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Writer Officina
Autore: Elena Andreotti
Titolo: Profezie dal futuro
Genere Fantascienza
Lettori 2956 17 23
Profezie dal futuro
I rotoli segreti - Gerusalemme, 2015 d.C.

Joshua guardava i rotoli aperti sul tavolo da lavoro del suo ufficio e si domandava quali effetti avrebbero potuto produrre le notizie in suo possesso e, soprattutto, se qualcuno avrebbe dato credito alle implicazioni derivanti da esse. Anni prima, durante gli scavi archeologici che portarono alla scoperta dei manoscritti di Qumran , furono rinvenuti, in un sito archeologico adiacente, altri reperti molto antichi che non furono resi noti prima, perché ritenuti di dubbia provenienza e, in seguito, perché avevano rivelato caratteristiche piuttosto inquietanti. Il suo compito era verificarne una volta per tutte l'autenticità sotto il profilo teologico/biblico e di congruità storica.
Adesso se ne stava occupando lui stesso, il professor Joshua Israel De Foa – ebreo italo-americano –, dell'università indipendente per gli studi biblici di Gerusalemme. L'istituto era a qualche isolato dalla sinagoga, un bell'edificio in stile squisitamente orientale, adorno all'esterno di colonnati rivestiti di mosaici colorati, che si ripetevano nei colonnati interni. Buona parte delle pareti interne erano rivestite in mogano intarsiato finemente, nei lunghi corridoi come nelle stanze e nelle sale per i congressi. Joshua vi lavorava da diversi anni, dopo un periodo di impegno sul campo. Per la sua professione era richiesta una certa preparazione nell'antropologia e nell'archeologia, ma aveva approfondito durante i suoi studi alcuni aspetti della teologia, in particolare gli studi sulla Bibbia. Gli era capitato di lavorare anche nell'area del ritrovamento dei papiri. Quella era stata un'esperienza esaltante: essere nel luogo dove erano stati rinvenuti papiri antichissimi, nella lingua degli avi, che gettavano una luce nuova sui testi sacri, anche per i cristiani.
Ora guardava il materiale disposto sulla sua scrivania di antico mogano intarsiato e il suo viso mostrava una certa perplessità mista a preoccupazione: aveva l'impressione di andare a infilarsi in un ginepraio. Si passò le mani trai i neri capelli ondulati, un gesto istintivo di quando si sentiva inquieto e, con molta probabilità, ne aveva motivo.
I reperti erano rimasti seppelliti tra le scartoffie degli scantinati del Museo biblico, finché non erano stati recuperati dal professore. I documenti in suo possesso, rotoli in parte di pergamena e in parte di papiro, erano scritti in un inglese moderno! Già questa cosa lo preoccupava: andare a smuovere le acque del mondo accademico per documenti che potevano rappresentare un falso macroscopico poteva solo nuocere alla sua reputazione. Se si trattava di una mistificazione, questo documento era stato realizzato in modo inappuntabile. Infatti, la datazione al carbonio aveva rivelato che il rotolo più antico era collocabile intorno a 4.500 anni prima del ritrovamento, mentre i manoscritti di Qumran erano molto più recenti. Anche l'inchiostro con cui erano state tracciate le lettere – un miscuglio di carbone vegetale, resine e altre sostanze – era riconducibile a quel periodo. Com'era possibile ciò? Come mai i probabili custodi, gli Esseni, avevano pensato bene di conservare anche quei manoscritti? Ne conoscevano la lingua? Com'erano arrivati a loro?
Non c'era bisogno di traduzioni e interpretazioni, ma la lingua in cui era scritto già di per sé rappresentava un incredibile mistero, per non parlare del contenuto, un racconto inverosimile; il primo rotolo portava una datazione insolita: l'anno 95 dopo il diluvio e la storia raccontata iniziava con quello che noi conosciamo come la storia biblica di Noè e del diluvio universale.

Il primo rotolo

“Anno 95 dopo il diluvio.
