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Writer Officina
Autore: Marie Infame
Titolo: Il Conte
Genere Mistery
Lettori 1530 9 13
Il Conte
Manchineel, chissà quando...

Faceva così freddo fuori, in confronto all'interno dei locali che risplendevano in città. Era un freddo tipico di quelle zone nelle prime notti primaverili, nulla di anomalo. Non era proprio un gelo di quelli che entra nelle ossa, era più una temperatura che si sentiva soltanto all'esterno del corpo. Il problema era che si sentisse, nonostante non penetrasse in profondità. Rimaneva sulla pelle fino a far alzare tutti i minuscoli peli, proprio quel fresco che accarezza con dolcezza i corpi, prendendoli quasi in giro, stuzzicandoli. Il problema era rimanere esposti ad esso per un tempo prolungato, sentendo quanto potesse essere fastidioso a lungo andare. Certo, non era mai piacevole in realtà, era un po' come il caldo; quando era troppo presente ed intensom diventava un problema, causava malessere.

Inoltre non era solo la temperatura il problema, ma tutto il contesto di quella serata; innanzitutto c'era una scarsa luminosità lì attorno. Era notte, cosa c'era da aspettarsi, d'altro canto? C'era solo la luna ad illuminare tutto, una luna bella piena, ma pur sempre soltanto un satellite che brillava di una luce non propria. Essa era bella insieme alle sue stelle, ma rimaneva sempre e soltanto sé stessa, non aveva tanta utilità per qualcuno che bramava la luminosità e la chiarezza del giorno.

In secondo luogo il terreno era umidiccio per colpa di una breve pioggia, durata forse dieci minuti, qualche ora prima. Non era stata nemmeno intensa, ma era bastata a bagnare tutto il terreno e renderlo scivoloso. Una persona inginocchiata a terra si sarebbe bagnata i calzoni, se li sarebbe macchiati di quel color verde tipico dell'erba fresca e umida, rendendoli poco piacevoli alla vista e difficili da pulire. Per non parlare di quello che sarebbe successo ad una camicia bianca o chiara, se qualcuno si fosse poggiato a terra con i gomiti. Peggio ancora, se qualcuno avesse deciso di sdraiarsi col busto su quel terreno pieno di piante appena nate; si sarebbe completamente colorato di un verde bruttissimo.

Tra le altre cose, dopo la temperatura, l'erba umida e fresca, e forse anche la sfortuna generale, c'erano gli insetti. Innanzitutto giravano un sacco di lucciole che, intontite come erano, rischiavano di finire addosso alle persone, oppure, nel peggiore dei casi, in bocca alle stesse. Certo, sarebbero potuti rimanere in silenzio e con la bocca chiusa, ma entrambi il piacere da un lato, ed il dolore dall'altro, a volte potevano suscitare delle espressioni più particolari come delle bocche momentaneamente aperte, rumori e suoni.

Tra gli altri fastidi, poi, c'erano quelle zanzare che, stranamente, avevano deciso di uscire in quel periodo dell'anno; erano una piaga, qualcosa da estirpare quandl possibile. Purtroppo qualcuno che era immobilizzato a terra non si sarebbe proprio trovato nella facoltà di uccidere quelle piccole bestiole a prima vista, nè tanto meno di grattarsi nei punti colpiti dalla loro fame di sangue perenne.

Poi si aggiungeva anche la paura di animali più grossi, quali serpenti o cani randagi, ma quello era un aspetto da ignorare completamente nel contesto.

Era quasi crudele; tutto sembrava urlare un grosso e determinato 'no', in quella serata, o forse in tutta quella vita.

Tra i piccoli pericoli c'erano anche altri insetti; qualcuno di immobilizzato a terra si sarebbe visto vermi, ragni, millepiedi, e qualsiasi altro orrore della natura passare sulla sua faccia, il tutto mentre teneva la bocca aperta dal dolore - e forse anche per respirare -, sopportando contemporaneamente il freddo ed il fastidio del prurito.

