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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d'inverno, Il purgatorio dell'angelo e Il pianto dell'alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero).
Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
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Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Writer Officina
Autore: Isabella
Titolo: La ragazza dagli occhi color cielo
Genere Romanzo Rosa
Lettori 3136 20 23
La ragazza dagli occhi color cielo
“No! Ma che c'entra? Non è vero che non mi ami.” Spiega serio.

“Si che è vero!” Dico irritata.

“No! Se lo fosse non avresti avuto quella reazione ne tanto meno quel luccichio negli occhi.” Per la seconda volta in un'ora mi sento in trappola, il mio sguardo è sorpreso e in fondo ammetto che ha ragione, aspettavo che mi dicesse quelle parole da un anno e mezzo quasi, ma ho troppa paura e reprimo tutto dietro un muro. Non controbatto.. mi alzo e me ne vado seguita da Luke che mi raggiunge in pochi passi.

“Hey principessa non stiamo gareggiando per l'oro alle olimpiadi di corsa.” Mi schernisce ridendo.

“Lo so.” Rispondo con un accenno di sorriso.

“Vuoi andare a casa?” Mi chiede abbracciandomi da dietro.

“Si.” Rispondo stringendomi fra le sue braccia.

“Dai andiamo ti porto io.” Mi fa cenno di seguirlo sciogliendo la stretta, un'irritazione fa capolino in me.

“Come fai a essere così menefreghista?” Chiedo irritata.

“Menefreghista?! Perché?!” Si volta guardandomi confuso.

“Si! Non ti hanno minimamente sfiorato le parole che ha detto quel coglione sulla mia reazione, non ti è venuto neanche un minimo dubbio, cosa che sarebbe venuta a chiunque.” Lui mi guarda e si avvicina serio, guiro che potrei affogare in quell'oceano azzurro rischiarato dalla luce di un lampione.

“Non sono menefreghista principessa, capisco cosa significa per te e aspetto.” Mi sorride benevolo e ciò se possibile mi irrita ancora di più.

“Cosa significa cosa?! E cosa aspetti?” Chiedo con la voce poco più alta ed acuta.

“Lui per te è sempre stato l'unico da quando l'hai visto l'anno scorso, non l'hai mai dimenticato e non hai mai smesso di amarlo, tanto meno di aspettare il giorno in cui ti avesse detto che provava ciò che provi per lui, non guarderai mai nessuno come guardi lui, con gli stessi occhi, li stesso sorriso e lo stesso amore. Lui è il tuo amore più vero e grande che hai mai avuto e lo capisco. Capisco che vuol dire amare una persona e non poterla avere. Capisco che ci vorrà tempo prima che tu vada avanti, se mai lo farai e quindi aspetto questo, aspetti che tu mi guardi negli occhi senza che dentro essi ci sia una traccia di lui, aspetto che tu decida se affrontare la tua paura di soffrire ancora per mano sua o decida di chiudere definitivamente quella porta. Nel frattempo sarò qui a sostenerti, ad asciugarti le lacrime e a darti tutto ciò che può farti star meglio.” Sono senza parole, non so che dirgli perché ogni virgola che ha detto è vera e mi rendo conto che lo sto facendo soffrire, mi sento male per questo, un ragazzo così non dovrebbe soffrire per una stupida ragazzina dal cuore ammaccato. Faccio ciò che mi sembra più adeguato alla situazione: lo abbraccio. Lui sorride e mi stringe più forte.

“Grazie.” Gli sussurro contro il suo petto. Sorride di nuovo.

“E di che principessa?!” Mi sussurra a sua volta. Poi mibfa cenno di andare verso la macchina per tornare a casa, lo seguo con la testa bassa di chi ha appena fatto una colossale cazzata e se ne rende conto troppo tardi, saliamo in macchina e in qualche decina di minuti siamo arrivati a casa mia.

“Dormi con me stanotte.” Gli dico fissando il vuoto, ho bisogno del suo calore, della sua presenza.

“Cosa?” Mi chiede voltandosi stupito.

“Dormi con me.” Ripeto voltandomi a mia volta.

“Sei sicura?!” Mi chiede ancora.

“Si.” Rispondo titubante.

