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Vito Catalano è nato a Palermo nel 1979. Da anni Lavora ai documenti d'archivio del nonno, Leonardo Sciascia. In una vita fra Italia e Polonia (dove per anni ha tenuto lezioni di scrittura italiana agli studenti di Linguistica Applicata dell'Università di Varsavia), ha pubblicato numerosi articoli sui quotidiani Il Messaggero, Il Riformista, La Sicilia e quattro romanzi: L'orma del lupo (Avagliano editore 2010), La sciabola spezzata (Rubbettino 2013), Il pugnale di Toledo (Avagliano editore 2016), La notte della colpa (Lisciani Libri 2019).
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Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Una coppia di topi cattivi
Genere Thriller
Lettori 293
Una coppia di topi cattivi
Quattordicesimo episodio di Parker.

Non si aspettavano di certo che si facesse vivo, credendo che si fosse dato alla bella vita con la sua parte di soldi della rapina, in qualche angolo di paradiso sperduto; ma è evidente che qualcosa, o qualcuno, l'avrà trattenuto a rimanere, sfidando le inevitabili domande degli investigatori della polizia, ancor prima dai dirigenti dell'istituto bancario. Sull'argomento però Golden ha le idee piuttosto chiare, che desidera esporre seduto a un tavolo di un bar in compagnia dell'immancabile birra.
- Secondo me, ammesso che sia implicato nella rapina, non è nelle condizioni di mettere in atto il suo cambiamento di vita, perché al momento le risorse non glielo permettono. –
- Intendi dire ... - replica Parker.
- Brent sa il fatto suo, non è uno sprovveduto. –
- Questo è poco ma sicuro. –
- Il nostro geniale nemico è un perfezionista, non ammette sbavature che possono compromettere il suo lavoro, e c'è da scommettere che non sprizzi gioia nel sapere che un suo uomo sia sotto le lenti d'ingrandimento della polizia. –
- È un narcisista, non ama passare in secondo piano – commenta con tono ironico il detective. – In pratica, ha messo in castigo il bravo impiegato di banca, questo fin quando lo riterrà opportuno, negandogli il suo onorario. –
- Ci puoi giurare – risponde il tenente, mandando giù un sorso di birra.
- E non è detto che a questo punto lo faccia. –
- Non riesco a seguirvi ... - interviene Ted.
- Non ci credo, sei troppo sveglio per non afferrare il concetto – dice Golden.
- ... Brent lo ritiene una pedina bruciata che potrebbe condurlo sulle sue tracce, non meritevole per il lavoro svolto e di conseguenza non è escluso che possa scaricarlo. –
- Bingo! Sono sottigliezze per le tue capacità intuitive. –
- Grazie. –
Parker se la ride sotto i baffi.
- Davvero sorprendente! – esclama il detective.
- Sì, scherzaci sopra, come se tu non avessi chiaro il quadro della situazione. – replica Golden. – Magari sarà l'effetto della birra ... -. –
- Può darsi – ammette con il ghigno sorridente, Parker.
- Visto che siamo così bravi, a questo punto cosa succede? – si interroga Ted.
- Sappiamo quanto Brent sia generoso e solidale con i sui collaboratori, ma, ahimè, altrettanto spietato con chi lo delude; ed è probabile che l'impiegato di banca, o la talpa, fate un po' voi, l'abbia in qualche modo disatteso – risponde Golden.
- Sì – annuisce Parker.
- Perché non diciamo come stanno veramente le cose? – dice Ted. – Brent sarà pure un genio del crimine, ma, cristo, scegliersi un collaboratore con una faccia simile è come mettersi il bastone tra le ruote; non so se rendo l'idea? –
- Abbastanza, direi – replica Parker, avvicinando il boccale di birra alla bocca, seguito, in un clima in un clima di ilarità, dai due amici.

