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Vito Catalano è nato a Palermo nel 1979. Da anni Lavora ai documenti d'archivio del nonno, Leonardo Sciascia. In una vita fra Italia e Polonia (dove per anni ha tenuto lezioni di scrittura italiana agli studenti di Linguistica Applicata dell'Università di Varsavia), ha pubblicato numerosi articoli sui quotidiani Il Messaggero, Il Riformista, La Sicilia e quattro romanzi: L'orma del lupo (Avagliano editore 2010), La sciabola spezzata (Rubbettino 2013), Il pugnale di Toledo (Avagliano editore 2016), La notte della colpa (Lisciani Libri 2019).
Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
Dacia Maraini nasce a Fiesole (Firenze). La madre Topazia appartiene a un’antica famiglia siciliana, gli Alliata di Salaparuta. Il padre, Fosco Maraini, per metà inglese e per metà fiorentino, è un grande etnologo ed è autore di numerosi libri sul Tibet e sull’Estremo Oriente. Nel 1943 si trova con la famiglia in Giappone e vive la drammatica esperienza di un campo di prigionia. Ad oggi, è considerata a pieno titolo "la signora della letteratura Italiana".Gli ultimi romanzi pubblicati con Rizzoli, sono Corpo Felice e Trio.
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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Promozione Letteraria. Il termine angloamericano "slogan" deriva dall'antica voce gaelica "sluagh-ghairm", che aveva la funzione primaria di reclutare i combattenti alle armi. Nei tempi moderni, questo termine è legato a una più banale propaganda commerciale e inglobato nel Marketing per definire una frase facilmente memorizzabile. Ma come possiamo creare una promozione letteraria per far meglio conoscere i nostri libri?
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Autore: Betty Esse
Titolo: Natale, il Fato e l'Amore
Genere Romanzo Rosa
Lettori 351
Natale, il Fato e l'Amore
Natale è alle porte, Chris come ogni anno ritorna nel suo paese natale "Rovaniemi", presa dai suoi studi e il suo lavoro a Parigi non è molto felice di raggiungere la sua famiglia, preferirebbe restare al Campus a studiare e fare festa con gli amici. Chris però, non ha fatto i conti con il fato che in poco tempo stravolge la sua vita. Cosa può accadere quando si mettono insieme più elementi? Il periodo magico del Natale, il fato e un piccolo imprevisto chiamato amore.
Una storia che possa portarci col pensiero nel periodo più bello dell'anno “Il Natale” quando l'amore e l'altruismo dovrebbero prevalere su tutto, maggiormente in questo periodo di difficoltà mondiale. Spero con questa breve lettura di allietare chiunque come me vivrebbe tutto l'anno nello spirito del Natale.
Betty Esse

Rieccomi ancora una volta in viaggio,torno a casa,Rovaniemi mi aspetta,i miei genitori mi aspettano.Sono circa tre mesi che non rientro a casa dei miei. Dopo una lunga sessione di esami da domani mi toccherà ancora una volta fare l'elfo di Babbo Natale,la mamma dice che per quest'anno è probabile che mi promuovano capo elfo,come se quella fosse la massima aspirazione che una donna lappone possa avere.Loro non condividono la mia scelta lavorativa,studio design a Parigi e della mia vita vorrei fare tutt'altro che starmene a due passi dal villaggio del Natale.Ad ogni modo tra non molto mi laureerò e grazie alle conoscenze di un amico avrei già un paio di clienti tra le mani,non vedo l'ora!

