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"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
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Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Michele Scalini
Titolo: Non siamo soli
Genere Fantascienza
Lettori 1024 8 12
Non siamo soli
Trascorsi l'intero pomeriggio in quel parco cercando di rilassarmi il più possibile, quando notai che la luce del sole stava diminuendo di intensità.
Sollevai lo sguardo verso il cielo e mi accorsi che il sole stava tramontando, divenendo una palla rossastra in cielo, per indicarmi che, purtroppo, anche quella giornata stava volgendo ormai al termine.
Poco intenzionato a lasciare quel posto, accesi una sigaretta e mi appoggiai allo schienale della panchina su cui sedevo, mentre accavallavo le gambe, per poi guardarmi in giro.
Non troppo lontano dalla mia panchina, si trovava un gruppo di donne con i loro bambini che giocavano tra l'erba e gli alberi di quel parco pubblico, rincorrendosi e ridendo.
Mentre i bambini giocavano tra loro, le donne discutevano animatamente e sorridendo tra loro, lanciando continue e attente occhiate ai propri pargoli.
Osservai quelle donne coi loro figli diversi istanti, per poi abbandonare quella vista e sollevare lo sguardo verso il cielo limpido che si trovava sopra di me.
Immersi lo sguardo in quell'azzurro sbiadito che iniziava a tingersi di rosso a causa dell'imminente tramonto, quando notai un oggetto che risplendeva sopra di me.
Rimasi alcuni istanti con lo sguardo rivolto verso quella luce, pensando che molto probabilmente fosse il pianeta Venere che si stava mostrando alla nostra vista.
Nell'antichità, quel pianeta veniva identificato anche con il nome di stella del mattino o stella della sera, poiché era solito mostrarsi nel suo splendore poco prima dell'alba o poco prima del tramonto.
A causa di quella sua lucentezza, gli antichi astronomi gli diedero il nome della dea della bellezza, Venere.
Peccato per loro che ignoravano il fatto che l'atmosfera di quel pianeta era talmente tossica, ed estremamente calda, da non permettere la vita come noi la conoscevamo, rendendo quel posto del tutto letale.
D'un tratto, le urla di quei bambini, che giocavano poco lontano da me, distolsero la mia attenzione dalla vista di Venere per volgere lo sguardo verso di loro che si stavano rincorrendo tra gli alberi.
Sorrisi alla vista di quei bambini, che godevano della loro tenera età, per poi tornare con lo sguardo verso il cielo, in modo da tornare ad ammirare quel pianeta che mostrava la sua lucentezza e tutto il suo splendore.
- Ma dov'è finito? - mi domandai stupito nel non vedere più Venere risplendere sopra la mia testa, come stava facendo pochi istanti prima.
Spostai lo sguardo intorno al punto in cui vidi Venere poco prima, ma senza trovare più quella palla luminosa.
Rimasi sorpreso nel non trovare quel pianeta, poiché non sarebbe dovuto scomparire in così poco tempo.
Nel frattempo che cercavo con lo sguardo quel pianeta, mi accorsi di aver finito la sigaretta che avevo in mano.
Così, la spensi strofinando la punta infuocata sul terreno sotto ai miei piedi, per poi riporla all'interno di un pacchettino che usavo per raccogliere le ciche, in modo da evitare di lasciarle sul terreno come tanti facevano.
Mi alzai dalla panchina su cui ero seduto e mi incamminai verso l'uscita del parco, intenzionato a tornare casa per preparare la cena.
Raggiunto il marciapiede, mi incamminai lungo la strada che conduceva verso la mia abitazione, pensando a cosa avrei potuto preparare per cena, quando sollevai lo sguardo verso il cielo dove ritrovai nuovamente quella luce che avevo visto quando mi trovavo al parco.
- Sei tornato? Ma dov'eri finito? - borbottai sorridendo mentre ammiravo quella luce.
Rimasi con lo sguardo rivolto verso Venere che splendeva sopra di me, quando notai un insolito comportamento che non mi sarei mai aspettato.
Quella luce, che avrebbe dovuto rimanere fissa in cielo con il suo moto lento verso l'orizzonte, come qualsiasi altri corpo celeste visibile dalla superficie del nostro pianeta, non si stava comportando come mi sarei aspettato.
Infatti, avevo l'impressione che quell'oggetto luminoso stava in qualche modo vibrando.
Incuriosito da quell'effetto ottico, pensai che fosse dovuto al fatto che stessi camminando.
Così, pensai di fermarmi, in modo da poter osservare con più attenzione quel corpo celeste e assicurarmi che quel movimento non fosse dovuto al fatto che stessi camminando.
Mi accostai sul lato del marciapiede, per lasciare spazio ad alcune persone che stavano passando di lì, e osservai quella luce in cielo, per notare che effettivamente aveva quello strano comportamento.
A vederlo bene, sembrava stesse vibrando velocemente, mentre variava di colore, passando dal bianco al rossastro, per poi divenire giallognolo.
