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Autore: Amico Franca Adelaide
Titolo: Palingenesi 2098
Genere Fantasy Distopico
Lettori 108
Palingenesi 2098

Quella notte passò insonne. Keraunos aveva ricevuto troppe emozioni; si era catapultato in un mondo frastornante, rumoroso, colorato e confusionario, tanto da togliergli il sonno, per quella notte, almeno.
Ma il sonno non arrivava anche per un altro motivo: Kora. Era stato lo sguardo, dolce e azzurro come il cielo delleterna primavera; era stata la snella figura proporzionata, erano le gambe lunghe da gazzella, il passo veloce che faceva ondeggiare i capelli ondulati, la maglietta e i jeans aderenti al corpo era stato tutto quello. A farlo innamorare.
Si girava e rigirava tra le lenzuola e con le ali graffiava il lino leggero. Quelle maledette ali! Se solo fosse stato un po più simile agli esseri umani! Senza peli né ali, magari con le gambe un po più in carne, gli occhi meno a capocchia di spillo, la bocca meno appuntita eh, ce nera da risistemare! Che tristezza! Che desolazione! Le lacrime, sì, quelle erano del tutto simili alle lacrime degli umani e sgorgarono copiose dagli occhietti di Keraunos.
Cercò di addormentarsi perché gli sembrava di cattivo augurio il fatto che, proprio il suo primo giorno, venisse concluso nel pianto. Volle convincersi che non sarebbe stato più così, che il giorno dopo sarebbe stato diverso, che avrebbe dimenticato Kora perché, in fondo, cosera stata mai quella ragazza se non una violenta distrazione?
Altre distrazioni, altre fantasmagorie avrebbero catturato lattenzione di Keraunos e Kora sarebbe stata dimenticata e le gambe scarne così come gli occhi a spillo e le ali ingombranti sarebbero ritornate ad essere tutte, semplicemente, note identificative della sua natura. E nientaltro. Sì, così sarebbe stato. E con questo pensiero, Keraunos si addormentò.
Lindomani, in effetti, il pensiero di Kora si era affievolito.
Keraunos volle fare una passeggiata per visitare, della città in cui si trovava, i posti più belli. Vide dei genitori con bambini, avviarsi verso un enorme spiazzo verde alberato circondato da una cancellata.
Si trattava di un giardino pubblico.
Keraunos salì le scale che portavano al cancello principale ed entrò.
Simmerse in un guazzabuglio di voci, grida, risa; dei bambini si stavano accomodando su una giostra a girello; genitori, a crocchio, conversavano piacevolmente; giovani, negli angoli più appartati, con i libri aperti sulle gambe, studiavano. Keraunos era lì in mezzo a tutto quello, osservava, guardava con una punta di leggera invidia quegli esseri, così elementari e, tuttavia, capaci di essere ugualmente felici.
Ad un tratto, a Keraunos il respiro si bloccò; il cuore cominciò a battere allimpazzata, la testa a girare e le esili gambette malferme a tremare.
Dovette fermarsi, Keraunos. Su una panchina, seduta, con un libro in mano, era lei, proprio lei, Kora.
Il viso era chinato, un po nascosto dai capelli, un maglioncino azzurro aderente copriva un corpo che sindovinava snello, scattante e provocante nello stesso tempo.
Per quello strano e incomprensibile fenomeno per cui chi è guardato, risponde allo sguardo simultaneamente, Kora alzò il viso e lo rivolse lateralmente ad incontrare quello di Keraunos.
I Vampiri non arrossiscono ma se Keraunos fosse stato un essere umano, avrebbe manifestato anche esteriormente il suo imbarazzo.
Keraunos rimase lì, impalato; fu Kora a muoversi e ad andargli incontro.
Chiuse il libro e si mosse verso di lui.
Ciao, Keraunos.
Kora ciao
E, allora? Che te ne pare di questo gran caos della Terra degli Umani?
Mi piace sì non avrei deciso di venire qui, altrimenti
Rimarrai per un mese?
Sì. Un mese. - E così poco, un mese! avrebbe voluto aggiungere Keraunos
Bene. Se vuoi, ti faccio da cicerone. Cominciamo: ecco a lei, la villa del Refolo! - ecco ,in quel momento, allargò le braccia nel gesto di mostrare a Keraunos lo spazio che si apriva davanti a loro.
Mi piacerebbe se ogni giorno, Kora, trovassi un ritaglio di tempo per me
Volentieri. Anche a me fa piacere.
E anche il giorno dopo si videro. E visitarono la città. E le città vicine. E andarono al mare, si riempirono di spruzzi, di sale e di sabbia.
