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Autore: Niccolò Cortini
Titolo: Il Messaggero dei Cinque
Genere Fantasy
Lettori 140
Il Messaggero dei Cinque

Il Cammino dei Viandanti era la principale via di collegamento dell'isola e toccava tutti e cinque i villaggi, permettendo a chi lo volesse di girare il Mondo in lungo e in largo. Saviel, emozionato, imboccò la strada in direzione Altovillaggio.
I sandali dovevano rappresentare un ingombro per un ragazzo che veniva dalla città scalza, ma, con una certa sorpresa, Saviel si abituò quasi subito a camminare con i piedi costretti nelle calzature.
Al suo fianco, con sacche e sandali, emozionati almeno quanto lui, camminavano Marius e Lisanna. Tutti e tre avevano un'aria eccitata e impaurita allo stesso tempo. Un fascio di sensazioni appena decifrabili sconvolgeva gli animi della compagnia, che si dirigeva verso un destino incerto e, proprio per questo, carico di speranza.
Prima che Saviel partisse, Faust aveva preteso un ultimo allenamento di Danza. Lui lo aveva accontentato con piacere, facendo attenzione a che Nemys non se ne accorgesse, poiché altrimenti si sarebbe infuriato. L'altro suo padre non condivideva la loro passione per la Danza e, anzi, la considerava pericolosa e per nulla aggraziata.
Padre e figlio, alle prime luci, impugnarono i bastoni e cominciarono a danzare. - Sei quasi più bravo di me, lucra -
- Grazie, tete -
- Ricorda solo qual è il segreto del buon danzatore: la cedevolezza. Chi danza con durezza e rigidità, prima o poi verrà sconfitto da qualcuno che è più forte. Se, invece, sarai cedevole e non resisterai al Tutto, sarai invincibile! - .

Appena fuori dalla Città delle Conchiglie, la strada si tuffava nella Foresta Generosa. Gli alberi dagli ampi fusti, piantati saldamente nel terreno, si innalzavano con chiome maestose, lasciando trapelare soltanto la giusta quantità di luce. Su quei rami potenti era un continuo viavai di bestie di ogni genere: uccelli dal lungo becco, insetti della fortuna e scimmie quasi umane. Accanto a loro, camminavano piccoli feliceronti e cinghiali azzurri.
Saviel era già entrato nella foresta, ma quella era la prima volta che lo faceva senza i suoi genitori e ciò cambiava la percezione delle cose. Tutto aveva un aspetto inedito e si arricchiva di sensazioni nuove: i suoni degli animali, l'Invisibile che passava tra le piante e il succedersi di colori diversi sullo sfondo verde-marrone stiravano il sorriso di Saviel, che pensava di trascorrere la Luce più bella della sua vita. Certo, l'eccitazione fu interrotta spesso dalla preoccupazione, poiché egli esercitava il dubbio ed era solito mettere in discussione qualsiasi decisione prendesse. Sarebbe stato in grado di attendere all'alto compito che gli era stato affidato? Avrebbe deluso Maestro Janus e i suoi padri? Avrebbe trovato facilmente la via del Pentatempio? Avrebbe conosciuto nuovi compagni? Meno male che c'erano Marius e Lisanna!
Ormai immerso dentro a pensieri densi, Saviel disse ai suoi compagni che forse era il caso di sistemarsi per la notte. Marius si incaricò di cercare dei legnetti per accendere un fuoco, mentre Lisanna iniziò a disporre dei sassi in cerchio, al fine di creare un ambiente favorevole alla fiamma.
Saviel andò in cerca di frutti. Faust si addentrava spesso nella foresta per trovare i Sorrisi, quei frutti succosi e nutrienti che tanto piacevano a Faust. Essi crescevano su una pianta di colore rosso e avevano una forma a mezzaluna.
- Eccoli lì, guarda quanti ce ne sono - borbottò Saviel, andando verso la pianta rossa dei Sorrisi. Nemys gli aveva insegnato a cogliere quei frutti in maniera appropriata: si dovevano staccare con delicatezza, dall'attaccatura, facendo attenzione a non turbare la pianta. Altrimenti essa, colpita dal dolore della perdita, avrebbe smesso di sorridere e, così, i suoi frutti sarebbero scomparsi.
Saviel fece per staccare il primo Sorriso, usò cautela e delicatezza, toccandolo appena. Con sua grande sorpresa, le dita non furono respinte dalla superficie rossa del frutto, ma affondarono all'interno di essa. Il ragazzo ritrasse la mano, istintivamente, percependo una conoscenza sconosciuta. I Sorrisi non dovrebbero essere così molli, pensò serio, scuotendo la mano. All'improvviso, i frutti si fecero neri e caddero a terra, disfacendosi. La pianta si piegò su se stessa, fino ad afflosciarsi sulle foglie secche del sottobosco.
Saviel, turbato, tornò dai suoi amici e non osò parlare di quanto aveva visto. Quel Buio, sognò di nuovo la pianta, che moriva senza lamentarsi, corrotta dalla malattia.

Trascorsero un'altra Luce e un altro Buio di cammino, ma, alla fine, i tre ragazzi giunsero sul limitare della foresta, nel punto in cui essa lasciava dolcemente il posto alla montagna di Altovillaggio.

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Stimolato dalla fiamma del camino, Nemys raccontava spesso la storia della nascita del Mondo e dei Dolci Genitori. Era la storia di come il Padre e la Madre avevano creato l'isola e di come la mantenevano in equilibrio, rimanendo in quella posizione affettuosa. Raccontava anche di come il Dolce Padre, ancora impegnato nell'abbraccio primordiale, aveva spostato un gomito, dando vita alla sacra montagna.
E proprio sul Gomito sorgeva Altovillaggio, la maestosa capitale del Mondo. Il colpo d'occhio era incredibile: le case descrivevano un percorso a spirale intorno alla montagna, partendo dalla base fino ad arrivare alla cima. Sulla punta, svettava la residenza della Regina, riconoscibile per la sua colorazione bianca oltre che per la sua posizione, che la rendeva di fatto l'edificio più elevato del Mondo. Poco più in basso, si poteva ammirare il Pentatempio, inconfondibile grazie ai suoi colori bianco e oro.
Era davvero splendida quella montagna, più bella dei racconti del vecchio Signor Idron, il quale non faceva che raccontare di quando lavorava come funzionario nella città della Regina.
Alla base della montagna, nasceva la strada che accompagnava lo sviluppo a spirale della città. All'inizio vi erano due colonne, che delimitavano i bordi del sentiero e davano l'impressione a chiunque vi passasse nel mezzo di entrare in un altro mondo. Sullo stipite di una delle due colonne, una lapide portava la scritta:

Cammino della Regina
Se vieni in pace
Puoi toccare questo sentiero.

