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Raul Montanari è autore di 17 libri di successo. Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 corsi di scrittura creativa fra i più quotati a livello nazionale. Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne. Dal 2008 al 2016 ha diretto il festival letterario Presente Prossimo. Nel 2012 ha ricevuto l'Ambrogino d'oro, il massimo riconoscimento istituzionale della città di Milano. Nel maggio del 2021 è uscito per Baldini+Castoldi la sua ultima opera: Il vizio della solitudine.
Patrizia Rinaldi si è laureata in Filosofia all'Università di Napoli Federico II e ha seguito un corso di specializzazione di scrittura teatrale. Vive a Napoli, dove scrive e si occupa della formazione dei ragazzi grazie ai laboratori di lettura e scrittura, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti "a rischio". Dopo la pubblicazione dei romanzi "Ma già prima di giugno" e "La figlia maschio" è tornata a raccontare la storia di "Blanca", una poliziotta ipovedente da cui è stata tratta una fiction televisiva in sei puntate, che andrà in onda su RAI 1 alla fine di novembre.
Cinzia Tani è giornalista e scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva. Dopo la maturità classica consegue la laurea in Lettere Moderne e il diploma come interprete e traduttrice di lingua inglese, francese e spagnola. Debutta nel 1987 come scrittrice con il libro “Sognando California” con cui vince il Premio Scanno. Notata dalla RAI, entra nella tv di stato come inviata di Mixer. In seguito debutta come autrice e conduttrice di alcuni programmi tv: “Chi è di scena”, “L’occhio sul cinema”, “Il caffè”, “Italia mia benché” e “Delitti“. Il suo ultimo romanzo è "L'ultimo boia". .
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Promozione Letteraria. Il termine angloamericano "slogan" deriva dall'antica voce gaelica "sluagh-ghairm", che aveva la funzione primaria di reclutare i combattenti alle armi. Nei tempi moderni, questo termine è legato a una più banale propaganda commerciale e inglobato nel Marketing per definire una frase facilmente memorizzabile. Ma come possiamo creare una promozione letteraria per far meglio conoscere i nostri libri?
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Autore: Andrea Ghidotti
Titolo: Estate 2020
Genere Diario
Lettori 188
Estate 2020
"Arrivederci prof., buone vacanze" così io e la classe 4°D salutammo coralmente il professore di estimo al termine della sua ultima lezione online dell'anno scolastico 2019/2020.
Ma a differenza delle altre annate quest'anno siamo stati costretti a salutarci davanti a uno schermo, senza poterci abbracciare, senza poterci stringere la mano, senza poter scherzare e dovendo stare rinchiusi in casa per più di due mesi e mezzo a causa del Coronavirus. Durante il mese di marzo c'era uno scenario apocalittico:ogni dieci minuti la sirena di un'ambulanza suonava, al telegiornale davano numeri di morti mai visti prima e molte famiglie e aziende hanno avuto gravi difficoltà economiche a causa della chiusura delle attività lavorative. A giugno la situazione migliorò decisamente, c'era la speranza di vivere un' estate tranquilla e che tutto sarebbe tornato alla normalità nel giro di poco tempo.
Dopo aver salutato il professore e la classe andai ad aiutare mio padre a tagliare la siepe e a sistemare il giardino.
Era sabato 6 giugno, faceva molto caldo e avevo la mente libera sapendo che non avrei più dovuto seguire lezioni online e studiare per eventuali compiti e interrogazioni. Guardai il telefono, erano già le 12:15, così corsi immediatamente a cucinare il pranzo e a prepararmi per uscire, perché alle 13:00 il mio amico Simone sarebbe passato in motorino per andare a Pognano e da lì prendere il pullman per Stezzano.
Dopo una doccia e aver mangiato, salutai i miei dicendogli che sarei tornato per l'ora di cena.
Quando Simone arrivò ci abbracciamo velocemente perché eravamo in ritardo e rischiavamo di perdere il bus.
Tutto sembrava andare per il meglio, Simo sfrecciava per le strade vuote della bassa, ma a metà tragitto il motorino sfortunatamente smise di funzionare.
