Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Sergio Bertoni
Titolo: Provaci, e sei morto!
Genere Thriller
Lettori 193
Provaci, e sei morto!

Cap. XX - Complicazioni


Dimitru, giunto ad Aosta a tarda notte, si avviò stancamente lungo via delle Betulle, alla periferia nord della città. Lo stradone, illuminato dalla luce giallastra dei lampioni, era deserto. L'aria era gelida e il vento fischiava lugubre sferzando le costruzioni e strappando da alcuni alberi le ultime foglie ingiallite. Il rumeno si guardò intorno, perplesso, si era recato in quel posto solo una volta, e alla luce del giorno. Poi riconobbe l'insegna del negozio di un fioraio e, poco più avanti, si inoltrò in una stradina secondaria e raggiunse infine un piccolo sentiero, seminascosto tra la vegetazione. Dopo un centinaio di metri apparve il basso muro di cinta del bârlog detto anche - la casa gialla - : il covo principale di Radu Albunescu.
Quello che, a uno sguardo superficiale, poteva sembrare un vecchio casolare rivestito da uno screpolato intonaco giallognolo, celava una robusta sede fortificata, protetta da un complicato sistema di sorveglianza elettronico. Di fianco a un pesante cancello di ferro, su una targhetta senza nome c'era il pulsante di un campanello. Dimitru lo pigiò, e dopo essere stato riconosciuto, attraversò un breve vialetto e incontrò Madalin che, imbracciando una mitraglietta skorpion, aveva già aperto un pesante portone ed era apparso sulla soglia.
- Ehi, amico, avverti il capo che sono arrivato. -
- Non c'è. Radu è partito. È stato convocato dai pugliesi. Non capiscono come hanno fatto i carabinieri a catturare uno dei nostri a Valdrusina, e a scoprire quel nostro importante deposito in montagna dove tu eri di guardia. Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo perso una grande quantità di roba, praticamente quasi tutto. Tu lo sai bene. Ora siamo in grosse difficoltà e in stato di allerta. -
- Ok, allora telefonagli e riferisci che sono qui. -
- Non posso, da quando è partito c'è l'ordine di non usare cellulari e satellitari finché non saremo sicuri che non corriamo il rischio di essere intercettati. -
- Che novità ci sono? Altri guai in vista? -
- Abbiamo fatto fuori una merdosa spia albanese, che forse è quella carogna che ci ha messo nei guai. Ora dobbiamo smerciare in fretta tutto quel poco che ci è rimasto e tagliarlo per aumentarne la quantità. Ci serve molta grana. Dobbiamo pagare la prossima merce al colombiano che non vuole più attendere e che minaccia di farci fuori con un bel po' di piombo. -
Dimitru finse di assumere un aspetto preoccupato, ma dentro di sé sogghignò. Aveva visto giusto e Radu era in grosse difficoltà.
- Ha lasciato ordini? Dobbiamo fare qualcosa? -
Madalin sbadigliò, torvo e disgustato, si soffermò a guardare l'aspetto malconcio, sporco e maleodorante del nuovo arrivato. Dimitru non era benvisto all'interno della Brigada, era stato introdotto da poco tempo dal cugino Constantin, ma il suo carattere, rissoso e arrogante, aveva irritato molti di loro. Persino il capo, uomo rozzo, spietato e feroce, aveva successivamente appreso, con un certo disgusto, i numerosi crimini sessuali commessi in patria da Dimitru. Se non ci fosse stata la necessità di avere a disposizione la maggior quantità possibile di mano d'opera rumena l'avrebbe volentieri eliminato. Sprangato il portone, e riattivati i sistemi di allarme, l'uomo sbuffò ancora e brontolò, annoiato una risposta.
