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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
"Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio" A pronunciare queste parole è Glenn Cooper, uno scrittore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha un legame particolare con la storia Italiana. Il suo ultimo libro si intitola Clean - Tabula Rasa e racconta di una epidemia mondiale molto simile a quella che abbiamo appena vissuto.
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Fabula, trama e chiacchiere davanti al fuoco. Perché non proviamo a raccontare una storia come lo faremmo di notte, con degli sconosciuti, attorno a un fuoco? Perché non dimentichiamo le tecniche della fabula e dell'intreccio per trasformare la trama in una storia tatuata sulla pelle di chi legge o ascolta? È davvero così importante seguire uno schema e incanalarci nel modus operandi corrente?
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Michael Casetta
Titolo: Dio si è fermato sulla Linea Gustav
Genere Storico Noir
Lettori 653 123 15
Dio si è fermato sulla Linea Gustav
Dio si è fermato sulla linea Gustav, come in una demoniaca partita a scacchi, stettero per cinquanta lunghe ore a fissarsi negli occhi le forze del Bene e del Male.
Nessuno ebbe il coraggio di assaltare la trincea dell'altro, così Dio e Lucifero si affidarono al libero arbitrio dell'Uomo rimanendo spettatori di quegli atroci eventi.
La linea Gustav, come la Giudecca dantesca, parse raggelarsi immediatamente nel febbraio del '44, dopo la caduta dell'Abbazia di Montecassino, presagio della discesa verso gli Inferi della condizione umana.
- Chi peggio dei tuoi figli, lasciati al libero arbitrio, può cagionare più dolore di quello che potrei causare io, Signore della Luce? - tuonò il Signore del Male.
Nessuno rispose, la partita sembrò persa, il Re fu quasi vicino allo scacco, l'Abbazia era per i mortali l'ultimo baluardo di Luce, l'ultima trincea in cui resistere, l'ultima fiamma portatrice di Primavera nell'esistenza umana.
Per questo gli uomini, inconsapevoli prede della disputa Celeste, cominciarono a gelarsi nell'anima e nel cuore respirando aria fetida, stretti tra le putride mani di Satana, avido come un giocatore di carte che si appresta a trattenere per sé il banco.
La Notte scese nel mese di maggio dai monti Aurunci e dilagò sulla linea Gustav come la peste, fra l'esistenza dei superstiti e le membra senza vita dei soldati Alleati e dell'Asse, il cui sangue correva veloce verso il centro della Terra, come in un grande imbuto.
Sangue sterile, perché non avrebbe concimato il terreno in favore della vita, ma che avrebbe richiamato altro sangue innocente, mentre in un Inferno parallelo le anime di quei giovani non riuscendo a salire verso il Signore, sembravano condannate a vagare in eterno pesanti come piombo.
Bestemmiavano, si adiravano, maledicevano il libero arbitrio, tormentavano i propri cadaveri, urlavano alle madri, auguravano ai vivi le peggiori disgrazie e continuavano a darsi battaglia all'infinito.
Invece, nel mondo reale divenuto diabolico per volere umano, si viveva sotto una campana di vetro, dove il tempo sembrava regolato dalle stagioni mentre nell'animo umano albergava l'Inverno, si continuava ignari a donare la vita non per generare vita, ma per condannarla ad atroci sofferenze.
Il Sole sorgeva e tramontava senza sciogliere il Ghiaccio, tutto ruotava nell'immobilismo esistenziale lontano dall'Amore divino.
Dio amareggiato guardava i suoi figli affogare nel sangue, affamati del sangue dei propri fratelli, tormentati da una nube nera che non gli permetteva di alzare
lo sguardo al cielo, teneva una mano vicino l'ampolla con la speranza che qualcuno si ricordasse di lui.
Lucifero invece batteva di tanto in tanto l'unghia sul vetro, soddisfatto, stupefatto e invidioso di come quegli esseri siano in grado di insegnare crudeltà anche a lui.
Il Male, abile muta-forma, si palesò agli italiani dopo aver calpestato le macerie di Montecassino, colpevoli di aver eretto sulla propria terra la casa del Cattolicesimo, aggirò la linea Gustav scendendo dai monti Aurunci, si divise in più forme moltiplicandosi in un esercito armato di un lungo coltello (koumia), indossò la maschera della salvezza, si vestì di bande colorate per esorcizzare le tenebre e si diede il nome di Corps expéditionnaire français en Italie (CEF) , in lingua francese, come offesa a Carlo Magno che nel Natale dell'800 si fece incoronare da papa Leone III imperatore del Sacro Romano Impero e garante del Cristianesimo.
Ogni singola forma si presentava in modo astuto con sembianze umane, ma di fatto, era un algoritmo di monadi infernali chiamato Goumier e si muoveva con estrema agilità dal pendio verso la valle, facendo esplodere le viscere di quei poveretti che si diedero battaglia e lasciati a gonfiarsi sulla nuda terra senza sepoltura.
Era il giorno del 13 maggio 1944, il Sole accecava l'ignaro popolo di Esperia che volgeva lo sguardo verso i monti con la speranza di scorgere sulle cime il profilarsi dei soldati americani. Nel frattempo le voci correvano, l'incubo tedesco era stato scalzato da un poderoso esercito che prometteva futuro, rinascita, Libertà, Democrazia e cioccolato, ma quello che nella disputa Celeste sembrava essere uno scacco a Lucifero, si rivelò come una nuova minaccia per il re avversario.
