Writer Officina Magazine
Home
Magazine
Writer Officina
Autore: Nunzia Alemanno
Titolo: Quella Bestia di mio Padre
Genere Thriller Horror
Lettori 264
Quella Bestia di mio Padre

Sopravvissuto

Arcipelago delle Hawaii - Oggi

Il cellulare vibrò ancora. Dopo la terza chiamata Mike aveva staccato la suoneria ma, nonostante ciò, fu distratto ancora da sua moglie che per l'ennesima volta cercava di contattarlo. Leggeva infastidito il suo nome sul display che lampeggiava frenetico sotto la luce spenta del sole morente, e continuava a osservarlo come se volesse farlo smettere con la sola forza del pensiero. Poi tutto tacque e tornò con lo sguardo verso quelle che Andrea, il suo migliore amico nonché fidato collega, aveva definito le gioie del paradiso, per l'esattezza due bellissime ragazze in topless che giocavano a pallavolo sul bagnasciuga hawaiano. Pochi minuti prima gli aveva fatto notare come le loro tette sussultassero a ogni passaggio della palla e quanto fossero provocanti.
- Non le avevi detto che saresti stato tu a chiamare? Che questo era un viaggio di lavoro importante, che gli incontri che avremmo tenuto sarebbero durati ore e che non doveva romperti i coglioni? -
- La vuoi piantare? Stai parlando di mia moglie - si lamentò Mike.
- Che lascerai molto presto, anzi prestissimo. -
- Non ho mai detto di volerla lasciare, ho solo bisogno di tranquillità... e di pensare. Certo che gliel'ho detto di non chiamarmi, ma sai com'è fatta. -
- Male, è fatta molto male. Una moglie così gelosa non la sopporterei. -
- Tu non sopporteresti una moglie e basta - affermò Mike con sicurezza indicando con lo sguardo le due fanciulle giulive. - Motivo per cui a trentasei anni sei ancora zitello. -
- Scapolo per scelta, amico mio, per scelta e tu dovresti tornare a esserlo. -
- Non prima di aver tentato il tutto per tutto. Amo mia moglie e l'idea che tutto finisca mi fa stare male, credimi. -
- Ma ha una cazzo di malattia con cui non puoi competere, che nessuna medicina potrà mai curare... ti farà impazzire. Una donna gelosa è un casino, ma una donna malata di gelosia è tutta un'altra cosa. È l'inferno. -
- L'ho convinta ad andare da uno psicologo, appena sarò rientrato intraprenderemo insieme un percorso che spero ci porterà a una soluzione. -
- Oh, per favore! Non dirmi che ci credi davvero. Dopo l'ultima scenata a cui ho assistito non esistono terapie di coppia che tengano. -
- Ci devo provare, va bene? - gli rispose scocciato. - Abbiamo un figlio, maledizione, e non voglio prendere decisioni di cui potrei pentirmi. E non voglio tornare più sull'argomento. -
- Okay, okay, non ti scaldare. Cambiamo discorso. Nonostante tu sia un uomo infelicemente sposato, mi aiuteresti a rimorchiare quei due bocconcini? -
- E da quando uno scapolo d'oro come te ha bisogno di aiuto in certe situazioni? -
- Non ho bisogno di aiuto, ma di persuasione e rapidità. Sulla persuasione non ho problemi ma queste donne non si sbilanciano mai finché non conoscono il mio conto in banca e il fatto che sono l'amministratore delegato di una delle società più importanti del mondo. Quindi... per la rapidità mi servi tu. A te nessuno dice di no. Nemmeno io ti direi di no. -
Si guardarono con tenerezza per alcuni attimi, poi scoppiarono a ridere spintonandosi a vicenda e continuando a prendersi in giro, finché qualcosa non finì in mezzo alle gambe di Mike. La palla da volley fu prontamente reclamata dalle due ragazze che chiesero scusa per l'innocuo incidente, continuando a fare cenni con le mani per farsi tirare il pallone.
- Mike, se osi toccare quella palla ti stacco le mani! - lo minacciò Andrea. - Lo giuro come non ho mai giurato in vita mia. Lascia che se la vengano a prendere. -
Era una situazione divertente ed eccitante al tempo stesso, tanto che Mike decise di dargliela vinta; seduto sulla stuoia col pallone tra le gambe, portò indietro il busto posandosi sugli avambracci, mentre con un sorriso malizioso e birichino invitava le due belle ragazze a venirsi a riprendere ciò che era di loro proprietà. Una delle due, con una risata divertita, iniziò ad avvicinarsi e, con timidezza, si accovacciò tra le gambe di Mike allungando le braccia verso la palla. Andrea le afferrò prontamente i polsi.