Per non parlare delle circostanze meno legate alla natura circostante, che in quel contesto avrebbero influito anche abbastanza negativamente sui sentimenti.

Era tutta un no, quella sera, proprio come tutte le altre sere, come la vita in generale. C'era chi avrebbe dato tutto per avere una vita simile, ma ognuno doveva pur avere qualcosa di cui lamentarsi, no? Certo, non che non ce ne fosse motivo, ma c'era da ammettere che destini come i suoi ce ne fossero anche troppi, in fondo, non era poi così da solo col suo fato. Non aveva mai sentito nessuno lamentarsi, magari era proprio lui ad essere troppo sensibile alle condizioni della sua vita.

Erano anni, inoltre, che seguiva sempre lo stesso percorso, che finiva sempre nelle stesse situazioni, avrebbe anche un po' dovuto e potuto farci l'abitudine. Magari era soltanto un debole, magari non era portato alla vita in generale. In fondo non c'era altro per lui, eppure non si era abituato.

Chiuse le mani in due pugni, tirando con sé qualche filo d'erba. Li sentiva tra le dita, erano piccoli e duri, così pieni di linfa vitale. Erano dei piccoli fili freddi e bagnati, che diedero per un frammento di secondo del sollievo alla sua mente, che si concentrò soltanto sulla sensazione di stringerli tra le mani.

Allungando le dita, avrebbe potuto toccare anche il tronco d'albero che si trovava davanti alla testa, un tronco caduto forse qualche mese prima e lasciato lì a riempirsi di funghi e muschio.

Una mano forte e grossa spingeva le sue, piccole ed esili, su quel terreno così scomodo e ostile nei suoi confronti, quasi con l'intento di premerle nel terreno. L'altra poggiava pesantemente sulle sue spalle, premendolo giù dolorosamente, rubandogli la possibilità di muoversi.

Non che il resto fosse messo meglio, alla fine era tutto abbastanza doloroso. Lui non aveva mai capito tutto quell'interesse nei confronti dei ragazzini come lui, ma alla fine aveva deciso di approfittare della situazione per poter vivere, mangiare, per guadagnarsi qualche soldo da usare.

Non sapeva nemmeno come si fosse trovato in una simile situazione, non capiva come avesse iniziato; aveva sempre vissuto per strada, rubato, e prima o poi qualcuno gli aveva proposto del cibo in cambio di un altro tipo di favori.

Non c'era stata nessuna trappola, nessuno era arrivato da lui, allora bambino, e magari apparentemente abbastanza ingenuo, per promettergli grandi cose e rubargli l'innocenza con l'inganno, infine; aveva saputo sin da subito quali fossero le condizioni per avere la sua parte del tutto, del mondo, quali sacrifici fare per rimanere a galla.

Era stato paralizzato dalla paura, ma alla fine era successo, e gli si era aperto quel percorso di vita. In tutti quegli anni, sicuramente erano sei o sette, aveva perso tante cose, si era abituato ad altrettante, ma non aveva mai trovato modo per evitare quel dolore che lo attraversava, non solo dal punto di vista fisico.

Magari era anche dato dal fatto che non gli piacesse per nulla essere alla mercé di uomini dal tatto simile a quello di un elefante, non sapeva dirlo con precisione. Davvero, non capiva nemmeno con quale coraggio guardasse alcuni di loro, quando erano ancora vestiti o mezzi nudi.

Per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi, non capitava di vederli completamente nudi per il semplice motivo che nessuno se lo portava a casa o in luoghi in cui avrebbero avuto tempo di spogliarsi. Era poco più di un bambino, povero, e forse anche puzzolente e sporco, aveva tutti gli attributi per essere un potenziale ladro.

Non che non avesse mai rubato, anzi, ma la gente si muoveva in base ai pregiudizi che aveva, non poteva aspettarsi che si fidassero delle sue promesse.