Improvvisamente si levarono al cielo grida di gioia, gli uomini si tolsero il cappello dalla testa tenendolo tra le mani, le donne salutarono agitando un fazzoletto, lo stesso che asciugò per anni lacrime salate, i bambini si ritrovarono in un grande girotondo, tranne Pietro, un innocente bambino che per mesi aspettò questo momento perché a scuola si raccontava che i soldati americani avrebbero regalato del cioccolato ai bambini disciplinati e di buona volontà e a tutti quelli che per primi li avessero accolti con un saluto.
Si riempì d'aria i polmoni, non aveva nessuna intenzione di riposarsi a prendere fiato per raggiungerli, non sarebbe stato un saluto degno per gli americani né tantomeno avrebbe dimostrato di essere forte ai loro occhi, così iniziò a correre verso quelle montagne dove uomini vigorosi e altissimi sembravano venirgli incontro.
Finalmente poteva correre libero senza sentire il fischio delle pallottole sfiorargli i timpani, senza doversi chinare per offrire meno sagoma alla minaccia tedesca, senza doversi immaginare un futuro con il brontolio nello stomaco, finalmente poteva mangiare il cioccolato donato dal grande cuore americano.
Correva a piedi nudi stremato dalla fame, sfidando il dolore e il bagliore solare, attraversò il cespuglio e d'un tratto il Sole divenne contrario , il bagliore scomparve facendo posto a un'ombra fredda, coloro che in lontananza sotto la luce solare sembravano americani, tolsero la maschera della salvezza e mostrarono il loro vero volto, il volto avido di chi ha dovuto faticare e attendere a lungo per vederti capitolare, per toglierti tutto, per assicurarsi di avere il privilegio di essere lui stesso la causa della tua rovina.
Videro Pietro, quel volto sorridente gli procurò rabbia, la sua purezza li eccitava, profanare un giovane figlio di Dio gli fece vibrare ogni muscolo del corpo. Si ritrovarono faccia a faccia, Pietro sentiva il battito della sua carotide affievolirsi tra due grandi mani, la lucentezza dei suoi occhi venne risucchiata nell'oscurità delle profonde pupille dei Goumiers, ma ancor prima che il gioco potesse finire in fretta, estrassero la Koumia con un suono metallico e con un colpo atroce la piantarono nel pieno petto del bambino con un tonfo sordo.
Pietro riuscì a sentire la gelida lama spaccargli lo sterno e uscirgli tra le scapole, svenne mentre gli altri continuarono a fare scempio del suo corpo, a sbrandellare le molli carni di quel piccolo figlio di Dio, calò l'inverno sul viso, la sua vita finì quel giorno all'ombra di un cespuglio, troppo lontano per chiedere aiuto, troppo vicino per poter scappare.
Gli strapparono le orecchie, uno di loro se le appese con un filo intorno al collo, come trofeo, come ingiusta legge del più forte, lanciarono Pietro in un dirupo, il quale finì con gli occhi socchiusi verso il cielo e con le labbra serrate in una smorfia di atroce dolore.
La sua anima tardò ad alzarsi, a staccarsi dalla carne, vide il suo sangue scolare dal corpo ormai irriconoscibile e scorrere vertiginosamente verso le viscere della Terra ad alimentare chi dagli abissi richiamava altro sangue, provò pena per se stesso piangendo lacrime che nessuno più poteva asciugare.
Inconsolabile cercò di tornare a valle dove lo attendeva la madre, sentiva di nuovo i fischi delle pallottole nelle orecchie, le urla strazianti di chi veniva colpito a morte dall'artiglieria, era di nuovo in mezzo al campo di battaglia dove gli uomini si uccidevano e si rialzavano all'infinito, non era né all'Inferno né in Paradiso, era ancora sulla Terra bloccato dalla nera nube che ostacolava lo sguardo verso il cielo, tra i dannati per morte violenta, tra vittime che erano anche carnefici, si ritrovò anche lui bloccato, come gli altri, in quell'Inferno parallelo.
Fu colpito a morte diverse volte dai colpi degli Alleati e delle Forze dell'Asse prima di rialzarsi per continuare il cammino, si rese conto che l'Uomo lasciato al libero arbitrio era più propenso a vendere l'anima al Diavolo anziché ad avvicinarsi a Dio e che sulla linea del tempo dell'eternità scelse il XX secolo per autocelebrarsi, per fare di se stesso il fulcro del suo Universo, forte di quelle convinzioni acquisite in anni di Illuminismo e Positivismo, al grido di: - Dio è morto! - .
Gli uomini senza rendersene conto si allontanarono dall'etica volgendo lo sguardo verso il basso, si svuotarono nella scrittura ermetica e nell'arte razionalista dove tutto venne ridotto a oggetto funzionale, egli stesso divenne mero strumento, funzionale all'invenzione di armi e mezzi atti a distruggere se stesso.
Pietro si chiese come mai questi pensieri cominciarono a pervadergli la mente, proprio a lui che in quel mondo creò così poco disturbo e che non si rese meritevole di una morte tanto feroce, poi continuò a vagare esausto, privato del corpo, della luce divina e della memoria, non sapeva più quale direzione prendere né il motivo per cui avesse iniziato a camminare, non era più un bambino, era spirito condannato a vivere nell'Inferno che gli adulti avevano scelto per lui, con l'ultima scintilla di vita imprigionata negli occhi di chi lo fissava cagionandogli la morte, era destinato come gli altri a essere ucciso e a rialzarsi in un ciclo eterno, a essere partecipe alla decomposizione del suo corpo, a non domandarsi più cosa siano la Libertà, il Futuro, l'Amore, quelli sono valori che appartengono all'Uomo che gode della luce di Dio e non degli esseri umani della prima metà del secolo breve.
Michael Casetta
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