Siamo appena atterrati a Stoccolma dove l'aereo fa scalo,dovremmo ripartire nel giro di un'oretta,mi giro verso il finestrino cercando di capire quanta gente stia per salire,quando ad un tratto sento un peso improvviso sulla testa - Scusa! non volevo,questi scomparti per il bagaglio a mano sono ancora più piccoli di quanto sembri - Mi volto e vedo questo ragazzo alto con un'aria da nerd,porta persino gli occhiali,alzo gli occhi al cielo e penso, chi è questo imbranato? Spero proprio di non trovarmelo accanto per tutto il viaggio,il tipo intanto continua a straparlare - Non vorrei disturbarti ancora ma quello è il mio posto,il 25A - Ok è assodato! imbranato e rompiballe,vedi un po se mi tocca litigare su un aereo,ma a quanto pare devo far scendere dal piedistallo il tipo “so tutto io” così... facendo un po da pappagallo e devo dire che quando mi ci metto so essere molto acida,diciamo pure che nella vita riesco a farmi odiare con facilità ripeto le sue stesse parole simulando il suo tono - Mi scusi il posto è mio!Bla...bla...bla... non vorrei disturbarla...e intanto mi da un borsone dietro alla testa,cosa vuol fare uccidermi? E poi, controlli il suo di biglietto perché il 25A è già mio quindi... - Resta in silenzio, finalmente,sembrerebbe seriamente sconvolto,benissimo si riprenderà in fretta non resto più di un secondo a fissarlo che mi rigiro verso il finestrino come se nulla fosse.Sento il tipo sbuffare per poi andare via in malo modo e dopo neanche trenta secondi lo sento conversare con l'hostess.Ma guardalo come fa il carino, sta portando avanti la sua ragione facendo passare me per la pazza di turno,ad ogni modo la faccenda finirà non appena l'hostess avrà fatto i sui controlli e a quel punto sarà lui a passare per l'imbranato. - Uh...uhhh - Oh no!ancora lui, schiarisce la voce,mi volto e vedo che alle sue spalle c'è l'hostess che con un sorriso docile mi saluta - Salve signorina,la prego di mostrarmi il suo biglietto deve esserci stato un errore,vede questo posto è assegnato al signore - e con una mano indica l'imbranato,
ecco ora sono davvero nera di rabbia così con modi tutt'altro che gentili tiro fuori il mio biglietto dalla borsa e “tadaaaa”signori e signori sul mio biglietto è segnato 25A - Ecco a lei,adesso come la mettiamo? - sventolo il biglietto davanti alla faccia della tipa, diventa rossa dall'imbarazzo,prende in mano i due biglietti,li confronta e rimane in silenzio,poi si schiarisce la voce dicendo - Io...vi chiedo scusa ma qui di sicuro ci sarà stato un errore,vi chiedo di attendere un minuto vado a sentire con la direzione - Il tipo inizia a ridere tra sé e sé scuotendo leggermente il capo,lo guardo come se fosse un nemico da combattere,anche se... adesso che mi soffermo di più devo ammettere che ha un non so chè...naaaaa è troppo...è troppo...è troppo...ohhh insomma non mi è simpatico! Con un sorriso spavaldo mi chiede - Quindi?in questi casi come si fa? Io in braccio a te o tu in braccio a me?
- Tu non sei normale! - gli dico sbuffando stanca di tutta questa situazione.Riflettendoci forse mi sto scaldando troppo,con un altro umore probabilmente tutto ciò mi avrebbe fatto sorridere,invece... - Beh! Se per questo dimmi cosa c'è di normale in tutto ciò? - dice - Credo in effetti che tu abbia ragione - e in un attimo di mia ritrovata cordialità sorridiamo all'unisono.

Dopo un po arriva la hostess a darci spiegazioni - Signori sono desolata ma sembra che ci sia stato un errore di sistema,a quanto pare avete prenotato lo stesso biglietto e lo stesso posto a sedere nello stesso momento, e quindi eccovi qui,non riusciamo a spiegarlo neanche noi. Il programma della nostra compagnia non ha mai fatto di questi errori,ad ogni modo per farci perdonare e dimostrare la nostra professionalità offriamo due posti in prima classe per il resto del viaggio,quindi se volete seguirmi... - Restiamo entrambi senza parole,ci guardiamo negli occhi per un attimo poi prendiamo i bagagli e ci avviamo verso la prima classe dove ovviamente ci danno due posti vicini.

