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Autore: John Boy
Titolo: La sfida del killer
Genere Giallo Thriller
Lettori 1760 11 14
La sfida del killer
Seduto sul mio divano guardo il mio gatto giocare con la pallina come se fosse il gioco più emozionante del mondo. Mi chiamo John Ford e sono un detective della Omicidi di Tresford, una cittadina poco lontana da Londra.
Dopo aver trascorso una giornata intensa nel mio ufficio, mi ritrovo in compagnia del mio gatto Whiskey a guardare un vecchio film alla tv.
A un certo punto mi addormento: faccio un sogno confuso dove delle ombre mi rincorrono in un luogo indefinito quando, a un certo punto, il suono del mio cellulare mi sveglia. Allungo la mano verso il comodino al mio fianco e prendo il cellulare. Sul cellulare compare la scritta Detective Jack Smith, il mio capo e, soprattutto, amico.
Premo il tasto di risposta e, con una voce impastata dal sonno, borbotto: - Sì? -
- Scusami John. Se non fosse così importante non ti avrei chiamato. Purtroppo il crimine non dorme mai. Poche ore fa una coppia di fidanzati ha fatto una scoperta alquanto macabra. Nel Freedom Park si sono imbattuti nel cadavere di una ragazza. Stava su una panchina del parco e qualcosa mi dice che è la ragazza che è scomparsa pochi giorni fa. La scientifica è già lì e sta facendo le dovute analisi. Ti ho chiamato perché c'è un fatto inquietante. La ragazza è completamente nuda, ha la testa completamente rasata e un segno dietro la schiena: una croce rovesciata. -
- Okay Jack, il tempo di prepararmi e ti raggiungo. -
- Ti aspetto lì allora. -
Chiudo la comunicazione e mi preparo per uscire.

L'autunno manifesta il suo rientro anticipato con molta aggressività. La forte pioggia mi costringe a proseguire con un'andatura molto lenta. Le spazzole della Land Rover lavorano con un ritmo incessante fino a quando riesco a trovare un parcheggio nelle vicinanze.
Scendo dall'auto e il forte vento mi fa rabbrividire. Mi stringo nel cappotto e mi avvio a passo lento verso il parco. Il furgone della scientifica è parcheggiato vicino al laghetto, attrazione principale del parco, dove i tecnici della scientifica stanno sigillando il cadavere in una sacca pronta per essere spedita all'obitorio.
Jack, vestito con un giubbotto nero e jeans scuri, si avvicina a me e dice: - John, ti stavamo aspettando. Questo omicidio non è come gli altri. I poliziotti della zona stanno raccogliendo le deposizioni di eventuali testimoni... -
Alzo la mano e dico: - La vittima è stata identificata? -
- Sì, si tratta di Lisa Stone, una studentessa di medicina. I genitori, due giorni fa, hanno chiamato il 999 denunciando la scomparsa. Il resto lo sai già. -
Faccio un'espressione perplessa e dopo mi viene in mente ciò che mi aveva detto riguardo il segno trovato sul cadavere.
- Avvisa la scientifica che vorrei vedere il corpo. -
- Sì, certo, aspettavamo proprio te. Seguimi. -
Mi avvio a passo incerto verso il furgone della scientifica. Il parco è inzuppato d'acqua. La pioggia è insistente, senza dare segni di tregua.
All'interno del furgone il tecnico della scientifica apre la cerniera del sacco rivelando il corpo decomposto.
La vittima è giovanissima. Potrebbe essere mia nipote, penso con un brivido. La prima cosa che noto sono i capelli, l'assassino li ha rasati con un rasoio elettrico. Il corpo mostra numerose cicatrici e segni di violenza.
Con tono freddo, dico: - Giriamola. -
Io, insieme ad altri due tecnici giriamo lentamente il corpo mettendolo a pancia in giù. Il segno di cui Jack mi aveva parlato mi salta subito agli occhi. Una cicatrice a forma di croce rovesciata occupa quasi tutta la sua schiena. Una cosa del genere potrebbe essere collegata a una setta di tipo satanica oppure a qualche pazzo con manie religiose.
- Ci sono telecamere nei dintorni? - chiedo, sapendo già che la mia domanda avrebbe avuto un riscontro negativo.
- Purtroppo non sono più funzionanti, signore - dice un tecnico della scientifica, - il comune ha deciso di sospendere la sorveglianza stradale per questioni di budget - .
La sua risposta non mi sorprende: molto probabilmente stiamo avendo a che fare con un serial killer che, a quanto pare, deve aver ben studiato ogni angolo del parco.
Nel corso di mezz'ora abbiamo interrogato eventuali testimoni, ma nessuno ha visto nulla. Il killer sembra un fantasma che, silenziosamente, manifesta la sua presenza per compiere la sua opera omicida, sparendo poi nel nulla.