Mi chiamo Daniel Frank e sono nato qui nella terra tra i due fiumi; mio padre mi ha detto che sarà chiamata Mesopotamia. Lui non è nato qui, ma in un posto chiamato Henderson in Nevada negli Stati Uniti d'America, il 25 dicembre 2015. Il calendario che usiamo qui comincia a contare dal giorno in cui abbiamo fatto il “salto”, come diceva mio padre, e abbiamo tenuto conto delle lune e delle stagioni, per cui riteniamo di essere nel 95 dopo il diluvio. Sono qui con una comunità proveniente dalla stessa città chiamata Fraternità di Davide. Siamo alla prima generazione nata nella terra dei due fiumi.
Mio padre, morto nel 45 dopo il diluvio, si chiamava Joshua Mashiak Frank; apparteneva a una famiglia di ebrei praticanti e viveva abbastanza agiatamente. Era diventato un bravo ingegnere elettronico e, in seguito, aveva anche conseguito la specializzazione in ingegneria aerospaziale. Aveva lavorato anche al CERN di Ginevra dove, mi raccontava, dopo il grande risultato della scoperta del bosone di Higgs, si facevano esperimenti – segreti, per la verità – per indagare sull'esistenza di ciò che la gente comunemente chiamava ‘universi paralleli'. Mio padre raccontava che, subito dopo la sua nascita, questi studi avevano preso l'avvio ed erano in pieno fermento quando lui andò a lavorare al CERN.”
Qui il professore Joshua Israel De Foa sospese la lettura, riflettendo sul fatto che Joshua Mashiak Frank doveva ancora nascere, forse neanche era stato concepito, visto che, almeno nella sua dimensione spazio-temporale, era il 25 marzo 2015! Poi, per quanto riguarda il CERN, sì, i siti appassionati di UFO e misteri riportavano la notizia dei portali temporali, ma venivano smentiti quotidianamente, bocciando le loro notizie come fake news. Da quando l'acceleratore di particelle era stato costruito, periodicamente spuntava la notizia che serviva per trovare il modo di viaggiare nel tempo. Cosa c'era di vero in tutto ciò?
Il professor De Foa, sempre più perplesso, continuò la lettura del manoscritto.
“Riporto su questo manoscritto quanto mio padre ci ha tramandato attraverso i suoi papiri, perché non si perdesse memoria degli eventi che ci hanno portato qui” ‒ continuava a scrivere Daniel ‒:
‘Mi chiamo Joshua Mashiak Frank, ebreo nato il 25 dicembre 2015 a Henderson in Nevada negli Stati Uniti d'America. Sono ingegnere elettronico ed aerospaziale e per un periodo ho lavorato al CERN di Ginevra dove si sono condotti studi segreti sui wormhole. Mi sono recato anche in Italia come ricercatore e ho conosciuto, presso l'università di Napoli, fisici che stavano conducendo studi sull'utilizzo del grafene con i medesimi scopi; già nel 2017 avevano pubblicato i risultati ufficiali delle loro scoperte; i risultati ufficiosi erano piuttosto inquietanti per le conseguenze che ne potevano derivare e, in seguito, non erano più trapelate notizie. Al momento, comunque, i risultati si limitavano ancora alla sperimentazione in laboratorio e si pensava di abbandonare la ricerca.
Dopo l'esperienza europea sono tornato in U.S.A.
Ho continuato gli studi sul grafene ‒ ufficialmente come ricercatore indipendente ‒ con l'aiuto di un caro amico fisico, John Carpenter, che in seguito ha sposato mia sorella Sarah.
La nostra vita sembrava scorrere serena e senza scosse tra la famiglia e la comunità ebraica locale, ma il contesto sociale globale stava subendo forti cambiamenti. Il periodo storico a cui mi riferisco è intorno al 2050 d.C. A parte piccole enclave come la nostra, la struttura sociale aveva subito forti cambiamenti e nei nostri confronti cominciava a serpeggiare una forte intolleranza.'