All'inizio c'erano solo ciottoli e terra battuta, qualche abitazione sbucava timidamente ai lati della strada. Poi, la situazione cambiava e si arricchiva, secondo un crescendo che sembrava studiato.
Il percorso a spirale sembrava progettato per offrire al viandante lo spettacolo dell'isola, senza tralasciare nulla. All'inizio, si poteva osservare la grande distesa verde della Foresta Generosa, che terminava verso Città delle Conchiglie. Una stretta allo stomaco colse i tre giovani, mentre guardavano in quella direzione e apprezzavano il cammino già compiuto. Mano a mano che giravano intorno al Gomito, videro la Montagna Gorgogliante, con la sua cima nera, poi di nuovo verde e Blu in lontananza.
- Che spettacolo - ripeteva Marius scuotendo la testa.
- Non riesco a individuare Verdecielo - fece Saviel, fermandosi. - Eppure dovrebbe essere lì da qualche parte, verso nord - .
- Verdecielo rimane nascosta alla vista, perché sorge all'interno della Foresta Generosa - spiegò Lisanna, con pazienza.
Mentre giravano la montagna, salendo verso la cima, raggiunsero il versante occidentale. In quel punto, la terra finiva e iniziava il Blu. Saviel, abituato a guardare quella distesa misteriosa dalla palafitta, ora si godeva l'inedita visuale dall'alto. Era incredibile come la prospettiva cambiasse non solo il modo di vedere le cose, ma anche l'essenza delle cose! Da lassù il Blu appariva immenso e carico di mistero, ma sembrava, in qualche modo, anche più afferrabile. Era come se, dall'alto del Gomito, chiunque potesse abbracciare il Blu e farlo suo.
- Che fai, non vieni? - disse Marius a Saviel, perso nei suoi pensieri. - Arrivo - disse lui e corse per raggiungere i compagni.

Dopo diversa strada, giunsero nel centro della Città. Qui le case non sbucavano più come funghi timidi, ma riempivano ogni spazio utile. Si ammassavano su loro stesse, sviluppandosi soprattutto in altezza. I ragazzi si lasciarono rapire da quell'atmosfera intensa, carica di gente e di odori. C'erano molte più persone di quante ne avessero mai viste tutte insieme, anche più di quelle che affollavano la Piazza del Mercato durante la festa dell'Azzurro. I commercianti esponevano la loro merce su bancarelle, oppure in veri e propri negozi, ricavati nei primi piani degli edifici ai lati della strada. C'erano bambini che correvano ovunque, giocando ad acchiapparsi, signore che facevano la spesa e Messaggeri che perlustravano la zona per mantenere l'ordine.
L'attenzione di Saviel fu rapita da un negozio, la cui insegna indicava la scritta "Doondy: casa di piacere". Quando Marius raccontava la storia delle case di piacere, lui aveva sempre pensato che scherzasse. Dovette quindi constatare che si sbagliava: c'erano uomini e donne che, come lavoro, offrivano il loro corpo, in cambio di beni o altri servizi.
- Visto, che ti dicevo? - fece Marius, tronfio.
Lisanna sembrava indispettita: - Ragazzi, faremo tardi al Pentatempio - .
C'era un cartello sotto l'insegna, che recitava:

La felicità ha tanti nomi
Uno di questi è piacere.

Saviel non resistette alla tentazione di affacciarsi all'uscio, incuriosito da quella nuova scoperta e fu accolto subito da una donna e da un uomo, che avevano più o meno la sua età ed erano seminudi. Marius lo accompagnava, sorridendo in modo malizioso. Lisanna rimase fuori, con le braccia conserte. L'uomo della casa di piacere aveva dei pantaloni larghi e stava a petto nudo, mentre la donna indossava una veste da cui si intravedevano i lineamenti nudi. Fu quest'ultima a parlare, mentre l'uomo guardava i due ragazzi sorridendo:
- È qui che cercate la Felicità, miei bei viandanti? -
- Scusate, ho commesso un errore - fece Saviel, che corse via, permettendo al dovere di prevalere sul desiderio fisico.
- Ma dove vai? - urlò Marius, in direzione dell'amico in fuga.
- Faremo tardi al Pentatempio - rispose Saviel.

