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Erri De Luca. Nato a Napoli nel 1950, ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. Il nome, Erri, è la versione italiana di Harry, il nome dello zio. Il suo primo romanzo, “Non ora, non qui”, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi. Il suo ultimo libro è "A grandezza naturale", edito da Feltrinelli.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d'inverno, Il purgatorio dell'angelo e Il pianto dell'alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero).
Lisa Ginzburg, figlia di Carlo Ginzburg e Anna Rossi-Doria, si è laureata in Filosofia presso la Sapienza di Roma e perfezionata alla Normale di Pisa. Nipote d'arte, tra i suoi lavori come traduttrice emerge L'imperatore Giuliano e l'arte della scrittura di Alexandre Kojève, e Pene d'amor perdute di William Shakespeare. Ha collaborato a giornali e riviste quali "Il Messaggero" e "Domus". Ha curato, con Cesare Garboli È difficile parlare di sé, conversazione a più voci condotta da Marino Sinibaldi. Il suo ultimo libro è Cara pace ed è tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021.
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Self Publishing. In passato è stato il sogno nascosto di ogni autore che, allo stesso tempo, lo considerava un ripiego. Se da un lato poteva essere finalmente la soluzione ai propri sogni artistici, dall'altro aveva il retrogusto di un accomodamento fatto in casa, un piacere derivante da una sorta di onanismo disperato, atto a certificare la proprie capacità senza la necessità di un partner, identificato nella figura di un Editore.
Scrittori si nasce. Siamo operai della parola, oratori, arringatori di folle, tribuni dalla parlantina sciolta, con impresso nel DNA il dono della chiacchiera e la capacità di assumere le vesti di ignoti raccontastorie, sbucati misteriosamente dalla foresta. Siamo figli della dialettica, fratelli dell'ignoto, noi siamo gli agricoltori delle favole antiche e seminiamo di sogni l'altopiano della fantasia.
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Autore: Silvia Mastroddi
Titolo: Io e te, perché
Genere Saggio
Lettori 2508 9 6
Io e te, perché
Viaggio nell'Universo delle relazioni.

Che cos'è l'amore? Ricordo che da bambina mi ponevo spesso questa domanda. Posso dire di aver trascorso la maggior parte della mia vita a cercare una risposta, che naturalmente è arrivata dalle mie esperienze personali, ma non è stato abbastanza. Avevo bisogno di spiegazioni più profonde, di capire quale sottile differenza può rendere migliore o peggiore un'esistenza, di come questa forza prorompente della natura possa essere riconosciuta, capita, accettata, gelosamente custodita ed alimentata, e soprattutto condivisa: una frase finale del film "Into the wild" recita: "La felicità è reale solo se viene condivisa", ed ho sempre pensato che solo l'amore possa realizzare questa condivisione.
La grande poetessa Alda Merini ci ha lasciato una profonda riflessione: " L' amore è sofferenza, pianto, gioia, sorriso. L'amore è felicità, tristezza e tormento. Non si ama con il cuore, si ama con l'anima che si impregna di storia. Non si ama se non si soffre, non si ama se non si ha paura di perdere. Ma quando ami vivi, forse male, forse bene, ma vivi. Allora muori quando smetti di amare, scompari quando non sei più amato. Se l'amore ti ferisce, cura le tue cicatrici e credici, sei vivo...Perchè vivi per chi ama e per chi ti ama."
La premessa fondamentale è che l'amore implica una relazione, quindi ho approfondito l'origine delle relazioni, a partire dalla relazione più importante, quella che abbiamo con chi ci ha donato la vita (o chi si è preso cura di noi nell'infanzia), e poi le relazioni nelle quali manifestiamo la nostra esistenza, mostrando come la qualità dei rapporti sia fortemente influenzata da un modello di riferimento che si crea proprio nell'infanzia.
Uno spazio importante sarà dedicato a J. Bowlby, che ha trascorso la sua vita interessandosi allo studio delle relazioni fra bambini, madri e famiglie, partendo dalla pratica clinica e arrivando a creare una cornice di riferimento teorica relativa all'attaccamento. Degni di nota poi sono gli esperimenti di Mary Ainswort, che ha pragmaticamente applicato e confermato tale teoria, per poi analizzare gli autori che hanno messo in luce come l'accudimento e il contatto siano bisogni primari per garantire la sopravvivenza e alla relazione fra attaccamento e amore.
Sarà analizzata la relazione esistente fra attaccamento e amore, rintracciate le basi della relazione ed approfondito il significato dell'innamoramento come "processo di attaccamento che viene vissuto dagli individui in maniera diversa a causa dele loro differenti storie di attaccamento” (Hazan e Shaver, 1978, p.91).
Sarà descritta la base biologica che possa spiegare le particolari dinamiche che si attivano quando si vive una relazione, come il corpo reagisce nel confronto con l'altro, rintracciare quali meccanismi entrano in gioco quando si prova amore e ci si sente amati, oppure rifiutati, come questo possa influenzare la percezione che si ha di noi stessi e come tante scelte della nostra vita siano determinate proprio da quello che si prova.
Molte scelte sociali, culturali e politiche sono state determinate dal sentimento dell'amore, anche se oggi sembra che questa parola, seppur abusata, abbia perso il suo valore originale. Nell'era dei social network, del digitale, dell'online, che fine ha fatto l'amore? Quali sono i nuovi rituali di corteggiamento? Dove si nasconde, come ridare voce ad un'eco che sembra così lontana ma in realtà accompagna ogni nostro momento di vita, come bisogno fondamentale dell'esistenza? Un approfondimento sarà dedicato ai diversi tipi di amore, al processo che porta dalla formazione della coppia alla famiglia, alle differenze di espressione nelle culture, alle diverse strutture familiari nella storia e ai loro cambiamenti nel tempo.
Il libro termina con un'analisi della prospettiva teorica ed applicativa della psicologia positiva che studia il benessere psicologico. L' OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) decreta: "la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale", che può essere raggiunto sottolineando il ruolo delle risorse positive e delle potenzialità di ogni uomo, che sono sicuramente alimentate dall'amore. Richard Buckminster Fuller, architetto, inventore e filosofo, sostiene che il senso del vivere è aggiungere valore, imparare, crescere ed essere felici. L'esistenza di ciascuno di noi dovrebbe essere finalizzata al raggiungimento di questo scopo importante (Pagliara,2017).
Claudio Pagliara, medico oncologo, che ha riportato nei suoi libri le testimonianze reali di vita vissuta, ascoltando le ultime parole di malati terminali, scrive: "L'unica cosa che potrà salvare il mondo, ma anche la tua vita, è l'Amore"(Pagliara, 2017, p.40). " Il pensiero guidato dall'amore rappresenta la vera fonte della tua luce e del tuo potere di creare una vita all'altezza dei tuoi sogni" (Pagliara 2017, p. 53). "Purtroppo abbiamo il grandissimo difetto di apprezzare la vita e ciò che di prezioso abbiamo quando stiamo per perderli: purtroppo, a volte, è troppo tardi " (Pagliara,2017, p. 73).
Non sarà un caso se Dante, nell'ultimo verso del Paradiso (canto XXXIII v.145) recita " L'amor che muove il sole e l'altre stelle", concludendo la sua opera monumentale lasciandoci un messaggio preciso. Che forse è dovere di ognuno raccogliere, tramandare e custodire gelosamente