In conferma al fatto che ha accettato spegne la macchina ed estrae il telefono scrivendo veloce un messaggio poi si volta a guardarmi, scendo e mi accendo una sigaretta nell'aria gelida di una notte di novembre, lui mi imita. Finiamo di fumare e silenziosi saliamo le scale di casa mia, entrando il calore della stufa ancora accesa ci accoglie, è tutto silenzioso, sono le 3 di mattina ed è normale che non fiati neanche una mosca, saliamo in camera mia e ci stendiamo sul letto. Parliamo sottovoce dato che camera dei miei è sotto i nostri piedi e si sente parecchio qualsiasi rumore.

“Mh New York.” Si guarda intorno fissando i quadri appesi alle pareti.

“Già, ho sempre voluto andarci.” Sorrido. Parliamo per un tempo indefinito finché non crolliamo abbracciati.

La luce dell'alba arriva troppo presto per i miei gusti, un raggio di sole mi punta proprio dritto su un occhio e mi sveglia, mi giro osservando Luke abbracciato a me che dorme ancora, è lunedì e i miei lavorano quindi posso permettermi di dormire ancora un bel po'. Mi rigiro fra le sue braccia e mi riaddormento. Ci svegliamo alle 2 del pomeriggio, dato che fra mezz'ora mia madre torna gli dico di andare a casa, mi saluta con un casto bacio sulla fronte ed esce chiudendosi la porta alle spalle.

Sono tranquillamente sdraiata nel letto e mi arriva un messaggio con scritto: ‘scendi' non conosco il numero, magari è Luke, mi vesto e scendo quando apro il portone mi pietrifico. Kaden è appoggiato al muro affianco al portone che mi guarda, sorrido e lui ricambia, poi avvicina il suo viso al mio e mi bacia. Ricambio, ci baciamo per svariati minuti concedendogli di esplorare il mio corpo con il suo tocco elettrico, si stacca e mi osserva col respiro accelerato.

“Puoi perdonarmi?” Mi chiede dolcemente.

“Si” ricambio il sorriso che gli ha appena allargato le labbra e lo bacio di nuovo. Saliamo le scale senza staccare i nostri corpi, le nostre labbra, raggiungiamo camera mia senza accorgercene, mi inizia a sfilare la maglia e

“NAIRAAAAAA!” Mia madre urla dal piano di sotto e mi fa sobbalzare, era solo un sogno, un fottuto sogno.

“Mmmhh.” Pronuncio richiudendo gli occhi.

“Nevica!” Sorride. Mi alzo di scatto, apro la tenda e vedo uno strato bianco coprire il tetto di fronte ai miei occhi, amo la neve, l'ho sempre amata, scendo di corsa le scale, mi vesto ancora più veloce e mi catapulto fuori.

KADEN

Mi alzo controvoglia alle 5, un'altra giornata di lavoro, un'altra giornata monotona, un'altra giornata senza lei. Quanto potrò andare avanti così?! Ora capisco cos'ha passato per un anno e più. Prendo l'Ipod e accendo la radio, le prime due note di quella canzone mi penetrano come una lama, è la sua canzone, quella che ama e che sapendo che cosa dice è anche la mia. Finita quella ne inizia un'altra, non la conosco ma lo stomaco che mi si contorce mi spinge a cercare la traduzione. La leggo e mi sento ancora peggio di prima, la frase principale mi si incide nelle ossa: ‘capisci di amarla solo quando la lasci andare.' Quant'è vera. Finalmente metto il naso fuori casa e con mia grande gioia vedo la neve che cade silenziosa, un'idea impulsiva cresce e decido di ascoltarla, corro nella stalla, prendo Gordon poi mi blocco, chiamo Andrea. Scendo a casa sua, quando ritorno recupero la prima cavalla che trovo e salto in groppa, guardo l'ora le 6 e 10 perfetto.

