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Gabriella Genisi è nata nel 1965. Dal 2010 al 2020, racconta le avventure di Lolita Lobosco. La protagonista è un’affascinante commissario donna. Nel 2020, il personaggio da lei creato, ovvero Lolita Lobosco, prende vita e si trasferisce dalla carta al piccolo schermo. In quell’anno iniziano infatti le riprese per la realizzazione di una serie tv che si ispira proprio al suo racconto, prodotta da Luca Zingaretti, che per anni ha vestito a sua volta proprio i panni del Commissario Montalbano. Ad interpretare Lolita, sarà invece l’attrice e moglie proprio di Zingaretti, Luisa Ranieri.
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Writer Officina
Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Amicizie poco raccomandabili
Genere Thriller
Lettori 209
Amicizie poco raccomandabili
Negli ultimi tempi si sono verificati di rado gli entusiasmanti allenamenti, ciò dipende dagli impegni di lavoro che la coppia conduce, tuttavia, quando questo avviene, stanno molto attenti a non farsi male, per evitare di ritornare a casa malconci. Non è dignitoso farsi vedere in queste condizioni dalle rispettive compagne. Nello scontro fisico non ci sono regole, a parte non colpirsi al viso; ma a volte capita e allora chi subisce si arrabbia di brutto. Parker con le dita della mano si asciuga un rivolo di sangue che esce dal naso, per poi osservarle unte di un colore rosso vivo.
- Mi hai toccato! - esclama il detective
- È Capitato ... ti chiedo scusa - si giustifica Ted.
- Non è vero, sei particolarmente nervoso, ci sei andato duro fin dall'inizio. -
- È una lotta, non un balletto, cosa vuoi che facessi? -
- Hai ragione! - Parker, per tutta risposta lo colpisce con un diretto al volto. L'amico finisce giù per terra.
- Ho capito, vuoi la guerra! - dice Ted, alzandosi e avventandosi con una capocciata al ventre del detective, facendolo cadere pesantemente sulla pedana. Ne viene fuori una lotta a muso duro, senza esclusioni di colpi. Alla fine, sfiniti, entrambi si ritrovano a corto di fiato distesi a pancia in su.
- Mi fanno male tutte le ossa ... - afferma Ted.
- A chi lo dici ... - replica Parker.
- Siamo stati degli stupidi. -
- Confermo. -
- Ce la siamo voluta. -
- Già. -
- Faccio fatica ad alzarmi ... - dice Ted, con una smorfia di dolore.
- Perché dovremmo farlo, abbiamo molto tempo a disposizione, mica dobbiamo andare a timbrare il cartellino; siamo dei liberi professionisti - risponde Parker.
- Devo ammettere che è una bella cosa ... - risponde l'amico con un flebile sorriso.

***

Jennie entra nella stanza con in mano il vassoio con il caffè, lo poggia sulla scrivania.
Si siede e osserva i volti dei due amici.
- Immagino sia stato un allenamento intenso - dice la donna.
- Non ci siamo certo risparmiati - risponde Parker.
- Sì, è così; era da tempo che non ci confrontavamo - afferma Ted.
- Leale competizione - replica Jennie.
- Sicuro! -
- Senza regole. -
- Be', ogni tanto bisogna lasciarli da parte - interviene il detective.
- Un tocco di realismo non gusta mai - osserva la bionda segretaria.
- Esatto! - risponde Parker, bevendo la calda bevanda.
- Tra non molto sul vostro viso si faranno più evidenti i segni che vi ha lasciato il reale confronto. -
- Nel nostro mestiere capita di apparire un po' malconci; siamo uomini d'azione, non ballerini - dice Parker.
- È così - aggiunge Ted.
- Siete uomini speciali - replica con un'espressione compiaciuta Jennie.

