Writer Officina Blog
Ultime Interviste
Dacia Maraini nasce a Fiesole (Firenze). La madre Topazia appartiene a un’antica famiglia siciliana, gli Alliata di Salaparuta. Il padre, Fosco Maraini, per metà inglese e per metà fiorentino, è un grande etnologo ed è autore di numerosi libri sul Tibet e sull’Estremo Oriente. Nel 1943 si trova con la famiglia in Giappone e vive la drammatica esperienza di un campo di prigionia. Ad oggi, è considerata a pieno titolo "la signora della letteratura Italiana".Gli ultimi romanzi pubblicati con Rizzoli, sono Corpo Felice e Trio.
Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
Altre interviste su Writer Officina Magazine
Ultimi Articoli
Manuale di pubblicazione Amazon KDP. Sempre più autori emergenti decidono di pubblicarse il proprio libro in Self su Amazon KDP, ma spesso vengono intimoriti dalle possibili complicazioni tecniche. Questo articolo offre una spiegazione semplice e dettagliata delle procedure da seguire e permette il download di alcun file di esempio, sia per il testo già formattato che per la copertina.
Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
Home
Blog
Biblioteca New
Biblioteca All
Biblioteca Top
Autori
Recensioni
Inser. Romanzi
@ contatti
Policy Privacy
Writer Officina
Autore: Noemi Izzo
Titolo: Shanter: I Quattro Regni
Genere Fantasy
Lettori 637 11 11
Shanter: I Quattro Regni
La porta della camera cigolò fastidiosamente.
- Aisha, svegliati! È tardi! -
La ragazza sbuffò. - È già mattina? -
- Sì, datti una mossa o arriverai in ritardo. Ti aspetto in cucina. -
La porta si chiuse e i passi si allontanarono.
Aisha scese dal letto e si diresse al bagno, indossò l'uniforme di scuola e scese le scale di casa. In cucina sua madre armeggiava con i piatti della colazione.
- Buongiorno, hai dormito bene? -
Aisha afferrò la tazza con il suo caffellatte e annuì imbronciata.
- Ieri mi ha chiamato la tua insegnante e mi ha detto che ultimamente sembri un po' assente in classe. Stai bene? -
La giovane si appoggiò alla sedia della cucina. - Va tutto alla grande, come potrebbe andare meglio? -
Il silenzio piombò nella stanza, poi la ragazza riprese a parlare. - Oggi è l'anniversario di quel giorno... -
- Lo so, come potrei dimenticarlo? -
Gli occhi di Aisha si assottigliarono. - Allora perché fai finta che vada tutto bene e che sia un giorno come un altro? -
- Cerco di non pensarci, sarebbe inutile e controproducente. Il passato non si può in alcun modo cambiare. -
- Non è così semplice come dici tu - , disse scuotendo la testa.
Il volto della donna si rattristò e smettendo di riordinare fissò la figlia. - So che da quando abbiamo divorziato non è più la stessa vita, ma dobbiamo andare avanti. -
Aisha abbassò la testa, nascondendosi sotto i capelli che ora le coprivano il volto. - Come puoi solo pensare che fingere attenui il nostro dolore? -
- So che sei in collera con me, ma sappi che è stato difficile anche per me. Non avrei mai pensato di innamorarmi di un altro uomo, ma ahimè ho commesso un errore imperdonabile tradendo tuo padre - , disse cercando di camuffare la sua faccia triste.
Gli occhi di Aisha erano ricolmi di lacrime, che ricacciava a forza. - Non cercare di entrare nella mia testa, non banalizzare tutto come sempre. Lui non tornerà a vivere con noi e nulla sarà come prima, quindi smettila di avere quell'espressione falsa sul viso! -
- Aisha... - , disse la donna capendo il suo dolore e cercando di afferrarla a sé.
- Devo andare - , rispose Aisha correndo fuori di casa.
Il vento fresco le ristorò le narici. Camminare la faceva rilassare e la faceva sentire libera dal mondo esterno.