Nessuno lo avrebbe fatto mai entrare nella propria casa, dandogli la possibilità di stare in una zona più confortevole. I suoi incontri si svolgevano sempre dietro ai cespugli, in spiaggia, in riva ai fiumi, dietro case abbandonate, luoghi dove non poteva togliere nulla a nessuno.

Gli uomini ricchi non volevano nemmeno essere visti mentre portavano a casa qualcuno come lui, anche se nessuno avrebbe potuto veramente usare una tale informazione contro un altro; l'accusato si sarebbe anche potuto giustificare, dicendo di aver voluto regalare un letto ad un povero per una notte, chi avrebbe mai creduto alle parole di un vagabondo?

Lui stesso avrebbe potuto accusare mezza città di pratiche deplorevoli, chi se ne sarebbe mai importato di quel che raccontava?

No, non volevano essere visti con lui perché era povero, perché avrebbe mostrato agli altri lo schifo che facevano, perché nel suo volto si specchiavano le loro azioni.

In ogni caso era felice che almeno quella situazione gli evitasse di dover vedere i corpi flaccidi di alcune persone. Era felice che per la maggior parte delle volte fossero dietro di lui, perché non sapeva come sopportare il pensiero di vedere il volto di alcuni di loro; per esempio l'uomo su di lui, che così ardentemente scavava nel suo giovane corpo, aveva la faccia da topo.

Sentiva di non poter essere proprio tranquillo nella consapevolezza di averlo dentro di sé, ma il pensiero di doverlo anche guardare mentre era dentro di lui, non era accettabile, gli creava dei conati di vomito.

Quelle poche volte che capitava di trovarsi faccia a faccia con qualcuno, poi, cercava sempre di farsi baciare o mordere, per non dover guardare i volti, quelle poche volte che apriva gli occhi per capire cosa volessero fare.

Inoltre aveva anche paura di mostrare fin troppo il suo astio nei loro confronti, spaventandoli, o facendoli arrabbiare. Non sarebbe stata la prima volta che qualcuno lo picchiasse per qualche ostilità non ben chiara, o semplicemente perché si era mostrato poco contento di quello che succedeva. Non solo abusavano di lui, ma pretendevano anche che ne fosse felice, che ringraziasse; si apettavano che a lui piacesse, che urlasse di gioia per essere stato aiutato.

Gli sembrava semplicemente assurdo che le persone fossero così disturbate, ma non voleva nemmeno soffermarsi su quei dettagli.

Per fortuna, generalmente, doveva farsi piacere quelle cose solo due o tre volte a settimana, riusciva a suddividere i soldi in modo tale da mangiare due giorni di fila, a volte anche tre.

Avrebbe potuto migliorare la situazione semplicemente cercando più persone a sera, ma purtroppo quegli uomini pretendevano attenzioni, prima di procedere all'atto. Pretendevano giochini poco belli, piccole torture, qualcosa per alimentare la loro fantasia malata. Non riusciva mai a trovarsi con due persone di seguito, quindi non poteva nemmeno migliorare la sua vita.

Si sentiva in colpa con sé stesso per essere così bisognoso, per essere così affamato, avrebbe voluto trovare delle alternative per la propria vita.

Purtroppo quei soldi erano facili, non rischiava praticamente nulla; una volta lo avevano rinchiuso in carcere per due settimane per aver rubato, mentre un atto del genere, grazie alla presenza di quelle persone nobili, gli costava al massimo metà dei suoi guadagni, o qualche botta superabile.

Certo, era un prezzo sempre alto, ma in carcere lo aspettavano comunque violenze e condizioni generalmente schifose, che mettevano seriamente a rischio la sua incolumità, quindi preferiva decisamente la sua vita attuale.

Le alternative erano peggiori, il fatto che lo trovassero con uomini più o meno conosciuti, gli riservava almeno un piccolo vantaggio.

Quella sera aveva visto un paio di persone nuove, nel locale nel quale di solito si aggirava.

Non era un locale particolarmente conosciuto per la presenza di ragazzi come lui, solo chi era interessato a quel tipo di incontri sapeva di poter tentare la fortuna lì, quindi a volte arrivavano anche comunissime persone, donne, coppie sposate.

