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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
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Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Mimi Costalunga
Titolo: Incontrarti non era previsto
Genere Romanzo Rosa
Lettori 441 1 3
Incontrarti non era previsto
Quando arrivò dai Bastos accompagnata da Annabel e Todd, era sicura che ci avrebbe trovato anche Colin. Invece c'erano solo Jim Taylor e i coniugi Barret.
- Benvenuta. Siediti qui, vicino a Carla - la invitò Fabiano abbracciandola con calore. Qualcuno bussò alla porta e lei ebbe un sussulto.
- Aye! - Non era Colin, e Flo registrò la propria delusione. Era un ragazzo sui vent'anni che le piantò gli occhi addosso.
- La maestra! - esclamò indicandola.
- Ehm... sì. -
- Ti presento Gerry Calhoun, il fratello maggiore di Lucas - disse Fabiano - Viene a trovare i suoi da Inverness, dove frequenta l'università. -
Il giovane afferrò l'unica sedia libera e la spostò accanto a Flo. - Mio fratello è entusiasta, non fa altro che parlare di te e di quanto tu sia simpatica. -
- Oh, davvero? Grazie. -
- E carina - aggiunse Gerry facendole l'occhiolino.
- Ehi, dongiovanni! Non importunare la nostra maestra e vieni ad aiutarmi a prendere la legna per il camino - lo rimproverò Fabiano ridendo. Gerry si alzò con un balzo e obbedì senza protestare.
Carla le fece una smorfia divertita. - Ti ci abituerai, sono tutti così su quest'isola, l'effetto novità li galvanizza. -
Non proprio tutti. Ma, a onor del vero, Colin non era un isolano e doveva essere immune da quei facili entusiasmi.
Annabel e Susan uscirono dalla cucina, ciascuna con una pentola in mano. - Andate a chiamare i bambini, è pronto. -
Il padrone di casa indicò le portate. - Oggi abbiamo preparato alcuni piatti tipici della cucina del mio paese: uno stufato di fagioli e i famosi panini al formaggio. -
Che non fosse inglese, Flo l'aveva capito, ma non era ancora riuscita a collocarlo sulla mappa del mondo. - Di dove sei? - chiese con curiosità.
- Fabiano viene dal Brasile, Susan invece è di Londra - s'intromise Annabel - Si sono conosciuti in Asia quando facevano i backpacker. Hanno vissuto in giro per il mondo e poi hanno scelto come casa proprio l'isola di Farren. Un giorno devi farti raccontare delle loro avventure, c'è da morir dal ridere. Pensa che Pat è nata in Thailandia. -
- Camilla, invece, è un'isolana doc - disse Susan indicando la figlia minore, che aveva tre anni.
Flo li guardò con interesse: si trattava di una scelta controcorrente, per due come loro, decidere di trasferirsi in quel luogo remoto. - Volete restare qui per sempre? - chiese d'impulso.
Susan la guardò sporgendo in fuori le labbra. - Per sempre è una parola grossa. Per ora, la nostra vita è qui. Ma il cambiamento non ci fa paura e se un giorno la scelta migliore per la nostra famiglia dovesse essere di spostarci, lo faremo. -
- Perché, tu non vuoi restare qui per sempre, Flo? - chiese Gerry con un sorrisetto.
Lei tentennò. Aveva scelto Farren sperando che starsene per conto proprio potesse curare le ferite e alleviare la sofferenza, ma avrebbe fatto della solitudine una scelta di vita? No. Nonostante tutto, un giorno desiderava incontrare un uomo da amare, avere dei figli e crearsi una famiglia.
- E tu faresti restare una giovane ragazza come lei in un posto dove i pochi uomini giovani sono tutti già accasati? Che cattiveria è? - rise Jim ammiccando, come leggendole nel pensiero.
- Non tutti - puntualizzò Annabel con un mezzo ghigno, guardandola di sottecchi. Si riferiva a Colin? Il cuore le fece un balzo ma si diede della sciocca: quel tipo non poteva certo essere considerato un potenziale fidanzato.
Qualcuno bussò alla porta e Flo saltò di nuovo sulla sedia, ma si trattava solo di Bob.
- Dove hai nascosto il violino, Gerry? - chiese l'americano battendo le mani con foga. - Sono venuto per la birra, ma soprattutto per la musica. -
- Ce l'ho in macchina, sai che non me ne separo mai. -
- E allora che aspetti, vai a prenderlo! -
Mentre Gerry recuperava lo strumento, il brasiliano tolse la sua chitarra dalla custodia, se la mise a tracolla e fece un profondo inchino.
