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Autore: Claudia Calisti
Titolo: Lista d'addio
Genere Avventura
Lettori 865 1
Lista d'addio
Il cuore mi guida

Zoe parcheggiò di fianco al Derby bar, deserto, a quell'ora del primo pomeriggio di una settimana torrida, non insolita per la stagione.

In pensione da circa un anno, non aveva né l'aspetto né l'intenzione di fare vita da vecchia signora in disarmo, tutta uncinetto, biscotti e torte della nonna.

Perciò aveva progettato per tempo come impiegare le giornate quando avesse finito con la sua professione da criminologa.

Ogni mercoledì si incontrava con tre amiche tutte in pensione come lei ma altrettanto vivaci.

Appena entrata, le ragazze, come le chiamava, le fecero un segno di saluto.

Zoe prese posto accanto alla finestra. Alle amiche non passò inosservata la nuova espressione del suo viso.

- Hai una faccia compiaciuta, mia cara, deve esserti capitato qualcosa di speciale- A Marisa non sfuggiva mai niente, col suo occhio attento da ex assistente sociale.

Le altre due si misero in ascolto, convinte che da Zoe non potessero aspettarsi niente altro che un evento interessante.

Adriana estrasse un ventaglio dalla borsa e prese a rinfrescarsi facendo danzare i suoi biondi capelli curatissimi.

- Ricordate di quando vi ho parlato della mia passione per le percussioni? -

Le ragazze si scambiarono uno sguardo sconcertato, ricordando che aveva avuto problemi di dolore al polso.

Bella l'avrebbe imitata volentieri.

- Non ci penso nemmeno-

- Dunque? - incalzò Marisa.

- Venti anni fa avevo conosciuto un ragazzo, già allora più giovane di me, avrebbe potuto essere mio figlio, molto garbato, oltre che attraente, bravissimo maestro di percussioni. Chiuso con quella passione, sono comunque restata in contatto con alcuni compagni di corso. Sentendoci in diverse occasioni. -

- Finché è scoppiata la scintilla? - Bella, inguaribile romantica.

- Ma no! Mica mi sono rimbecillita! -

- E che ci sarebbe di male? – sogghignò Marisa,

- Ma dai! - Aggiunse Adriana con una smorfia eloquente.

- Fatemi finire, accidenti! Bene: questo ragazzo, Ariel, ha deciso di fare un esperimento sociale ed è partito a piedi per arrivare in Nepal. -

- Che nome romantico: come il vento! - ancora Bella con sguardo sognante.

- Spirito dell'aria, secondo Shakespeare e arcangelo, secondo la tradizione ebraica. - puntualizzò Adriana.

- Gli ho chiesto come fosse arrivato ad un simile progetto, cosa lo avesse spinto, con quali risorse intendesse farvi fronte. -

Zoe parve meditare assorta, lasciando le ragazze in sospeso. Poi

- Mi ha risposto: è il mio cuore che mi guida, semplicemente. -

Zoe fece ancora una pausa e guardò le amiche: voleva i concetti che stava per esporre facessero una certa presa su di loro.

- Perché a piedi? - La precedette Bella

- Più economico, immagino, o magari è un atleta- Adriana scosse il ghiaccio nel suo bicchiere di analcolico.

Non gli ho fatto domande troppo personali ma solo tecniche, di cui poi vi dirò. La ragione per la quale ve ne sto parlando è invece molto strana. Quest'uomo sta facendo una cosa che io non avrei mai fatto, eppure la sua impresa mi attrae. Detesto l'improvvisazione, l'imprevisto, la mancanza di comfort, e soprattutto non sapere con chi mi sto rapportando. Ovviamente non parlo di oggi, nelle condizioni precarie di salute in cui mi trovo, ma anche di prima: non avrei sfidato il mondo nemmeno a venti anni. Proprio non so spiegarmi questo interesse per un progetto che mi scombina. Ed escludo un interesse particolare per Ariel che, ripeto, potrebbe essere mio figlio. -

-Non mi sembrerebbe troppo strano. Ti ci vedrei proprio con un toy-boy. -

- Marisa, non scherzare, neanche per idea, guarda: la semplice libertà di mangiare, dormire, perseguire i miei interessi senza interferenze o presenza di qualcuno, non la baratterei con niente al mondo. Pensa alla meraviglia di potermi concentrare nei miei pensieri senza interruzioni. -

- Forse c'è una parte di te che hai soffocato. -

- Forse ma non ho mai desiderato davvero viaggiare, allontanarmi, esplorare: a scuola detestavo tanto la Matematica quanto la Geografia. Per questo vorrei capire perché ogni sera aspetto con tanta ansia di collegarmi con lui in streaming per sentire le ultime notizie. Inoltre mi capita altro fenomeno strano: mentre lui parla io indovino la parola esatta che sta per usare nel suo discorso, in qualunque lingua si stia esprimendo, poiché nei collegamenti si rivolge ad amici e followers di ogni provenienza. -

- Sollecitudine materna? - Adriana azzardò una ipotesi.

- Potrebbe essere ma io ho un figlio con cui rapportarmi e lui una madre. -

- Se non è attrazione per lui come uomo, né come figlio, cosa può mai spingerti a seguire la sua avventura? -

-Ragazze, è quello che vorrei mi aiutaste a capire. Ditemelo voi. Non amo l'avventura e nemmeno i viaggi, sono attratta solo dai documentari-

-Ci sono! - disse Adriana sbattendo il ventaglio sul tavolo, è la crisi della pensionata. -

- Vuoi dire la noia? -

- Sicuro! -

- Ma no, lo sai che ho molti interessi, faccio Tai chi, leggo, studio lingue orientali, ho le mie piante, il giardino. -

- Dici di no, eppure qualcosa ti coinvolge. Io ho una idea- Bella prese a giocherellare con il suo anello preferito- forse il tuo interesse ha a che fare con la tua professione. - Zoe le toccò un braccio.

- Non sei lontana dalla verità. Unamuno asseriva che l'uomo spesso manca del senso della tragedia. Io invece penso di averlo radicato, fin troppo, e per sfuggirlo ho bisogno di provare a me stessa che il male è inevitabile. -

- Ti serve una sfida per sentirti viva-

- Marisa, hai centrato. Non un uomo ma una sfida, credo sia questo. Ho bisogno di storie: una vera dipendenza. -

- Una vita piatta non ti si addice: non ti vedo con l'uncinetto in mano. -

- Non ne sono capace, ecco tutto. Avevo una amica dal cuore grande e le mani d'oro: Tina. Con ago e filo faceva ricami sublimi e con l'uncinetto trine spettacolari, non è certo un'arte minore, sapete. -

- Nessuno lo nega Zoe, solo che a te le trine piace farle col pensiero. -

Zoe tacque a lungo meditando sulle parole di Adriana.

- Facendo il mio mestiere ad un certo punto cominci a chiederti che cavolo ha la gente per agire in un certo modo. E te lo chiedi talmente a lungo che finisci per odiare tutta l'umanità come genere. E questo fa sì che ti passi la voglia di stare vicino agli altri. -

- A sentirti sembra irreversibile- Adriana la fissò poco convinta- ma a noi non dai questa impressione -

- Strano-aggiunse Marisa- poi all'improvviso ti coinvolgi nell'impresa di Ariel, così lontana dal tuo sentire. -

- Non faccio che chiedermelo: fino a che punto il coinvolgimento in una storia altrui è aneddotico o definitivo.
Claudia Calisti
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