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Writer Officina
Autore: Elena Andreotti
Titolo: Il nome di mio padre
Genere Cozy Mistery
Lettori 539 4 17
Il nome di mio padre
Una nuova indagine di Debora Nardi.

Debora stava uscendo di casa quando il cellulare squillò. Era la sua amica di camminate e avventure, Flora, che sicuramente la stava chiamando per il loro solito giro in collina.
- Ciao, Flo. Mi hai preceduto di qualche secondo. Sto uscendo perché mi hanno chiamato al Comando dei carabinieri - .
Infatti, poco prima il suo amico/nemico, a seconda della prospettiva da cui si guardava, maresciallo Sergio Vannini, l'aveva convocata, su solerte sollecitazione del capitano della Compagnia, per una consulenza su un caso di omicidio che da subito si presentava inquietante.
- Per caso ti ha chiamato per l'omicidio di Johnny il bello? - .
- Tu come lo sai? È stato ucciso ieri sera, probabilmente, e già sei informata? - .
- Sai che ho i miei canali... - .
- Già... Dimenticavo. Le tue amiche super informate - .
- L'appuntato Franchi è il fidanzato della figlia di Gilda, la salumiera. Lui se l'è fatto sfuggire, perché è rimasto scioccato dalla visione della scena del crimine. Ho sentito che è stato ucciso in malo modo. Povero Johnny! Non era una cattiva persona... Era anche un professionista affermato, come tu sai, a dispetto di quello che dicevano di lui quando eravamo tutti adolescenti - .
- Ammetterai che era un gran bel ragazzo, con quell'aria da attore americano di serie televisive - .
- Per quel motivo l'avevamo soprannominato Johnny il bello. Te lo ricordi? Era un vero spettacolo... La natura lo aveva dotato di ogni bene - , Flora sospirò. - Povero Giovanni... Con quella fama di sciupafemmine, alla fine non si è mai sposato - .
- Flo, starei ancora al telefono, lo sai che mi fa sempre piacere, ma devo proprio scappare - .
- Sì. Tienimi aggiornata - .
Debora prese la piccola utilitaria che usava quando andava in paese e uscì dal cancello della sua villetta, confinante con quella di Flora. Tutt'e due avevano superato la cinquantina e le loro abitazioni, una volta teatro di giornate allietate dai figli e dai loro amici, erano abitate solo da loro coi relativi coniugi. I figli di Flora lavoravano all'estero e la figlia di Debora era andata per un periodo in Francia, sempre per motivi lavorativi. Al momento Debbi era in casa da sola, perché suo marito, Andrea, ingegnere, era via per un progetto in Sicilia. Sentiva la mancanza dei suoi, ma stare sola ogni tanto non le dispiaceva e aveva i suoi vantaggi, come svegliarsi all'ora che voleva, cucinare ciò che le piaceva o non cucinare affatto, uscire a qualunque ora del giorno e altre piccole libertà del genere. Soprattutto guardare in pace in tv la sua serie preferita, l'ennesima replica de “La signora in giallo”, senza essere presa in giro dai suoi parenti. Che ci poteva fare: lei aveva un debole per Jessica Fletcher.
Faticò un po' per trovare un posto libero dove parcheggiare: purtroppo il paese dove viveva, Monte Alto, nella ridente campagna romana, era nato quando al massimo si doveva posteggiare il mulo (questo era il motivo per cui le abitazioni più vecchie avevano fissato nel muro una anello a cui legare la bestia da soma) e non era stato adeguato ai giorni nostri. Mancavano, perciò, spazi per parcheggiare e per di più le stradine, spesso, erano tanto strette da non permettere il passaggio delle auto.
Si presentò trafelata al comando. Salutò velocemente il carabiniere che faceva servizio in portineria, il quale fece in tempo a salutarla con un veloce Buongiorno signora Nardi, ché già lei era scomparsa nel corridoio, diretta verso la stanza del maresciallo.
