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Autore: Sergio Bertoni
Titolo: Paride Passacantando
Genere Umoristico
Lettori 101
Paride Passacantando

L'imperioso squillo del telefono distolse Felice Incorniciato, Direttore della sede napoletana, dalla sua lettura preferita: - Le figlie del peccato - l'ultimo romanzo di François de Basier noto scrittore francese di genere erotico. Sbuffando annoiato, l'alto dirigente portò all'orecchio il microtelefono, -sicuramente sarà qualche altra schifezza di politico che mi raccomanda qualcuno- pensò.
- Mi scusi, dottore, c'è una chiamata da Roma da parte del Direttore Generale, gliela passo o dico che è fuori sede? - pigolò la segretaria.
- Ma certo, me lo passi subito. - sbraitò il dottor Incorniciato, innervosendosi e scattando in piedi sull'attenti. -questa maledetta cretina ancora non ha imparato a distinguere una chiamata importante da una telefonata importuna.
- I miei ossequi, Commendatore, sempre a sua disposizione, posso fare qualcosa per lei? Dica, disponga pure... -
- Mi stia a sentire, dottor Incorniciato, sono stato convocato dall'Amministratore Delegato che, nell'ultima riunione con il Consiglio di Amministrazione, ha dovuto constatare che la produzione della vostra sede di Napoli è in notevole ritardo con gli obiettivi prefissati, e che, per contro, i ricavi sono diminuiti e le spese aumentate. Le cose, così, non possono andare avanti, e qualche testa potrebbe saltare. Non so se mi sono spiegato. -
Incorniciato impallidì, iniziando a sudare e a balbettare.
- In pa...parte è colpa dell'attuale crisi economica, Commendatore. Ho già da...dato disposizione per intensificare i tu...turni di lavoro e aumentare i co...controlli, i miei collaboratori sta...stanno moltiplicando i loro sforzi per aumentare la pro...produzione, e poi abbiamo sempre i soliti problemi con quei da...dannati sindacalisti e... -
- Non farfugli, Incorniciato, non trovi scuse e non mi racconti favole. La produzione deve aumentare subito e gli scansafatiche devono essere eliminati e sbattuti fuori a calci nel sedere. È chiaro? Non so se mi sono spiegato. È inutile che le dica quali potrebbero essere le conseguenze se le cose non miglioreranno. Se ha bisogno che venga qualcuno per rimettere le cose sul binario giusto e se lei non si sente in grado di provvedere, me lo dica subito! Non so se mi sono spiegato. -
- Senz'altro, Commendatore, provvederò immediatamente a convocare una riunione di tutti i dirigenti e se qualcuno ha bisogno di una stri...strigliata lo farò con la massima durezza. Lei stia tranquillo che farò in modo che il signor A.D. possa contare sul nostro massimo impegno e che il Consiglio di Amministrazione sarà soddisfatto dell'operato della nostra sede. -
- Voglio sperare che sia così, e comunque la informo che il signor A.D. ha già disposto che un suo cognato, il professor Rotter, persona di grandissimo prestigio e studioso di livello mondiale venga a scambiare quattro chiacchiere con i suoi dirigenti. Così potrà insegnare loro le sue ultime eccezionali teorie sulla moderna conduzione di una grande azienda. Temo che dalle vostre parti si batta un po' troppo la fiacca. Non so se mi sono spiegato! -
- Ma certo, Commendatore, saremo tutti ben felici di ricevere, con tutti gli onori, quell'illustre luminare, e faremo tesoro dei suoi preziosi insegnamenti. Sarò ben lieto di partecipare di persona alla riunione, con tutti i miei collaboratori, e di prendere accurata nota di ogni cosa che il professor Rotter ci vorrà comunicare. -
- No, dottor Incorniciato, dia pure tutte le opportune disposizioni al riguardo, e lo faccia per iscritto, ma quanto a lei non parteciperà, perché ho bisogno di incontrarla la prossima settimana. Abbiamo diversi problemi da affrontare, molte cose di cui parlare. Si faccia trovare nel mio ufficio, qui a Roma, alle 8:30 di lunedì. Non so se mi sono spiegato.