Una volta ristabilita la normalità restiamo entrambi in silenzio,l'aereo si prepara per il decollo e vedo il ragazzo a fianco irrigidirsi sulla poltrona,avrà paura? Continuo ad osservare il suo volto,ha chiuso gli occhi,la testa è attaccata al poggiatesta,le gambe rigide,le mani stritolano i manici della poltrona,non so se mi diverte o mi fa tenerezza. Vedere una persona che fino a cinque minuti fa dimostrava una tale spavalderia adesso avere paura di volare,comunque non sono poi così cattiva quindi vince la tenerezza tanto è che prendo una delle sue mani tra le mie e con la voce calma e rassicurante cerco di aiutarlo - Non avere paura,ci sono io,parla dai ti farà bene! - sento piano piano il suo respiro regolarizzarsi,intanto l'aereo decolla,una volta su, lui lentamente ritrae la mano - Grazie! - - Figurati! - gli rispondo con un sorriso di cortesia - Io sono Steve - vedo la sua mano avvicinarsi per stringere la mia e presentarsi - Chris - rispondo senza aggiungere altro,è lui a continuare - Chris...bel nome! - e riporta la testa indietro chiudendo per un attimo gli occhi,evidentemente ancora non gli è passata del tutto,ma continua a parlare - Chris, tu credi al fato? -
- No! - rispondo secca - Eppure, pensaci...Quante probabilità ci sono che due persone provenienti da due città diverse,lo stesso giorno allo stesso momento prenotano lo stesso posto in aereo? E tu, non credi che questo sia stato il fato? -
- Ti do una brutta notizia Steve,delle volte le cose succedono e basta,si chiama caso - - Sarà! - dice con l'accenno di un sorriso - Cosa ne dici di cambiare argomento? - e con un gesto distratto si sistema gli occhiali sul naso - Ok...allora, cosa ti è capitato per essere così di cattivo umore? Insomma stai andando in uno dei luoghi più magici della terra dovresti sorridere e sentire lo spirito natalizio crescere in te! - Non mi dire! Penso tra me e me, bambino mai cresciuto che crede ancora a Santa Claus,comunque per gentilezza gli rispondo - Già davvero bello! - lui mi guarda e ride, evidentemente non sono stata convincente, così data la situazione sempre più strana non posso fare a meno di ridere anche io.
Incuriosita da questa situazione ora sono io a fare domande - E tu? Cosa ci fai in un posto come la Lapponia? - non posso fare a meno di chiederglielo,mi incuriosisce sempre di più - Lavoro! - certo che stupida, lavoro vero, mica l'elfo di casa natale - Chris mi sbaglio o tu non sei tanto felice di andare? - - In effetti vado a trovare i miei,ma sai ho dovuto lasciare un po di lavori importanti in sospeso e quindi... - mi guarda sbalordito - Uauuu! quindi donna in carriera che preferirebbe il lavoro alle coccole della propria mamma, e di cosa ti occupi? - Proprio non riesce a stare zitto e a malincuore rispondo, anche se non proprio in totale sincerità - Interior designer - vedo ancora più stupore nei suoi occhi, stupore,curiosità e...non saprei fatto sta che mi ritrovo a parlare della mia vita con uno sconosciuto - Tu invece di cosa ti occupi? - Lo vedo in leggera difficoltà poi risponde - giornalismo - bene bene giornalista da strapazzo che ha paura di volare in aereo. Dopo un po sentiamo il comandante che raccomanda di allacciare le cinture per prepararsi all'atterraggio, lo vedo irrigidirsi ancora una volta, poi si volta verso di me e dice - Potresti tenermi ancora una volta la mano? - mi viene da ridere,ma cerco di contenermi - Ma certo! - Gli do la mano e penso... niente male per due persone che molto probabilmente non si vedranno mai più. Finito l'atterraggio siamo ancora mano nella mano, lentamente, questa volta, sono io che cerco di ritrarla ma lui la trattiene e la stringe di più - Quanta fretta per una che neanche voleva venire! - dice con quella faccia da schiaffi,adesso che l'aereo è atterrato, si è ripreso e ricomincia con la spavalderia, passa dal nerd che fa tenerezza al tipo stronzo in un attimo,poi cambia ancora - Chris, grazie di tutto! - dice seriamente guardandomi negli occhi - Di niente! Però la prossima volta ti conviene cambiare mezzo di trasporto visto che non ci sarò io a tenerti la mano - Ma che cavolo dico? Starò impazzendo sul serio, lui non si fa sfuggire l'occasione per controbattere - Bhè... chi può mai dirlo! - e mi fa l'occhiolino, resto in silenzio ripensando al discorso del fato, usciamo dall'aeroporto e ci salutiamo per l'ultima volta.