Dopo l'esperienza del profano, la vista del Pentatempio, che si trovava appena fuori dalla città, lasciò Saviel senza fiato. Era un edificio immenso, alto come mai se ne erano visti e sembrava composto da due diverse costruzioni che si univano: una bianca e una dorata, che partivano dalla base e si attorcigliavano fino alla sommità. Un fumo denso ma fragrante, usciva dalla cima dell'edificio, da cui spuntava la bocca di un camino. La parte bianca e quella dorata simboleggiavano l'abbraccio dei Dolci Genitori e ammonivano intorno alla necessità di rispettare sia i bisogni materiali, sia quelli spirituali.
Sulla gigantesca porta erano scolpiti i simboli dei Cinque: la foglia della Madre, la testa rocciosa del Padre, il cuore nella Fiamma del Rosso, la goccia dell'Azzurro e il teschio soffiato dell'Invisibile.
Maestro Janus accolse i ragazzi all'ingresso con un ampio sorriso: - Ecco gli aspiranti di Città delle Conchiglie - disse soddisfatto.
Saviel salutò il Maestro nella lingua del Mondo - Feropa, Neypsa Janus - .
L'interno era ancora più stupefacente dell'esterno e sembrava costruito secondo una scenografia che aveva il solo scopo di stupire i visitatori. Dal pavimento fino al rivestimento del tetto, era tutto un caleidoscopio di colori, tra i quali dominavano l'oro, il colore del Credo e il bianco, il colore della Regina. Ciò che colpì di più il giovane, tuttavia, fu l'altezza di quel luogo: uno spazio enorme separava le piastrelle azzurre del pavimento dalle travi dorate del tetto, che sembravano irraggiungibili. Lungo le pareti, si trovava un camminatoio che correva a chiocciola fino al tetto. Al centro, elevato grazie a una serie di scalini, si trovava il trono della Regina. Alle sue spalle, ardeva il fuoco sacro, che saliva fino al tetto passando per una canna fumaria, tutta decorata con i simboli dei Cinque.
Come Janus spiegò a Saviel, nulla era lasciato al caso in quel luogo, visto che aveva la funzione di celebrare gli antichi Dei. Il pavimento, che rappresentava il Grande Blu, non poteva essere calpestato da nessuno. I fedeli, infatti, pregavano stando sospesi grazie al camminatoio e così compiacevano tra l'altro l'Invisibile. La Regina sedeva su suo trono che era rialzato proprio per evitare di toccare il Blu. I Dolci Genitori erano celebrati attraverso il metaforico abbraccio che la parte bianca e la parte oro dell'edificio si davano. Il Rosso, infine, veniva pregato attraverso il fuoco, la cui Fiamma veniva spenta soltanto in caso di morte della Regina.
Dopo la visita del tempio, Maestro Janus condusse gli Scalzi nell'edificio attiguo, che ospitava l'Accademia dei Messaggeri.
- Il vostro compito, così come quello di ogni Messaggero del Credo, è di mantenere l'ordine e l'equilibrio, attraverso la Felicità. Se questa dovesse venire meno, il Mondo sarebbe in pericolo.
Dopo il periodo di formazione che si svolgerà qui all'Accademia, sarete assegnati a uno dei cinque villaggi, anche in base ai risultati dell'Abbinamento. Qui all'Accademia imparerete i segreti della Dolce Danza, imparerete a sfruttare il potere del Tutto, sarete istruiti sulle Cinque Leggi e su come eseguire i comandi della Regina. Per adesso avete domande? - .
- In realtà, sì - fece Saviel - ecco, so che la Regina si presenta raramente in pubblico e, ancora più raramente, spende la sua celeste voce in presenza di altri. Come farò a ricevere gli ordini della Regina? - .
- Non avere fretta, Saviel delle Conchiglie. Sei qui per imparare e, con il giusto impegno, raccoglierai tutti gli elementi che ti servono per servire al meglio il Credo. Il miglior modo di scoprire come fare è facendo, secev. La nostra Signora comunicherà direttamente con voi Messaggeri, usando il potere del Tutto. Voi siete i suoi Messaggeri, cioè coloro che portano le sue parole in tutta l'isola - .
Tre ragazzi raggiunsero Maestro Janus e la compagnia che giungeva dalla Città Scalza e si fermarono.
- Loro sono studenti come voi - disse Janus, rivolto verso i nuovi arrivati. - Vi faranno visitare l'Accademia, i suoi spazi comuni e i vostri alloggi, rispondendo alle vostre domande più immediate. Saluti, cuazem eftusemp - e si allontanò.
- Che ha detto? - chiese Marius.
- Credo, "saluti, giovani messaggeri", ma la mia lingua del Mondo è un po' arrugginita - rispose Lisanna.
- Tu devi essere Saviel delle Conchiglie - , disse un ragazzo moro, avvicinandosi. Era uno dei tre che li avevano da poco raggiunti.
- Esatto, e tu sei. -
- Il mio nome è Clynt - e chinò la testa, mantenendo comunque un contatto visivo.
- Clynt e poi? -
- Solo Clynt - , tagliò corto il ragazzo, - seguimi - .
Saviel teneva il passo di Clynt a fatica. Questi, infatti, sembrava avere fretta di terminare il giro dell'Accademia, come se vivesse quell'incombenza come un'imposizione inutile. Aveva spalle larghe e muscoli molto sviluppati: dai polpacci fino al collo, sembrava un nodo di una Regina e mezzo. Anche il suo modo di parlare era strano: usava spesso un tono colloquiale e sembrava evitare accuratamente di pronunciarsi nella lingua del Mondo.
Saviel seguiva Clynt con crescente eccitazione e con timore. Passarono attraverso gli ampi corridoi, incrociando di tanto in tanto qualche apprendista o qualche Maestro e, ogni volta, Saviel salutò con deferenza. Salirono al secondo piano, dove c'erano i dormitori e Clynt mostrò al giovane apprendista la sua stanza, un bugigattolo con una piccola finestra. Saviel posò la sua roba e tornò a seguire Clynt, che lo condusse nella sala della Danza, nella biblioteca e nel refettorio.
Saviel provava sensazioni contrastanti nei confronti del suo Cicerone: da una parte ammirava quel temperamento duro e composto, dall'altra si aspettava più comprensione e più apertura. Non sapeva leggere dentro quella figura nebulosa, ma, in qualche modo, sapeva già che avrebbero costruito un legame speciale.