Scalarono montagne, gustarono le carni più tenere; brindarono, così come poterono fare: Kora con un calice di vino e Keraunos con lacqua.
Era nata una splendida intesa tra i due. Una pericolosa intesa.
I giorni passarono intensi, le notti pure, anche se insonni per Keraunos. Kora era felice per quella splendida amicizia: era una curiosa per natura e le avrebbe fatto piacere conoscere una creatura diversa, interessante già dai primi incontri.
Keraunos non avrei mai immaginato di poter conoscere un essere comete!
Kora, anche per me è molto bello. E vorrei che il nostro incontro non finisse qui
Capisco. Questo non è il tuo mondo. E fra meno di trenta giorni dovrai ritornare indietro.
Dovrò ritornare, Kora - E lo sguardo di Keraunos si perse nellorizzonte di quella sua terra che lo aspettava. La terra delle sue abitudini, dei suoi amici e dei suoi Maestri. La terra, adesso, della sua solitudine, senza Kora.
Deliberò di trascorrere le rimanenti due settimane senza incontrare e frequentare più la ragazza. Ma, in fondo, perché? Se lo era chiesto. Cosa avrebbe mai potuto fargli di male un incontro e poi un altro e un altro ancora? Era unamicizia che avrebbe, per sempre, custodito nel suo cuore e, una volta andato via, Kora sarebbe stata un ricordo.
E allora, perché quel desiderio di starle lontana? Quella paura che gli faceva preferire la solitudine alla compagnia della splendida ragazza? Non capiva, Keraunos. Non capiva, esattamente, cosa stesse provando.
Una cosa, però, sì, la capiva.
Doveva andare via. Ma non voleva.
Non voleva ma aveva paura.
Si guardò tutto. Lento lento, con i suoi occhietti e con la sua mente acuta esplorò il suo corpo. E si chiese il perché non si fosse mai guardato prima. Ma non seppe darsi una risposta.
Guardò i suoi piedi a punta, le sue gambe magre, il suo tronco peloso e ovoidale da ermafrodita e, su su, fino alle ali, quellappendice, residuo di un evoluzione che, un tempo, aveva visto i vampiri volare; un tempo, quando erano solo animali.
Adesso, la velocità del pensiero superava quella del volo, i Vampiri svolazzavano ogni tanto ma per le grandi distanze cera il tele trasporto.
E allora, quelle stupide ali? Quelle ali da nascondere in un mantello ampio, quando ci si recava nella Terra degli Umani? Ah, se, nel complesso, Keraunos avesse potuto vedersi un popiù simile a quegli esseri umani, così elementari, semplici ma così belli e quella Kora, con quei capelli doro e quelle gambe affusolate Kora, senza le sue inutili e brutte ali!
Chiuse gli occhi, Keraunos, concentrò le energie della mente in un punto invisibile, quel punto che avrebbe fatto esplodere il potere che, fin da piccolo, gli avevano insegnato.
Visualizzò le sue ali staccate dal corpo e un piccolo taglio prese forma proprio al principio dellattaccatura con la spalla. Un taglio da cui principiava a scorrere del sangue, immediatamente riassorbito.
Ancora più energia e le ali sarebbero stato solo un ricordo. Sarebbero cadute a terra, come sudario ignobile di un passato mai superato.
Ancora un po e Keraunos avrebbe potuto indossare camicie e giacche e cappotti e giubbotti e, anche senza braccia, sarebbe stato più simile agli esseri umani di quanto non lo fosse con quelle ali ingombranti.
Keraunos aveva visto qualche umano mutilato negli arti e aveva pensato che, in quel modo, senzali, forse, Kora lo avrebbe apprezzato di più.
E non sarebbe andato più via. Lì, per sempre. Nella Terra degli Umani.
Ancora uno sforzo di concentrazione Ma cosa stava succedendo? Nulla. La ferita si era rimarginata e le ali erano rimaste al loro posto. Lenergia non era più sufficiente.
Si stava indebolendo, Keraunos.
Eppure non si sarebbe arreso.
Fu, forse, la sua stessa disperazione ad attirare a sé la soluzione al problema.
Una sera, tardi, si fermò davanti alla bottega del falegname Giorgio; era amico di Kora e ne aveva fatto la conoscenza qualche sera prima.
La bottega era vuota, Giorgio si era forse allontanato un momento e Keraunos pensò che, quella, sì, poteva essere la soluzione.
Entrò, controllò bene se, per caso, Giorgio si trovasse nel retrobottega: nessuno; gli arnesi di lavoro erano tutti al loro posto; Giorgio aveva, per quella sera, concluso il suo lavoro perché il bancone era ben ripulito dai trucioli di legno; a terra tutto lindo e le assi di legno appoggiate al muro.