- Non dubiti, Commendatore, provvedo immediatamente a tutto quello che mi ha richiesto. Sarò ben onorato di incontrarla la settimana prossima, e mi permetta, intanto, di presentare i miei più devoti ossequi a lei e alla sua gentile signora. -
- Sta bene, Incorniciato, la attendo e mi raccomando la puntualità. Non so se mi sono spiegato. -
- Certamente, Commendatore, non manche... -
Dall'auricolare del microtelefono pervenne il segnale di linea libera. Il Direttore Generale aveva già riattaccato.
Felice Incorniciato, pallido in viso che più bianco non si può, come direbbe la pubblicità di un certo detersivo, crollò a sedere sulla sua poltrona. Era terrorizzato e distrutto. Davanti ai suoi occhi scorrevano immagini di senza-tetto costretti a dormire sotto i ponti. Iniziò a tremare convulsamente.
Il potente ministro, che da anni era legato a sua moglie, la bella Ginevra, da una affettuosa amicizia, era deceduto l'anno precedente per un attacco cardiaco, e anche se era stato trovato esanime, accasciato sulla sua poltrona, con il capo poggiato sulle braccia, riverso, come se fosse al lavoro, sulla propria scrivania. Felice Incorniciato ricordava ancora con terrore la telefonata di Ginevra che lo aveva raggiunto mentre, per fortuna, si trovava a Roma in missione. Quanta prudenza era stata necessaria per recarsi in gran fretta in quell'elegante quartiere, entrare di nascosto nell'appartamento del ministro, e come lui e la moglie avessero dovuto a fatica rivestire il ministro e sollevarlo di peso dal letto, trasportandolo sulla sua poltrona di lavoro nel sontuoso ufficio adiacente.
-E adesso – pensò angosciato – che cosa posso fare? Che futuro mi aspetta? Il tono di quella carogna del Direttore Generale, che mi ha sempre detestato, non lascia dubbi sulle sue intenzioni, certo, quel suo odioso intercalare con quel suo - mi sono spiegato - è molto chiaro! Per questo mi ha convocato. Mi vuole eliminare o, nel migliore dei casi, trasferire in qualche sede fetente! Non ho scampo, e certo non posso chiedere aiuto a quel trombone del Marchese Olindo de Bustis che non sa neppure se lo rieleggeranno senatore. Ne devo parlare con Ginevra, forse solo lei mi può consigliare.
Pigiò con forza il pulsante, sulla sua scrivania, che serviva a chiamare, nella stanza adiacente, la sua segretaria e non smise fin quando questa, ansante e trafelata, non si precipitò nel suo ufficio.
- Signor Direttore, mi ha chiamato? -
- Presto, dannazione, si sbrighi, lei dorme sempre! Rintracci subito mia moglie a Roma e me la passi immediatamente! Presto, di corsa. Vada! -
Trascorsero pochi minuti ma a Incorniciato, sconvolto, sembrarono ore. Cominciò a camminare nervosamente avanti e indietro, e stava quasi per richiamare la segretaria con un urlo belluino quando finalmente il telefono squillò.
- Ginevra! Ah, meno male, ci sei. - Boccheggiò.
- Felice, tesoro, che succede? Mi stavo truccando e quella tua povera segretaria sembrava terrorizzata, che cosa c'è di tanto urgente, e perché hai questo tono agitato? -
- Ginevra, cara, sono preoccupatissimo! Mi ha telefonato il Commendatore, si è lamentato molto del mio lavoro e mi ha convocato a Roma, in direzione, per lunedì. Sono angosciato, ora che il ministro che ci proteggeva è morto temo che il Commendatore mi voglia sostituire, o addirittura licenziare. La sai che non mi ha mai potuto vedere e che voleva il mio posto per suo cugino! Io non so che cosa fare e a quale santo rivolgermi, tu, che conosci tanta gente altolocata, puoi darmi qualche consiglio? -
Dall'altra parte del ricevitore giunse una risata squillante e divertita.