All' inizio pensavamo non ci fosse benzina, ma anche dopo aver fatto il pieno non riuscimmo a ripartire. Lasciammo il motorino a casa di una sua zia che fortunatamente abitava lì vicino e suo padre ci portò a Pognano.
In pensilina ci incontrammo con Steven, Michael e Matteo.
Il pullman arrivò subito e nel giro di venti minuti arrivammo a Stezzano, dove ci stava aspettando Ilaria.
Dopo i saluti ci dirigemmo subito alla "Casa Vecchia" della nostra amica dove passammo un pomeriggio intero a giocare a carte, ascoltare musica e parlare.
Il tempo passò in fretta, infatti erano già le 19:15, così ci preparammo per tornare a casa, ma quando arrivò il pullman, il conducente ci rimbalzò dicendo che a causa delle normative nessun altro poteva salire sul mezzo.
Quello era l'ultimo pullman e l' unica alternativa era quella di chiamare i nostri genitori per venire a prenderci.
Decidemmo di passare la serata a Stezzano e di andare a mangiare da qualche parte lì vicino.
Dopo pochi passi trovammo un kebabbaro, senza neanche consultarci avevamo già deciso che avremmo cenato con delle pizze.
Anche se l'attesa fu abbastanza lunga, riuscimmo ad alleggerirla con diverse battute e racconti delle serate precedenti. Iniziò a piovigginare, ma fortunatamente eravamo al riparo sotto la banca.
Finito di mangiare Ilaria ci raggiunse e ci riportò alla "Casa Vecchia", dove passammo la serata facendo le stesse attività del pomeriggio.
Per le 23:30 arrivarono i nostri genitori e ci riportarono a casa.
Io tornai con mio padre e mio zio, spiegandogli il motivo per cui non riuscii a tornare all' orario prestabilito.
Arrivammo a casa per mezzanotte e dopo una doccia veloce decisi di coricarmi subito a letto.
Il giorno seguente mi svegliai alle 10:30 circa, era una giornata nuvolosa e piovosa. Durante la mattinata non feci niente di interessante, la solita colazione e qualche pulizia nel reparto notte insieme a mia sorella.
Io e la mia famiglia andammo a pranzare a casa della mia nonna materna insieme ai miei zii e alle mie due cuginette. Finalmente dopo tanto tempo mangiai una buona polenta insieme ai miei cari, mi mancava molto pranzare con loro.
Verso le 14:00 tornai a casa per prendere la bici raggiungere i miei amici a Pognano, sperando che non ricominciasse a piovere.
Ci incontrammo come sempre davanti a casa di Simo e andammo al bar Ritrovo, dove tutti insieme ci gustammo un buon gelato per poi tornare a casa di Simone per giocare a Fifa.
Organizzammo un torneo a 4 squadre: Simo aveva il Real Madrid, Mike la Juve, Steven il Barcellona e io come al solito l'Atalanta.
La prima partita fu tra Steven e Simone, dove ebbe la meglio quest'ultimo per 2 a 0.
Poi giocai contro la mia bestia nera, Mike. Era troppo forte e non sono mai riuscito a batterlo, e penso che non ce la farò mai. Infatti mi rifilò un netto 4 a 1, ormai non ci credevo più neanche io nella rimonta, il divario era troppo evidente.
Nel ritorno Steven e Simone si riaffrontarono e ancora il padrone di casa ebbe la meglio, stavolta con un 2 a 1 un po' sporco, anche perché Stich meritava qualcosina di più.
Rigiocai contro Mike, ma anche questa volta prevalse la sua bravura e persi per 2 a 0.
In finale si scontrarono i due titani Michael e Simo. Dopo una partita abbastanza combattuta il Real Madrid del padrone di casa alzò la coppa e diventò vincitore del torneo.
Si erano già fatte le 17:30, così decidemmo di comune accordo di fare merenda con un buon pane e Nutella.
Mentre ero in procinto di partire iniziò a piovigginare, ma fortunatamente riuscii ad arrivare a casa abbastanza asciutto ed evitai uno scrollo incessante che durò per più di un'ora.
Dopo una cena veloce decisi di fare un giro da solo nel mio paese nella speranza di incontrare qualcuno con cui passare la serata.