Aveva visto la baronessa Kozen, una donna anziana e molto nobile, che non aveva mai avuto il piacere di vedere dal vivo prima di quel momento. Era stata accompagnata dalle sue tre figlie, delle donne dalla bellezza profonda.

Non aveva mai provato particolare attrazione verso il sesso femminile, non aveva nemmeno mai avuto la possibilità di provare a fare qualcosa con una ragazza, quindi si limitava ad ammirarne la bellezza senza pensieri maliziosi. Non erano molto interessate a lui, soprattutto sapendo che frequentasse per la maggior parte uomini. Le ragazze lo evitavano.

C'era stato anche il conte Erdley, una delle persone più influenti del luogo.

Tutti erano stati alla larga da lui, per paura di poter sbagliare qualcosa; nessuno sapeva che tipo fosse di preciso, se avesse certe preferenze sessuali, e soprattutto se volesse essere disturbato da ragazzi così poco importanti. Alcuni nobili lo avevano definito come strano, freddo. Lo aveva sentito per caso, mentre aveva fatto compagnia al signore che lo aveva portato nel bosco, più tardi quella stessa sera.

Il conte Erdley vantava una forte popolarità e influenza: era una persona apparentemente simpatica, con un forte carisma, nonostante la sua giovane età, ma anche fredda e poco aperta per quanto riguardava la sua vita privata. Si sapevano alcune cose, ma non si trattava mai di certezze, erano quasi tutte dicerie. Era anche un benefattore, tra le altre cose, finanziava maggior parte degli orfanotrofi e delle strutture che si occupavano di persone meno abbienti.

Era difficile entrare a far parte di quelle strutture, che erano perennemente sovraffollate per la crisi che colpiva anche quella parte del mondo, ma Danny aspirava proprio a quello. Manchineel era un covo di destini crudeli.

Purtroppo, in genere, veniva data una precedenza a donne, anziani e bambini, cosa comprensibilissima, motivo per cui avrebbe dovuto aspettare; lui, coi suoi sedici anni di età, era ritenuto già abbastanza uomo da poter sopravvivere, e l'orfanotrofio non era mai stata un'alternativa, anche per quello che aveva sentito su quei luoghi.

Certo, quella non era colpa del conte, che in realtà faceva più di qualsiasi altra persona per i poveri; gli altri nobili non lo vedevano tanto di buon occhio, doveva essere solo un folle che investiva i suoi averi per aiutare la feccia della società, per coloro che non valevano nulla, ma lui ci metteva davvero impegno per far sì che ci fosse qualcosa di buono; era intento a progettare nuovi spazi per aiutare le persone e anche per migliorare le condizioni di quelle già presenti, e Danny sperava di poter entrare a far parte di uno di quei progetti prima o poi. Si sarebbe ritrovato ad avere un posto dove dormire, del cibo, cure mediche. Erano tutte cose che scarseggiavano in quel momento, qualcosa dal valore inestimabile.

Sperava, generalmente, anche che il conte riuscisse a migliorare le condizioni degli orfanotrofi, in modo da renderli posti più ospitali. Non che avesse cambiato qualcosa per lui personalmente, semplicemente sperava che nessuno vivesse nelle sue stesse condizioni.

Sentì quel corpo pesante agitarsi di più e con più violenza. Erano tutti uguali, tutti così euforici e poco delicati nel momento finale. Era come se non riuscissero più a mantenere quel poco di contegno che avevano posseduto fino a quel momento, muovendosi quindi con più violenza.

Danny non si era mai trovato nei panni di quegli uomini nobili, non era mai stata la parte attiva del rapporti, ma immaginava di non poter essere come loro. Fosse stato al loro posto, sicuramente sarebbe riuscito a non fare male a nessuno con la sua poca prudenza. Certo, probabilmente non avrebbe mai avuto il piacere di provare, ma era comunque bello immaginare che fosse migliore di quelle persone in qualcosa. In fondo, nessuno poteva biasimarlo per la sua immaginazione.