- Per ora dobbiamo solo darci da fare in giro, assoldare molti altri di questi profughi negri, aumentare il numero degli spacciatori e dare a qualcuno, a caso, una sonora lezione che serva da esempio per gli altri. Devono capire bene chi è che comanda e che cosa succede a chi sgarra! Comunque adesso vai dentro, togliti dai coglioni e trovati un posto per dormire. Fatti una doccia. Puzzi come un cane morto. -
Dimitru sghignazzò, beffardo. Raccolse lo zainetto con le sue cose e si addentrò nella casa attraversando oscuri corridoi e stanze in penombra dove numerosi figuri ronfavano rumorosamente su minuscole brande e su lerci materassi gettati in terra. Era evidente che la gravità della situazione aveva costretto, per motivi di sicurezza, a riunire in uno spazio insufficiente quasi tutti gli uomini della Brigada. L'aria era stantia e talmente mefitica da far bruciare la gola. Si avvicinò a una finestra e l'aprì, respirando a pieni polmoni l'aria gelida ma pulita. In lontananza, illuminata dalla luna, si ergeva la cima candida del Grand Combin che dominava la vallata. Si guardò intorno, si trovava in uno sgabuzzino, forse un ripostiglio. Aprì un armadio: armi, indumenti vari, e parecchie coperte, ne raccolse alcune creandosi un giaciglio per terra. Si sdraiò esausto. Pochi secondi dopo dormiva già.

***

Una livida alba iniziava a illuminare i boschi e le case di Valdrusina. Gherasim, ancora assonnato, udì un lontano rintocco di campane, aprì svogliatamente gli occhi, si stiracchiò e si levò a sedere. Si sentiva ancora più stanco di quando si era coricato. Aveva inseguito per tutto il giorno l'uomo che era stato incaricato di sorvegliare e aveva scoperto ben poco sul suo conto. Aveva solo accertato il cordiale rapporto che questi aveva con i carabinieri, e che dovunque si recasse c'era sempre qualcuno che lo salutava rispettosamente. Doveva essere una persona importante e a conoscenza di molte cose.
Il profumo del caffè lo risvegliò del tutto, si avvolse nella coperta e si recò nel minuscolo locale che serviva da cucina. Jacob Ardelean si era già alzato e stava inzuppando del pane imburrato in una ciotola ripiena di caffellatte. Con un grugnito, Jacob gli indicò un bricco ripieno di caffè ancora caldo. Gherasim si servì una abbondante colazione che lo ristorò. Il lontano brontolio di un tuono fece presagire che ancora una volta la giornata sarebbe stata piovosa. In un angolo, una vecchissima radiolina a transistor gracchiava le notizie del giorno, trasmesse da una emittente locale: nelle vicinanze di Aosta, era stato rinvenuto sul greto di un fiume il cadavere, nudo, di uno sconosciuto con la gola tagliata. Le indagini erano in corso.
- Hai sentito, Jacob? Chissà di chi è questo morto? -
- Non lo so, e me ne fotto! So che quella è la fine che il capo farà fare a noi se non riusciamo a scoprire chi sia e che cosa sappia quell'amico del maresciallo, e quella femmina che ho visto entrare da Privitera! Tu sei riuscito a sapere qualcosa? -
- No. Abbiamo avuto altre istruzioni? Hai parlato con Radu? -
- L'ultima volta che ci ho parlato non è stato molto amichevole, mi ha detto: - fai bene il tuo lavoro, imbecille, se non vuoi che le tue budella finiscano in pasto ai miei cani. - E si riferiva anche a te. Se non scopriamo tutto su quella troietta, e soprattutto sul suo amichetto, quel Marchiolini... Marchettini... -
- Marchesini. -
- Già, Marchesini. Chi cazzo è? Perché si interessa a Privitera? Che cosa ha a che fare con noi? È lui che ci sta facendo guerra? Come possiamo sapere chi è e che cosa combina se non possiamo chiedere in giro, se non possiamo farci notare? Tu hai qualche idea? -
Gherasim si passò una mano sui radi capelli, scosse il capo e aprì sconsolatamente le braccia.