CAPITOLO 1
LO SPAZIO DELLE RELAZIONI E LA TEORIA DELL'ATTACCAMENTO
La totalità dell'esistenza è imperniata attorno alle relazioni familiari, lavorative, di amicizia, sentimentali, in alcune nelle quali ci ritroviamo nostro malgrado ed altre che scegliamo, più o meno volontariamente e nelle quali spesso restiamo anche se ci fanno soffrire. Perchè?
Ci sono relazioni sane che fanno crescere, migliorano, che si fondano sul dialogo, sulla comunicazione (nel senso più puro del termine, condividere), caratterizzate da reciprocità, calore, rispetto dell'altro, stima, gratitudine, comprensione, sostegno. E relazioni disfunzionali, squilibrate, fondate su una continua lotta di potere, che si alimentano solo del desiderio di dominio e controllo, così terribili al punto da annullare chi le vive.
La scelta di un partner è fortemente influenzata dai legami vissuti nella famiglia di origine, il bisogno di amore comprende la ricerca di vicinanza, protezione, appartenenza e la paura dell'abbandono, del rifiuto. Se la relazione infantile è stata caratterizzata da incomprensione, incostanza, insensibilità, abbandono e abuso (subito o percepito), è come se fosse rimasto qualcosa di irrisolto e si cercherà nel partner la fonte da cui attingere per soddisfare i bisogni sospesi.
Gli studi sull' attaccamento hanno permesso di chiarire le dinamiche che sottendono determinate scelte. Negli anni '50 il panorama di conoscenze faceva riferimento al concetto di " amore interessato" di Freud, secondo il quale i bambini si legano alla figura che li nutre. Fino agli anni '70 le osservazioni relative alla relazione madre-bambino venivano ricondotte a teorie psicoanalitiche che spiegavano le relazioni con dinamiche di trasfert e controtransfert. Poi gli studi sull'etologia e le nuove tecnologie hanno permesso di attribuire un valore diverso all'osservazione dei neonati, dimostrando quanto sia importante la relazione primaria e come questa relazione possa essere influenzata dal contesto ambientale, dal genotipo e dalla dotazione genetica, secondo il modello transazionale di Sameroff e Chandler del 1975 (Ammaniti, 2014).

1.1 L'intersoggettività.
L'intersoggettività descrive le continue interazioni che iniziano appena il bambino nasce e che permettono poi di conoscere la mente degli altri. Gli studi di Patterson (1992) dimostrano che non ci sono differenze fra bambini cresciuti dalla madre o dal padre (questo per liberare il campo da pregiudizi), anche se il periodo della gravidanza predispone la madre a quella sensibilità e contingenza che Winnicot descriverebbe come requisito per essere una madre "sufficientemente buona", pur rimanendo fondamentale il ruolo del padre a rafforzare il legame di cogenitorialità e gettare le basi delle dinamiche familiari che avranno luogo. Specifiche trasformazioni neurobiologiche avvengono a facilitare l'amore materno, la produzione di ossitocina durante il parto e l'allattamento che rendono piacevole prendersi cura del neonato. Il bambino ha una predisposizione ad essere attratto dai volti e dal contatto visivo così come le caratteristiche infantili attivano la corteccia orbito frontale dell'adulto; requisiti che predispongono mamma e figlio "a sentirsi attratti l'una dall'altro e a ricevere un contatto reciproco" (Parson et al.,2010).
Studi neurofisiologici del sistema motorio corticale hanno evidenziato una zona specifica dell'area F5, sede dei neuroni specchio che sono coinvolti nella capacità di condividere emozioni (Gallese, 2001). " L'emozione dell'altro è prima di tutto costituita e direttamente compresa attraverso il riutilizzo degli stessi circuiti neuronali su cui si fonda la nostra esperienza in prima persona di quella data emozione" (M. Ammaniti, V. Gallese, p. 30). Considerando il meccanismo specchio come strumento per usare diversi stati mentali, la simulazione incarnata fa riferimento all'attivazione del, nostro stato d'animo, quando osserviamo gli altri. In linea con gli studi di Gallese, sembra che sin dalla nascita sia presente un meccanismo basilare innato che porta neonati di poche settimane ad imitare la protrusione della lingua di una persona, che li rende in grado di connettersi con il caregiver, proprio attraverso l'imitazione. La precoce maturazione della corteccia somatosensoriale primaria e motoria (Chiron et al., 1992) spiegano la capacità prematura di coordinazione occhio-mano.

1.2 La nascita del sé e la relazione con la figura di attaccamento
Le competenze acquisite prematuramente permettono di sviluppare il sé interpersonale (Neisser, 1988). Winnicott (1967) suggerisce che il bambino si specchia negli occhi della madre, che lo sta guardando, e qui emerge in tutta la sua potenza l'importanza di quello che il bambino riceve da questo scambio e di come la relazione influenzi la costruzione del sé. Per Winnicott la formazione dell'io comporta, all'inizio, una dipendenza quasi assoluta dall'Io di riferimento della madre, con la conseguente frustrazione che ne deriva, che permette lo sviluppo del bambino ed influenza i suoi meccanismi mentali. Kohut sostiene che attraverso il contatto visivo si formano le interazioni più importanti, concepisce il sé che trae nutrimento dall'ambiente, (particolari caratteristiche dei genitori possono facilitare o interromperne lo sviluppo), il conflitto è fra sé e ambiente e non intrapsichico (Es-Io- Super Io) (Migone, 2015). Tomasello e collaboratori sottolineano come le caratteristiche particolarmente attraenti degli occhi suscitano l'attenzione e come il bambino da subito mostri una naturale preferenza per il volto della mamma, che riconosce tra molti altri.
Il legame madre-figlio si influenza reciprocamente in un'esperienza di mutua regolazione che vede il bambino esprimere il proprio senso di agency (Rustin, 1997) e di efficacia per aver soddisfatto un bisogno personale (ad esempio ricevere il latte). La costruzione del senso del sé e molto influenzata del senso di efficacia percepita.
Il momento dell'allattamento, come sottolineato da Kenneth Kaye (1982) è esempio di mutua regolazione. Con il passare del tempo cambieranno i ritmi e tempi, e sarà l'occasione per il bambino di imparare i ritmi sociali.
Stern (1985) ha formulato la teoria delle rappresentazioni delle interazioni generalizzate (RIG): sulla base degli affetti che si vengono a creare il bambino costruisce un modello che sarà la linea guida circa le aspettative delle relazioni che si costruirà nel tempo, in riferimento alle esperienze vissute, come un barometro interno che orienterà comportamenti futuri. Queste rappresentazioni sono inconsce e sono il risultato di comunicazioni implicite o implicite genitoriali, non derivano quindi, come sosteneva Freud, da pulsioni interne ma da scambi relazionali.
Beatrice Beebe e collaboratori, (1999) hanno esaminato i modelli di relazione che si stabiliscono fra madre e bambino, che sono molto precoci e si influenzano reciprocamente. In particolare, l'attenzione è sulle abilità del bambino di creare rappresentazioni pre-simboliche. In accordo con le fasi evolutive di Piaget (1984), il bambino sviluppa il pensiero simbolico intorno alla fine del primo anno, e questo gli consente di rievocare un oggetto non presente. La ricerca si è focalizzata sugli scambi faccia a faccia, tralasciando altre modalità. Fino al 1970 si prendeva in considerazione come il genitore influenzi il bambino, poi l'attenzione si è spostata sull'interazione reciproca che si crea, e sono stati approfonditi i sistemi diadici che mutuano nel tempo sotto la spinta di elementi interni ed esterni. È emerso che il bambino, anche a poche settimane di vita, è in grado di crearsi delle rappresentazioni, in risposta ad un bisogno innato di curiosità, di esplorazione, essendo "biologicamente preparato ad impegnarsi in attività visive al fine di stimolare il proprio cervello, ed è auto motivato a ricercare regolarità, creare aspettative e a agire in accordo con queste aspettative"(Beebe,1991, p.4). Il bambino realizza che quello che fa è in relazione con l'ambiente, ha sorprendenti capacità mnemoniche influenzate dalle emozioni che accompagnano l'esperienza, ed è in grado di percepire sequenze di tempo e spazio. Riesce sin da piccolo ad interpretare le espressioni facciali; gli esperimenti di Tronick (1980), noti come Still Face Paradigm, hanno esaminato la reazione del bambino di fronte alla faccia immobile della mamma. Studi longitudinali hanno mostrato come la mancanza di reazione ad espressioni negative a sei mesi era indicativo di un sistema di attaccamento evitante (Jeffrey F.Cohn e altri).
La disponibilità e le caratteristiche del caregiver, alla luce di quanto detto, sono un requisito fondamentale per instaurare un legame di attaccamento sicuro.
Winnicott sosteneva che "è generalmente riconosciuto che la definizione di rapporti interpersonali non è abbastanza soddisfacente (...), per descrivere le persone c'è un altro modo (...) la terza parte della vita di un essere umano, una parte che non possiamo ignorare, è un'area intermedia di esperienza a cui contribuisce la realtà interna e la vita esterna" (Winnicott,2013, p 14). Il punto di incontro tra le due realtà è l'oggetto transazionale che sostituisce il seno o l'oggetto della prima relazione, "non è mai sotto controllo magico come l'oggetto interno né è del tutto fuor controllo come la mamma reale" (Winnicott,2013, p.26).