Il professore era sconcertato. Sul rotolo erano riportate notizie di fatti che ancora dovevano accadere ed era solo all'inizio della lettura. Era davvero indeciso se continuare a leggere o riportare i documenti negli scantinati dov'erano stati fino ad allora a prendere polvere. Quella lettura lo stava rendendo irrequieto in un modo che non sapeva spiegarsi: da un lato voleva abbandonare quel lavoro, dall'altro ne era misteriosamente attratto.
Cercò in rete qualche notizia dei wormhole e c'era di tutto, ma appariva sostanzialmente fantascienza. Degli studi del CERN, non era fatta menzione. D'altronde, Joshua Frank parlava del 2017 e, per il professore, si trattava del futuro. L'impiego presso il CERN dell'ingegnere del papiro doveva collocarsi, facendo qualche calcolo approssimativo, intorno agli anni '40/'50 del 2000. Tutte informazioni che non poteva verificare, perché appartenenti a un tempo che doveva ancora venire. Chissà cosa avrebbe trovato andando avanti nella lettura: era impossibile attribuire un criterio di veridicità a un documento che parlava del futuro come già avvenuto e per di più scrivendo in un periodo preistorico. Rimanerne interdetti era il minimo.
Sospese la lettura per qualche minuto, lasciando i suoi pensieri vagare, mentre gli occhi si soffermavano ora sui libri riposti in ordine nella libreria, ora guardava verso la finestra dalla quale si intravedevano nell'ampio cortile i colonnati rivestiti di piccole tessere colorate. Il mormorio dell'acqua della fontana posta al centro di esso lo raggiungeva e contribuiva a calmare la sua strana inquietudine.
Mentre era assorto, indeciso sul da farsi, si affacciò alla porta dell'ufficio Rebecca Brown ‒ Becca, per gli amici ‒ una sua assistente esperta di civiltà antiche della Mesopotamia. La studiosa era una bella e giovane donna, con folti capelli lunghi e ondulati, di un caldo color castano scuro con riflessi mogano, che ben si intonavano alla sua carnagione ambrata e agli occhi neri. Di poco più bassa di Joshua, aveva un fisico asciutto e con le forme al posto giusto. Al professore era molto simpatica e l'apprezzava per il lavoro che svolgeva all'Istituto.
La ricercatrice lo aiutava negli studi biblici per quanto riguardava certe eco di civiltà precedenti che trapelavano qua e là nei racconti più antichi del popolo ebraico, oltre ai rapporti con i Babilonesi, di cui gli Ebrei erano stati schiavi a lungo. Molti passaggi del libro della Genesi erano rinvenibili nei miti della creazione di vari popoli mesopotamici. D'altronde, la Bibbia era stata scritta dopo la schiavitù babilonese ed è facile pensare a una contaminazione culturale.
- Ehi, prof. Ti vedo perplesso. Qualcosa non va? - . La giovane donna si fece avanti e sbirciò sul tavolo. Josh fino ad allora aveva tenuto segreti quei rotoli, ma con qualcuno doveva parlarne – per un'opinione più obiettiva – e chi meglio di Becca? Senza parlare, le mostrò il primo rotolo.
- Accidenti! Ma è autentico? - .
- Ha superato tutte le verifiche tecniche - , affermò Josh. - Sono perplesso sul contenuto, sulla lingua utilizzata e sul fatto che un uomo, che deve ancora nascere, mi parla dal passato di quello che accadrà in futuro - .
Leggendo il racconto, anche Becca cominciò a sospettare come potesse svilupparsi la storia, ma non voleva saltare alle pagine che svelavano il mistero, perché bisognava leggere tutto attentamente per capirne la coerenza: c'erano stati falsi molto ben congegnati, in passato. Certo, si prospettavano nuovi scenari su come i Babilonesi avessero scoperto la ruota o avessero avanzate conoscenze in astronomia, nuove informazioni che avrebbero contribuito non poco al suo successo come studiosa di quella civiltà.
Se la storia contenuta in quei papiri risultava vera, si poteva ipotizzare che quei viaggiatori del tempo avessero trasmesso le loro conoscenze ai popoli post-diluviani.