- No. Io mi toglierei il pensiero, farei fuori lui e anche quella baldracca. Un po' mi attizza, e prima le darei una bella botta! - rise sguaiatamente - ma non credo che il capo sia d'accordo. Ora chiamo Madalin, forse lui può suggerirci qualcosa e ci può aiutare. -
- No, è inutile. Non risponderebbe nessuno e inoltre noi non dobbiamo più telefonare. -
- Perché? -
- Ordini. Se sarà necessario ci manderanno qualcuno, ma fino ad allora niente cellulare. Anche tra noi due nessuna telefonata. Dobbiamo decidere da soli che cosa fare. E non dobbiamo sbagliare, altrimenti Radu ci appende per le budella. -
Gherasim si grattò furiosamente la testa, pensieroso.
- Iacob! -
- Dimmi. -
- Ti ricordi quando eravamo a casa, a Budacu? Ricordi cosa abbiamo fatto a Piotr Dominescu, quello stronzo di costruttore ciccione pieno di grana, che aveva massacrato di legnate tuo nipote perché, secondo lui, aveva sbagliato nel riparargli l'impianto elettrico? -
- Certo che me lo ricordo! Ce ne siamo scappati dalla Romania perché, anche se non aveva nessuna prova, quel porco sospettava di noi due, e sappiamo bene che la milizia, con tutte le mazzette che gli pagava, era ai suoi ordini. Quei corrotti ci avrebbero picchiati e sbattuti dentro per anni, senza prove e senza processo! -
Gherasim scoppiò in una risata talmente prolungata e sonora che fu costretto a sedersi con le lacrime agli occhi, poi mormorò:
- Dio! Non so che cosa avrei pagato se avessi potuto vedere la sua faccia quando si è risvegliato! -
Iacob sghignazzò a sua volta.
- Già, ricordo. Lo lasciammo disteso nella sua lussuosa vasca da bagno, ricoperto di merda fino al collo e gli svaligiammo la casa. Fu molto divertente e ha avuto quello che si meritava! Come mai mi hai ricordato quel fatto? -
- Mi è venuta un'idea. Jacob, hai ancora quel vaporizzatore elettrico a batteria o puoi procurartene uno? -
- Non so. Può darsi, ma perché me lo chiedi? -
Gherasim si era tolto la coperta di dosso e ora si stava rivestendo velocemente. Guardò di sottecchi l'amico e, con un ghigno sornione, rispose con un'altra domanda.
- Sto pensando a come risolvere il nostro problema. So che da queste parti dovrebbe esserci il nostro adăpost, ma non ci sono mai stato, tu sai dov'è? -
- Il nostro rifugio? Sì, certo, so dov'è e ho anche le chiavi per entrarci, ma non c'è nessuno là dentro. Ci serve solo per le emergenze e tu ancora non mi hai risposto, ma perché mi fai queste domande e che cazzo hai da sghignazzare? -
Gherasim gli si accostò e gli sussurrò qualcosa all'orecchio.

***

Come ogni mattina, Santina si recò a casa del maestro. Le strade erano ancora infradiciate di acqua e fango per un ulteriore violento temporale che, fin dalla sera precedente e per quasi tutta la notte, aveva costretto gli abitanti a restarsene rinchiusi in casa al caldo. Trasse di tasca le chiavi per aprire la porta ma si accorse che era solo socchiusa. Scrollò il capo, innervosita, non era la prima volta che succedeva. Questo benedett'uomo non si è ancora reso conto che il paese non è più tranquillo come una volta, pensò, ma ora, quando gli porto il caffè, gli darò una bella strigliata! Eppure lui è amico del maresciallo e dovrebbe saper bene che ci sono stati diversi furti e che in giro c'è un sacco di brutta gente.
Sbuffando, la donna si recò in cucina, preparò il caffè, riscaldò un po' di latte e si recò nella stanza del maestro per destarlo e portargli la colazione. Sbarrò gli occhi stupita, il letto era disfatto ma vuoto. Anche nel bagno, e negli altri locali, non c'era nessuno. Eppure ha dormito qui, non ha passato la notte fuori. Come mai non c'è? Non esce mai senza avvertirmi, senza lasciarmi almeno un biglietto! Controllò ogni angolo della casa. Tutto era in ordine e non c'era nessun avviso per lei. Non sapeva che cosa pensare. Brontolando tra di sé iniziò a fare le consuete pulizie.