1.3 La costruzione della base sicura
La sintonizzazione madre-bambino assume un ruolo fondamentale per fornire una "base sicura" che favorirà l'esplorazione, alla cui costituzione contribuisce in realtà anche il padre, con il quale possono crearsi altri sistemi di attaccamento: lo stile genitoriale dipende anche dal supporto che la madre riceverà nel contesto familiare e dal bagaglio di esperienze dei singoli genitori, perchè i vari sistemi di attaccamento si ripropongono in modo transgenerazionale. Gli studi di Bowlby partono da un elaborato personale dal titolo: "Maternal Care e Mental Health", nel quale fa luce sulle conseguenze di un inadeguato accudimento, che esula dal solo bisogno di nutrimento ma si espande anche alla cura emotiva.
Gli esperimenti sulle scimmie di Harlow rafforzarono quanto sostenuto da Bowlby. Vennero create due sagome, una metallica dispensatrice di cibo, un'altra costituita di sola pelliccia. Harlow notò che i cuccioli si rivolgevano alla sagoma con il cibo lo stretto necessario a nutrirsi, poi rimanevano in contatto con l'altra sagoma per la maggior parte del tempo. Concluse che il bisogno di un contatto tattile era prevalente a quello di alimentarsi, ed il suo soddisfacimento era importante per lo sviluppo dei cuccioli e per il loro benessere mentale, che Harlow chiamò benessere da contatto. Questa forma di benessere è quella che definiamo bisogno d'amore.
Gli studi relativi alle diverse tipologie di attaccamento iniziano ad opera di J. Bowlby partendo da osservazioni dirette su casi clinici e traumi infantili, con un linguaggio nuovo che lo portò ad essere allontanato dalla psicoanalisi. Durante una delle ultime interviste che concesse prima della sua morte, avvenuta nel 1990, (Tondo, l. Intervista1 J. Bowlby, MD) emerse come Bowlby considerasse utile valutare il comportamento passato e presente e come gestire la separazione dai genitori.

1.4 La teoria dell'Attaccamento di Bowlby
Nel suo lavoro "Una base sicura" Bowlby affronta anche le implicazioni cliniche della teoria, come la spiegazione dell'angoscia da separazione (quando il soggetto teme di perdere la figura che lo protegge), il tema del lutto (inteso come reazione ad una perdita), e la spiegazione dei "processi difensivi" che determinano l" esclusione difensiva" (sospensione del processo di attaccamento).Gli effetti delle esperienze infantili negative sono la maggior vulnerabilità dell'individuo e la possibilità di rivivere quelle stesse esperienze. La collera, come vedremo nel capitolo dedicato alla fine dell'amore, è la risposta alla minaccia della perdita dell'integrità del rapporto con una figura significativa, che sia un partner sessuale, un genitore o un figlio. In questo contesto è determinante il ruolo del terapeuta come figura riparatrice i cui compiti sono di fornire una base sicura per agevolare il paziente nella sua esplorazione, aiutarlo a consapevolizzare come le relazioni del passato sono l'origine di comportamenti attuali e poter quindi rivalutare la condizione presente.
La teoria si basa su un approccio etologico per cui l'attaccamento è una predisposizione ad instaurare relazioni emotive con figure significative, che si sviluppa sin dai primi giorni di vita del bambino. Lo scopo è quello di avere una protezione dai pericoli, a condizione che il caregiver possegga le caratteristiche idonee. Le rappresentazioni mentali che il bambino crea in base alla propria esperienza relazionale costituiscono i MOI (Modelli Operativi Interni), uno schema precostituito che il bambino applicherà nel corso della sua vita e lo guiderà rispetto a comportamenti, pensieri, azioni, emozioni ed aspettative: hanno lo scopo di garantire la sicurezza. Fondamentale stabilire chi siano le figure di attaccamento, dove trovarle, quali aspettative sulle reazioni e quanto il bambino ritiene di essere accettato. La sensazione di fiducia e disponibilità (non solo fisica) che deriva determina il livello di sicurezza percepita. I MOI iniziano a consolidarsi nei primi anni di vita e con la crescita diventano un repertorio inconscio di modelli organizzati. Le esperienze con la figura di attaccamento guida e regola la rappresentazione delle successive esperienze, rendendo pensieri e azioni meno consapevoli. Gli automatismi di reazioni così acquisiti facilitano l'efficacia di risposta ma dall'altra parte sottraggono flessibilità. (Del Mondo, 2009)
"Le esperienze di attaccamento, una volta internalizzate sotto forma di convinzioni ed aspettative concernenti gli altri e sé stessi come degni di amare, sono destinate ad influenzare la personalità per tutta la durata della vita (Caprara e Cervone, 2003, p.222).
La predisposizione all'attaccamento è parte integrante del patrimonio genetico della specie umana. La teoria dell'attaccamento ha così permesso di identificare la presenza di una struttura psicologica interna che comprende schemi riferiti al sé e della figura di riferimento, e può spiegare anche la tipologia di attaccamento duraturo con figure significative, nel corso della vita. La teoria propone una cornice rispetto alla regolazione della propria sicurezza: il bambino mira ad ottenere attenzione e vicinanza fisica per essere agevolato nell'esplorazione. Sembrano lontane le parole di Freud (1938), secondo il quale "l'amore nasce dal bisogno soddisfatto di cibo", ed il bambino è spinto ad attaccarsi alla madre, nella prima fase orale. La teoria dell'attaccamento si riferisce invece alla dimensione relazionale e Bowlby ne è arrivato alla definizione con osservazioni dirette di bambini nella relazione con la propria madre. La sua più grande fortuna è stata una ricercatrice, Mary Ainsworth che ha stabilito un progetto di ricerca definendo delle fasi operazionali, facendo ricerche in contesti naturali e costruendo un setting specifico che fu replicato in molte nazioni: la Strange Situation.