- Lo sai che il mio amico ha rischiato di perdere i testicoli con un colpo del genere? -
- Oh... italiano? - chiese lei con accento francese.
- Italiano ruspante, tesoro mio. Lui è solo uno statunitense italianizzato, non c'entra niente con la nostra razza - diceva seguito dallo sguardo minaccioso di Mike. - Se vuoi il vero maschio latino, è da me che devi venire -
- Non parlo molto italiano. Non capisco. -
- Non c'è molto da capire, anche perché a me non piace parlare. Possiamo fare tutto quello che vuoi senza aprire bocca, tranne che in qualche rara e succulenta occasione. -
- Dispiace... - continuava lei col sorrisetto simpatico, - non capisco. -
- Facciamo una cosa - intervenne Mike. - Ti lascio prendere la palla se ti porti via anche lui. Si chiama Andrea, è simpaticissimo, è l'amministratore delegato della mia società e ha un conto in banca che fa invidia anche a me. Allora, affare fatto? -
La maliosa dea, sempre più provocante, si liberò dalla presa di Andrea e portò le mani sul pallone. Con la punta delle dita, ben nascoste dalla sfera, gli sfiorò i testicoli e prese ad accarezzarli con fare stuzzicante.
- Affare fatto - acconsentì la ragazza.
- Lo vedi? - si lamentò Andrea. - Riesce perfino a capirti. Di me invece non ha capito una parola. È un'ingiustizia questa. -
Ma la giovane era chiaramente attratta da Mike a cui non aveva ancora smesso di sfiorare le parti intime. - Tu no vieni giocare? - gli chiese.
Quella carezza tra le gambe lo faceva impazzire, gli ormoni lo infuocarono tanto da dover nascondere con le mani un'inaspettata erezione.
- Ehm... sì, io... vi raggiungo presto. Devo fare una telefonata - rispose godendosi gli ultimi attimi di quella carezza proibita.
- Ti sembra il momento di pensare a tua moglie? - lo rimproverò a denti stretti Andrea. - Ti prego! Autorizzami a ucciderti. -
- Un'altra volta; ora goditi le tue gioie del paradiso. Io devo fare questa maledetta telefonata. A Roma saranno poco più delle sei del mattino, non vorrei ci fosse qualche problema dal momento che insiste a chiamarmi così presto. -
Nell'attesa di veder scomparire quell'enorme protuberanza sotto il costume, Mike si divertiva a guardare come il suo amico inciampasse spesso sul bagnasciuga per andare a finire dritto con la faccia tra i seni di una, poi dell'altra ragazza. Non facevano che ridere e toccarsi, inseguirsi e fare baccano attirando l'attenzione dei pochi turisti rimasti. Il sole, rovente fino a poche ore prima, era svanito da tempo dietro l'orizzonte e i suoi luminosi raggi avevano ormai smesso di accarezzare i corpi nudi e abbronzati dei bagnanti. La piccola isola rimasta ormai al buio si sarebbe già svuotata non fosse stato per un gran numero di comitive, con tende e gruppi elettrogeni, organizzate per trascorrere la notte sulla spiaggia. Sarebbe dovuta diventare una terra vuota e desolata fino al giorno dopo, quando una nuova infornata di turisti l'avrebbe nuovamente occupata. Invece le acque buie del Pacifico ospitavano ancora giovani baldanzosi che amavano farsi baciare dalle onde.
Mike decise di lasciare la spiaggia e inoltrarsi nell'oscura boscaglia per allontanarsi il più possibile da ogni tipo di rumore. Un gruppo di ragazzi, poco lontano, con un paio di chitarre, intonava un motivo allegro e scatenato, e alcuni di loro presero a ballare e a cantare. Alle orecchie di Mike parevano solo schiamazzi e quando fu abbastanza lontano da non sentirli più, si fermò per la sua telefonata.
- Amore! - rispose lei dall'altra parte.