Era quasi mezzogiorno e Santina, in procinto di terminare il suo orario di lavoro, si tolse il grembiule. Stava per uscire, quando cominciò a squillare il vecchio telefono fisso che il maestro non aveva mai voluto disdire. Indispettita, sollevò bruscamente la cornetta.
- Pronto! - vociò.
- Buongiorno, sono la signora Ottaviani. Con chi parlo? -
Ascoltando una delicata e cortese voce femminile, Santina si calmò.
- Buongiorno, signora, sono la domestica del maestro, ma lui non c'è, e oggi non l'ho proprio visto né sentito. -
- Mi ascolti, cara, il dottor Marchesini doveva venire da me oltre un'ora fa, ma non si è fatto vedere. Ho provato varie volte a contattarlo al cellulare ma risulta non raggiungibile, non sa dove possa essere andato? -
- No, signora. Mi spiace, non ne ho idea. Quando sono arrivata, alle sette di stamattina, era già uscito e non ha il cellulare. Ho visto che è sul suo comodino, spento. Infatti volevo telefonargli anch'io perché si dev'essere allontanato così di fretta che ha anche dimenticato di chiudere la porta. -
- Capisco, cara. Va bene. La ringrazio. -
Ansiosa e agitata, Isabella ripensò agli ultimi eventi e a quei fantomatici personaggi che forse pedinavano lei e Claudio. Non voleva sembrare precipitosa o esagerata ma non era il caso di perdere tempo, telefonò al maresciallo.
- Buongiorno, maresciallo. Mi scusi se la disturbo, sono Isabella Ottaviani, per caso il dottor Marchesini è lì con lei? -
- Buongiorno, signora. Nessun disturbo, si figuri, mi consideri sempre a sua disposizione. No, il professore non è qui da me. Posso esserle utile io? -
- Ecco, vede, maresciallo, sono un po' preoccupata. Claudio, che è sempre così preciso, doveva venire da me, ma non si è visto e non è rintracciabile perché, cosa strana per come lo conosco io, ha lasciato a casa il suo cellulare. Inoltre, mi riferisce la sua domestica, questa mattina alle sette non era in casa e anche la porta della sua abitazione non era chiusa a chiave. -
Il maresciallo schizzò in piedi aggrottando le sopracciglia. La situazione era davvero strana e singolare. Non volle tuttavia preoccupare ulteriormente la signora Ottaviani e mormorò, sforzandosi di mantenere calma la voce, alcune parole di rassicurazione.
- Non si preoccupi, signora, il professore è sempre pronto a prestare aiuto e consigli, ed è molto conosciuto. È probabile che abbia ricevuto qualche richiesta urgente o che si sia precipitato in soccorso di qualcuno, così come è solito fare. Credo che si farà presto vivo con lei, comunque stia tranquilla, mi interesserò e non mancherò di tenerla informata. -
Terminata frettolosamente la conversazione con qualche ulteriore convenevole, Antinori schizzò fuori dalla stanza ordinando al brigadiere Caruso di chiamare subito il carabiniere Yao. Pochi secondi dopo, Yao, impeccabile come sempre, si presentava al suo cospetto, sull'attenti e sbattendo i tacchi. Non fece in tempo ad aprire la bocca che il maresciallo lo investì:
- Yao, ti avevo ordinato di seguire il professore Marchesini, l'hai fatto? Che cosa è successo? C'era qualcuno che lo pedinava? -
- Signorsì, signor maresciallo capo. Non l'ho perso di vista neppure un minuto, l'ho seguito tutto il giorno prendendo nota di ogni suo spostamento. Non c'è stato nessun avvenimento di rilievo, tuttavia è stato sempre pedinato da un individuo sospetto che ha provveduto ad occultarsi ogni qualvolta il signor Marchesini si guardava dietro. Quell'uomo, al quale ho scattato diverse fotografie, si è allontanato solo a tarda sera dopo che il maestro era rientrato in casa. -