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Le lezioni di meditazione lo annoiavano a morte. In genere, dopo un po' di tempo nella posizione della riflessione, Saviel desiderava che l'Invisibile lo portasse con sé, tanta era la noia che lo pervadeva.
L'attempato Maestro Afka mostrava con grazia agli studenti la corretta posizione che dovevano assumere: gambe incrociate, mani giunte in preghiera, occhi chiusi. Accompagnava poi i suoi ragazzi lungo il cammino meditativo, attraverso la sua voce profonda:
- Ascoltate il ritmo del respiro. Fate caso all'inspirazione, all'aria dentro di voi, al petto che si gonfia. Poi fate caso all'espirazione, all'aria che esce da voi, al petto che si sgonfia. Infine, fate caso all'aria che tocca il vostro labbro superiore quando esce dal naso. Concentratevi sul cuore, sul suo battito. È un battito regolare? È più accelerato del solito? È più lento del solito? Poi prestate attenzione alle sensazioni che vi trasmette il vostro corpo a contatto con il pavimento: percepite del freddo, percepite scomodità e durezza? Cosa percepite? Non sentite nulla? Va bene anche così, ma concentratevi sul non sentire nulla. Lasciate che queste sensazioni vi pervadano e vi svuotino - .
- L'unica cosa che mi ha pervaso, è la noia - sussurrò Marius Idrus a Saviel, che sedeva vicino a lui.
- A chi lo dici! Non ce la faccio più - rispose lui.
Nel frattempo il Maestro continuava la lezione, con una cadenza lenta e riflessiva: - Ricordate, ragazzi, la meditazione non è pensare, non è riflettere. La meditazione è liberarsi dai pensieri e svuotare la mente. Soltanto in questo modo saremo abbastanza vuoti da contenere uno dei Cinque. Va bene, ragazzi, per questa Luce è tutto... - .
Parimenti noiose, secondo Saviel, erano le lezioni di lingua del Mondo. Maestra Falugha pronunciava le parole prima nella lingua comune e poi le ripeteva nella Lingua Antica, con calma e sillabando.
- Mon-do, Num-ba - .
Spesso l'insegnante si lasciava andare a riflessioni sull'importanza della lingua del Mondo nella società contemporanea: - Molti pensano che sia inutile imparare la Lingua Antica, visto che oggi si parla raramente. Tuttavia, non è così: essa è la lingua degli Dei e loro sono contenti nel sentirla. Ogni Messaggero dovrebbe parlare la lingua del Mondo.
Ora riprendiamo le traduzioni. Chi mi traduce "Signore Invisibile"? Clynt, prego... - .
Il ragazzo era evidentemente a disagio. Saviel sapeva bene che l'unica materia che non riusciva a padroneggiare l'amico era proprio la Lingua Antica. Clynt arrossì e tradusse:
- Fucmas. Umza. Umze -
- Umzu. - lo riprese la Maestra.
- Umzuf. -
- Umzufudur - disse la Maestra - Clynt, hai bisogno di studiare molto. Ogni Messaggero deve conoscere la Lingua Antica, mi raccomando a te! - .
Clynt si alzò e uscì dalla stanza, stizzito e imbarazzato.

Durante il pranzo, il refettorio si riempiva di studenti e Maestri. Gli aspiranti Messaggeri si dividevano in gruppetti, in base soprattutto all'età, che poteva variare molto da tavolo a tavolo. C'erano studenti bambini e studenti vecchi e ognuno, con il suo bagaglio alle spalle, doveva percorrere lo stesso cammino verso i Cinque.
Le lezioni di storia del Credo, invece, interessavano molto Saviel, che prendeva appunti con una certa avidità, desideroso di scoprire tutti i segreti dell'Ordine dei Messaggeri. Maestra Desdysa era pure una donna molto attraente e questo era davvero un incentivo per frequentare le lezioni di storia. Saviel si perdeva spesso nell' occhio nero intenso della Maestra e si distraeva quando lei assumeva qualche posizione che metteva in mostra le sue forme generose. Tuttavia, ciò che lo attraeva di più di quella donna era l'intelletto, che fluiva dolce e dritto per mezzo delle sue parole.
- .Se c'è una cosa che la storia può insegnarci è proprio questa: non commettere gli stessi errori. La storia può darci gli strumenti per provare a capire il presente e il futuro, cosicché noi possiamo, da un lato, evitare gli errori e, dall'altro, possibilmente, continuare a fare le cose che funzionano. Ora, sotto questo punto di vista, chi mi sa dire qual è la funzione del Messaggero ai nostri tempi?... Sì, Marius Idrus di Città delle Conchiglie, prego - .
- Portare i messaggi della Regina alla gente del suo villaggio -
- Questo è sicuramente vero, si tratta della funzione più immediata del Messaggero, però devi guardare più in profondità. Grun Mary di Verdecielo, vuoi dircelo tu? -
- La funzione del Messaggero è quella di mantenere l'ordine attraverso la Fede, poiché la Fede nei Cinque porta la Felicità e la Felicità porta equilibrio nel Tutto -
- Molto bene, Grun Mary, molto bene - disse Maestra Desdysa verso la bambina. Poi, proseguì, rivolgendosi a tutta la classe: - Quando voi sarete assegnati a uno dei Cinque Dei e a uno dei cinque villaggi, dovrete fare proprio questo: aiutare il popolo a percepire la presenza della vostra divinità, perché questa vi pervade e voi dovete darla al Mondo. È così che gli uomini acquistano la Felicità ed è così che, durante il tempo, si mantiene l'equilibrio. Attenzione, però: l'equilibrio non è cosa scontata: se i Signori Oscuri ottenebrano il cuore della gente, la Felicità scompare, l'equilibrio si rompe e arriva il Grande Caos - .
Le parole della Maestra ebbero un grande impatto sui ragazzi, che la ascoltavano in silenzio e concentrati. Attraverso quelle frasi pronunciate con dolcezza, Desdysa faceva comprendere l'importanza della Felicità e dell'equilibrio. Faceva capire al suo uditorio quanto fosse fortunato a vivere nell'epoca della Felicità.
- Ma la Felicità è innata nel nostro Mondo, Maestra, non è così? - chiese poi uno studente mingherlino.
- Non è così, giovane Daharyus. C'è stato un tempo in cui la Felicità non regnava sul nostro Mondo. Era il tempo che gli anziani chiamano "Disastro del caos", forse qualcuno di voi conoscerà l'espressione nella lingua del Mondo: "Bufespa Gear-byr". In quel tempo, gli antichi Dei erano in guerra con i Signori Oscuri e la Felicità aveva abbandonato il Mondo. La situazione tornò tranquilla soltanto quando le divinità, impegnate nello sforzo bellico, decisero la pace: i Signori Oscuri avrebbero lasciato il Mondo, a patto che gli uomini avessero vissuto con la Felicità - .
Le parole di Desdysa suonavano come moniti nella testa di Saviel e, probabilmente, ebbero lo stesso effetto sugli altri studenti. Di fronte a quei racconti, la responsabilità che sentiva ogni Aspirante Messaggero assumeva dimensioni quasi ingestibili.