- Elena, ciao. Ho visto le chiamate. Ti avevo detto di non chiamarmi perché con molta probabilità non ti avrei risposto. -
- Lo so, scusa. -
- Non fa niente. -
- Avevo voglia di sentirti e sapere come stavano andando le cose. E poi dirti di Alex... -
- Alex? Perché, è successo qualcosa? -
- Ha la febbre alta. Forse è l'influenza. Un sacco di bambini della sua classe sono a casa con la febbre. -
- Accidenti! Il dottore lo ha visto? -
- Sì, gli ha prescritto un antibiotico e un antipiretico. Sta ancora dormendo. A te com'è andata? Avete concluso l'accordo con la Diamond Technology? -
- Sì. Domani abbiamo una colazione di lavoro dove definiremo gli ultimi dettagli. Diciamo che il grosso è fatto. -
- Sono contenta! È una notizia strepitosa e il merito è solo tuo. Tuo padre sarà il presidente ma tutto il lavoro esce dalle tue mani e dal tuo ingegno. L'idea di questa fusione è stata tua e nessuno ci avrebbe scommesso. -
- Sei troppo buona, anche se sulla fusione hai ragione. Ho dovuto sbattere parecchio per guadagnare la fiducia di mio padre e quella del consiglio. Alla fine hanno dovuto ricredersi. -
- Ora dove sei? -
- Sono appena arrivato in albergo, sono stanchissimo. -
- Andrea? Che cosa fa? -
- Andrea... Andrea... in che senso cosa fa, scusa? Cosa dovrebbe fare? È stato con me tutto il giorno. -
- E adesso? Dopo una giornata così intensa, presumo ti chiederà di uscire con lui. Non è il tipo che arriva in albergo, si fa una doccia e si mette a letto. -
- E con questo? Che vorresti dire? Che se lui mi chiede di andare a bere qualcosa, io dovrei dirgli di no? Quale cazzo è il problema, Elena? -
- Che lui esce solo per un motivo: rimorchiare. Non mi va che si porti dietro anche te. -
- Oh Dio Santo, non ricominciare per favore. Te lo ricordi tutto quel discorso che abbiamo fatto sulla fiducia? Fiducia, Elena. Hai idea del significato di questa parola? Due giorni fa ne abbiamo parlato per tre ore; mi stai dicendo che non è servito a niente? Che cazzo ci stiamo a fare insieme se non hai fiducia in me? Io... io... non riesco più a continuare così. Elena mi sto stancando... -
- Perché mi dici queste cose... è ovvio che ho fiducia in te... -
- Ma non fai che dimostrarmi il contrario. No... no, ora non metterti a piangere... Elena! -
- Non è mancanza di fiducia la mia - diceva lei tra le lacrime. - Ho solo paura di perderti. -
- Perché mai dovresti perdermi? Dammi un motivo valido per darti ragione. -
- Le vedo le arpie che ti cadono ai piedi, quelle che non ti tolgono gli occhi di dosso, quelle che ti provocano... -
- Ti sembra un motivo sufficiente? Pensi non sia abbastanza forte da reggere tutte queste arpie? Il mio amore per te è come uno scudo, ed è impenetrabile... -
Dare a Elena tutti i torti sarebbe stato ingiusto, d'altronde era sposata con uno degli uomini più ricchi al mondo, dal fascino irresistibile, dal classico fisico bestiale che non passava inosservato e, per concludere, due idilliaci occhi azzurri che rendevano il suo sguardo ipnotico quanto ammaliante. Non c'era donna, e a volte anche uomo, che non lo avesse squadrato dalla testa ai piedi almeno una volta.
Mike staccò appena il cellulare dall'orecchio per verificare cosa stesse succedendo, si udiva un gran frastuono provenire dalla spiaggia.
- Cosa sono tutte queste grida? - chiese Elena.
- Ehm... niente, mi sono seduto sul telecomando e si è acceso il televisore. -
- E cosa danno, un film dell'orrore? -
- Non lo so, probabile - rispose impensierito dalle urla che divenivano sempre più acute e insistenti. - Senti, continueremo il discorso a casa, okay? Ora... devo assolutamente fare una doccia e scrollarmi un po' di stanchezza di dosso. Ti chiamo domani, va bene? Dai un bacio ad Alex. -
- Okay, ci sentiamo domani - replicò lei tirando su col naso un po' turbata.
