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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
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Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Carmen Trigiante
Titolo: In equilibrio tra la terra e le stelle
Genere Saggio Umoristico
Lettori 513 1 1
In equilibrio tra la terra e le stelle
Precauzioni contro insidie limitanti e persone insidiose.

Quando ci concentriamo sulla soluzione di un problema, ci consacriamo ad esso con devozione maniacale, ci tuffiamo nell'attesa con tensione allucinogena e annulliamo del tutto il presente. Poi il problema si risolve, nel bene o nel male, e immediatamente ne nasce un altro, pronto a sostituirlo: un tachicardico susseguirsi di sfighe e ansie ci infiacchisce, attivando una depotenziante litania interiore.
Intanto la nostra esperienza terrena vola via tra gli affanni che annebbiano la vista e la vana ricerca di una fuga, che spesso consiste nell abuso di unguenti per la mente: cibo in eccesso, alcol, droghe, per finire col delirio consumistico in cui ci caliamo sovente. - Mangio per non pensare, compro per non pensare, penso minchiate per non pensare. - Stringiamo a piene mani il paradosso.
Quel che è peggio, molti di questi crucci che ci attanagliano sono dettati dalla nostra propensione a costruire ipotesi catastrofiche che non si avvereranno mai; altri hanno esiti indipendenti dalla nostra volontà, dunque a nulla serve lambiccarsi il cervello nel tentativo di risolverli. Solo una piccola parte di quella matassa di preoccupazioni può essere sbrogliata da noi. Questultima è connessa spesso alle persone di cui ci circondiamo e ai concetti limitanti che impregnano il nostro intelletto. Proprio contro queste insidie, però, ci mostriamo inerti, limitandoci a osservarle con braccia conserte e animo perdente: non abbiamo il coraggio di prendere in mano le redini della nostra vita e operare scelte difficili.
In sostanza, ci roviniamo lesistenza nel tentativo di risolvere situazioni su cui non abbiamo presa, mentre per quelle su cui potremmo intervenire ci crogioliamo nellinerzia.

A chi mi chiede se la vita sia un dono, rispondo che no, certo che non lo è. Ci mancherebbe che provi a percularvi proprio qui, mentre fingo di filosofare. Ci mancherebbe che me ne vada in giro a vantare quanto siamo stati fortunati a essere quellunico spermatozoo sopravvissuto alla gara per accreditarsi questo gran trofeo!
Siamo nati per un istinto riproduttivo insito nei nostri genitori, verso i quali dovremmo ben guardarci dal sentirci in debito soltanto per averci messo al mondo se, come in alcuni casi purtroppo avviene, non è seguito il giusto impegno damore; ma di questo senso di colpa imposto ne parleremo più avanti.
Si nasce nel pianto, si prosegue sgomitando per la sopravvivenza, e, tra una bestemmia e laltra, si cerca disperatamente di restare a galla, in una pozza di fango che, al confronto, le sabbie mobili sono acqua di rugiada.
Lungo il percorso si perdono affetti importanti, mentre ci si contorce su se stessi, come alberi rinsecchiti dalletà e dalla calura. Anche chi ha goduto di grandi fortune non è esente dalle turbolenze del cuore, dalla solitudine danimo, dall invidia altrui e dalla salute che negli anni diventa cagionevole. Lesistenza si conclude per lo più nella sofferenza e nella morte. Inutile che vi grattiate: tocca a tutti.
C'è, dunque, una ragione per cui è auspicabile nascere? No, non c'è. A parte il gelato al cioccolato. Perché prendersi in giro? Non lo abbiamo fatto già per troppi secoli, rincorrendo una speranza ultraterrena che chissà in quale eden doveva condurci, mentre accettavamo di buon grado i soprusi dei potenti? E oggi siamo tutti qui, di culo su questo strato di sterco, coi potenti che ci sputano in testa.
Siamo strumenti della specie, che tende alla mera riproduzione, come ogni vivente, come i virus, i microbi e i batteri, come le piante belle e le erbe infestanti. Una volta venuti al mondo, diventiamo anche strumenti di una società creata dai potenti per gli interessi dei potenti. Ottime prospettive, direi.
Il corollario sembrerebbe ovvio: in questa vita non si può essere felici. Linfelicità insita nelluomo è stata smascherata dai grandi filosofi a cavallo tra Ottocento e Novecento: un concentrato di allegria allo stato puro senza timore di smentita. Io, invece, voglio spiazzarvi: non è così. Nonostante ci si risparmierebbe molta sofferenza se non si uscisse affatto dal ventre della mamma, si può sfruttare la “sfortuna” di essere nati per imparare unarte rara, preziosa, appagante: larte di scodinzolare alla vita.