Mentre i suoi piedi calpestavano le foglie secche cadute sul marciapiede, un pensiero le attraversò la mente: non si sentiva in forma e motivata per affrontare il compito di scienze che l'aspettava quel giorno. Si fermò davanti al parco che distava pochi minuti dall'istituto e notò che quella mattina era stranamente deserto. I piedi si mossero prima che la mente pensasse in modo razionale, ritrovandosi all'interno del parchetto. Si sedette sull'altalena e con i piedi si diede una spinta, iniziando a dondolare. Mentre i capelli svolazzavano in modo disordinato, i suoi ricordi riapparvero prepotenti. Quel luogo le rammentava la sua infanzia, le innumerevoli volte in cui lei e la sua famiglia passavano la domenica insieme; lei, suo padre e sua madre erano stati da sempre una famiglia allegra e unita. L'uomo l'aveva cresciuta amandola molto e coccolandola in ogni modo, mentre mamma si era sempre presa l'onere di adempiere alle faccende inerenti alla sua educazione. Era andato tutto bene fino a quando non avevano deciso di divorziare: era stato tutto frettoloso e maledettamente doloroso. L'uomo che da sempre stimava e amava, dopo aver scoperto il tradimento della moglie, aveva fatto i bagagli ed era andato a vivere all'estero lasciando lei e sua madre sole in quella casa che odorava ancora del suo dopobarba. Non era colpa sua, era stato sopraffatto dal dolore e aveva agito di conseguenza, ma quel vuoto dovuto alla sua mancanza che Aisha sentiva le attanagliava lo stomaco ogni maledetto giorno.
Aisha rallentò e si fermò sul posto: era passato esattamente un anno da quel giorno.
Dicevano che l'abitudine avrebbe preso il sopravvento, ma Aisha sentiva di aver perso una parte di sé dopo il divorzio. Da sotto la maglia estrasse l'ultimo regalo di suo padre: un medaglione antico dalla forma a rombo con incastonata una preziosa gemma rossa. Quella pietra sembrava avere il potere di calmare la mente, forse proprio perché le rammentava gli ultimi bei momenti della sua famiglia. Aisha sospirò: non era riuscita a trattenere la sua collera in quel giorno infausto, poiché sua madre aveva ottenuto l'affidamento esclusivo della figlia nonostante tutto e questo la faceva ribollire di rabbia.
Una folata di vento la fece tornare alla realtà: aveva perso la prima ora di lezione e con essa anche la verifica per cui si era preparata. Realizzò che presentarsi a scuola in quello stato sarebbe stato controproducente, in fin dei conti lì non aveva veri e propri amici e non poteva sfogarsi con nessuno di loro per sentirsi meglio; non andava particolarmente d'accordo con nessuno della sua classe, non aveva niente in comune con nessuno e gli altri la escludevano. Dalla sua borsa estrasse un libro e decise di perdersi tra le pagine di quell'opera che narrava le vicende tormentate di due amanti e iniziò la sua lettura.
Quando l'orologio del parco rintoccò mezzogiorno, Aisha sobbalzò: aveva passato tutta la mattinata a leggere senza rendersi conto di aver quasi finito il libro. Doveva andare in biblioteca prima che chiudesse per la pausa pranzo; riorganizzò i suoi oggetti, si alzò e prese a camminare. Il vento della mattina stava diventando sempre più forte, lasciando vorticare su sé stesse le foglie a terra.
- Buongiorno, Cloé! - , disse entrando.
La proprietaria le sorrise. - Hai già finito un nuovo libro? -
- Sono quasi alla fine, ne scelgo un altro per il weekend. -
- Fa' pure. -
Aisha annuì e si inoltrò tra i corridoi. Quando l'odore familiare dei volumi di carta antica la raggiunse si sentì finalmente a casa, nel mondo che tanto amava: le storie narrate in quei testi erano diventati una vera e propria via di fuga per lei che anelava un amore puro come Giulietta e un'amicizia sincera come Marius ed Enjolras. Nei suoi diciassette anni di vita aveva avuto qualche piccola cotta, qualche amicizia ma mai aveva trovato ciò che sembrava veritiero come nei libri e si era chiusa a riccio in sé stessa.
Camminando tra gli scaffali e passando a rassegna con le dita tutti i volumi letti, si ritrovò in un corridoio che fino ad allora non aveva mai notato: possibile le fosse sfuggito per tutto quel tempo?
