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Autore: Guy Boothby
Titolo: La vendetta del dottor Nikola
Genere Thriller
Lettori 219
La vendetta del dottor Nikola

Traduzione di Alexander W. Powell

Il gestore del nuovo Ristorante Imperiale sugli argini del Tamigi entrò nel suo lussuoso ufficio privato e chiuse la porta. Dopodiché si grattò il mento con fare pensoso, aprì il cassetto della scrivania e prese una lettera che aveva conservato in quello stesso cassetto per più di due mesi. L'uomo lesse attentamente la lettera, cosa che quello stesso giorno aveva già fatto una trentina di volte a partire da quella mattina a colazione, benché non se ne fosse reso conto. Eppure l'uomo non riusciva affatto a comprendere il significato di quella lettera o a svelare il mistero che essa aveva celato per tutte quelle settimane. La rigirò e analizzò il retro, che non rivelava neanche una macchia o una sbavatura della penna, poi la sollevò davanti alla finestra sperando di scoprire qualcosa dalla filigrana ma l'uomo si ritrovò al punto di partenza. Benché l'orologio sulla mensola del suo camino fosse perfettamente funzionante, l'uomo estrasse un magnifico orologio da taschino dal proprio panciotto e osservò il quadrante; le lancette indicavano le sette e mezzo.
- È senza dubbio la faccenda più curiosa con la quale abbia mai avuto a che fare. - disse lui mentre osservava l'orologio e gettava la lettera sul tavolo. - E considerando che a partire da lunedì prossimo alle undici potrò vantare trentatré anni di carriera affaristica, non sto certo parlando a vanvera. Spero solo di non aver sbagliato nulla. -
Mentre l'uomo esprimeva i propri pensieri ad alta voce, fece il suo ingresso nella stanza la capo contabile, una donna alta, bella e di appena vent'anni. La donna notò la lettera aperta e lo sguardo sul volto del suo principale con una certa curiosità.
- Sembrate preoccupato, signor McPherson - disse lei dolcemente mentre posava i fogli che aveva portato così che l'uomo potesse apporvi la propria firma.
- L'avete detto, signorina O'Sullivan. - rispose lui spingendo i fogli in avanti sul tavolo. - Sono preoccupato per molte cose, in particolare per questa lettera. -
McPherson porse il foglio di carta alla ragazza e lei, desiderosa di mostrare le proprie capacità, la lesse con vistosa attenzione, ma dopo aver raggiunto il fondo del foglio tornò a leggere la lettera dal principio, per poi rileggerla una terza volta. McPherson si alzò, raggiunse il camino e suonò il campanello per convocare il capo cameriere. L'uomo tornò a sedersi alla scrivania, indossò gli occhiali e fissò la ragazza in attesa che lei aprisse la bocca.
- È proprio buffa. - disse lei avendo inteso che il principale si aspettava di sentirle dire qualcosa. - Davvero buffa! -
- È il comunicato più curioso che io abbia mai ricevuto. - rispose lui con voce ferma e decisa. - Come potete vedere è stata scritta a Cuyaba, Brasile e la data risale a tre mesi fa meno un giorno. Mi sono preso il disturbo di scoprire cos'è e dove si trova Cuyaba. -
McPherson pronunciò quelle parole con l'aria di chi è fiero di se stesso e dopo averlo fatto si lasciò cadere sulla sedia, infilò i pollici nelle giromaniche del panciotto e guardo la sua sottoposta in attesa di un segno di compiacimento. McPherson era uno scapolo con un reddito notevole e lei, oltre a essere una bella donna, aveva naso per le opportunità – era destino che le cose sarebbero andate come sperava.
- E dov'è Cuyaba? - domandò lei timidamente.