Mike chiuse di corsa la chiamata e si precipitò verso la spiaggia, inciampando spesso a causa del buio e rischiando di cadere. Finalmente superò gli ultimi ostacoli e, una volta che i suoi piedi toccarono la sabbia apparve ai suoi occhi una scena che poteva davvero definirsi dell'orrore. La spiaggia, dov'era illuminata, appariva scarlatta, accoglieva corpi insanguinati, sgozzati e mutilati, e la cosa più sconcertante era che Andrea giaceva tra loro. Mike fu colto dal panico più totale tanto che il respiro gli si bloccò; raggiunse di corsa Andrea con gli occhi offuscati dalle lacrime, gridando il nome del suo migliore amico che riusciva a malapena a pronunciare. Qualcosa gli aveva squarciato il petto, si notavano frammenti di ossa fuoriuscire dalla pelle e la difficoltà a respirare era fin troppo evidente; aveva perso molto sangue e stava morendo. Mike affondò nella sabbia rossa cercando di chiamarlo, di dire qualcosa ma si accorse che Andrea era alla fine. Vide il suo braccio muoversi lentamente verso di lui e posarsi sulla mano. Mike d'istinto l'aprì e le chiavi insanguinate dello scafo tintinnarono sul suo palmo.
- C... c... corri! - mormorò Andrea prima di spirare.
Dopo aver udito le sue parole, Mike vide comparire in lontananza qualcosa di mostruoso, una bestia disumana alta poco meno di tre metri in posizione eretta, con un aspetto che ricordava pressappoco i lupi mannari delle favole ma che l'oscurità rendeva oltremodo brutta e spaventosa. Il suo corpo era coperto di pelo scuro e, nonostante la distanza e la fievole luce della luna piena, gli artigli e le zanne erano visibili al punto da fornirgli un ottimo motivo per cominciare a correre. Nessuno più gridava, nessuno era rimasto vivo tranne lui e, dal modo in cui la bestia lo scrutava, era evidente che lo stava puntando. Il corpo di Mike non voleva saperne di muoversi, era rigido come un ghiacciolo, ma il balzo della bestia fu sufficiente a scuoterlo dal suo torpore e farlo schizzare verso il mare. Era sempre stato un ottimo nuotatore ma in questo caso fu come se l'adrenalina gli avesse inserito il turbo e come niente raggiunse lo scafo. L'orrida bestia però emerse dall'acqua quasi volando, lo sorpassò dall'alto ed effettuò un atterraggio perfetto sul bordo del motoscafo che sotto il suo peso rollò vistosamente. I suoi occhi infernali penetrarono in quelli di Mike e ruggì con una tale violenza che il pelo dell'acqua prese a vibrare. Anche in questo caso l'adrenalina scosse l'uomo che con scatto repentino si immerse portandosi al di sotto del natante dove attese con pazienza l'inevitabile tuffo della bestia. Quando ciò avvenne, scattò verso la superficie dalla parte opposta raggiungendo il bordo del motoscafo e aggrappandosi con tutte le sue forze, ma la terrificante creatura lo raggiunse e con un'azzannata improvvisa al fianco lo mise quasi fuori gioco. Mike era un tipo tenace e l'istinto di sopravvivenza a volte è provvidenziale. Sferrò un potente calcio sulla faccia della bestia che non solo servì ad allontanarla, ma gli fornì una spinta che lo aiutò a superare il bordo dello scafo. Stramazzò dolorante in coperta, cercò di trascinarsi verso la botola degli attrezzi scivolando sul suo stesso sangue e, con le chiavi strette in mano, tentò di centrare la serratura. Tremava a tal punto che fu necessario più di un tentativo e il buio non era certo d'aiuto, ma alla fine ebbe la meglio e trovò a tentoni ciò che cercava. Si voltò di scatto verso la bestia che per la seconda volta era balzata sul parapetto dello scafo e con una mira infallibile gli sparò col lanciarazzi centrandola dritta in faccia e scaraventandola in acqua. Mike non perse un attimo, si lanciò verso prua e tirò su l'ancora ma la bestia lo raggiunse. Erano faccia a faccia, ora; mai come in questo momento gli fu possibile notare il suo aspetto infernale, animalesco e agghiacciante. Nonostante il suo ruggito spaventoso, Mike non perse la lucidità e sferrò un potente colpo di ancora sulla faccia ustionata della creatura sufficiente per farla barcollare e, dopo una violenta spinta, la scaraventò fuori bordo. Mike, in preda all'affanno, si precipitò al posto di guida, mise in moto e, volgendo un ultimo sguardo verso la spiaggia, fuggì.

Nunzia Alemanno
Biblioteca
Acquista
Contatto