Lo sento urlare a distanza mentre entra nel taxi - Chris diminutivo di cosa? Christina? - Nooo questo è davvero pazzo penso sorridendo, ma rispondo perchè non riesco a farne a meno - Sì... - e lui ancora - Cristina è stato un piacere! - poi salta in auto e non lo vedo più. Ok via verso casa,passeranno presto le feste ne sono sicura.

Casa dei miei non è in centro città, siamo più vicini alla foresta, da qui il paesaggio è mozzafiato devo ammetterlo, peccato che non ci siano grandi opportunità di lavoro. I miei hanno scelto questo posto perché più turistico essendo vicinissimo all'attrazione di Santa Claus, gestiscono una tavola calda e fanno anche da albergo nei periodi più affolati tipo Dicembre. Sono figlia unica e tutte le volte che torno devo sorbirmi la predica sul futuro dell'impresa di famiglia e come un giorno finirà tutto poiché la loro unica figlia non vuole portare avanti i sacrifici dei genitori. Gli voglio bene ma delle volte mi sembrano un pochino egoisti a pensarla così perchè non comprendono i miei desideri. Prendo su un grande respiro e con le mie chiavi apro la porta di casa,entro ed è tutto come prima.La nostra casa è una baita e attaccata ad essa sorge la tavola calda con al piano superiore giusto tre camere matrimoniali per gli ospiti di passaggio.
Essendo le sei di sera sono tutti indaffarati per la cena alla tavola calda,approfitterò per farmi un bagno caldo e chiamare Ester così che mi possa mettere al corrente di ciò che mi aspetterà domani col mio lavoro da elfo. Giro un po per casa, nonostante tutto è sempre bello tornare tra queste mura e mentre mi soffermo vicino al camino per scaldare le mani noto la porta del piccolo studio aperta, quella porta di solito è sempre stata chiusa, così vado per chiuderla e resto a bocca aperta, invece della solita scrivania in mogano e la piccola poltrona in pelle, c'è un letto matrimoniale, un comodino e un piccolo tavolino con un televisore, trovo tutto molto strano ma decido di non pensarci, tanto più tardi i miei rientreranno e cercherò di capirci qualcosa.Vado al piano superiore dove trovo invece la mia camera in perfetto ordine e profumata, come sempre pronta ad accogliermi.