La parte di Luce che Saviel preferiva era quella della lezione di Danza. Ogni volta, si alzava pregustando il momento in cui avrebbe stretto fra le mani il bastone e iniziato a volteggiare nella sala della Danza.
- Bravo Saviel, il movimento dell'infinito ti viene naturale. Tenta solo di allentare un po' la presa sul bastone, così otterrai una movenza più fluida - disse Maestro Nurem, eseguendo personalmente la mossa per illustrarla a Saviel e agli altri studenti.
- Maestro - disse Lisanna con timidezza - è vero che Neypsa Janus è il danzatore più forte di tutti i tempi? -
- È così - rispose il Maestro Nurem - il Mondo non ha mai visto un danzatore tanto aggraziato e tanto soave. Vi ho mai raccontato di quella volta che Maestro Janus danzò sulla Montagna Gorgogliante? I suoi movimenti descrivevano cerchi invisibili e incendiavano l'aria. - .
Maestro Nurem raccontava volentieri le prodezze di quello che era stato il suo Maestro durante il periodo che aveva trascorso all'Accademia e provava sempre piacere nel vedere le facce degli studenti, che lo ascoltavano rapiti.
- Ora, però, torniamo al lavoro. Voglio vedere una presa diamante e un volteggio dell'Invisibile! Forza! - .

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Saviel e Clynt avevano davvero stretto amicizia. Il primo era riuscito, in qualche modo, a fare breccia nel carattere riservato del secondo.
Durante il tempo libero, i due si allenavano con la Danza e con la preghiera. Facevano lunghe passeggiate e si scambiavano opinioni, consigli e battute.
Ogni tanto si recavano presso la Spianata, una sorta di terrazza naturale sul versante occidentale del Gomito. Da lì, la vista del Blu toglieva il fiato. Era anche un posto tranquillo, poiché abbastanza lontano dai centri abitati e, dunque, era il teatro perfetto per gli allenamenti di Danza.
Durante le pause tra un volteggio e l'altro, i due si sedevano sul ciglio della Spianata e facevano penzolare le gambe nel vuoto. Era una sensazione al limite della sopportazione per Saviel: mai così vivo e mai così vicino alla morte allo stesso tempo.
- Clynt, posso farti una domanda? - disse Saviel una volta.
Il ragazzo annuì, masticando un pezzo di pane. Davanti a loro, il Grande Blu. Sotto di loro, il precipizio.
- Perché ti chiamano "senza passato"? - chiese Saviel, timoroso.
Clynt si bloccò, evidentemente colto di sorpresa. I due avevano stretto un tacito accordo che prevedeva di non parlare dei rispettivi passati, trattandosi di argomenti sensibili. Però, quella volta, Clynt inspirò profondamente e rispose, poiché sentì di potersi fidare: - Non lo so, suppongo che sia perché non parlo volentieri del mio passato -
- Il passato è pericoloso - disse Saviel.
- È così - fece Clynt.
- Anche nel mio passato c'è una macchia scura. Riesco a leggere soltanto fino a un certo punto, poi più niente - .
Clynt annuiva, guardando verso il Blu. Poi riprese a parlare e disse una cosa che rimase impressa nella mente di Saviel:
- Sarò anche senza passato, ma di certo non sono privo di uno scopo - .
Saviel si voltò verso di lui. Non aveva mai ammirato così tanto l'amico: si stava mettendo a nudo di fronte a lui, parlava di cose che evidentemente lo facevano soffrire, ma mostrava una forza d'animo ammirevole.
- Perché fai tutto questo, Clynt? -
- Che cosa? - - Perché l'Accademia, gli allenamenti. -
- Per la mia stirpe, per la mia famiglia -
- Credevo che tu non avessi una famiglia -
- Tutti hanno una famiglia, per quanto lontana nello spazio e nel tempo - .
Era naturale che Saviel provasse affinità nei confronti di Clynt: i due avevano molto in comune: più o meno la stessa età, entrambi erano appassionati di Danza, essenziali nel parlare e nel rapportarsi con gli altri. Soprattutto, entrambi portavano addosso lo stigma di un passato nebuloso. Quando Saviel paragonava la sua situazione a quella di Clynt, in realtà, si considerava fortunato, poiché la sorte gli aveva fatto incontrare Faust e Nemys. Non conosceva i dettagli relativi al passato di Clynt, ma immaginava solitudine e sofferenza e ciò aumentava l'ammirazione che provava nei suoi confronti.

Le lezioni di Dolce Danza con Maestro Nurem e gli allenamenti con Clynt furono molto utili a Saviel, che migliorò molto rispetto a quando volteggiava con suo padre. Le conoscenze pregresse non rappresentarono un vantaggio, poiché, di fatto, dovette reimparare da zero l'arte della Danza, sforzandosi di dimenticare quanto aveva appreso. Soltanto quando fu padrone della disciplina, poté apprezzare le differenze fra le mosse che gli aveva insegnato suo padre e quelle che aveva appreso all'Accademia e riuscì, in qualche modo, a farne una sintesi. L'impegno e la forza lo resero uno dei danzatori più forti del Mondo intero, come riconobbe lo stesso Maestro Nurem.
Ad ogni nuova lezione, si dava luogo ad una sfida di Danza fra due studenti. Due fra tutti si erano distinti nel corso del periodo all'Accademia e questi erano Saviel e Clynt Shooter, detto terrepa-rys, ossia il ragazzo "senza passato".
Il mistero delle origini di Clynt era sulla bocca di tutti. Marius riferì che aveva sentito dire che Clynt non proveniva da nessun villaggio dell'isola e che era stato cresciuto da delle scimmie nella foresta. Saviel, quando sentiva discorsi del genere, scuoteva la testa. Secondo lui, la situazione era chiara: Clynt non aveva piacere di parlare del suo passato, che non era stato affatto facile. Chissà che violenze aveva dovuto subire, chissà se aveva mai avuto una vera famiglia. Chissà se adesso era riuscito a trovare pace nella sua nuova condizione di aspirante Messaggero o se era ancora turbato dal suo passato apparentemente mancante.