Incuriosita, proseguì: lì gli scaffali erano pieni di polvere e qualche ragnatela copriva testi antichi scritti in altre lingue. Nonostante non fosse un'appassionata di lingue arcaiche il suo sesto senso le disse di proseguire, finché qualcosa la bloccò: un libro spesso di colore rosso spiccava dalla mensola. L'estrasse dal ripiano e, tenendolo tra le mani, ne lesse il titolo: “I quattro regni”.
Non appena la ragazza lo aprì ebbe la sensazione che qualcosa la stesse risucchiando all'interno, poi lo strano volume sembrò vibrare e la collana portava al collo s'illuminò di una luce rossa e intensa. Mille immagini, odori e sensazioni investirono la mente della ragazza, che spaventata indietreggiò inciampando e finendo a terra.

Poteva sentire la punta delle dita intorpidite, il suo corpo poggiava su una superficie morbida e fredda; stava gelando, ma faticava a riprendere i sensi.
Aperti lentamente gli occhi, la visione che ebbe davanti fu spiazzante: Era distesa in una foresta innevata. Con molta fatica si tirò su, sedendosi: aveva i brividi lungo tutto il corpo. Confusa, si guardò meglio attorno: ma quand'era che aveva nevicato così abbondantemente, se poco prima era primavera? Perché si trovava in uno spazio aperto anziché in libreria? E quel bosco, lei non l'aveva mai visto. Cosa stava accadendo?
Abbassata la nuca, si accorse di indossare un lungo abito turchese, di una stoffa pesante e inusuale. Sotto le vesti cercò la collana e la ritrovò al suo collo: aveva smesso di brillare. Passatasi una mano tra i capelli, sentì una tiara sulla testa.
Si fermò a riflettere: lei che indossava una tiara e un vestito turchese? Era caduta sicuramente a terra sbattendo la testa; probabilmente aveva le allucinazioni. Subito dopo sbottò a ridere senza capire perché. Quell'illusione era davvero buffa e realistica!
- Altezza! Altezza! - Una voce femminile in lontananza chiamava qualcuno.
Aisha non si mosse e fissò la figura che le venne incontro. Una goffa e grassottella signora, vestita con un lungo abito rosa, le parlò: - Altezza, che spavento mi avete fatto prendere! Ma buon cielo, quante volte vostro padre deve dirvi di non andare da sola in giro? -
Aisha non rispose, limitandosi a guardarla senza capire. La dama dai capelli castano chiaro le mise un mantello sulle spalle, l'aiutò a rialzarsi e l'accompagnò a una carrozza.
- State bene? -
- Perché mi chiama Altezza? - , domandò la giovane.
La donna sbottò a ridere.
- Stamattina avete proprio voglia di scherzare! Voi siete la futura Regina del regno dei ghiacci, come dovrei chiamarvi? -
Aisha la guardò facendo cenno di no con la testa: doveva forse essere impazzita. Subito dopo entrò nella carrozza: faceva troppo freddo per restare lì fuori. Probabilmente quella non era un'illusione, ma un sogno bizzarro.
Una volta sistemato il fastidioso abito e fatta entrare la buffa dama, la porta della carrozza si chiuse e cominciò a percorrere il sentiero. La ragazza osservò il paesaggio fuori: neve e alberi, alberi e neve. Era la Regina del regno del nulla! Sbottò a ridere da sola.
- Vostra altezza! - , esordì la donna in rosa. - Non sta bene ridere così! Se vostro padre vi sentisse... -
Al pensiero che il padre fosse lì, si scompose e si gettò tra le braccia della sconosciuta. - Incontrerò mio padre? E dov'è? -
La donna alzò le mani al cielo. - Oh, miei Dei! Ma certo che lo vedrete, è al castello ed è il Re! Tra poco saremo a casa e spiegherete personalmente a lui la vostra gita non programmata. -
La giovane si rallegrò al pensiero che almeno in quel sogno suo padre fosse ricongiunto a lei e sua madre.