Era la prima volta, da che era consulente per la Compagnia locale dei carabinieri, che era incaricata di una consulenza per un omicidio. Finora Sergio l'aveva tenuta lontana come la peste, relegandola a questioni di violenza domestica. Non che fossero cose meno gravi e non degne di attenzione, ma lei subiva il fascino del delitto e aveva già contribuito, da privata cittadina, alla soluzione di diversi casi d'omicidio. Questo era il motivo del fastidio nei suoi confronti da parte di Sergio, che si vedeva rubata la scena. Ma che poteva farci lei se per i giornali era più appetibile la notizia che una persona qualunque contribuisse a catturare spietati assassini? A onor del vero lei era un'antropologa con specializzazione in criminologia investigativa, ma non era mai stata retribuita per le sue prestazioni salvo l'ultimo anno in cui era diventata consulente. Da che aveva cominciato a occuparsi di crimini, era stata autrice di vari thriller di discreto successo, ispirati ai fatti criminali reali accaduti a Monte Alto, di cui lei era stata diretta spettatrice, nonché risolutrice.
Come al solito entrò senza bussare.
- Perché non ti annunci come fanno tutte le persone normali? - , si lamentò Sergio.
- Cosa nascondi sotto la scrivania? - , domandò Debora, a sua volta, senza tentare di scusarsi per l'intrusione. - Tira fuori il panino che stavi mangiando - .
- Fatti i fatti tuoi! - .
- Senti... Bene o male sei un mio amico e mi dispiace se rovini tutto il lavoro fatto con la dieta ferrea che hai seguito nell'ultimo anno. Lo sai che per te i grassi sono veleno e poi, nel caso recuperassi peso, saresti costretto a farti allargare la nuova divisa che ti sta a pennello. Forse, però, potresti recuperare quella vecchia, se non l'hai buttava via - .
- Dimmi cosa vuoi e facciamola finita - . Sergio cominciava a fremere e a stento rimaneva inchiodato alla sua poltrona. Se avesse ceduto all'istinto, si sarebbe alzato e l'avrebbe accompagnata di persona alla porta, ma si trattenne e aspettò che lei passasse ad argomenti più seri della sua dieta.
- So che il capitano ha detto che ti devo affiancare nell'indagine per l'omicidio di Johnny il bello - .
- Di chi, scusa? - .
- Volevo dire di Giovanni Belli. Quello era il soprannome che gli avevamo dato da ragazzi per via della sua bellezza fuori della norma - .
- Al momento il Belli è nelle mani del medico legale, perciò puoi ripassare quando ci saranno maggiori informazioni sulle dinamiche dell'omicidio - .
- Non vedi l'ora di mandarmi via, eh? Non avete delle foto scattate sul luogo del delitto? - .
- Vieni nella stanza a fianco dove abbiamo gli schedari - . Sergio si alzò per accompagnarla e fece cadere a terra una soffice pizza bianca ripiena di mortadella. Debora non disse niente, ma il suo sguardo eloquente valse più delle parole. Sergio, ignorando platealmente la sua occhiata di disapprovazione, la fece entrare nel locale dove conservavano i files cartacei e le mise sgarbatamente una cartellina su un tavolino per la consultazione.
- Grazie, eh? - , disse Debora, guardandolo con compatimento, ma lui andò via con aria di sufficienza, dopo aver bofonchiato: - Mettiti i guanti se vuoi dare un'occhiata alle prove - .
***
“Caspita! L'hanno conciato per le feste”, fu il pensiero di Debora quando vide la foto del cadavere.
Il poveretto giaceva nudo a terra e all'inguine aveva un'enorme macchia di sangue, colato fino a terra. Era palese ciò che gli avevano fatto. Dov'era il sangue era un ammasso di carne smembrata e non erano evidenti tagli netti, ma piccole incisioni frastagliate. Di sicuro non era opera di un chirurgo.
“Ci vuole fegato a fare ciò o una rabbia e un odio sconfinati. Non è di tutti giorni trovare un cadavere evirato”, fu la constatazione di Debora.
Intorno aveva, sparse, in parte a terra e in parte addosso, una ventina di foto di bambini ritratti in tenera età. La stanza appariva in ordine, in contrasto stridente con lo scempio operato sull'uomo.
“Devono averlo drogato per fargli un servizio simile... la stanza sarebbe stata in disordine se lui fosse stato consapevole di ciò che volevano fargli; si sarebbe certamente opposto con forza. E questi bambini... Cosa può significare questa messinscena?”.
Debora non voleva credere che Giovanni avesse a che fare con il giro della pedofilia, non era il tipo. Fin da ragazzo era estroverso e sicuro di sé, aveva sempre un certo numero di donne che spasimavano per lui e aveva continuato così per tutta la vita. Cosa significavano quelle foto e da dove spuntavano fuori? Nell'omicidio si esprimeva una forte carica rabbiosa, c'era un evidente coinvolgimento.
