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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
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Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Jane Rose Caruso
Titolo: Il Sentiero delle Lucciole
Genere Up-Lit
Lettori 523 1 14
Il Sentiero delle Lucciole
Conerville Country series.

Il lieve venticello di primavera fece svolazzare le bianche tende di lino, che si gonfiarono, maestose, come le vele di una nave.
Il silenzio regnava nella stanza. Melanie Sofie Spencer sonnecchiava nel grande letto a doppia piazza in legno massiccio di faggio.
Si rigirò fra le lenzuola inamidate e un leggero profumo di sapone di Marsiglia le solleticò il naso.
Non aveva chiuso occhio tutta la notte.
Una luce tenue filtrava dal vetro già di prima mattina.
Un sole pallido faceva capolino attraverso le nubi, che come riccioli di panna si addensavano creando un cielo macchiato.
Un raggio di sole si liberò dall'oscurità e filtrò attraverso la stanza, illuminando in parte lo specchio.
Un riflesso si sprigionò come un prisma formando un arcobaleno di colori sul tetto.
Nessun rumore si sentiva ancora e placido il giorno stava iniziando a svegliarsi, così come la casa.
Melanie si rigirò dal lato opposto per coprirsi gli occhi con il lenzuolo.
Nulla, non riusciva più a prendere sonno. Si scoprì, smaniosa, e batté le palpebre, era confusa.
Si stropicciò gli occhi per mettere a fuoco la stanza: non ricordava di essere lì, la sua mente era ancora nella piccola mansarda a Montmatre.
Odori diversi si mescolarono, i colori si offuscarono nella sua mente come in un sogno.
Sbuffò e provò a muoversi, ma era come se il suo corpo si rifiutasse.
Dal piano di sotto, le giunse un leggero aroma di caffè e pane tostato.
Riuscì finalmente a liberarsi dai bianchi tentacoli delle lenzuola, si stiracchiò e poggiò i piedi sul parquet caldo.
Le si disegnò un lieve sorriso sul volto.
Aveva i capelli scarmigliati e gli occhi gonfi di stanchezza.
Era arrivata la sera prima frastornata e stanca da Parigi, con una valigia azzurra fra le mani.
Era tornata al suo passato, a Conerville, nella stanza della sua infanzia.
Tutto sapeva di felicità.
Da piccola, aveva vissuto serena fra mucche e maiali, adorava la vita nella fattoria, le piaceva l'odore del fieno appena tagliato e dell'erba bagnata dopo la pioggia, adorava i tramonti dopo le tempeste.
Era stata una bambina felice, insieme a suo fratello Malcom.
Si divertivano un mondo a inventare nuovi giochi, il loro era un mondo fatto di deliziosi segreti: potevano essere pirati, ambasciatori o avventurieri.
Il destino era stato clemente con loro, avevano avuto dei genitori splendidi e un luogo dove perdersi, e tutto era stato perfetto, fino a quando non era andata alle superiori.
L'adolescenza era stata tutt'altro che semplice, la sua vita era diventata un inferno.
I suoi compagni di scuola la prendevano in giro per il lavoro di suo padre.
Melanie ne era stata ferita, giorno dopo giorno, come un'incisione fatta sempre nello stesso punto.
Abitare in una fattoria non era il massimo del lusso.
I genitori di Melanie stavano bene ed erano felici, lo era anche lei, ma non erano ben visti dal Comitato Scolastico che si riuniva per decidere le sorti della High Shool di Conerville e, in parte, della città.
Melanie, d'altro canto, non partecipava ad alcun corso extra scolastico, se non quello di disegno.
Era stato doloroso convivere con le prese in giro e le cattiverie dell'intera città, aveva pianto e sofferto e non riusciva a comprendere come la gente potesse essere così cattiva nei suoi confronti.
Sua madre non se ne curava, camminava a testa alta con il sorriso sulle labbra. E diceva di ignorarli, di continuare ad andare avanti, senza badare a loro.
Melanie, però, era solo un'adolescente.
Voleva solo essere accettata, non ce la faceva a non soffrire, si sentiva sprofondare sempre più giù e voleva lasciar andare via tutto e fuggire lontano.
La sua adolescenza era stata distrutta.
Sulla pelle aveva ancora l'odore di quei lontani e dolorosi ricordi.
Ogni cellula del suo corpo, da quel momento, aveva ripudiato Conerville.
A complicare le cose era arrivata la malattia della madre, un male atroce e senza speranze, che aveva aggiunto altra frustrazione e spezzato definitivamente l'incanto.
Melanie si era rinchiusa nel suo mondo.