Quando arrivai davanti alla gelateria incontrai Corna e Cava, due ragazzi con cui ero già uscito qualche volta. Dopo aver parlato per un po' mi invitarono in macchina per andare a Urgnano a casa di una loro amica che non conoscevo, accettai subito e così in fretta e furia ci avviammo verso la meta.
Giunti alla villa di Camilla trovammo lei e altre due ragazze, Angela e Giulia, che conoscevo solo di vista. Giocammo per due ore a Uno e le conobbi meglio.
Alle 23:00 tornammo a Cologno e ci fermammo al Corner, uno dei tanti bar che quella sera era chiuso. Lì incontrammo Giulia e Miriana, quest'ultima era una mia compagna di classe che non vedevo dalle elementari, dove rimanemmo a parlare sulle sedie all' esterno. Dopo mezzoretta decisi di tornare a casa approfittando del fatto che l' intensità della pioggia era calata.
Mentre stavo tornando ascoltai qualche canzone del nuovo Mixtape di Tedua uscito qualche giorno prima. Lui è un artista genovese che seguivo da diversi anni e che mi piaceva molto per la sua particolarità di andare fuori tempo e per i significati delle sue canzoni.
Arrivai a casa quasi a mezzanotte e andai subito a letto dopo aver trascorso una serata tanto bella quanto inaspettata.
Al mattino mi svegliai alle 9:30 per fare l' ultimo incontro con i professori di matematica, cantiere e italiano. Dopo i saluti feci un paio di partite alla playstation giusto per ingannare il tempo e verso le 11:00 andai a fare una passeggiata nella zona industriale a Cologno. In quel posto iniziai ad andarci da solo per evitare contatti con la gente durante la fase 2 e mi trovavo molto bene perché mi rilassavo ascoltando musica, passeggiando e facendo qualche chiamata. Quella mattina chiamai Alessandro; Lacca, un ragazzo di Sesto che aveva un anno in meno di me; Genna. Erano degli amici che avevo conosciuto al mare qualche estate prima. Anche se li sentivo spesso non parlavamo molto dell' estate 2020, ma quel mattino l'argomento uscì e con immenso piacere scoprii che il sabato successivo anche Lacca e Genna sarebbero scesi per passare il fine settimana in Liguria, mentre Ale sarebbe sceso il 27 giugno per poi restare tutta l'estate a Pietra Ligure.
A mezzogiorno e mezzo tornai a casa per pranzare insieme a mia sorella e mia madre. Finito il pranzo a base di hamburger, giocai un paio di partite alla playstation e successivamente aiutai mia mamma sistemando i vestiti negli armadi e riordinando lo scaffale con i libri dell'anno scolastico.
Alle 14:00 uscii di casa per portare il regalo a mio cugino che il giorno prima compì ventitre anni. Lì incontrai mia nonna e mia zia e passai una mezzoretta abbondante a chiacchierare. In seguito andai a fare un giro per il paese cercando qualcuno con cui uscire, ma non trovai nessuno. Così girovagai un po' e dopo aver salutato un paio di ragazzi decisi di tornare a casa per allenarmi. La prima idea fu quella di correre nelle campagne, ma visto il tempo nuvoloso decisi di restare in casa e fare un po'di cyclette e diverse serie di addominali e flessioni. Quando finii gli esercizi arrivarono mia sorella, mia madre e la mia cuginetta di tre anni. Ormai era di routine la presenza di quella piccola peste nella nostra casa, ma a me non dispiaceva, anzi mi trasmetteva molta felicità ed energia.
Alle 18:00 circa arrivò mio padre e qualche minuto dopo mio zio con l'idea di portare a casa la piccola, ma si fermò per fare un "aperitivo" da noi con qualche stuzzichino.
Quando se ne andò, cenammo subito anche perché erano già le 20:00, il tempo era passato molto velocemente.
Dopo cena io uscii con Isacco, un amico di vecchia data con cui mi incontravo spesso anche se non eravamo della stessa compagnia. La nostra idea era quella di andare in un bar per stare al coperto, visto che stava piovigginando e c'era un po' di vento, ma tutti i bar erano chiusi. Così comprammo un gelato da Brina e ci recammo al Corner, che anche se chiuso aveva comunque i tavolini all' esterno sotto un portichetto. Quando iniziò a piovere noi eravamo protetti, ma il problema era il ritorno,anche perché soltanto io avevo l'ombrello quindi ci saremmo bagnati moltissimo.