- Cari Flo e Jim, questa musica la dedichiamo a voi: benvenuti nella remota Farren. Vi auguriamo che il tempo vissuto nella nostra piccola isola, breve o lungo che sia, trascorra per voi sempre gioioso. -
Gerry posizionò il violino sul collo, le strizzò l'occhio e fece scorrere l'archetto sulle corde, facendone scaturire una melodia briosa e vivace che Fabiano seguì subito con gli arpeggi della chitarra.
- Così vi volevo! - Bob batté le mani a tempo, imitato ben presto da tutti gli altri, mentre i bambini saltellavano in mezzo alla stanza improvvisando un girotondo a suon di musica.
Era impossibile non sentirsi allegri e Flo fu sbalzata in una dimensione fiabesca che per un attimo le fece dimenticare la realtà, gli affanni e i desideri. Esistevano solo la magia del luogo, l'energia di quella musica antica, il calore della gente che l'accoglieva come se fosse sempre stata una di loro. Di nuovo, si sentì felice. E, per un momento, pensò con rammarico a cosa Colin si era perso decidendo di non farsi vivo.
- Le cinque - strillò Annabel parecchie canzoni e molti bicchieri di birra dopo. - Todd, dobbiamo andare. -
- Vengo anch'io. - Flo salutò i padroni di casa con un abbraccio e seguì gli Smith alla loro auto.
- Ci vediamo domani a scuola - trillò Annabel quando Todd posteggiò di fronte al podere della McKay. Flo rimase a osservare la loro macchina che si allontanava nella leggera foschia serale. Erano gente genuina e accogliente e fu grata di averli come amici.
Era quasi già arrivata alla porta di casa, quando un pensiero assurdo le fece aggrovigliare la pancia e tornò sui suoi passi, prendendo il viottolo che si arrampicava tra i pascoli verso la fattoria dei Green.
Arrivata di fronte alla recinzione, il suo coraggio venne meno per un istante. Non era meglio tornarsene a casa e lasciar perdere quell'idiozia? Eppure, aveva voglia di fare qualcosa di inaspettato.
Aprì il basso cancello di legno ed entrò, guardandosi intorno. Il cottage dei Green, una costruzione tozza e trascurata, si trovava sulla sinistra. All'interno le luci non erano accese, ma Flo poté scorgere i lampi azzurri di un televisore dietro i vetri della finestra. Sulla destra c'era l'ovile e poco più in là, quasi al bordo estremo della proprietà, si trovava un'altra piccola costruzione di pietra. Il furgone era posteggiato nello spiazzo antistante, doveva essere lì che viveva Colin.
Flo inspirò profondamente e bussò, udì dei passi all'interno e la porta di legno si aprì cigolando. Colin la fissò con stupore.
- Flo? -
- Aspettavi qualcun altro? - Il suono forzatamente spiritoso della propria voce la infastidì.
- A dire il vero, non aspettavo nessuno. -
Rimasero per qualche istante sulla soglia, silenziosi.
- Come mai non sei venuto dai Bastos? - Si morse il labbro: suonava come una domanda accusatoria.
- Alla fine ho cambiato idea. -
- Beh, dato che non hai potuto apprezzare l'ottima cucina di Fabiano, ho pensato di portarti alcuni di questi deliziosi panini brasiliani al formaggio - sorrise lei mostrandogli il pacchetto.
Colin alzò un sopracciglio, si fece da parte e stese una mano in segno di benvenuto. - Prego. - Non sembrava molto contento di aver ricevuto visite e Flo tentennò. - Vieni dentro o no? Sta entrando tutto l'umido della sera. -
Flo allungò un passo all'interno della casa e Colin chiuse con un tonfo la porta alle loro spalle. Il cottage era piccolo ma sembrava confortevole. Su un lato c'erano un letto a una piazza e mezza, un comodino e un armadio. Dall'altro lato, sotto la finestra, era stata ricavata una zona attrezzata a cucina, con un minuscolo tavolo rotondo di metallo e una sedia che completavano lo scarno arredamento. Nell'angolo, una stufa a legna riscaldava la stanza. Colin doveva essere un tipo a cui piaceva l'ordine, perché in giro non c'era nulla di personale.