***

Per l'uomo non sarà un periodo tranquillo e nonostante si sforzi di mantenere la calma, necessaria e utile in queste circostanze, non può non manifestare una certa irritazione.
- Vi ho già spiegato ... - dice l'impiegato di banca, seduto a una scrivania in un ufficio del distretto di polizia.
- Non a me – tiene a precisare Golden, in piedi nella stanza, incrociando lo sguardo con un suo collega poco distante.
- E questo cosa cambia? –
- Cambia. –
- Credevo che la cosa non avesse un seguito, ed invece ... forse avrei dovuto informare il mio avvocato. –
- È nel suo diritto. –
- E se non dicessi più una parola? –
- È libero di farlo, nessuno lo costringerà. –
- Già; ci mancherebbe altro. Come ho detto ai suoi colleghi e alla direzione dove lavoro, ho avuto una specie di black out, non saprei altrimenti come definire il mio comportamento; ho perso totalmente la bussola, mi sentivo alienato ... una strana sensazione, sono rimasto a casa senza che mi sfiorasse l'idea di avvisare qualcuno delle mie condizioni ... è tutto qui. –
- Le era mai successo? – chiede Golden.
- No. Spero che non si verifichi più – risponde l'uomo. – Cosa pensate che abbia fatto in questi giorni di assoluto silenzio? –
- È quello che vorremmo sapere. –
- Ha a che fare con la rapina, non è così? –
- Credevo che lo sapesse. –
- Nessuno me l'ha detto esplicitamente, ma non ho dovuto faticare più di tanto per capirlo. –
- Normale protocollo. –
- Mi sa che devo parlarne con il mio avvocato – dice l'uomo, guardando prima Golden e poi il suo collega, in piedi e immobile come una statua.
- Sì – annuisce il tenente di polizia.
- State perdendo il vostro tempo. –
- Siamo pagati per questo. Conosce quest'uomo? – Golden gli mostra una vecchia foto d'archivio di Brent. – Premetto che è un mago del travestimento, quindi potrebbe presentarsi in una veste totalmente diversa. –
- No, mai visto nessuno che possa avvicinarsi a lui. –
- Capisco. Be', quando si traveste non è per nulla facile identificarlo. È lei? – Golden gli fa vedere una foto della compagna di Brent. – Anche lei è stata coinvolta nell'arte del travestimento. –
L'uomo rimane alcuni secondi ad osservare la foto, assorto nei pensieri.
- ... no, non credo di averla vista. –
- Che significa non credo? –
- Lavoro dietro ad uno sportello bancario, sa quante persone vedo in un giorno, in una settimana, in un anno? Non è escluso che possa essersi presentata allo sportello ... –
- Non intendevo questo. –
- E cosa intendeva allora? In quella occasione erano mascherati ... già, il piacere del travestimento. Mi dispiace, non ho nient'altro da aggiungere, se non in presenza del mio avvocato. –
I due investigatori si scambiano un amaro sfogo di rassegnazione.

***

- Si era fatto i conti sbagliati – dice Golden, all'uscita del bar insieme ai due amici.
- Immagino che si era già scelto il posto dove andare a rifugiarsi e godersi da nababbo il resto della sua vita – aggiunge Ted.
- L'imprevisto l'ha colto di sorpresa, scombussolando i suoi piani; questo potrebbe causargli un crollo psicologico tale da sciogliersi come una tavoletta di burro – è il pensiero di Parker.
- Non ha mostrato alcun segno di fragilità – replica Golden. – È come se sapesse il fatto suo; per uno che non ha mai avuto a che fare con la giustizia, il suo comportamento mi ha sorpreso. Dovevate vederlo, era freddo, composto, nessun cambiamento di espressione dovuta a forte tensione o cose del genere. Avrei potuto continuare a interrogarlo per ore senza riuscire a cavare un ragno dal buco. –
- Brent l'ha forgiato a dovere – osserva con sarcasmo Parker.
- E se stessimo sbagliando tutti? – Replica Golden, le cui parole bloccano di colpo la spensierata passeggiata.
- Stai scherzando? – gli chiede Ted.
- In fondo cosa abbiamo in mano? Delle semplici maschere e nulla più! –
- Aspetta! Sbaglio, o sei stato tu per primo ad ammettere che la rapina fosse opera di Brent? –
- Be', io e la mia squadra non abbiamo avuto dubbi ad avallare questa ipotesi; nel visionare le registrazioni delle telecamere di sorveglianza ci è sembrato subito chiaro la forte somiglianza di uno dei tre rapinatori, sia fisicamente che nel modo di muoversi, con Brent. Credevamo che ciò fosse sufficiente ... -
- E non è più così? – dice Parker.
- Dico solo che ... forse dobbiamo prendere in considerazione altre strade – risponde Golden.
- Questa è bella! – esclama Ted.
Parker accenna un sorriso.
- Volete sapere cosa penso? La birra ci ha dato alla testa. –
- Cosa? Io ne ho bevuto solo una bottiglia ... sì, forse due ... - ammette Golden.
- Stai attento nel dire bugie, altrimenti ti cresce il naso come a Pinocchio. –
- Voi avete bevuto più di me, sicuro! –
- Ehi, lasciatemi fuori da questa storia – dice Ted.
- Sentite, una cosa è certa: toglierci da qui al più presto, perché se dovesse passare una pattuglia della polizia rischiamo di passare la notte in gattabuia – Interviene Parker.
- ... sì, forse è il caso – commenta Golden.