Dopo una lunga e tortuosa strada, arrivarono al castello: lunghe mura di cinta lo circondavano e al loro arrivo il ponte levatoio scese, lasciandoli entrare nella piazza principale. La carrozza si fermò e la dama e la principessa scesero.
Un'elegante donna dai capelli lunghi e biondi le andò incontro abbracciandola. - Dove sei stata? Eravamo preoccupati! - , disse la donna.
- Figlia mia, quante volte devo ripeterti sempre le stesse cose? - , proseguì una voce adirata.
Alzato lo sguardo, vide l'uomo a cui apparteneva la voce: doveva essere lui il fantomatico Re: era alto, snello, biondo e con le braccia incrociate; la guardava severamente, ma non assomigliava affatto al suo amato padre.
- Io, tuo padre e persino Catlyn... eravamo così in pensiero! - , continuò la Regina.
Aisha abbozzò un sorriso, capendo che quelli dovevano essere i suoi genitori e la dama in rosa la sua ancella. Si sentì a disagio e impaurita: chi diavolo era quella gente che non conosceva e perché erano nel suo sogno?
Catlyn la tirò a sé e annunciò ai reali che sarebbero andate nelle stanze a indossare qualcosa di più adatto per la serata imminente.
All'interno del castello, alte mura erano decorate da arazzi d'immenso valore: la mobilia era antica ma preziosa, enormi lampadari scendevano maestosi dal soffitto e smisurati tappeti ricoprivano il pavimento.
Le lunghe scale che percorsero la portarono in una grande sala, la sua: era graziosa, se non per l'immenso letto a baldacchino e un mobile toilette pieno di gioielli che non le piacevano particolarmente.
La sua servitrice le comunicò di attenderla lì: sarebbe tornata presto per vestirla.
Aisha si ritrovò sola e notato lo specchio quadrato affisso sulla parete, incuriosita, si avvicinò: l'immagine che vide la fece sobbalzare.
Lunghi capelli le ricadevano sulle spalle, non più biondi ma platino dalle sfumature chiare: le sue labbra erano non più rosa ma colorate da una tinta scura. Gote rosse le incorniciavano il viso, mentre i suoi occhi chiari adesso la osservavano. Un lungo abito di un'epoca ormai passata, copriva il suo corpo ben definito.
Aisha si dovette sedere sul letto, per non cadere a terra: si passò la mano sulla faccia e notò le lunghe unghie, perfettamente curate. Sconvolta, si diede un pizzicotto cercando di risvegliarsi, ma fu inutile.
Dalla porta rientrò Catlyn, che iniziò a parlare di un ballo dove avrebbe conosciuto il suo sposo. Subito dopo si avvicinò e iniziò a sbottonare il vestito e il corpetto. Aisha gridò e si coprì con la tenda, nascondendosi. La sua ancella la guardò, scosse la testa e prese a parlare. - Cara mia, vi ho cresciuta e allevata come una figlia, vi vergognate di me? -
Aisha la guardò con occhi spalancati e la donna proseguì: - Pensate forse che il giovane principe non vi guardi e non vi tocchi dopo il matrimonio? Non fate la prima donna! - Detto ciò le si avvicinò e la fece specchiare. - Guardatevi, siete una donna meravigliosa. Il principe non vedrà l'ora che venga la notte di nozze! - , disse ridendo e portandosi una mano davanti alla bocca.
La principessa si guardò allo specchio: seno sodo, fianchi stretti e sedere sporgente. La sua ancella aveva ragione: era davvero più bella di quanto fosse mai stata.
Decisa, si girò verso la dama e decise di farsi vestire, temendo di offenderla.
- Catlyn - , provò a chiamare con disinvoltura.
- Ditemi, cara. -
- Hai parlato di un ballo, di un principe e di una notte di nozze. Puoi spiegarti meglio? -
Catlyn finì di stringerle il corsetto e rispose: - Oggi sembrate essere assente, anche prima quando mi avete chiesto perché vi chiamassi vostra Altezza, mi avete fatta preoccupare...avete forse battuto la testa? -
Aisha la guardò e annuì.