NAIRA

Sono in piedi davanti al portone spalancato da circa 10 minuti, davanti a me Kaden sotto la neve con due cavalli, è scolato, sembra un pulcino bagnato e infreddolito, è quasi tenero. Lui mi sorride, osservo meglio i cavalli e noto che uno dei due è Romeo, il mio amore, non mi trattengo e corro ad abbracciare il ragazzo che subito si irrigidisce poi lo sento rilassarsi e sorridere, due lacrime di gioia solcano le mie guancia, pochi secondi dopo però mi rendo conto di ciò che ho fatto e mi stacco imbarazzata, lui mi sorride ironico, quel sorriso che mi ha fatto impazzire.

“Andiamo a fare un giro o mi lasci congelare qui?” Mi chiede sorridendo, quasi lo riconosco, quasi in fondo a qual mare nocciola rivedo quel luccichio che mi dedicava un anno fa.

“Sono magnanima oggi, non ti lascerò congelare.” Rispondo ironica scoppiando a ridere.

“Ok, Sali.” Mi indica Romeo con un cenno del capo mentre mi porge la corda legata dai due lati del muso.

“È troppo alto, non riesco a salirci da sola.” Dico controvoglia.

“Va bene, dai datti lo slancio io ti aiuto.” Sorride malizioso.

Mi lancio in aria pensando già al fatto che volerò per terra perché non mi aiuterà, invece sento una sua mano sul mio interno coscia e l'altra sulla mia schiena ritrovandomi sul dorso del castrone. Il suo contatto è qualcosa di indescrivibile, avete presente quando siete a dieta per mesi e non potete mangiare niente di dolce o fritto e poi un giorno ordinate patatine e crepes alla nutella, avete presente quella sensazione quando iniziate a mangiarle?! Ecco lui o meglio il suo tocco hanno quest'effetto su di me. Sale anche lui e gira la cavalla per andare verso la strada principale, lo seguo senza dire una parola, lascio che sia lui a scegliere dove andare e con mia sorpresa mi porta verso la chiesetta. Alzo lo sguardo e rimango pietrificata. Un cartellone plastificato enorme copre tutta la chiesetta e dato che è inverno si vede da mezzo paese.

‘Beh, hai bisogno della luce solo quando si sta spegnendo

Ti manca il sole solo quando inizia a nevicare

Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare [...]'

“Dato che la prima volta non ha avuto successo ho provato una seconda.” Mi spiega sorridendo notando la mia faccia allibita.

Faccio una foto.

“Così quando tornerai ad essere un coglione ti farò vedere le prove di ciò che hai scritto!” Dico ridendo di gusto. Poco dopo mi arriva un messaggio da Sara: ‘dimmi che il cartellone che copre santa margherita l'ha scritto quel cretino e giuro che penserò di non avere qualche problema di pazzia.' Le rispondo confermando il suo dubbio, la nostra conversazione si conclude così, non mi risponde. Torno a guardare Kaden che mi sorride.

“Non ti ho perdonato se pensi questo.” Dico tranquilla e vedo la delusione crescere nei suoi occhi, saliamo fino alla chiesa, leghiamo i cavalli all'asciutto e ci sediamo vicino a loro, siamo fradici e ho freddo, tremo, lui se ne accorge e mi abbraccia.

“Lo so che non mi hai perdonato e forse non lo farai mai, ma voglio farti capire che ho sbagliato e non sono mai stato bravo a parole.” Mi confessa guardando la neve. “Provaci.” Lo incito.

“A far che?” Mi chiede guardandomi.

KADEN

“Provaci.” Mi dice, so a che si sta riferendo ma per eliminare ogni dubbio glielo chiedo. “A spiegarmi che hai sbagliato ecc.” Mi incita ancora. Prendo un respiro lungo di fumo e guardo il vuoto trovando le parole più adeguate, non trovandole. Tuttavia ci provo, glielo devo.