1.5 La Strange Situation
La situazione che viene creata prevede che un bambino (di circa 12 mesi) sia inserito sperimentalmente in situazioni diverse che sono caratterizzate da fonti di stress, e quindi la situazione ottimale per innescare le dinamiche dell'attaccamento.
Sono prese in considerazioni le reazioni specifiche del bambino in otto diverse condizioni:
- il bambino e la mamma sono accolti in una stanza dove ci sono dei giocattoli (si osserva come il bambino si allontana dalla mamma per esplorare il nuovo ambiente)
- entra poi un estraneo (si osserva come il bambino ne accoglie la presenza)
- la madre lascia la stanza e rientra poco dopo (si osservano le successive reazioni del bambino anche nelle seguenti fasi)
- l'estraneo lascia la stanza
- escono poi entrambi e il bambino resta solo
- rientra l'estraneo
- rientra la madre
- esce nuovamente l'estraneo
Dai diversi esiti ne derivano stili diversi di attaccamento, che sono stati determinati dalla sensibilità materna, dall'interazione preverbale e dalle caratteristiche specifiche del bambino: l'attaccamento non riguarda solo il legame affettivo ma anche processi cognitivi e relazionali. Sono stati rintracciati tre stili di attaccamento: sicuro, insicuro-resistente, insicuro-evitante e un successivo stile, disorganizzato, sulla base di "vicinanza e ricerca del contatto, mantenimento del contatto, resistenza, evitamento, ricerca, distanza dell'interazione" (Caprara e Cervone,2003, p. 223).
I bambini sicuri nel momento in cui la mamma rientra si avvicinano a lei, manifestano risentimento, poi si calmano e tornano a giocare.
I bambini insicuri-resistenti mostrano contemporaneamente esigenza di vicinanza e resistenza, sono molto irrequieti e non riescono a tranquillizzarsi
I bambini insicuri-evitanti rimangono distanti, sembrano tollerare la separazione e non si avvicinano alla madre
La base sicura rende i bambini in grado di andare alla scoperta dell'ambiente circostante e secondo la teoria di Bowlby lo stile di attaccamento sarà poi il modello utilizzato nelle successive relazioni significative, anche se nuove esperienze possono modificarlo. Ogni stile di attaccamento si fonda su variabili riscontrate nelle differenze di temperamento del bambino. Thomas e Chess (1977) hanno definito il temperamento come "l'insieme delle caratteristiche stilistiche del comportamento" (Caprara e Cervone,2003, p.98) ed hanno definito queste caratteristiche sulla base di interviste fatte ai genitori. Si parla di livello di attività, di capacità di adattamento, allontanamento, soglia di responsività, intensità, umore positivo o negativo, distraibilità ed attenzione e ne derivano tre tipi di temperamento: facile, difficile e lento. Come poi i diversi temperamenti incontreranno le caratteristiche specifiche della madre, di entrambi i genitori e dell'ambiente di vita, sarà la risultante del sistema.

1.6 AAI (Adult Attachmment Interview)
Attraverso l'AAI (Adult Attachment Interview) è possibile risalire alle rappresentazioni mentali degli stili di attaccamento nell'età adulta (Di Carlo et al,2011). Si tratta di un'intervista semi strutturata della durata di circa un'ora costituita da venti domande riguardanti le esperienze vissute, per comprendere la tipologia di relazione instaurata nell'infanzia con il caregiver. Viene chiesto ai partecipanti di descrivere la relazione avuta con i propri genitori utilizzando cinque aggettivi, segue la descrizione dei ricordi associati alle esperienze principali, ai momenti di separazione, ad episodi di lutto o traumi. L'intervista si conclude con l'esposizione del tipo di relazione che l'intervistato ha con i propri figli (o immagina di avere se non ha figli). L'attenzione durante l'intervista è posta anche a come il soggetto reagisce, allo stile narrativo, ai momenti di pausa o incertezza, ai cambiamenti nel tempo. L'intervista, secondo i criteri degli autori, è audio registrata, i risultati trascritti fedelmente sono organizzati attraverso l'uso di due scale a nove punti, "la scala dell'esperienza" e la "scala della mente". Dall'interpretazione dei dati ottenuti si risale a quattro tipologie di stili di attaccamento (stili che descrivono le modalità relazionali degli individui nel contesto dell'attaccamento), con l'obiettivo di far emergere dinamiche e causalità dei MOI (Modelli Operativi Interni).
Gli stili sono quattro, più un quinto aggiunto in seguito, e sono codificati attraverso sigle:
SICURO (F, free): caratterizza soggetti autonomi, coerenti nella loro esposizione, consapevoli dei ricordi della realtà e dei significati, allineati con il loro attuale stato mentale;
DISTANZIANTE (Ds, dismissing): tipico dei soggetti che allontano i ricordi delle esperienze di relazione con le figure significative, che tentano di disattivare il sistema di attaccamento riferendo immagini idealizzate o assolutamente svalutanti. Si tratta in genere di discussioni stereotipate e molto brevi.
PREOCCUPATO (E, entangles): il soggetto è confuso, ancora molto coinvolto in dinamiche familiari del passato, con un'evidente ripercussione sullo stato mentale attuale, tipicamente rabbioso e rancoroso, descrive ferite ancora aperte. Le descrizioni sono spesso abbondanti, ridondanti e contraddittorie.
IRRISOLTO (U, unresolved): comprende soggetti ancora coinvolti in eventi traumatici non risolti (lutti, abusi, violenza), sono incapaci di descrizioni coerenti, usano parole a volte incongruenti, lapsus che traducono un'alterazione della coscienza, memoria frammentata ed episodi di dissociazione. Questa categoria è in genere associata alle due precedenti.
NON CLASSIFICABILE (CC, cannot classify): in questa categoria rientrano i soggetti con stati mentali incoerenti e incompatibili, che riferiscono esperienze fantasiose o eccessivamente drammatiche.
L'AAI può aiutare a stimolare l'interessato a riflettere su problemi relazionali di coppia e consapevolizzare come questi possono essere collegati ed influenzati a lontane esperienze del passato.