- Il Commendatore, dici? Cioè il vostro Direttore Generale? quell'inutile ciccione imbecille? -
- Sì, certo, ma non capisco come questo fatto ti possa divertire. Il fatto è davvero serio, e corriamo il rischio di ritrovarci in miseria o di dover cambiare in modo radicale il nostro tenore di vita... Forse non ho spiegato bene la gravità della cosa... - ansimò, sconcertato e perplesso.
- Stai tranquillo e sereno, Felice caro. Vieni pure tranquillamente a Roma così potremo passare qualche giorno insieme. - gorgheggiò la donna con allegria.
- Ma, ma... forse non hai compreso, il Commendatore... -
- Non ci sarà. E non dovrai neppure incontrarlo. Sicuramente avrà ben altre gatte da pelare, sempre che non si trovi già dietro le sbarre. È una notizia riservatissima e non dovrai farne parola con nessuno: domani, o al più tardi dopodomani, la Guardia di Finanza si recherà a prelevarlo in casa sua e sequestrerà tutto quello che troverà. -
- Il Commendatore? ma come è possibile? e tu come lo sai, e perché poi? -
- Perché quell'idiota si è impelagato in una serie di loschi affari immobiliari e di tangenti. Nessuno ne deve sapere nulla e tanto meno la stampa. Ufficialmente i giornali riporteranno che si è dimesso per gravi e urgenti motivi di salute, e che è ricoverato in una clinica in Svizzera. Come lo so? Me lo ha confidato in gran segreto il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, ieri sera. Durante una cenetta al ristorante Crispi. Mi raccomando, io non ti ho detto nulla e nessuno dovrà mai sapere niente. -
Il Direttore Incorniciato sprofondò, esausto e felice, nella sua comoda poltrona e si asciugò il sudore dalla fronte mentre il sangue riprendeva il suo corso e il colorito riappariva sul suo volto. Gli sembrò, persino, che dalla finestra giungesse un delizioso cinguettio d'uccelli.
- Mi hai ridato la vita, Ginevra! Amore mio caro. Non so che cosa farei senza di te! -
- Riguardati, Felice. E pensa a stare bene. Ti bacio. -
La segretaria del Direttore, stupita, lo vide uscire dalla sua stanza allegro e sorridente.
- Vado fuori a prendere un caffè, cara. Non ci sono per nessuno. -
-Cara? Quel burbero schiavista, in tanti anni di servizio, non aveva mai usato quel termine nei suoi confronti. Era impazzito?-
Bussarono alla porta.
- Avanti, chi è? -
Entrò l'usciere Passacantando, turbato e con il cappello in mano.
- Mi scusi, signorina... - mormorò.
- Prego, Paride, che cosa c'è? -
- C'è che ho visto un signore uscire trafelato dall'ascensore del personale, e senza la giacca. Mi era sembrato il signor Direttore... era lui? è possibile? -
- Sì, Paride, Stai tranquillo, è proprio lui. -
- Grazie, signorina. Mi era sembrato, e volevo essere sicuro; il signor Direttore non ha mai preso quell'ascensore e non l'ho mai visto senza giacca. Bene. Torno subito al mio posto e mi scusi. -
La segretaria trasse uno specchietto dalla sua borsa e si passò un filo di rossetto sulle labbra. Poi si recò alla finestra, la spalancò e respirò a pieni polmoni. –C'è una strana aria in giro,- pensò –sarà la primavera...

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Sinossi
Immaginate che cosa può succedere tra gente di ogni genere e tipo che lavora in una ipotetica azienda di grandi dimensioni nella città più controversa, bizzarra, strana, amata e odiata d'Italia: Napoli. Avete idea di chi potreste incontrare, anche se si dice che tutto il mondo è paese? Dicono che la fantasia superi la realtà, ma, secondo voi, a Napoli è vero? Volete anche una storia d'amore? Tranquilli, c'è anche quella.

Sergio Bertoni
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