- Questo Joshua Mashiak Frank deve ancora nascere, nella nostra dimensione temporale! E se cominciassimo da qui? Posso iniziare dal prendere contatti con la comunità ebraica di Henderson, con la scusa di ricerche sul campo. Qualcosa mi inventerò. Intanto scopriamo se esistono davvero - .
- Ma tu non sei minimamente sconvolta dal contenuto di questo documento? - .
Becca scosse i bei capelli mossi, ridendo con voce cristallina. - Sconvolta no, ma una bella dose di curiosità mi spinge a non mollare subito. Chissà dove andremo a finire seguendo questa traccia che ci viene dal passato! - .
- Capisco che la tua giovinezza ti faccia propendere per l'avventura. Facciamo così, allora: tu potresti iniziare una ricerca ‒ abbiamo abbastanza informazioni anagrafiche ‒ mentre io cerco di continuare la lettura almeno fino a dove si racconta di come siano finiti nel periodo del diluvio universale - , fu la decisione del professore.
Becca tornò nella sua stanza e un'idea cominciava già a prendere corpo nella sua mente.
Josh continuò la lettura del manoscritto.
‘Nel periodo storico che ho già citato, intorno al 2050, il mondo occidentale era completamente corrotto a livello morale come a livello naturale. L'individualismo, nutrito dall'edonismo e dal consumismo sfrenato, aveva portato al rifiuto delle istituzioni su cui la società si era basata fino a poco prima: il matrimonio non esisteva più come istituzione, anche se quello religioso rimaneva per alcuni. La nazione appariva un residuato arcaico mentre un mondialismo apolide e anomico prevaleva nella mentalità corrente. Fare figli era diventato disdicevole e poche donne erano disposte ad affrontare la fatica di farne; dopo un primo periodo in cui si sfruttavano donne povere per la gestazione, in seguito l'utero artificiale, creato in Giappone aveva sostituito le donne in carne e ossa. Questo, però, stava indebolendo le generazioni perché, anche con il ricorso alla selezione genetica, i problemi neurologici, e non solo, visto anche le nascite premature, cominciavano a notarsi e i soggetti ottenuti in questo modo erano complessivamente più deboli. Il ricorso alle banche di gameti aveva portato come conseguenza l'esistenza di consanguinei che non si conoscevano tra loro e che capitava generassero figli; ciò accadeva sempre meno, per la verità, perché la genetica preimpianto risolveva il problema; tuttavia, restava lo shock dell'incesto che, malgrado la generale e diffusa libertà sessuale, rimaneva un tabù ancestrale. Gente senza lavoro, spesso annichilita da droghe sintetiche sempre più letali, rendevano insicure le strade e neanche i bambini erano indenni da promiscuità e droghe. Non mi dilungo, lo scenario è abbastanza chiaro.
Nella nostra comunità cercavamo di seguire gli insegnamenti divini, ma l'intransigenza che veniva esercitata nei nostri confronti diventava sempre più forte: si poteva vivere in tutti i modi, visto il lassismo generale, ma non secondo la nostra visione; del resto, ogni religione era stata bandita perché andava contro il nuovo ordine che si doveva imporre a tutto il mondo. L'unico vero Dio, adorato da tutti, era il dio denaro.
Nel 2000 la mia comunità aveva acquistato il territorio di una città fantasma dei tempi dei cercatori d'oro, ai confini del deserto del Nevada. La piccolissima città era stata rimessa in sesto e avevamo cominciato a vivere lì, allontanandoci dal mondo cosiddetto civile. Si viveva in modo tradizionale ma i figli, se avessero voluto, sarebbero andati a studiare nelle scuole e università americane senza problemi, come del resto anch'io avevo fatto. Io ero nato nella città nel deserto a cui era stato dato il nome Fraternità di David, meglio conosciuta con il nome di Fraternity'
Il professore cercò la notizia dell'utero artificiale creato in Giappone: almeno quella notizia era vera, anche se nel 2015 era ancora oggetto di dibattito etico/scientifico e non era certo pratica comune.

In quel preciso momento squillò il telefono. Era Becca che non riusciva a contenere l'eccitazione e che, quasi mangiandosi le parole, gli urlò nella cornetta.