- Quindi il maestro è tornato nella sua abitazione, ne sei sicuro? Verso che ora? -
Il carabiniere trasse di tasca un taccuino e lo consultò rapidamente. - Esattamente alle 22:15, signor maresciallo capo. -
- E sai chi fosse quel tizio che lo seguiva? -
- No, signore, mai visto prima, però posso portare le fotografie al nostro tecnico per verificare se si possa ottenere un riconoscimento facciale. -
- Bene. Provvedi subito e chiama il brigadiere. -
Quando Caruso entrò nella stanza, il maresciallo sembrava angosciato, aveva telefonato al dottor Minicucci e alla trattoria di Antonio Pengo ma nessuno aveva visto Marchesini o ne aveva avuto notizia. la situazione generale si faceva sempre più difficile e complicata, si era scoperta l'esistenza di cosche criminali molto più attive e pericolose di quanto si fosse mai immaginato. La pluriennale tranquillità di quei luoghi e di quella regione aveva forse in parte assopito e depotenziato l'attività investigativa che ora era costretta ad affrontare collaudati e crudeli sistemi malavitosi, mai incontrati in precedenza, e di recente importazione. Occorreva muoversi con prudenza ma con la massima determinazione, cercando di stroncare il male alla radice ed evitando che si diffondesse come una metastasi.
- Comandi, signor maresciallo. - mormorò il brigadiere, inquieto, osservando il suo superiore che da qualche minuto, dopo aver camminato nervosamente su e giù per la stanza, si era ora affacciato alla finestra. Stava impettito, con le mani sui fianchi, senza parlare, e immerso nei suoi pensieri. Caruso tossicchiò per farsi notare. Antinori si riscosse con un sussulto e proruppe in un torrente di concitate parole.
- Caruso, può anche darsi che io mi stia innervosendo senza ragione, ma ho il motivato timore che il nostro amico, il professore Marchesini, sia sparito e possa essere in pericolo. Ho appena saputo che alle sette di stamattina non era nel suo letto, che non ha portato con sé il cellulare dal quale non si separa mai, che la sua domestica ha trovato la porta di casa aperta, che non si è recato a un appuntamento al quale, ne sono certo, teneva molto, che nessuno fino ad ora l'ha visto, e, ciliegina sulla torta, è stato continuamente seguito e sorvegliato da uno sconosciuto che stiamo cercando di individuare. Non ti nascondo che sono molto preoccupato. -
Il brigadiere scosse il capo, impensierito e perplesso.
- Sono turbato anch'io, non conosco il maestro bene come lei, ma la situazione è di sicuro strana e anomala. Sono a disposizione, signor maresciallo, comandi. -
- Caruso, per il momento abbiamo solo una segnalazione che mi è stata fatta dalla signora Ottaviani, ma questa è sufficiente per metterci immediatamente all'opera: controlliamo se nei pressi dell'abitazione di Marchesini vi siano delle telecamere, e chiediamo ai proprietari di salvare le registrazioni sui loro computer. Facciamo la stessa cosa presso la stazione dei pullman. Può anche darsi che il maestro sia dovuto partire urgentemente, e quindi mostriamo una sua fotografia e interroghiamo autisti e tassisti. Mandiamo l'appuntato Zonin dalla domestica Santina e annotiamo ogni particolare che possa aver rilevato. Allertiamo i nostri uomini di pattuglia e presidiamo l'ingresso della sua abitazione. L'accesso all'interno di qualsiasi persona estranea, compreso la domestica, deve essere vietato. -
- Provvedo subito. - rispose, deciso, il brigadiere, e si allontanò di corsa. Antinori crollò sulla sua poltroncina e pose i gomiti sulla scrivania appoggiando le mani sul viso. Era affranto.

Sergio Bertoni
Biblioteca
Acquista
Contatto