- Cuyaba - rispose lui facendo rotolare quella parola sulla lingua con un notevole piacere, benché ne avesse sbagliato la pronuncia - è una città a ovest del Brasile, vicina al confine con la Bolivia. Non è particolarmente grande, si trova sulle rive del fiume Cuyaba ed è connessa ai famosi Campi di Diamanti Brasiliani. -
- E l'autore della lettera vive lì? -
- Non saprei dire. Quel che è certo è che l'ha scritta laggiù. -
- E ha richiesto con tre mesi di anticipo una cena per quattro persone, qui in una sala privata che si affaccia sul Tamigi e che sia servita puntualmente alle otto, aggiungendo un elenco delle cose che vuole, compresa un'accurata descrizione di come deve essere apparecchiata e decorata la tavola. Dice di non aver mai incontrato nessuno dei suoi tre amici e che uno di essi proviene da... - la ragazza consultò nuovamente la lettera - ...Hang-chow, un altro da Bloemfontein, mentre il terzo risiede attualmente in Inghilterra. Ciascuno di essi dovrà presentare al portinaio all'ingresso un normale biglietto da visita recante un puntino rosso e sarà nostro compito accompagnarlo immediatamente in questa sala. Non riesco proprio a capire. -
McPherson rimase in silenzio per un momento, poi disse cautamente:
- Hang-chow è in China e Bloemfontein in Sud Africa. -
- Siete indubbiamente un uomo straordinario, signor McPherson! Non riesco a pensare come possiate vantare una cultura simile. -
Era sincera e in gamba perché, come già aveva avuto modo di scoprire, quelle parole ebbero un effetto positivo su McPherson. In quel momento il capo cameriere fece la sua comparsa sulla scena e dopo aver fatto solo un passo dentro la stanza si fermò, come se temesse di rovinare il tappeto semplicemente camminandoci sopra.
- Il numero 22 è pronto, Williams? -
- Quasi, signore. Il vino è nel secchiello del ghiaccio e il cuoco afferma che la cena sarà pronta con puntualità impeccabile. -
- La lettera richiede: ‘nessuna luce elettrica; adoperare candele con paralumi rossi.' Avete sistemato i paralumi che ho acquistato questa mattina? -
- Un istante fa, signore. -
- E, attendete un secondo, c'era un'altra cosa. - McPherson prese la lettera dalla mano del capo contabile e la scrutò attentamente.
- Ma certo, un piattino di porcellana e una piccola caraffa di latte fresco sulla mensola. Una richiesta insolita, ma spero che sia stata rispettata. -
- Me ne sono occupato personalmente, signore. -
- Chi avete incaricato di servire ai tavoli? -
- Jones, Edmunds, Brooks e Tomkins. -
- Molto bene. Allora credo che ci siamo. Un momento! Farete meglio a dire al portinaio di prestare particolarmente attenzione a tre gentiluomini che presenteranno dei biglietti da visita con un puntino rosso. Dite a Brooks di aspettare all'ingresso e ditegli che, quando i tre signori arriveranno, dovranno essere condotti direttamente alla sala. -
- Sarà fatto, signore. -
Il capo cameriere lasciò la stanza e McPherson si stirò sulla sedia cercando di ostentare la propria importanza, poi disse solennemente:
- Credo che questa sera non verrà proprio nessuno ma, se dovessi sbagliarmi, questo Dottor Nikola, chiunque egli sia, non potrà che rimanere soddisfatto delle mie disposizioni. -
Poi, abbandonando la polverosa strada degli Affari, McPherson e la sua compagna intrapresero il losco sentiero dell'Amore – e vi si dispersero al punto che il capo contabile si dimenticò completamente della strana cena che stava per avere luogo al piano di sopra, troppo impegnata com'era a valutare se indossare il suo abito di raso bianco e fiori d'arancio e a chiedersi come fosse possibile che un uomo come il signor McPherson provasse qualcosa per una sua sottoposta vedova con qualche risparmio e un investimento azionario nel commercio delle uova e dei latticini.