- Non riesco a crederci! Non credo alla mia fortuna... - poi, con più calma, aggiunse: - Tanto per provare, ho fatto una veloce ricerca su comunità religiose, non solo ebraiche, presenti nel territorio di Las Vegas e mi sono imbattuta in una notizia particolare. Tu sai che stanno ripopolando le città fantasma dell'epoca della corsa all'oro, immagino - .
Josh non la fece concludere e esclamò: - Hai trovato una cittadina ai bordi del deserto di nome Fraternity! - .
- E tu come lo sai? - , Rebecca ribatté incredula, dall'altra parte del filo.

Rebecca, tornata nello studio del professore, ricambiò il suo sguardo. Ambedue erano consapevoli che quella storia stava prendendo consistenza: alcuni fatti narrati trovavano riscontro nella realtà. Tuttavia un buon falsario avrebbe potuto inserire notizie reperibili facilmente.
- Sai cosa bisognerebbe verificare? Se la data del ritrovamento dei rotoli sia antecedente alla fondazione di Fraternity. Non ci direbbe molto, ma sarebbe un errore macroscopico. Prenditi un appunto, perché nell'immediato penso sia meglio andare avanti con l'esame dei documenti - .
Decisero, allora, di continuare insieme la lettura del rotolo e, dopo alcune pagine di descrizione dell'organizzazione della comunità di Fraternity tra tradizionali ricorrenze ebraiche e vita quotidiana, arrivarono alla parte più significativa datata 13 dicembre 2059.
Il racconto di Joshua Mashiak Frank continuava in questi termini:
‘Ero molto preoccupato di ciò che stava accadendo nel mondo e mi domandavo se fosse possibile fare qualcosa. Un pensiero mi turbava dopo che mio cognato, esperto fisico, mi aveva ricordato di Isaac Newton che, oltre a essere un grande scienziato, era un teologo e alchimista. Newton si era occupato di calcolare le origini dell'Universo e la data dell'Apocalisse, che si sarebbe verificata non prima del 2060; aveva dedotto ciò in base allo studio del Libro di Daniele e collocava l'evento in un periodo nel quale, si legge in una lettera datata ai primi del Settecento, - si assisterà alla rovina delle nazioni malvagie, alla fine di ogni tristezza e sventura, al ritorno degli ebrei dall'esilio e il sorgere di un fiorente ed eterno Regno - .
Se uno scienziato di quel livello si era interessato a certi argomenti, le sue conclusioni dovevano essere prese in considerazione. Il 2060 stava per arrivare, ma non avevo intenzione di assistere impotente, dovevo fare qualcosa. Ma cosa? Avevo letto l'Apocalisse di Giovanni, ma non si trattava di novità, perché passi apocalittici si trovavano nei libri profetici e il libro di Daniele era tutto a impronta apocalittica; i manoscritti del Mar Morto avevano riportato alla luce altri scritti di questo tipo. Le parole di Giovanni nell'Apocalisse, facente parte della Bibbia cristiana, mi riecheggiavano nella mente: “Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c'era più”.
Con questi pensieri, insieme alla constatazione che si stava avvicinando il solstizio d'inverno, andava prendendo forma un'idea, un abbozzo di progetto che mi creava una certa inquietudine. Se le visioni apocalittiche comportavano sempre una speranza di giustizia, quale poteva essere il cambiamento radicale di quel 2060? Ci si proiettava sempre in un futuro migliore e più giusto, ma, capovolgendo il problema, se si fosse potuto tornare indietro e mettere il mondo in guardia dagli errori? Era un'utopia? Potevano pochi uomini riuscire in un'impresa del genere?
Così decidemmo con mio cognato John, il fisico, di realizzare un portale temporale, con l'intenzione di tornare indietro per mettere in guardia l'umanità dall'abisso in cui stava precipitando. Era un'idea utopica? Non tanto per quanto riguardava il viaggio nel tempo, sul quale eravamo andati avanti durante lo studio sull'utilizzo del grafene, quanto piuttosto sulla possibilità di essere creduti una volta arrivati nel tempo passato. Rimaneva ai miei occhi, tuttavia, l'unica vera via d'uscita.
