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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Elena Andreotti
Titolo: I giochi sono finiti
Genere Legal Thriller
Lettori 1299 20 50
I giochi sono finiti
La prima indagine dell'avvocato M. T. Smithson.

Martellini entrò quasi senza bussare, anzi si catapultò nello studio di Marco con tutti i suoi cento e più chili distribuiti su un metro e novanta di altezza. Nell'insieme era un uomo massiccio, che a prima vista dava l'idea di forza, ma non appena lo si conosceva prevaleva l'effetto ansia che trasmetteva a tutti. A peggiorare le cose ti guardava con due occhi chiarissimi dall'aspetto slavato, scoloriti come i pochi capelli rossicci, che campeggiavano ancora per poco sul suo capo, vista l'incipiente calvizie. Non era un bel vedere per tutti e ancor più per l'esteta che era Marco.
- Buongiorno, dottor Martellini. In cosa posso esserle utile? - .
- Mia moglie è scomparsa - , buttò lì l'uomo, senza altri preamboli.
- Sicuro di ciò che afferma? Non può essersi allontanata di sua volontà? Da quanto tempo è scomparsa? - .
- Sono due giorni che manca da casa. Non ha fatto mai così. Di solito avvisava se non rientrava - .
- Mi scusi se sono indiscreto, ma le chiedo se succede spesso che sua moglie si allontani a lungo? - .
Senza dire altro, Martellini tirò fuori una foto che ritraeva una donna splendida in abito da sera: intorno ai trent'anni, capelli lunghi e folti, molto scuri, quasi neri e gli occhi erano oblunghi e anch'essi neri; il fisico che si intuiva sotto l'abito dal taglio a sirena era scultoreo. Che dire: un bell'esemplare femminile.
- Guardi mia moglie. Una donna splendida e più giovane di me di vent'anni. Come pensa che riesco a tenerla legata a me? Certo, sono ricco, ma non basta. Io le lascio tutta la libertà che vuole. Lei a suo modo mi vuole bene e torna sempre. Soprattutto, mi tiene al corrente di dove va e risponde sempre al telefono - . Mentre parlava, il dottor Martellini si asciugava con un fazzoletto il sudore che colava copioso sui suoi occhi.
Marco ebbe pena per quell'uomo, per i compromessi che aveva accettato pur di avere quella donna al suo fianco. Lui non l'avrebbe mai accettato. O forse sì?
- Cosa posso fare per lei? Sono un civilista: non sarebbe materia per me in nessun caso. Le persone scomparse sono materia della pubblica sicurezza, non certo di un avvocato come me - .
- Non voglio andare alla polizia. Metterei in piazza quelli che sono gli accordi riservati che ho con mia moglie - .
- Vada da un investigatore privato, allora - .
- Io non ne conosco e non saprei di chi fidarmi. Mi aiuti, la prego - . Ormai il Martellini era in un bagno di sudore che aveva intriso anche la giacca di lino.
Marco ebbe paura di cominciare a sudare anche lui per l'ansia che aveva impregnato l'aria. Ci pensò su e poi disse: - Conosco una giovane investigatrice, che è stata anche poliziotta. Abita in questo palazzo. Se vuole gliela presento - .
- Se potesse gliene sarei grato! - . Martellini gli afferrò le mani, trasmettendogli ancora più ansia insieme al sudore.
- Marta! - , disse all'interfono. - Mi cerca il numero della signora Saint Martin? - .
Ricevuto in risposta il numero di telefono di Virginia, la chiamò.
- Buongiorno, avvocato! - , lo salutò l'investigatrice, con voce squillante. - Hai deciso di venire a correre con me? - .
- Devo ancora prendere una decisione in merito. No. Ti chiamo per un mio cliente che, forse, ha bisogno di te. Se sei libera, puoi venire subito al mio studio? Il cliente è da me - .
- Scendo subito! Stavo facendo delle noiose ricerche - .
Cinque minuti dopo Virginia era nello studio di Marco. Era sempre un piacere vederla, così fresca e spontanea, coi bei capelli rossi tenuti fermi da una coda di cavallo e i brillanti occhi sempre attenti.
Furono fatte le presentazioni e Virginia ascoltò il resoconto di Martellini.
- Le consiglio vivamente di rivolgersi alla polizia - , suggerì subito Virginia, ma ricevette un diniego assoluto.