***

Un appuntamento di lavoro dato in un parco dei divertimenti, che lui ricordi, non era mai avvenuto. Un posto vale l'altro, pensa Parker, mentre osserva i bambini che giocano. Per un attimo, attraverso dei flashback, torna indietro nel tempo e si rivede piccolo inseguire, insieme a un gruppo di coetanei, un gatto su un grande prato verde. Ritornato alla realtà, il detective si guarda attorno, sperando di scorgere il cliente che l'ha contattato. A un tratto, incrocia lo sguardo di una ragazzina seduta su una panchina poco distante. È molto carina; ha gli occhi grandi e lunghi capelli sciolti color castano chiaro che scendono fin sopra le spalle. Lei non smette un attimo di fissarlo, poi si alza e gli si avvicina.
- Ciao. -
- Ciao. -
- Sei John Parker, non è vero? -
- Sì - risponde attonito il detective.
- Io sono Kellie. -
- Piacere di conoscerti Kellie. Posso fare qualcosa per te? -
- Avevamo un appuntamento. -
- Cosa? -
- Sono io la persona che stai aspettando. -
- No, non è possibile ... la mia segretaria ha detto che si trattava di un uomo. -
- Uno sconosciuto che ho pagato perché recitasse la parte. -
- Questa poi ... -
- Mi dispiace, pensavo che se mi fossi rivelata non mi sarebbe stato facile convincerti ad incontrarmi. -
- E perché non avrei dovuto incontrarti? -
- Non lo so. -
- Siediti. -
- Ok. -
- Tutto bene? -
- Sì. -
- Posso sapere quanti anni hai? -
- Ho tredici anni. -
- Avrai qualcosa di importante da dirmi se hai fatto così tanto per volermi vedere, non è così? -
- Sì. -
- Bene, ti ascolto. -
- Sono la figlia di Tom Wilson; ti dice niente questo nome? -
- Sì, se è quello che penso io. -
- È lui, e l'hai ucciso. -
- L'ho fatto per difendermi; aveva una pistola e stava per spararmi. Mi dispiace, non mi rimaneva altra scelta. Immagino che cconoscessi bene tuo padre e di cosa si occupasse. -
- Sì, aveva tanti difetti, ma mi voleva bene e tu me l'hai tolto. -
- Non sono un criminale, è bene che tu lo sappia. A parte questa presentazione, cosa posso fare per te? -
- Uccidere il nuovo compagno di mia madre. -
- Stai scherzando?! -
- No. È un animale, tratta male me e mia madre; lui sì che merita di morire. -
- Non è una buona ragione per far fuori una persona. -
- Per me sì. Allora, me lo fai questo lavoro? In fondo me lo devi. -
- Io non ti devo nulla e perciò non ucciderò il tuo patrigno nemmeno se mi pagassi profumatamente. -
- Non è il mio patrigno! Non ho neanche i soldi per pagarti; ma potrei farlo successivamente, quando inizierò a lavorare, fermo restando che tu il favore me lo devi. -
- Ragazzina ritorna a casa, fatti una doccia con acqua fredda e dimentica tutto. La stessa cosa farò anch'io. -
- Non vuoi aiutarmi? -
- No! -
Kellie, imbronciata, si alza dalla panchina e, senza dire una parola, va via.
- I ragazzi di oggi sono incorreggibili - osserva il detective.

***

- Ve le siete date di santa ragione - dice Norah, distesa sul letto, guardando il viso di Parker su cui sono visibili i segni lasciati dalla lotta avuta con Ted.
- Amiamo fare le cose sul serio - risponde l'uomo, disteso supino.
- Come sta lui? -
- Bene. Ha la mia stessa maschera piena di lividi. -
- Per un momento ho temuto che fosse dovuto allo scontro col cattivo di turno. -
- Nessuno, a parte Ted, riesce a tenermi testa. -
- Mi piace la tua presunzione; non dimentichi una persona? -
- Non l'ho dimenticata, volevo che fossi tu a dirlo. -
- È da tempo che non ci confrontiamo in una leale lotta - dice Norah.
- Rimedieremo al più presto - replica Parker.
- Niente sconti. -
- Non ci penso nemmeno. -
- Niente regole. -
- Mi sembra che tu stia esagerando ... -
- Hai paura? -
- Certo che no. -
- Naturalmente ti darò il tempo di rimetterti in sesto. -
- Sei un amore. -
- Avevi dei dubbi? -
- No. -
- Quanto sei dolce ... - dice la donna.