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Il momento più difficile della giornata non era legato ad allenamenti defatiganti o a meditazioni troppo intense, era quello in cui Saviel doveva coricarsi. Il Buio, infatti, induceva sempre riflessioni profonde e brutti pensieri, che non lo facevano riposare bene.
La giornata lo stancava, sia nel fisico che nella mente, ma, quando si ritrovava nel letto, mentre il corpo si abbandonava al torpore che prelude allo spegnimento, la testa continuava a lavorare e lo portava in territori spaventosi.
Quando finalmente riusciva ad addormentarsi, un sogno ricorrente dominava il suo Buio: c'era una donna, giovane e bella, che camminava per la foresta verde: era la "donna dei sussurri". Mentre passava in mezzo ai maestosi alberi, sfiorava i tronchi con le dita della mano. All'improvviso, quella creatura di un altro mondo si girava e guardava Saviel fisso negli occhi. La maggior parte delle volte, Saviel si destava, come se lo sguardo magnetico della donna fosse così forte da farlo rimbalzare nel Mondo reale. Altre volte, però, il sogno continuava e ritrovava quella donna a Città delle Conchiglie: lei si sedeva sulla palafitta e guardava il Blu, ferma e in silenzio. Durante tutte le apparizioni, la donna dei sussurri parlava, ma lui non riusciva a comprendere le sue parole. Era la cosa più frustrante.
La mente di Saviel non riposava mai: riflettendo la sua natura curiosa e inquieta, gli regalava sogni e visioni terrificanti. Una volta aveva sognato un uomo, occhi e barba scuri, sguardo limpido, che camminava sul blu davanti a Città delle Conchiglie. Saviel lo guardava dalla palafitta che gli era familiare. La strana figura andava avanti e indietro, descrivendo cerchi nell'acqua, poi si fermava di fronte a Saviel e lo guardava fisso. L'inquietudine che quella scena trasmetteva era amplificata dal fatto che, in quegli occhi sinceri, si vedeva un altro mondo. Quando Saviel si addentrava dentro gli occhi dello sconosciuto che camminava sul Blu, vedeva cose cui non sapeva dare un nome, ma che ricollegava a un mondo nuovo, fatto di persone diverse.
Una volta, durante un Buio particolarmente tormentato, Saviel decise di uscire dalla sua stanza e di fare un giro per l'Accademia, così da distrarsi un po'.
Quando giunse nei pressi della sala dove faceva lezione Maestra Falugha, notò la porta aperta. Affacciandosi, vide una scena che gli strinse il cuore, tanto era dolce: Clynt era chino su un libro, mentre la debole luce di una candela illuminava l'ambiente. L'amico borbottava qualcosa - Fucmas Um-zu-fu-dur, fu-dur, dur... - . Si stava allenando nel parlare la lingua del Mondo!
Clynt si accorse della presenza di Saviel e si girò verso di lui. Si sentì in dovere di dare spiegazioni: - Io, io, non riuscivo a dormire - disse imbarazzato.
- Ecco un'altra cosa che abbiamo in comune - disse Saviel, sorridendo. - Vuoi una mano con la Lingua? - .
- Forse è meglio se andiamo a dormire, domani sarà una Luce impegnativa - tagliò corto Clynt, chiudendo il libro.
La Luce successiva, fu effettivamente impegnativa, come aveva previsto Clynt. Quella volta, infatti, si svolse lo scontro che poi sarebbe stato ricordato come la "Danza dei passati inquieti".
Nella sala, Maestro Nurem annunciò che la lezione di Danza quella volta sarebbe stata un po' particolare. Al posto del solito allenamento, gli studenti si sarebbero cimentati in una sorta di torneo danzante. Le coppie in cui furono divisi gli aspiranti Messaggeri si sarebbero sfidate a colpi di Danza, secondo regole di scontro che, alla fine, avrebbero portato al duello finale tra i due studenti più talentuosi.
Gli Aspiranti erano tutti eccitati per quella deviazione dalle regole classiche della lezione, anche se non mancava chi non vedeva di buon occhio la situazione. Tra questi, vi era sicuramente Marius Idrus, il quale, fra le sue diverse competenze, non poteva certo annoverare la padronanza del bastone.
Nessuno si stupì, infatti, quando lo scontro tra lui e Grun Mary finì con la vittoria della bambina, che, pur essendo esile e certo non prestante, era riuscita ad assestare a Marius un colpo poderoso, abbattendolo fragorosamente poco dopo l'inizio dell'incontro.
Lisanna si distinse per la grazia della sua Danza, ma finì per soccombere dinanzi a Clynt, che sembrava animato da una voglia di riscatto e di dominio della scena.
Maestro Nurem guardava concentrato e soddisfatto i suoi studenti che danzavano. Alla fine di ogni incontro, si complimentava comunque con i due sfidanti e dava consigli sia al vincitore che al perdente.
Il Maestro vide Saviel sfidare uno ad uno tutti i suoi compagni, senza trovare nessuno che potesse seriamente mettere in discussione la sua superiorità. L'equilibrio permetteva al giovane Aspirante di volteggiare e compiere salti spettacolari, mentre la prestanza fisica lo spingeva a colpire senza pietà con il bastone.
Quando allo scontro finale accedettero Saviel e Clynt, nessuno si stupì, poiché era noto che essi erano i danzatori più forti dell'Accademia. Si diceva addirittura che i due fossero tra i danzatori più forti che si fossero mai visti sull'isola. Probabilmente quelle voci erano giunte fino alle orecchie del Rettore, che perciò entrò nella sala della Danza. Maestro Janus si mise in disparte, assistendo allo scontro in piedi.
Maestro Nurem dette il segnale di inizio e si aprì la Danza tra i due studenti più forti e determinati. Nel loro corpo non c'era volontà di mettersi in mostra o di colpire l'avversario, ma soltanto una grande necessità di riscatto. Riscatto nei confronti di coloro che li avevano chiamati "senza passato", verso coloro che parlavano di un passato poco trasparente e verso coloro che non credevano nelle possibilità di un giovane venuto dal nulla.
In un primo momento, i due volteggiarono ai lati opposti della sala, come per riscaldarsi e presentire l'avversario da lontano. Poi si avvicinarono e iniziarono lo scontro vero e proprio. Il primo ad attaccare fu Clynt, che si sollevò sulle punte dei piedi e si lanciò verso Saviel a braccia aperte. Saviel schivò il bastone del compagno, che colpì l'aria. Poi fu Saviel a tentare di sorprendere il suo sfidante attraverso un salto carpiato, seguito da un colpo di bastone dal basso verso l'alto, direzionato verso il petto di Clynt, ma anche tale colpo andò a vuoto.
Nessuno sa con precisione per quanto tempo i due continuarono a danzare. Certo è che, quando calò il Buio, diverse persone avevano abbandonato la sala dello scontro per andare verso il refettorio. Pochi rimasero fino alla fine e tra questi vi erano Maestro Nurem, che forse si pentiva della scelta del torneo, Maestro Janus, che guardava concentrato lo scontro, senza esibire nessun tipo di emozione e Lisanna, che rimase a dare supporto a Saviel. Tra salti diamante e colpi di platino, lo scontrò durò per un tempo lunghissimo, senza che nessuno dei due contendenti riuscisse a colpire l'altro, neanche di sfuggita.
Quando il Buio era ormai inoltrato e i due mostravano qualche segno di cedimento, avvenne un fatto che catturò l'attenzione degli spettatori e che dette inizio alla storia dei "passati inquieti". I due corsero l'uno verso l'altro, lanciando grida disperate. I bastoni, tesi tra l'ascella e il petto, retti da entrambe le mani, puntavano minacciosi verso il contendente, in maniera reciproca. I bastoni si toccarono e accadde l'impensabile.
Quando le punte si sfiorarono, l'aria si fermò per un attimo. Gli sfidanti rimasero bloccati nei movimenti e si guardarono con piglio di sfida. A quel punto, i due sprigionarono un'enorme quantità di energia, causando uno spostamento d'aria spaventoso. Gli spettatori urlanti furono sbalzati verso le pareti e finirono a terra. Diversi svennero, altri si ferirono, seppur in maniera non grave.
Calarono il silenzio e il buio, tutte le candele si erano spente. Quando Maestro Nurem riaccese i lumi, tutti notarono con terrore le crepe sui muri e sul tetto. I due giovani erano immobili nell'ultima posa assunta, non osando muoversi e continuando a guardarsi l'un l'altro.
Maestro Janus, senza dire una parola, prese in mano la situazione e si diresse verso i due contendenti. Chiuse gli occhi e batté due colpi a terra con il bastone del comando. I due sfidanti, quasi che fossero stati sciolti da un incantesimo che li bloccava, si separarono e crollarono a terra, confusi. Il Rettore li guardò, poi guardò gli spettatori che erano rimasti e disse: - L'incontro finisce qui. In parità. Non bisogna aver paura dell'equilibrio - .
Quel Buio, Saviel dormì come un bambino, godendosi la prima notte senza sogni da quando aveva memoria.

