No, essendo un mago è convinto che il Kancer non gli possa fare nulla. Così continua la sua guerra in piazza Spui. Quella che hai visto è una battaglia contro la perfida K, ‘ugge' rappresenta la tosse, i fumi colorati sono l'asfalto che ti entra nei polmoni e l'incendio rappresenta il cancro che arriva”.
“La polizia, però, non mi sembra molto d'accordo con lui”.
“Certo che no, dicono che il sindaco sia su tutte le furie e abbia dato carta bianca alla polizia per ripulire la città da tutti gli scansafatiche. Come hai visto gli sbirri eseguono volentieri quest'ordine ma stanno molto attenti a non esagerare. L'Olanda è una nazione che da sempre si basa sui compromessi: tra capitalisti e sindacati, tra cattolici e protestanti, tra ricchi e poveri e così via. All'inizio, quando Grootveld attirava solo i nozem”.
“I delinquentelli che girano intorno al porto?”
“Sì, proprio loro, in un primo periodo la polizia pensava di liberarsi facilmente del problema. Poi il nostro mago ha attirato l'attenzione di studenti e intellettuali; anche un certo Van Duijn, che è una persona davvero in gamba e se avrò occasione te lo presenterò insieme al suo amico Rob Stolk, sta teorizzando la nascita di un nuovo movimento”.
“Quale movimento?”
“Si chiamano Provos, da provocatori, sono anarchici, ribelli, folli e colorati. Vogliono mandare in cortocircuito il sistema con il gioco e la provocazione”.
“E tu ne fai parte?”
“Io? Io sto studiando sociologia e i movimenti giovanili m'interessano ma non potrei studiarli se vi partecipassi, non credi?”
“Vero, caspita comunque qui ad Amsterdam c'è molta vivacità, più che a Milano”.
“A proposito, Fabrizio, come va laggiù?”
“Da quando Francesco è venuto a vivere qui, un disastro; mio padre l'ha presa malissimo mentre mamma continua a ripetere che è giusto si trovi la sua strada”.
“Certo che un italiano e un'olandese, che matrimonio difficile”.
“Un militare italiano e una mezza ribelle olandese vorrai dire. Tutti si domandano come sia possibile che due persone così diverse si siano potute sposare e avere addirittura due figli. Io ho sempre pensato che mio padre, nella sua rigida austerità, quando era di stanza qui all'Aia abbia sentito il bisogno di qualcuno che gli permettesse di evadere dalla gabbia militare in cui si era rinchiuso mentre mia madre avesse bisogno di qualcuno che raddrizzasse un po' la sua vita sregolata”.
“Può essere: un equilibrio precario insomma”.
“Una cosa del genere; credo che se non si fossero trasferiti in Italia si sarebbero lasciati. Invece papà a Milano ha potuto fare una discreta carriera mentre per mamma in Italia c'è talmente tanta arte da trovare continua ispirazione per i suoi quadri. Se solo Francesco non si fosse messo a fare il pazzo. La mia vacanza premio post-laurea qui non ha altro scopo che cercare di riportarlo a casa. Io sarei voluto andare a Londra o Parigi”.
“Una laurea in matematica a soli ventuno anni e con il massimo dei voti, te lo saresti meritato un bel viaggio per l'Europa, vecchio mio”.
“Già... Invece mi tocca stare qui a fare il detective per colpa di mio fratello, a proposito: dove lo posso trovare?”
“Ultimamente l'ho visto in giro con un tizio strambo che si chiama Bart Huges, un tipo che sta facendo un sacco di esperimenti con una nuova sostanza chiamata LSD, dice che apre nuovi orizzonti nella mente e che farà progredire l'umanità a un livello superiore. Domani andiamo a fare un giro nei posti in cui bazzica Huges così cerchiamo anche tuo fratello”.
Fabrizio e Jannes proseguirono la serata ricordando amabilmente le vacanze estive trascorse insieme in Olanda quando erano bambini.

*****

Cara lettrice, caro lettore, se sei arrivato fino a qui innanzitutto ti ringrazio dal profondo del cuore per avermi fatto compagnia e poi potrebbe essere che tu sia curioso di scoprire come continua questo viaggio.
Max riuscirà a sopravvivere in carcere? Dovrà rinnegare i suoi valori? Perderà amici e amore? E come continueranno le avventure di Fabrizio ad Amsterdam? Troverà la felicità in quella città a lui straniera?
Se vuoi proseguire non ti resta altro che cliccare il link in descrizione.
L'ebook è anche disponibile gratuitamente per chi ha Kindle Unlimited/KENP.
Un caro saluto.
Cristiano Rosari.

Cristiano Rosari
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