Preciso subito che questo testo è dedicato a coloro che sono impegnati nella ricerca interiore, col lanternino del dubbio acceso, così evito le parolacce di chi, già dalle prime righe, storcerà il muso perché ho contestato il contentino della felicità ultraterrena. A onor del vero, chiarisco il concetto: non voglio dire che ci si debba obbligatoriamente privare della speranza di unaltra vita. Ognuno sia libero di credere in quel che preferisce, dalleden di Adamo ed Eva, alla reincarnazione, al paradiso con la sfilza di vergini, ma non ne faccia il presupposto per laccettazione silente dell infelicità o dellingiustizia terrena.
Per farmi perdonare dagli animi suscettibili che sono incappati nel libro e vorranno far valere la clausola soddisfatti o rimborsati, regalerò loro il mio prossimo saggio sulle prelibatezze pugliesi.

Mi è capitato, con alcuni conoscenti che si lagnavano per la propria infelicità, di aver evidenziato la devianza mentale che conduce luomo a sprecare il tempo per arricchirsi e poi a spendere quei soldi nel tentativo di allungare la propria permanenza su questa terra.
Quale bestemmia turca avevo pronunciato? Siamo così impregnati di arrivismo, accaniti nella competizione, drogati di protagonismo che, quando ci vien posto un punto di vista alternativo, sgraniamo gli occhi come preti davanti a unorgia.
Sono stata etichettata come una sognatrice fallita, ignara delle dinamiche di questepoca tecnologica, e liquidata con quel - Per te è diverso - .
Eppure, se ci soffermassimo a riflettere, ci accorgeremmo di quanto è necessario un cambiamento di passo per non vivere come zombie, mentre i giorni ci passano addosso.

Sono alla soglia delle quarantadue primavere e non intendo nascondere gli anni trascorsi a invecchiare nella mia pelle, come chi cerca di recuperare con la chirurgia estetica il tempo non goduto. Certo, qualche anno fa rincorrevo le amiche sui prati, abbracciavo il mio fratellino e mi sedevo sulle gambe della nonna a sentir la ninnananna.
Quella bambina non poteva immaginare che molti affetti sarebbero svaniti come fiocchi di neve, tante speranze si sarebbero spente sulluscio di giorni bui, alcune persone avrebbero girato le spalle seguendo quel tarlo umano che si veste di molti nomi: egoismo, individualismo, interesse personale, invidia.
Quella bambina non sapeva nemmeno che tanti peli di cane si sarebbero incollati ai suoi vestiti, per ripararla dal freddo delle delusioni. Tanti sguardi nuovi avrebbero fatto capolino, come lucciole che tracciano sentieri insperati. Tanti sorrisi avrebbero riempito i giorni di entusiasmo. Tanti bei ricordi sarebbero affiorati per colmare le assenze insostituibili, causate da quel Panta rei che porta via le farfalle. Tante porte si sarebbero chiuse, ma, al di là di esse, sarebbero aperti immensi orizzonti.

La vita scorre con una velocità che talvolta vorremmo arginare. Eppure, in quello scorrere, c'è la scoperta dell'essere tutti interconnessi, sotto un grande cielo.
Quando viviamo un'attesa, un problema, uno stato di ansia, dobbiamo imparare a staccare i pensieri, a concentrarci su quell'istante, per non farci sfuggire lesistenza tra le dita.
Non è possibile? Proviamo a osservare con cura meticolosa la bellezza che ci circonda: ci appariranno nella loro stravaganza le mille tonalità dei fiori, il profumo delle piante, il vento leggero che ci sta accarezzando, il sapore di un dolce. Un mondo di abbondanza trabocca da ogni dove.
L'ansia si sgretolerà, l'attesa svanirà, ci ritroveremo immersi nella pienezza cosmica e quell'istante diventerà uno dei ricordi più vivi della nostra esistenza.
La via per la felicità, in questo precario equilibrio tra la terra e le stelle, passa dalla nostra capacità di liberarci dei condizionamenti limitanti, delle persone insidiose e degli schemi sociali che limitano il nostro potenziale e ci impediscono di godere del presente.
È difficile, ma non impossibile.

Carmen Trigiante
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