Nel faldone c'era una cartella con scritto sopra “prove” in maiuscolo e a quanto pare da nessuna parte era spuntata l'arma del delitto. La aprì e vide che conteneva le foto dei bambini. Debora le osservò con attenzione e si rese conto che non erano foto recenti: erano le classiche foto istantanee realizzate da qualche dilettante, qualcuna poco a fuoco, di quelle ottenute con la stampa da rullino. A occhio potevano datarsi a cavallo degli anni '90. Erano di Giovanni? Gliele aveva date qualcuno? E perché? Quel caso si presentava come un assoluto mistero. Le immagini le sembravano inquietanti e fuori luogo, pur nella loro innocenza. Qualche foto era una semplice istantanea, presa in un luogo pubblico, altre sembravano più posate, ma si capiva che erano riprese col tele e probabilmente chi le aveva scattate, non visto, aveva potuto scegliere delle immagini più soddisfacenti e più accurate. Debora pensò che tutti i bambini si somigliassero un po', alla fine, con quella innocenza e quello stupore davanti al mondo.
“Peccato che poi cambino”, rifletté, mentre le veniva in mente sua figlia Lisa alla loro età, così dipendente da lei e così fiduciosa che mamma avrebbe risolto tutto e sconfitto tutti i draghi.
Debora mise a posto ogni cosa e tornò da Sergio.
- Il materiale è tutto lì? - , gli chiese.
- A me pare già abbastanza - .
- Che idea ti sei fatto? - .
- Mi sembra la vendetta contro un pedofilo - .
- È la prima idea che viene in mente vedendo come l'assassino ha allestito la scena... Hai notato che la stanza è in ordine: non c'è un mobile rovesciato, oggetti rotti... Forse è stato addormentato? - .
- Ce lo dirà il tossicologico - .
- Sì, certo... Hai notato che tutte le fotografie sembrano risalire agli anni '90? Qualcuna porta anche la data stampigliata. Non ti pare un po' strano? - .
- Strano in che senso? - .
- Ammettiamo che sia stato un pedofilo, secondo te ha esercitato in un solo periodo e poi ha smesso? Queste persone non smettono mai - .
- Le altre foto saranno in qualche cartella del computer o, magari, quelle che abbiamo raccolto sulla scena del crimine sono di qualche compare conosciuto in quel periodo. Però, le impronte sulle foto sono le sue. Forse le sviluppava da sé. È tutto da verificare. Chissà come avvicinava quei bambini - .
- Non so... Questa teoria del pedofilo non mi convince. Intanto non quadra con la conoscenza che ho di Giovanni, che certamente era un po' superficiale e narcisista, ma non lo vedo proprio in quella veste. Cercherò di lavorarci su. Chiamami quando ci sono i risultati dell'autopsia - .
Sergio tirò un sospiro di sollievo: la sua insofferenza era palese quando aveva a che fare con Debora, che lo costringeva, con le sue domande, a cercare più risposte di quante volesse trovarne. - Sì, ti faccio sapere - , disse e con lo sguardo indicò la porta, sperando che l'amica cogliesse l'invito implicito.
Debora già era fuori, persa dietro le sue congetture. Per prima cosa si sarebbe confrontata con Flora. Sì, lo sapeva che doveva mantenere il riserbo sulle indagini ma l'amica era come il suo alter ego e, poi, aveva saputo prima di lei ciò che era successo a Johnny il bello. 

Flora arrivò per l'ora di pranzo a casa di Debora, portando una profumata lasagna di radicchio e provola.
- Cara Flo, tu mi vizi - , disse Debbi, prendendo la teglia e recandosi in cucina con l'amica.
- Vizio anche me, tanto la dieta non funziona - .
- Non dire così. Ti vedo in forma - . Debora non mentiva. L'amica aveva ancora le sue belle forme armoniose, ma appariva meno gonfia. Coi suoi capelli biondi e gli occhi azzurri faceva pensare a certe attrici degli anni '60.
- A te, invece, non è necessario dirlo. Sei sempre snella e slanciata e il colore biondo, che hai scelto per i tuoi capelli, ti dona moltissimo - .
- Vabbè, siamo diverse, ma belle ognuna a modo suo. Dai, mangiamo questa lasagna finché è calda - .