Piantò le unghie nel terreno, sentendo delle lacrime agli occhi. Il pensiero di mangiare qualche insetto non era poi tanto brutto, in confronto a quello.

Odiava quel tipo in particolare, che già non possedeva nessuna delicatezza in altri ambiti della sua vita. Sembrava quasi prenderci gusto nel fargli male, Danny non lo tollerava.

Non riuscendo a sopportare quel dolore, fece una mossa lievemente brusca, cercando di spingerlo via d'istinto. Era così schifoso tutto quello, anche il pensiero di non poter fare veramente nulla per sentirsi meno a disagio.

《 Sta' fermo!》Sentì la sua voce, chiedendosi se potesse davvero pretenderlo da lui. Danny dovette mordersi la lingua per non esprimere il suo disappunto su tutto quello che succedeva, su quella frase insensata, e forse anche lievemente cattiva.

Il signore si aggiustò i vestiti, mentre Danny si alzò i pantaloni. Li aveva appena appena abbassati fino alle ginocchia, non si era spogliato nemmeno lui. Il pensiero che quelle viscide mani potessero toccare più del necessario non era proprio piacevole, gli impediva di spogliarsi più del dovuto.

Si alzò in piedi, chiudendo i bottoni. I calzoni li andavano larghi, era davvero una personcina esile. Sul suo corpo non c'era un filo di grasso, nulla che potesse far intuire che non fosse ad un passo dalla morte per via della fame. Stava messo davvero male.

Il signore frugò nel suo portafoglio, tirando fuori delle monetine. Lo pagavano in quel modo, con le monetine, minacciando anche di pagarlo di meno nel caso di protesta. Purtroppo era facilmente sostituibile, quindi doveva accontentarsi di quello che trovava.

Accettò le monetine, felice di non dover di nuovo andare a caccia di uomini l'indomani; avrebbe mangiato per qualche giorno, riposandosi da quella vita stressante, per poi tornare nella disperazione.

Non gli piaceva il pensiero di vendersi ogni giorno, altrimenti avrebbe potuto tranquillamente guadagnare di più, magari permettendosi anche cibi più sostanziosi. Non sarebbe stato accettabile, associava solo dolore a quelle cose, non bramava grandi conquiste.

Aveva così tanta voglia di farsi un bagno, ma faceva troppo freddo per andare al fiume. Ogni volta si sentiva così sporco, aveva voglia di abbandonare il suo corpo per non dover sentire quel peso opprimente che sembrava schiacciarlo, quella sporcizia che loro gli lasciavano.

Delle volte desiderava tantissimo potersi ubriacare, potersi permettere qualche alcolico per dimenticare, o vivere quei momenti con minore intensità.

Gli sembrava tutto così difficile; nonostante la sua vita fosse segnata da quel tipo di incontri ormai da anni, aveva la sensazione di non poter andare avanti, di non riuscire a superare un altro anno, mese, un'altra settimana, o un altro giorno.

All'inizio di quei rapporti non sapeva mai come sopravvivere fino alla fine, il momento in cui iniziava tutto era sempre talmente brusco da dargli la sensazione di non riuscire, da un punto di vista fisico, a farcela.

Non era proprio capitato ai signori migliori, conosceva anche altri ragazzi che raccontavano di incontri ben più piacevoli. Sembrava che solo a lui capitassero le persone meno simpatiche, ma si rendeva conto che fosse anche plausibile; i ragazzi che avevano più fortuna, erano in genere anche quelli più belli e curati, avevano l'aspetto di ragazzi mediamente nobili loro stessi, e quasi nessuno si vergognava di uscire apertamente con loro. I ragazzi belli e raffinati cercavano ragazzi altrettanto raffinati, era logico.

Danny non era un ragazzo bello e raffinato, aveva atteggiamenti impacciati, aveva l'aspetto comune e trascurato. Era normale che attirasse gente poco carina, non poteva contare sul suo fascino.