***

Eddie, entrando in cucina non si meraviglia più di tanto nel vedere l'amico col viso segnato da ecchimosi, pensando che possa essere la conseguenza di uno scontro con uno dei tanti poco di buono che popolano la città. Si siede al tavolo per fare colazione.
- Non ti ho visto rientrare ieri sera - dice l'uomo di colore, versando il caffè nella tazza.
- Sì, ho fatto tardi - risponde Ted.
- Hai avuto una giornataccia - osserva Eddie, soffermandosi a guardare il viso dell'amico.
- Non è come pensi tu. -
- Be', spero che non sia stata Juana. -
- Io non c'entro, te lo assicuro - interviene la giovane donna seduta al tavolo.
- Non ti viene in mente nessun altro? - Ted, cerca di venirgli in aiuto.
- John! - risponde deciso Eddie.
- Già. Ma non pensiate che lui ne sia uscito indenne; dovreste vederlo - tiene a precisare Ted.
- Questo ti fa onore - replica con tono scherzoso Eddie, bevendo il caffè.
- Si è deciso di forzare le mano ... -
- Mi sembra giusto. -
- Se li incoraggi vedrai che la prossima volta finiranno in ospedale - commenta Juana.
- Non è escluso, ma va bene così; non è un gioco, certe cose vanno fatte sul serio - afferma Eddie.
- A volte non vi capisco, vivete in un mondo tutto vostro. -
I due amici si guardano intensamente negli occhi, lasciandosi andare ad un ammiccante sorriso.

***

Parker esce di casa accolto da una splendida giornata. Certe vecchie e piacevoli abitudini vanno ripristinate, come indossare gli occhiali scuri. Gli danno tono e, anche se non è un narcisista, sa perfettamente quanto la sua figura ne acquisti in termini di carisma. Sale in macchina, quando squilla il cellulare. È Jennie.
- Ciao John, dove sei? -
- Sono appena uscita da casa; in questo momento mi appresto a partire in macchina. -
- Non venire in ufficio, stai alla larga. -
- Cosa è successo? -
- Poco fa sono venuti a farci visita due poliziotti; hanno chiesto di te. Desiderano che ti presenti al loro distretto. -
- Motivo? -
- Non hanno voluto dirmelo; dammi alcuni minuti e vedrò di saperne di più. -
- Ok. -
- È probabile che passino da casa tua. -
- Terrò i miei informati. -
- A tra poco. -
***

Parker avvia il motore, pigia il piede sull'acceleratore e parte. Gira con la vettura senza una meta ben precisa, fin quando, dopo una ventina di minuti, si sente nuovamente squillare il cellulare. Accosta la macchina al marciapiedi e spegne il motore.
- Ieri sera è stato ucciso un uomo, un certo Hall Marcus - dice Jennie.
- Non lo conosco - risponde il detective.
- Infatti ho dato un'occhiata ai nostri archivi e non ho trovato nulla attinente a questo nome. -
- Vieni al nocciolo. -
- Al momento sei l'indiziato numero uno della sua morte. -
- E pensare che la giornata era iniziata bene - osserva con sarcasmo Parker.
- Cercherò di scoprire cosa c'è sotto. -
- Cosa dovrei fare nel frattempo, rendermi latitante? -
- Solo il tempo di avere più notizie, dopo ci regoleremo di conseguenza. -
- È bene informare Golden. -
- Fatto! Attendo che mi chiami. In ogni caso conosci la procedura. -
- Già, presentarmi con un buon avvocato. -
- Tu ne hai uno in gamba. -
- Che non vedo da molto tempo. -
- Certo, non sarà felice di rivederti. -
- E chi lo dice? È il suo lavoro. -
- È soprattutto tuo amico. -
- Va bene, ma, finché posso, come mio difensore vorrei tenerlo distante. -
- Ok. Attendiamo gli sviluppi. Mi raccomando ... -
- Tranquilla, farò il bravo ragazzo; mi troverò un buon rifugio. -