“Ok, ma non mi interrompere o non continuo.” Mima un si con la testa e continuo “allora, sono stato un coglione, tu mi piacevi, mi piacevi 4 anni fa e mi sei piaciuta quando ti ho visto alla transumanza, sono stato un coglione perché ti ho allontanato facendoti soffrire, avevo paura di affezionarmi, cosa che ho fatto, avevo paura di soffrire, di finire come mio padre con mia madre e ciò che ho ottenuto è stato affezionarmi e soffrire perché tu mi dicevi che ero uno stronzo e tutto il resto, mi sono reso conto che non ero così, non con te, tu mi guardi negli occhi e leggi quello che sono veramente, quello che nessun altro si prende il disturbo di guardare. Tu mi sei entrata nel cuore e non riesco a capire come possa stare senza di te. Non capisco come possa averti fatto tutto il male che ti ho fatto. E adesso me ne sono reso conto ho capito che è inutile continuare a seppellire il fatto che ogni mattina vorrei vederti accanto a me quando mi sveglio oppure che ogni sera vorrei addormentarmi stringendoti fra le mie braccia. Per il mondo sono uno stronzo, ma tu sei sempre andata oltre questa maschera e ho paura di perdere i miei amici se vedessero quanto sto cambiando, quanto sono me stesso con te.” Dico tutto d'un fiato e non mi capacito ancora di esserci riuscito. Lei mi guarda con gli occhi sgranati e pieni di lacrime, un sorriso dolce le increspa quelle labbra. È il suo sorriso, quello di un anno fa, quello che raggiunge anche gli occhi, quel sorriso che amo. Perché si è così, posso girarci intorno quanto voglio o trovare milioni di scuse ma questa ragazza la amo.

NAIRA

Le sue parole sono le più belle che ho mai sentito, il suo tono il più dolce che mi abbia rivolto e per un istante dimentico tutto ciò che ho passato per colpa sua.

“Ehm, non so che dovrei risponderti.” Dico arrossendo.

“Che mi dai un'altra possibilità biondina, voglio solo un'altra possibilità e sta volta non ti lascerò andare, perché è vero, ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare.” Mi prende il viso fra le mani e mi guarda con gli occhi lucidi. Non ci credo! Tutto mi sarei aspettata di vedere tranne lui, proprio lui, quello stronzo insensibile con le lacrime agli occhi. Sospiro pesantemente pensando a dargli davvero una possibilità nonostante il mio cuore ammaccato.

“Va bene.” Dico infine abbassando lo sguardo.

“Cosa?!” Mi chiede sorridendo.

“Ti do un'altra possibilità, ma sappi che le sconterai tutte.” Gli spiego puntandogli un dito sulla punta del naso. Lui senza dire una parola mi abbraccia stritolandomi, poi si alza e mi tende le mani.

“Dai, torniamo a casa tua, fatti una doccia cbe odori di cavallo bagnato e poi fatti bella.” Mi dice sorridendo.

“Perché?!” Gli domando stranita.

“Stasera grigliata e poi si va dove vuoi!” Mi aiuta a salire a cavallo e una volta scesi un dubbio mi balena in mente.

“Ma come sei salito fin qui?”

“A cavallo biondina.” Ci vogliono 20 minuti di macchina e saranno 15 km da casa sua a casa mia ed è venuto a cavallo fin qui?! È un pazzo.

“Tu sei pazzo!” Sorrido.

“Un pazzo innamorato.” Sorride a sua volta poi mi da un bacio sulla fronte e prima di sparire mi dice un'ultima cosa: “tieniti pronta per le 7 e mezza ti faccio uno squillo quando arrivo.”

Ok, ora mi fermo un secondo a riflettere e mi picchierei da sola, quel ragazzo mi ha letteralmente ucciso e cosa faccio?! Gli do una possibilità, ma in fondo i suoi occhi mi hanno sempre stregato. Mando la foto che avevo fatto a Marta, in risposta lei mia chiama urlando.

“ODDIO DIMMI CHE NON È IL COGLIONE!!! ODDIO NAIRA CHE HAI FATTO?”

“Marta Marta Marta awawaw!!”

“NAIRAAAAAA NON DIRMELOOO!”

“AWAWAWAW!”

“OK SEI IMPAZZITA, MA CHE È SUCCESSO?”

“ehm. Puòesserechel'hoperdonato.” Dico con un tono incomprensibile.

“CHE HAI FATTOOOO??!”

“hai capito benissimo.”

“NO! ASPETTA! L'HAI PERDONATO??!”

“si.” Dico allontanando il telefono per evitare che le sue imminenti urla mi rompano un timpano.