Apparecchiarono insieme l'isola della cucina e gustarono il pasto con allegria.
Al caffè Flora chiese dell'omicidio di Johnny il bello: aveva anche resistito troppo, per la sua curiosità innata.
Debora le descrisse la scena del crimine, non omettendo alcun dettaglio.
- Non ci posso credere. Johnny un pedofilo? Ma dai! Un uomo a cui piacevano le donne, così amante della vita. No, non ce lo vedo proprio - .
- È quello che penso anch'io, ma bisogna dimostrarlo - .
- Non potrebbe essere stata qualche amante? - .
- Forse, ma la scena del crimine parla d'altro e poi ci sono le foto dei bambini gettate sul suo corpo. Non si tratta però di pedofilia. Io non ci credo affatto. Devo scoprire cosa c'è dietro quella rabbia - .
- Ricordo che, quand'era ragazzo, diceva, vantandosi, che avrebbe voluto avere tanti figli, perché il suo patrimonio genetico di bellezza e intelligenza non doveva essere disperso - .
- Sì, era anche molto modesto! - . Flora e Debora risero di cuore al ricordo del loro amico del periodo dell'adolescenza.
- Poveretto... Invece non ha saputo tenersi una donna e formarsi una famiglia - .
- Secondo te, lo voleva? - .
- Non lo so. Lui soffrì molto quando la madre li lasciò, suo padre e lui, e forse per questo non è riuscito a legarsi molto a nessuna - .
- Devo dire che è stato sempre un gentiluomo. Nessuna delle donne con cui ha avuto una relazione gli ha serbato rancore ed era in amicizia con molte di loro, anche con i mariti, se la devo dire tutta - .
Debora e Flora rimasero assorte per qualche momento, per poi concludere che necessitava approfondire la storia.
- Io ho l'incarico di consulente in questo caso, per quello che può valere con Sergio, però ciò mi permette di accedere anche alle informazioni ufficiali. Tuttavia, penso che agirò anche per conto mio - , rifletté Debora a favore dell'amica.
- Ci sarebbe quel tuo amico, Fil, che potrebbe aiutarti a cercare notizie su Johnny - .
- Hai ragione! Filippo Vanzitelli! L'anno scorso mi disse di chiamarlo se avessi avuto bisogno di notizie da reperire nel web. Nel pomeriggio lo faccio. Ora, perché non andiamo nel mio orto improvvisato a vedere come vanno gli ortaggi che mi hai aiutato a coltivare? - .
Controllavano la crescita delle zucchine e dei pomodori, che quell'anno stavano venendo su proprio bene, grazie alla perizia di Flora, non certo di Debora, una vera frana tanto in giardino quanto nell'orto. Debbi riprese il discorso che le stava a cuore in quel momento. - Sai, penso che devo chiamare Fil quanto prima, perché non credo che Sergio sarà disposto a cambiare idea sulla storia della pedofilia e intanto si perde tempo prezioso - , disse, mentre toglieva le foglie secche dei pomodori e ne osservava la crescita.
- Credo che tu abbia ragione - .
- Lo chiamerò dopo che sarai andata via - .
Le due amiche continuarono in silenzio a verificare le condizioni di salute degli ortaggi, mentre ognuna seguiva il filo dei propri pensieri. 

Non appena Flora fu andata via, Debora, sedutasi al divano, chiamò subito Filippo Vanzitelli.
- Ciao Debbi! Che bella sorpresa! - .
- Ciao, Fil. È un po' che non ci si sente. Tutto bene? E Lidia e i gemelli? - .
- Noi tutto bene, grazie. Lidia è indaffarata con le due pesti che cominciano a camminare e non le danno tregua, ma sono la nostra felicità. Ti mando una foto così ti rendi conto - .
Debora era stata da Filippo l'anno precedente in occasione del suo secondo matrimonio con la sua amata Lidia. Era un ex hacker molto bravo e viveva in un castello con annesso golf club. Insieme avevano risolto il caso dell'omicidio di un tizio rinvenuto nella piscina del comprensorio, gettato in acqua già morto e congelato. Tutto era accaduto proprio il giorno del matrimonio di Fil e Lidia. Debora aveva trascorso una bellissima settimana da loro, ospite nel loro castello. Si trovava da Fil perché pensava di scrivere un libro su un altro caso di omicidio risolto proprio da lui.