***

Per quanto Brent l'abbia messo in riga, è probabile che l'impiegato di banca possa commettere qualche leggerezza; è quello che sperano gli investigatori. Sulla sua reale partecipazione alla rapina, e dello stesso eclettico criminale, possono anche affiorare dei dubbi in assenza di prove concrete, ma gli indizi sono buoni e su questi bisogna lavorare. Seguire però una sola pista può sembrare un limite e non un vantaggio, allora, se si vuole mantenere fede all'idea principale, bisogna trovare a tutti i costi altre strade che, intersecandosi tra loro, portino all'auspicata meta. Un problema non di poco conto quando il soggetto in questione è Brent.
I tre uomini raggiungono le vetture parcheggiate non distante dal bar e si apprestano a salirvi sopra. Golden saluta i due amici, prima di andare via. Parker e Ted stanno per fare la stessa cosa, quando, ad un tratto, il detective si blocca nei movimenti, assumendo un'espressione pensierosa.
- Cosa c'è? – chiede Ted.
- Perché siamo venuti qua? – replica Parker.
- Il posto l'hai scelto tu. –
- Sì, ma è un po' fuori mano e il bar non rientra tra quelli che di solito frequentiamo. –
- Cosa vuoi che ti dica, forse hai voluto cambiare itinerario. È un bene non attaccarsi alle solite abitudini. –
- Sì, può darsi, eppure la cosa non mi convince del tutto ... -
- Tutto ok? – domanda Ted, vedendo l'amico in uno stato di confusione mentale.
- Pensi che possa essere l'effetto della birra? – risponde il detective.
- Be', ti vedo strano ... –
- Ti giuro che dentro lo sono veramente. Ti dice nulla questo luogo? –
- ... no – risponde Ted, guardandosi intorno.
- Riflettici su. Ha a che fare con il più geniale dei criminali. –
- ... Brent! –
- Esatto! –
- È la zona in cui è nato e ha visto crescere e maturare la sua indole criminale. –
- Già! –
- Ok. Fin qui ci siamo, ma non capisco dove vuoi arrivare – dice Ted.
- Non è un caso se ci troviamo qui ... - risponde Parker. - ... è il subconscio che mi ha guidato. –
- Stiamo toccando una materia impegnativa – osserva l'amico.
- ... in verità lui da qui non si è mai mosso, facendoci credere il contrario – afferma il detective.
- Come un boss che si rispetti, che non abbandona le sue origini – dice Ted.
- Sì, rappresentano dei punti di riferimento su cui affidarsi. –
- Ma sappiamo che per un lungo periodo ha soggiornato dal fratello. –
- Gli è servito per depistarci, nulla di più. –
- Magari ci starà osservando – dice Ted, guardando i palazzi circostanti.
- Non è da escludere; spiare le nostre mosse è il suo maggiore divertimento – replica Parker.
- Come seguire un film. –
- Già. Solo che nessuno può prevedere il finale – afferma il detective salendo sulla berlina, seguito da Ted.