“COOOOOSSSSSAAAAAA??? MA CHE TI SEI FUMATAAA???” come previsto mi

Fa una ramanzina di 20 minuti fin quando non le dico che devo andare e vado a prepararmi per uscire. Il sorriso non abbandona le mie labbra.

Abbiamo appena finito di preparare la carne e giuro di non aver mai riso così tanto, o almeno era da un po' che non lo facevo. Silvio è pieno di pezzi di grasso ovunque, Kaden è olioso, hanno iniziato a tirarsi roba come due bambini e avevo le lacrime agli occhi tanto ridevo. Adesso che si sono calmati iniziamo a mettere le costine sulla brace, il rumore di una macchina mi fa voltare e il suo guidatore mi gela il sangue. Angelo scende sorridente, poi nota la mia presenza e si acciglia un po', io d'altro canto abbasso la testa e lentamente mi avvicino a lui distante qualche metro.

“Ciao Angelo.” Dico sempre a testa bassa.

“Ciao Naira.” Mi sorride e mi abbraccia, mi pietrifico.

“Ma.. non sei arrabbiato con me?” Chiedo e mi sento stupida nel farlo.

“Perché dovrei tesoro?” Mi chiede a sua volta con fare bonario.

“Beh, perché sono qui, senza tuo figlio, sai...” balbetto un po' imbarazzata, un po' tanto imbarazzata.

“Ahahah no no! Hey, se lui ti rende felice sono felice anch'io, mio figlio è grande ormai, lo capirà. Poi lasciatelo dire: era un anno e più che non vedevo quel sorriso e non sai quanto mi scalda il cuore.” Mi commuovo alle parole dell'uomo e lo abbraccio forte, lui ricambia e torniamo verso gli altri per sederci a mangiare.

“Voglio proprio saperlo: come ha fatto sto coglione di mio figlio a farsi perdonare da una come te?” Mi chiede Silvio ridendo.

“Eh, diciamo che si è impegnato e trovarlo davanti a casa mia sotto la neve gli ha fatto guadagnare qualche punto.” Rido anch'io. Kaden mi fulmina per poi seguirmi nella risata. Parliamo tutti insieme fino a tardi poi Angelo se ne va e Silvio entra, rimaniamo io e lui a fumare seduti vicini, stiamo fissando il vuoto, ognuno perso nei suoi pensieri quando, ad un certo punto, lui si volta a guardarmi.

“Dormi qui.” Mi dice dolcemente, ma risulta quasi una supplica.

“Ma... i miei si preoccupano se non mi trovano domani.”

“Ah, tutte scuse, scrivigli un messaggio. Dai ti prego, voglio averti con me.” I suoi occhi mi implorano, non resisto.

Prendo il telefono scuotendo la testa rassegnata e scrivo ai miei, lui in risposta ride e mi da un bacio sulla guancia. Entriamo, casa sua è enorme e bellissima, oltrepassiamo cucina, sala e bagno e arriviamo in camera sua. È strana, le pareti sono bianche con appese foto di lui da piccolo, dei suoi cani, alcuni cavalli, qualche modella provocante. In mezzo alla stanza c'è un letto ad una piazza e mezza, con lenzuola bianche e nere, affianco un tavolino alto quanto il letto, un lampadario formato da mille serpenti metallici ci sovrasta. Osservo ogni minimo dettaglio, la tv a schermo piatto da minimo 50 pollici appena alla parete di fronte al letto, il dolby surround posizionato nei vari angoli, l'enorme cuscino che fa da poltrona, l'armadio gigante. Lui mi guarda sorridendo poi mi supera per sdraiarsi sul letto e accendere la tv, batte una mano sul materasso per invitarmi a sdraiarmi accanto a lui, il nervosismo sale, ma tuttavia mi decido ad andare.

Mi passa un braccio intorno al collo e ci mettiamo a guardare un programma stupido che non ho idea di come si chiami; ci addormentiamo così.

KADEN

La luce del sole che mi punta in un occhio mi sveglia, le mie narici vengono invase da un profumo dolce e buonissimo, il suo profumo, quello dei suoi capelli, mi tiro un po' su. Dorme girata su un fianco stringendo la mia mano che nella notte le è scivolata sulle costole, il viso rilassato in un leggero sorriso. Mi perdo ad osservarla fin quando il suono del mio telefono mi fa sobbalzare, mi alzo delicatamente per non svegliarla esco e rispondo.