- C'è una sedia sola - la invitò lui con un cenno della mano. - Vuoi del tè? -
Flo fece segno di sì. Poggiò sul tavolo il pacchetto contenente i panini, ma Colin non lo aprì.
- A cosa devo la visita? Ti serve qualcosa? - chiese l'uomo mentre metteva l'acqua nel bollitore.
Flo gli fissò la schiena ampia. - No, non mi serve nulla. - Volevo solo essere gentile. Tutta la baldanza che l'aveva animata lungo la strada si era dissolta e ora si sentiva perfino un po' stupida.
Colin versò l'acqua calda in due tazze spaiate e ci mise dentro le bustine. Ne poggiò una sul tavolo, di fronte a lei. Prese l'altra e si andò a sedere sul letto.
Soffiò sul tè bollente, imbarazzata. Si rese conto che, da quando era arrivata, Colin non le aveva mai sorriso. E sembrava non avesse nemmeno intenzione di sostenere una conversazione di cortesia.
- È stato bello dai Bastos, peccato che tu non sia venuto. C'era un ragazzo col violino che ha suonato benissimo. Anche Fabiano suona la chitarra, e quando parla imitando il dialetto dell'isola fa sbellicare dalle risate. Susan, invece... -
- Te l'ho detto, non sono tipo da feste - la interruppe Colin.
- Non era una vera e propria festa. -
- Non sono una persona socievole, tutto qua. -
- È per questo che sei venuto a vivere qui, preferisci le pecore? -
Le labbra di lui si arcuarono in un mezzo sorriso. - No, mi sta più simpatica la pulcinella di mare. -
- Vero. Con quel musino buffo, molto meglio di una pecora. - In qualsiasi altra circostanza, una battuta avrebbe risollevato l'atmosfera. Ma Colin non rise.
- E tu, perché sei venuta a vivere qui? - chiese invece. La domanda la lasciò per un istante interdetta. Doveva raccontargli la verità? Certo che no.
- Per la natura incontaminata. -
Per la prima volta da che era entrata, Colin parve divertito e rise.
- Ci credo, davvero! -
Anche Flo rise, contenta che l'atmosfera si stesse rilassando. - Evidentemente, abbiamo entrambi dei motivi che vogliamo tenere nascosti - replicò, convinta di essere spiritosa. Ma a quelle parole Colin tornò serio e un velo di nebbia gli offuscò lo sguardo.
- Già, proprio così. -
Il silenzio calò implacabile a creare una barriera tra loro, e Flo rabbrividì. Quella conversazione si stava rivelando più difficile del previsto. Sorbì un sorso di tè, chiedendosi se fosse troppo presto per andare via senza sembrare scortese. Sentiva gli occhi di lui addosso, ma non osava guardarlo.
Un tonfo nella stufa attirò l'attenzione di Colin, che si alzò per andare a sistemare i pezzi di torba che bruciavano all'interno, e lei decise che ne aveva abbastanza di quell'indifferenza.
- Beh, ora devo proprio andare. Maggie si starà chiedendo dove sono finita. -
Colin annuì, meditabondo. Si alzò per accompagnarla alla porta. - Sei sicura di voler andare a piedi? Se vuoi ti porto io col furgone. -
Un'offerta gentile, ma la voce tradiva che si trattava di pura cortesia.
- Nessun problema. È ancora chiaro, posso camminare. -
Flo gli rivolse un cenno di saluto con la mano, e scese il sentiero che portava alla strada principale. Udì i passi di Colin che ripercorrevano il vialetto, lo sbattere della porta. Era tornato dentro.
Le stelle cominciavano a spuntare nel cielo color indaco e il silenzio era quasi totale. Flo inspirò con forza l'aria frizzante della sera, che le inondò i polmoni facendola rabbrividire. Cosa si era aspettata da quella visita? Non di certo quell'implacabile freddezza. Per un breve istante, le era sembrato che tra loro si fosse creata una certa sintonia. Ma poi lei aveva fatto quella malaugurata battuta ed era, ancora una volta, piombato il gelo.
Percorse la strada del rientro con un fastidioso senso di delusione nel petto.
Beh, almeno ci ho provato. Il primo passo l'ho fatto.
Adesso toccava a lui. Anche se Flo dubitava che quell'uomo così scostante avrebbe mai fatto qualcosa per avvicinarsi a lei.
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