- Se proprio non può, posso accettare l'incarico, visto che è materia di cui mi occupo, rintracciare le persone, ma deve dirmi tutto quello che può essere utile: informazioni personali, anche riservate, tutti i posti che conosce, frequentati da sua moglie abitualmente o saltuariamente. Cose così... - .
- Certo, ma voglio che tutto sia coordinato dal mio avvocato - .
- Gliel'ho detto che non è materia per me - , insistette Marco, ma il suo cliente lo guardava con occhi così imploranti che avrebbe sciolto le pietre. Capì perché la moglie lo aveva sposato: per sfinimento.
- A me non dispiacerebbe - , rincarò la dose Virginia.
- E va bene! - , cedette alla fine Marco, decretando la sua rovina, in termini di pace e tranquillità.

- Cominci col raccontarci le abitudini di sua moglie - , suggerì Virginia. Poi, aggiunse rivolta a Marco: - Scusa, non voglio scavalcarti - .
- Nessun problema: sei tu l'investigatrice - .
- Tanto per cominciare, mia moglie non lavora - , cominciò a dire Martellini. - Si alza intorno alle nove e dopo una lunga routine di pulizia personale in bagno, scende in cucina a far colazione. Poi esce e va al golf club dove incontra le amiche. Non gioca sempre a golf, anzi, credo mai, ma quello è il suo luogo di aggregazione. Spesso resta a pranzo lì. Sa, io torno tardi la sera - .
- Altri luoghi? - .
- Beh, il parrucchiere due volte a settimana e l'atelier dove acquista i suoi capi firmati. Poi, l'estetista una volta a settimana - .
- Ha molti impegni sua moglie. Dove trova il tempo per tradirla? - .
- Non si tratta proprio di tradimento, visto che lo so - .
- Contento lei... Quando, quindi? - .
- Sta via nei week-end - .
- Tutti? - , s'intromise Marco. Per lui era inconcepibile. Era scapolo per scelta, ma se avesse avuto una donna non avrebbe tollerato una simile situazione. Tuttavia si rese conto che in ogni famiglia i compromessi sono all'ordine del giorno. Lo aveva toccato con mano, vista la quantità di separazioni a cui aveva assistito impotente con il suo lavoro. Compromesso: era la parola più usata da sua madre che aveva dovuto contenere l'io strabordante di suo padre. Marco sospettava che lei avesse smesso di collaborare con suo marito, per salvare il matrimonio; la scusa ufficiale era che voleva dedicarsi ai figli. Alla fine, ebbero un solo erede, su cui riversò tutte le sue attenzioni.
- Quasi tutti - , rispose il cliente. - Salvo le volte che abbiamo impegni ufficiali - .
- Quindi, ha detto pocanzi, che sa dove va - .
- Sì sempre. Me lo dice lei stessa - .
- Non ha pensato di farla pedinare? - . Stavolta era Virginia a parlare.
- Perché mai? Sapevo dove andava e non mi interessava con chi era - .
Virginia pensò che era un comportamento da struzzi, ma contento lui...
- Allora, quando torna a casa mi faccia l'elenco delle persone che frequenta, il nome dei negozi, i luoghi abituali e dove andava nei week-end - , concluse Virginia.
- D'accordo. Preferirei che i nostri incontri fossero qui dal mio avvocato - .
A Marco e a Virginia questa richiesta risultò esaudibile. A lei poi andava benissimo visto che, non avendo un ufficio, i suoi incontri coi clienti avvenivano al bar.
Il dottor Martellini ringraziò e andò via.
- Cosa ne pensi? - , chiese subito Marco a Virginia.
- Una faccenda strana. Ognuno decide quello che è meglio per la propria coppia, ma con l'esperienza maturata da poliziotta posso dirti che certe relazioni sono polveriere pronte a esplodere - .
- Lo penso anch'io - .

Il giorno dopo, il dottor Martellini mandò un lungo elenco. La sua signora non era ricomparsa.
- Virginia - , Marco chiamò subito al telefono. - Potresti scendere da me? - .
L'investigatrice fu da lui in cinque minuti. Entrò elargendo un bel sorriso a Marta e disse che l'avvocato l'aspettava. Ora era seduta davanti alla sua scrivania e lo guardava in modo interrogativo.
- Scusa il poco preavviso. Hai fatto la tua corsetta mattutina? - , iniziò Marco tanto per non essere troppo formale e distaccato.
- Sono più di tre ore che sono sveglia. Ho fatto anche colazione con Jules, che ora è a scuola - .
