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Writer Officina
Autore: Giulio Valter Micioni
Titolo: Il miracolo del Papa
Genere Thriller Religioso
Lettori 2182 8 13
Il miracolo del Papa
Capitolo I
Giorno 1 — Domenica

All'una di notte di quella tiepida domenica di marzo, l'antica pendola art nouveau del Cardinale emise un singolo squillo argentino.
Il cielo era rischiarato da una luna piena e brillante, ma distaccata da sempre dalle vicende della terra.
Stefano Morisini, segretario di Stato del Vaticano, scostò un poco i pesanti tendaggi del suo studio e la guardò dall'ampia finestra.
Stava pensando: “Sei incantevole e romantica, ma rimarrai insensibile ai fatti straordinari che stanno per accadere in questa Santa Sede.”
Avvolto nella rossa vestaglia di seta, camminò riflettendo per qualche minuto, poi si fermò di fronte alla grande specchiera in stile liberty.
Ammirò, peccando d'orgoglio, la sua elegante figura, gli occhi scaltri e intelligenti; d'altronde, poteva certamente complimentarsi con sé stesso per il geniale piano che aveva architettato.
Di padre lombardo e madre tedesca, aveva completato con alto profitto gli studi teologici presso la Pontificia Università lateranense, parlava correntemente quattro lingue ed era considerato uno dei massimi esperti di teologia ed esegesi del Nuovo Testamento.
Se ne stava là, a compiacersi di fronte allo specchio, quando all'improvviso si sentì smarrito e lo colse il pensiero di abbandonare tutto: era obiettivamente un piano quasi impossibile da realizzare; ma, dalle profondità dell'anima, giunsero le parole che sempre lo aiutavano nei momenti più critici, così volle pronunciarle ad alta voce:
- La divina Provvidenza ti aiuterà. -
Si destò allora dallo sconforto, andò a sedersi alla grande scrivania e indossò gli occhiali d'oro che riflettevano la luce verdastra della lampada Churchill.
Si chinò leggermente verso lo schermo del suo Macbook. Era molto concentrato in quella notte insonne, aveva le folte sopracciglia aggrottate, le sottili labbra serrate. Da queste usciva, nei momenti opportuni, una voce secca e tagliente che dominava sul nascere eventuali mormorii di dissenso. Al contrario, nelle occasioni giuste, sapeva furbamente incurvare le labbra e strizzare gli occhi penetranti in un sorriso tenero e convincente.
Durante il corso della sua lunga vita, in molti lo avevano tacciato di essere un abile manipolatore, ma lui si sentiva semplicemente un intelligente e strenuo difensore dei princípi e dei valori del cattolicesimo.
Il magro viso dell'anziano Cardinale mostrava le guance scavate e solcate da numerose rughe accumulate in anni di gravosi impegni; emanava però grande autorevolezza e rispettabilità.
La sua figura era alta e sottile, le spalle leggermente curve, ma era un uomo raffinato ed elegante che esprimeva, nonostante l'età avanzata, una prorompente vitalità.
Per la massima riservatezza, ma anche perché i tempi stringevano e la data prescelta si avvicinava, aveva deciso di avere l'incontro più decisivo della sua vita alle quattro di quella notte. Mancavano circa tre ore e doveva finire di preparare la bozza scritta della sua relazione.
Aveva chiaro in mente il rivoluzionario progetto che doveva presentare al Pontefice, ma era certo di poterlo esporre e ricordare con maggior chiarezza riportandolo per iscritto. Aprì così sullo schermo un nuovo documento senza intestazione e iniziò a digitare usando frasi sintetiche e chiare.
Il piano escogitato era di enorme importanza e doveva cercare di presentarlo con il maggior tatto possibile al Papa, che certamente sarebbe rimasto annichilito. Non era ben certo di come avrebbe reagito a un'idea tanto sconvolgente, non voleva però rimandare ulteriormente perché doveva conoscere al più presto un'opportunità pienamente risolutiva per il futuro della Chiesa e di tutta l'Umanità, anche se molto complessa da cogliere.
Da mesi Morisini aveva ideato, progettato e discusso il suo progetto in gran segreto con due fidatissimi alti prelati: solo loro tre conoscevano al momento la cospirazione, entro poche ore anche il Vescovo di Roma avrebbe saputo.