Avevamo pensato – un gruppo di noi della comunità – di partire con le relative famiglie, perciò, serviva un particolare contenitore per starci insieme al momento del “salto”.
Avevo presente la costruzione dell'Arca dell'Alleanza e pensavo di utilizzare criteri simili a quelli che Noah aveva utilizzato per la sua arca, in qualche modo ispirata ai criteri costruttivi e metafisici utilizzati poi in seguito anche per la struttura che conteneva la Torah . La costruzione dell'Arca dell'Alleanza era storicamente successiva al diluvio universale, ma non mi meraviglierei di un intervento divino o una conoscenza pregressa a cui Noah aveva attinto. Non penso di essere stato l'unico a fare un salto spazio-temporale. Noah era un gigante, una stirpe in parte divina, appartenente a una progenie che il diluvio aveva cancellato.
L'Arca dell'Alleanza non era cubica, forma perfetta, bensì un parallelepipedo. Ciò significa che essa rappresentava i “nuovi Cieli” e la “nuova Terra” in via di formazione, mentre erano ancora in movimento, e non avevano ancora raggiunto uno stato di riposo.
In genere l'Arca rappresenta il segreto di come una costruzione umana, se fatta seguendo dei criteri particolari, possa diventare la sede e il ricettacolo degno di contenere la rivelazione di uno stato superiore della consapevolezza, di forze angeliche o anche divine.
Infatti, nella Bibbia il primo e più antico prototipo d'ogni contenitore o costruzione sacra è stato l'Arca di Noè, grazie alla quale egli, la sua famiglia e gli animali, sopravvissero al cataclisma del diluvio universale. Probabilmente la generazione in cui viveva Noè era in grado di costruire altri tipi d'imbarcazioni. Quella di Noè fu l'unica a sostenere la furia degli elementi scatenati poiché era stata costruita seguendo delle leggi non solo fisiche ma anche metafisiche , capace, con molta probabilità, di un salto temporale, per ritrovarsi dopo il diluvio, senza patire della furia delle acque che per 40 giorni flagellarono il suo mondo.
Perciò, per prima cosa, bisognava costruire la nostra arca e, per farlo, decidemmo di recarci nel deserto dove avevamo già dei capanni per i nostri ritiri e le nostre cerimonie. Non avremmo dato nell'occhio. L'idea era di porre questo manufatto con noi dentro e schermarlo da tutti i lati con lastre di grafene e silicio, materiali che riuscivamo a reperire con facilità. Avremmo sfruttato la posizione del sole, subito dopo il solstizio d'inverno, verso la fine della festa dell'Hanukkah, il 25 dicembre 2060 , momento in cui l'energia solare avrebbe permesso una maggiore connessione con l'universo, come ben sapevano le antiche popolazioni che avevano costruito il manufatto di Stonehenge o i megaliti di Carnac o il Gran Menhir e tanti altri ancora.
Vi risparmio il resoconto della costruzione dell'arca e delle difficoltà che incontrammo. Non tutti furono disposti a seguirci, fummo solo dodici famiglie, ma tutti ci aiutarono e ci rifornirono di ogni necessità.
All'aurora del 25 dicembre, sigillata la porta dell'arca, aspettammo il sorgere del sole perché, secondo alcune mie deduzioni, era la condizione per un ritorno al passato; quello che non potevo sapere era in quale epoca saremmo finiti, dato che non potevo calcolare per quanto tempo il portale sarebbe rimasto aperto, mentre i raggi solari attraversavano il grafene.
Non potevamo guardare quello che accadeva fuori ma, all'improvviso, ci sentimmo trasportare da un'energia potentissima che squassò la struttura, una lama lucentissima attraversò gli ambienti interni e fu come se mille mondi ci girassero intorno. Poi cessò tutto. Silenzio totale. Dopo qualche ora, decidemmo di sbloccare la porta. Lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi ci apparve inverosimile'.
Elena Andreotti
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