Quella sera parlammo tantissimo di vacanze e dell'Atalanta, una passione che ci accomuna molto e che secondo me è servita per fortificare il nostro legame. Alle 22:00 iniziò il diluvio, così decidemmo di aspettare nella speranza che si placasse. Passato qualche minuto la pioggia iniziò a diminuire e ci incamminammo verso casa, ma a metà strada iniziò un altro scrollo. Le strade erano allagate e tornai a casa tutto inzuppato d'acqua. Feci subito una doccia calda, accesi la tv e girai su Italia Uno dove trasmettevano una puntata di Emigratis. Io non guardavo molto la televisione, preferivo ascoltare musica o seguire partite di calcio al bar, ma comunque i personaggi di Pio e Amedeo li conoscevo molto bene. Dopo aver ascoltato qualche canzone e chattato con qualche amica andai a dormire nella speranza che il giorno dopo non avrebbe piovuto e che qualche bar fosse aperto.
Stranamente mi svegliai a mezzogiorno, non sono un tipo che dorme fino a tardi, però evidentemente avevo bisogno di riposare. Anche se era abbastanza tardi feci lo stesso colazione con caffè-latte e una buona brioche alla crema. Dopo neanche mezzoretta pranzai con mia sorella e mia mamma. Finito di mangiare feci le solite partite alla playstation non sapendo cosa avrei fatto nel pomeriggio.
Alle 14:00 chiamai Fuma, un ragazzo che quell' anno giocò in squadra con me e che frequentava la mia stessa scuola. Abitava nel paese a fianco al mio, così gli chiesi di fare un giro e ovviamente accettò.
Un'oretta dopo eravamo davanti al Facchetti, centro sportivo di Cologno in cui ci conoscemmo quando eravamo ancora bambini. Decidemmo di fare una pedalata per il paese parlando di calcio e della stagione che sarebbe arrivata, perché il Verdello(società in cui giocavamo) probabilmente non avrebbe più fatto la squadra. Dopo aver fatto una bella chiacchierata e ripreso aneddoti su partite e annate passate insieme tornammo davanti al centro sportivo, dove gli raccontai di quest' ultimo periodo scolastico e delle varie uscite. Alle 17:00 ognuno andò a casa sua, feci un po' di cyclette ed esercizi per le spalle. Aspettai la cena fino alle 20:30 perché mio papà si fermò un po' di più da mio zio. Alle 21:00 uscii di casa per raggiungere in bici i miei amici a Pognano, rispetto a domenica quella sera c'erano anche Federico e Ambra, il primo faceva parte della compagnia, mentre la ragazza era una mia amica che feci conoscere ai miei soci durante la quarantena. Passammo una serata tranquilla in un parchetto ascoltando musica e parlando. Intorno alle 23:15 decisi di tornare a casa, dovevo percorrere una strada completamente buia e senza avere i fari sulla bicicletta. Per fortuna non passò nessuna macchina e arrivai a casa per le 23:30.
Rimasi un po'sveglio a chattare con degli amici su in gruppo per poi addormentarmi abbastanza presto.
Il mattino seguente mi alzai verso le 10:30 ed ebbi subito una discussione su un gruppo Whatsapp per le vacanze estive dalla quale capii di essere molto odiato da una decina di persone, ma essere amatissimo da più di un centinaio di ragazzi e ragazze. Mi minacciarono di rovinare le serate che avevo intenzione di organizzare e iniziarono ad insultarmi.
Durante il pomeriggio aiutai mio zio con dei lavori in casa, sistemammo delle piastrelle e dei blocchi di cemento per più di tre ore e alla fine portammo tutti gli scarti in discarica con il doblò di mio nonno.
Tornato a casa cenai subito e quella sera, non avendo nessuno con cui passare la serata e visto il brutto tempo, decisi di non uscire.
Giocai per un'oretta alla playstation, visto che i miei erano andati a riprendere mia sorella a casa dei miei zii e poi chiamai degli amici del mare per sentire dei commenti a riguardo di ciò che era successo il mattino sul gruppo.