Capitolo II
Giorno 1 — Domenica

Alle tre di quella stessa notte, don Aldo Albertieri, primo aiutante di camera del Santo Padre, stava placidamente dormendo nel suo letto. La sveglia del cellulare avrebbe trillato come ogni mattina alle sei e trenta. Quella notte, invece, il telefono squillò alle tre e malvolentieri si sollevò per rispondere.
Era Attilio Buonalbergo segretario generale del Dicastero per la comunicazione; il Cardinale gli chiedeva di svegliare con tatto, ma immediatamente, Sua Santità, affinché si preparasse per un incontro con lui alle quattro nel suo studio.
Alla flebile domanda se era proprio il caso di svegliarlo a quell'ora, gli fu risposto che si trattava di una circostanza riservata e straordinaria; gli fu anche detto di informarlo che sarebbero intervenuti, oltre a lui, il Segretario di Stato, Stefano Morisini e il Camerlengo, Valdo Santori.
Albertieri non fece trapelare la sua emozione e rassicurò l'alto prelato che avrebbe eseguito l'ordine mantenendo il più stretto riserbo.
Aveva compiuto cinquant'anni e da dieci era primo aiutante di camera del Pontefice, fin dalla sua elezione quindi. Aveva sempre svolto il suo lavoro con grande dedizione, fedeltà e passione, anche perché era conscio dell'invidiabile prestigio della sua carica in Vaticano.
Quella notte, dopo l'imprevista e strana telefonata, ebbe un presentimento sgradevole, come se stesse per accadere qualcosa di grave in cui potesse essere anche lui coinvolto. Non aveva famigliari stretti, era una persona seria, riservata, amante dell'ordine e della routine: non poteva prevedere quanto il suo presentimento si sarebbe rivelato azzeccato.
Compose il numero della camera papale ed attese. Stava per desistere, visto che nessuno rispondeva, alla fine sentì una voce assonnata ma autorevole esclamare: - Che succede? -
Il fedele don Aldo, cercando di essere il più delicato possibile, sussurrò: - Santità, le chiedo umilmente perdono se la sveglio a questa ora assurda, ma Attilio Buonalbergo ha bisogno di incontrarla fra un'ora nel suo ufficio, cioè alle quattro. Mi ha detto trattarsi di un incontro straordinario e riservatissimo; saranno presenti, oltre a lui, Morisini e Santori. -
- Va bene, spero bene per loro che il motivo dell'incontro giustifichi lo svegliarmi alle tre di notte con tanta urgenza, riferisca comunque che sarò nel mio studio alle quattro per ascoltarli. -
Aldo richiamò subito Buonalbergo e gli riferì che l'incontro era stato confermato, poi, emettendo un lungo sospiro, si sdraiò per dormire qualche; ma riaddormentarsi era ormai impossibile.
Purtroppo, quello strano presentimento non riusciva a dimenticarlo. Sentiva dentro di sé che in ballo c'era qualco-sa che doveva essere molto delicato e preoccupante. 

Capitolo III
Giorno 1 — Domenica

Arduino Antelmi era nato in una modesta famiglia di mezzadri a Valdobbiadene, nel Veneto. Nato prematuro, da bambino era gracile e si ammalava spesso, soprattutto di malattie respiratorie.
Tuttavia, con il passare del tempo, aspetto e salute migliorarono; diventò un bell'adolescente, alto, attraente, anche se non robusto; aveva un viso interessante ed un'acuta intelligenza che catturavano la simpatia degli amici e l'attenzione delle ragazze. Lui però non si faceva troppo coinvolgere, preferiva leggere e studiare piuttosto che bighellonare in giro a divertirsi senza scopi, come facevano i suoi compagni. I due fratelli e la sorella non avevano potuto studiare dopo le medie inferiori a causa delle scarse rendite del piccolo terreno in mezzadria. Invece, dopo la nascita del quarto figlio, la situazione economica migliorò e così i genitori, vista la passione per lo studio e la manifesta vocazione religiosa, decisero di iscrivere Arduino al seminario minore di Vittorio Veneto che si trovava a soli trenta chilometri dalla loro casa.
Alla fine del ciclo istituzionale del seminario maggiore per gli studi teologici, sostenne e superò con il massimo dei voti l'esame di baccaleureato presso la Facoltà Teologica di Padova. Successivamente conseguì la licenza canonica ed infine il dottorato in teologia con votazione summa cum laude.
Dopo l'ordinazione a presbitero, la sua carriera ecclesiastica fu esemplare fino alla porpora cardinalizia, poi culminò con l'elezione al Sacro Soglio all'età di sessant'anni.