L'ancella sospirò. - Vedrò di farvi visitare da un dottore quanto prima, ma intanto vi rinfrescherò la memoria. Il ballo è in vostro onore, stasera conoscerai il principe del regno dell'Est e la settimana prossima vi sposerete. -
Aisha cercò di riprendere fiato a causa dello stretto corsetto che le cingeva la vita, poi obiettò: - Ma se non l'ho mai neppure visto, perché devo sposarlo? E se non me ne innamorassi? -
- Vostra Altezza, questo matrimonio sancisce la pace dei due regni ed è vostro dovere sposarlo. So che è un bravo ragazzo e non potrete non amarlo. -
La ragazza alzò gli occhi al cielo: chissà quando questo strampalato sogno sarebbe finito.

La sera arrivò presto e il castello fu aperto a illustri ospiti: il gran ballo poteva avere inizio. La Regina e la figlia scesero insieme la scalinata principale, subito dopo il solenne annuncio eseguito dall'alfiere.
Per l'occasione Aisha indossava un pomposo abito color prugna scuro e in un elegante chignon aveva raccolto i capelli. Un bracciale di perle le impreziosiva il polso, mentre la sua amata collana le ornava il collo.
Fiera della sua bellezza, la principessa salutava radiosa i suoi ospiti. Un giovane di bell'aspetto si chinò dinnanzi a lei. - È piacevole vedere quanto sia bella la mia promessa sposa - , esordì il ragazzo dopo l'inchino, poi riprese a parlare: - Io sono Kyle, principe dell'Est, il regno dei venti. -
Aisha fece un regale inchino e i due iniziarono a danzare e la ragazza l'osservò attentamente: era veramente bello come le avevano detto. I suoi capelli erano castano scuro, raccolti in un codino e i suoi occhi erano di un verde scintillante.
Esile, ma gentile nei modi, indossava la sua uniforme blu, adornata da medaglie, mentre la spada, comodamente riposta nella fodera, si adagiava sul suo fianco destro.
Iniziarono a danzare in modo elegante, poi i due decisero di prendersi una pausa e si diressero nel piccolo cortile alle spalle della reggia, scortati dalla guardia personale del principe e da Catlyn, che rimasero in disparte.
Una grande fontana con stalattiti si ergeva al centro del grazioso giardino: i due rampolli si sedettero su una piccola gelida panchina e iniziarono a conversare.
- Ero un po' teso, ma nel momento in cui vi ho vista i miei dubbi si sono dissipati. -
- Kyle, diamoci del tu, te ne prego. -
- Va bene. -
- Posso farti una domanda? -
- Certamente. -
- Credi nell'amore? -
Il ragazzo rimase un attimo in silenzio, poi rispose: - Adesso che ti ho incontrata, posso dirti di sì. -
La giovane sospirò. - Quindi sei felice di sposarmi? -
Kyle le prese dolcemente le mani e annuì.
- Forse a te non fa piacere? - , chiese lui.
- Non è tutto troppo affrettato? -
- Perché ignorare il proprio destino? Siamo nati per conoscerci - , rispose lui carezzandole il volto. Aisha dovette ammettere a sé stessa che quel tipo le piaceva davvero. La giovane sorrise e decise di osare: il bello dei sogni stava proprio lì.
Le labbra di lei incontrarono quelle di lui, che preso alla sprovvista sobbalzò; dopo un primo momento di indecisione, Kyle contraccambiò quel bacio.
Il bacio fu dolce e delicato, poi all'improvviso il principe si scansò da lei e si alzò in piedi. Aisha lo guardò senza capire. - Va tutto bene? -
- Sì, sì... certo - , borbottò lui, camminando agitato intorno alla panchina.
- A vederti non si direbbe - , constatò lei.
Il giovane si fermò, la guardò e le sorrise.
- Tra una settimana saremo marito e moglie e potremo stare insieme, vorrei aspettare fino ad allora. -
La giovane lo guardò interdetta. - Non capisco. -
- I tuoi baci... mi provocano pensieri impuri. Vorrei evitare tali riflessioni. -
Il ragazzo arrossì, era in imbarazzo; lei gli sorrise, pensando che fosse tenero.