La luce del sole filtra dalla finestra, accecandomi. Come ulteriore aiuto al mio risveglio Whiskey salta sul mio letto e mi si struscia addosso. La sveglia segna le sette del mattino. Con un grugnito scendo dal letto dove Whiskey mi invita, con un miagolio insistente, a seguirlo fino alla sua ciotola priva di qualsiasi contenuto commestibile.
Mi avvio in cucina e nell'armadietto prendo la scatola dei croccantini e glieli verso nella ciotola. Nel frattempo mi viene in mente di controllare il telefono nel caso Jack mi avesse lasciato un messaggio, ma vedo con delusione che non ci sono messaggi.
A un certo punto il cellulare squilla. Faccio un balzo e lo afferro pensando che sia Jack.
Osservo il display: è mia nipote Flora.
- Flory, che piacere sentirti - dico con voce cantilenante.
- Ciao zio John! La mamma mi ha detto che per un po' verrò a stare da te. -
Flora Jones è la mia unica nipote: ha sedici anni ed è la figlia di mia sorella Jane. Mia sorella, ogni tanto, a causa del suo lavoro da medico senza frontiere deve spostarsi in luoghi molto distanti da casa sua e così, per stare più tranquilla, l'affida a me.
- Whiskey non vede l'ora di vederti, cara. -
- Anche io non vedo l'ora di vederlo, zio John. Prendo il prossimo treno, quello delle due. -
- Ok, cara. Dammi un colpo di telefono quando sei quasi arrivata che passo a prenderti alla stazione. -
- Ok zio John, ci vediamo dopo, ciao - chiudo la comunicazione e inizio a vestirmi.
Mentre mi vesto accendo la tv e mi sintonizzo sul primo notiziario che trovo. La notizia del ritrovamento del cadavere della ragazza diventa la notizia principale.
Le notizie del telegiornale non sono nuove per me in quanto la polizia aveva cercato di pubblicare solo le notizie fondamentali, tralasciando i dettagli.
Spengo la tv, prendo le chiavi dell'auto e mi avvio alla stazione.

Il grande viavai di gente è inarrestabile. Fiumi di persone si apprestano a lunghe file per prendere il treno che li avrebbe portati a casa.
Contemplo tutto ciò seduto su una panchina nella sala delle attese, guardando il display degli arrivi e cercando di capire qual è l'orario di arrivo del treno che ha preso mia nipote.
Dopo trenta minuti, una voce squillante e dolce allo stesso tempo, dice: - Ehi, zio John. Sono qui! - . Allungo lo sguardo e la trovo vicino al display che annuncia le partenze.
Alzo la mano e, con un sorriso, mi avvio verso di lei.
- Come sei cresciuta, Flory! - dico, poi lei mi dà un bacio sulla guancia e mi abbraccia.