Generalmente piaceva a persone meno ricche, tra l'altro. Tutti gli uomini ai quali piaceva, erano molto più vicini ai ceti più bassi; erano nobili, ma non particolarmente importanti, o perlomeno non tra i più importanti. Sarebbe dovuto uscire con più uomini per permettersi dei vestiti migliori, per attirare persone più decenti, e questo avrebbe significato dover perdere un po' troppo di sé. Aveva la sensazione di finire in qualcosa che gli avrebbe tolto tutto, se avesse deciso di lavorare ogni giorno.

Guardò la strada scura davanti a sé, si era fatto di nuovo nuvoloso.

Tornava sempre in centro a fine serata, aveva un posto abbastanza tranquillo dove stare, in una vecchia stalla. Non era il massimo, ma per il momento lo copriva dai venti e dalla pioggia, e di notte non c'era nessuno a controllare. Doveva solo fare attenzione a svegliarsi in tempo per andare via.

Si guardò attorno. Non vedeva l'ora di essere fuori da quel bosco, la solitudine non gli piaceva particolarmente, preferiva essere in città. Aveva la sensazione che la solitudine lo opprimesse, che ci fossero cose nella sua testa a schiacciarlo.

《 Ma guarda un po'...》Si sentì morire quando percepì quella voce. Si voltò verso la sua destra in preda al panico, chiedendosi nello stesso momento perché non avesse optato per una fuga veloce. Era così stupido, d'altro canto non aveva grosse possibilità: erano in quattro, ed erano sicuramente più veloci di lui.

Si trattava gli scagnozzi di un lord che evidentemente aveva infastidito un po' troppo. Lord Anderson sosteneva che Danny gli dovesse dei soldi per dei vestiti rovinati, una cavolata.

Era successo tutto con una certa velocità: il lord si era trovato a passare dal locale dopo dei festeggiamenti privati, insieme ad alcuni suoi amici. Danny lo aveva per sbaglio spinto nel fango, fuggendo da un agente della polizia non troppo benintenzionato con lui, al che il Lord aveva deciso che dovesse ripagargli i vestiti. Lo aveva accusato anche di aver fatto sparire un bracciale della famiglia del lord, ma Danny era sicuro che quel bracciale non fosse mai esistito realmente. Da quel momento gli scagnozzi del lord lo avevano perseguitato, si era fatto pestare da loro almeno una decina di volte negli ultimi mesi.

Il problema principale era che Danny sarebbe riuscito, prima o poi, a ripagargli i vestiti, con qualche sacrificio in più, ma mai e poi mai avrebbe potuto ripagare quel bracciale d'oro inesistente. Il valore di esso era stato puramente inventato, tanto quanto il bracciale stesso, in modo da rendergli impossibile risanare il debito.

Era un poveraccio, qualunque persona empatica avrebbe evitato persino di chiedergli i soldi per i vestiti. Lord Anderson lo sapeva benissimo, e continuava a rendergli difficile la vita in ogni occasione. Non sapeva perché lo facesse, semplicemente doveva essere abbastanza viziato e non avere troppi altri passatempi.

I suoi scagnozzi poi, ragazzi che chiaramente provenivano dalla strada e avevano avuto la fortuna di essere abbastanza minacciosi per farsi arruolare da lui, non conoscevano pietà nei suoi confronti. Non erano di molto più grandi di Danny, alla fine sarebbe stato anche giusto aspettarsi che avessero un minimo di compassione, ma nessuno di loro aveva dimostrato di possedere la capacità di provarne. Erano sempre freddi, sempre disposti a tutto. Forse Danny non li biasimava nemmeno troppo, in fondo sicuramente ci tenevano alla loro vita agiata.

《 Il puttanello!》Quello che stava parlando era il più giovane del gruppetto, un certo Nick.

Danny strinse i denti, afferrando la tasca sinistra con la mano. Aveva nascosto i soldi lì, non voleva che glieli togliessero. Avevano il brutto vizio di rubargli con la forza qualsiasi cosa guadagnasse per vivere, dicendo che sarebbe finito nelle mani di lord Anderson per rimediare al suo crimine.