Rimasi con lo sguardo rivolto verso il cielo, che stava scurendo pian piano, quando quella luce tornò a restare immobile diversi istanti, per poi partire sulla mia destra con gran velocità, ma senza lasciare una scia di condensa dietro di sé.
- Accidenti... ma cos'era quello? - borbottai dopo aver voltato lo sguardo nella direzione in cui si era diretto quell'oggetto.
Rimasi ad osservare il cielo per diversi istanti, speranzoso di vedere di nuovo quella strana luce.
Ma quando non la vidi più tornare e in cielo rimanevano solo alcune stelle che brillavano nel buio che stava sopraggiungendo, abbassai lo sguardo e tornai a camminare fino a raggiungere la mia casa.
*****
Finito di preparare la cena, mi accomodai alla tavola per consumare il mio pasto serale, accompagnato come mia abitudine dal notiziario trasmesso alla televisione, che avevo acceso appena iniziato a cucinare.
Sin da ragazzino, quando vivevo con i miei genitori, avevo sempre seguito il notiziario durante i pasti, nonostante non gli prestassi la dovuta attenzione, poiché avevo sempre pensato che non dicesse come stavano effettivamente le cose.
Comunque, mentre ascoltavo le notizie della sera, che erano riferite principalmente alla situazione politica ed economica della nazione, che trovavo piuttosto disastrosa in quel periodo, mi tornò alla mente quella luce che avevo visto in cielo poco prima di lasciare il parco.
Mi tornò alla mente quel momento in cui la luce scomparve nel nulla, quando distolsi lo sguardo per rivolgerlo verso quei bambini, per poi riapparire proprio come era scomparsa.
Mi venne anche in mente quel suo comportamento, quando la vidi che stava come vibrando e quando la vidi partire velocemente in cielo con una accelerazione che non avevo mai visto prima.
Mi stavo chiedendo cosa fosse stata quella luce.
Mentre ci pensavo, sentivo di aver assistito ad uno di quei fenomeni di cui avevo letto in vari libri da ragazzo oppure di cui avevo sentito parlare su alcuni documentari che trattavano l'argomento.
Sorrisi ripensando a quelle volte in cui mi recavo in campagna, speranzoso di assistere a fenomeni simili, e invece ebbi la fortuna di assistervi per puro caso, proprio quando avevo smesso di interessarmi all'argomento.
Continuai a consumare il mio pasto con tutta calma, con la mente che ritornava spesso verso l'evento vissuto quel pomeriggio, mentre le notizie proseguivano alla televisione.
*****
Finito di mangiare, mi alzai dalla tavola e presi i piatti per poi spostarmi al lavello, in modo da lavarli.
Aprii l'acqua calda e, dopo aver preso il detersivo e una spugna, iniziai a lavare i piatti che avevo utilizzato per cenare.
Risciacquati quei piatti per togliere il sapone che li aveva riempiti di una schiuma bianca come la neve, li riposi all'interno del mobile, dopo averli asciugati per bene con uno straccio.
Tolsi, infine, la tovaglia dalla tavola e la riposi all'interno del cassetto dove si trovavano le altre, per poi andare sul balcone con l'idea di fumare una sigaretta.
Presi il pacchetto di sigarette e l'accendino, per poi indossare un maglione pesante che avevo lasciato sulla sedia e andai infine sul balcone.
Chiusi il finestrone dietro di me e mi avvicinai alla ringhiera per volgere lo sguardo verso la strada, che passava di fronte a casa mia, dove nessuna auto stava più transitando, vista l'ora della sera.
Poco distante, trovai una coppia di giovani che passeggiavano lungo il marciapiede tenendosi per la mano, mentre ridacchiavano tra loro, scambiandosi diverse occhiate.
Sorrisi alla vista di quei giovani, mentre prendevo una sigaretta dal pacchetto che avevo in mano, per poi portarla alla bocca e accenderla con l'accendino che avevo nell'altra.
Riposi il pacchetto nella tasca posteriore dei pantaloni e tirai una boccata di fumo da quella sigaretta, per poi allontanarla dalla bocca per espellerlo, mentre spostavo all'indietro il capo.
Mi appoggiai coi gomiti alla ringhiera e voltai lo sguardo verso il cielo scuro che si trovava sopra la mia testa, dove le stelle risplendevano.
Osservai quelle luci, che brillavano nell'oscurità del cosmo, soffermandomi sulle conformazioni che creavano e che avevano affascinato l'umanità dal primo momento che volse lo sguardo verso il cielo notturno.
Continuai a fumare quella sigaretta, mantenendo lo sguardo rivolto vero le stelle, quando notai alcune luci che si muovevano in linea retta in cielo.
Mantenni lo sguardo su quelle luci, pensando che fossero dei normali aerei che solcavano il cielo della notte dirigendosi chissà dove.
Michele Scalini
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