Torniamo a casa. Indico a Flora la stanza degli ospiti e la aiuto a disfare i bagagli. Quando torniamo in cucina, mi accorgo che lo sguardo di mia nipote si posa sulla foto di mia moglie sopra al camino. Mi avvicino a lei e, poggiandole la mano sopra la sua spalla, dico: - Manca molto anche a me. La mia vita avrebbe molto più senso se fosse ancora qui. - Lei mi guarda con occhi umidi e dice: - Anche a me manca molto la zia. Ho tanti bei ricordi di lei. Era una persona così buona che ti conquistava subito, anche se la conoscevi da poco. -
Mia moglie, Caroline Spark, morì a causa di un incidente d'auto. Stavamo andando a Brighton, la nostra meta preferita per le vacanze, quando in un incrocio un'auto si schiantò addosso alla nostra. Io me la cavai con qualche frattura, ma lei morì, subito dopo, sull'ambulanza. Un giorno di spensieratezza e felicità si trasformò, in pochi minuti, in un inferno.
Mi desto dai miei pensieri. Mi viene in mente di chiamare Jack, per sapere di eventuali novità sul caso di Lisa Stone. Risponde al terzo squillo: - Ciao John - dice con voce cupa, - scusa se non ti ho chiamato, ma non abbiamo trovato nessuna traccia biologica sul corpo. Ci sono segni di violenza sessuale ma nessuna traccia di sperma. A quanto pare, deve aver usato un preservativo. Riguardo al segno sulla schiena, non abbiamo riscontrato nessuna coincidenza con altri casi finora. -
- Abbiamo a che fare con un assassino molto scrupoloso e intelligente -

- Certo John, in questi casi dobbiamo sperare solo che commetta un errore -
- Da ciò che mi hai detto presumo che ci saranno altre vittime -
- Mi duole dirlo ma sì. Abbiamo concentrato
la sorveglianza su tutta la città, ci sono pattuglie ovunque. Questo tipo è molto furbo, dobbiamo stare attenti -
- Ok Jack, ora devo lasciarti. Qui c'è Flora che da oggi per un po' starà da me -
- Ah, salutamela e dille che passo a salutarla in questi giorni -
Tra Jack e Flora è nato subito un rapporto fraterno. A causa del lato dolce del carattere di Jack e del carattere socievole di Flora, tra di loro è nata subito una forte complicità.

Fuori è calata la notte. Io e Flora siamo sdraiati sul divano a guardare un film comico che parla di due single che vanno a un matrimonio con la speranza di rimorchiare. A un certo punto, lei si gira verso di me e, con un sorriso, dice: - Zio John, è vero che la zia Caroline l'hai conosciuta a un matrimonio? -
Sorrido: - Sì cara, era il matrimonio di Jack. Ricordo che lei si trovava con delle amiche vicino alla piscina del ristorante. A un certo punto mi sono avvicinato, mi sono presentato e l'ho invitata a ballare. -
- Che romantico! - esclama Flora con gli occhi che le luccicano.
- Beh sì, il romanticismo non mi è mai mancato. È stato un colpo di fulmine, perlomeno da parte mia. Dopo tre giorni di corteggiamento stavamo già insieme. -
- Davvero, non lo sapevo che fossi così romantico. -
Fuori, la pioggia continua a cadere, accompagnata da qualche tuono che illumina per un attimo la notte.
- Beh zio John, mi mancava tanto trascorrere del tempo con te. Dimmi un po': il tuo lavoro ti consente ogni tanto di goderti in pace le giornate? -
- No, a dir la verità. - Decido di non dirle del caso della ragazza trovata ammazzata. - In questa città i delinquenti non riposano mai. -
Sentiamo bussare alla porta.
- Cara, aspetta qui. Vado a vedere chi è. -
- Ok. -
Scendo le scale ma, nel frattempo, il bussare diventa più forte e insistente.
- Sì, eccomi! - esclamo stizzito.
Apro la porta ma davanti a me non c'è nessuno. Solo la strada deserta e la pioggia che la allaga.
- Ma che diavolo! - Davanti a me, sullo zerbino, c'è una busta bianca e anonima. La prendo ed entro in casa.
Flora ha lo sguardo fisso al televisore, mantenendosi la pancia dalle risate. Si gira verso di me e dice: - Chi era? -
D'istinto nascondo la lettera dietro la gamba e dico: - Tranquilla, semplicemente dei ragazzini che non hanno niente da fare a quest'ora, e si divertono a disturbare la gente. -
Vado in bagno, chiudo la porta a chiave e apro la busta. All'interno c'è un foglio A4 con su scritto:

Caro detective Ford
Immagino che questo non sia un periodo piacevole per te. Sappi che ho avuto modo di osservarti molto attentamente. Tu non sei come gli altri cani burocrati che non fanno altro che dare la caccia a piccoli sprovveduti. Tu sei diverso, e proprio questo ha attirato la mia attenzione.
Uccidere è un'arte, e come ogni forma di arte, essa va ammirata e percepita con i nostri sensi fino a raggiungere l'estasi.
Ora mi sto dilettando nell'arte di uccidere e devo dire che ho un certo talento naturale. Mi sto divertendo molto e ci tenevo a raccontarti la mia esperienza. Aver ammazzato quella puttanella della Stone è stato molto divertente. Io, nonostante le sue urla, l'ho uccisa ma, prima di ucciderla, mi sono divertito un po' con lei. Guardare i suoi occhi spegnersi mi ha eccitato tantissimo. Devo dirti che mi è piaciuto tantissimo e non vedo l'ora di farlo di nuovo. Ci tenevo a dirtelo perché voglio lanciarti una sfida. In fondo, che senso ha non avere rivali in quello che si fa? Quindi detective, sappi che ne ammazzerò altre e non mi fermerò più. Prova a fermarmi se ci riesci. In fondo, solo tu puoi riuscirci ma ti avverto, ti renderò la vita un inferno.
A presto,
Un tuo ammiratore.

Rileggo un'altra volta la lettera e, subito dopo, vomito tutta la cena.

Il giorno dopo, mentre Flora sta ancora dormendo, contatto Jack e gli riferisco della lettera.
- Portala in centrale così la analizziamo. Spero che tu non l'abbia toccata, sai, per le impronte. -
- Jack, purtroppo l'ho toccata. Aveva l'aspetto di una normalissima lettera. Non potevo mai immaginare che l'assassino volesse lanciarmi una sfida. -
- Ok, portala in centrale. A dopo -
Chiudo la chiamata e vado a svegliare Flora.
- Ehi, Flory - dico cercando di mantenere un tono rilassato: - Devo andare a lavoro. Mi devo occupare di un caso importante. -
- Mmm - fa lei stropicciandosi gli occhi. - Se vuoi posso restare qui con Whiskey. -
- No cara, è meglio se vai a casa di Jack, così vai a giocare con le bambine e non sei costretta ad annoiarti qui. -
- Ma a me piace stare qui con Whiskey. - Come se avesse risposto al richiamo il gatto si infila in mezzo ai suoi piedi facendo le fusa.
- Ti annoierai qui da sola e poi Rose prepara dei dolci fantastici. Inizia a prepararti che ti accompagno io. -
- Sissignore! - esclama Flora sorridendo.

La centrale si trova sulla sommità di una collina. È un anonimo edificio giallo che non vede una buona ristrutturazione da un bel po' di tempo.
Jack si trova nel suo ufficio con una confezione di ciambelle e una caraffa di caffè.
- John, prenditi un bel caffè forte che oggi ne hai bisogno. - Mi allunga un bicchiere e bevo quel liquido caldo scottandomi.
Gli allungo la lettera e lui la prende facendo un'espressione perplessa.
- Sai John, credo che da questa lettera non ne ricaveremo molto. Ormai è inquinata. Considerando che abbiano a che fare con un pazzo furbo e senza scrupoli, credo che molto probabilmente abbia usato dei guanti per consegnartela - .
Poi apre la lettera e la legge. Mentre la legge noto che il suo sguardo diventa cupo e si irrigidisce.
- Provo a farla analizzare dai nostri tecnici in laboratorio. Magari riusciranno a risalire al tipo di stampante utilizzata. Potremmo avere fortuna oppure no. -
Mentre percorro il corridoio per andare nel mio ufficio, mi soffermo davanti al laboratorio informatico della centrale.
Busso ed entro. Il tecnico è un ragazzo alto e magro come un chiodo, di nome James Evans. È un mago del computer e la tecnologia non ha segreti per lui.
- James, ma non ti annoi mai in mezzo a tutti quei computer? - gli chiedo.
- Se sono la tua ragione di vita, no. Magari fossero anche le donne così - dice facendo l'occhiolino.
- Senti, mi faresti un favore? -
- Sì, certo, dimmi pure. -
- Ieri sera, molto probabilmente, ho ricevuto una visita da parte del nostro uomo. Questo stronzo mi ha consegnato una lettera minacciando di uccidere altre ragazze e sfidandomi a catturarlo. Mica potresti procurarti i nastri delle telecamere che puntano vicino casa mia? Magari, analizzandoli, riusciremo a scoprire qualcosa. -
- Cazzo, John! Sì, certo. Vedo subito cosa posso fare. -
- Ok James, ti lascio lavorare. Io vado in ufficio. -