L'elezione di un italiano si poteva prevedere, viste le precedenti elezioni di Pontefici stranieri. La maggioranza dei Padri elettori aveva scelto il cardinale Antelmi soprattutto per la sua nota apertura verso le generali e pressanti istanze di adeguamento della Chiesa ai tempi moderni.
Aveva scelto di chiamarsi Paolo VII a causa della sua fervida ammirazione e devozione per Giovanni Battista Montini, San Paolo VI.
In verità Santo lo sarebbe forse diventato anche lui, in quanto, dopo solo due anni di papato, si ascriveva a lui la guarigione inspiegabile di sua sorella Elena Antelmi, suora in un convento del padovano.
Malata da un anno per un tumore al fegato con numerose metastasi, era ormai in fin di vita quando il suo caro fratello arrivò nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale dove era ricoverata. Lui la baciò e l'abbracciò teneramente, trattenendo a stento le lacrime nel vederla così smagrita e pallida. Lei, guardandolo con amore e gratitudine, parlò per prima con una vocina esile ma abbastanza chiara: - Fratello adorato, soffro dolori indicibili ma la tua presenza allieta il mio cuore ed è il miglior regalo che il Signore potesse farmi ora che sono vicina a ricongiungermi a Lui. -
Arduino la guardò amorevolmente e le sussurrò in un orecchio, affinché i pochi presenti non potessero sentire: - Elena cara, ho pregato ogni santo giorno il Signore da quando ho saputo della tua malattia e, mentre sonnecchiavo in elicottero venendo da te, Gesù mi ha detto che non è ancora giunto il tuo momento. -
Lei spalancò gli occhi arrossati, gli prese la mano, gliela strinse con le poche forze che le restavano, esclamando forte in modo che tutti sentissero: - Fratello, visto che il Figlio del Padre ti ha detto che non è giunto il mio momento, allora la tua grande Fede, unita alla mia, potrà guarirmi e per questo miracolo, se Dio lo vorrà, sarai santificato. -
Erano presenti quattro infermiere, il primario oncologo, il Segretario di Stato vaticano e don Aldo Albertieri. Questi sette testimoni sarebbero stati in seguito i più convinti assertori del grande miracolo. Elena Antelmi era guarita infatti totalmente dopo due giorni: il risanamento della buona suora era stato ritenuto immediato ed inspiegabile da gran parte della Comunità scientifica.
Ovviamente, il fatto ebbe una vasta eco mediatica in tutto il mondo, soprattutto perché si trattava della sorella di Paolo VII. Ci furono molti veramente convinti che era stato un miracolo, ma anche ci furono varie voci che malignamente dicevano che era stato tutto architettato. La Chiesa, come suo solito, tenne un atteggiamento riservato e prudente. Il Pontefice stesso affermò che la volontà di Dio era a volte imperscrutabile e che lui umile Suo servo non aveva alcun merito nello straordinario evento.
Comunque, in molti credettero che Papa Antelmi avesse compiuto un prodigioso miracolo, e non lo dimenticavano di certo: così, la sua autorevolezza e credibilità agli occhi dei fedeli di tutto il mondo crescevano di anno in anno.
Il mese passato aveva compiuto settant'anni; aveva una discreta salute, a parte una fastidiosa gastrite, e si manteneva in forma con ginnastica giornaliera, lunghe camminate nei giardini vaticani e, quando gli era possibile, andando in vacanza nei suoi luoghi di nascita, per abbracciare i suoi cari e camminare sui sentieri delle sue amate Prealpi venete.
Il viso scavato, la voce rauca, gli occhi spesso arrossati e le profonde rughe erano però il chiaro specchio del gravoso impegno che sopportava da dieci anni come capo della Chiesa. Con il suo entourage e nelle sue uscite pubbliche riusciva comunque ad avere una notevole carica comunicativa e un affabile sorriso che lo rendevano sinceramente simpatico a tutti, o quasi.
Era molto influente e rispettato a livello internazionale e, cosa non scontata nella storia del papato, era benvisto dalla Curia vaticana.
Al momento giusto e con chiunque, dalle umili suore che lo accudivano ai più arcigni vescovi e cardinali, aveva nel cassetto simpatiche battute ed aforismi.
Metteva tutti a proprio agio, anche nelle udienze ufficiali più impegnative e problematiche. Perfino con personalità dichiaratamente atee e senza Fede, era capace di lasciare un ricordo piacevole ed ammirato. Comunque, dopo la sua elezione, Arduino Antelmi aveva attuato importanti riforme, talmente innovative e progressiste da mettere in allerta ed agitazione molti membri del Sacro Collegio, oltre ai religiosi e ai fedeli più tradizionalisti e conservatori.