Dieci minuti esatti prima che scoccassero le otto una carrozza si avvicinò all'albergo. Non appena la carrozza sì fermò, da essa scese un gentiluomo minuto con il viso perfettamente rasato, le gambe arcuate e un abito talare. L'uomo pagò l'autista e lo congedò, dopodiché tirò fuori dal taschino un normale biglietto da visita bianco, che presentò all'individuo ornato di merletti dorati che aveva aperto il piazzale. Quest'ultimo, avendo notato un puntino rosso sul biglietto da visita, convocò un cameriere e il Reverendo fu immediatamente accompagnato al piano superiore. L'addetto ebbe giusto il tempo sufficiente a tornare all'ingresso del salone quando fece la sua comparsa una seconda carrozza, subito seguita da una terza. Dalla seconda saltò fuori un uomo alto, scattante e di robusta corporatura di circa trent'anni; indossava un abito da sera all'ultima moda e, per nasconderla dagli sguardi comuni, portava un grosso soprabito. L'uomo porse un biglietto bianco al portinaio ed entrò nel salone, seguito dall'uomo che aveva occupato la terza carrozza. Anche quest'ultimo indossava un abito da sera, ma di stampo diverso, antiquato, proprio come chi lo portava: il terzo uomo era infatti più alto degli altri due e aveva capelli bianchi come la neve e il suo viso scavato presentava numerose rughe. Dopo che ebbero lasciato cappelli e cappotti nell'atrio, i tre uomini raggiunsero la stanza numero 22, dove incontrarono un cameriere che camminava impazientemente avanti e indietro.
Il giovanotto lasciò tre da soli e il più alto, che per comodità chiameremo l'Uomo Elegante, guardò dapprima il suo orologio, poi i suoi compagni.
- Signori - disse con un lieve accento americano - mancano tre minuti alle otto. Io mi chiamo Eastover! -
- Lieto di sentirlo, ho una fame incontrollabile. - disse il secondo più alto. - Io mi chiamo Prendergast! -
- Non resta che aspettare il nostro amico e ospite. - fece il signore vestito da impiegato, come se si sentisse in obbligo di partecipare alla conversazione, e poi, come se se ne fosse appena ricordato, proseguì. - Io mi chiamo Baxter! -
I tre uomini si strinsero le mani con cordialità, si misero a sedere e a turno controllarono l'orologio.
- Voi avete mai avuto il piacere di incontrare il nostro ospite? - domandò il signor Baxter al signor Prendergast.
- Mai. - rispose scuotendo la testa. - Forse il signor Eastover ha avuto maggiore fortuna? -
- No di certo. - si affrettò a rispondere. - Ho avuto a che fare con lui più a lungo di quanto io riesca a ricordare ma non l'ho mai incontrato di persona. -
- E dove si trovava quando vi ha contattato la prima volta? -
- A Nashville, in Tennessee. - disse Eastover. - Dopo a Tahupapa, in Nuova Zelanda; e poi a Papeete, nelle Isole della Società; e a Pechino, in China. E quando ha contattato voi? -
- La prima volta a Bruxelles; la seconda a Monte Video; la terza a Mandalay, poi in Costa d'Oro, in Africa. È il vostro turno, signor Baxter. -
Il cameriere guardò l'ora. Erano le otto esatte.
- La prima volta a Cabul, in Afghanistan; la seconda, Nijni Novgorod, in Russia; la terza, Wilcannia, sul fiume Darling, Australia; la quarta a Valparaiso, Cile; la quinta a Nagasaki, in Giappone. -
- È chiaro che si tratta di un giramondo, nonché di un individuo molto misterioso. -
- E, inoltre, - disse Eastover con risolutezza - è in ritardo per la cena! -
Prendergast guardò il suo orologio.
- Quell'orologio è avanti di due minuti. Ecco, si ode il Big Ben! Sono le otto esatte. -
In quel preciso istante la porta si spalancò e una voce annunciò:
- Il dottor Nikola. -
I tre uomini balzarono immediatamente in piedi, non senza nascondere le loro esclamazioni di meraviglia mentre l'uomo che era stato protagonista della loro conversazione faceva il suo ingresso.
Sarebbe difficile dare una precisa e adeguata descrizione della persona che entrò nella stanza in quel momento. Era leggermente più alto dell'ordinario, aveva spalle larghe e gli arti muscolosi ma era di costituzione molto magra. La sua testa, perfettamente incuneata sulle spalle, era adornata da una profusione di capelli neri patinati; il suo viso era privo di barba e baffi e aveva una forma ovale, mentre la sua pelle possedeva una tinta olivastra scura, un colore che si accostava bene ai suoi occhi neri e ai denti color perla. Aveva mani e piedi piccoli e chiunque sarebbe rimasto impressionato dall'eleganza dei suoi abiti. Aveva trent'anni ma chiunque lo vedesse avrebbe potuto dargliene ventotto come quaranta. L'uomo avanzò nella stanza camminando con la mano tesa verso il camino, dove sedeva Eastover.