***

Le teorie di Parker possono anche avere un senso, ma ciò non significa che portino alla scoperta del rifugio di Brent, perché c'è da scommettere che l'uomo abbia più di una base logistica e che si sposti continuamente per non dare punti di riferimento ai suoi nemici. Ma è pur vero, come dice lo stesso detective, nessun uomo tradisce le proprie origini. E poi, per quanto possa avere un'anima contorta, a Brent non gli si può negare una passionalità, mista ad orgoglio per i traguardi raggiunti. Parker, come fa il suo antagonista, in alcune zone della città dovrebbe girare celato dietro un bel travestimento per non attirare troppo l'attenzione che, in questi casi, non è mai per nulla benevola. Prima di diventare il profeta del crimine, Brent si guadagnava da vivere facendo il pusher nel quartiere dove è nato e cresciuto, come si suol dire, casa e bottega. In questa analisi il detective non può non aggiungere un elemento di fondamentale importanza: le vecchie amicizie di vita e di lavoro, non tutte tramontate. Il detective, con l'aiuto di Jennie, riesce ad avere informazioni utili su alcune di queste amicizie, tra cui un vecchio socio in affari di Brent in età poco più che adolescenziale. Come spesso accade in certi ambienti, nulla muta nel tempo, e così il ragazzo, ora diventato adulto, è rimasto intrappolato nelle beghe della vita, sempre in bilico tra miseria e rischio. Eppure l'uomo, come d'incanto, a volte ostenta un tenore di vita non consono alle sue capacità, che regolarmente nel giro di poco tempo sperpera, scivolando di nuovo nel baratro della miseria. Be', guarda caso, questo per lui è un periodo d'oro. Parker non ha mai avuto il piacere di conoscerlo personalmente, bene per l'uomo verrebbe da dire, e questo gli permette di muoversi con tranquillità, senza la paura che la sua presenza possa essere un elemento di forte contrasto. L'unico modo per avvicinarlo, evitando che si insospettisca sulla sua vera identità, è toccare le corde delle sue emozioni: le belle donne. Parker prova a fargli un gradito regalo, presentandosi con due splendide donne, colleghe di Cora, ex prostituta e grande amica del detective, le quali, c'è da scommettere, faranno di tutto per mettere in mostra le loro armi seduttive.
Entrati nel bar, Parker ordina quattro bottiglie di birra. Prese le bibite, per lui e due per le donne, il gruppo si avvia nel retrobottega, una stanza adibita ai videogiochi. Nella sala al momento ci sono solo due giocatori, tra questi l'amico d'infanzia di Brent. È in questo modo che l'uomo sperpera il denaro, oltre alle donne, naturalmente. È talmente ipnotizzato dalla macchinetta mangia soldi che non si accorge nemmeno di chi gli si avvicina. Per spezzare l'incantesimo ci pensa Parker con un leggero colpo di tosse. L'uomo si gira, accogliendo a bocca aperta l'improvvisa presenza.
- Salve – Parker lo saluta.
- ... salve – risponde l'uomo. – Ci conosciamo? –
- In qualche modo, si; anche se nel corso degli anni ci siamo persi di vista. Sono nato in questa zona e all'età di dieci anni io e la mia famiglia ci siamo trasferiti a nord della città. Io sono Matty, loro sono ... - racconta Parker, usando un nome di convenienza.
- So chi sono – afferma l'uomo riferendosi alle donne.
- Già – Parker gli porge la bottiglia di birra.
- Di te invece non ricordo nulla. –
- È passato parecchio tempo, può capitare che ci si dimentichi. –
- Cos'è questa storia? – domanda perplesso l'uomo.
- È un regalo. –
- Da parte di chi? –
- Di Brent. –
L'uomo assume un'espressione di incredulità.
- Cosa c'è? Non ti va? Brent era sicuro che fosse di tuo gradimento – dice Parker, sorseggiando la birra.
- Perché avrebbe dovuto farlo? – risponde l'uomo.
- Evidentemente conosce i tuoi desideri. –
- O miei vizi. –
- Non sta a me commentare. –
- Quando l'hai visto? –
- Ci siamo sentiti per telefono – il detective gli si avvicina, sussurrandogli all'orecchio. – Al momento ci va molto cauto nel farsi vedere in giro, tu capisci, non è vero? –
- Certo. –
- Mi ha detto che potevo contare su di te. –
- Su che cosa? –
- Mi ha chiesto un favore. –
- E allora? –
- Devo dargli delle informazioni importanti; in pratica dobbiamo vederci. –
- E vuoi che ti porti da lui. –
- Esatto! Lui si fida di te. –
- Perché non avete organizzato l'incontro per telefono? –
- Ci siamo attenuti allo stretto necessario, è stata per certi aspetti una conversazione complicata, in cui non potevamo esporci più di tanto, cercando il più possibile di confondere chiunque potesse ascoltarci. –
- In questo momento sei tu a confondermi. Mi stai chiedendo l'impossibile. E nemmeno ti conosco ... -
- Ti capisco, ma è una questione delicata e, aggiungerei, di vitale importanza. –
- Ok. Posso aiutarti, ma non ti garantisco che lo incontri. –
- Brent non mi avrebbe mandato da te se non fosse sicuro del fatto suo. –
- Immagino, prima il dovere e poi il piacere – dice l'uomo, volgendo lo sguardo alle due donne.
- Adesso a mio avviso sarebbe inopportuno; dopo avrai tutto il tempo che vorrai. -
- Non sarà per nulla facile scegliere ... -
- Non sei costretto a scegliere, sono entrambe per te. –
- Su questo Brent mi conosce bene – osserva compiaciuto l'uomo.
- Già – risponde laconico Parker.
Salvatore Scalisi
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