CAPITOLO 2
IL LEGAME TRA STILI DI ATTACCAMENTO E RELAZIONI ROMANTICHE
Hazar e Shaver (1987), sulla base delle descrizioni che gli adulti fanno delle relazioni intime, sono risaliti ai legami fra stili di attaccamento e rapporti amorosi; ipotizzano che l'amore fra adulti è paragonabile a quello che il bambino prova per la madre nell'infanzia, rintracciando la stessa ricerca di vicinanza, la fiducia nell'altro e il disagio causato dalla minaccia di separazione. Bartolomew (1990) introduce nella valutazione della relazione di attaccamento l'immagine, positiva o negativa, che ciascuno ha di sé. Tanto più la persona ha un alto livello di positività personale, tanto meno dipende dall'altro e tanto più avrà aspettative di disponibilità.
Le persone sicure nutrono fiducia nel partner, sanno di poter contare sul suo supporto, entrano facilmente in intimità, non sono preoccupate di rimanere sole e, come osservato da Zavattini e Velotti, quando percepiscono una minaccia si aspettano conforto dal partner e sono al tempo stesso più sensibili alle richieste di aiuto, avendo sviluppato un'immagine di sé positiva, riuscendo ad essere tolleranti di fronte alle separazioni e dimostrando una relativa stabilità psichica. Hanno un elevato livello di autostima, non sono in ansia per l'andamento della relazione e vivono con naturalezza l'intimità fisica ed emotiva.
Le persone evitanti entrano difficilmente in intimità, non ripongono fiducia nel partner e non tollerano alcun tipo di dipendenza, non sopportano chi sta loro troppo accanto e spesso si rifiutano di impegnarsi. Sono a disagio con l'intimità, il rapporto è basato sull'amicalità e sulla razionalità, e sono persone circospette e dipendenti dall'amore

Le persone ansiose-ambivalenti sono incerte e timorose sull'amore che prova il partner, hanno paura che gi altri non vogliano la loro intimità, di non essere realmente amate, spesso sono gelose e insoddisfatte, hanno un atteggiamento ipercontrollante, spesso idealizzano il partner.
Le persone insicure avvertono il bisogno di contatto continuo con il partner, temono tutto ciò che non è sotto il loro diretto controllo, adottano strategie di ipervigilanza (se hanno attaccamento ansioso) o strategie di disattivazione con ritiro e distanziamento (se con attaccamento evitante). È stato riscontrato un basso livello di autostima e di autoefficacia.
Il sistema di attaccamento nella coppia si attiva come quello infantile, nel momento in cui si percepisce una minaccia. Uno recente studio di P. Congia (2017) su un campione eterogeneo composto da 103 donne ha evidenziato come sia possibile riscontrare un'associazione fra lo stile di attaccamento caratterizzante i soggetti e la qualità delle relazioni adulte vissute; un attaccamento evitante è stato riconducibile ad una durata media più breve dei rapporti significativi, quello ansioso è associato ad una percezione di sfiducia nel partner e una sintomatologia psichica più diffusa.
Il diverso tipo di orientamento influenza le relazioni passionali e può determinarne anche il buon esito. Come sostiene Zavattini, le relazioni possono evolvere in direzioni imprevedibili, spesso remore o resistenze personali possono precludere relazioni appaganti. Anche se nella cultura occidentale sembrano lontani i tempi in cui le coppie si costituivano per interesse (ad es. economico), ancora oggi molte coppie, che sembra liberamente si siano formate, rimangono insieme non per reciproca soddisfazione ma per dinamiche dolorose e umilianti. Molti studi hanno come oggetto la soddisfazione percepita dal partner, con l'obiettivo del sostegno alla genitorialità e per la promozione del benessere, in genere.
2.1 Teoria della collusione di coppia
J. Willi (1986) descrive il modello del rapporto di coppia e parla di collusione definendola un'"intesa inconscia a due", che può diventare inganno reciproco perchè si fonda su conflitti e dinamiche non superate. La teoria della collusione di coppia si rifà alla ricerca psicoanalitica di Freud e alle fasi dello sviluppo psicosessuale. Il conflitto di fondo, simile e non superato, viene manifestato in modi diversi e favorisce tentativi di evoluzione naturale in modo progressivo o regressivo. È proprio questo comportamento di difesa che determina l'attrazione fra i partner, che credono che l'altro lo possa liberare da angosce profonde e soddisfare i propri bisogni. A lungo andare questo tentativo collusivo fallisce per il rimosso dei partner, facendo riaffiorare aspetti di sé. I comportamenti di difesa regressivi riportano a modalità infantili, quelli progressivi tentano di controllare le proprie debolezze ed esprimono un atteggiamento maturo; in un rapporto di coppia funzionale i partner alternano le due modalità offrendosi reciprocamente sostegno e accoglienza in modo flessibile e vicendevole. La collusione è disfunzionale quando i partner assumono una posizione fissa, dando origine a quattro tipologia relazionali:
-collusione narcisistica (l'amore è fusione e conferma di sé): entrambi i partner sono alla ricerca della propria autostima e del proprio valore nell'altro, mancando una propria identità. In genere un partner ha una personalità di valorizzazione e l'altro, con scarsa autostima, vede nell'altro una conferma riflessa del proprio valore.
-collusione orale (l'amore è cura e dedizione materna): l'amore è dedizione assoluta e materna all'altro, che si annulla nel tentativo di accudire il compagno, ritenuto bisognoso, che di contro si pone come poppante indifeso, negando così le proprie potenzialità di indipendenza.
-collusione anale (l'amore è possesso e dominio): l'idea di base è che amare significa possedere e controllare l'altro, senza possibilità di compromesso, che significherebbe perdere la propria autonomia. Esempi sono le coppie antitetiche dominante-dominato, sadico-masochista, infedele-geloso. Spesso chi accetta il ruolo passivo lo fa solo in apparenza, per non andare incontro ad un abbandono temuto.
-collusione edipico fallica (l'amore è conferma del maschile): il conflitto è su chi ricopre il ruolo maschile all'interno della coppia; in genere la donna che brama caratteristiche maschili di emancipazione nei confronti dell'uomo che, spodestato, può sviluppare disturbi nella potenza sessuale. In genere la tendenza è a scegliere un compagno che assomiglia al genitore opposto o che non gli somigli affatto, per conflitti irrisolti.
Si sceglie il partner secondo un meccanismo proiettivo inconscio scaturito da bisogni individuali non soddisfatti nell'infanzia, che si cerca di soddisfare nella relazione attuale, motivo per cui quello che aveva portato a scegliere quel partner specifico è lo stesso per cui ci si separa.

2.2 Attaccamento e amore
Nel libro "Attaccamento e amore" Grazia Attili sostiene che "le relazioni sentimentali si sviluppano, se sane, secondo un percorso che è allo stesso tempo biologico e sociale, secondo un itinerario che evolve per tappe imprescindibili e necessarie, ciascuna con un suo potenziale che contribuisce al buon adattamento dell'individuo e al suo ambiente sociale e fisiologico" (Attili,2004, pag.8). Definisce l'attaccamento il "filo rosso che tiene legati i partner di una coppia. L'amore come sinonimo di attaccamento è parte di quel processo" (Attili, 2004, p.9)
Le relazioni sane si fondano sulla comunicazione, nella sua accezione etimologica di "mettere in condivisione" il calore, sul rispetto, sulla gratitudine, mentre le relazioni malsane sono basate su monologhi, asimmetrie, sbilanciamento di potere e causano spesso grandi sofferenze, essendo costellate di sfide e provocazioni.
In una relazione sana la magia è sentire di esistere anche al di fuori di quella relazione, non esserne annientati e soggiogati. Le emozioni provate in una storia d'amore sono simili a quelle che il bambino prova nell'infanzia, è sempre in agguato la paura di venire abbandonato e di perdere la persona che considera la sua ancora di salvataggio. Il legame di attaccamento fra adulti è però caratterizzato dall'interscambiabilità, si protegge e si è protetti vicendevolmente: i problemi iniziano quando questo non accade più, per incompatibilità, negligenza, mancata volontà, inaffidabilità (Attili, 2004)
" La costruzione ed il mantenimento del legame di attaccamento ha come obiettivo la soddisfazione dei bisogni di sicurezza dell'individuo. A tale scopo esso si basa sulla creazione di strategie personali connesse alle caratteristiche dell'ambiente in cui la persona è inserita, alle sue capacità di elaborazione mentale dell'esperienza e infine alle capacità di organizzazione del comportamento" (Simonelli e Bastianoni,2001, pag. 27).