Alle 22:30 andai subito a dormire perché per il giorno seguente avevo puntato la sveglia alle 9:00 per fare una sessione mattutina di allenamento.
Il giorno dopo mi svegliai alle 9:00 e dopo una colazione rapida feci la cyclette per un' abbondante mezzora. A me non piaceva molto andare in bicicletta e in più dover star fermo in un punto pedalando non faceva per me, però sapevo che era un ottimo allenamento e quindi decisi di farlo lo stesso. Successivamente aiutai mia madre a sistemare la spesa e preparai il vestiario del calcio che la sera stessa avrei dovuto riportare alla società su richiesta del direttore sportivo. Dopo pranzo uscii con Isacco per fare un paio di foto e per passare un po' di tempo. In zona industriale incontrammo Sofien e Papa Maghet, due ragazzi con cui ho giocato per tanti anni all' Oratorio Cologno, era da tanto che non li vedevo e quindi ci fermammo un po' a chiacchierare. Alle 16:30 il mio amico Isacco tornò a casa, così decisi di andare a salutare mia nonna materna che insieme a mia sorella stava facendo la babysitter alle mie due cuginette. Mentre Gloria e la mia cugina di tre anni stavano facendo il bagno nella nuova piscina, mia nonna mi diede delle pastiglie per il cuore da consegnare alla mia nonna dalla parte di mio padre. Così salutai tutti e mi recai alla casa dell' altra nonna. Appena arrivai le consegnai i medicinali e lei mi diede delle mascherine che aveva tessuto e delle caramelle al caffè per cui andavo matto. Tutte le volte che andavo a trovarla ne prendevo sempre un sacco, ne ero veramente goloso.
Visto che si erano fatte già le 18:00 tornai subito a casa e mi sistemai un attimo. Appena mio padre arrivò mi portò a Verdello per consegnare la sacca, lì rincontrai il mister, il direttore sportivo e Fuma. Mi dissero che l'anno successivo molto probabilmente non sarebbe stata fatta la squadra, ma io non avevo problemi perché ero di proprietà dell' Oratorio Cologno e quell'anno giocai in prestito.
Così la mia decisione per l'anno dopo diventò quasi una certezza, anche perché il nostro mister sarebbe diventato allenatore della prima squadra dell'Oratorio Cologno. Ero pronto a tornare nella squadra per cui avevo sempre giocato fino a tre anni prima, per poi passare in prestito alla Colognese e al Verdello.
Prima di tornare a casa io e i miei genitori passammo a casa di mia nonna per prendere mia sorella, dove mio padre trovò una dolce sorpresa, infatti mia zia gli regalò due piante di limoni per il suo cinquantesimo compleanno. Fu tutto abbastanza inaspettato anche perché mio padre avrebbe compiuto gli anni un mese dopo. Decidemmo di tornare a casa nostra, dove ci raggiunsero mio zio e la mia cuginetta. Prima di fare un aperitivo, ormai quasi di routine, chiamai il direttore sportivo dell' Oratorio Cologno che mi diede una notizia un po' sgradevole: la squadra juniores era quasi al completo e non si ricordava che io sarei dovuto rientrare dal prestito perché era convinto che fossi della Colognese, ma mi rasserenò dicendomi che mi avrebbe comunque preso o in prima squadra o nella juniores.
Dopo l'aperitivo e aver cenato velocemente, uscii di casa. Il mio amico Simone venne a prendermi alle 21:00 e mi portò a casa a Pognano dove c'era il resto della compagnia. Passammo la serata facendo un video per il freestyle di Steven, che aveva la passione per la musica ed era un rapper emergente chiamato in arte Young.m, che anche se aveva iniziato da pochi mesi a mio parere era bravo e aveva la stoffa per poter diventare famoso. Oltre a quel video parlammo di calcio, musica e ragazze tra i bicchierini di vodka alla menta e birre. I miei soci erano proprio dei matti e mi divertivo sempre con loro, anche nelle serate più semplici.
Alle 23:30 Simone mi riportò a casa perché il giorno dopo lui e gli altri sarebbero andati a lavorare. Dopo una breve passeggiata arrivai a casa e mi addormentai subito, conscio che il mattino dopo mi sarei dovuto alzare presto per andare a fare la spesa con mia mamma e mia sorella.