Sono ancora in pieno relax nella vasca da bagno quando sento dei rumori,i miei saranno rientrati,così mi sbrigo ad asciugarmi e li raggiungo in cucina per riabbracciarli. E' mia madre la prima ad abbracciandomi con un grande sorriso - La mia Chris è tornata! Tesoro sei dimagrita tantissimo, ma cosa mangi lì a Parigi? A ma vedrai che con le mie zuppe ti rimetterai subito - In effetti non ha tutti torti diciamo che la nouvelle cuisine non fa per me - Hai ragione mamma, la tua cucina mi manca tantissimo, ogni tanto potreste venire voi a Parigi, sono sicura che vi piacerebbe! - una volta sciolto l'abbraccio stritolante della mamma resto in attesa di quello di papà, ma non arriva,così ancora prima di voltarmi - Ehi tu! Già in poltrona? Non merito un abbraccio? - ma una volta incontrato i suoi occhi capisco subito che qualcosa non va così senza perdere tempo mi avvicino lo stringo forte e gli domando - Cosa succede pà! Pà su dimmi cosa succede? Perché non dici nulla? - mi guarda con occhi spenti, tristi allora guardo mamma - Nulla piccola mia, stai tranquilla è solo che tuo padre ultimamente ha avuto qualche problemino di salute ma tutto si sistemerà! - D'improvviso sento come se la terra sotto i miei piedi tremasse, le mie sicurezze, le mie certezze, mio padre, il più forte per me, lo vedo adesso così fragile, sento i miei occhi inumidirsi, sono sempre andata via da quì per trovare la mia strada, convinta che ogni volta tornando avrei trovato i miei genitori sereni e in salute, non ho mai messo in conto che qualcosa potesse andare storto. Mi sento un arrivista, egoista, lui qui a soffrire ed io a far la bella vita a Parigi a studiare con i loro soldi,così tra i miei sensi di colpa mi limito ad abbracciarlo, sento la sua stretta forte e come se fossi ancora la sua piccola - Non temere per me Chris, tornerò come nuovo, te lo prometto! Adesso però devo chiederti un enorme sacrificio -
- Tutto quello che vuoi! - non esito a rispondere - Io e la mamma tra un paio di giorni andremo ad Helsinki, lì c'è una clinica specializzata sul midollo spinale, sarà un intervento complicato ma all'ottanta per cento dovrei tornare come nuovo, solo che ci vorrà un po di tempo per la riabilitazione, ad ogni modo dovrai badare tu alla tavola calda insieme a Louise e Carl. So che per le festività sei già impegnata con il villaggio di Santa Claus ma servirà solo dalle diciassette del pomeriggio la tua presenza, alla sera lo sai c'è sempre più gente, credi di potercela fare? - senza neanche pensarci rispondo - sarà un gioco da ragazzi! - e gli faccio l'occhiolino per sdrammatizzare, voglio che lui si senta tranquillo, mi volto verso la mamma che con gli occhi lucidi dice - Bene, ora che è tutto sistemato, ci mettiamo in tavola? -
Durante la cena cerco di mostrarmi serena, spensierata ma la realtà è che dentro sono in tumulto, la verità è che non ho idea di come si mandi avanti una tavola calda, si tratterà di cucinare, non lo faccio da una vita anche se ricordo con gioia le giornate passate con la nonna e tutto l'amore che metteva in ogni sua ricetta. Bisogna che io rispolveri il suo ricettario, poi la questione dell'intervento, sono preoccupata per papà, voglio che si rimetta del tutto, mi fa male vederlo così, ma nonostante tutto cerco di sorridere. Dopo cena prendo appunti su tutto ciò che bisogna sapere, sia papà che mamma cercano di spiegare in maniera minuziosa quali saranno i miei compiti, incluso la mattina presto dare a mangiare gli animali della stalla, ce la metterò tutta non voglio deluderli. Trascorsa la serata piena di forti emozioni mi preparo per andare a letto, do un'ultima occhiata fuori dalla finestra, vedere i fiocchi di neve che scendono nel silenzio della foresta mi rilassa, per un attimo il mio pensiero va a quello strano ragazzo di oggi e al suo “credi al fato?” Adesso vorrei tanto conoscere il mio fato, destino o chicchessia per essere sicura di riavere il papà di sempre, poi penso allo sguardo che aveva quando mi ha salutata e ricordo che in quell'attimo anche io ho desiderato nonostante tutto che il fato ci facesse rincontrare.
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