La riforma che aveva più sconcertato tanti conservatori era stata diffusa con l'Enciclica Dispensatione a caelibatu, nella quale si rendeva meno rigida la norma secolare del celibato dei sacerdoti e si apriva alla possibilità per essi di essere sposati in caso di determinate condizioni, che però dovevano essere riconosciute direttamente dal Pontefice. Si era convinto a promulgare l'Enciclica a causa della preoccupante diminuzione in tutto il mondo di vocazioni e di ordinamento di nuovi sacerdoti.
Vi era anche un numero preoccupante di abbandoni della vita consacrata da parte di preti, frati e monache, giovani e anche meno giovani. Da tempo si auspicava, anche in Sinodi ufficiali, la possibilità di ordinare sacerdoti anche uomini sposati. La concessione canonica al matrimonio dei religiosi avrebbe consentito di affrontare meglio l'annosa crisi delle vocazioni. Inoltre, le chiese erano sempre più vuote non solo negli stati del Nord Europa, ma anche in Italia e in tanti altri Paesi del mondo.
Purtroppo, anche questa Enciclica non era stata risolutiva; la crisi delle vocazioni perdurava in tutto il mondo e i deplorevoli abbandoni della vita consacrata continuavano incessanti. Una crisi universale della dimensione spirituale era in atto da molte decadi: non solamente l'adesione alla dottrina cattolica, ma anche ad una fattiva vita cristiana ed evangelica. Molti cattolici, in Italia e nel mondo, davano sì per scontato un certo devozionismo, ma privo di una Fede solida.
Inoltre, in molti Paesi, c'era l'annosa ed immane tragedia di migliaia di fedeli cristiani perseguitati e massacrati nelle chiese, nelle loro case e nei luoghi pubblici.
Il terrore di essere le prossime vittime faceva svuotare i luoghi di culto e smembrava le Comunità cristiane nel terzo e quarto mondo. L'Islam con la sua Jihād portava minacce e paura in tutto il mondo. Dopo la tragedia delle torri gemelle a New York, il mondo non era più lo stesso e l'insicurezza generale dell'Umanità era giunta ad un livello critico.
Un incipiente razzismo nascosto serpeggiava nei Paesi occidentali. Inoltre, la migrazione di milioni di africani e mediorientali islamici nelle Nazioni cristiane era in costante crescita e la loro integrazione nella società perdurava difficile e problematica. Anche la Rete e i social networks, con la loro invasiva, suadente e ubiquitaria disponibilità, portavano la gente ad isolarsi ed a stare più in casa, diminuendo il desiderio e le occasioni di partecipazione ad una comunità sociale e men che meno ecclesiale.
L'attacco e la disinformazione sui peccati del Clero - pur certamente gravissimi, come nel caso della pedofilia - portava una gran parte dell'opinione pubblica a credere che i religiosi cattolici fossero una congrega di opportunisti, sfruttatori e manipolatori senza scrupoli.
In definitiva, era una crisi enorme ed epocale che minava le fondamenta della Chiesa; occorreva trovare soluzioni efficaci, radicali, e occorreva trovarle in fretta.
Papa Antelmi cercava queste soluzioni da quasi dieci anni in condizioni sempre più complesse, a volte temeva di non farcela, ma non demordeva, spesso ripetendo che un uomo cessa di essere un buon cristiano quando smette di sperare.
Quella notte, come spesso faceva quando era solo, rifletté ancora sulla pandemica crisi della sua Chiesa. Dopo essere stato svegliato alle tre di notte dal suo aiutante di camera, si chiese, come per un presagio improvviso, se magari i tre Cardinali, che volevano incontrarlo con tanta urgenza, avessero delle proposte impreviste ed innovative per aiutarlo nella sua lotta contro la secolarizzazione e la crisi spirituale.
Era un uomo devoto, con una grande Fede e la sua speranza di risolvere una volta per tutte i problemi del cattolicesimo durante il suo pontificato era ferma ed incrollabile,
In tutta la sua vita aveva cercato di guadagnarsi la Grazia del Signore e si presentava al suo cospetto sempre con grande umiltà; ma, dal profondo della sua anima, lo invocava a farlo divenire addirittura meritevole della Santità.
Giulio Valter Micioni
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