“Hey amico!”

“Ciao Tomas.”

“Stasera vieni a bere, fanno festa nel mio paese.”

“Non so, chiedo a Naira se ha voglia.” In realtà sono io a non averne voglia.

“Sul serio amico? Che c'entra lei?”

“Lunga storia, mi sta dando un'altra possibilità.” Spiego.

“Ma dai, perdi tempo con lei! Ne puoi trovare di migliori.”

“Non ce ne sono migliori di lei.” Dico alterato.

“Beh, ma con più soldi si.”

“Non me ne frega un cazzo dei soldi.”

“Seriamente? Ma che stai dicendo? Non ti riconosco più.”

“Sono sempre lo stesso.”

“Allora vieni a ubriacarti?”

“No, non ho voglia di bere.”

“Cosaaaa? Ti sei rammolito amico, non sei più tu, quella ragazzina ti ha cambiato. Cosa non si fa per un po' di sesso.”

“Non abbiamo ancora fatto niente.”

“Non ci credo! Sul serio? Non voglio aver niente a che fare con uno come te. Il nuovo te. Chiamami quando sarai rinsavito.” Butta giù prima che possa replicare qualcosa, stringo il telefono con rabbia. Bell'amico di merda, mi fumo una sigaretta e poi entrerò.

Nel frattempo.

NAIRA

Mi sveglio da sola e subito mi trovo spiazzata, poi collego e mi chiedo dove sia finito. Il suo del mio telefono interrompe i miei pensieri, convinta che sia uno dei miei che mi avvisa di linciaggio imminente rispondo senza guardare il mittente.

“Pronto?”

“Dimmi che mio padre era ubriaco.” La voce di Luke mi raggela.

“Cosa?”

“Dimmi che stava scherzando quando mi ha detto che eri a mangiare da Silvio.” È arrabbiato, ma non voglio mentirgli.

“No non stava scherzando.”

“Davvero hai scelto lui ancora una volta?!”

“Si.”

“Ti farà soffrire ancora e quando succederà non ci sarò a farmi prendere per il culo.”

“Ma non...” ha buttato giù, mi ha chiuso il telefono in faccia! Beh come biasimarlo. Decido di alzarmi per vedere dov'è finito Kaden. Esco di casa e li trovo in piedi a fumare, mi avvicino e gli tappo gli occhi.

“Giorno Naira.” Mi dice freddo.

“Che succede?” Chiedo tranquilla.

“Niente.”

“Spiega questo niente.”

“NIENTE! TI HO DETTO NIENTE! NON ASSILLARMI! FATTI I CAZZI TUOI!” mi urla contro e non capisco cosa possa averlo fatto arrabbiare così tanto.

“Hey, lo sai che con me puoi parlare.”

“NO! NON C'È NIENTE DI CUI PARLARE! TU MI VUOI CAMBIARE, MA NON SONO COSÌ! SONO UNO STRONZO SENZA SENTIMENTI E TU NON SEI L'ECCEZIONE. NON SO COME HAI POTUTO PENSARE IL CONTRARIO!

VESTITI E FATTI PORTARE ALLA CORRIERA.” Le sue parole sono state lame che

Hanno squarciato il mio cuore, l'hanno tritato in mille pezzi, non lo riconosco più. Con le lacrime incastrate tra le ciglia vado dentro e raccolgo felpa e giacca, poi cerco Silvio, so che deve portare sua figlia a scuola e ne approfitto per chiedergli un passaggio fino alla fermata.

“Cosa?! Ma che succede?” Mi chiede l'uomo sgranando gli occhi.

“Niente tranquillo è solo che devo fare due commissioni in giù e non voglio disturbare.” Mi sforzo di sorridergli e sembra crederci perché chiama la figlia e poi mi fa cenno di salire in macchina. Da quando sono salita sulla corriera fino a quando non sono arrivata a casa ho pianto, lacrime amare e silenziose sulle note di November Rain, l'unica frase che mi tirava un po' su era: ‘ ‘Cause nothin' lasts forever even cold November rain' (Perché niente dura per sempre nemmeno la fredda pioggia di novembre.)