Alle otto di sera esco dalla centrale. Mentre raggiungo la Land Rover ho come la sensazione che qualcuno mi stia osservando. Avverto un brivido dietro la schiena. La strada è deserta, ma non riesco a capacitarmi di essere solo. Appena entro in auto noto che sul parabrezza, sotto la spazzola, c'è una busta.
I battiti del mio cuore iniziano ad accelerare. Indosso i guanti, apro la portiera e mi avvicino per prenderla.
Una volta dentro, la apro delicatamente e, con un gran sospiro, mi metto a leggere:

Ti osservo, detective!
Benvenuto all'inferno.
P.S. La tua nipotina non è niente male

Una rabbia accecante inizia a pervadermi in tutto il corpo. La tentazione di strappare la lettera in mille pezzi è forte, ma mi trattengo. Faccio un respiro profondo, prendo il cellulare e chiamo Rose, la moglie di Jack.
- Pronto? -
- Ciao Rose, sono John. Flora è lì con te? -
- Sì, si sta divertendo un mondo con le bambine. Dimmi, è successo qualcosa? -
- No, passamela -
- Ciao zio John, mi sto divertendo tantissimo, perché non vieni anche tu qui? -
- No Flory, mi dispiace, volevo dirti che per un po' dovrai stare da Rose. Ho un caso molto impegnativo tra le mani e starò in centrale per tanto tempo. -
- Va bene. Qui sto in buona compagnia. Appena hai un po' di tempo passa a trovarci, ok? -
Sospiro di sollievo. Almeno non ha protestato e mi ha reso facile almeno questo.
- Ok cara, ora passami Rose. -
Sento dei fruscii e poi la voce di Rose.
- Mi devo preoccupare? -
- Ieri ho ricevuto una minaccia e ho paura per Flora. Quindi starei più tranquillo se lei stesse da te per un po'. -
- Va bene, John, non ti preoccupare. Ma ti raccomando stai attento! -
- Starò attento. Ora ti saluto. Ciao -
- Ciao. -
Ingrano la marcia e mi sposto dal marciapiede. Dopo due incroci alzo lo sguardo e noto che, a circa cinquanta metri dietro di me, c'è una Range Rover nera. Prendo l'autostrada mantenendo un'andatura moderata. Accendo la radio cercando una stazione con della buona musica. Ne trovo una e cerco di rilassarmi. All'improvviso un'auto dietro di me accende gli abbaglianti. Il riflesso sullo specchietto retrovisore mi acceca per un attimo e, mentre sposto la mano, vedo che l'auto si avvicina rapidamente verso di me.
All'improvviso l'auto si sposta verso destra e mi stringe. Cerco di spostarmi ma l'auto va a sbattere lungo la fiancata facendomi perdere per un attimo il controllo. Affondo il palmo della mano sul clacson ma l'auto continua a sbattere sul fianco. A un certo punto, a pochi metri lontano da me, vedo una piazzola di sosta e decido di fermarmi lì. Mi fermo e mi rendo conto che l'auto che mi ha tamponato è una Range Rover nera.
John Boy
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