Non capiva perché fosse così rancoroso, in fondo lord Anderson era un signore mediamente giovane e dall'aspetto gentile, tra l'altro abbastanza simile a lui; nonostante li separassero almeno una quindicina di anni, o forse anche di più, Anderson preservava un volto giovanile che lo avrebbe potuto far sembrare della stessa età di Danny. Lord Anderson possedeva gli stessi riccioli scuri di Danny, seppur più curati, condividevano il colore degli occhi tra il verde ed il marrone. A vederli entrambi così, il lord e lui sarebbero potuti essere fratelli, non avevano grosse differenze; eppure erano separati da un abisso, che maggiormente risiedeva nella diversità dei loro caratteri.

Magari era anche perché Danny era cresciuto in mezzo alla povertà, dovendosela cavare sempre da solo e con sforzi e sacrifici, ma non riusciva ad andare d'accordo con il pensiero che potesse esistere qualcuno di così crudele, e nello stesso momento così poco diverso da lui. Non gli piaceva il pensiero che quel lord fosse talmente cattivo, in fondo al suo cuore.

Sentì un pugno nella zona dello stomaco. Per fortuna non aveva mangiato nulla, quindi dubitava di poter vomitare qualcosa. Si ritrovò comunque piegato in due da quel dolore, non era proprio una persona molto forte dal punto di vista fisico. Si toccò la pancia, con la voglia di piangere e urlare.

Sentì le mani dei quattro ragazzi addosso, forse stavano cercando i suoi soldi. Non riusciva a capirlo perfettamente, il pugno era stato davvero ben assestato e aveva la sensazione di aver perso la sensibilità ovunque.

Sospirò, raccogliendo le sue forze. Non voleva essere sempre la loro vittima, per una volta nella vita voleva sapersi difendere da loro.

Tirò una gomitata verso dietro, riuscendo a sbarazzarsi di uno di loro, che cadde a terra. Si trattava di un colpo di fortuna. Doveva essere veloce: tirò un pugno al primo di loro che si trovò davanti e mosse le braccia in modo da impedire che un altro lo prendesse. Appena liberato un passaggio, iniziò subito a correre in direzione del bosco, non pensandoci su nemmeno un attimo.

《 Hey!》Sentì i ragazzi chiaramente discutere sul da farsi, valutando se valesse la pena di rincorrerlo, cosa che gli fece guadagnare preziosi secondi per sfuggire alla loro vista.

Corse per almeno una decina di minuti, sperando di non incrociarli più. Tra le altre cose non riusciva a vedere benissimo, così inciampò anche diverse volte. Si sentiva così stupido, sarebbe quasi stato più facile farsi prendere a botte e subire in silenzio, come era abituato a fare.

Si fermò sotto un albero, notando che stesse ricominciando a piovigginare. Certo che la vita gli voleva proprio male, a quanto pareva!

Si afferrò di nuovo la tasca, notando che non ci fosse più nulla. Lo aveva quasi intuito, le loro mani erano state un po' ovunque, era logico che avessero preso i soldi.

Nonostante ciò, si sentì disperato; non voleva, non aveva voglia e forza di continuare, di andare di nuovo al locale nella speranza di trovare un signore interessato a lui. Non ne poteva più di quella vita che continuava a prendersi gioco di lui, di essere poco più di nulla, a malapena ritenuto un umano. Non valeva nulla, tutti lo trattavano come feccia.

Si chiedeva se davvero valesse la pena vivere in quel modo, se valesse la pena combattere ogni volta per poter andare avanti, per vivere. Vivere per cosa, poi? Il solo piacere di sopravvivere?

Sospirò, sentendo una lacrima rigargli il viso. Si poggiò con la schiena all'albero, lasciandosi scivolare sul sedere. Era così triste, così disperato.

Avrebbe passato la notte lì, preparandosi alla prossima sera.
Marie Infame
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