Keraunos si avvicinò al banco da lavoro, spiegò unala, la passò sotto la sega a disco e, con il piede, azionò il pulsante daccensione, come aveva visto fare a Giorgio.
Il disco cominciò a girare; un colpo secco: sangue e piume e penne schizzarono, losso si staccò di netto dalla spalla, Keraunos piombò a terra, riverso allindietro, tramortito dal dolore.
Ancora lopera non era completa; la seconda ala ebbe la stessa sorte.
E Keraunos svenne.
Sangue a fiumi sgorgava dalle ferite mentre, ancora, Giorgio non faceva ritorno.
Quando lamico si accorse della tragedia, urlò chiamando aiuto. Si precipitò alluscio e attirò quanta gente potè, poi realizzò che non andava bene lasciarsi prendere dal panico e che lunica cosa da fare era chiamare lospedale.
Lambulanza arrivò piuttosto subito ma Keraunos aveva già perso molto sangue. Il suo colorito eccessivamente pallido, i suoi sensi addormentati non lasciavano presagire nulla di buono. La vita dellincipiente Keraunos era in serio pericolo.
I portantini lo presero che era ancora privo di sensi; un laccio emostatico venne legato leggermente sopra le ferite, le quali vennero tamponate. Venne operato durgenza e vennero ricuciti i moncherini.
Lequipe medica mai si era trovata a fronteggiare una simile emergenza ma, fortunatamente, Keraunos reagiva come un comune essere umano pertanto, lintervento non aveva presentato particolari problemi.
La ripresa, dopo, fu regolare: la prognosi, riservata prima, si sciolse dopo pochi giorni. Bisognava, però, avvertire i conterranei di Keraunos: era giusto che sapessero cosa e in quali circostanze fosse avvenuto il terribile fatto.
In ospedale si era precipitata tutta la popolazione degli umani. Il fatto era fuori dalla norma e gli sguardi attoniti, partecipi, sbigottiti erano fissi su Keraunos che, in un letto, bendato tutto attorno allo sterno, cereo e con gli occhi chiusi, sembrava non dare segni di vita.
Il problema immediato da risolvere era, dunque, la necessità di comunicare ai Vampiri il drammatico evento. Bisognava prendere un aereo e partire per la Terra dei Vampiri che non conosceva comunicazioni telefoniche di sorta, in quanto, sempre, le facoltà mentali erano state sufficienti a risolvere i piccoli e grandi problemi che, negli umani, necessitavano di soluzioni esterne.
E siccome ambasciator non porta pena, il triste messaggio venne recapitato dai Vampiri i quali, ringraziarono lUmano che aveva avuto la gentilezza di avvertirli, e ritennero necessario un tempestivo collegio dei più anziani.
La biblioteca che aveva visto e sentito lanimata discussione tra Vìlar e Noma a proposito dellassegnazione dellincipiente Keraunos, adesso, udiva e vedeva laltrettanto animata discussione sullopportunità che Keraunos venisse richiamato indietro.
Lo sapevo! Lo dicevo io che sarebbe finita male! - Era Noma che aveva parlato. Aveva sbattuto il pugno sul tavolo di legno di solido rovere. Le vibrazioni avevano spostato violentemente i libri di astronomia aperti sul ripiano, erano caduti per terra e, beffardamente, mostravano larmonia dei massimi sistemi.
È unesperienza. Unesperienza anche questa. Avresti voluto negarla? Sapevi, in coscienza, che sarebbe andata così? - Ribattè Vìlar.
che Keraunos si sarebbe annientato, che non avrebbe superato la prova? Che
Che avrebbe superato, a suo modo, la prova. Ma chi ha mai stabilito, Noma, che un incipiente debba necessariamente superare una prova a nostro modo? Sì, certo, è doloroso pensare al nostro Keraunos in quelle condizioni eppureno, Noma, Keraunos ha vinto la sua sfida. Si è messo alla prova e nessuno di noi può dire se due ali in meno possano pregiudicare il risultato finale. Se sia un fallimento o no, solo Keraunos potrà dircelo.
Ammesso che un esperienza, comunque vada, possa essere considerata un fallimento.
E intanto, adesso, noi qui, non possiamo fare nulla. La prescrizione vieta che chiunque di noi possa richiamare indietro un incipiente durante il suo percorso di crescita. Keraunos deve andare aventi. Da solo. Si è lasciato abbacinare anche lui, lo so, dalle lusinghe degli Umani. La nostra saggezza, nella notte dei tempi, aveva prescritto che ci allontanassimo da loro

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