- Va bene, non c'è problema. -
- Ti ringrazio e ora torniamo al ballo. -
Il giovane le porse la mano e i due tornarono sorridenti alla festa; il resto della serata passò in modo piacevole: Aisha aveva apprezzato la parte in cui Kyle le giurava amore eterno donandole un anello incastonato di pietre preziose, poi il Re aveva annunciato il fidanzamento, brindando alla loro sacra unione. Quelle ore erano passate in modo veloce e felice nonostante si sentisse perennemente osservata dalla sua ancella che non la lasciava sola un istante.
La giovane si tuffò sul letto, stanca: finalmente quella giornata era volta al termine.
Fissando il soffitto, si fermò a pensare: quel sogno era stato davvero reale, peccato fosse già finito.

La tenda di colore chiaro che decorava la regale stanza, faceva trapelare i primi raggi del sole.
La giovane sbuffò, infastidita da quella luce. - Quando ti deciderai ad aggiustare le persiane, mamma? - , disse girandosi nel letto.
Nessuno rispose.
Aisha aprì prima un occhio, poi l'altro e aspettò qualche secondo che la vista si schiarisse. Successivamente si guardò attorno: niente televisore, nessuna sveglia. Solo un letto a baldacchino e una camera da principessa: presa dallo spavento si sedette nel letto.
Fece un profondo sospiro e si diede un pizzicotto.
Che quello non fosse un sogno, bensì la realtà? Dunque lei era lì ed era la principessa dei ghiacci.
Frastornata, poggiò la testa tra le mani e si mise a pensare. Se quello era il suo nuovo mondo, in che diavolo di anno si trovava e sua madre come se la cavava lì a casa da sola? Da quando era lì non aveva notato nulla di elettronico; era dunque finita nel passato?
Ragionando sugli abiti e carrozze che tutti usavano, era facile dedurre che fosse finita proprio in un'epoca ormai passata.
La sua mente percorse a ritroso gli avvenimenti della sera prima: cielo, che figura che aveva fatto con il principe!
Imbarazzata, si portò una mano alla bocca: sicuramente ciò che aveva fatto con lui non era stato affatto decoroso.
La giovane sospirò; non poteva in alcun modo cancellare ciò che aveva fatto, ma doveva porvi assolutamente attenzione in futuro o perlomeno finché non avrebbe trovato un modo per tornare a casa.
Il rumore di qualcuno che bussava la fece sobbalzare, poi la porta si aprì.
- Buon giorno! - , disse allegramente Catlyn.
Aisha non rispose e la donna le porse un vassoio dove era stata preparata la colazione: la ragazza sorseggiò il thè, rimpiangendo il suo amato caffè.
Mentre con fare delicato l'ancella sistemava la camera, iniziò a parlare: - Ricapitolando la giornata: stamattina avrete le ultime prove dell'abito da sposa, poi il momento del sacrificio di un agnello da donare agli Dei per onorarli e nel pomeriggio un breve incontro con il principe Kyle. -
Aisha arrossì e parlò con tono agitato: - No, non voglio vederlo! -
- Pensavo avesse conquistato il vostro cuore! - , disse Catlyn guardandola sorpresa.
- Non è questo, ma ieri ho fatto una brutta figura con lui e mi vergogno... - , confessò arrossendo.
La donna le si avvicinò e le carezzò la testa - Non preoccupatevi per una cosa così superflua, sarete presto sposi e non c'è nulla di cui vergognarsi. Ora debbo svolgere altre mansioni e vi stanno aspettando al piano di sotto; sono felice che il medico che vi ha visitato vi abbia detto che siete sana, forse questo matrimonio vi sta mettendo a dura prova ma abbiate fede - , disse avviandosi verso la porta. Aisha la guardò uscire dalla stanza, pensando di lei che fosse una donna premurosa e affettuosa.
La giovane si alzò dal letto e si specchiò, si preparò e in fretta prese le scale, scendendo al piano inferiore.
Giunta con un'ancella nella grande sala trovò il sarto dall'aspetto smagrito ad attenderla. - Vostra Altezza, sono onorato di vedervi in ottima salute. Venite pure a provare l'abito - , disse l'uomo.
La ragazza si addentrò nella sala e notò che era stata allestita per le prove; su un manichino era stato adagiato un elegante e pomposo abito da sposa.