- Mi farebbe piacere vedervi tutti in foto. Ci sono stati più casi criminosi dalle tue parti? - .
- Per fortuna, no. Io continuo a essere il consulente informatico dei carabinieri e devo dire che ce n'è da fare - .
- Ecco, io avrei da chiederti proprio un favore in questo senso. Mi serve che tu mi cerchi notizie su un certo Giovanni Belli, che è stato ucciso evirato. Sergio crede che sia un caso di vendetta su un pedofilo, ma io invece non lo credo, perché lo conoscevo fin da quando eravamo ragazzi e non era proprio il tipo. Poi ti mando i dati anagrafici. Puoi farlo? - .
- Certamente. Sarà un gioco da ragazzi. Allora aspetto la tua mail e poi avvio le ricerche - .
- Grazie. Rimango in attesa di tue notizie. Baci a Lidia e ai gemelli - .
Ora non restava che aspettare, ma Debora non voleva stare con le mani in mano. Cercò nella scatola delle vecchie foto e ne recuperò diverse dove compariva il giovane e già bellissimo Giovanni. Naturalmente era sempre attorniato dalle ragazze, a cui si concedeva generosamente. Le ricordava tutte. Qualcuna aveva fatto una bella piazzata scoprendo di non essere l'unica, ma era acqua passata. Tutte erano sposate e avevano una bella famiglia con i figli grandi, come lei e Flora. Mandò le foto, dove apparivano tante ragazze, all'amica, via WhatsApp, chiedendole se ricordasse quelle giovani donne e quali rapporti ci fossero stati con Giovanni. La risposta non tardò ad arrivare.
- Certo che le ricordo. Alcune le frequento ancora di tanto in tanto. Di Gina Ferrini si dice che ne sia stata l'amante qualche anno fa, ma non ne ho prove certe. Si dava da fare, Johnny, e non era da metterci la mano sul fuoco quanto a fedeltà nelle relazioni, ma come professionista era una persona seria e affidabile - .
- È vero... Conosci altre donne che ha frequentato? - .
- Non ti so dire, perché non erano tutte di qui. Lui gravitava molto su Roma - .
- Ti ringrazio. Già mi sei stata d'aiuto. Ci risentiamo - .
***
Debora rimise a posto le foto, soffermandosi su qualcuna dove compariva anche lei. Erano stati bei tempi, quelli del liceo, tanto studio ma anche tanta spensieratezza. Ricordava con piacere quel periodo. Trovò una foto che ritraeva lei e suo marito quando avevano cominciato a frequentarsi. Quante speranze e quanta vita ancora davanti! Si compiacque per tutt'e due: malgrado avessero superato i cinquanta, ancora erano in ottima forma. Doveva dirglielo alla prima occasione.
Subito dopo chiamò Sergio che, come la riconobbe, sbuffò sonoramente. - Cosa vuoi? Ho da fare, io! Non devo giocare a fare l'investigatore, perché lo sono, io... - , le disse, spazientito.
- Volevo solo dirti che dovresti prendere in considerazione le molte amanti di Giovanni Belli, non tralasciando nulla. C'è per esempio da capire se Gina Ferrini sia stata l'amante, come si dice in giro, e se si siano lasciati in buoni rapporti. Lei già spasimava per lui al liceo. Sebbene mi sia difficile credere che sia stata una donna a fare quello scempio. Le donne preferiscono i veleni, anche se non è da escludere un contatto più... ravvicinato, diciamo. Mi ricordo il caso di Lorena Bobbitt, che evirò il marito fedifrago - .
- Non credo che si tratti di beghe tra amanti. Secondo me c'entra la pedofilia. Hai mai sentito parlare di dongiovannismo? Mica ci sei solo tu ad aver fatto studi di criminologia - , le disse tutto tronfio.
- Ti ho detto di non tralasciare niente. Comunque, fa' come vuoi. Se ho notizie aggiuntive ti faccio sapere - .
- Non ti affrettare - , le rispose sarcastico e riattaccò senza ascoltare altro.
Debora riattaccò a sua volta infastidita, ma non si sentì di dare del tutto torto a Sergio. Effettivamente ci sono teorie su dongiovannismo e omosessualità latente, ma arrivare alla pedofilia le sembrava un salto arduo. E poi quelle foto degli anni '90 cosa c'entravano? Non le restava che attendere notizie da Fil.
Elena Andreotti
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