- Voi dovete essere il signor Eastover. - disse mentre posava i suoi occhi splendenti sull'uomo davanti a sé e manifestava un bizzarro sorriso sul proprio volto.
- Confermo, dottor Nikola. - rispose l'altro con evidente sorpresa. - Ma come avete fatto a capirlo? -
- Ah! Se lo sapeste rimarreste alquanto sorpreso. E voi dovete essere i signori Prendergast e Baxter. Tutto ciò è straordinario; spero di non essere arrivato troppo tardi. Questa mattina c'è stato un incidente vicino al canale e temevo di non arrivare in tempo. Pare che la cena sia pronta; vogliamo sederci? -
I quattro uomini si misero a sedere e cominciarono a mangiare. Quando fu servito il caffè e i camerieri si furono ritirati, il dottor Nikola si alzò da tavola e raggiunse la credenza. Su di essa si trovava una cesta, che il dottor Nikola aprì. Da essa balzò fuori un enorme gatto nero come l'abito del suo padrone. Tornato a sedere, il dottor Nikola seguì l'esempio dei suoi ospiti e si accese un sigaro, soffiando una nube di fumo dalle sue delicate narici marcate.
- Vogliamo parlare di affari? - domandò.
Gli altri batterono quasi simultaneamente la cenere dai loro sigari.
- Di certo sarete impazienti di sapere perché vi ho convocati da tutte le parti del mondo per incontrarmi qui stasera. Ed è normale che sia così ma, stando a ciò che sapete di me, non dovreste essere poi così sorpresi dei miei metodi. -
Il gatto fissò i tre uomini oltre il fumo ed essi ebbero l'impressione che fosse ancora più grande e più feroce di prima. Il gatto saltò in braccio al dottor Nikola e questi iniziò ad accarezzarlo.
- Prima di venire al dunque, desidero che sappiate che di tutte le questioni che hanno richiesto i vostri servigi questa è di gran lunga la più importante. Inizialmente avevo pensato di rivolgermi a Vendon, salvo poi scoprire che Vendon era morto. Ho pensato anche a Brownlow ma Brownlow si è rivelato inaffidabile. E poi mi sono ricordato di voi. In quei giorni ero in Brasile. Così vi ho convocati e voi siete venuti. Fin qui tutto bene. -
Nikola si alzò in piedi e così fece il gatto. L'uomo camminò davanti al camino, poi la sua voce cambiò e assunse un tono più formale.
- Non vi dirò molto ma da quello che vi dirò, sarete in grado di capire molte cose e di immaginare il resto. Tanto per cominciare, c'è un uomo su questo pianeta che mi ha arrecato un'offesa vergognosa. Di cosa si tratta, non vi riguarda. Se ve lo dicessi non lo capireste, quindi non ne parleremo. È un uomo immensamente ricco e tra pochi minuti riscuoterà dalla banca un assegno di 300.000 sterline. Ovviamente ha molto potere dalla sua parte. Ha ragione di sapere che serbo rancore nei suoi confronti e fin'ora mi è sempre stato un passo avanti. Questo perché io glielo lascio fare. Sto tramando un piano che lo renderà povero e allo stesso tempo un misero disgraziato. Se avrò successo, e attualmente posso dirmi soddisfatto di ciò che voi tre signori avete fatto fino ad ora, pagherò a ciascuno di voi 10.000 sterline. Se ciò non avverrà, allora riceverete mille sterline e sarete rimborsati di tutte le vostre spese. Riuscite a seguirmi? -
Era chiaro, a giudicare dai loro volti, che i tre non si erano persi una sua parola.