- Ti invidio! Io ancora non riesco a carburare. Forse prenderò un altro caffè. Ne vuoi anche tu? - . Al diniego di Virginia chiamò la segretaria affinché gliene portasse uno ristretto, della miscela più forte che c'era.
- Non staresti in queste condizioni se la mattina venissi con me a correre - .
- Un giorno lo farò, ma non ora - .
- Ogni scusa è buona. Beh... Vediamo l'elenco che ti ha fatto Martellini - . Virginia prese il foglio in mano. - Pfui! La signora era molto impegnata. Al week-end, poi, si concedeva un soggiorno di gran lusso - , dichiarò, leggendo il nome del resort dove si recava la moglie di Martellini, un magnifico posto appena fuori Roma.
- Vedo che il golf club frequentato è lo stesso per cui pago annualmente, ma frequento di rado - , osservò Marco. - Il proprietario è un tipo singolare, un certo Filippo Vanzitelli, un mio cliente che mi interpellò per delle questioni di confine. So che è un esperto di informatica. Non gli ho mai chiesto favori, ma mi disse che era a mia disposizione per qualunque necessità - .
- Potrebbe tornarci utile; anche se il mio Jules è un genietto, non vorrei coinvolgerlo in cose al limite della legalità, sebbene lui ci sguazzerebbe. Mi aiutò in un'indagine sulla morte di una sua compagna di scuola, ma non voglio che si incammini per quella strada - .
- Non c'è problema. Fil mi deve un favore - .
- Bene. speriamo di non dover ricorrere a certi metodi. Da dove cominciamo? - .
- Direi dal resort, per scoprire cosa andava a fare esattamente, oltre a riposarsi lontano dal marito. Ci vediamo più tardi per organizzarci? Andiamo a pranzo e poi torniamo qui da me - .
- D'accordo - .
Andata via Virginia, Marco si dedicò a due coppie che volevano separarsi. Quegli incontri lo sfinivano. Da parte sua era una persona pacifica e provava un disturbo quasi fisico di fronte a tanto astio e bellicosità. Cosa rimaneva dell'amore? Di sicuro quelle persone un tempo avevano provato qualcosa l'uno per l'altra al punto da legarsi anche giuridicamente. Cosa accade? Marco non sapeva spiegarselo perché aveva sempre aborrito le relazioni stabili. Gli era bastato vedere i suoi genitori: al giorno d'oggi avrebbero divorziato ed era merito della sopportazione della mamma se il matrimonio aveva funzionato. A che prezzo? Marco aveva una grande ammirazione per sua madre, forse più intelligente di suo padre, ma aveva lasciato che quest'ultimo diventasse un principe del foro, mentre lei faceva la mamma. Tutta la sua stima andava alla genitrice, mentre provava un certo fastidio quando pensava a quel tronfio di suo padre, che non gli lesinava battutine perché non aveva scelto di essere penalista. Accantonò questi pensieri molesti e si dedicò ad ascoltare l'ennesima lamentela dell'ultima coppia con cui aveva appuntamento quel giorno.
Tirò un sospiro di sollievo quando finalmente rimase solo. Guardò l'orologio e vide che mancava ancora un'ora prima di andare a pranzo. Pensò di salire a casa sua per dar da mangiare a Cicerone.
Entrò nell'appartamento chiamando a gran voce il gatto. Dopo vari tentativi si sentì rispondere con uno stanco miagolio.
- Dove sei, gattaccio? - .
Sentì un movimento al piano mansarda. Cicerone si degnò di affacciarsi all'inizio delle scale e lo guardò interrogativo.
- Si mangia - , disse Marco. Nessun movimento da parte del felino.
L'avvocato prese una scatola di crocchette e l'agitò. Come un fulmine Cicerone si precipitò per le scale a chiocciola, terminando gli ultimi tre gradini con un elegante salto, apparentemente senza fatica alcuna.
- Vedo che anche tu sei corruttibile - , disse Marco, che ricevette una strusciatina contro le gambe, col risultato di vedere un mucchietto di peli rimanere attaccati al pantalone grigio antracite. - Beh... Almeno sono tono su tono - , osservò, cercando di levarseli di dosso, percuotendo il tessuto con una mano.
Cicerone mangiò con sussiego, mentre Marco lo accarezzava.
- Siamo fortunati, noi due. Scapoli e desiderosi di rimanerlo - .
Il gatto lo guardò, come se comprendesse, smise di sgranocchiare e lo degnò di una spinta con la testa, sfregandogliela varie volte contro il piede.
Elena Andreotti
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