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Sembrava una Luce come tante, quella volta, all'Accademia. Le lezioni di meditazione e di storia erano filate lisce, senza altri scontri. Gli studenti erano nel refettorio e consumavano con tranquillità il pasto, in attesa degli allenamenti che avrebbero impegnato il tempo seguente.
Lisanna guardava con una punta di disgusto Marius Idrus che divorava lo spezzatino di feliceronte con un'avidità sconcertante. Saviel guardava la scena, divertendosi.
Il Rettore comparve all'improvviso, spalancando la porta. Tutti smisero di mangiare e si alzarono in piedi, per salutare rispettosamente quella figura venerabile. Maestro Janus, ogni volta che aveva bisogno di effettuare un annuncio, si presentava durante il pasto di metà Luce, così da poter parlare a tutta l'Accademia. Dopo aver picchiato qualche volta il bastone del comando sul pavimento, in modo da attirare l'attenzione, disse che, alla fine del pasto, erano tutti attesi nella sala della Danza, per una dimostrazione relativa al Maneggio degli elementi.
Saviel era così emozionato che non riuscì neanche a terminare ciò che aveva nel piatto. Ci pensò Marius, sorbendosi le ingiurie di Lisanna, sempre più disgustata dal compagno famelico.
- Tu chi vorresti servire, Saviel? - chiese Marius Idrus masticando con foga un pezzo di pane.
- Io ancora non ho deciso, non ho le idee chiare. Mi piacerebbe servire l'Azzurro, così potrei tornare al villaggio, e poi mi è sempre piaciuta la presca. Però mio padre Faust è originario di Rocciopoli e mi ha insegnato le preghiere del Padre, quindi non mi dispiacerebbe servire la testa petrosa - .
- Io sceglierei sicuramente l'Azzurro, non c'è dubbio. È il Dio più forte, perché comanda l'acqua e ci abbraccia con il Blu. Tu, Lisanna? - disse Marius, consumando la fine del suo pasto.
- Io sarò felice di servire ciascuno degli antichi Dei, non ho preferenze - rispose la ragazza. - Ma come? Tutti hanno qualche preferenza. Anche tu sei della Città Scalza, non ti piacerebbe servire con noi l'Azzurro? - chiese speranzoso Marius.
- Non lo so - disse Lisanna, guardando davanti a sé.
- A me non chiedi nulla? - fece Grun Mary dal tavolo accanto, girandosi verso Marius.
- No, a te non chiedo nulla. Sei ancora troppo piccola per i discorsi da grandi - rispose da gradasso.
- Sarò anche una bambina, ma ti supero in tutti i punteggi accademici: Dolce Danza, Meditazione, Lingua Antica, Storia del Credo... - .
Saviel e Lisanna si misero a ridere, sapendo che quella bambina altezzosa era davvero molto in gamba e riconoscendo che aveva dato proprio una risposta a tono a Marius, che ora mostrava una faccia assai contrariata.
- Comunque, se lo volete sapere, la mia scelta è. - riprese Grun Mary.
- Lo sappiamo qual è. È la Dolce Madre, ce lo dici continuamente - la anticipò Marius, stizzito.
Grun Mary gli rifilò un sorriso sarcastico e si girò verso il suo tavolo. Saviel e Lisanna guardarono Marius con espressioni di rimprovero, sanzionando così la durezza che aveva usato contro la bambina.
Poi andarono ad assistere alla presentazione.
Tutti gli studenti si sedettero sul pavimento, con le gambe incrociate. Davanti a loro, c'erano i Maestri dell'Accademia, in piedi, distanziati di una Regina gli uni dagli altri. Maestro Janus, come al solito, stava alla fine della sala, appoggiato al muro, dietro a tutti.
Tra i Maestri e gli aspiranti Messaggeri c'erano degli oggetti, ognuno dei quali era abbinato a un insegnante. Di fronte a Maestro Nurem c'era un braciere ardente; davanti a Maestra Desdysa una bacinella piena d'acqua; di fronte a Maestro Afka una pianta; infine, davanti a Maestra Falugha, c'era un blocco di pietra.
- Presto - , esordì Maestro Nurem, - dovrete sostenere gli esami finali e, poi, sarete chiamati a partecipare al rito dell'Abbinamento. I Cinque Dei sceglieranno chi tra di voi è pronto per servirli - .
Saviel prefigurò quel momento e il cuore gli batté così forte che gli sembrò dovesse uscirgli dal petto.
- L'errore più comune che commettono gli aspiranti Messaggeri è quello di pensare di poter scegliere uno dei Cinque - proseguì Maestro Nurem. - Ebbene, questo è sbagliato: voi non potrete scegliere alcunché, poiché saranno i Cinque a scegliere voi. Se sarete pronti, uno di Loro vi accoglierà al suo servizio e avrete l'onore di entrare nel Credo - .