La giovane lo indossò entusiasta, felice di averlo in dono. Dopo diverse ore la prova finì e, appena uscita dalla sala, venne convocata dalla madre: il pranzo era servito. Aisha si diresse nell'ampio salone e si sedette al lungo tavolo reale.
Esterrefatta, osservò i camerieri e i servitori lavorare come piccole formiche laboriose, evitando qualsiasi tipo di azione alla famiglia reale. Perfino alzarsi dal tavolo comportava l'aiuto di un maggiordomo.
Mai le era accaduto di essere trattata in quel modo, che riteneva esagerato.
La giornata era stata scandita dalla prova, il pranzo e la supervisione al tempio e il pomeriggio era passato velocemente.
Un'ancella le comunicò che il suo principe l'attendeva nella sala dedicata alla musica e dopo averla accompagnata si dileguò; Aisha, seppur si sentisse tesa, sapeva di non poter evitare quell'incontro e dopo aver fatto un respiro profondo aprì le porte della stanza: lui era già lì seduto al clavicembalo.
La giovane sorrise imbarazzata e si diresse a una panca in legno qualche passo più in là; Kyle riprese a suonare ed ella finalmente si rilassò.
Dopo diverse melodie che lui aveva composto per lei, il sole stava tramontando; il giovane si alzò dalla piccola panca e con passo elegante la raggiunse, sedendole vicino.
I due giovani si sorrisero, la mano di lui le accarezzò i capelli e le loro labbra si unirono in un bacio: ora le mani bramose di lui le accarezzavano la schiena, facendole rabbrividire il corpo. La mente di Aisha lavorò velocemente: in altre circostanze e nel suo mondo lasciarsi andare prima del matrimonio era cosa consueta ma lì, come aveva fatto notare lui la sera prima, non era forse peccato? Doveva interpretare al meglio il ruolo che aveva in quel regno.
La giovane si ritrasse e chinò la testa.
- Va tutto bene? - , domandò lui rendendosi conto di aver peccato.
- Mi sono lasciata trasportare, ma non va bene per una donna del mio rango - , concluse lei alzandosi e sistemandosi l'abito scomposto.
- Oh, certo. Perdonami, anche io non sono solito a lasciarmi andare alle emozioni, ma tu hai qualcosa che mi annebbia i pensieri e mi attrae in modo inaspettato - , tentò di giustificarsi Kyle.
- Vorrei solo tu non fraintedessi, pensando che io sia impura o una peccatrice... - , disse lei con tono rimesso.
Il giovane balzò in piedi, palesemente imbarazzato.
- Assolutamente, non ho mai pensato nulla del genere! So che siete illibata e che sarà mio dovere rendervi donna. Perdona la mia lussuria, piuttosto. -
- Vorresti davvero rendermi felice? - , domandò con tono ammaliatore.
- Certo, farei qualsiasi cosa! -
- Per preservare la mia immagine, preferirei interrompere le nostre visite. Mi piacerebbe rivederti alla cerimonia, il giorno del matrimonio. Posso chiederti questo favore? -
- Va bene: esaudirò ogni tuo desiderio. -
- Ti ringrazio per aver compreso la mia anima pura - , gli sussurrò all'orecchio prima di uscire dalla sala.
- Ti aspetterò con impazienza all'altare - , rispose lui appoggiandosi alla grande porta che divideva la stanza dal corridoio che dava sulle scale.
Ormai giunta oltre le scalinate volse un ultimo sguardo al principe, che la fissava ammaliato, poi tornò nelle sue stanze scortata da un'ancella.
Sola nella propria camera, si tuffò sul letto e scoppiò a ridere.
Quello che aveva da sempre letto nei libri, sembrava corrispondere a verità: il modo migliore per conquistare un uomo era farsi desiderare!
Finalmente l'aveva in pugno, finalmente un ragazzo che le piaceva sembrava corrispondere tali sentimenti.
Soddisfatta per l'operato, la giovane si accoccolò nel letto abbracciando il cuscino.
Forse anche lei poteva vivere felice, nonostante le rigide regole.
Noemi Izzo
Biblioteca
Acquista
Preferenze
Contatto