- Ma ricordate, è essenziale che ciascuno di voi faccia la sua parte. Per tutta la durata di questa operazione voi vi affiderete a me, anima e corpo, in tutto e per tutto. So che siete uomini leali, ho motivo di ritenere che siete - perdonate l'espressione - privi di scrupoli e sono fiero della vostra discrezione. Tuttavia non vi rivelerò più di quanto è necessario che sappiate, così da impedirvi di tradirmi nel caso decideste di farlo. E ora veniamo al piano! -
Nikola tornò a sedere e prese un foglio dalla tasca; lo guardò e lo porse a Eastover.
- Voi partirete immediatamente - voglio dire, prenderete la nave che salperà mercoledì - per Sidney. Prenoterete un posto domani mattina vi incontrerete con me a Plymouth. Domani sera ci incontreremo a un indirizzo che vi farò avere per darle ulteriori istruzioni. Buonanotte. -
Capendo di essere stato congedato, Eastover si alzò, strinse le mani ai presenti e lasciò la stanza senza dire una parola. Era troppo meravigliato per esitare o per dire qualcosa.
Nikola prese un'altra lettera dalla sua tasca e si girò verso Prendergast. - Questa sera voi andrete a Dover, domani mattina raggiungerete Parigi e lascerete personalmente questa lettera all'indirizzo che troverete scritto su di essa. Giovedì, alle due e mezzo in punto, mi porterete la risposta a Charing Cross. Nella busta troverete soldi a sufficienza per pagare tutte le spese. Adesso andate! -
- Alle due e mezzo avrete la vostra risposta. Buonanotte. -
- Buonanotte. -
Quando Prendergast ebbe lasciato la stanza, il dottor Nikola si accese un altro sigaro e rivolse le sue attenzioni al signor Baxter.
- Sei mesi fa, signor Baxter, vi ho trovato un posto come tutore del giovane marchese di Beckenham. Ricoprite ancora quel posto, vero? -
- Sì. -
- E il padre è ben disposto nei vostri confronti? -
- Senza ombra di dubbio. Ho fatto del mio meglio per ingraziarmelo. È ciò che mi avevate chiesto. -
- Sì, sì! Ma non ero certo che avreste avuto successo. Se il vecchio non è cambiato dall'ultima volta che l'ho incontrato, dev'essere ancora un tipo difficile con cui avere a che fare. Il ragazzo ha stima di voi? -
- Lo spero. -
- Mi avete portato la sua fotografia come avevo richiesto? -
- Certamente. Eccola. -
Baxter prese una fotografia dalla sua tasca e la posò sul tavolo.
- Bene. Ben fatto, signor Baxter. Sono soddisfatto del vostro operato. Domani mattina tornerete a Yorkshire... -
- Scusatemi se vi correggo – Bournemouth. Sua Grazia possiede una casa vicino a Bournemouth, che occupa durante i mesi estivi. -
- Molto bene. Allora domani mattina tornerete a Bournemouth e continuerete ad ingraziarvi il padre e il figlio. Dovrete instillare al ragazzo l'idea di vedere il mondo affinché nasca in lui il desiderio di viaggiare Ma non fategli capire che siete stato voi a mettergli un simile pensiero in testa. Io mi farò vivo tra un giorno o due. Andate, adesso. -
Anche Baxter lasciò la stanza e la porta si chiuse. Il dottor Nikola sollevò la fotografia e la studiò.
- La somiglianza è inconfondibile. Amico mio, mio carissimo amico Wetherell, le cose si mettono male per voi. Tutto sta andando esattamente come avevo previsto. Quando il mio piano sarà completo, io tirerò la leva fatale che accenderà il macchinario e immergerà voi nel guano fino al collo. E allora mi darete ciò che voglio e vi pentirete amaramente di esservi messo contro il dottor Nikola! -
Nikola suonò la campanella e ordinò il conto; ripose il gatto nella cesta, chiuse il coperchio, camminò lungo il corridoio e chiamò una carrozza.
Il portinaio domandò a quale indirizzo fosse diretto Nikola, così da informare il vetturino. Nikola rimase un momento in silenzio, poi disse:
- Al pub Il Marinaio Verde, East India Dock Road. -

Guy Boothby
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