2.3 Il bisogno di amare ed essere amati
Il desiderio di essere in relazione coinvolge anche le persone apparentemente dimesse, a volte così preoccupate del giudizio degli altri che possono soffrire di ansia sociale; il pensiero della morte rafforza il bisogno di appartenenza, così come la solitudine provoca sconvolgente senso di tristezza; a volte si prova solitudine anche in mezzo ad altri, quando non trovano soddisfazione i bisogni di affetto in un rapporto sentimentale. (Myers, 2013). Nel 1954 A. Maslow propose un modello motivazionale basato su una piramide che rappresentava gerarchicamente i bisogni dell'uomo, da quelli essenziali alla sopravvivenza a quelli immateriali. Alla base della piramide collocò i bisogni fisiologici (fame, sete, sonno, ecc.), poi quelli di sicurezza (tranquillità, protezione), a seguire i bisogni di appartenenza (amare ed essere amati); la mancata soddisfazione dei bisogni di appartenenza preclude la possibilità che vengano soddisfatti i bisogni successivi, quelli di autostima (essere rispettosi e sentirsi approvati) e quelli di autorealizzazione (realizzare la propria identità). K. Willians (2002) ha svolto un esperimento sociale, presso l'Università australiana del New South Wales, valutando le conseguenze dell'ostracismo (azione volta ad ignorare o escludere). I risultati dimostrarono che, soprattutto le donne, reagivano con uno stato d'animo depresso che comportava ansia, dolore e chiusura in sé stesse, risultavano più pronte ad atti autolesionistici, erano meno capaci di autocontrollo e di regolare il loro comportamento in modo consapevole. I soggetti mostravano anche una maggiore propensione all'aggressività e alla collaborazione. Roy Baumeister (2005) ha colto un aspetto importante all'interno della ricerca: le persone escluse si ancorano con desiderio ad un'eventuale opportunità di stabilire una nuova relazione, in risposta proprio al forte bisogno di appartenenza che abita ogni persona.
F. Aquilar (2006) sostiene che l'amore romantico è legato alla sopravvivenza della specie in quanto l'evoluzione ha affidato all'amore il difficile compito di scegliere la persona con la quale unire il patrimonio genetico e con la quale condividere l'allevamento della prole. Inoltre, una sana relazione d'amore crea le condizioni per affrontare meglio le sfide della vita, così come una relazione malsana costituisce un impedimento per la naturale espressione delle proprie potenzialità.
La spiegazione ontologia dell'amore fa risalire all'esigenza, ai fini della sopravvivenza della specie, di una seconda figura, oltre la madre, che possa fornire cura della prole, garantendone il sostentamento e provvedendo alla difesa dalle minacce esterne mentre la madre è occupata. La figura del padre è quella designata a tale ruolo, data la forte motivazione per il totale coinvolgimento (Attili,2004). Oggi diremmo che " un padre e una madre, solo se contribuiscono insieme al lungo processo di crescita, socializzazione, di educazione, possono far sì che il figlio abbia uno sviluppo ottimale” (Attili, 2004, p.34). Il rapporto di coppia si è poi evoluto per tenere insieme i due partner e assicurare la cura della prole. La relazione sentimentale, di qualunque genere si tratti, tiene unita la coppia e permette non solo il concepimento del bambino ma assicura la sua sopravvivenza. Il colpo di fulmine arriva inaspettato ma scocca se trova un terreno fertile favorito da: "effetto familiarità, effetto somiglianza e effetto sensibilità”: siamo attratti da chi ci ricorda il nostro passato, dalle caratteristiche comuni che rintracciamo nell'altro e da chi percepiamo potenzialmente in grado di prendersi cura di noi (Attili,2004).

2.4 Cosa predispone a creare una relazione sentimentale
I fattori che predispongono ad una relazione significativa, secondo David G. Myers e Jean Twuenge sono la vicinanza (più precisamente la distanza funzionale), l'attrazione fisica( secondo lo stereotipo che le persone attraenti posseggano anche altri tratti socialmente desiderabili), la somiglianza (determina la piacevolezza delle persone perchè si fanno inferenze positive nei confronti di chi si apprezza per caratteristiche simili) e la reciprocità (sulla base del principio di mutua ammirazione). Sandra Murray e colleghi, (1996) hanno studiato le coppie e concluso che quando i partner continuano nel tempo a idealizzarsi, a vedersi fisicamente e socialmente attraenti, traggono maggiore benessere dalla loro relazione e riescono meglio ad affrontare i problemi senza criticare indiscriminatamente il partner. (Attili,2004).
Il corpo e l'aspetto esteriore giocano un ruolo fondamentale nel determinare l'attrazione fra i due partner, dal punto di vista evolutivo, e ci sono significative differenze fra i due sessi. A dispetto delle mode moderne, gli uomini sono attratti dall'accumulo di grasso sui fianchi e sul seno, che indica la predisposizione di una donna a portare a termine una gravidanza. Anche una particolare conformazione del viso, come occhi grandi e fronte spaziosa, zigomi alti e uno sguardo profondo (che il make-up contribuisce ad enfatizzare), sono considerati attrattivi, in quanto sono caratteristiche che facilitano la relazione di attaccamento; non è un caso che da studi condotti su bambini nati da poche è emerso che erano attratti da volti con caratteristiche analoghe (Attili,2004).
Le donne prestano attenzione alla bellezza come indicatore di salute, alla forza fisica che garantisca la vicinanza di un uomo, che protegga la prole per un tempo relativamente lungo, nei momenti di maggiore vulnerabilità (parto e allattamento) e durante la crescita della prole: spalle larghe e gambe lunghe significano che l'uomo è sessualmente maturo. L'infedeltà ha una spiegazione dal retaggio del passato: permette all'uomo di avere più occasioni possibili di riprodursi e generare, dopo aver combattuto i rivali in amore, e formare quindi relazioni stabili per favorire la crescita dei figli, e alla donna di avere più possibilità di protezione, facendo credere a più uomini di essere stata fecondata, garantendosi così maggiori probabilità di protezione e di tramandarne il corredo genetico (Attili,2004).
Bernard Murstein (1986) ha dimostrato, nelle sue ricerche, che le persone si scelgono in base a un livello di bellezza fisica simile, secondo il fenomeno del "matching", cioè la tendenza a scegliere partner che si abbinino sulla base di comuni caratteristiche ed attrattività. Non a caso Aristotele sosteneva che "la bellezza è la lettera di raccomandazione migliore di ogni altra", e Virgilio sosteneva che " anche la virtù è bella in un corpo bello" (Attili,2004).

