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Autore: Cinzia Perrone
Titolo: Vivi di sogni
Genere Romanzo di formazione
Lettori 186
Vivi di sogni

Luca
Era più di un'ora che Luca stava immobile, chino su quel foglio immacolato sul quale troneggiava solo il titolo del componimento che avrebbe dovuto scrivere per il rientro a scuola dalle vacanze estive.
Il solito tema che ha ossessionato generazioni di studenti: - Descrivi le tue vacanze e una giornata che ti ha particolarmente entusiasmato - ora stava angosciando proprio lui, che alla sua scrivania non sapeva proprio cosa inventarsi.
Anche se Luca, già alla sua tenera età, aveva l'animo dello scrittore che sa che bisogna lavorare sempre di fantasia anche quando c'è un fondo di verità, questa volta era in seria difficoltà; perché in quel momento gli mancava proprio una base da cui partire. Il ragazzo era decisamente un creativo, ma stavolta avrebbe dovuto creare tutto dal nulla.
Mica poteva raccontare che suo padre non aveva potuto portarlo a fare una vera vacanza, lasciandolo sempre a casa solo perché aveva da lavorare?
Suo padre era un cuoco, anche piuttosto bravo, e si sa che nel periodo estivo i ristoranti lavorano molto di più, e quello dove lavorava suo padre non era certo l'eccezione che conferma la regola.
Luca di certo non biasimava suo padre, al quale peraltro era legatissimo, ma non capiva perché non poteva trascorrere il periodo estivo nella grande villa di campagna dei nonni, come facevano tutti gli altri della famiglia, ovvero zii e cugini.
Il tempo, di sicuro, in compagnia di tutta quella ciurmaglia, sarebbe passato molto più allegramente ed ora non avrebbe dovuto inventarsi di sana pianta una vacanza minimamente degna di questo nome per quello stupido tema.
Per giunta, Luca era figlio unico, e vedeva nei suoi cugini dei potenziali fratelli, un po' come accadeva con Pietro, il quale essendo suo coetaneo e abitando vicino a lui, nello stesso paese, era anche un suo compagno di classe.
Lui sì che avrebbe avuto da raccontare per quel dannato compito!
In tutto questo il suo interrogativo restava inestinguibile nella sua mente: perché sia d'estate, che in tutto il resto dell'anno, i nonni con lui mantenevano sempre una certa distanza escludendolo dalla loro vita familiare con il resto dei parenti che, a differenza sua, si tenevano
ben stretti?
Un giorno provò ad affrontare l'argomento con suo padre, che rientrando a tarda notte dal lavoro, era visibilmente stanco.
- Papà, se non sei troppo stanco vorrei chiederti una cosa - disse Luca con tono quasi supplichevole.
- Luca, che ci fai ancora alzato? Dai va a letto, ne riparliamo domani prima che vado al ristorante... - Rispose suo padre, che non vedeva l'ora di andare a dormire anch'egli.
- Ma papà è una cosa importante per me - insistette Luca, con una certa solennità.
- E vabbè, dimmi che succede... -
- Ma perché i nonni non mi vogliono alla villa? A volte mi sembra che mi detestino, cosa gli ho fatto di male? Perché mi trattano sempre uno schifo, al contrario di come fanno con gli altri miei cugini? Me lo spieghi papà? Tu sicuramente lo saprai il perché! -
Sì, forse suo padre ben conosceva la ragione di tutto quel risentimento verso suo figlio, ma come poterlo spiegare a un ragazzino di dodici anni?
Del resto, egli stesso era in parte responsabile, anche se involontariamente, di quell'astio che si era da anni concentrato su un bambino incolpevole di ogni cosa, soprattutto incolpevole degli eventi che lo avevano scatenato nei cuori dei suoi suoceri.
Un sentimento di contrasto, che era cresciuto man mano, prima nei suoi confronti, poi anche in quelli di suo figlio Luca, causato da molteplici ragioni che il ragazzo in quel momento non avrebbe potuto capire, e che a tratti neanche lui, Eduardo, capiva.
Come potergliele spiegare, a quell'ora tarda della notte? Ci sarebbero voluti dei giorni solo per raccontare l'intera storia. Storia che senza dubbio avrebbe scosso un ragazzo di quella età; per cui la soluzione più sensata che apparve ad Eduardo in quel preciso momento, fu quella di negare tutto, con un semplice e banale:
- Ma che dici? Va a dormire, che è meglio! -
Questa risposta frettolosa e buttata lì da suo padre, lasciò ancor di più il ragazzino confuso e incredulo; possibile che aveva percepito male ogni cosa, oppure anche suo padre era all'oscuro delle ragioni che portavano i nonni ad essere così scontrosi nei suoi confronti?
In fondo era pur sempre un loro nipote, come gli altri cugini, figlio della loro unica e amata figlia, che purtroppo non c'era più; ma lui era lì, avrebbe potuto ricordargliela con amore ai nonni, sua madre, il povero Luca che era dovuto crescere senza di lei.
Dall'altra parte, loro avrebbero potuto e dovuto piuttosto aiutare il nipote che già aveva subito una grande perdita, non pensare egoisticamente solo alla loro di perdita, magari crescendolo nel ricordo della sua mamma, come con amore da anni faceva suo padre Eduardo.
Già, la sua povera mamma era andata via troppo in fretta, tanto in fretta, da non riuscire neanche a dar un unico bacio a suo figlio appena nato.