Gli aspiranti Messaggeri guardavano ammirati la bocca del Maestro che si muoveva e ognuno sembrava pregustare il momento in cui uno dei Cinque lo avrebbe toccato e chiamato a sé.
Maestro Nurem fece una pausa. Chiuse gli occhi e impugnò il bastone: - Ma ora, iniziamo la dimostrazione. Ecco a voi, il potere del Rosso! - .
Nel braciere, la fiamma iniziò a ingrossarsi e ad agitarsi, fin quando formò una colonna che arrivò a lambire la volta dell'edificio.
Gli studenti si ritrassero e sbarrarono gli occhi.
La colonna si disfece e, vibrando, si aprì a raggiera e iniziò a ruotare. Gli studenti guardavano ammirati quella ruota di fuoco che girava vicino al soffitto.
Maestro Nurem riaprì gli occhi e, in breve tempo, la fiamma tornò ordinatamente nel braciere.
- Salutate la forza dell'acqua! - disse Maestra Desdysa chiudendo gli occhi.
All'improvviso, l'acqua uscì dalla bacinella e cominciò a dimenarsi nell'aria. Innumerevoli goccioline stavano sospese nell'aria e vorticavano sopra le teste degli studenti ammirati. Le gocce si addensarono, fino a formare un'enorme goccia, che si frappose fra la Maestra e i suoi alunni. Alla fine, Desdysa riaprì gli occhi e l'acqua tornò con calma nel suo contenitore.
Per la prima volta dall'inizio della dimostrazione, gli aspiranti Messaggeri chiusero le bocche ammirate e si lasciano andare a un caloroso applauso.
- Silenzio! - tuonò Maestro Janus, - il Maneggio richiede attenzione, altrimenti l'equilibrio rischia di rompersi - . Gli studenti ubbidirono, e si ricomposero mortificati.
Fu la volta di Maestro Afka, che pose le sue mani sulla piantina.
- Salutate la forza della Dolce Madre! - .
Sotto gli sguardi ammirati dei presenti, la pianta, che era poco più grande di un fiore, iniziò a crescere. Crebbe sempre di più e sempre più velocemente. Spaccò il vaso e divenne un albero robusto, che si estendeva verso il soffitto. La crescita si fermò quando ormai la chioma dell'albero più giovane del Mondo stava già lambendo il soffitto della sala.
Anche il Maneggio di Afka giunse alla fine, quando il Maestro impose le mani verso l'albero e le fece calare giù verso il pavimento. L'albero, seguendo quel gesto, iniziò a rimpicciolirsi sempre di più, fino a ritornare ad essere un seme.
Infine, Maestra Falugha si avvicinò alla pietra che era davanti a lei, alzò il capo verso gli alunni, che la guardavano ammirati e disse: - Tocca al Padre scuotere le coscienze - .
Iniziò a recitare una preghiera nella Lingua del Mondo in maniera così veloce che nessuno riuscì a seguirla, almeno tra gli studenti. Saviel riuscì a malapena a distinguere la parola "Tebsy", cioè "Padre".
Ci fu solo silenzio in un primo tempo. Tutti i ragazzi si guardavano tra loro, chiedendosi quale sarebbe stato l'effetto di quel Maneggio.
Poi la risposta arrivò: la terra iniziò a tremare.
Le scosse investivano la sala a ondate costanti. Sembrava che il pavimento stesse per spaccarsi. Invece, esso rimase intatto: si piegava docilmente, adattandosi alle scosse. Gli aspiranti furono colti di sorpresa e diversi di loro si ritrovarono sdraiati a terra, mentre molti urlavano. Saviel, imitando i Maestri, si accovacciò a terra, in ginocchio, premendo i palmi delle mani sul pavimento, riuscendo così a rimanere in equilibrio.
Maestra Falugha pronunciò con calma questa parola: - Defte! (basta!) - . All'improvviso, la terra si calmò e il pavimento tornò alla sua normale consistenza, liscio e disteso.
Il silenzio che seguì, fu rotto soltanto dalle parole di Grun Mary, la quale, evidentemente eccitata per le scene cui stava assistendo, chiese, rivolta ai Maestri: - E l'Invisibile? - .
I ragazzi si voltarono, poiché Maestro Janus stava rispondendo dal fondo della stanza:
- I cinque elementi non vanno maneggiati mai tutti insieme. È troppo pericoloso. Per farlo senza rischi, servirebbero una maestria e un candore che sono sconosciuti alla maggior parte degli uomini. L'Invisibile, poi, è pericoloso da maneggiare in sé, per questo preferiamo non dare mai dimostrazioni della sua forza - .
Quella volta, Saviel capì perché non riusciva a decidere quale fosse il suo preferito tra i Cinque: lui voleva maneggiare tutti gli elementi. Nel guardare il fuoco, l'acqua, il semino e il pavimento agitato, aveva pensato che il Creato fosse troppo bello per limitarsi al Maneggio di un solo elemento. Se solo fosse possibile, sospirò.

Niccolò Cortini
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