Infatti, come programmato il giorno prima, ci svegliammo verso le 8:00 e dopo una colazione veloce, io, mia mamma e mia sorella ci recammo al centro commerciale le Due Torri di Stezzano per fare la spesa all'Esselunga, comprare le provviste per le settimane successive e qualche capo di abbigliamento.
Entrammo in un negozio di vestiti, dove sia io che Gloria comprammo un paio di pantaloncini per l'estate, in seguito ci separammo. Io andai a comprare delle scarpette da calcio da usare per i vari tornei in Liguria e la stagione successiva, mentre mia sorella comprò un costume insieme a mia madre. La scelta fu subito mirata, comprai degli scarpini Nike neri con il baffo della famosa marca bianco.
Ci rincontrammo fuori dall' Esselunga e facemmo la spesa per la durata effettiva di quasi due ore. Era da febbraio che non entravo in un supermercato e mi sembrava tutto surreale:la gente aveva paura ad avvicinarsi e tutti erano muniti di mascherina, guanti e igienizzanti. Tutti eravamo ancora spaventati dal virus e pensavo che sarebbero serviti ancora molti anni prima di tornare alla normalità.
Finita le compere andammo a casa di mia nonna per pranzare insieme a lei con delle pizze surgelate appena comprate.
Appena terminai il pasto, scappai a casa per chiamare mio padre dicendogli ciò che mi aveva detto la sera prima il direttore sportivo del Cologno. Quando arrivò mia madre la aiutai a sistemare la spesa e passai il pomeriggio a ripassare per la patente. Avevo iniziato a studiare a gennaio, però non ero riuscito a svolgere l'esame teorico a causa del Coronavirus.
Alle 17:00 andai a scuola guida per seguire la lezione e chiesi al direttore quando sarebbero ricominciati gli esami. Mi disse che era ancora tutto in stand-by e che probabilmente l'avrei svolto a settembre.
Lì incontrai Christian, un ragazzo di un anno in meno di me che frequentava la mia stessa scuola e che stava studiando per il motorino 125. Feci un pezzo di strada con lui per poi tornare a casa. Preparai la valigia e dei vestiti da lasciare al mare, saremmo partiti la notte per passare il week-end in Liguria e poi tornarci il ventisette giugno.
Quando arrivò mio padre cenammo subito, visto che alle 20:00 sarebbe venuto a farci visita Tino, un amico di famiglia che non vedevo da tantissimo tempo, era un uomo credente e molto legato alla Chiesa.
Arrivò con qualche minuto d'anticipo e mi fece una grandissima sorpresa, mi consegnò il regalo per il mio 18° compleanno, che avevo compiuto a gennaio, ma appena scartai il regalo capii che era più adatto a mia sorella, infatti era un profumo da donna che aveva portato per lei visto che aveva compiuto gli anni il ventisei aprile. Dopo le risate per lo scherzo che mi aveva fatto mi diede il pensiero giusto, lo scartai e rimasi stupito, era il volto di Gesù Cristo tutto dipinto di neroazzurro, come i colori dell'Atalanta, fu un regalo bizzarro e inaspettato che portai subito in camera mia.
Dopo aver bevuto un caffè e mangiato qualche dolce salutai la mia famiglia e raggiunsi i miei amici che quella sera vennero a Cologno.
Ci trovammo al bar Vanilla, oltre ai miei soci c'erano anche Rebecca ,una ragazza molto solare e socievole che conoscevo dai tempi delle elementari.
Guardammo un tempo di Juve-Milan sorseggiando una birra fresca, ma visto i ritmi bassi e noiosi decidemmo di comune accordo di andare in giro per Cologno e sederci su delle panchine sul fossato.
Passammo la serata a parlare e scherzare come al solito. Alle 23:00 la mia compagnia tornò a Pognano e io rientrai in casa. Andai subito a letto visto che il mattino seguente mi sarei dovuto svegliare intorno alle 4:00 per andare a Pietra Ligure con la mia famiglia.
Nel giro di pochi minuti mi addormentai.
Andrea Ghidotti
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