2.5 I sistemi motivazionali
Le ragioni che determinano la scelta di formare una coppia sono circondate da un alone di mistero e magia che difficilmente si potrà mai arrivare ad una spiegazione univoca; un aiuto può derivare dall'analisi dei diversi sistemi motivazionali, che hanno correlati fisiologici e sono fondati su bisogni fondamentali, nello specifico: il sistema dell'attaccamento, dell'accudimento e il sistema affettivo-sessuale (Ammaniti).
Slade (2008) ha sostenuto che la teoria dell'attaccamento considera solo alcune componenti che hanno a che fare con altri sistemi di controllo del comportamento; Bowlby, del resto, considera questo sistema direttamente collegato con il sistema di difesa e quello di accudimento operante (ai fini della sopravvivenza). Opposto al sistema di accudimento è il sistema aggressivo dove l'aggressività competitiva "non è finalizzata a danneggiare l'antagonista ma solo ad ottenere la resa durante una contesa" (Liotti, p. 15), una finalità ben nota nel rapporto di coppia.
Esplorazione, difesa, attaccamento, accudimento, sessualità, competizione e cooperazione sono i sistemi motivazionali delineati dall'etologia e dalle neuroscienze: indicano tendenze e propensioni che si sono modificate nel corso dell'evoluzione, sono predisposizioni innate (presenti dalla nascita) ed universali (esistono nelle varie culture). Questi processi tendono a trovare un equilibrio nell'ambiente (Ammaniti).
Cortina e Liotti fanno riferimento ad un'"architettura della motivazione", prendendo spunto dalla suddivisione del cervello tripartito di Paul MacLean.
Paul MacLean, negli anni 60, teorizzò il "modello del cervello tripartito": sulla base degli studi del neuro anatomista J. Papez, che risalì alle strutture cerebrali coinvolte nel processo emotivo (ippocampo, corpi mamillari, talamo e corteccia cingolata), note come "circuito di Papez", descrisse il cervello come composto da tre strutture separate, formatesi durante l'evoluzione della specie. La più antica, il "cervello rettiliano", più profonda, gestisce i comportamenti arcaici e le funzioni vitali dell'organismo; al centro il "cervello limbico", sede dei giudizi di valore, che influenza le nostre azioni; all'esterno la struttura più recente, il "cervello neocorticale o neomammaliano", deputato al ragionamento logico (Ammaniti).
L'architettura della motivazione individua tre livelli:
Il primo livello è connesso alle attività di base del cervello rettiliano (regolazione fisiologica, ciclo sonno veglia, difesa, aggressione, fuga, immobilizzazione, territorialità, sessualità istintiva).
Il secondo livello è riferito all'interazione sociale. Nella coppia è il bisogno di dare e ricevere accudimento, il bisogno di contatto, i rituali di corteggiamento.
Il terzo livello, prerogativa umana, riguarda la dimensione dell'intersoggettività.
Liotti indica i sistemi del secondo livello "Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI)" come la chiave di lettura per comprendere ogni specifica esperienza emotiva, e sono cinque:
sistema motivazionale dell'attaccamento: si attiva di fronte alla minaccia della perdita e della solitudine, determina paura della separazione, collera per reazione, tristezza per la mancanza, distacco emotivo, oppure rassicurazione e serenità;
sistema motivazionale dell'accudimento: entra in azione di fronte alla percezione di fragilità e difficoltà del partner, suscita ansia, senso di colpa oppure comprensione e tenerezza.
sistema motivazionale sessuale: finalizzato alla relazione sessuale, scaturisce da comportamenti di corteggiamento, determina pudore, vergogna, gelosia o soddisfazione erotica.
sistema motivazionale agonistico o di rango: ha come obiettivo stabilire ruoli relativi alla dominanza o sottomissione, si attiva nella percezione di sfida e determina paura del giudizio, rancore o soddisfazione per il successo ottenuto.
sistema cooperativo paritetico: ha come finalità il raggiungimento di un obiettivo, è basato sulle risorse della coppia, determina delusione, senso di colpa o gioia e soddisfazione (Ammaniti).
Le dinamiche che si stabiliscono in una relazione affettiva sono naturalmente determinate da numerosi elementi esterni ed interni alla coppia.
"L'agire della persona nel mondo è contraddistinta da facoltà che le conferiscono straordinarie possibilità di influenzare l'ambiente esterno e la natura delle proprie esperienze" (Caprara, Motivare è riuscire, 2013, p. 213)

2.6 Assertività e autoefficacia
Scegliamo di iniziare una relazione anche in base al nostro livello di assertività, come sostiene A. Bandura. L'amore presuppone coraggio, la consapevolezza di avere capacità di affrontarne le sfide costituisce un vantaggio importante.
A. Bandura (1997) nella “Teoria social cognitiva” rintraccia nel determinismo triadico reciproco il funzionamento della persona, sulla base di tre fattori: l'ambiente fisico e sociale, i sistemi cognitivi ed affettivi e il comportamento, per ogni singola persona. Specifica anche il concetto di probabilismo per spiegare gli eventi causali che concorrono in modo diverso a spiegare esiti imprevedibili. Altro elemento fondante di questa teoria sono le determinanti personali, quindi altre competenze universalmente riconosciute. Ogni persona ha cinque capacità di base: capacità di simbolizzazione, che equivale a rappresentare simbolicamente la conoscenza, (ad esempio con l'uso del linguaggio), capacità vicaria, per acquisire conoscenze e tendenze emozionali attraverso l'osservazione ,capacità di previsione, cioè di anticipare gli accadimenti futuri, capacità di autoregolazione, quindi stabilire i propri obiettivi e capacità di autoriflessione, che corrisponde alla competenza esclusivamente umana di riflettere sulla propria autoefficacia (Bandura,1997). Il senso di autoefficacia percepito ha una grande influenza sulle relazioni interpersonali, "le persone con un forte senso di autoefficacia sono più inclini ad immaginare eventi futuri positivi, sperimentano un minor numero di emozioni stressanti" (Caprara e Cervone, p. 132); si riferisce alla valutazione di quello che la persona riesce a realizzare in una specifica situazione. Le aspettative di autoefficacia sono le convinzioni rispetto alla possibilità di adottare un certo comportamento. L'autostima si differenzia dall' autoefficacia perchè si riferisce alla valutazione globale del proprio valore, in astratto.
Il contesto più significativo in cui si ritrovano i dettami di questa teoria è sicuramente quello relazionale perchè le caratteristiche personali inducono a comportamenti che possono favorire o danneggiare la relazione di coppia, e possono influenzare l'interpretazione che si dà al comportamento dell'altro. L'importanza delle percezioni personali è sottolineata da studi relativi alla sensibilità al rifiuto, definita come "tendenza a nutrire aspettative esagerate ad essere rifiutati, accompagnate da percezione erronea o reazioni eccessive ai segnali di rifiuto da parte degli altri" (Grazia e Molinari, p. 399). Questa condizione crea bias cognitivi che diventano una chiave di lettura errata delle relazioni interpersonali, portando a cogliere un rifiuto, anche non reale, e a creare un circolo vizioso in quanto predispone a comportamenti che determinano rifiuti reali, secondo le regole della profezia che si autoavvera.