KADEN

Sto malissimo, sono passati 10 giorni e di lei neanche l'ombra, le ho urlato contro le parole che mi hanno fatto arrabbiare, ma non gliel'ho spiegato. Mi manca, ho provato a chiamarla milioni di volte e le avrò mandato 500 messaggi ma niente, spero solo che stia bene. Poi un presentimento si fa largo stritolandomi lo stomaco, il mio telefono inizia a suonare, è lei. Non perdo un altro secondo e rispondo.

“Hey biondina, scusami per.” Mi interrompe.

“Senti. So che non lo pensavi davvero, Alex mi ha chiamato la sera dicendomi che vi aveva sentiti litigare. Però mi hai fatto male, nonostante tutto ho bisogno di averti qui vicino a me. Ti.pr.ego.” le ultime parole vengono spezzate dai singhiozzi e mi si spezza il cuore a sentirla così.

“Arrivo, dimmi dove sei.” Dico raccattando chiavi e sigarette per poi salire in macchina e mettere in moto.

“Davanti all'ospedale.” Rimango immobile qualche secondo, la paura mi attanaglia lo stomaco.

“Che è successo?” Chiedo terrorizzato.

“Sto bene, quando arrivi ti spiego.” Chiude la chiamata, penso che se qualche carabiniere mi avesse visto guidare mi avrebbe stracciato la patente davanti, però dopo esattamente 5 minuti sono arrivato, la cerco e la trovo poco lontano dall'ingresso dell'ospedale con le mani sul viso e il corpo scossi da singhiozzi che cerca di trattenere, la raggiungo velocemente e l'abbraccio, lei mi si stringe al petto e nasconde il viso nell'incavo del mio collo.

“Shhhh, sono qui. Calmati dai. Shhh.” Le sussurro accarezzandole i capelli. Per la prima volta da quando sono arrivato si alza a guardarmi e rimango pietrificato, i suoi occhi sono grigi, come il cielo sopra di noi, sembra che l'azzurro si sia sciolto e sia scivolato via mischiandosi alle lacrime. La stringo di nuovo a me. Rimaniamo cosi per non so quanto, poi il suo telefono suona, è suo padre che le dice di aspettarlo li e poi dopo aver fatto visita alla madre se ne vanno a casa. Le lacrime si sono fermate e ora sta cercando di regolarizzare il respiro.

NAIRA

Mi sono calmata un po' e voglio una sigaretta. Lui qui.. mi ha aiutato a calmarmi e dio solo sa quanto mi sia mancato tornare tra le sue braccia e sentirmi a casa. Mi ha stupito, non pensavo ci tenesse così tanto a me e non pensavo sarebbe corso qui dopo quello che gli ha detto Tomas. Il resto del giorno lo trascorriamo seduti qui, quando arriva mio padre saliamo da mia mamma che piange, lui è rimasto giù.

“Se vuoi stare qualche giorno da lui non ho problemi.” Sgrano gli occhi alle parole di mio padre.

“No papi sto qui.” Rispondo convinta, non voglio lasciarlo solo.

“Non mi interessa, saliamo a casa ti prepari e vai da lui. Hai bisogno di staccare.” Ribatte serio, non credo alle mie orecchie. Finita l'ora di visita scendiamo, lo vedo poco distante appoggiato al muro che sorride, mi avvicino, gli spiego che ha detto mio padre e il suo sorriso se possibile si allarga ancora di più.

“Non voglio dar fastidio.”

“Ma figurati, mio papà non vedrà l'ora di vederti in giro per casa, poi ti romperà le palle fino allo sfinimento per farti andare a cavallo.” Mi rassicura.

“Però mi porto la mia sella.” Sorrido anch'io.

“Ci sto! Dai andiamo allora così torniamo a un'ora decente per mangiare.” Mi abbraccia e giuro che non ho mai desiderato così tanto sparire fra quelle braccia, mi volto per avvisare mio padre ma è sparito. Lo chiamo.

“Papi dove sei?!”

“Ci vediamo a casa chicca.” Lo saluto e butto giù.