Suo fratello, a sua volta, si era allontanato da lei.
La ragazza non aveva avuto più un compagno di giochi, di sorrisi e sfoghi.
Il suo rifugio erano diventati i libri.
Era brava in tutte le materie, nonostante le discriminazioni e le accuse che le rivolgevano.
Si era tuffata nelle parole, le uniche che riuscivano a farla evadere da quel mondo malato.
Aveva evitato accuratamente le persone, fino a quando un ragazzino della sua stessa età non si era trasferito di fianco alla sua fattoria.
Jonny era il suo nome, era arrivato dalla grande città in quella piccola provincia.
Era cicciotello e coi capelli ricci, le sue guance sembravano due mele.
Aveva conosciuto Mel sul pullman al ritorno da scuola e da allora non l'aveva più abbandonata.
Parlava e parlava, era la cosa che preferiva più fare e Melanie restava per ore ad ascoltarlo, seduta su un muretto.
I suoi compagni di classe lo avevano da subito preso di mira, per il fisico un po' troppo in carne.
Esclusi entrambi, come dei reietti, avevano consolidato la loro amicizia ancor di più.
La tragica malattia della mamma di Mel, però, aveva incrinato qualcosa e la ragazza non era riuscita più a sopportare nessuno.
La sua morte, poi, aveva concluso il lavoro, e Mel era diventata ingestibile.
Era riuscita però a terminare gli studi.
Una delle sue professoresse, la signorina Teresa Lavigne, insegnante di italiano, l'unica che l'aveva presa a cuore e aveva compreso i suoi problemi, le aveva fatto ricevere una borsa di studio.
Era stata quella l'occasione per fuggire via da Conerville.
Gli studi di Psicologia all'Università l'avevano portata a Parigi, dove si era trasferita e sentita lontana e protetta.
Nanà, la sua tata di quando era piccola, era francese e, spesso, da bambina, le raccontava della capitale francese e delle sue strade che odoravano di baguette e desideri.
Melanie sognava quel mondo a occhi aperti, fin da bambina.
Così, aveva deciso da tempo che sarebbe stata la sua meta un giorno, il luogo dove la sua vita si sarebbe concretizzata.
Ed era accaduto proprio così.
Aveva concluso gli studi con il massimo dei voti e da quel momento la sua carriera era decollata.
L'unica nota dolente però era il suo cuore, continuava a essere arido e vuoto.
Le mancava qualcosa, qualcosa che aveva perso in quegli anni, la bellezza della vita e delle sensazioni che aveva messo in pausa in un tempo andato.
Ricordi sparsi e sensazioni erano andati annullandosi.
Si era dedicata al lavoro per non pensarci.
Aveva aperto un piccolo studio e ora era tra le dottoresse più affermate del suo settore: la psicologia.
Una donna che era arrivata a livelli altissimi e che era ancora in continua evoluzione.
Scavava, fino a trovare il nodo della matassa, il blocco che la persona aveva e lo scioglieva, lentamente.
Studiava continuamente nuovi testi, approfondendo la storia e le scoperte.
Era geniale e le piaceva osservare per poi scandagliare l'anima che aveva difronte.
Tutto le era crollato addosso una settimana prima, quando aveva ricevuto proprio da Nanà, la notizia che suo padre era morto.
Con lui, aveva avuto sempre un rapporto conflittuale.
L'uomo non aveva mai appoggiato la sua strada, né la sua lontananza.
Vivere così lontano era impensabile.
Suo padre era un buon uomo ma a volte si perdeva nelle sue idee, aveva sempre lavorato a stretto contatto con gli animali, era un veterinario e aveva fatto diventare la fattoria uno dei più grandi possedimenti in tutta Conerville.
Dalla morte della moglie però, era diventato duro e irascibile.
Malcom, il fratello di Melanie, si era preso cura di lui era rimasto lì a Conerville e aveva da subito aiutato il padre.
Era stato più forte, aveva sempre amato quel posto immerso nel verde e la bellezza della semplicità.
Era diventato veterinario a sua volta e aveva trasformato la fattoria in un bellissimo B&B country.
Aveva fatto fiorire l'azienda in un periodo di forte crisi, riportandola alla vita.
Melanie invece si era allontana il più possibile.
A malincuore, poi, era tornata a casa.
Si era ritrovata alla stazione di Conerville ancora una volta, con i suoi sogni divisi a metà.
Ora doveva riordinare le carte sparse della sua vita e doveva farlo in fretta, prima di ritornare alla sua carriera e alla vita arida senza amore che conduceva.
Jane Rose Caruso
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