2.7 Le dinamiche di coppia
Castellano, Velotti e Zavattini (2010) hanno studiato il processo della relazione di coppia e le dinamiche che si creano nei momenti di crisi, individuando gli "oscillatori". Rifacendosi ai concetti di "contatto, rottura e riparazione" hanno evidenziato come la capacità di riparazione sia l'oscillatore più predittivo della salute della coppia. È stato analizzato come si affina un repertorio di strategie specifiche che ogni partner adatta nei confronti dell'altro, in risposta a specifiche criticità, a volte in modo funzionale, molto spesso in modo cronicamente disfunzionale.
Vittorio Cigoli ritiene che il rapporto di coppia si fondi anche su un "patto segreto", un "intreccio inconsapevole di bisogni e di speranze che nascono dalla storia personale e familiare dei due partner" (Giusti e Pitone, 2002, pag.11). Il patto è "un incastro di bisogni e desideri reciproci che vive di identificazioni proiettive ed introiettive reciproche" (Cigoli, 1998). Ogni partner riesce a mantenere la sua modalità all'interno della coppia, pur fondendosi in essa, e questo determina una tipizzazione diversa di fare coppia perchè si può essere "inghiottiti e ammutoliti" anche per paura di restare soli.
"Il sentimento dell'amore non costituisce un fenomeno ad una sola dimensione, tant'è che gli individui differiscono fra di loro non solo per l'intensità dei sentimenti, ma anche per quello che provano. Emergono anche le differenze nel sentire amoroso, che sono funzione delle esperienze precoci con la propria figura di attaccamento" (Attili,2004, p. 120). Come il bambino si rappresenta le reazioni della madre, allo stesso modo, da adulto si rappresenterà le reazioni delle altre figure significative. Lo sviluppo affettivo influenza quello cognitivo, determinando la struttura della personalità. Come osserva G. Attili, sulla base di un "inconscio collettivo" verrà applicato un filtro ai processi cognitivi che prevedono di scegliere altre persone, così da confermare la percezione personale di sé stessi. Entreremo e staremo in relazione con gli altri sulla base di questi modelli, e questo è particolarmente significativo nei casi di violenza domestica per spiegare la forte resistenza di chi, anche se vittima di violenza, ha difficoltà ad interrompere una relazione malsana. Un approccio sensibile e contingente del partner (proprio le caratteristiche ideali del caregiver) può essere alla base di un rapporto soddisfacente. Esistono relazioni "riparative" nel tempo, con altre figure significative, un nuovo compagno, un terapeuta, chiunque sia in grado di dare cure "continuative e costanti" (Attili,2004). Per dare speranza occorre ricordare che lo stesso processo trasformativo può essere ottenuto con un percorso di crescita personale e di autoconsapevolezza, volto ad una conoscenza profonda di sé che comporta sicuramente coraggio, volontà e tanta determinazione, ingredienti indispensabili per costruire una vita affettiva serena.
Recenti ricerche, come riferisce Zavattini, indicano come sia necessario considerare sia l'"ipotesi della continuità" sia l'"ipotesi della discontinuità", rivalutando l'influenza delle esperienze passate che quelle presenti, in una sorte di continuum. J. Feeney (1991) evidenzia come essere coinvolto in una relazione sentimentale soddisfacente può facilitare anche chi ha un attaccamento insicuro: si parla oggi di "natura duale dell'attaccamento di coppia" (S. Johnson, 2009). Un nuovo punto di vista considera il rapporto di coppia come uno spazio in cui prende vita un "nuovo ambiente di accudimento" e nuovi stili di attaccamento. In un'ottica dimensionale, Zavattini propone una coesistenza delle modalità relazionali (sicura, preoccupata e distanziante) che determina un sistema di attivazione diverso secondo il contesto. L'attaccamento inteso come una " strategia di regolazione delle emozioni" in reazione ad una situazione specifica.
L'ansia da separazione che provano i due innamorati è la prova che si è creato un rapporto forte. La natura relazionale dell'essere umano implica delle competenze interpersonali che presuppongono la capacità di mentalizzazione, cioè usare una forma prevalentemente preconscia di attività mentale immaginativa, per capire gli stati d'animo dell'altro. Si tratta di una competenza cognitiva non consapevole che avviene nei rapporti interpersonali, presuppone di immaginare, sulla base dei comportamenti che si osservano, cosa pensa l'altro. Potrebbe essere una capacità sviluppata per favorire l'adattamento; coinvolge una componente autoriflessiva e interpersonale. Un uomo e una donna hanno interesse a mantenere un rapporto duraturo nel tempo, oltre il concepimento che garantisce continuità della specie, per garantire uno sviluppo psicofisico della prole. Il meccanismo che la natura ha utilizzato per tenere uniti i partner è stato quello dell'attaccamento, già conosciuto e collaudato nell'infanzia. " L'amore che tiene legati gli adulti può essere considerato, quindi, un vero e proprio processo di attaccamento, analogo a quello che lega un bambino alla madre, ovvero un processo che ha alla sua base tanto il bisogno di protezione, quanto la propensione a prendersi cura dell'altro." (Attili, 2004, p. 37).

2.8 I tipi sociali di amore
Secondo J.A. Lee esistono sei tipi sociali di amore: ludico (amore gioco), erotico (amore passionale), puro (altruistico e disinteressato), maniacale (amore possessivo), pragmatico (amore logico), solidale (amore amicale). Una ricerca esplorativa condotta da F. Ortaldi e S. Canale Clapetto, su un campione di 156 soggetti, di età compresa fra i 20 e i 30 anni, ha indagato il benessere soggettivo, le caratteristiche dell'amore e i tipi di amore. È emerso che nei casi di amore fondato su idee persistenti (erotico o maniacale) è prevalente il sentimento della gelosia, tipico delle donne; l'amore erotico è legato ad un maggiore benessere (al contrario dell'amore maniacale). L'amore pragmatico ha più possibilità di durare nel tempo; l'amore ludico è più frequentemente riferito dagli uomini (Attili,2004).
G. Attili ha rintracciato le caratteristiche descritte nei diversi stili di attaccamento, concludendo che:
-nel modello mentale dell'attaccamento sicuro si rintraccia amore passionale e disinteressato, tipico di chi ha alta autostima, fiducia nella relazione e nel partner, è a proprio agio nell'intimità;
-nel modello mentale dell'attaccamento ambivalente/invischiato si ritrova l'amore di tipo maniacale, è ossessivo, ipercontrollante, suscita ansia, dipendenza emotiva, idealizzazione del partner, tipico di individui con bassa fiducia in sé stessi;
-nel modello mentale dell'attaccamento evitante/distanziante l'amore è ludico e pragmatico, caratterizzato da un atteggiamento circospetto, scarso coinvolgimento sentimentale e fisico, un rapporto basato sull'amicalità. quasi professionale, anche questo tipico di individui con bassa autostima (Attili,2004)
I motivi che spingono verso un altro essere umano non possono avere spiegazioni razionali, forse i poeti hanno raggiunto il punto più vicino alla conoscenza e sono depositari della verità. Può sembrare forse un sacrilegio provare a dissezionare l'amore, ma "anche il più lungo dei viaggi comincia con un piccolo passo", come indica l'antica saggezza cinese (Attili,2004).
Silvia Mastroddi
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