***

Il rifugio in questione è un bar, che non rientra tra le sue tappe abitudinarie. Il locale sembra un luogo riservato per pochi intimi. Il detective si siede a un tavolino posto all'estremità della sala. Gli si avvicina l'aiuto banconista. Ordina una birra. Il servizio è veloce, e non potrebbe essere diversamente considerando l'esiguo numero di clienti. Sorseggia la fresca bevanda, quando il suo sguardo viene attratto da una giovane donna seduta nell'altro angolo della sala. Sul tavolino è poggiato un boccale di birra. È sola. Indossa grandi occhiali scuri, mentre il detective i suoi li ha lasciati in macchina. Non è la stessa bevanda ad attirare l'attenzione di Parker; la donna somiglia straordinariamente a una sua cara amica: Elsa. È più forte di lui, per cui si alza dalla sedia, prende la sua birra e si avvicina alla donna.
- Salve! Posso? -
Lei si guarda intorno, notando che ci sono altri tavolini vuoti oltre a quello lasciato da Parker.
- Cos'ha di tanto speciale questo tavolino? Forse predilige la posizione? -
- Nessuna delle due cose, desidero bere la birra in compagnia, se non le dispiace, naturalmente. -
- Se è quello che desidera, si accomodi pure. -
- Grazie! - Il detective poggia il boccale di birra e si siede. - Io sono John. -
- ... Elsa. -
All'improvviso Parker sbianca in volto, risucchiato dai suoi ricordi: affiorano nella mente i felici momenti trascorsi con la sua amica, ma, purtroppo, anche il crudele epilogo, focalizzato nella triste scena del riconoscimento della salma all'obitorio.
- Cosa c'è, non le piace il mio nome? - chiede la donna.
- No, è meraviglioso! Mi è venuta in mente un'amica che aveva il suo stesso nome. -
- E questo la fa stare male? -
- Lei non c'è più. -
- Mi dispiace. -
- Le somigliava molto. -
- Per questo ha voluto sedersi qui. -
- Sì. -
- Forse sarebbe stato meglio se non mi avesse visto. -
- No, va bene così. -
- Sicuro? -
- Sì. -
- Io non sono una frequentatrice di questo locale - afferma Elsa.
- Nemmeno io - risponde Parker.
- Strano destino. -
- Già. -
- Perché continua a fissarmi in quel modo? C'è dell'altro? -
- Lei non portava gli occhiali. -
- Be', io al momento devo indossarli; comunque, non credo di avere gli stessi occhi della sua amica. -
Sul perché la donna porti grandi occhiali scuri, il detective comincia ad avere dei terribili sospetti non appena scorge sotto la montatura dalle lenti, all'altezza dello zigomo, una parte più scura della pelle, simile a un'ecchimosi. Elsa se ne avvede e tenta di distrarlo.
- Vorrei chiarirlo subito, non sono in cerca di uomini - afferma lei, con un tiepido sorriso.
- E io non sono in cerca di donne - replica Parker sulla stessa falsariga.
- Ne ho abbastanza ... -
- Di noi uomini? -
- Sì, mi dispiace metterci dentro anche lei ... -
- Meglio andare sul sicuro. -
- Direi proprio di sì. -
Squilla il cellulare di Parker. È Jennie.
- Mi scusi un attimo - l'uomo si alza dalla sedia e si allontana un po'.
Salvatore Scalisi
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