La donna era morta di parto, ma Eduardo neppure quel particolare volle per il momento rivelare a Luca, per non alimentare strane idee e stupidi sensi di colpa in suo figlio, che ora avrebbe protetto sacrificando la sua stessa vita se fosse stato necessario, visto che rappresentava anche l'unica cosa che gli rimaneva della sua amata Laura.
A tempo debito gli avrebbe raccontato tutta la verità su come fossero andate realmente le cose, ma prima avrebbe cresciuto suo figlio in tutta la serenità possibile, anche raccontandogli qualche bugia se fosse stato necessario.
Sin da bambino volle raccontargli che purtroppo la sua mamma si ammalò gravemente pochi mesi dopo la sua nascita, ma quando Luca, che non era né uno stupido né uno sprovveduto, anzi aveva mostrato sempre un acume straordinario per la sua età, gli chiese di come mai non avessero foto della mamma con lui in braccio neonato, fu costretto a mentirgli di nuovo, adducendo la perdita di un intero scatolone di fotografie, probabilmente al trasloco che avevano fatto quando era piccolo.
In effetti di trasloco, uno ce n'era stato: il loro trasferimento da Roma, città natale di suo padre e sua madre, dove abitavano ancora i suoi nonni materni, a una tranquilla cittadina nella provincia di Latina, dove il padre aveva trovato un buon lavoro di cuoco in un ristorante della costa.
Luca aveva solo quattro anni, ma già aveva avuto modo di apprezzare i modi bruschi dei suoi nonni materni.
Forse, fu proprio quel comportamento biasimabile dei suoceri nei confronti di suo figlio, che indusse Eduardo a cercare di trasferirsi, proprio per allontanare Luca dai nonni, che così violentemente avevano reagito alla morte della propria unica figlia.
Magari, dietro quella reazione, c'era l'avversione che essi avevano sempre nutrito per l'unione della figlia con Eduardo. Ma questa era ancora un'altra storia, che l'uomo si guardava bene dal far arrivare alle orecchie del figlio.
Ritornando al trasloco, fu stesso un fratello della povera Laura, molto affezionato alla defunta sorella e di conseguenza a suo nipote, ad aiutare e consigliare Eduardo, diventato negli anni anche il suo migliore amico.
In quella cittadina di provincia, il cognato, Alessandro, già ci viveva da un paio d'anni; quindi, dopo avergli trovato un'occupazione come cuoco, ospitò lui e il nipote, per dargli il tempo di trovare una casa in cui abitare.
La cosa più bella per Luca era che suo zio Alessandro aveva un figlio proprio della sua età, con il quale avrebbe potuto condividere giochi e quant'altro. Naturalmente anche Alessandro era al corrente delle piccole bugie che il cognato aveva propinato al nipote, e d'accordo con Eduardo gli tenne il gioco, sia lui che sua moglie Claudia.
Ora Luca, era lì, da solo, mentre il padre lavorava e gli zii e i cugini si divertivano tutti insieme nella villa di campagna.
Già se lo immaginava suo cugino Pietro, quello che era suo coetaneo e con il quale adesso condivideva anche il banco, al ritorno dalla sua avventura rurale; gli avrebbe raccontato con dovizia di particolari ed entusiasmo tutto quello che avevano fatto, dei giochi, delle gite, dei pic-nic, delle feste e dei balli.
Poi, dulcis in fundo, avrebbe tirato fuori il suo bel temino, e gliel'avrebbe letto con aria compiaciuta; ma tanto Luca ci era abituato, era pressappoco quello che accadeva ogni anno al loro rientro dalla campagna.
Avrebbe voluto magari che suo padre se lo portasse appresso al ristorante, visto che si trovava vicino al mare, ma suo padre aveva sempre obiettato dicendogli che lui sarebbe stato tutto il tempo impegnato a lavorare e che di certo non avrebbe potuto permettere che un ragazzino della sua età, andasse in spiaggia da solo a fare il bagno.
- Quando sarai più grande, ti ci porto con me, così potrai goderti il mare senza farmi preoccupare, va bene? -
Gli diceva suo padre quando lo vedeva particolarmente annoiato, cercando di tirargli su il morale con quella promessa.
Luca, voleva un gran bene a suo padre, gli era molto affezionato e non gli rimproverava niente; nonostante, fosse ancora piccolo, si rendeva benissimo conto dei sacrifici che facesse suo padre affinché potessero permettersi il necessario, la casa, la scuola e il resto, di quanto lavorasse per non fargli mancare niente.
Ma forse, quello che gli mancava di più era proprio suo padre, l'unica persona veramente importante nella sua vita, la sola che gli fosse rimasta dopo la prematura scomparsa di sua madre.
Effettivamente per Eduardo fu durissima crescere tutto solo, senza potersi appoggiare a nessuno, suo figlio, specie nei primi tempi, quando il bambino piccolissimo aveva bisogno di costante presenza, e lui col lavoro che si ritrovava era doppiamente in difficoltà.
Ne aveva viste di baby-sitter Luca sin da piccolissimo, e per potersi permettere tutte queste spese Eduardo aveva sempre lavorato come un matto, anche facendo doppi turni al ristorante di Roma dove lavorava prima.
Ora la situazione non era gran che cambiata, le spese erano ancora tante e in più c'erano i debiti che suo padre aveva dovuto fare per riuscire a tirare avanti, tra trasloco e nuova casa; il povero Eduardo lavorava sia per mantenere la famiglia, sia per pagare i debiti. E pensare che i nonni di Luca erano molto ricchi e di certo non avrebbero avuto problemi ad aiutarli.

Cinzia Perrone
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