Dopo di che facciamo tutto e torniamo a casa sua, sono le 9 e Silvio ci accoglie con due piatti di lasagne fumanti. Mangiamo e poi andiamo in camera a guardare un film, mentre siamo sdraiati il suo telefono suona, risponde. È Alex che gli chiede se vuole salire a Nava a ballare, lui mi guarda e annuisco, so che ha bisogno di sfogarsi un po', ci cambiamo e saliamo su. Passiamo la serata tranquilli a parlottare con i suoi amici ed esclusa qualche occhiata omicida che mi lancia qualche ragazza mi diverto, gli dico che esco a fumare e così faccio, quando arrivo fuori incontro mio “fratello” che mi abbraccia e mi saluta. Ogni tanto butto un occhio a vedere cosa combina il mio ragazzo. No! Aspetta ho davvero appena detto il mio ragazzo?! Wow!

“Wow sister lo ami davvero tanto!” Excobar (mio fratello) mi fa sobbalzare.

“Cosa?”

“Lo ami tanto, il biondino con la felpa nera dico..”

“Ma!?”

“Come me ne sono accorto?” Mimo un si con la testa “Si vede lontano chilometri! Poi sei mia sorella, pensi che non riesca a leggerti negl'occhi?” Ride.

“Ahahahah okok, lo amo, è tutto ciò che di più bello mi sia mai capitato. Lui è... è lui.. è colui che vorrei avere vicino per il resto della mia vita.” Excobar sta per rispondere ma una voce dietro alle mie spalle lo interrompe.

“Ah! Quindi tu mi hai mollato per quello?! Sei una stronza!” Christopher urla, mi volto e lo fronteggio.
Mi
“No! Io ti ho mollato perché non ti amo più! Lui è arrivato dopo.” Dico con sguardo di sfida, sono consapevole che è un ex pugile ed è il doppio di me, ma non me ne frega niente.

“Brutta stronza!” Alza la mano per tirarmi uno schiaffo, Exco mi tira indietro prendendomi dalle spalle,una mano blocca il braccio di Christopher ed Kaden appare nella mia visuale, i due si fissano per qualche secondo poi mi sciolgo dalla stretta di mio fratello e mi avvicino al biondo, gli sfioro un braccio, lui in risposta porta il suo a circondarmi le spalle e andiamo via, lancio un'ultima occhiata a Excobar che muove la mano per salutarmi. Non parliamo per tutto il tragitto, quando arriviamo a casa e ci sdraiamo nel letto mi abbraccia e mi lascia un lungo bacio sulla fronte.

“Scusami per oggi.”

“Tranquilla biondina, non è niente.”

“Non voglio coinvolgerti nel mio passato.”

“Dai adesso dormi, domani andiamo a cavallo.” Mi lascia un altro bacio e ci addormentiamo.
Oggi è la vigilia, sono passati 3 giorni da quando hanno ricoverato mia madre e dire che sto bene sarebbe una cazzata, però stare qui mi aiuta a non pensare, lui è la mia medicina, la mia droga, la mia vita.. testarda, a volte brutta vita, ma la migliore sotto milioni di aspetti. Non sento mio papà da quella sera, sono decisa a passare con lui almeno questi due giorni, ha bisogno di qualcuno che gli ricordi di non essere solo, come ne ho bisogno io. È mattina presto, sveglio Kaden con non poca fatica e gli chiedo se mi accompagna su, si alza e si prepara.

Sono arrivata, lui è andato via dicendomi che verrà il 26, sto parlando con mio papà e quello che mi ha appena detto mi ha fatto iniziare a piangere.

“Non la lascerò perché tutto ciò che di bello mi ha dato nella vita sei stata tu e le sarò eternamente grato per questo.” Non dimenticherò mai queste parole, mi si sono incise nell'anima, nel cuore, nelle ossa, penso di non aver mai capito fino in fondo mio papà e le sue decisioni o le sue ragioni e per questo mi sento in colpa, l'ho sempre giudicato e ora capisco quanto sia stato difficile per lui. Passiamo una viglia e un natale discreti, cerchiamo di sembrare felici almeno per un po' di tempo.
Isabella
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